OldBlog — 2º trimestre 2005

(senza titolo)

giovedì 30 giugno 2005, 12:17

Ecco il Rating della mia Facolta' secondo i dati raccolti dal CENSIS per Repubblica negli ultimi  anni ...

e' interessante notare come siamo passati da una ° posizione nel 2001 ad una 29° nel 2003/2004 ... pero'! 


 

Fonte: CENSIS/La Repubblica
dati elaborati by shandy con OpenOffice 2.0 beta

 

Programma della Media ...

giovedì 30 giugno 2005, 12:12

Signori .. visto che hostato su Altervista non va .. provate a scaricarlo da questo link:

 Programma della Media

Napoli, le "Giornate scientifiche" contro la fuga dei cervelli

mercoledì 29 giugno 2005, 23:36

NAPOLI - L'obiettivo è fermare la fuga dei cervelli, incentivando i giovani e la ricerca. Con questo proposito i presidi delle facoltà di "Medicina", "Scienze ambientali" e "Scienze matematiche" della Seconda Università di Napoli hanno organizzato, dal 4 al 6 luglio, le "Giornate scientifiche". Uno stimolo soprattutto per giovani studiosi e un importante momento di confronto sulle attività e i lavori fin qui svolti. Nella convinzione che ricercatori e dottorandi debbano tornare ad avere un ruolo di primo piano in Italia, assieme a maggiori risorse economiche e carriere più certe.

"Ancora una volta concentriamo i nostri sforzi affinché i riflettori si accendano sui giovani e sulla ricerca - spiega Francesco Rossi, preside della facoltà di Medicina - perché si capisca che sono loro la nostra vera risorsa, e che è lì che bisogna investire. Con questa manifestazione ci auguriamo anche di dare nuovi stimoli ai nostri ricercatori, ai nostri studenti, perché bisogna fare il possibile per impedire che vadano via dall'Italia per far carriera. La loro crescita intellettuale e professionale deve essere anche una crescita del nostro Paese".

La tre giorni si articolerà tra Napoli e Caserta, con una cerimonia inaugurale, che si terrà il 4 luglio nel chiostro di Sant'Andrea delle Dame, caratterizzata dalla lettura magistrale "Speranze e pretese della scienza" del professor Francesco D'Agostino, presidente onorario del comitato nazionale di bioetica. Il 5 luglio, si terrà invece la lectio magistralis su "Farmaci: fra mito e realtà" del professor Silvio Garattini, fondatore e direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri".


Nel chiostro di S. Andrea delle Dame, inoltre, saranno discussi i contributi scientifici, circa 500, provenienti dalle varie facoltà, esposti in aree diverse a seconda della tematica affrontata. Parte di questi poster verranno poi ripresentati il 6 luglio al polo scientifico di Caserta. In quella occasione, si terranno due letture magistrali: quella del professor Nicola Bellomo, docente di Matematica al Politecnico di Torino, che parlerà di "Matematica e scienze biologiche, una sfida scientifica di questo secolo"; e quella del professor Franco Barberi, docente di Geotermia e Vulcanologia dell'università "Roma Tre", incentrata su "Rischi naturali e protezione civile in Campania". Infine, il pomeriggio del 6 luglio, sei dottorandi della II Università relazioneranno sui risultati del loro lavoro scientifico.

(29 giugno 2005)

Fonte: Repubblica.it

Benedetto mica tanto...

mercoledì 29 giugno 2005, 23:30

di  Massimo Mazzucco
29 Jun 2005 Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Los Angeles 29 Giugno 2005. Lo avete voluto, il papa restauratore? Vi mancava tanto, il sapore dell'"antica Chiesa di una volta"? Per voi Woityla non era abbastanza conservatore? Ebbene, preparatevi, perchè quando vi ritroverete a fare la fila davanti a S.Pietro, per potervi comperare un perdono per un parcheggio fuori dalla righe, o un'assoluzione divina per aver evaso l'imposta dell'immondizia, non potrete più lamentarvi. Se avessi detto io quello che dice Ratzinger nel suo nuovo catechismo, al punto 465, sarei già finito in galera da un pezzo: "Il cittadino non deve obbedire quando le leggi delle autorità civili si oppongono alle esigenze dell'ordine morale". Ovvero, io non dovrei obbedire, ad esempio...quando mi si dice di andare in guerra, perchè, metti, "sono pacifista". Non dovrei obbedire quando mi si dice di portare rispetto al capo del governo, perchè, metti, "lo disprezzo". E di questo passo non dovrei obbedire quando mi si dice di fermarmi al semaforo rosso, perchè, metti, "lo trovo contrario all'ordine superiore delle cose". Siccome infatti l'ordine morale - contrariamente alle leggi - non sta scritto da nessuna parte, il mio me lo decido io, e tu non puoi dirmi niente. Si tratta quindi, in tutto e per tutto, di un incitamento alla sovversione dei poteri dello stato che sta scritta, nero su bianco, su un documento ufficiale della segreteria di un altro stato. Abbastanza da scatenare una crisi internazionale come quella dei missili di Cuba, durante la guerra fredda.

Invece cosa faranno, i nostri eroi parlamentari che hanno giurato di difendere la Costituzione, pur di ricevere il profumato stipendio che noi gli versiamo (per fare l'esatto contrario di quello che dovrebbero)? Ma soprattutto cosa faranno gli altri veri eroi all'incontrario di quest'incubo di inizio millennio, i giornalisti di tutta Italia? Faranno finta di non aver sentito, ecco cosa faranno. Oppure abbozzeranno, faranno un sorrisino, o al massimo - quelli VERAMENTE coraggiosi - diranno che il tedesco con la kippah può blaterare finchè vuole, ma "lo stato e le istituzioni sono solide, e non temono ingerenze da parte di nessuno". E così, nel farlo, gli avranno dato un'ulteriore picconata. La verità, ovviamente, è che il dolce Ratzinger non intende assolutamente demandare a noi l'ordine morale secondo il quale decidere se ubbidire o meno alle leggi, ma intende imporci lui il suo, non appena noi si abbia ripudiato quello secolare.

Curioso infatti come Ratzinger, a colloquio con Ciampi, si sia premurato di dirgli che lui "non ha nessuna mira di potere sul nostro paese". Chi gli aveva mai chiesto niente? Io nel frattempo ho deciso che la prossima volta che pago le tasse trattengo l'8 per mille, poiché lo ritengo altamente immorale. E quando verranno ad arrestarmi, dirò che me l'ha detto il Papa. Che dite, mi difenderà, lui, a quel punto?

Massimo Mazzucco

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fonte: ReporterAssociati.org

In fila per le lauree made in Usa l'importante è chiamarsi doct

mercoledì 29 giugno 2005, 23:28

SAN MARINO - Uno degli ultimi "doctor" è venuto a laurearsi col suo elicottero privato: tanto per dire di quale livello sociale parliamo. Molti portano i figli grandi. Qualcuno, ricevendo la benedetta pergamena, si scioglie in lacrime: "L'avevo promesso a papà sul letto di morte". Hanno almeno quarant'anni, sono uomini di successo, ricchi e spesso molto famosi, tutti divorati da un unico desiderio: tappare quel vuoto sulla parete, che pesa come una vergogna, con una bella cornice d'argento attorno al "pezzo di carta" sospirato, il diploma di laurea di qualche università, senza sottilizzare, va bene anche se ha un nome improbabile come "The Honolulu University".

Eppure esiste, la Honolulu University delle isole Hawaii, e a quanto pare non sforna dottori in surfing. Sono ormai decine gli italiani che hanno appeso alla parete il suo degree. Così come esiste la Clayton University, balzata agli onori delle cronache da quando Stefano Ricucci, l'arrembante immobiliarista che vuole comprarsi il Corriere della sera, ha rivelato di esservisi laureato in Economia. La Clayton non si sa bene dove stia (pare in Missouri, ma sul sito internet dà un indirizzo di Hong Kong), comunque Ricucci non ha dovuto preoccuparsene per andare a sostenere i suoi 18 esami di Bachelor e gli altri 18 di Doctor, né per discutere la dissertazione finale. Si fa tutto in Italia. Comodamente. Senza mai vedere un solo professore americano, senza neppure essere tenuti a pronunciare una sola parola in inglese. Gli esami, a Roma. Solo per la laurea si va all'estero: nella Repubblica di San Marino. Dove la Clayton, la Honolulu, la Adam Smith University (che risulta sempre domiciliata alle Hawaii) hanno una succursale attivissima, che produce una quarantina di doctor ogni anno.


Trovare l'ateneo dei ricchi e famosi non è semplice. Il palazzo di vetrocemento esibito sul sito internet è in realtà un condominio direzionale sullo stradone che da Rimini sale alla Repubblica del Titano, cento metri oltre il confine. Sali al secondo piano, sopra un mobilificio, e suoni al campanello che dice European Institute of Technology. Un corridoio, due segretarie, un'auletta, un bagno e tre uffici, nell'ultimo dei quali trovi il direttore, Aureliano Casali, un simpatico esilissimo sanmarinese di 78 anni che fuma sigarette al mentolo, pioniere degli studi di psicocibernetica. L'Eit è figlio suo, esordì nel '92 con corsi di chiropratica, osteopatia, naturopatia e altre medicine alternative, ma s'accorse presto che l'attività più promettente era un'altra: il brokeraggio delle lauree a distanza. "Noi non rilasciamo lauree, per favore lo scriva perché il governo sanmarinese è severissimo.
Noi mettiamo solo in contatto l'aspirante laureato con l'università americana più adatta a lui".

Perché americana? Negli Usa non esiste il valore legale della laurea, qualunque privato può aprire un ufficio e chiamarlo University più un nome di fantasia, meglio se altisonante. Poi bastano una sede, due professori e bilanci in regola, e l'università può pure rilasciare degrees con l'intestazione in lettere gotiche. Tanto il valore di una laurea, negli Usa, viene dal prestigio di chi la rilascia. E la Honolulu e la Clayton (che attualmente ha problemi col rinnovo dell'autorizzazione in patria, ed è "in standby"), si sarà capito, non sono proprio al livello di Harvard o Yale. "Noi non promettiamo Harvard", protesta Casali, "però non siamo neppure i soliti venditori di lauree fasulle.
Abbiamo una clientela d'è ite, non inganniamo nessuno, chi si rivolge a noi sa precisamente cosa ottiene". Sa, perché c'è scritto nel modulo di iscrizione, che le lauree di queste "università non tradizionali" che si autodefiniscono open university per distinguersi da quelle con aule e campus e sono poco più che centri di formazione per corrispondenza, non hanno valore legale in Italia, nel senso che un Doctor in Architecture della Honolulu non potrà mai fare l'esame di Stato per diventare architetto, e il Doctor in Economics della Clayton non sarà mai ammesso a un concorso pubblico che richieda una laurea.

"Ma i nostri studenti non ne hanno bisogno", sorride Mario Festa, direttore del Campus romano dell'Eit, vale a dire degli uffici di piazza Rondanini dove Ricucci, sotto la sua personale supervisione, ha preparato gli esami. "Non chiedono una laurea per far carriera: il successo l'hanno già raggiunto". Ma allora a cosa gli serve? Perché spendere dieci o dodicimila euro per un titolo sconosciuto e inservibile? Solo per la vanità di un "dott." sul biglietto da visita? Anzi neppure quello, perché tutto quello che l'Eit è riuscita ad ottenere dal ministero è che i "suoi" laureati possano fregiarsi, senza incorrere nell'abuso di titolo, del prefisso anglofono "dr", ma assolutamente non dell'italico "dottor".

"Non è pura vanità", spiega Festa. "Pensi all'imprenditore che ha costruito un piccolo impero faticando, lasciando gli studi, e adesso sente la mancanza di un riconoscimento per ciò che ha saputo fare. Pensi al commercialista titolare di un grande studio, costretto a vergognarsi del suo povero "rag" di fronte a tutti i giovani "dott" a cui dà lavoro. Pensi al dirigente di Mediobanca (non è un esempio inventato) che non ha nulla da scrivere davanti al nome sulla targa dell'ufficio...". Manager, professionisti, politici ("abbiamo fatto laureare tre sottosegretari in carica") non hanno il tempo, né forse l'umiltà di andare a sedersi sui banchi dell'università di massa, assieme ai ragazzini. Cercano una strada più semplice, riservata, efficiente, veloce. Pazienza se un "dr" non vale come un "dott": quanti se ne accorgeranno? La Clayton non somiglia neppure da lontano a Berkeley, ma quanti sanno spiegare la differenza?

Qualche volta, comunque, anche un "dr" serve a fare carriera davvero. Certi datori di lavoro s'accontentano della forma. "Molte banche chiedono la laurea per la promozione, e accettano anche quelle straniere. Il direttore della divisione italiana di una grande multinazionale è diventato direttore europeo esibendo una laurea Clayton". Del resto, è un buon affare: poche migliaia di euro, il costo di una vacanza per i facoltosi businessman che si rivolgono ai brokers di San Marino. "Serve anche un po' di sforzo". Sforzo? "Devono pur studiare". Ah, certo. "Su questo non si transige. Dopo la vicenda Ricucci ci telefonano a decine, vorrebbero pagare e avere subito la pergamena, s'infuriano quando spieghiamo che i libri devono studiarli davvero, almeno per un paio di anni".

Anche qui, però, non siamo a Yale. L'executive-matricola può mettere a frutto, se ne ha, gli esami di carriere universitarie interrotte, ma soprattutto i suoi "crediti professionali": essere commercialista, aver fatto un master a pagamento alla Bocconi, o anche solo un corso d'aggiornamento della Guardia di Finanza può valere uno sconto sul piano di studi: da una ventina di base, gli esami possono anche dimezzarsi. I rimanenti vertono su "programmi personalizzati", cioè ricalcati sugli interessi e le competenze del candidato. Anche la laurea è una specie di relazione professionale: come Ricucci, che ha fatto la tesi sul mercato azionario, i doctor studiano se stessi. Gli esaminatori, reclutati dall'Eit un po' nelle università italiane un po' nelle professioni (le University si fidano, non mandano neppure un commissario) lo sanno e non esagerano con le pretese.
Così, è vero, si ribalta il senso dello studio: la laurea non è la premessa del successo nella vita, è il suo coronamento, il suo premio. Ma nel paese delle lauree honoris causa a pioggia, cantanti rock e campioni sportivi in testa, non è forse quello che già succede anche nei nostri atenei più prestigiosi, per volere di rettori ermellinati che si metterebbero a ridere di fronte a un diploma intestato Honolulu University?

(26 giugno 2005) 

fonte: Repubblica.it

Lettera aperta a Carlo Azeglio Ciampi

mercoledì 29 giugno 2005, 23:22

 Daniele John Angrisani
28 Jun 2005

Presidente della Repubblica Italiana

Egregio Signor Presidente della Repubblica,
in qualità di cittadino italiano Le scrivo questa lettera non solo per farLe un accorato appello ma anche e soprattutto in quanto Lei è il garante di quella Costituzione italiana che negli ultimi anni è stata messa ripetutamente sotto attacco e che Lei ha sempre difeso dinanzi a tutto ed a tutti, come Suo dovere istituzionale e di cittadino. La crisi in cui versa il Paese di cui Lei è il presidente è una crisi profonda.

Dal punto di vista economico il quadro non potrebbe essere più fosco: nell'ultimo trimestre le vendite al dettaglio sono calate del 3,9%, nel Mezzogiorno in particolare il calo delle vendite è stato dell'8,5% e la fiducia delle famiglie italiane è al minimo. A questo si aggiunga che siamo allo stesso tempo l'unico Paese in Europa ad essere allo stesso tempo in recessione (PIL I trimestre 2005 -0,5% secondo i dati Istat) e sotto procedimento da parte della Commissione Europea per deficit eccessivo (il rapporto deficit/pil raggiungerà almeno il 4% quest'anno secondo i dati della Banca d'Italia). Il panorama industriale è del tutto desolante: oltre alla crisi profonda e ormai quasi irreversibile dell'industria tessile di fronte alla spietata concorrenza da parte cinese - a cui il nostro governo e i nostri industriali non hanno fatto fronte quando ancora c'era qualcosa che si poteva fare, invece di dare la colpa ai cinesi - anche altri settori sono in piena decadenza. Il comparto alimentare ancora si deve riprendere dalla bancarotta di Cirio e Parmalat, mentre altri settori come quello automobilistico ed il suo indotto sopravvivono solo grazie agli incentivi statali alle industrie del settore, FIAT in particolare. La spesa per la ricerca e lo sviluppo in Italia è tra i livelli minimi rispetto al PIL in tutto il mondo. I nostri migliori cervelli vanno quindi all'estero a cercare lavoro e quei pochi che rimangono in Italia sono costretti a lottare non solo con le capacità finanziarie limitate, ma anche con legislazioni ottuse che restringono ancora di più il loro campo di attività.

Ma non è solo l'Italia a trovarsi in questa situazione. Anche l'Europa dopo i risultati del referendum francese e di quello olandese (a cui anche io avrei votato NO, pur essendo profondamente europeista) è in preda ad una "crisi profonda", come ha dovuto ammettere lo stesso presidente di turno dell'Unione Europea, Jean Claude Junker. In tutta Europa c'è infatti un profondo disagio sociale a cui i governi non riescono a far fronte. La precarizzazione del mercato del lavoro e l'impossibilità per molte famiglie di arrivare a fine mese, la paura dell'immigrazione spesso infondata ma sapientemente instillata dai mass media basandosi su episodi incresciosi che vedono alcuni immigrati come protagonisti, la paura di affrontare le sfide della globalizzazione e di perdere il nostro benessere ci porta così ad essere un continente stanco, ammalato ed incapace di far fronte alle sfide del futuro. Tutto questo ha degli effetti devastanti sulla struttura sociale dei Paesi europei e dell'Italia. Le classi medie ormai non ce la fanno più a tenere i ritmi di vita a cui erano abituati, la crisi colpisce sempre più famiglie e questo si ripercuote sul sistema economico in quanto se da una parte favorisce l'importazione di merci da Paesi a basso costo, dall'altra affossa in maniera definitiva qualsiasi speranza di ripresa economica in Europa.

I dati del disastro non potrebbero quindi essere più chiari e palesi. Lei, Signor Presidente, che è stato ministro del Tesoro e governatore di Banca d'Italia, dovrebbe avere ancora più chiara di me la situazione economica del nostro Paese e dell'Europa. Nel Suo mandato presidenziale ha spesso parlato di giovani, e del dovere di garantire un futuro ai giovani italiani. Ma, Signor Presidente, un giovane come me, laureato a 26 anni, che ha ancora enorme difficoltà a trovare un posto di lavoro, seppur precario, che speranza può avere per il futuro, quando le nubi che si addensano sul nostro Paese e non solo sono sempre più pesanti? E se io che sono laureato, così come tanti altri miei colleghi, ho problemi di questo tipo, che speranza per il futuro può avere quella massa di giovani italiani che invece non hanno neppure una laurea?

Qualche giorno fa, il Presidente del Consiglio ha così risposto alla domanda di un giornalista che gli chiedeva della procedura di infrazione aperta dalla Commissione Europea nei confronti dell'Italia per deficit eccessivo: "Smettiamola di preoccuparci: noi abbiamo un sommerso del 40%. Ma vi sembra che la nostra economia non tenga? Ma andiamo...". Le posso assicurare, Signor Presidente, che sono rimasto davvero allibito di fronte a dichiarazioni del genere fatte da un Presidente del Consiglio, e non capisco come sia possibile che quasi nessuno abbia fatto notare la totale assurdità di tali dichiarazioni. Per non parlare poi dei danni all'immagine del nostro Paese causati dalla stravaganza dei comportamenti del nostro Presidente del Consiglio, vedasi in particolare l'ultimo incidente diplomatico con la Finlandia.

Arrivo quindi al punto, Signor Presidente. L'Italia non può permettersi il lusso di continuare ad andare avanti così, con un governo che galleggia e che è totalmente incapace di far fronte alla situazione disastrosa che si sta delineando, con un Presidente del Consiglio che delira e danneggia l'immagine internazionale del nostro Paese e con una campagna elettorale che va avanti ormai da anni senza pause e che tiene in stallo qualsiasi prospettiva realistica di agire per fermare la discesa nel baratro del nostro Paese. In Germania il cancelliere Shroeder di fronte ad una sconfitta disastrosa per il suo partito ha preferito assumersi la responsabilità di tornare alla urne, e molto probabilmente di essere duramente sconfitto, al posto di continuare a galleggiare per un altro anno e causare danni al suo Paese. In Italia invece subito dopo le regionali che hanno visto una sconfitta pesantissima per la maggioranza di centrodestra, solo il presidente di Confindustria e l'opposizione hanno chiesto le elezioni
anticipate per evitare che si perda un altro anno prima di mettere mano a quelle riforme che sono necessarie al Paese per riprendere la sua marcia e dare un futuro a tutti i suoi cittadini. Ma nessuno della maggioranza ha avuto il coraggio di assumersi le proprie responsabilità.

E' per questo, Signor Presidente, che Le faccio questo appello. Se Lei davvero ha a cuore, così come è mia profonda convinzione, il futuro dell'Italia e vuole ridare al Paese speranza e fiducia nel proprio futuro, è il momento di prendere in mano la situazione ed agire. Ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione italiana Lei ha il potere di sciogliere le Camere sentiti i presidenti di Camera e Senato. Chiami quindi al Quirinale il presidente Pera ed il presidente Casini, sciolga le Camere e ci mandi subito alle elezioni anticipate. Ci eviterà così altri mesi di agonia e darà al popolo italiano, il depositario finale del potere in una democrazia come la nostra, la possibilità di scegliere cosa fare del proprio futuro. E' il miglior regalo che potrebbe fare agli italiani alla fine del Suo mandato e in questo modo dimostrerà a tutti che le Sue parole non sono solo chiacchiere ma anche fatti.

RinnovandoLe la mia più sentita stima, Le porgo i miei più cordiali saluti,

Daniele John Angrisani
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fonte: ReporterAssociati.org

Pakistan. "Disperati quei paesi che hanno bisogno di eroi..."

mercoledì 29 giugno 2005, 23:20

di  mazzetta
27 Jun 2005 Il Pakistan deve essere molto disperato, molto di più di quanto non ci venga comunemente raccontato. Ammesso tra i paesi buoni, pur se guidato da uno spietato dittatore che si fa perdonare solo perché a volte ubbidisce ai generali americani, il paese è in realtà un buco nero capace di ingoiare tutto e tutti; permanentemente sull'orlo della guerra civile e impegnato in una guerra a bassa intensità con i vicini indiani. In realtà il governo è noto per la leggendaria doppiezza, esercizio che pare emerso dalla storia del Pakistan per una sorta di selezione darwiniana, che ha obbligato i suoi abitanti a dividersi su infinite linee di frattura, che intersecandosi spesso hanno sviluppato una incredibile abilità a sopravvivere agli accidenti della storia, dovendo districarsi tra fedeltà tribali, i diktat delle dittature e quelli religiosi.

In un'area del paese rimasta legata ai codici tribali, accade che una giovane donna, Mukhtaran Mai ( o Bibi), sia stata stuprata da quattro uomini, quindi costretta a sfilare nuda fino a casa seguita da circa 300 persone urlanti. Mukhtaran non aveva infranto alcuna regola, non aveva fatto male a nessuno, era semplicemente la sorella di un uomo accusato, ingiustamente, di un delitto contro il clan dei quattro stupratori. Lo stupro di Mukhtaran era la pena per il delitto del fratello, peraltro poi certificato innocente. Alla ragazza, in conseguenza della violenza e delle regole locali, non restava che suicidarsi perchè disonorata, e togliere il fastidio della sua presenza impura. Storie e dinamiche che si ripetono ancora oggi. Mukhtaran però, è l'eroina in questione, e si ribella ad un destino francamente assurdo trovando l'appoggio insperato di un leader islamico locale; è molto vitale e l'idea di accettare la morte non l'attira per niente.

Denuncia lo stupro, raccoglie consensi e attenzione dalla stampa pakistana e sul suo caso Musharraf sceglie di giocare la carta del difensore dei diritti e del modernizzatore. Gli aggressori vengono condannati secondo le leggi pakistane vigenti, e ad assicurarsi che tutto vada bene provvedono i militari di Islamabad. Il governo promuove il ricorso contro il tribunale di Lahore che aveva i assolto in primo grado i quattro uomini, e rende giustizia ed un risarcimento alla ragazza. Qui Mukhtaran si rivela una fiera combattente, ed un'abile e vigorosa arringatrice di folle in difesa dei diritti civili. Con i soldi del risarcimento costruisce una scuola, convinta che le cose si cambino con l'educazione, alla quale invita anche i figli dei suoi aggressori. Dopo un iniziale periodo nel quale la sua auto nuova viene fatta oggetto di spari e danneggiamenti, la situazione nel suo paese pare acquietarsi. Mukhtaran riceve anche 133.000 dollari raccolti dal New York Times grazie all'interessamento del giornalista Nicholas Kristof, e costruisce altre scuole, si batte contro gli stupri, gli omicidi rituali e contro il costume degli amanti delusi di sfregiare con l'acido la donna che li rifiuta. Tutto fino a che, malauguratamente, non viene invitata negli Stati Uniti per alcune conferenze. Succede allora che viene prelevata ed arrestata senza spiegazioni. Passato il primo giorno nel quale disperata si è attaccata al cellulare per chiedere aiuto, il telefono le viene tolto, e da allora sparisce.

Riappare giorni dopo, pochi giorni fa, dopo essere stata portata nella capitale ed aver ricevuto la comunicazione che Musharraff è molto arrabbiato con lei.
Nel frattempo i suoi quattro stupratori sono stati liberati senza alcuna ragione legalmente plausibile. Non è dato sapere se questi ed il loro clan intendano ancora ucciderla, l'unica cosa certa è che Mukhtaran si è ora nascosta e vive in semiclandestinità. Non può lasciare il paese e c'è l'ordine di rifiutarle qualsiasi documento, come hanno verificato i suoi amici e collaboratori. A Kristof, come ad altri americani compassionevoli, non è mai stato concesso il visto per visitare il Pakistan, e adesso Kristof si è arrabbiato molto, esponendo i delitti di Musharraf, prima sopportati perché dice l'editorialista americano, il dittatore è alleato contro i cattivi e fa crescere il Pil; l'unica maniera di civilizzare i pakistani nell'ottica un po' autistica del pensiero unico del dio mercato, che impera anche al progressista quotidiano newyorchese. Eppure lo stesso editorialista non fa mistero di sapere benissimo che il Pakistan sia una dittatura militare, e neanche che sia un formidabile commerciante di bombe termonucleari; circostanza che non è stata giudicata degna di raggiungere le grandi opinioni pubbliche.
Ora Kristof ed il New York Times dicono che Musharraf è uscito di testa e che è un criminale; formidabile l'America.

mazzetta
[e-mail omessa]

 

fonte: ReporterAssociati.org

brividi!

mercoledì 29 giugno 2005, 22:40

Guardate .. mi son venuti i brividi a leggere questo post su un blog di splinder!!!

il buroggu di ernesto

Davvero .... !

Il fatto che il simbolo della Croce Rossa non sarà più la croce ma un rombo viene presentato come un passo avanti verso una maggiore universalità e praticità. A me sembra il solito cedimento al politicamente corretto, a quella corrente di pensiero che attraverso l'eliminazione di simboli di appartenenza appiattisce tutto in un'omologazione globale.

Prova ne sia il fatto che un'organizzazione storica come la croce rossa israeliana, che da oltre 70 anni utilizza la stella di Davide rossa, non sia mai stata ammessa ufficialmente nella croce rossa internazionale. Forse perché aveva un simbolo diverso? No, perché anche la croce rossa dei paesi arabi non utilizza la croce, e infatti si chiama Mezzaluna Rossa. La vera ragione è che i paesi arabi hanno posto il veto all'ingresso di Israele, con quel simbolo, nella stessa organizzazione a cui appartengono loro. E i paesi occidentali, tranne la solita America, hanno accettato di buon grado l'ennesima discriminazione anti-semita.

Qui potete leggere il lancio d'agenzia dell'ANSA, che fondamentalmente dà la colpa ad Israele per il cambio di simbolo. Leggiamo infatti che:

In tutto il mondo, le societa' di Croce Rossa utilizzano l'emblema della croce o della mezzaluna rossa. Unica eccezione e' appunto Israele che impiega come proprio simbolo la stella di Davide rossa. Scelta individuale che, venendo meno al principio di universalita' del movimento, non ha consentito finora l'ammissione di questo paese all'interno della Federazione.

È veramente incredibile che si possano scrivere certe cose con il cervello collegato alla tastiera: se infatti in tutto il mondo si utilizzano NON un simbolo solo, ma ben due, che fondamentalmente distinguono i paesi di origine cristiana da quelli di fede islamica, non si capisce perché un paese che non si riconosce in nessuna delle due fedi non possa utilizzare un simbolo a sì più congeniale e venga tacciato di individualismo. Invece, chissà perché quando i paesi arabi rifiutarono l'uso della croce, optando per la mezza luna, non ci fu alcun problema.

Qui potete leggere un pezzo sulla questione dal sito Informazione Corretta, in cui troverete anche diversi dettagli in più.

Adesso mi aspetto una petizione per cambiare la bandiera svizzera da parte di turisti e banchieri islamici e filo-islamici che frequentano le località elvetiche. Mi aspetto l'abolizione dell'espressione "metterci una croce sopra" sostituita da "metterci un segno sopra". Si prospettano tempi duri anche per la Croce del Sud, che verrà presto eliminata in favore di costellazioni più neutre.

P.S.
Prima che qualcuno commenti dicendo che il simbolo della croce rossa non ha significati religiosi, perché ha origine dalla bandiera svizzera con i colori invertiti, ricordo che la bandiera svizzera ha origine dalla croce di Cristo. E che, in ogni caso, qualunque croce dall'anno 33 ad oggi non può che rimandare a quella croce lì.

fonte: Buroggu.splinder.com

Croce, mezzaluna e ... cristallo rosso?

mercoledì 29 giugno 2005, 22:18

quello che mi fa riflettere molto in quest'ultimo articolo e' un passaggio che mette in evidenza il fatto che la USRC non paga da 5 anni ... e secondo i regolamenti essa potrebbe esser espulsa dalla federazione ... interessante come idea .. non vi pare .. leggetelo e poi mi dite se non ha un filo logico la "comparsa£ di questa idea in vista dell'assemblea di novembre!

ora non so di quelli che vedono gli usa dietro ogni caosa che succede ...

ma a pensar male si fa peccato ... ma quasi sempre ci si indovina!

 

 

 


Il movimento della Croce Rossa discute da tempo sull’eventualità d’introdurre un nuovo simbolo per Israele.

Lo Stato ebraico intende aderire all'organizzazione umanitaria, ma non vuole riprendere nessuno dei due emblemi attuali: la croce e la mezzaluna rossa.

Sin dal 1949, l’organizzazione umanitaria israeliana Magen David Adom (la Stella di Davide Rossa) chiede di aderire alla Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Fino ad oggi la richiesta è stata rispedita al mittente, in quanto gli israeliani hanno sempre rifiutato di adottare uno dei due simboli dell’organizzazione (che sono, appunto, la croce rossa o la mezzaluna rossa).

Una soluzione al conflitto è da tempo a portata di mano del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) a Ginevra. Accanto alla croce ed alla mezzaluna, dovrebbe apparire pure un rombo, "un cristallo rosso", come spiega a swissinfo Jean-François Queguiner del CICR.

Un nuovo emblema unificato sotto il quale proteggersi ed operare durante gli interventi nelle zone segnate da conflitti.

"Per tutte le altre attività, le singole organizzazioni nazionali del "Cristallo Rosso" potrebbero utilizzare il simbolo di loro scelta – la croce, la mezzaluna o anche la stella di Davide", aggiunge Queguiner.
Svizzera attiva
La creazione di un ulteriore simbolo implica un terzo protocollo supplementare alle Convenzioni di Ginevra che andrà poi ratificato da tutti i 191 Stati firmatari.

Lo scorso mese, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha inviato una nota diplomatica ai 190 altri Stati membri. La Svizzera, quale paese depositario delle Convenzioni, ha comunicato la propria disponibilità ad organizzare una conferenza a Ginevra per la fine di ottobre.

Nel frattempo, il diplomatico svizzero Didier Pfirter sta conducendo delle consultazioni. Nella città sul Lemano ha incontrato i rappresentanti di 40 Stati e si recato in sei capitali del Medio Oriente.
L’ottimismo del CICR
Secondo il CICR la soluzione della questione riguarda soltanto i politici. "Noi non intendiamo immischiarci, il DFAE si sta occupando intensamente del problema", rileva la portavoce Antonella Notari.

"Non siamo tuttavia mai stati tanto ottimisti. I segnali sono positivi, il progetto di un nuovo protocollo supplementare alle Convenzioni di Ginevra gode di un ampio sostegno", aggiunge Notari. La grande incognita resta tuttavia l’orizzonte temporale.

Nonostante, come in passato, la situazione in Medio Oriente resti decisiva per la questione dell’emblema, da tempo il CICR auspica la creazione di un simbolo che permetta all’organizzazione di operare ovunque e di realizzare dunque la propria missione senza suscitare alcuna riserva di tipo culturale o religioso, sottolinea la portavoce del CICR.
Pressioni americane
In segno di protesta contro la non ammissione della Stella di Davide Rossa israeliana, da cinque anni la sezione americana della Croce Rossa non paga i propri contributi alla Federazione della Croce e della Mezzaluna Rossa.

Frank Mohrhauer, portavoce della Federazione, non vuole esprimersi sull’ammontare dei versamenti non avvenuti. "Si tratta comunque di un importo importante", rileva. Secondo fonti americane, la somma dovrebbe aggirarsi attorno ai 35 milioni di franchi.

Stando alle regole interne alla Federazione, dopo 5 anni di mancato pagamento delle quote dovrebbero scattare delle sanzioni. In occasione della prossima assemblea generale, prevista per novembre, il problema dovrebbe essere formalmente riconosciuto, continua Mohrhauer. La conseguenza sarebbe che gli americani non potrebbero più venire eletti negli organi della Federazione.

Tuttavia, sostiene Roy Probert, membro della Federazione, l’eventualità di sanzioni contro la Croce Rossa americana, non dovrebbe condurre ad un conflitto tra Ginevra e Washington. "Per gli Stati Uniti esistono dei problemi più importanti".

Un’opinione condivisa da Antonella Notari, secondo la quale gli USA non reagirebbero "vendicandosi" contro il CICR. Gli Stati Uniti, con la loro quota annuale superiore ai 200 milioni di franchi, sono il maggior finanziatore del CICR.

Ed inoltre, la Croce Rossa americana non è il governo di Bush. Certo, il congresso americano a maggioranza repubblicana si farebbe trascinare volentieri in un’azione contro il poco amato CICR, spiega Notari.

Ma il governo americano riconosce ed apprezza gli sforzi della Svizzera, del CICR e della Federazione per una soluzione del conflitto sull’emblema.
Il conflitto mediorientale in primo piano

La questione del simbolo avrebbe potuto essere risolta già 5 anni or sono. Nell’ottobre del 2000 era infatti prevista una conferenza che avrebbe dovuto riunire tutti gli Stati firmatari delle Convenzioni di Ginevra.

La Svizzera decise tuttavia di annullare l’appuntamento in seguito alla visita dell’allora leader dell’opposizione israeliana Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee. Un evento che fu seguito da una seconda intifada palestinese.

Oggi la situazione in Medio Oriente appare più tranquilla. Ma l’adozione del "cristallo rosso" quale simbolo accettato e rispettato da tutti non sembra priva di problemi.

swissinfo, Jean-Michel Berthoud
(traduzione: Marzio Pescia)

fonte: Swissinfo.org

Basta Croce rossa, meglio un cristallo rosso

mercoledì 29 giugno 2005, 22:13

Ha operato in mezzo a guerre mondiali e conflitti locali, catastrofi e sciagure, facendosi largo, e scudo, proprio grazie a quella bandiera, rossa su sfondo bianco.
E' successo fin dal 1864: anno della fondazione, ad opera del filantropo svizzero Henry Dunant, del movimento internazionale dei volontari del soccorso.
Però a breve, vittima della globalizzazione dei simboli, sembra destinata a sparire: la storica croce rossa dovrebbe "andare in pensione", per ragioni politiche e/o ideologiche.

La CRI adotterà, al suo posto - almeno in tempo e in zone di guerra, una nuova bandiera: un rombo rosso su fondo bianco (nome più gettonato: "cristallo rosso"), ritenuto più neutro e meno schierato, rispetto alla croce.
Benchèanche quest'ultima non sia carica di alcun significato religioso - essendo solo il rovescio della bandiera svizzera - i responsabili internzionali della CRI hanno pensato di adottare il cristallo perché maggiormente condivisibile da tutte le 181 società che compongono la Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

CROCE, MEZZALUNA E STELLA DI DAVIDE
Una conferenza diplomatica, da tenersi a Ginevra il prossimo ottobre, darà il via formale al terzo emblema del movimento.
La vicenda - spiega Massimo Barra, vicepresidente della Federazione, reduce da una serie di incontri all'estero sulla vicenda - è al centro da anni di dibattiti e confronti diplomatici, non sempre sereni.
Fatta eccezione per Israele, che attualmente impiega come proprio simbolo la stella di Davide rossa, in tutto il mondo, le società di Croce Rossa utilizzano l'emblema della croce o della mezzaluna rossa.

Tre anni fa, la Croce Rossa Americana ha posto fortemente la questione-Israele, decisa a trovare una soluzione. Tanto decisa che da allora, per protesta, non paga la quota associativa alla Federazione.

EMBLEMA PROTETTIVO ED EMBLEMA INDICATIVO
L'escamotage, sul quale per ora c'è un'intesa di massima, introduce una distinzione fra emblema protettivo (quello che si utilizza nelle ostilità e che impone il divieto dell'attacco per gli operatori che lavorano sotto il simbolo) ed emblema indicativo, ossia quello a cui le società ricorrono in occasione di iniziative di promozione nazionali.
L'ipotesi risolutiva sarebbe quindi che in situazioni di conflitto armato si utilizzerà il nuovo simbolo col "cristallo rosso", mentre nelle proprie iniziative, in tempo di pace, ognuno continuerà ad utilizzare la croce rossa o la mezzaluna rossa.
"Ora che il processo di pace in Medioriente sta andando avanti, ci sono le condizioni per una soluzione definitiva anche per questa vicenda - commenta il vicepresidente della Federazione - il Comitato internazionale ha cercato più volte in questi anni di giungere ad un'intesa sul nuovo emblema perché non vuole dedicare più di tanto tempo al simbolo quanto alle vittime".

Per formalizzare il nuovo emblema serve l'avvallo dell'assemblea degli stati che aderiscono alle convenzioni di Ginevra, che giunga a un protocollo aggiuntivo di modifica delle stesse convenzioni in cui si accetta il terzo simbolo.
Vista la spinosità della questione - come detto: simbolica e diplomatica al tempo stesso - probabilmente per riuscire a far passare l'idea di un terzo simbolo, ci vorrà del tempo.
A temerlo è lo stesso Barra: "Stiamo lavorando - conclude Barra - perché questo processo vada in porto e si affrontino con più determinazione i problemi concreti".

di  Matteo Durante

fonte: Panorama.it 

Ancora blindano ...

mercoledì 29 giugno 2005, 22:11

Hanno apura .. non posso pensare altro ... uno che rifiuta il confronto democratico parlamentare facendo passare stutte le leggi "a fiducia"  significa che non vuole esporsi ...

 Non e' democatico ... bastardi .. scende nell'arena!!!

TOC TOC! APRE LA PORTA, C'ERA UN PITONE

mercoledì 29 giugno 2005, 20:48

Vicenza - (m.a.) Sente la porta del terrazzo vibrare. Si affaccia e inorridisce: sui suoi piedi sta strisciando un serpente lungo un metro e mezzo. È piuttosto nervoso e affamato. Tanto che ha perfino morso un vicino. Si scoprirà poi che è innocuo: si tratta di un esemplare di pitone moluro albino cucciolo arrivato da chissà dove. Succede a Passo di Riva, frazione di Dueville, in via Po nell'abitazione della famiglia Pierro. La chiamata al 118 e ai vigili del fuoco giunge verso l'una dell'altra notte e i centralinisti si sorprendono non poco nell'ascoltare la natura della richiesta. Ormai Vicenza sembra invasa dai rettili in libertà: prima quello che sguazza allegramente nel Bacchiglione, lunedì pomeriggio il boa che attraversa la strada a Porta Santa Croce. Ora anche le incursioni solitarie al chiarore della luna. Da grande il "python molurus bivittatus" raggiunge i sette metri e rientra nelle specie esotiche che occorre acquistare con il certificato Cites. Il prezzo di vendita oscilla fra i 200 e i 300 euro. La povera bestiola ha trascorso la notte al Suem dentro una scatola, adeguatamente rifocillato. Ieri mattina le guardie del Corpo forestale di Vicenza l'hanno trasportato in una struttura specializzata di Padova.

fonte: Il Gazettino..it 

I RISULTATI DELL'EUROPEAN STUDENT BAROMETER 2005

mercoledì 29 giugno 2005, 20:43

Uno studio rivela la classifica dei gruppi internazionali più ammirati dai futuri euro «dott.». Che in barba alla crisi della Ue sognano la Bce e l'Agenzia spaziale europea. E le imprese made in Italy? Sono sempre meno gettonate.

«Io vado in banca, stipendio fisso, così mi piazzo e non se ne parla più»: con questo ritornello Nanni Svampa e i Gufi ironizzavano negli anni Sessanta sul sogno lavorativo dell'italiano medio.
E oggi? Sorpresa: nell'era della globalizzazione il posto più ambito in assoluto dai laureandi italiani di economia è sempre in banca. E non una qualunque, addirittura la Banca d'Italia di Antonio Fazio.

Lo indica l'edizione 2005 dell'European student barometer, indagine sulle 100 aziende più ammirate dalla futura classe dirigente condotta via internet tra il 1º dicembre 2004 e il 15 aprile 2005 in 11 paesi europei dal Trendence Institut für Personalmarketing di Berlino presso 22.669 studenti. E che Panorama pubblica in esclusiva per l'Italia, dove il sondaggio ha coinvolto 3.351 iscritti all'ultimo biennio delle facoltà di economia, ingegneria e scienze informatiche.

ITALIA IN DECLINO
Per le società italiane in generale, Banca d'Italia a parte, il bilancio non è positivo, neppure in casa. Nella hit parade delle prime dieci i futuri dottori italiani in economia mettono solo la Barilla (terza) e la Banca Intesa (settima), mentre gli informatici restano a zero e solo gli ingegneri arrivano a tre nomination con l'Eni (sesto), la Fiat (ottava) e la Telecom Italia (nona).

Nelle graduatorie europee, poi, per trovare un gruppo tricolore bisogna scendere al di sotto del numero 40: con la Ferrero (numero 44 nella hit parade di business), la Fiat (numero 44 per gli ingegneri) e la Telecom Italia (52 per gli informatici). Da notare che nel 2004 queste aziende erano rispettivamente numero 34, 26 e 37.

EUROENTUSIASTI
In un momento di euroscetticismo colpisce invece il fascino che alcuni enti o istituzioni comunitarie riscuotono presso i laureandi d'Europa. La Banca centrale europea (Bce) figura per esempio al nono posto nella lista dei datori di lavoro preferiti dagli studenti italiani, ma anche al decimo di quella del campione europeo, che pure mette ai vertici nomi reputati dell'industria mondiale come L'Or�l, Bmw e Ibm.

E non basta, si piazzano nella parte alta delle classifiche anche l'Esa (Agenzia spaziale europea), più ambita anche dagli ingegneri italici della Telecom Italia, e l'Eads, l'azienda aeronautica europea produttrice dell'Airbus.

Insomma, in tempi in cui le aziende sono inclini a imbracciare la scure sugli organici i giovani del Continente sembrano cercare soprattutto la sicurezza e puntano su istituzioni che abbinano al prestigio la garanzia di una scrivania solida. Anche se, per un grande nome che faccia curriculum, tutti si dimostrano disposti a correre dei rischi. Un esempio? L'Ibm, che anche in Italia è in fase di tagli occupazionali, è al primo posto sia tra i futuri ingegneri sia tra gli informatici.

IL MITO AMERICANO
Le grandi corporation americane continuano comunque a esercitare il loro fascino, soprattutto sui laureandi che puntano a una carriera nel settore delle tecnologie (da Intel a Cisco, da Hp ad Apple), ma anche su chi guarda al largo consumo (Procter & Gamble, Coca-Cola). Ancora gli Usa rimangono il paese estero dove gli eurolaureandi andrebbero a lavorare più volentieri.

Insomma, sebbene economisti e imprenditori vadano sostenendo che il futuro è in Asia, Cina in testa, i quasi dottori europei guardano ancora in direzione di New York e, in seconda battuta, di Londra. Gli italiani poi si confermano, con il 60 per cento delle scelte, i più grandi fan delle due destinazioni e vedono come alternativa particolarmente interessante solo la Spagna (votata in media al 38 per cento).

E I SOLDI? SEMPRE MENO
Con le idee chiare su quale datore di lavoro preferirebbero, i futuri manager d'Europa rivelano altrettanta lucidità in materia di possibili salari. E, consapevoli dei tempi, per il terzo anno consecutivo confermano di avere attese di guadagno in calo.
In media per esempio gli eurodottori di economia sono scesi a 31.200 euro dai 31.300 euro del 2004 e quelli di ingegneria sono passati a 30.700 da 31.500. Ma se tutti prevedono ribassi, le cifre assolute in gioco cambiano molto in base alla nazionalità.

Gli inglesi sono quelli che si aspettano la prima busta paga più ricca (31.800 euro), mentre gli spagnoli sono i meno fiduciosi, visto che non pensano di andare oltre i 21.800 euro, seguiti dagli italiani con 24.400 euro.
Se i quattrini calano, aumenta l'orario di lavoro. O almeno la pensano così i ragazzi del sondaggio. I più pessimisti? I tedeschi, che prevedono 46,3 ore settimanali, sei più degli spagnoli e quattro degli italiani.


Le 10 aziende più votate dagli universitari di 11 paesi (Germania, Francia, Italia, Spagna, Gran Bretagna, Svizzera, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia). In fondo, con il numero di graduatoria, la prima società italiana.

 di Raffaela Galvani

fonte: Panorama.it 

Opinioni sul cambio si simbolo della CR - II

mercoledì 29 giugno 2005, 10:35

A pagina 1 di Informazione Corretta del 2005-06-25, Deborah Fait firma un articolo dal titolo «Ecco come l'ANSA interpreta il nuovo simbolo della croce rossa»

e cosi' la Croce Rossa cambia simbolo.
La croce si trasformera' in un rombo e sara' chiamato "cristallo rosso".
Indovinate un po' di chi e' la colpa?
Avete indovinato? Nooo?
Avete veramente poca fantasia, signori miei.
La colpa e' naturalmente di Israele.
Potevamo dubitarne? No, ne eravamo certi e aspettavamo soltanto il lancio ANSA per farci le nostre amare risate.
Il lancio e' avvenuto e dice testualmente "In tutto il mondo le societa' di Croce Rossa utilizzano l'emblema della croce e della mezza luna rossa. Unica eccezione e' appunto Israele che impiega come proprio simbolo la Stella di Davide rossa. Scelta individuale che, venendo meno al principio di universalita' del movimento , non ha consentito finora l'ammissione di questo paese all'interno della Federazione."
Domanda che i geni dell'Ansa non si pongono: perche' allora la mezzaluna e' stata ammessa?
Se cristiani e musulmani hanno il loro simbolo come si puo' avere la sfacciataggine di affermare che "solo " Israele, non riconoscendosi giustamente sotto la croce ne' sotto la mezzaluna, e' colpevole di voler fare una scelta "individuale"?

No, non si puo' ridere amaro, qui e' obbligatorio piangere e strapparsi i capelli perche' tanta palese e infame ipocrisia e' addirittura extraterrestre.

In tutto il mondo la Croce Rossa usa il simbolo elvetico della croce che mette in pace tutti i popoli cristiani, usa altresi' il simbolo della mezza luna rossa che mette in pace tutti i popoli islamici e abbiamo coperto gia' qualche miliardo di persone. Quindi tutti felici e contenti se non ci fosse quel rompiscatole prepotente di Israele, con 5 miseri milioni di persone rompiscatole e arroganti, che vorrebbe anche il suo simbolo , cioe' la Stella di Davide rossa, nel logo della CRI International.
Lasciamo stare per un momento la solita disinformazione italica e parliamo di storia e di discriminazioni.
Il MDA (maghen david adom=stella di davide rossa) nasce nel 1930, diciotto anni prima della ricostituzione dello Stato di Israele, e, nonostante il grande valore del suo personale medico e paramedico non e' mai stato riconosciuto dalla CRI.
Riuscite a indovinarne il motivo?
No anche questa volta?
Gia' , siete delle brave persone quindi non puo' sfiorarvi il pensiero che l'esclusione di Israele sia sempre stata razzista e discriminatoria.

Il MDA ha piu' di 1000 ambulanze, migliaia di persone specializzate, altamente specializzate, ospedali da campo ultramoderni, decine di migliaia di volontari, cani da salvataggio, tecnologia ad altissimo livello.
Il MDA e' stato il primo fra le organizzioni di salvataggio ad aprire un ospedale da campo in Bosnia.
Vedrete il simbolo della Stella di Israele sulle divise di chi va a salvare la gente in tutto il mondo, terremoti, tsunami, guerre, vulcani .
Dovunque e insieme alla CRI ma mai riconosciuto come membro.
Pochine invece le mezzelunerosse....
In verita' il simbolo della mezzaluna rossa io la vedo soprattutto nei territori palestinesi dove, durante questi anni di guerra, i suoi volontari hanno dato asilo ai terroristi, hanno trasportato armi e kamikaze sulle ambulanze e hanno impedito a Zahal di arrestare degli assassini che si nascondevano nei loro uffici.


E' importante dire che la croce della Federazione non e' un simbolo religioso ma riporta, a colori invertiti, la bandiera elvetica. Nonostante cio', nel 1929, gli stati arabo-islamici pretesero che nel logo internazionale fosse aggiunta la mezzalunarossa.
Detto....fatto...chi osa mandare gli arabo/islamici a quel paese?
La cosa tragica e' che da quel momento i due simboli presero un significato religioso e politico col risultato che Israele ebbe il veto arabo, ormai quasi secolare, di entrare a far parte della Federazione.
Non e' servito protestare, non e' servito andare in tutto il mondo a salvare la gente, non sono servite lettere e petizioni.
Il NO arabo e' sempre stato assoluto.

Piccola parentesi: a capo della CRI svizzera sedeva fino a qualche tempo fa il fratellino di Arafat... vi suggerisce qualcosa questo insignificante particolare?
Spero che questa volta il vostro sia un si forte e chiaro!
Chiusa parentesi.

Un paio d'anni fa la CRI americana in segno di protesta per questa vergognosa discriminazione nei confronti di Israele cesso' di pagare le quote e allora la dirigenza europea ebbe una bella pensata: proporre a Israele di trasformare la stella in una specie di rosa dei venti, simbolo che avrebbe dato meno fastidio ai padroncini arabi cosi' sensibili e delicati.
Naturalmente Israele non accetto' il compromesso e tutto resto' come prima.
Questa storia di odio e discriminazione e' sconosciuta ai piu' quindi chi legge i giornali si beve inevitabilmente la versione ANSA e, d'ora in poi , guardando il nuovo simbolo del cristallo rosso, la gente pensera' con rabbia
" Tutta colpa di Israele".

per scrivere all'ANSA si veda la nostra critica pubblicata in data 23 giugno 2005, sotto la testata ANSA.

 

fonte: InformazioneCorretta.com

 

altri posti di Shandy sull'argomento:

 http://tinyurl.com/82rxf


http://tinyurl.com/cdw4n

Opinioni sul cambio si simbolo della CR

mercoledì 29 giugno 2005, 10:27

La Croce Rossa senza più la croce. Non si vorrebbe quasi crederci, ed è forse sperabile che sia uno scherzo, ma l'immagine apparsa su alcuni giornali sembra dar ragione delle preoccupazioni espresse da Oriana Fallaci nella recente intervista sul Wall Street Journal. Ciò che Spengler aveva annunciato, il tramonto dell'Occidente, la Fallaci osserva atterrita e indignata: «Guardate l'odierno sistema scolastico dell'Occidente. Gli studenti non conoscono la storia! Per Dio, non ne sanno nulla. Non sanno nemmeno chi era Churchill!
In Italia non sanno chi era Cavour... Non si può sopravvivere se non si conosce il passato. Noi sappiamo perché le altre civiltà sono scomparse: per eccesso di benessere e ricchezza, e per mancanza di moralità e spiritualità... Nel momento stesso in cui rinunci ai tuoi principi e ai tuoi valori... in cui deridi questi principi e questi valori, tu sei morto, la tua cultura è morta e la tua civiltà è morta». Che esageri? Che manifesti una intolleranza rispetto alla civiltà e alla cultura islamica?
O che invece non registri proprio quella indifferenza per le radici che un giovane mi manifestava qualche sera fa a Milano, dicendo: «Mi sono laureato, ma non so niente. Ma perché soltanto in questi giorni ho saputo, con curiosità che si autoalimenta, che nel 1989 c'è stato il crollo del muro di Berlino? In quell'anno io ero bambino e la mia memoria non ha registrato l'evento epocale, l'inizio di una nuova era. Poi ho incominciato a interessarmi, assai recentemente, alla storia italiana, e ho cercato di capire la tragica vicenda di Aldo Moro.
Come farò a colmare tante lacune, a sapere quello che nessuno m'ha insegnato?». In questo pericolo dell'indifferenza, in questa agonia di valori, simboli e principi, era forse logico che si arrivasse alla contraddizione tra parole e segni. Ci può essere un'alternativa alla croce per la Croce Rossa? Certo, il richiamo cristiano è fortissimo, inevitabile, e un nuovo simbolo dovrebbe presupporre un nuovo nome, come è pure possibile che accada. Ma, per intanto, si è increduli nel vedere la nuova immagine:
al posto della croce rossa in campo bianco, sui mezzi e i corredi di pronto soccorso, troveremo un rombo, già definitivamente in uso nelle zone di operazioni belliche. Perché questa sostituzione? Per non turbare le coscienze delle associazioni non cristiane che compongono la Croce Rossa internazionale. Fra esse, oltre alla Mezzaluna Rossa, corrispondente islamica della Croce Rossa, c'è la Stella di David Rossa, esclusa fino ad oggi dalla federazione internazionale per non avere adottato il simbolo comune.
Il rombo ipocrita sembra ora ricomporre le contraddizioni, evitando imprevedibili degenerazioni del fanatismo e garantendo l'incolumità degli operatori che lavorano sotto quel simbolo. Questa la spiegazione per il nuovo atto di abiura delle tradizioni cristiane di assistenza dei malati e dei feriti durante la guerra. Dovremo abituarci anche a questo, in una società dominata dalla paura, e nella triste minaccia ai valori cristiani di cui sembra di avvertire l'inesorabile dissoluzione, prima di tutto
nella nostra coscienza.

Vittorio Sgarbi

fonte:  Il Giornale

altri articoli di Shandy su questo argomento:

http://tinyurl.com/cdw4n 

http://tinyurl.com/b9jev 

I medici orwelliani di Guantanamo. Per torturare meglio

domenica 26 giugno 2005, 11:36

(FRANCO PANTARELLI)
NEW YORK
Qualcuno ha presente Winston Smith, il protagonista di 1984 di Orwell? Lui ha un segreto: una profonda fobìa per i topi. Quegli animali fanno schifo - e un po' paura - a tutti, naturalmente. Ma per lui quella paura è una condizione patologica, appunto una fobìa, che lo paralizza e lo priva di qualsiasi difesa. E infatti quando l'apparato poliziesco di Oceania, appreso quel suo segreto, lo sottopone a un «trattamento» a base di topi, la resistenza di Winston viene meno, confessa tutto ciò che loro vogliono e denuncia perfino la sua amata come la vera responsabile. Ebbene, qualcosa di simile sta accadendo a Guantanamo, la prigione nella base militare americana a Cuba che non finisce mai di fornire nuovi esempi di ignominia. Si è infatti scoperto, grazie al New England Journal of Medicine, una rivista scientifica di grande prestigio, che le cartelle cliniche dei detenuti di Guantanamo, come quelle dei prigionieri in Afghanistan e in Iraq, sono «a disposizione» degli addetti agli interrogatori, i quali possono così usarle come un'arma aggiuntiva da usare contro i detenuti. In sostanza, oltre alle pratiche già note - privarli del sonno, tenerli in isolamento prolungato, costringerli a restare in posizioni dolorose, soffocarli a lasciarli respirare un attimo prima che cedano, picchiarli, sottoporli a provocazioni sessuali, profanare il Corano di fronte a loro - c'è anche quella di sfruttare i loro punti deboli, fisici o psicologici, che i medici che in teoria dovrebbero occuparsi della loro salute provvedono a fornire agli addetti agli interrogatori.

La notizia si era già affacciata l'altro ieri, grazie a un'anticipazione dell'articolo del New England Journal of Medicine, ma dato l'enorme interesse che ha suscitato, ieri la rivista lo ha messo interamente nel suo sito Internet. Ecco così il caso del detenuto (rigorosamente anonimo) per il quale il buio ha lo stesso effetto che hanno i topi per Winston Smith; del medico (anche lui anonimo) che annota diligentemente la cosa sulla sua cartella clinica; di quella cartella che finisce nelle mani degli addetti agli interrogatori i quali la sfruttano a dovere; ed ecco anche un documento «ufficiale ma non pubblico», nel senso che è stato regolarmente approvato dall'autorità ma non reso di pubblico dominio, che serve a «sollevare» i medici da eventuali perplessità etiche. Datato 6 agosto 2002, il documento dice che le informazioni fornite dalle «persone nemiche sotto il controllo degli Stati Uniti ... non sono confidenziali e non sono soggette al privilegio» (del rapporto fra medico e paziente) e che anzi il personale medico ha l'ordine preciso di riferire «ogni informazione che può servire al successo di una operazione militare o di una missione di sicurezza nazionale». Vari medici (sempre anonimi) intervistati dalla rivista spiegano poi che questo «programa» di coinvolgerli nella «strategia degli interrogatori» era stato eloborato esplicitamente per «incrementare la paura e l'angoscia fra i detenuti come un mezzo di ottenere informazioni». Insomma, fra i regali che questa amministrazione ha fatto al livello di civiltà generale c'è anche il «rilassamento» dell'etica medica.

Il New York Times, che ha ripreso la storia del New England Journal of Medicine aggiungendoci del suo, riporta i commenti di un portavoce del Pentagono, Bryan Whitman, il quale si produce in una spericolata arrampicata sugli specchi. Secondo lui i medici militari vanno divisi in due categorie: quelli con il compito di sovrintendere al «trattamento umano dei detenuti» e quelli che hanno «altri ruoli», per esempio quello di «scienziati del comportamento», cioè coloro che definiscono il «carattere» di un soggetto. Questi ultimi, dice Whitman, «siccome non sono medici curanti non sono neanche tenuti a seguire i dettami etici». ciniche e cretine, le parole del portavoce del Pentagono mostrano una cosa forse importante: che l'autorità ufficiale non nega l'esistenza di questa pratica. Una delle tante prove di strafottenza dell'amministrazione o il segno che sono finiti i tempi della smentita sistematica con il risultato di venire poi regolarmente sbugiardati? Potrebbe esserne la prova un episodio avvenuto ieri all'Onu, quando un rappresentante americano ha ammesso, per la prima volta formalmente, la pratica della tortura di fronte alla commissione che sta preparando il rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Precisando peraltro che si è trattato di «casi isolati» e che i responsabili sono militari «di basso rango».

 postato da Gato.lopez sul forum di SunHope.it

Una vita intera senza sesso l'orgoglio asessuato sul web

domenica 26 giugno 2005, 11:23

ROMA - Quelli che non lo fanno e dicono di vivere bene così. Dopo che il New York Times, ha squarciato il velo sulla comunità degli asessuati pubblicando le loro storie personali, anche in Italia qualcosa si muove. La sezione italiana dell'Asexual visibility and education network (Aven), ha aperto un forum su internet, unico spazio, fino ad ora, dove hanno potuto incontrarsi e confrontarsi tutti quelli che del sesso proprio non ne vogliono sapere. Una 'web community' di persone che condividono la totale mancanza di attrazione sessuale sia verso un sesso che verso l'altro. "Non vogliamo fare propaganda - spiega l'amministratrice del forum, sulla trentina, del nord Italia che in rete si presenta come la Vedova Nera, - ma creare un centro di scambio culturale. Siamo uguali agli "altri" in tutto, fuor che nella dimensione sessuale. Vi chiederete, dunque, perchè simili individui abbiano bisogno di associarsi e cosa vogliano reclamare. I problemi nascono, per gente come me, in quanto la società intera pone alla sua base il sesso, da sempre, e lo propone in ogni contesto. L' idea che ci possa essere una persona che rifiuta il sesso offende la sensibilità comune al punto che un ipotetico "asessuale", secondo un sondaggio, viene definito come "una non-persona". Senza menzionare le implicazioni religiose".

Tutto è nato dopo una serie di contatti con David Jay, fondatore di Aven, che ha dato il via libera per la creazione di una sezione italiana del movimento. Che, attualmente, conta una decina di partecipanti al forum. Aperto da un mese, si augura l'amministratrice, si punta ad ingrossare le fila e in futuro si spera "di poter contare anche sulla collaborazione di medici". Come il sessuologo di Mtv Marco Rossi che sugli asessuati sta portando avanti delle ricerche.


Perché il fenomeno delle persone asessuate non è molto studiato dagli scienziati. C'è chi pensa che una mancanza di desiderio fisico non sia necessariamente una disfunzione o un problema, e chi, come Leonard Derogais, direttore del centro di salute sessuale alla Johns Hopkins University di Baltimora, è molto più critico: "Il sesso è un istinto naturale, come il bisogno di mangiare o di bere. Queste persone non sono del tutto normali".

Un'analisi che la Vedova Nera commenta così: "Quelli come me sono considerati 'malati', ma non è così. il mio modo di essere è pienamente realizzato in una vita "senza sesso" e da quando ho scoperto che esiste una comunità internazionale non ho più intenzione di sentirmi in colpa". Da questo, alla frequentazione del sito di Jay e alla creazione della filiale italiana, il passo è stato breve. "A mio modo di vedere lo scopo di AvenItalia nel mondo sessocentrico in cui viviamo è di poter dire liberamente di essere gay, lesbo, trans, bisex, asex o quant'altro senza essere deriso, discriminato o messo in quarantena. Nel suo piccolo questo network può avere il ruolo verso l'esterno di educare alla tolleranza e alla comprensione delle "devianze sessuali" scrive sul forum Petrael da Milano. Una riflessione accompagnata da una frase di lord Chesterfield che, rivolto al figlio, liquidava l'amplesso: "La posizione è ridicola, il piacere effimero, la fatica tanta".

(25 giugno 2005)

 

fonte: Repubblica.it 

Tecnologia, questa sconosciuta c'è un 20% di italiani 'alieni'

domenica 26 giugno 2005, 11:20

ROMA - Il venti per cento degli italiani è "alieno" alla tecnologia. E la maggioranza di questa fetta di popolazione a cui le innovazioni proprio non interessano è composta da donne. Il dato emerge dallo studio del Censis e dell'Unione cattolici stampa italiana (Ucsi), sul rapporto degli italiani con internet e telefoni cellulari.

"Alieni", "attardati", "tiepidi", "sperimentatori" o semplici "consumatori". Sono le cinque categorie individuate dal Censis, degli italiani alle prese con la tecnologia. Alle donne spetta una poco lusinghiera caratterizzazione: incapaci o poco inclini all'uso di cellulari e internet, soprattutto le anziane, finiscono nella categoria che porta il nome degli extraterrestri.

Ecco di seguito la fotografia del Paese in relazione alla tecnologia.

Alieni. Quelli che le nuove tecnologie proprio non riescono a utilizzarle. Niente internet, niente telefonino. Rappresentano il 20% del campione utilizzato per la ricerca e sono per lo più donne anziane con un basso titolo di studio.

Attardati o meglio attardate. Un po' più di dimestichezza con il cellulare la mostrano. Anche in questo caso, si tratta soprattutto di donne: il 24% degli intervistati, dotata di licenza elementare o di scuola media. L'età è però inferiore a quella degli "alieni", intorno ai 50 anni. Identica l'indifferenza, se non la vera e propria diffidenza, verso internet e computers in genere.

Tiepidi. Divisi tra maschi e femmine, rappresentano il 25% del campione. Nonostante non usino mai internet e poco il computer, queste persone fanno un uso del cellulare abbastanza intenso. Si tratta infatti di madri e padri che non rinunciano a mantenere un contatto diretto con i propri figli, per controllarli.


Sperimentatori. Sono il 17% della popolazione italiana. Sperimentano, nel senso che fanno un uso molto intenso sia di internet sia dei cellulari e hanno una spiccata tendenza a personalizzare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. Sono giovani, maschi, con un buon titolo di studio.

Semplicemente consumatori. Il 14% degli italiani. Coloro che usano internet e i telefoni cellulari con regolarità, per attività di lavoro e professionali e anche in privato. Pur non avendo modo di "sperimentare", utilizzano le nuove tecnologie come abituali consumatori, correndo a comprare gli ultimi modelli di telefonini o "scaricando" gli ultimi aggiornamenti dei programmi per navigare in internet.

(24 giugno 2005)

 

fonte: Repubblica.it

"No all'Europa alla Blair servono istituzioni pi forti"

domenica 26 giugno 2005, 11:15

ROMA - Presidente Giuliano Amato, la vecchia Europa non c'è più. I destini del continente sembrano ormai nelle mani salde di Tony Blair. E' un bene o un male?
"Subito dopo i due referendum in Francia e in Olanda avevo fatto questa previsione-auspicio: che nei mesi successivi non si parlasse di istituzioni, e che l'Unione europea facesse la cosa più utile, evitando di cadere nell'eurosclerosi e dimostrandosi capace di adottare, facendole capire, le decisioni politiche che ha davanti. Mi pareva la risposta più adeguata a dei "no", che non erano tanto contro la Costituzione, quanto contro l'Europa che non cresce, che appare poco democratica, che si è allargata in modi che suscitano una ansietà direttamente proporzionale alla scarsa crescita e alla scarsa disponibilità di posti di lavoro".

Quindi la sua analisi coincide perfettamente con quella di Blair?
"Da questo punto di vista sì. Oggi, per fare quello che serve, c'è bisogno di leadership politica. Mentre non sarebbe da leaders, e sarebbe falsamente democratico, reagire ai referendum accodandosi timorosi alle preoccupazioni dei cittadini europei, all'insegna di un'Europa più chiusa, più protezionista, e sempre più venata di xenofobia. I leaders non possono certo ignorare questi sentimenti dei loro cittadini, ma devono interagire con loro. Democrazia è anche spiegare, è farsi capire, e non arrestarsi di fronte alle difficoltà per paura di perdere voti".

A questo punto il semestre di presidenza britannico, sulle basi che lei stesso ha indicato, ci riserverà grandi sorprese? 
"E' presto per dirlo. Certo, come si evince dal suo discorso di giovedì, Blair cerca di guardare avanti. Rappresenta un tentativo di recupero rispetto al disastro cui lui stesso aveva concorso nello sciagurato weekend della scorsa settimana, quando persino i giornali inglesi lo avevano accusato: hai perso un'occasione per esercitare la leadership, in cambio di quattro sterline. Blair ha fatto dei "no" un'analisi molto corretta, sottolineando giustamente che c'è una missione europea da salvare, allargamento compreso, e che bisogna discutere di più con la gente. Blair ha fatto una critica opportuna alle politiche sociali in atto in molti paesi continentali, con argomenti non contestabili. E non a caso ha citato come testi da realizzare poi concretamente il rapporto Kok su sviluppo e occupazione in Europa, sostenuto tra l'altro da tutta la famiglia socialista europea, il rapporto Sapir sul nuovo bilancio da dare all'Europa ai fini della crescita, che fu voluto e sostenuto da Romano Prodi, e naturalmente l'agenda di Lisbona, testo fin troppo sacro per la stessa famiglia socialista europea".

Abbiamo fatto l'apologia di Blair. Ma il bicchiere dell'Europa all'inglese, comunque, non è affatto pieno.
"Non c'è dubbio. Dato a Blair quel che è di Blair, non si può non notare che quando il leader inglese definisce il modo in cui vede l'attuazione delle missioni da lui stesso indicate, l'Unione europea implicita nelle sue parole è l'Unione europea inglese, quella che funziona sempre e soltanto attraverso l'unanime concordia degli Stati nell'adottare politiche specifiche coerenti con quelle missioni. Blair del resto dice di credere nell'Europa come progetto politico, ma poi chiarisce che per lui lo scopo dell'Europa politica è "promuovere assetti democratici ed efficienti nello sviluppare nella sfera economica e in quella sociale le politiche nelle quali noi vogliamo e sentiamo il bisogno di cooperare nel nostro mutuo interesse". E' l'Europa della cooperazione fra gli Stati. E mi colpisce che prima della Convenzione lo stesso premier inglese aveva detto, in un discorso applauditissimo a Varsavia, che gli inglesi non dovevano pensare soltanto all'Europa della cooperazione, ma anche al rafforzamento dell'integrazione, e quindi delle istituzioni che la incarnano, la Commissione e il Parlamento. Ora, nel suo nuovo discorso, non c'è più traccia di questo".

E questo cosa significa?
"Prima della Convenzione, aveva evidentemente ritenuto che per inserirsi nel futuro discorso europeo fosse necessario spingersi più avanti. Ora, nel clima creato dal no alla Costituzione quel bisogno non lo avverte più e ripropone l'Europa britannica. Come ha scritto un nostro acuto analista, ogni volta che l'Europa ha una crisi, la Gran Bretagna ne approfitta per imporre il suo modello. Ora a me sembra che siamo esattamente in questa fase. Ma un'Europa a 25, e poi a 27, come riuscirà mai a realizzare le missioni di cui parla Blair, se le affiderà soltanto alla mutua e unanime cooperazione? Ha dunque ragione Blair quando dice che l'Europa deve muoversi sul piano politico, ma il suo rischia di essere soltanto un enunciato retorico se ignora la necessità che c'è di rafforzare le stesse istituzioni, affinché la politica non finisca impantanata nei veti. E questo è il vero limite dell'impostazione blairiana. La sveglia alla politica europea è essenziale, ma se non serve anche a riprendere, se non oggi domani, il potenziamento dell'architettura istituzionale dell'Unione finisce in un flop".

Se questo è il limite dell'impostazione del premier britannico, che dire dei tragici limiti dell'asse franco-tedesco?
"L'asse franco-tedesco sta scomparendo. Per il futuro ci aspettano tempi incerti. Non sapremo se tra due anni ci sarà una Francia di Sarkozy o una Francia in mano ai socialisti. E non sapremo se questa Francia avrà la forza e la possibilità di ristabilire rapporti privilegiati con una Germania, magari guidata da Angela Merkel".

Lei esclude che in futuro l'Unione possa procedere in base alle cosiddette "geometrie variabili"?
"Nell'Unione europea dell'allargamento ci potranno essere anche geometrie variabili. Ma attenzione, e mi rivolgo soprattutto a quelli che oggi invocano la ripresa d'iniziativa del nocciolo duro dei paesi fondatori. A parte la difficoltà a vedere nella Francia del "no" uno dei promotori di una tale iniziativa, a che cosa si mira? Ad una Europa politica più ristretta, limitata ai fondatori e poco più, lasciando i paesi nuovi dell'Est e tutti gli altri al ruolo aggregato di area economica? Un assetto di questo tipo non può reggere e non serve. Mi si deve spiegare perché mai i polacchi o gli ungheresi devono essere solo partecipi del mercato comune e non invece del progetto politico complessivo. Andiamo verso un mondo in cui ci saranno Stati Uniti, Cina, India, sempre più forti e sempre più potenti sullo scenario globale. Come è possibile che noi non riusciamo ad avere il coraggio di dare un senso politico allo stare insieme di quattrocento milioni di cittadini che sono tutti allo stesso modo europei, e invece preferiamo ritirarci in una piccola Europa da anni '50, che nel nuovo millennio finirebbe per non contare più di quanto potrebbe contare ciascuno dei nostri Stati per proprio conto?".

Quindi, secondo lei, anche l'Europa a due velocità è destinata a fallire?
"In linea di principio non ho obiezioni sull'Europa a due velocità, ma solo se il plotone di testa punta a far accelerare anche il gruppo e a portarselo dietro. Inoltre voglio prima capire chi dovrebbe stare con chi nel plotone di testa. Ma oggi non è facile capirlo e se non lo si fa la discussione rischia di essere sterile e insensata".

In Italia, comunque, è già partito il solito dibattito, un po' manicheo tra modello blairista e modello continental-chiracchiano. Lei cosa ne pensa?
"Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. Lo dico non per snobismo intellettuale, ma perché non ha senso questo continuo discutere di modelli. E' verissimo che davanti a una fase di profondo cambiamento colui che si occupa solo di Irap e Irpef viene giustamente criticato perché gli si dice: tu vedi l'albero ma non riesci mai a vedere la foresta. Il fatto si è che dividendosi tra fautori di modelli e discutendo dei medesimi si finisce per non vedere nè l'albero né la foresta, ma si sproloquia inutilmente di tipologie forestali. E questa è una palese distorsione della visione d'insieme che invece sarebbe necessaria".

E qual è la visione giusta, dal punto di vista italiano?
"A mio parere, la foresta che noi dobbiamo vedere è una divisione internazionale del lavoro nella quale l'Italia di oggi appare il paese europeo più esposto alla concorrenza asiatica, soprattutto nei settori maturi che un tempo hanno fatto la sua forza, dalle scarpe, ai tessili e ai mobili, con in più una accentuata debolezza nel suo capitale sociale, nelle sue reti e nei suoi servizi. Il nostro tema, allora, è come inserire l'albero Italia nella foresta dell'economia globale, avvalendoci del contesto europeo. Discutiamo dei modi per farlo, non di modelli. Ci sono tante cose di cui discutere: a quali lavori prepararci, come rafforzare la nostra logistica, come rafforzare le imprese, come ridurre il costo dell'energia. Ed anche l'Europa, al di là delle enunciazioni di buona volontà politica, deve uscire dalle sue sfasature attuali. Giacomo Vaciago ha osservato giorni addietro: abbiamo un'Europa in cui la stabilità è affidata all'Unione e la crescita è invece affidata agli Stati membri. Così non funziona e per questo Lisbona è fallita. Qui sbattiamo il naso, noi e anche Blair".

Eppure c'è già chi avverte la sinistra: attenti a non lasciare Blair nelle mani della destra. Anche lei sente questa preoccupazione?
"No, non è questo il nostro problema. Sento caso mai il problema di una leadership che ci guidi e che raggiunga risultati, in politica e in economia. Il che nell'Unione europea non può darlo né un solo leader, né una sola famiglia politica, si tratti della famiglia socialista o di quella popolare. La classe dirigente, tutta, ma anche quella italiana, dovrà muoversi in modo pragmatico e non ideologico. Impostare il ragionamento solo in termini di modelli, o di raffronto con Tizio o con Caio, è un metodo manicheo del tutto ridicolo. Basta con il manicheismo, che in altri campi ci porta a dire che se sono laico sono relativista, se sono relativista sono ateo. Queste sono solo sciocchezze da nullafacenti, che ormai si trovano in una tale condizione di declino da vivere in castelli ideologici, che li tengano al riparo da una realtà con cui non vogliono più combattere. E' esattamente quello che noi dobbiamo evitare".

di MASSIMO GIANNINI
(26 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

Quando le staminali invecchiano

domenica 26 giugno 2005, 11:10

23.06.2005
Quando le staminali invecchiano
Negli organismi anziani producono meno cellule immunitarie


Le persone anziane sono più vulnerabili alle infezioni e hanno maggiori probabilità di sviluppare leucemia. Uno studio della Scuola di Medicina dell’Università di Stanford ha ora trovato un indizio che potrebbe spiegarne il motivo. I ricercatori hanno scoperto che nei topi le cellule staminali del midollo osseo responsabili della produzione di nuove cellule del sangue rallentano la propria capacità di generare cellule immunitarie, lasciando i topi più anziani con meno difese contro le infezioni.
Lo studio, pubblicato online sul numero del 20 giugno della rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences", fornisce nuove prove del fatto che molti inconvenienti della vecchiaia dipendano dalle cellule staminali o dalla loro risposta a un ambiente deteriorato. "L'invecchiamento - spiega Derrick Rossi, co-autore dello studio insieme al collega David Bryder - risulta in una capacità ridotta del corpo di mantenere le funzioni degli organi e dei tessuti. Poiché sappiamo che le cellule che mediano questa manutenzione sono le cellule staminali, non è difficile immaginare che il problema sia dovuto proprio a loro".
Oltre a produrre meno cellule immunitarie, le staminali ematopoietiche più anziane utilizzano attivamente geni noti per essere coinvolti nelle leucemie, un gruppo di tumori che colpisce le cellule del sangue. Questa potrebbe essere una delle cause della maggior suscettibilità degli anziani a sviluppare alcune forme di leucemia.
Quando hanno trapiantato cellule staminali vecchie in topi più giovani, i ricercatori hanno visto con sorpresa che esse continuavano a comportarsi come cellule anziane, producendo meno cellule immunitarie e attivando i geni che causano il cancro. Da studi precedenti, gli autori si sarebbero aspettati che le cellule riassumessero un comportamento simile a quello delle loro compagne più giovani.

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Aids, il Brasile infrange il brevetto sarà lo Stato a produrre

domenica 26 giugno 2005, 11:02

Questa e' un atto "rivoluzionario" ... non altre cose! 

 

 

 

BRASILIA - La vita umana vale più di un brevetto. In base a questo principio, il governo di Brasilia ha annunciato che infrangerà il brevetto del farmaco anti-Aids "Kaletra", prodotto dalla casa farmaceutica americana Abbott. Un anti-retrovirale che la sanità brasiliana fornisce gratuitamente a oltre 23 mila ammalati. La Abbott non ha accettato di ridurre il prezzo o di cedere la licenza di fabbricazione al governo brasiliano, e così il presidente Lula ha deciso di produrre in proprio, in un laboratorio statale, il farmaco.

"Infrangere il brevetto del Kaletra non è un'infrazione né del contratto di fornitura né degli accordi internazionali sui brevetti. E solo l'applicazione delle norme internazionali e degli accordi del Wto (Organizzazione mondiale del commercio), che permettono di adottare misure del genere in circostanze d'emergenza", ha dichiarato il ministro della Sanità, Humberto Costa.

Costa ha ricordato che la "Dichiarazione di Doha" del 2001 riconosce che gli accordi globali sui brevetti non devono sovrapporsi agli interessi di salute pubblica. E così Brasilia ha definito di "interesse pubblico" questo farmaco anti-retrovirale. Il ministro ha ribadito che la misura è stata adottata per garantire la continuità del programma statale di lotta all'Aids, considerato il più efficace e avanzato al mondo, e garantire ai 170 mila pazienti del programma l'accesso gratuito ai farmaci.

"Siamo sicuri che la posizione del Brasile otterrà approvazione e plauso in tutto il mondo", ha sottolineato Costa. Il ministro ha spiegato che da quando la Abbott fornisce il "Kaletra" al programma statale brasiliano, dal 2001, i pazienti a cui è somministrato sono passati da 3.200 a 23.400. Tuttavia, nonostante l'ammortizzazione degli investimenti e l'economia di scala, la Abbott non ha accettato ridurre di un centesimo il prezzo all'ingrosso (1,17 dollari). In Brasile, dove secondo le stime ci sono 600 mila ammalati, vengono garantiti i trattamenti anti-Aids a 170 mila persone. 

Il governo brasiliano sarà ora in grado di produrre il "Kaletra" a 68 centesimi di dollaro, ma ha assicurato che continuerà a pagare il 3% di royalties alla Abbott. Il provvedimento consentirà un risparmio annuo per il programma di 130 milioni di real (circa 42 milioni di euro). E trattative analoghe sono in corso con altre due case farmaceutiche, la Merck e la Gilead, rispettivamente per i farmaci "Efavirenz" e "Tenofovir". Diversamente dalla Abbott, esse sembrano propense a cedere, tanto più con il precedente creatosi oggi.

Adesso numerosi altri paesi, dove l'Aids costituisce un grave problema sociale, potrebbero seguire l'esempio del Brasile e infrangere i brevetti sui farmaci anti-retrovirali per garantire al numero più ampio di ammalati l'accesso gratuitto alle terapie.

(25 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

Corsa verso la Cina: una "febbre" inarrestabile

domenica 26 giugno 2005, 10:59

di  Alfonso Tuor
26 Jun 2005

La corsa verso la Cina si allarga anche alle banche europee ed americane, come conferma l'interesse di UBS per una partecipazione nella Bank of China, mentre la fame di petrolio del gigante asiatico ha spinto la terza compagnia petrolifera cinese a sfidare gli Stati Uniti gettando sul piatto 18,5 miliardi di dollari per sottrarre alla ChevronTexaco l'americana UNOCAL. Queste due notizie meritano alcune riflessioni. L'interesse per le banche cinesi da parte degli istituti europei ed americani è, da un canto, un fenomeno relativamente recente, e, d'altro canto, impressionante per la rapidità con il quale si sta manifestando. Infatti l'interesse di UBS per una partecipazione azionaria in Bank of China avviene a pochi giorni dall'annuncio dell'investimento di 3 miliardi di dollari da parte di Bank of America per una partecipazione del 9% in China Construction Bank, dell'investimento di circa 1,4 miliardi di dollari del gigante europeo HSBC per una partecipazione del 19,9% nella cinese Bank of Communications e dopo gli investimenti dell'olandese Ing, della britannica Standard Chartered e dell'americana Citigroup in istituti bancari di alcune municipalità cinesi. L'aspetto più clamoroso è che il sistema bancario cinese era ritenuto fino a pochi anni orsono tecnicamente in stato fallimentare, poiché gravato da un enorme ammontare di crediti in sofferenza, dovuti al fatto che il Partito comunista ha utilizzato il sistema bancario quale strumento per tenere in vita il grande settore delle industrie di stato, per timore che il loro collasso portasse ad un'impennata della disoccupazione e quindi a gravi tensioni sociali. Lo stato di crisi del sistema bancario era riconosciuto anche dalle autorità di Pechino, le quali però, anche in vista della liberalizzazione del mercato dei servizi bancari prevista dall'accordo di adesione della Cina al WTO per l'inizio del 2007, hanno varato un piano di risanamento che sta dando risultati superiori a qualsiasi ottimistica previsione

Il piano ha avuto finora tre tappe. La prima è stata la creazione di società speciali create dallo Stato, cui sono stati trasferiti circa 240 miliardi di dollari di crediti in sofferenza. La seconda tappa è stata l'iniezione nel capitale delle tre grandi banche cinesi di circa 75 miliardi di dollari prelevati dalle riserve monetarie accumulate dalla Banca centrale cinese. La terza tappa è stata la ristrutturazione di queste strutture gigantesche (con la chiusura di migliaia di sportelli e la riduzione di decine di migliaia di dipendenti) e il collocamento di una quota di minoranza del loro capitale sulla Borsa di Hong Kong per raccogliere ulteriore capitale fresco. Per raggiungere questo scopo le banche cinesi hanno aperto le porte alle banche occidentali, di modo che in qualità di investitori strategici di quote azionarie significative accrescessero notevolmente le possibilità di successo delle Offerte iniziali di acquisto rassicurando i piccoli investitori occidentali. La strategia sembra funzionare alla perfezione. Infatti il collocamento in Borsa a Hong Kong di una quota minoritaria della Bank of Communications si è concluso la settimana scorsa con un grande successo.

Lo stesso percorso è previsto per la Bank of China, il terzo istituto cinese, che sta ora cercando degli investitori strategici (e l'UBS potrebbe essere uno di questi) per preparare il suo sbarco in Borsa. I risultati sono impressionanti: il sistema bancario cinese che gli analisti occidentali ritenevano oberato da un 50% di crediti a rischio in pochi anni ha ridotto questa quota abbondantemente al di sotto del 10%. Ad esempio, la Bank of China sostiene ora che solo il 4,55% dei propri crediti è a rischio. Le ragioni di questo rapido risanamento spiegano anche la corsa delle banche occidentali in Cina. Oltre agli interventi statali e alla ristrutturazione, già citati in precedenza, le banche cinesi hanno sapientemente sfruttato il boom economico del paese per cambiare la sostanza della struttura del loro bilancio: hanno ridotto la quota parte dei crediti ai grandi conglomerati statali ampliando il credito al consumo, puntando sui crediti ipotecari grazie alla liberalizzazione del mercato immobiliare (ossia attività a minore rischio) ed espandendo i servizi finanziari che producono commissioni.

Ed è proprio in questo campo che si concentra l'interesse delle banche occidentali: ossia partecipare all'ampliamento di quei prodotti finanziari (fondi di investimento, ecc.) in cui convogliare l'enorme risparmio delle famiglie cinesi e dei servizi (carte di credito, ecc.) al grande mercato cinese. Dunque da un profilo aziendale la scelta delle banche occidentali di puntare sulla Cina è assolutamente giustificata dal timore di essere esclusi da quello che è già oggi uno dei più importanti mercati del mondo. Mentre le banche occidentali corrono in Cina, la fame di materie prime e soprattutto di petrolio del gigante asiatico ha spinto la CNOOC, la terza compagnia petrolifera cinese, a sfidare la major americana ChevronTexaco per la conquista della compagnia petrolifera UNOCAL. Questa scelta non mancherà di provocare una violenta reazione politica negli Stati Uniti dove sta visibilmente crescendo una specie di "sinofobia" a causa dei crescenti successi commerciali dei cinesi sul mercato americano. È difficile ritenere che l'iniziativa della CNOOC, che è detenuta dallo Stato, ad eccezione di una quota del 5% del capitale azionario quotata ad Hong Kong, non abbia ricevuto l'avallo del governo di Pechino.

È pure difficile ritenere che quest'ultimo non sappia che questa mossa contribuirà a deteriorare le già difficili relazioni con Washington. Quindi, anche se un compromesso appare possibile con l'assegnazione ai cinesi delle attività estrattive in Asia di UNOCAL e di quelle negli Stati Uniti alla ChevronTexaco, questa iniziativa deve essere letta anche come la volontà di Pechino di gettare sul piatto un'altra pesante carta da giocare nei complessi negoziati con Washington che non riguardano solo le questioni commerciali e valutarie, ma anche quelle geostrategiche.

Alfonso Tuor
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fonte: ReporterAssociati.org

Storie di migranti: l'emigrazione italiana in Medio Oriente

domenica 26 giugno 2005, 10:56

di  Sherif El Sebaie
25 Jun 2005
Se si deve proprio parlare dell'emigrato italiano all'estero si parla di quello emigrato negli Stati Uniti, in Francia, Belgio, Svizzera e Germania. Se si deve andare proprio oltre, si parla dell'emigrato italiano in Argentina o in Venezuela. Eppure in molti di questi paesi, gli italiani venivano discriminati ed erano vittime di agghiaccianti linciaggi pubblici. Ma dell'emigrazione italiana in Medio Oriente, dei privilegi legali ed economici quali la sottrazione alla giurisdizione locale e l'esenzione dal pagamento delle tasse, dei campi di concentramento dove gli inglesi rinchiusero gli emigrati italiani - dai 16 anni in su - ai tempi della seconda guerra mondiale, chi ne parla?

Quei pochi che sanno qualcosa dell'emigrazione italiana parlano spesso e volentieri dell'emigrato italiano negli Stati Uniti, in Francia, Belgio, Svizzera e Germania. Se si deve andare proprio oltre, si parla dell'emigrato italiano in Argentina o in Venezuela. Eppure in molti di questi paesi, gli italiani venivano discriminati ed erano vittime di agghiaccianti linciaggi pubblici come rivela Gian Antonio Stella nel suo bellissimo libro: "L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi". Si parla poco invece dell'emigrato italiano in Egitto, o di quello andato per esempio in Tunisia, come se questi paesi non fossero mai stati mete di immigrazione, come se gli italiani fossero andati lì in crociera, come succede oggi. E come avrebbe potuto essere diversamente, se oggi le "orde" di extracomunitari provengono proprio dai paesi del Medio Oriente? Eppure non è esattamente cosi. La presenza d'italiani per esempio in Egitto, argomento principale di questo articolo, risale a tempi remoti. Molto remoti.

Una prima emigrazione si ebbe al tempo dei moti risorgimentali, e vedrà gli esuli italiani impegnati a riordinare le finanze, l'esercito e l'amministrazione dei locali Khediv�che si succedono sul trono d'Egitto. In questo paese, gli italiani costituirono un'è ite di professionisti, tecnici, militari e artisti, in realtà talenti fuggiti alle persecuzioni politiche verso un paese dove trovarono tranquillo asilo. Una volta che l'Unità italiana si trasformò in realtà, seguì il rientro in patria. Ma la fine del secolo vide il fenomeno ripetersi, mutato di segno e ingrandito nei numeri. Non sono più le "è ites" a muoversi, ma una fiumana contadina e proletaria, piccoli artigiani e bracciantato, l'emigrazione di un'Italia povera che cerca un posto al sole. Tanto povera che il console italiano in Egitto ha dovuto denunciare nel 1894 coloro che in Italia si disponevano "a indurre giovani donne a emigrare in Egitto con la speranza di essere collocate a servizio, ma in realtà per essere gettate nella malavita".

L'ospitalità egiziana nonché i privilegi legali e economici di cui gli europei godevano in Egitto (e che furono sempre più ampiamente interpretati con l'inizio dell'era colonialista fino ad arrivare alla sottrazione degli occidentali alla giurisdizione egiziana e all'esenzione degli europei dal pagamento delle imposte) trasformarono operai e braccianti in piccoli e poi grandi imprenditori. Gran parte di questi immigrati veniva dal Nord Italia, altri dal Sud. Clelia Cerqua Sarnelli, preside emerita della facoltà di Scienze islamiche all'Università di Napoli e docente di lingua e letteratura araba in Egitto testimonia con le seguenti parole tale ospitalità: "La realtà è che noi siamo sempre stati in ottimi rapporti con gli egiziani. Ci sono tante affinità nel carattere. Siamo entrambi popoli aperti e solari. C'è un'istintiva sintonia tra di noi" mentre Fausta Cialente, emigrata in Egitto nel 1921, denuncia "l'infame mano del larvato colonialismo" che affliggeva il popolo egiziano.

Con la presenza degli inglesi a partire dal 1882, iniziò l'arretramento delle posizioni italiane. Ma i grandi lavori pubblici (la prima diga di Assuan, la diga del Delta, i grandi ponti in ferro sul Nilo) attirarono ancora numerosissimi italiani, attratti dalle condizioni economiche più che favorevoli riservate agli europei. Dai 35.000 italiani residenti in Egitto nel 1907, si passò ai 52.000 nel 1927, e la comunità era costituita per tre quarti di operai, i quali in moltissimi casi seppero trasformarsi in imprenditori e capi d'azienda floridissime. "All'inizio del secolo, su 37 imprese di costruzioni, 11 erano italiane", dice il professor Awad docente di architettura dell'università di Alessandria, e autore di "Italy in Alexandria, an Account of Italian Influence on the City's Architecture", "La struttura di questa comunità era in grado di garantire dall'imbianchino al decoratore, dal falegname allo scalpellino. Se i greci dominavano nella ristorazione e i siriani e gli ebrei nel commercio, gli italiani monopolizzavano l'urbanistica".

Poi scoppiò la seconda guerra mondiale. L'Egitto era sotto la tutela dell'Inghilterra e l'Italia aveva dichiarato guerra a quest'ultima. Ne conseguì, per ordine delle autorità britanniche, l'internamento di tutti gli italiani adulti in campi di concentramento per civili per quattro lunghissimi anni, episodio questo quasi mai evocato nella storia italiana. Infine si ebbe la ripresa che durò soltanto sette anni. Nel 1952 infatti i "liberi ufficiali" fecero voltare pagina definitivamente alla Storia dell'Egitto con il colpo di Stato, il rovesciamento della monarchia, le nazionalizzazioni, e il divieto alle società pubbliche e private di dar lavoro agli europei. Iniziò così l'esodo definitivo della comunità italiana d'Egitto i cui membri non si erano mai considerati nè comportati da colonialisti con gli egiziani, ma che, al contrario, consideravano l'Egitto una loro Patria.

Michele Patruno internato dagli inglesi a 16 anni, e che nel dopo guerra continuò a dirigere l'ospedale italiano anche a nazionalizzazione avvenuta, afferma: "Capii che si poteva lavorare con gli egiziani, che c'erano ragioni profonde dietro al nazionalismo di Nasser, che l'epoca dei protettorati era finita e andava voltata pagina. Il tipo di presenza italiana che ho conosciuto da ragazzo non tornerà più, è cambiata l'idea stessa di emigrazione. Oggi arrivano tecnici e professionisti di grandi industrie, di imprese commerciali: stanno qui qualche anno, poi ci sarà il ricambio" e, ovviamente, anche l'emigrazione di egiziani verso l'Italia, un'emigrazione vista nel suo rovescio rispetto al passato.

Sherif El Sebaie
Blog: http://sherif.clarence.com
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fonte: ReporterAssociati.org

Agente caduto sotto i colpi della Camorra: Piazza Izzo

domenica 26 giugno 2005, 10:54
Il ministro della giustistizia Roberto Castelli, ha espresso il suo consenso per intitolare la piazzetta antistante la chiesa di San Nicandro, nella frazio­ne comunale di Petrulo, alla memoria di Nicandro Izzo, agente di costudia caduto vitti­ma di un agguato camorristico negli anni 80.

Una grande affermazione, questa, per il comitato civico che nei mesi scorsi aveva raccolto più di mille firme, di quei cittadini che avevano deciso di sotto­scrivere una petizione popola­re, proprio allo scopo di intitolare la piazzetta con il nome del giovane caleno. Appuntato di polizia penitenziaria, ucciso dalla camorra nel 1983 quando prestava servizio presso il carce­re Poggioreale di Napoli. 

Il giovane veniva uccisso barabaramente da un killer del clan "Cutolo". La causa del suo agguato mortale era legato al fatto che l'agente durante il servi­zio si rifiutò di far passare un pacco contenen­te armi ed altro, insomma per il senso del dovere e di onestà cadeva in un terribile agguato camorristico perdendo la vita. In suo onore, dunque, la vasta partecipazione sociale fattasi registrare alla raccolta delle firme ed una volta otte­nuto il consenso del ministero competente, adesso, il comita­to formulerà l'istanza formale all'amministrazione comunale calena per modificare il topo­nimo della piazza.

"Da parte nostra c'è la piena disponibi­lità ad aderire ad una iniziati­va certamente lodevole e meritoria" afferma l'assessore Martino Oreste. "L'appunta­to Nicandro Izzo- commenta Mario Marrandino, tra i pro­motori dell'iniziativa - venne assassinato a Napoli in un agguato nel compimento del proprio dovere dalla camorra; ci è sembrato giusto, a venti anni di distanza da quel tragico evento, atti­varci affinchè non vada perduta la memoria di un servitore dello Stato il quale perse la vita per non sottomettersi alle logiche criminali che, allora, la camorra aveva imposto nel car­cere di Poggioreale; e che ebbe anche il mas­simo riconoscimento deijunerali di Stato".

 Ma in effetti, afferma una frase del Giudice Gio­vanni Falcone "gli uomini passano e le idee restano» e continueranno a camminare sulle gambe degli altri uomini

(vt)


Fonte: CalviRisorta.com

Ue, Berlusconi: io e Blair protagonisti

sabato 25 giugno 2005, 14:18

No ... ma questo e' proprio fatto di testa? 

 

 

 

25/06 12.12

Ue, Berlusconi: io e Blair protagonisti

'In attesa delle elezioni tedesche, il governo inglese e quello italiano sono la punta di diamante del 'nuovo corso europeo' che, spostando l'ordine delle priorità economiche, può garantire un futuro positivo all'Europa'.Lo ha detto il premier Berlusconi in un messaggio all'assemblea dei Club liberal, a Roma. Ecco perchè,spiega Berlusconi,'non possiamo permettere che nel 2006 vada al governo una sinistra antiquata' che non capisce le ragioni del nuovo corso. E' necessario dare vita 'alla casa comune di moderati e riformisti', aggiunge.

 

fonte: Televideo.it 

Scoperta molecola contro epatite C

sabato 25 giugno 2005, 14:16


Sono 170 mln i malati nel mondo affetti da Hcv (ANSA) - CAGLIARI, 25 GIU - Si aprono nuove speranze per i tanti malati affetti da epatite C (Hcv): e' stata scoperta una molecola capace di combattere il virus. Ad individuare la valopicitabina sono stati i ricercatori dell'Universita' di Cagliari. Il farmaco antivirale, somministrabile per via orale, agisce bloccando una proteina denominata polimerasi, di cui il virus necessita per la propria replicazione. Attualmente nel mondo vi sono circa 170 mln di persone affette da Hcv.  © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati2005-06-25 08:24

E' italiana la lovestory pi lunga al mondo Emilia e John, 82 a

sabato 25 giugno 2005, 14:08

Che bellini .. anche io vorrei una storia cosi' ....  

 

 

 

NEW YORK - Quando per la prima volta vide le gambe di Emilia e se ne innamorò, l'italoamericano John non poteva certo immaginare che la loro storia d'amore, 82 anni dopo, sarebbe diventata la più lunga al mondo. E che ora, grazie alla figlia, sta per entrare nel Guinnes dei primati.

"Aveva una camicetta bianca, una gonna blu e quelle gambe...wow!", racconta John Rocchio, che alla bellezza di 101 anni ricorda ancora nitidamente quel lontano 1922, anno in cui conobbe e in pochi mesi sposò Emilia Antonelli.

Figli di immigrati italiani, i due centenari vivono da sempre a Providence, nel Rhode Island, una città dove la comunità italiana è sempre stata numerosa. La loro storia è finita sui giornali americani, dopo che una delle due figlie ha visto in tv un servizio su un marito e moglie britannici ritenuti da record, perché sposati da 80 anni.

Immediata la telefonata a una radio locale di Ella Sarra, 81 anni, figlia dei Rocchio: "I miei genitori sono sposati da più tempo, potete far loro gli auguri radiofonici? - raccontò - E da allora i giornalisti non fanno altro che cercarci". Nel frattempo, sono partiti gli accertamenti per verificare e attribuire alla coppia il Guinnes dei primati per la storia d'amore più lunga del mondo.

John ed Emilia "sono ancora innamorati come 82 anni fa", ha aggiunto la figlia, spiegando che i nonni italiani provenivano da piccoli paesi tra Roma e Napoli, di cui però non ricorda i nomi. E dove ormai non restano più parenti. "In famiglia siamo tutti orgogliosi della nostre origini italiane e cerchiamo per quanto possibile di tramandare ai nipoti le nostre tradizioni e qualche parola che ancora conosciamo".

John ed Emilia sostengono di non avere una ricetta valida per tutti. Ma se lui oltre alla "pazienza", segnala anche "la pasta e fagioli cucinata da Emilia", tra i fattori che hanno determinato così longevo amore. Lei, a 100 anni, non ha dubbi: "Fare all'amore" ha raccontato sorridendo.

(24 giugno 2005)

fonte: Repubblilca.it 

Papa: adesso basta!

venerdì 24 giugno 2005, 20:53
Vi prego ... adesso basta ... non ce la faccio piu' .. appena quel povero cristo mette il naso fuori dal vaticano ... eccote che la RAI ti spara una diretta ... e che cazzo ... va bene cavalcare l'onda ... ma poi ad un certo punto dovremmo avere anche un po' di dignita' ... Ciami ha detto che e' orgoglioso della laicita' della repubblica Italiana ... ma se continua cosi' mi sa che plaggieranno anche quei pochi che hanno autonomia di giudizio ...

I pm di Milano: arrestate gli agenti della Cia

venerdì 24 giugno 2005, 20:50
E sempre colonia siamo ... non dimetichiamolo mai ...  
 
 
MILANO — Tredici agenti della Cia sono ricercati dalla polizia di Milano per sequestro di persona aggravato. Secondo l’accusa hanno organizzato ed eseguito il rapimento dell’imam egiziano Abu Omar (all’anagrafe NasrOsama Mustafa Hassan), sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 e trasferito in aereo in Egitto, dove è stato torturato atrocemente. Tra gli agenti colpiti dall’ordine di arresto c’è anche il capo della stazione Cia di Milano, che nel 2003 era accreditato come diplomatico — «console degli Stati Uniti in Italia» — e che nei mesi scorsi è stato improvvisamente sostituito. Del commando di agenti segreti americani, che da ieri mattina sono formalmente ricercati, fanno parte anche tre donne: «Cynthia» e un’amica ispano-americana avrebbero fatto da staffetta, mentre «Monica » controllava in auto le strade d’accesso.
LA STRATEGIA — I vertici della Cia hanno rivendicato, nelle audizioni pubbliche dopo l’11 settembre, di aver effettuato oltre 70 operazioni di «extraordinary rendition»—«consegne speciali» di sospettati di terrorismo, catturati all’estero dagli 007 americani e trasferiti segretamente nei Paesi d’origine —ma hanno sempre negato complicità nelle violenze su queste speciali categorie di detenuti. Le più importanti organizzazioni per i diritti umani accusano invece l’amministrazione Bush di aver così legittimato un sistema di «torture su commissione », appaltandole a Stati arabi alleati, come l’Egitto, per non sporcarsi le mani. Ora, per la prima volta, i magistrati di Milano scrivono di avere prove documentali che questa strategia di arresti illegali è stata applicata anche in Italia. Dai 13 agenti di cui la polizia (Digos) ha scoperto nomi di copertura, telefonini, foto, passaporti, carte di credito e indirizzi statunitensi dichiarati negli alberghi milanesi dove tutti hanno pernottato, divisi in gruppi, nella settimana del sequestro.
GLI HOTEL DELLA CIA — Il rapimento dell’imam di Milano è costato caro: gli agenti della Cia hanno pagato più di 120 mila euro solo per dormire nei più lussuosi hotel di Milano, come documentano le indagini. Tutti alberghi a cinque stelle come Hilton, Sheraton, Gallia e Principe di Savoia. Il 19 febbraio, mentre per Abu Omar cominciavano le torture nel carcere-lager dei servizi egiziani, i capi del commando americano si sono ritrovati a Venezia, all’hotel Westin Europa, per fare il bilancio e festeggiare il successo della «rendition» da Milano all’Egitto. Prima di sparire dall’Italia, due coppie di agenti Cia si sono anche concesse una vacanza in alberghi romantici in Valmalenco e nel Golfo dei Poeti.
L’ERRORE — A tradire la Cia è stata una strana ingenuità: gli agenti americani hanno usato telefonini italiani per comunicare tra loro anche nella data e perfino nei minuti esatti del sequestro. I poliziotti della Digos, gli stessi che indagavano dal 2002 su Abu Omar per terrorismo internazionale, hanno potuto così isolare un totale di 17 cellulari che nel giorno del rapimento, tra le 12.28 e le 12.33, risultavano tutti attivi in via Guerzoni, dove Abu Omar è stato sequestrato mentre andava a piedi da casa alla vicina moschea di viale Jenner. Al rapimento ha assistito una testimone oculare: una donna egiziana che ha visto due finti poliziotti italiani bloccareAbu Omar, che «chiedeva aiuto in arabo» mentre veniva «caricato a forza su un furgone bianco senza vetri posteriori». L’inchiesta ha accertato che, subito dopo il sequestro, il telefonino del presunto capo del commando ha chiamato un numero riservato del consolato degli Stati Uniti a Milano e il cellulare personale di Bob, cioè dello stesso capo- centro Cia. Un secondo gruppo di agenti americani, come dimostra l’analisi delle «celle radiobase » (le antenne Telecom e Wind) via via agganciate da 9 telefonini, ha poi curato il trasporto dell’ostaggio, con un furgone e due auto di copertura noleggiate a Milano, fino alla base militare Usa di Aviano. La Digos ha scoperto anche le tre schede Viacard usate dai tre veicoli per pagare l’autostrada, con ingresso da Milano-Cormano e uscita alle 16 in punto dal casello di Portogruaro.
DA AVIANO AL CAIRO — Alle 16.13 e alle 16.32 il cellulare del capo del commando ha chiamato il numero riservato di un colonnello della base dell’aeronautica Usa, secondo l’accusa per avvisare dell’arrivo ed evitare controlli dei militari italiani. Alle 18.20 un aereo di copertura della Cia (un Learjet con sigla militare «Spar 92», che significa «personaggio non identificabile a bordo») è decollato da Aviano per Ramstein, la base Usa in Germania che ospita anche il comando europeo della Cia. Da qui, alle 20.31, un secondo jet executive (codice N85VM) è partito per il Cairo: un Gulfstream privato intestato alla squadra di baseball di Boston, i «Red Sox», il cui proprietario ha però confermato al Chicago Tribune di averlo effettivamente affittato alla Cia. A mezzanotte e mezzo, il capo del commando chiama dall’Italia un’utenza riservata in Virginia, lo Stato dove ha sede la Cia. Missione compiuta. Già l’indomani, il 18 febbraio 2003, Abu Omar viene rinchiuso nel carcere egiziano di Al Tora, dove iniziano gli interrogatori e le torture. La Procura di Milano ha chiesto per due volte informazioni ufficiali sulla sorte dell’imam, ma l’Egitto non ha mai risposto.
I MISTERI — Tutti i telefonini usati dai sequestratori sono irregolari, perché intestati a nomi falsi, società inesistenti e perfino a innocenti signore milanesi o a un ignaro muratore romeno. Gli agenti della Cia però hanno dovuto mostrare i loro passaporti statunitensi (con le foto) per registrarsi in 23 hotel e in 4 autonoleggi. E qui la Digos ha potuto sequestrare le fotocopie dei documenti, che risultano autentici, anche se probabilmente intestati a nomi di copertura. Sicuramente vera è l’identità di «Bob», che era conosciuto dalla stessa Digos come il capo-centro Cia. Il giudice Chiara Nobili ha ordinato l’arresto dei soli agenti per cui risultano «gravi» gli «indizi di colpevolezza ». L’inchiesta dei procuratori aggiunti Armando Spataro e Ferdinando Enrico Pomarici però è molto più ampia e riguarda almeno altri sei agenti che avrebbero partecipato ai sopralluoghi preparatori spiando l’imam fino al 10 febbraio. Mamolte domande restano ancora senza risposta: è possibile che la Cia abbia eseguito un sequestro di persona senza avvertire il governo italiano alleato? E chi erano i due finti poliziotti che «parlando in italiano» hanno bloccato Abu Omar?
Paolo Biondani
24 giugno 2005
 
fonte: Corriere.it 

Le "primarie" in un paese che vive alla giornata...

venerdì 24 giugno 2005, 20:47
di  mazzetta
24 Jun 2005 Siamo un paese che vive alla giornata, e negli ultimi anni questa indole è andata amplificandosi fino ad assumere la caratteristica di una piaga. Non amo la programmazione, conscio che le umane vicende siano sottoposte in grande misura all'imponderabile, ma non posso ignorare che pianificare catene di cause ed effetti sia prerogativa umana capace di migliorare la vita comune. Le comunità si costituiscono per quello, perché il lavoro di squadra permette risultati impossibili ai singoli. La squadra, o l'associazione in tal modo costituita deve darsi una minima programmazione per perseguire l'oggetto comune. Nel caso di una democrazia, la programmazione dovrebbe servire a delineare percorsi, trasparenti e controllabili, indirizzati al bene comune. Nel nostro paese sono decenni che si procede invece navigando a vista. In realtà, insieme alla nozione di interesse comune, si è perso anche il senso della comunità, ormai ravvisabile solo in occasione di rilevanti vittorie sportive. Un fenomeno che ha responsabili precisi e facilmente storicizzabile. Fin dai primi anni ottanta i legami comunitari hanno preso a deteriorarsi, complice il crollo di quella barriera che dal dopoguerra aveva diviso in due l'agone politico. Caduta la barriera, aperte le porte delle gabbie dell'ex Pci, il caffè e il latte si sono mescolati e tutte le vacche sono diventate grigie. L'individualismo, il darwinismo competitivo e l'esaltazione del vincente proposte in maniera martellante dal pensiero unico televisivo hanno cambiato completamente il mestiere della politica. Nessuno partito è più monolitico, e questo sarebbe un bene se i partiti non fossero decine.

La via l'ha tracciata l'astuta pattuglia dalemiana, che dopo aver a lungo trattato con Berlusconi ha ora abbracciato senza rimorsi e senza imbarazzi la novelle politique. Con il capo che si è messo in proprio con una fondazione, dal vice in giù si sono messi in proprio a servizio dei politici. Proprio così, Velardi ad esempio fattura 22 milioni di euro all'anno con Reti Spa, che si occupa di "consulenza" a politici ed aziende, quello che negli Usa si chiama lobbying, ed è sottoposto a regole che da noi non esistono. Il simbolo dell'avventura è il cannocchiale, preso a significare la lungimiranza; la stessa che indusse la squadra a lasciare le TV al concorrente in cambio della Bicamerale per il capo; con il senno di poi non è stato un cattivo affare, visto che a Reti Spa non mancano entrature governative e collaborazioni con l'arcipelago berluscoide; collaborazioni molto fruttuose.

Questo tipo di "service", abbatte ogni barriera tra le seconde linee della politica, l'economia e il mondo dell'informazione; giornalisti scrivono i discorsi dei politici, notizie utili alle aziende, e piegano la realtà agli interesi del cliente, mentre molti tra gli stessi politici sono a volte ridotti a fondare la loro fortuna sull'abilità e sulle relazioni di chi fornisce il "service". Capita così che un oscuro esercito percorra a pagamento i corridoi nascosti della politica, mediando e suggerendo e intrigando a seconda di dove tira la pecunia. Non è strano che si producano poi leggi quantomeno bizzarre. Perchéè bene ricordare che l'unico idolo oggi è il denaro, unica misura rimasta dell'affermazione umana. Non stupisce che in tale marasma succeda di tutto. La sinistra si dilania dopo aver riportato una vittoria elettorale schiacciante, prevedibilissimo, e si autodistrugge per litigarsi le spoglie dell'orso ancora da catturare.

Un fenomeno comune anche a destra, dove nella tempesta egocentrica anche i "service" e gli ordini stessi del padrone, faticano ormai a raggiungere la meta. La paura di una prossima sconfitta innesca la lotta per il ridispiegamento all'opposizione e la successione al liftato, occupazione molto più in voga che provare a sovvertire le previsioni di sconfitta. A sinistra, infilatisi nel classico cul de sac, adesso hanno deciso per le primarie; saranno contenti i Pasquini. Il Pasquino di Bologna che vede finalmente coronato il suo sogno, gli emuli di Pasquino de Roma che avranno materiale a volontà. Primarie sciocchine, un po' inutili, un po' facete. Servono a legittimare Prodi e a dare un po' di visibilità ai candidati fintamente concorrenti. Significano anche una campagna elettorale nella campagna elettorale, per ottenere un risultato scontato; le primarie "vanno governate", è stato detto fin da subito. In ogni caso alla visibilità non rinuncerà nessuno, e i service magari godranno dell'assenza d'attenzione dei concorrenti, e della sinistra, e porteranno a casa qualcosa prima del grande impegno delle politiche.

Si annuncia la candidatura di Mastella, candidati ammessi solo se segretari di partito, pare di capire, visto che ben altre personalità potrebbero concorrere. Forse a votarli andranno solo quelli di destra per far loro dispetto; le primarie hanno senso se sono aperte, non si capisce chi dovrebbe andare a plebiscitare Prodi, e per fare contento chi; il simbolico euro pare addirittura troppo per un tale nonsenso. L'unico che sembra contento e sicuro di sì è Rutelli, che non fa le primarie, ma è forte del contratto con il Service Vaticano e dell'iniezione di polisti in fuga è diventato addirittura arrogante, è evidente come stia già contando i "suoi" posti nel prossimo parlamento; resta da vedere quanti anni impiegherà la sinistra a capire che sarebbe ora di espellerlo da ogni alleanza. Non c'è da stupirsi che poi il paese reale sia messo ancora peggio. Nulla funziona, e non serve neppure denunciarlo. Ad una lettera nella quale il decano dei giuslavoristi, Gino Giugni, denunciava la totale sopraffazione dei meccanismi di accesso all'insegnamento da parte dei novelli, e "messi in proprio", baroni universitari, famelici nel non lasciare briciole ai meritevoli; è seguito l'annuncio di una commissione d'indagine del ministro, una lettera di un insigne collega di Giugni che parla male di lui e dei colleghi che avevano confermato la situazione. Magistratura, politici ed investigatori non hanno dato alcun segno di reazione.

Eppure Giugni arriva buon ultimo, da tempo le vicissitudini dei supereroici ricercatori italiani hanno sostituito nell'iconografia popolare della sofferenza, i tormenti dell'emigrato all'America; vivere con 600 euro mentre magari si costruiscono astronavi è degno di Dickens. Eppure una situazione come quella denunciata da Giugni, assoluta nella sua pervasività, è una palese disintegrazione di diversi diritti costituzionali. E' una vera e propria eversione del nostro sistema formativo. Eversione, magica parola destinata a bollare chi protesta questo stato di cose; ma nel nostro paese può succedere che un ciarliero giudice, in questo caso il signor Di Nicola della Procura di Bologna, riesca ad accusare di attività eversive un gruppo di ragazzi entrato al cinema senza pagare e riceva i plausi delle autorità tutte.

A pochi giorni di distanza, forse disgustato dalle posizioni di alcuni ruttoleghisti che fanno campagna contro gli stranieri stupratori, forse emozionato dall'interesse della stampa, ha espresso dal profondo la convinzione che la "legalità" sia minacciata serissimamente, e in prima istanza, dalle ripetute dimostrazioni di scarso rispetto della stessa, messe in scena dal Presdelcons in ogni occasione; non ultima l'esaltazione dell'economia sommersa. L'infelice accostamento tra adolescenti stupratori stranieri e Presdelcons nostro duce, ha urtato gli animi sensibili più di quanto non abbia fatto il giudizio, pur condivisibile, sulla devastante pericolosità del cattivo esempio; il pesce puzza dalla testa, non è una novità. Di sicuro Di Nicola avrà i suoi problemi ora, e forse non avrà più occasione di ricorrere contro il provvedimento che ha giudicato infondato il suo giudizio. Nel buffo paese che siamo, ha sollevato l'indignazione dei politici dicendo una banalità in maniera maldestra, e ne ha suscitato il plauso diffusissimo con un pesante attacco ai diritti civili.

E' un classico del nostro paese: criminali impuniti, innocenti in galera e giudici in mezzo. Eppure questa impunità di sistema non può essere un valore; non può essere un valore che la società sorvoli su crimini gravissimi, che nessun provvedimento abbia effetto contro la grande rapina; che la finanza sia praticamente libera porre in essere qualsiasi reato contando su complicità estese, complicità a loro volta irresponsabili, basti la considerazione che nemmeno nello scandalo Parmalat sono state sanzionate le colpevoli complicità di chi aveva il dovere istituzionale di controllo; molto istruttivo il carnet delle frequentazioni tra vertici Parmalat e vertici dei Corpi dello stato. Istruttivo quanto passato in giudizio senza colpo ferire. In effetti con il crollo delle ideologie è sparito ogni riferimento, la furia liberista ha trasformato i progressisti in conservatori e minato parecchie identità, quasi tutte.

La mancanza di identità provoca a sua volta il crollo della capacità sanzionatoria, difficile condannare chi si batte per il proprio stesso dio, l'interesse privato. Non manca qualche Merlo che parla ancora a vanvera del carattere dei comunisti e di quanto ostacolino il mercato, ma non fa primavera. Perfettamente in linea il dato, secondo il quale si abbassano le pene per i reati finanziari, preferendo le eterne ragioni dei più avidi all'interesse dei più. Per rimediare a questo triste quotidiano, secondo un guru dei service, quale appunto Velardi, occorrerebbe un leader, o più leader, ma, ammette sconsolato, non ce ne sono in giro. Forse Velardi ha in mente la figura di un leader come un prodotto, un attore da rifilare agli stolti, mentre il service si occupa della politica, e dell'organizzazione del traffico. Se sarà lungimirante, riusciremo forse a vedere candidato anche Costantino, a patto che abbia passato i sessant'anni; perché la politica gruppettara è più simile alla mafia che ad un'arena aperta e i mammasantissima falliti che si sono mangiati il nostro futuro, si tolgono dai piedi solo quando muoiono. Ritornando alle metafore ittiche, nel nostro paese nessuno si è mai sognato di cambiare l'acqua al pesce, e anche la grande novità delle primarie è solo la stessa acqua rimestata.

Non possiamo sperare in alcun programma, non possiamo sperare in nessun rimedio, possiamo solo concederci il lusso di conservare la coscienza della realtà, senza consegnarla ai servi(ce) e ai signori che pagano le loro fatture. I cittadini comuni sono si possono permettere nessun service, in questo momento possono solo permettersi di assistere composti e contare le monetine per arrivare a fine mese. Nessuno vuole essere scambiato per un pericoloso sovversivo, a quei pochi un po' meno timidi, gli fanno un service così nell'indifferenza generale. Timidi o no, il conto della rapina lo pagheremo caro, e lo pagheremo tutti; come pagheremo cari, e a lungo, i danni "di sistema" provocati dagli scassinatori dei forzieri pubblici; possiamo essere sicuri che prima o poi il programma di rientro da questa follia, qualcuno ce lo presenterà, sia l'Europa o la storia; sarà il conto dei danni fatti dai servi(ce) negli ultimi venti anni.

mazzetta
[e-mail omessa]

fonte:ReporterAssociati.org 

Militari di leva potranno lasciare dall'1 luglio

venerdì 24 giugno 2005, 20:43
ROMA - Gli ultimi giovani chiamati a fare il servizio di leva obbligatorio lasceranno le caserme con qualche mese di anticipo. Il consiglio dei ministri ha infatti accolto la proposta del ministro della Difesa Antonio Martino di anticipare al 30 giugno 2005 la fine della leva obbligatoria. Lo rende noto lo stesso ministro con un comunicato. Pertanto, si apprende dalla nota, i militari di leva dell’Esercito, della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare ancora in attività potranno, dal 1 luglio 2005, ove lo desiderino, chiedere l’immediata cessazione del servizio. Il ministro, si aggiunge nella nota, in tal modo ha mantenuto l’impegno assunto in sede parlamentare, e soprattutto ha voluto così rispondere alle attese degli ultimi giovani chiamati alla leva del 2004.

24 giugno 200

fonte: corriere.it 

Premio Nobel a Veronesi

giovedì 23 giugno 2005, 23:46
«Umberto Veronesi merita il premio Nobel». Potrebbe essere l’affermazione di una delle tante donne guarite dall’oncologo milanese. Non meraviglierebbe nessuno. A sostenerlo però è un big della chirurgia americana, Patrick Borgen, capo del dipartimento che si occupa di tumori al seno del più grande centro oncologico americano: il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York.
L'oncologo ed ex ministro della Sanità Umberto Veronesi (Infophoto)
Durante un convegno internazionale a Milano Borgen ha sottolineato come venga proprio dagli States un’inattesa candidatura di Veronesi al Nobel 2006 per la medicina. Perché secondo la prassi le candidature devono essere presentate entro il 31 gennaio e la decisione si prende a settembre: salvo colpi di scena quindi il 2005 avrebbe già le nominations. Comunque, 2005 o 2006, a proporre Veronesi alla commissione per i Nobel sono state, all’unanimità, due potenti società scientifiche americane: la Sso ( Society of Surgical Oncology , cioè i chirurghi dei tumori) e l’Assbd (American Society for the Study of Breast Diseases , ossia gli specialisti delle malattie del seno). La lettera indirizzata ad Urban Ungerstedt, coordinatore del comitato per il premio alla medicina, è come se fosse firmata da 1.800 chirurghi americani. L’appello pro Veronesi porta la data del 20 marzo. In seguito, a rafforzamento, è stato costituito anche un comitato internazionale di appoggio alla candidatura con un nuovo documento datato 6 maggio e sottoscritto da oncologi del calibro di Franco Cavalli (Svizzera), Martine Piccart (Belgio), Ulrik Ringborg (Svezia), Hiram III S. Cody (Usa).
Spiega Borgen: «Veronesi merita questo premio come scienziato e come uomo. Nel 1969 presentò la sua ipotesi all’Organizzazione mondiale della Sanità, partendo da studi di laboratorio (lui è anche anatomopatologo), e ha sfidato un dogma: quello della chirurgia distruttiva e massacrante, consacrata dai "maestri" di allora, come unica speranza contro un tumore. Poi le pubblicazioni scientifiche e la prima pagina del New York Times . Con l’avvio di una nuova filosofia della cura dei tumori». Borgen ricorda come il giovane Veronesi perse all’epoca molti potenti amici americani: «Ai congressi veniva additato come traditore e diversi Istituti non lo invitarono più perché non gradito». Eppure dall’80 ad oggi ben due milioni di donne americane hanno salvato il seno e sono guarite dal tumore grazie alla quadrantectomia, la tecnica conservativa firmata Veronesi.
Nella lettera al comitato per i Nobel è scritto anche: «Si stima che negli Usa nel 2005 saranno operate così oltre 200 mila donne, l’80 per cento delle colpite da un cancro al seno». Nemo propheta in patria viene da commentare di fronte a questi numeri: in Italia, infatti, solo il 53 per cento degli interventi per il tumore al seno sono stile Veronesi. Mentre il resto d’Europa (Francia, Gran Bretagna, Svezia, Germania, ecc.) lo consacra con oltre il 90 per cento d’interventi conservativi. Un’obiezione: i Nobel ai chirurghi sono rari. Borgen obietta: «Non si tratta solo di una tecnica chirurgica. Dietro c’è l’intuizione che le metastasi dipendono dal tipo di cellula del tumore, che le cellule neoplastiche si muovono secondo uno schema ben definito (i nuovi studi sul linfonodo sentinella ne sono una prova), che la radioterapia è fondamentale». Eppoi l’idea di guarire senza distruggere la femminilità e la qualità della vita. Una rivoluzione. Nel 1981 quell’articolo sul New York Times destabilizzò un dogma della medicina e Veronesi divenne un simbolo per la donna americana, che cominciò anche a chiedere test per la diagnosi precoce consapevole che un tumore preso in tempo non avrebbe più inciso sulla sua femminilità.
Mario Pappagallo
20 giugno 2005

 

fonte: Corriere.it

Croce Rossa su fondo bianco: out

giovedì 23 giugno 2005, 23:23

Attn :National Societies and Regional Delegations


Geneva, 30.05.2005
Ref: The additional emblem



N.S. BRIEFING NOTE: On the additional emblem


Dear colleagues,

Please find below some initial guidance for Red Cross and Red Crescent communicators on the issue of the draft Third Additional Protocol to the Geneva Conventions and the additional emblem they contain. This information note was jointly drafted by the ICRC and the International Federation.

We hope you will find this useful. More material can be found on the ICRC's and International Federation's web sites and more information will follow as relevant.

With best regards,

Antonella Notari CICR
Siân Bowen IFRC




The additional emblem


Background information for ICRC, Federation and NS communicators

The Swiss government has sent on 27th May 2005 a note to its Embassies to be handed over to the Ministries of Foreign Affairs of all States Parties to the Geneva Conventions.

This note informs them on the progress made in relation with the possible convening of a Diplomatic Conference on the draft of the Third Additional Protocol to the Geneva Conventions, which creates an additional emblem for the international RC/RC Movement. The Swiss Government has undertaken a round of initial consultations these past months, which has shown that the substance of the Third Additional Protocol continues to have a broad support but that opinions differ on the appropriate moment for convening the Diplomatic Conference.

The note sent by the Swiss Government is not a formal invitation to the Diplomatic Conference. It formally enlarges the consultation phase to all States Parties and asks them to pronounce themselves on the rules of procedure for a Diplomatic Conference.

The note mentions in particular that "(the Swiss Government) will pursue its consultations (with States Parties) and undertake the necessary preparatory steps so as to be in a position to convene the Conference at short notice for the end of October (2005), should this be the predominant will of the States Parties".

We expect the Ministries of Foreign Affairs of all States Parties to receive the note shortly via the respective Swiss embassies.

Public communication guidance

In this phase, the International Committee of the Red Cross (ICRC) and International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies (Federation) will not take an active stance with the media. This phase is essentially diplomatic and political and is being led by the Swiss authorities. Questions on the process itself will be referred to the Swiss Ministry of Foreign Affairs in Berne:

Press and Information Service
Bundeshaus West
CH-3003 Berne, Switzerland
Tel.: (+41) 031 322 31 53
Fax: (+41) 031 324 90 47 / 48
E-mail : [e-mail omessa]



We will, however, respond if contacted by important media with the messages below. The outcome of the Diplomatic Conference is very important for the international Red Cross and Red Crescent Movement and we should send a positive message to the media, when asked, and speak about the opportunities created by the additional emblem.

Once the additional emblem is adopted, a phase in which the international RC/RC Movement as a whole is directly involved will begin. Our communications will become more active, starting with a statement welcoming the outcome of the Diplomatic Conference itself. (Should the Conference fail or not take place, a public statement will still be needed, of course).

Key Messages

1) The ICRC and the Federation warmly welcome the formal initiative of the Swiss Government, which constitutes one step forward to finding a comprehensive and global solution to the emblem issue.

2) The main message (in response to the question why do we need an additional emblem?):

The additional emblem provides the international RC/RC Movement with three opportunities:

•An additional protective device for use in armed conflicts where the existing emblems are perceived to have a political or religious connotation.
•An emblem that can be used by National Societies awaiting recognition that do not wish to use the existing emblems (e.g. MDA in Israel and NS in Eritrea).
•An additional indicative device that existing National Societies may, in the future, decide to use to identify themselves as part of the international RC/RC Movement.

3) The additional emblem is free from any political, religious or cultural connotations and therefore reinforces the neutrality and independence of the international RC/RC Movement.

4) The additional emblem is equal in status with the existing distinctive emblems.

5) None of the 181 National Societies has to change their existing emblem because of the adoption of the Third Additional Protocol.

We advise to avoid answering in detail on the substance of the draft Third Additional Protocol for it is quite complicated as such and could lead to misunderstandings and misquotes. We suggest remaining general:

6) The Third Additional Protocol was drafted in broad consultation with governments and National Societies, including the MDA in Israel. It proposes a solution that is acceptable to NS that can't use the exiting emblems on their territory.

For more detail on the Third Add. Protocol, you may provide web links and reference materials mentioned (web materials include a Q & A).


More background information for the media

The Diplomatic Conference to adopt the Third Additional Protocol was originally scheduled for October 2000, but was postponed because of the unfavourable political situation in the Middle East.

The Diplomatic Conference brings together all the 191 states that have signed the Geneva Conventions. They can adopt the draft of the Third Additional Protocol by consensus or a two-thirds majority.

The ICRC prepared the text of the draft Third Additional Protocol (additional to the Geneva Conventions of 1949 which have already two Additional Protocols) in consultation with the Federation and after discussions with the joint working group set up by the Standing Commission under the mandate given to it by the 27th International Conference of the Red Cross and Red Crescent dated 1999 (the 27th Conference called for a comprehensive solution to the question of the emblem, see www.icrc.org on this Conference).The text was the result of extensive consultations with governments and National Societies.

The text of this draft, a Q&A and the additional emblem design are on:
www.icrc.org (home > focus > emblem) and emblem materials can also be found on the Federation website at http://www.ifrc.org/who/emblemqa.asp

For additional background, this page on www.icrc.org also contains a PDF file of the booklet Towards a comprehensive solution to the question of the emblem by François Bugnion, the ICRC's director of international law.

What happens after the Diplomatic Conference

The holding of a Diplomatic Conference is the necessary step to reach a solution on the emblem issue. Without it, the international RC/RC Movement can not amend its Statutes.

If the Diplomatic Conference takes place and adopts the Third Additional Protocol, the international RC/RC Movement will need to hold an International Red Cross and Red Crescent Conference to amend the Statutes of the international RC/RC Movement and incorporate the additional emblem.

(It is worth reminding the media that the International Red Cross and Red Crescent Conference is a unique event bringing together high-level delegates from 191 governments, 181 National Societies, the ICRC and the Federation.)

The Magen David Adom (MDA in Israel) and the Eritrean National Society:

When the states of these societies indicate they will adopt the additional emblem, the ICRC can start the process of formal recognition. Once recognized by the ICRC, the Governing Board of the International Federation can provisionally admit them as members and they will formally take their seats at the subsequent General Assembly of the Federation once it has approved the admission. At this stage, it is not possible to be specific about the timing.

(grazie a DelegatoCRI del forum di critrentino.it)

 

 

 

 

E' destinata a sparire la storica croce rossa su fondo bianco che permette, in presenza di un conflitto, il riconoscimento dei volontari del movimento internazionale fondato da Henry Dunant nel 1864. Il suo posto sara' preso da un nuovo emblema: il rombo rosso su fondo bianco (si chiamera' probabilmente 'cristallo rosso'), ritenuto piu' neutro rispetto alla croce. Privo di alcun significato religioso, il cristallo e' maggiormente condivisibile da tutte le 181 societa' che compongono la Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.


Una conferenza diplomatica, che probabilmente sara' convocata entro il prossimo ottobre, dara' il via formale al terzo emblema del movimento. La vicenda - spiega Massimo Barra, vicepresidente della Federazione, reduce da una serie di incontri all'estero sulla vicenda - e' al centro da anni di dibattiti e confronti diplomatici, non sempre sereni. In tutto il mondo, le societa' di Croce Rossa utilizzano l'emblema della croce o della mezzaluna rossa. Unica eccezione e' Israele, che attualmente impiega come proprio simbolo la stella di Davide rossa. Scelta individuale che, venendo meno al principio di universalita' del movimento, non ha consentito finora l'ammissione di questo paese all'interno della Federazione. Tre anni fa, la Croce Rossa Americana ha posto fortemente la questione-Israele, decisa a trovare una soluzione. Tanto decisa che da allora, per protesta, non paga la quota associativa alla Federazione.

La soluzione, sulla quale per ora c'e' un'intesa generale, introduce una distinzione fra emblema protettivo (quello che si utilizza nelle ostilita' e che impone il divieto dell'attacco per gli operatori che lavorano sotto il simbolo) ed emblema indicativo, ossia quello a cui le societa' ricorrono in occasione di iniziative di promozione nazionali. L'ipotesi risolutiva sarebbe quindi che in situazioni di conflitto armato si utilizzera' il 'cristallo rosso' mentre nelle proprie iniziative, in tempo di pace, ognuno continuera' ad utilizzare la croce rossa o la mezzaluna rossa.

Per formalizzare il nuovo emblema serve una conferenza diplomatica degli stati che aderiscono alle convenzioni di Ginevra, che giunga a un protocollo aggiuntivo di modifica delle stesse convenzioni in cui si accetta il terzo simbolo. ''Stiamo lavorando - conclude Barra - perche' questo processo vada in porto e si affrontino con piu' determinazione i problemi concreti e non simbolici''.

Fonte: Vita.it

Opinioni ed altri articoli postati da Shandy su questo argomento:

http://tinyurl.com/b9jev

http://tinyurl.com/82rxf

Programma per la media ...

giovedì 23 giugno 2005, 22:08

Beh ... questo e' solo un programmino che ho trovato nei meandri della rete ... per tutti gli studenti universitari ...

Calcola la media, la graficizza, ci dice se vogliamo una certa media che voto minimo si deve accettare ... il voto di laurea ... sfiziono direi

 

Programma della media: http://www.shandy.altervista.org/_altervista_ht/progmedia.xls

Come si può distinguere ...

giovedì 23 giugno 2005, 21:10

Come si può distinguere un indiano boliviano da un americano comune?
di Dave Lindorff - tratto da www.comedonchisciotte.org 

Gli Inca e Noi
Qual è la differenza tra un Indiano Inca della Bolivia e un cittadino lavoratore stipendiato della middle-class in America?
Risposta: l’Indiano Inca capisce da che parte stanno i suoi interessi, riconosce il fatto che i principali partiti politici sono ladri e operano per interessi di parte, domestici e internazionali, al fine di derubarlo, quindi si unisce a migliaia di compagni che la pensano come lui per scendere nelle strade e rimuovere dal palazzo imbroglioni e ciarlatani, usando ogni mezzo, dai bastoni ai candelotti di dinamite. L’Americano, al contrario, viene facilmente raggirato dai politici, che usano “argomenti chiave” come aborto, matrimonio tra gay, difesa contro il “terrore” o appendendo i 10 comandamenti su edifici pubblici per far sì che lui o lei votino contro i propri reali interessi.
    Risultato: la Bolivia ha appena visto un presidente corrotto rimosso dal potere e i suoi successori scoraggiati (per ora) a replicarne le gesta, ed è sul confine di una possibile trasformazione rivoluzionaria per molti aspetti, primo tra tutti la scelta se aprire o meno le considerevoli riserve di gas naturale del Paese al saccheggio da parte delle compagnie petrolifere internazionali. Gli USA, nel frattempo, hanno recentemente dato il via a perforazioni nel fragile ecosistema artico (e nelle terre dei nativi), continuano a depredare altre aree ecologicamente fragili, particolarmente in acque costiere, stanno per approvare un altro patto di “commercio libero” che produrrà un massiccio spostamento di posti di lavoro al di fuori del paese e stanno rubando ai lavoratori i benefici conquistati per le pensioni, pianificando allo stesso tempo la dismissione del sistema di Previdenza Sociale, il tutto tra scarsissime proteste organizzate da parte dell’opinione pubblica. Il congresso ha addirittura approvato la revoca della tassa sugli immobili, cosa di cui hanno beneficiato solo le persone con capitali oltre $1.6 milioni ($3.2 per una famiglia)! E il pubblico applaude.
    Che cosa può spiegare questa enorme differenza di consapevolezza e azione politica a riguardo delle chiare minacce da parte delle classi ricche e potenti verso il benessere della maggioranza?
Io suggerirei che questo è il collasso della comunità negli USA.
In Bolivia, come in molti paesi in via di sviluppo, le persone comuni, che spesso non hanno nemmeno accesso alla televisione, hanno un forte senso della comunità. Si incontrano regolarmente e naturalmente in luoghi di aggregazione sociale – mercati rionali, piazze, chiese e feste – dove possono discutere delle loro esperienze e preoccupazioni comuni.

Gli Americani sono sempre più polverizzati e collegati gli uni agli altri solo attraverso la mediazione di mezzi elettronici per l’intrattenimento di massa, che riferiscono solo la versione ufficiale della realtà. Ci spostiamo dalle nostre case ai posti di lavoro in automobili isolate, dal cui interno possiamo vedere altri veicoli ed i loro conducenti principalmente come ostacoli o rivali, il cui solo significato per noi è che questi interferiscono con la nostra possibilità di raggiungere la nostra destinazione. Al lavoro operiamo in ambienti neofeudali, che scoraggiano discussioni aperte, che puniscono i liberi pensatori e che hanno attaccato e ampiamente distrutto qualsiasi senso di azione collettiva estromettendo virtualmente dalla scena i sindacati tramite una legislazione dedicata.
    Nel frattempo, nelle nostre comunità, la maggior parte di noi vive in case singole isolate, con barriere verdi o alte staccionate che ci separano dai nostri vicini, partecipando a funzioni religiose che, fornendo da una parte un limitato senso di comunità, dall’altra contribuiscono a dividerci sempre più – una chiesa divisa dall’altra (o divisa da chi non appartiene ad alcuna chiesa)- invece che unirci. In quei pochi contesti in cui potremmo essere a stretto contatto gli uni con gli altri – al supermercato o in palestra- ci infiliamo degli auricolari nelle orecchie e sintonizziamo la radio o il nostro lettore MP3 in modo che non dobbiamo avere rapporti con gli altri, eccetto le relazioni commerciali.

Così c’è poco da meravigliarsi che siamo stranieri perfino ai nostri vicini e che stiamo combattendo – perdendo quasi sempre – le nostre battaglie individuali per la sopravvivenza, mentre gli Inca Boliviani stanno marciando in massa per difendere i loro diritti.
Dave Lindorff è l’autore di  Killing Time: an Investigation into the Death Row Case of Mumia Abu-Jamal. Il suo nuovo libro di articoli da CounterPunch si intitola "This Can't be Happening!" è pubblicato da Common Courage Press. Informazioni su entrambi i libri e altri lavori di Lindorff possono essere reperite su  http://www.thiscantbehappening.net/.

Potete scrivergli all’indirizzo: [e-mail omessa]
Fonte:www.counterpunch.org
Fonte: http://www.counterpunch.org/lindorff06132005.html
13.06.05
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Milho (http://Milho.ilcannocchiale.it)  

Fonte: www.disinformazione.it

Il Segreto della Repubblica

giovedì 23 giugno 2005, 21:09

Tratto da: "Il Segreto della Repubblica. La verità politica sulla strage di Piazza Fontana" di Fulvio e Gianfranco Bellini. A cura di Paolo Cucchiarelli, Selene Edizioni, 2005, pag. 182, euro 13 (c) 2005 Selene Edizioni - Information Guerrilla ringrazia l'Editore per la gentile concessione

Il Segreto della Repubblica
Premessa alla 2a edizione di Gianfranco Bellini
Tratto da www.informationguerrilla.org

    Molti anni fa, il compianto Primo Moroni (leggendario animatore della Libreria Calusca di Milano) mi fece sapere che un giornalista romano lo aveva contattato per chiedere notizie del libro "Il Segreto della Repubblica" a firma Walter Rubini. Primo sapeva perfettamente chi si celasse sotto lo pseudonimo di Walter Rubini: aveva “spinto” il libro attraverso una distribuzione speciale destinata ai compagni del movimento, che numerosissimi frequentavano la libreria. Fu così che incontrai Paolo Cucchiarelli.
Paolo era interessato al libro e a capirne gli antefatti. Voleva inoltre incontrare mio padre, cosa che puntualmente avvenne. Dopo un periodo di reciproca cautela, iniziammo a sentirci regolarmente. Oggi, quel lontano incontro si è concretizzato nella richiesta di Paolo di procedere alla ristampa de Il Segreto della Repubblica. 
    Ho accettato la proposta con una certa fatica: si trattava di riprendere una storia di per sì non piacevole (si parla comunque di bombe) e per me particolarmente gravida di ricordi. Al pari di tutta la generazione di cui faccio parte, la mia gioventù (la mia vita) è stata violentemente segnata dalla bomba di Piazza Fontana e dalla “strategia della tensione” nei suoi due momenti: “stragismo nero” e tentativi golpisti con la guerra tra bande degli “opposti estremismi”, terrorismo “chirurgico” e guerra civile strisciante della lotta armata.
Il tutto si concluse con la repressione di massa e con la grande normalizzazione dell’epoca craxiana, l’ottundimento di un’intera generazione zittita da un consumismo basato sui debiti.
    Ricordo perciò perfettamente i morti, gli arresti, i furibondi scontri di piazza, i giovani di allora caduti nelle trappole (astutamente tese) degli opposti estremismi, dell’eroina, del terrorismo nero prima e rosso poi.
E ricordo la fortissima motivazione che mi spinse, nel periodo a cavallo tra il 1977 e il 1978, a spendere un anno di vita per scrivere, insieme a mio padre, questo libro.
Un libro che ha una sua storia che vale la pena di raccontare.

Come nacque "Il Segreto della Repubblica"
1975: momento culminante della grande avanzata della sinistra, iniziata nel 1968 con la rivolta studentesca e continuata nel 1969 con la grande stagione rivendicativa e unitaria delle lotte operaie dell’autunno caldo. Nel mezzo, la grande lotta di resistenza per bloccare quella che sembrava esclusivamente una controffensiva “di classe”: le bombe (utilizzate con spietata puntualità ogni cinque-sei mesi), l’aggressività delle squadracce missine, i tentativi di colpo di stato, più o meno dichiarati e credibili.
    Il Paese aveva reagito e si era rafforzato nella grande battaglia difensiva. L’ultimo baluardo da espugnare era quello della minaccia della sedizione militare. Un anno prima, il 1974, il referendum sul divorzio aveva dimostrato come il Paese si fosse ormai liberato dalla pesante ipoteca confessionale su cui si era basato il potere della Dc per trenta lunghi anni, aprendo così la strada alla vittoria delle sinistre e a una reale speranza di cambiamento.
Fu proprio allora che si registrò l’ultimo vero tentativo golpista.
    Un complotto molto articolato e pericoloso, anzi il più pericoloso, perché ordito fuori dalla Dc e contro la Dc stessa. Fu bloccato in extremis dall’intervento di Giulio Andreotti che, alcuni giorni prima che scattasse l’“ora x”, nell’agosto 1974, fece spostare una decina di alti ufficiali da un incarico all’altro. Il “Drago Scarlatto” (questo il nome in codice del complotto) confermava pienamente le preoccupazioni espresse da Enrico Berlinguer, allora segretario del Pci, sul rischio del ripetersi in Italia del sanguinosissimo colpo di stato organizzato l’anno prima in Cile dagli americani (sotto la direzione di Henry Kissinger).

    Inoltre, nel 1974, moltissimi giovani del baby boom, già testimoni e protagonisti del 1968 e del 1969, nonché in parte provenienti dai vari gruppi di autodifesa della sinistra (servizi d’ordine), stavano esaurendo le possibilità di rinvio per ragioni di studio della leva obbligatoria. Centinaia di sperimentati militanti dell’estrema sinistra, migliaia di ex studenti e laureati, semplicemente di sinistra, e molti altri simpatizzanti furono, così, incorporati nelle forze armate come soldati e ufficiali di complemento. La presenza nei corpi militari di questi giovani sui ventiquattro-venticinque anni fu decisiva: essi disponevano di una consolidata coscienza politica, di un’elevata disponibilità alla lotta e al sacrificio e dell’attitudine organizzativa ereditata dai periodi precedenti. Gli “anziani” politicizzati si collegarono con le reclute diciottenni sulla base comune del giuramento reso alla carta costituzionale. Tanto bastò per trasformare l’esercito di leva in una forza non solo aliena a qualunque mena golpista, ma anche un baluardo della democrazia in grado di reagire con determinazione a un tentativo eversivo. Non si trattava certo di una svolta rivoluzionaria come quella che il 25 aprile del 1975 aveva portato il Portogallo nella “rivoluzione dei garofani”, ma era sicuramente una svolta in senso democratico.
    Nel dicembre 1975, si tenne a Roma l’assemblea generale del movimento dei soldati, ove si riunirono (clandestinamente ma non troppo) i rappresentanti di tutti i corpi delle forze armate: dai paracadutisti ai lagunari e agli artiglieri, dai granatieri di Sardegna ai bersaglieri e ai carristi, dagli alpini ai pontieri e alla brigata missili. La sola eccezione fu quella dei carabinieri.
Questa assemblea, a mio avviso, segnò la conclusione della prima fase della “strategia della tensione”: quella basata sullo stragismo e i colpi di stato militari.
Fu così che il periodo della grande avanzata elettorale delle sinistre, con le elezioni regionali e amministrative del 1975 e le politiche anticipate del 1976, si svolse in una relativa calma sotto l’attenta garanzia dei giovani del ’68 in armi. Purtroppo, però, molte delle attese di cambiamento (tra le quali c’era, a buon diritto, la verità sulla strage di Piazza Fontana) andarono rapidamente deluse.

    I nuovi rapporti politici ed elettorali usciti dal “biennio rosso” 1975-1976, benchè estremamente favorevoli alla sinistra, non produssero quel rinnovamento e quella modernizzazione della realtà italiana, ormai non più procrastinabile. Durante il periodo del governo della “non sfiducia”,(1) maturò il disincanto di moltissimi militanti e simpatizzanti di sinistra.
Alcuni di questi, per reazione (e in piena buona fede), andarono a formare la base di massa della cosiddetta “lotta armata”. Essi furono l’inconsapevole “brodo di cultura” della seconda fase della strategia della tensione basata sulle tecniche dell’infiltrazione nel terrorismo di sinistra.
L’unico elemento costante nelle due fasi della strategia della tensione fu l’obiettivo: l’onorevole Aldo Moro. E questo, a mio modesto avviso, non perché Moro fosse un pericoloso sovversivo o un agente di Mosca, ma semplicemente perché era troppo imprevedibile, intelligente, spregiudicato, furbo e, in ultima analisi, indipendente per i padroni (americani) dell’Italia.

Le vicende del libro
Tornando a casa dal servizio militare, alla fine del 1976, ero quindi convinto che la “strategia della tensione” fosse un capitolo ormai archiviato e che fosse giunto il momento di partecipare alla ricostruzione dei fatti.
    Per questa ragione, convinsi mio padre, con il quale avevo a lungo discusso degli eventi del 1969, a mettere “nero su bianco” una ricostruzione basata sulle molte informazioni inedite di cui egli disponeva.
Il lavoro di preparazione, raccolta e vaglio dei documenti, iniziò subito e durò alcuni mesi. In seguito, procedemmo alla stesura del testo, un lavoro particolarmente accurato e sofferto. Bisognava infatti evitare assolutamente qualunque appiglio formale e una qualsiasi querelle legale che potesse innescare un processo di disinformazione sul libro. Fu un lavoro snervante, di massima concentrazione, mentre intorno a noi il panorama politico cambiava rapidamente. Era l’epoca in cui le “nuove Brigate rosse” iniziavano l’escalation militare che culminerà col rapimento di Aldo Moro.     

    Infatti, quando il libro era ormai pronto arrivò il primo inaspettato ostacolo: il rapimento di Moro, appunto. 
Visto che il libro stesso si imperniava sulla figura del politico democristiano, il rapimento ci obbligò a un rinvio forzato: non era possibile pensare alla pubblicazione del Segreto durante la lunga agonia dello statista pugliese. Alcuni mesi dopo la tragica fine di Moro ci decidemmo, e il libro venne presentato alla casa editrice Feltrinelli (che, tra l’altro, aveva pagato un anticipo). Ma con la morte di Moro e la coda di polemiche (e operazioni dei servizi segreti) che ne era scaturita, la situazione si era ormai fatta complicata. Fu così che l’allora responsabile editoriale decise di non pubblicare il libro, probabilmente per non esporre direttamente la casa editrice. In cambio, propose una soluzione di compromesso: un’edizione indipendente del libro e la sua diffusione su scala nazionale, utilizzando la distribuzione della Feltrinelli stessa.
    In effetti, alla fine del 1978, in piena caccia alle streghe e con i servizi segreti scatenati, pubblicare un libro sui mandanti della strage di Piazza Fontana e sul ruolo di Moro e Andreotti era una cosa veramente da pazzi.
Per chi non abbia vissuto quei momenti, è bene ricordare quanto fosse facile allora morire in un attentato, e come dietro le sigle terroristiche si potesse nascondere qualunque cosa, come dimostra l’esecuzione del giudice Emilio Alessandrini, il 29 gennaio 1979, da parte di un commando di Prima Linea (seconda formazione terroristica del Paese dopo le Brigate Rosse).(2) L’omicidio di Alessandrini, oltre a essere assolutamente oscuro nel movente,(3) ebbe delle conseguenze fondamentali nel tormentato panorama politico dell’epoca. La notizia della morte del coraggioso giudice, verso il quale il rispetto della sinistra, anche rivoluzionaria, era assoluto (e ben riposto), provocò un moto di reazione da parte di tutta la magistratura, che da quel momento non fece più alcun distinguo tra chi propugnava e conduceva la cosiddetta “lotta armata” e chi in Italia si dichiarava “né con lo stato né con le brigate rosse”, cioè coloro che si rifiutavano di considerare eroi quei personaggi che appena dieci anni prima avevano incominciato a “colpire obiettivi civili in stato di pace”, obiettivi del loro stesso paese. Quindi, l’omicidio Alessandrini potrebbe indicare il passaggio a una nuova fase della “strategia della tensione” che persegue obiettivi “secondari”, quelli legati all’annichilimento della sinistra antagonista in Italia e alla repressione giudiziaria di massa quali premessa della “normalizzazione” del Paese, nonché del rinvio a tempo indeterminato della verità sulle stragi di Stato.

    Ripensandoci dopo anni, la proposta della Feltrinelli di distribuire il libro fu veramente coraggiosa e decisiva, e confermava anche la sua tradizione “militante”. Purtroppo non potemmo rallegrarcene con il propugnatore dell’idea perché morì poco dopo in un incidente stradale.
Con la disponibilità della Feltrinelli in tasca, mi assunsi il ruolo di editore e stampai Il Segreto della Repubblica grazie ai soldi raccolti tra compagni, amici e amiche. Il primo passo dell’operazione fu l’acquisizione (a titolo gratuito) della Flan, la piccola casa editrice di Alessandro Previdi. Vale la pena di raccontare cosa fosse la Flan.
Alessandro Previdi (coraggioso partigiano combattente, giornalista e amico di famiglia) aveva creato la Flan qualche anno prima per permettere la stampa del libro "L’assassinio di Enrico Mattei" a firma sua e di Fulvio Bellini, mio padre. Il libro, rifiutato da ogni editore, aveva riaperto il caso del presidente dell’ENI, caduto col suo aereo nel 1962 alle porte di Milano, a Bascapè. Il libro uscì nel 1970. Oggi, si sa che Mattei fu ucciso e che probabilmente gli ispiratori e organizzatori dell’attentato furono gli aderenti al “partito americano”. Ma, nel 1969, Mattei non era annoverato tra le pur tante vittime del “terrorismo di Stato” targato USA. Anzi i collaborazionisti nostrani avevano deciso che il capo dell’ENI doveva, per tutti, esser stato vittima di un fortuito incidente. Fu così che intorno al libro si distese subito una vera e propria cortina del silenzio durata due anni, a dir la verità non perfetta e certe volte persino comica.(4)
    L’ostracismo del potere fu infine lacerato da un lungimirante produttore cinematografico che acquistò i diritti del libro e produsse l’ottimo film, Il caso Mattei (1972), interpretato da Gian Maria Volontà Con nostra grande sorpresa, il successo travolgente del film non mutò però di molto la situazione del libro della Flan che, ovviamente, doveva restare nell’oblio del silenzio di Stato.
Ma poiché il caso era ormai aperto, si scatenarono i ben noti profittatori italici. A partire da un cineasta che cercò addirittura di accreditarsi come autore della storia, fino alle “grandi firme” del giornalismo italiano che, copiando di sana pianta il libro, senza però citarlo, cercarono di inserire dubbi e “variazioni sul tema”.
Un vecchio metodo della disinformazione, inventato dai servizi segreti inglesi, in particolare dalla sezione della guerra propagandistica del Foreign Office inglese, l’IRD(5). Vale la pena ricordare che l’IRD all’epoca raggruppava un bel po’ di giornalisti e scrittori inglesi autori di una gloriosa storia di falsi, disinformazioni e interventi culturali anticomunisti. Nel meno recente passato, il più famoso collaboratore a tempo pieno dell’IRD fu certamente l’“anarchico” George Orwell, l’autore di 1984, quello del “grande fratello”. La lista dei collaboratori dell’IRD nel periodo 1968-1978 è, comunque, rintracciabile.(6) Come vedremo dopo, almeno una delle testate “influenzate” dall’IRD, The Observer, ebbe un ruolo centrale nelle vicende italiane legate alla bomba di Piazza Fontana. Ma torniamo a noi. 

    Dopo l’esperienza de "L’assassinio di Enrico Mattei", in famiglia eravamo ormai assolutamente smaliziati e privi di eccessive illusioni sulla sorte del nuovo libro. E non avevamo torto: puntualmente, l’arrivo nelle librerie de Il Segreto della Repubblica fu accolto dalla ormai sperimentata congiura del silenzio. A dir la verità, questa volta più drastica della precedente, e con una copertura quasi assoluta: dall’estrema sinistra “rivoluzionaria” ai grandi partiti popolari, fino alla stampa indipendente. Sorpreso nella mia ingenuità e buona fede, ottenni la conferma dell’esistenza di un “ordine di servizio superiore” da un amico, un giornalista della redazione di Panorama ora ai vertici della televisione. Oggi, quindi, apprezzo ancor di più l’unica recensione dell’epoca: quella di Ottobre, quotidiano dell’estrema sinistra filosovietica diretto da Antonello Obino. Un giornale importante che, purtroppo, uscì per un mese soltanto.
    Comunque, con grande costernazione dei molti attivisti del silenzio di Stato, la distribuzione del libro garantì la vendita di oltre cinquemila copie, consentendo così di coprire le spese, ma soprattutto di innescare quella catena di eventi che oggi ha portato a questa ristampa.
Fu così, magari anche per un po’ ripicca, che qualche tempo dopo mi fu recapitato a casa un libro svuotato contenente una bomba, predisposta per esplodere al momento dell’estrazione dalla custodia di cartone. La mia buona stella, una certa dose di prudenza e di addestramento mi fecero scoprire il trucco (il che probabilmente mi salvò la pelle). Dato che personalmente non avevo nessun dubbio sulla provenienza del gentile omaggio, ben mi guardai dal chiamare organi dello Stato e denunciare il fatto.
    Insieme ad alcuni compagni del Casoretto (in particolare “Bongo” che mi accompagnò con la sua 500, io non possedevo auto) gettai, quindi, la bomba nel fiume Lambro (laddove attraversa l’omonimo parco di Milano). Il tutto si concluse con una bella colonna d’acqua (biologicamente pura, tanto il fiume era inquinato!).
Decisi, infine, un ultimo tentativo per rompere la cortina del silenzio. Un  tentativo  basato sul fatto che Sandro Pertini, socialista, partigiano, era diventato presidente della Repubblica. In quanto presidente della Repubblica Pertini presiedeva il Consiglio Superiore della Magistratura, e una sua “parola”, circa i mandanti della strage di piazza Fontana, non poteva andare nel vuoto. Feci, perciò, appello ad alcuni compagni della disciolta banda (“vecchietti” sempre ben disposti quando si trattava di “rompere le scatole” al potere), per l’occasione integrati con giovani del centro sociale Argelati. Feci preparare due manifesti, in bianco e nero: il primo con una lettera aperta al compagno Pertini in cui si riassumeva il libro e si denunciava il fatto che gran parte dei “segreti” su piazza Fontana erano a disposizione di tutti, bastava cercarli in alcune librerie (nascosti negli scaffali, certo). Nel secondo, organizzai una compilation con una decina di fotografie, da Saragat in giù, appartenenti a coloro che ormai potevo indicare, a chiare lettere, tra i “mandanti” della strage e del tentativo di colpo di Stato. Una specie di scheda segnaletica di gruppo, una sorta di Wanted all’americana. Un libraio fece poi stampare una sovracopertina con la lettera aperta da un lato e “i faccioni” (li chiamavamo così) dall’altro. Ripensandoci, eravamo proprio una bella banda di Pazzi!

    Quindi, aspettammo. Arrivò la notizia che il Presidente-Partigiano sarebbe venuto a Milano per la Prima della Scala: era il momento giusto. Una delle notti precedenti alla Prima, uscii con i compagni ad attacchinare i manifesti – anni di serate passate con colla e pennello ci permisero di fare un lavoro rapido e accurato, un’affissione sufficientemente  estesa e numerosa (un migliaio di pezzi), ma soprattutto difficile da staccare.
Pensavamo di aver raggiunto l’obiettivo: secondo le nostre intenzioni, Pertini,  nella sua libera passeggiata per le vie di Milano (il Presidente-Partigiano amava ritornare “normale” durante le puntate nella città che lo aveva visto trionfatore il 25 aprile 1945) avrebbe potuto vedere uno dei manifesti e, data la sua innata curiosità, magari incuriosirsi e informarsi. Poi, da cosa nasce cosa... Ma tutto andò in fumo: la prevista visita di Pertini era stata annullata. Così, senza altre spiegazioni. Organizzai così una “seconda” uscita del libro, questa volta nelle librerie militanti e con la sovracopertina (oggi, non dispongo più di questo “reperto”, avendo distrutto tutto per evitare di facilitare il compito della polizia in caso di perquisizione; forse qualche lettore, in un angolo buoi della propria soffitta potrebbe ancora avere questo vecchio cimelio).
    Questo ultimo episodio segnò la fine degli sforzi miei e dei compagni per fare luce su piazza Fontana. Del resto, all’epoca ero sufficientemente sicuro che in tempi brevi me l’avrebbero fatta pagare e non volevo rischiare più di tanto. Ma, fortunatamente, non incappai in nessuna retata, che all’epoca erano all’ordine del giorno (mio fratello Andrea sì, si fece nove mesi di carcere preventivo e poi arrivederci e un grazie, con una bella assoluzione). Nè subii altri attentati. Comunque, tutto finì lì, in un’ovattata coltre di nebbia, come di quelle che a Milano (ahimè non si vedono più.
    Poi il silenzio, per una ventina d’anni, interrotto da qualche sporadico riferimento alla tesi del Segreto e da qualche intervento dei successori della IRD.(7) Questa è, in breve, la storia de Il Segreto della Repubblica.
Vediamone ora le conseguenze.

Le conseguenze
La conseguenza più evidente di questo libro è contenuta nel rinvio a giudizio per la strage di Piazza Fontana predisposto dal giudice Guido Salvini. E questo ha mutato completamente la storia del libro.
    Normalmente, i libri-inchiesta partono da qualcosa di assodato, magari il lavoro di qualche magistrato, se non altro per evitare spiacevoli conseguenze legali, querele e danni che certe accuse possono causare. Prendono atto delle evidenze assodate e dei fatti riconosciuti in sede penale, li collegano e cercano di inquadrarli nel contesto storico per arrivare a conclusioni di tipo generale. Nel caso de Il Segreto della Repubblica è avvenuto il contrario. La ricostruzione storica fatta nel libro (che in trent’anni non ha prodotto nessuna querela) è stata in parte valutata e recepita nella ricostruzione penale. Ci sono voluti decenni, ma è successo. Ed è successo anche, seppure con minore clamore, per il primo libro della Flan, L’assassinio di Enrico Mattei. Ambedue i testi hanno prodotto profonde conseguenze nel mondo giudiziario. Ambedue sono stati letti e studiati da magistrati. Niente male per la vecchia Flan, una ratio del 100 per cento. Ne è valsa la pena. Vediamo, dunque, come la Procura della Repubblica ha citato il libro:
    Tale complessiva ricostruzione trova corrispondenza in un documento molto particolare e precisamente un volumetto, riguardante gli attentati del 12.12.1969 e soprattutto quanto sarebbe avvenuto, sul piano politico/istituzionale, dopo gli attentati stessi, quasi sconosciuto anche agli studiosi del settore e mai preso in considerazione ed analizzato durante le precedenti istruttorie. [ecco qui una conferma successiva della “cortina del silenzio”, N.d.A] Si tratta del breve saggio politico-giudiziario Il Segreto della Repubblica, edito nel 1978 dalle sconosciute Edizioni FLAN e firmato da tale Walter RUBINI.
[...]
    Chiave di volta della ricostruzione operata nel volume pubblicato nel 1978 (che comunque non contiene, in merito all’esecuzione degli attentati, nulla che non fosse già noto alle indagini) è il compromesso, appunto Il Segreto della Repubblica, che sarebbe stato raggiunto il 15.12.1969, subito dopo il solenne funerale delle vittime della strage di Piazza Fontana, fra due ampie aree politiche, una autoritaria e quasi filo-golpista e una più cauta e non disponibile a ridurre gli spazi di democrazia, compromesso che comportava che il Presidente del Consiglio, on. Mariano Rumor, non si adoperasse per la dichiarazione dello stato di emergenza e non decidesse di sciogliere le Camere e che tuttavia in cambio, quale condizione posta dalla componente autoritaria, si desse via libera alla prosecuzione della pista anarchica voluta dal Ministero dell’Interno e si rinunziasse ad approfondire la “pista nera” che il nucleo di p.g. dei Carabinieri di Roma aveva cominciato a battere con successo.
… e come Guido Salvini ha riassunto la tesi del complotto contenuta nel libro:

- scissione del P.S.I. e formazione del P.S.U. nel luglio 1969, presuntivamente appoggiata e finanziata da ambienti americani, e ruolo di tale Partito nei successivi eventi di spinta verso soluzioni autoritarie, noti come “strategia della tensione” conseguenti agli attentati;
- prevista disponibilità, all’interno della medesima strategia (di cui braccio operativo sarebbero stati Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale), del Presidente del Consiglio, on. Mariano Rumor, a decretare lo stato di emergenza e a sciogliere le Camere nella prospettiva della formazione di un governo di centro-destra con l’esclusione del P.S.I.;
- fallimento di tale strategia a seguito dei dubbi e dei tentennamenti a mettere in opera tali scelte da parte dell’on. Rumor, in particolare dopo i funerali delle vittime della strage del 12.12.1969, e conseguente venir meno dell’obiettivo politico degli attentati;
- formazione comunque di un accordo a livello dei più alti vertici politici, compreso l’on. Moro allora Ministro degli Esteri, affinché non fosse sviluppata la pista riguardante l’Aginter Press e Avanguardia Nazionale, delineata nell’appunto del S.I.D. del 16.12.1969 e inizialmente sviluppata da alcune indagini del Nucleo di p.g. dei Carabinieri di Roma (in particolare nei confronti di Delle Chiaie) e di conseguenza avesse sviluppo a livello di indagine di p.g. solo la c.d. pista rossa o anarchica avviata in particolare dal Ministero dell’Interno.

    La descrizione della congiura, un vero e proprio colpo di stato, anche se più soft di quelli che normalmente gli americani organizzavano all’epoca, è chiara e lineare.
Ma oggi, rivedendo il tutto, questa impostazione necessita di qualche precisazione: il fenomeno inquadrato solo su scala nazionale non tiene conto di quel contesto internazionale che, oggi, ho imparato a conoscere e valutare. In altre parole non basta più dire che gli americani “ci hanno provato” in Italia, ma bisogna capire anche perché Domanda alquanto interessante visto che gli inglesi, da parte loro, alla fase “bombarola” della strategia della tensione si sono opposti. Non solo: le successive scoperte, quali la storia di Gladio e del suo referente sovranazionale Stay Behind, inquadrano la strage di Piazza Fontana in una più articolata strategia su scala europea, facendone un argomento di estremo interesse anche per gli altri membri dell’UE. In altri termini, dobbiamo capire il movente, il movente politico vero che ha originato la strategia della tensione: in Italia, certo, ma anche in molti altri paesi europei. E questo, anche dovessimo aspettare altri trent’anni per sentirci dare ragione!

Gianfranco Bellini

Ringraziamenti
Oltre a Paolo Cucchiarelli, senza il quale questo libro non sarebbe stato ristampato, i miei personali ringraziamenti vanno a tutti i compagni che in questi decenni hanno contribuito, in un modo o nell’altro, a mantenere in vita la storia di questo libro. Per quel che riguarda questa ristampa, un ringraziamento particolare a:
Angelo Colli, preziosissimo Quality Control, Aldo Rota “Merenda”, Marco Colombo “Kolombo”, Enrico Revello “Stanco”, Giovanni Franceschi “Tovarish”, Angelo Chiarot “Cugino”, Alberto Basso “Generale”, mio fratello Andrea, cui debbo tutte le inchieste non ufficiali sugli eventi del periodo, Vincenzo Colacicco “Il marxista”, e poi Bruno Chiodi, tutti quelli della “Banda Bellini” che mi hanno aiutato in questa impresa e, se permettete, i miei familiari che mi hanno sopportato per così tanto tempo nei miei ricordi sul 12 dicembre 1969 e in particolare mia madre, purtroppo deceduta.

Note
(1) Il Governo Andreotti – 29.07.1976-11.03.1978 –, basato sull’appoggio indiretto del Pci e giudicato dal suo stesso premier come il più impresentabile della pur lunga e discutibile storia dei governi democristiani.
(2) Prima linea, principale gruppo terroristico di “sinistra” in Italia dopo le Brigate Rosse; il gruppo reclutava militanti (in piena buona fede) nelle frange “armate” dei servizi d’ordine che negli anni settanta avevano sostenuto il confronto di piazza contro fascisti e organi repressivi dello stato. Secondo una formulazione inedita, il gruppo era da considerarsi una struttura creata ad hoc per permettere l’infiltrazione delle allora, apparentemente, impermeabili e misteriose Brigate Rosse, ripetendo in questo il copione utilizzato dai servizi segreti in Argentina nei confronti dell’Ejercito Revolucionario del Pueblo (Erp). L’imprendibile gruppo terroristico trotskista era stato infatti avvicinato dalla formazione concorrente Monteneros (peronisti di sinistra) ampiamente infiltrata e teleguidata. Dopo un periodo di accorta e giustificata cautela ogni sospetto cadde e la direzione dell’Erp accettò di condurre un’azione militare congiunta con i Monteneros. Ovviamente di trattava di una trappola organizzata dai servizi segreti militari che portò alla completa distruzione dell’Erp e dei Monteneros presenti. Durante l’attacco al Batall� de Arsenales 601 de Monte Chingolo, 23/24 dicembre 1975, su duecentocinquanta partecipanti tra Monteneros e membri dell’ERP ben centoventicinque furono uccisi. Nel caso italiano le BR erano già ampiamente infiltrate (vedi le opere di Sergio Flamigni e, in particolare, La Sfinge delle Brigate Rosse, Kaos edizioni, e Le borse del presidente, di Gianfranco e Fulvio Bellini, inedito) nonché eterodirette. Prima linea si dedicò così alla “politica” di epurare a colpi di pistola pericolosi “democratici” annidati negli organi dello Stato. Tra questi sicuramente il giudice Alessandrini, tra i più grandi conoscitori della cosiddetta “strategia della tensione”, avendo letto e studiato le migliaia di pagine processuali relative a Piazza Fontana. Così, se l’eliminazione di Alessandrini produsse sull’immediato lo stop a una pericolosissima avanzata delle inchieste sui mandanti della strage, ben più grave fu la conseguenza sul medio periodo: si crearono le condizioni per un rinvio ventennale della capacità della magistratura di far luce sugli eventi del 1969.
(3) Ufficialmente il giudice fu ucciso per fermare alcune sue inchieste sulle radici del terrorismo rosso. Questo, secondo gli esecutori materiali e secondo alcuni specialisti. Secondo un’altra versione pubblicata nella primavera del ’79, pochi mesi dopo l’efferato omicidio e prima dell’arresto del commando stesso, avvenuto nel 1980 (vedi Spirali n. 5, Maggio 1979), Alessandrini fu ucciso perché aveva ripreso a lavorare sulla parte “politica” dell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana, di cui era stato artefice insieme a Rocco Fiasconaro e Gerardo D’Ambrosio. Non entriamo nel merito. Poiché Il Segreto della Repubblica esce nel novembre 1978 è possibile che Alessandrini possa averlo letto, ne abbia apprezzato qualche spunto, come accadde molti anni dopo al giudice Guido Salvini, abbia condotto qualche atto che lo avvicinava pericolosamente al “livello dei mandanti”: magari qualche sequestro di documenti nel dicembre 1978.
(4) Il giornalista Indro Montanelli impegnò due pagine sul Corriere della Sera per confutare la tesi dell’attentato, ovviamente senza mai citare il titolo dell’opera che la sosteneva.
(5) Information Research Department (1945-1976) del Foreign Office. L’IRD era l’erede del PWE Political Warfare Executive (1939-1945 ).
(6) Di certo l’IRD contava su tre “attivi” al Financial Times, cinque per il Times, due per l’Observer, cinque per il Telegraph e così via. Compito di questi personaggi era condurre la battaglia della informazione (e disinformazione) del governo inglese.
(7) Tra i testi che citano l’opera segnaliamo, Puppetmasters. The Political Use of Terrorism in Italy , Philip Willan, 1991.

Fonte: www.disinformazione.it

La Scienza per lUomo? Leggete qui

giovedì 23 giugno 2005, 21:07

La Scienza per l’Uomo? Leggete qui
di Maurizio Blondet - tratto da www.effedieffe.com/fdf/giornale/interventi.php?id=483&parametro=scienze

    Era il giugno del 2000. Un gruppo di 52 fra scienziati, medici, funzionari della sanità e del governo USA si riunisce di nascosto in una località fuori mano, il centro metodista di conferenze Simpsonwood: un luogo isolatissimo, tra le foreste lungo il fiume Chattahoochee.
Sono stati convocati segretamente dal Center ford Disease Control (CDC) l’autorevole e rispettatissimo organo statale che veglia sulle epidemie e la sicurezza dei farmaci: il cuore dove la scienza e la moralità più alta si congiungono al servizio del bene pubblico. Ma stavolta il CDC invita i partecipanti a mantenere il massimo segreto sulla discussione; vieta perfino l’uso di fotocopiatrici (come nell’URSS di Breznev) per scongiurare fughe di notizie.
    Fra i presenti ci sono alti funzionari del Food and Drug Administration (FDA), il massimo specialista di vaccini dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, un organo dell’ONU) di Ginevra, e parecchi capi dell’industria farmaceutica, Glaxo-Smithkline, Merks, Wyeth, Avensis.
Lo scopo della furtiva riunione: discutere il rapporto con cui Tom Verstraeten, l’epidemiologo del CDC, ha scoperto una relazione fra la somministrazione di vaccini per le malattie dell’infanzia e l’esplosione di casi di autismo infantile in America.

    L’epidemiologo ha condotto la sua ricerca consultando i massicci archivi del CDC, che contengono le cartelle cliniche di 100 mila bambini.
La relazione fra le vaccinazioni e la crescita di casi di disturbi mentali - autismo, iperattività e “disordine da deficit d’attenzione” (per cui milioni di bambini americani vengono trattati con antidepressivi tipo Prozac) - è subito saltata agli occhi del ricercatore.
Ancora più stupefacente, l’epidemiologo ha scoperto tutta una serie di rapporti, studi clinici e relazioni scientifiche  precedenti, risalenti anche a 40 anni prima, che mettevano in guardia non già contro i sieri vaccinali in sì bensì contro la sostanza largamente usata nei vaccini come conservante, fungicida e antibatterico: il Thimerosal.
    Si tratta di un composto del mercurio prodotto dalla Eli Lilly, la cui neurotossicità è nota da decenni agli studiosi seri.
Già nel 1935 i ricercatori della Pittman-Moore (un’azienda farmaceutica  oggi scomparsa), provati sui cani dei vaccini zootecnici contenenti Thimerosal, sconsigliarono il prodotto “per essere usato nei sieri per animali”.
Durante la seconda guerra mondiale la Difesa USA obbligò la Eli Lilly , produttrice dei vaccini per la truppa, a scrivere sulle confezioni: “veleno”.
E la stessa Eli Lilly, nei suoi rapporti interni, aveva riconosciuto che il suo Thimerosal era “tossico per le cellule dei tessuti” a concentrazioni di una parte per milione; nei vaccini per la truppa e l’infanzia, tuttavia, ne metteva concentrazioni 100 volte superiori.
La Russia (l’allora Unione Sovietica!), dopo una ricerca epidemiologica condotta nel 1977, ha bandito da oltre venti anni il Thimerosal; immediatamente seguita da Giappone, Austria, Gran Bretagna e da tutti i Paesi scandinavi.

Non così la civile, democratica, superscientifica America.
La quale ha visto crescere l’autismo dei suoi bambini – malattia sconosciuta fino al 1943 – di ben 15 volte; specie dal 1991, quando il CDC ha raccomandato la somministrazione di tre vaccinazioni aggiuntive ai neonati a poche ore dalla nascita. Da allora i casi di autismo sono passati, da 1 ogni 2500 bambini, a 1 ogni 166.
Ecco il motivo della riunione segreta di Simpsonwood: proteggere le grandi industrie farmaceutiche dalle cause per danni che sicuramente sarebbero piovuto a milioni, se la notizia fosse filtrata.
Il dottor Bob Chen, capo della sezione “sicurezza vaccini” (sic) del CDC, si congratulò in quella sede per “aver tenuto fuori della portata di mani meno responsabili delle nostre” la notizia sul Thimerosal.
Il dottor John Clements, il grande esperto immunologo dell’OMS, rimproverò il ricercatore Verstraeten: il suo studio, disse, “non andava nemmeno cominciato”.
Ora che c’era, col pericolo che circolasse, era urgente “gestire il danno”.
Non il danno ai bambini, ma all’industria.

Infatti. Immediatamente, il CDC ha finanziato uno studio alternativo dell’ Institute of Medicine, con lo scopo di “escludere” ogni legame fra vaccini e autismo. 
Quanto a Versteaten, è stato assunto dalla Glaxo; e da allora è occupato soprattutto a seppellire le risultanze della sua ricerca in una nebbia di altri dati.
E le multinazionali farmaceutiche, intanto, si rivolgevano per soccorso ad un loro grande amico: il senatore Bill Frist, repubblicano, presidente della “maggioranza”, super-destro alla Bush, autore di un libro allarmistico sul “terrorismo biologico”, ovviamente “arabo”.
Nel giugno 2002, il senatore riuscì ad inserire in una serie di decreti sulla “Sicurezza della Patria” (minacciata dagli arabi) un codicillo che, di fatto, esentava la Eli Lilly e tutte le altre farmaceutiche da cause e querele per danni di genitori di bambini autistici (se n’erano già accumulate 4200).
Il giorno dopo, grata, le Eli Lilly comprava 5 mila copie del libro sul bioterrorismo musulmano, e staccava a Frist un contributo elettorale di 10 mila dollari.
Piccola parte degli 873 mila dollari che il senatore ha ricevuto in questi ultimi anni dalle industrie farmaceutiche.
Un anno dopo, il Senato ha cassato il codicillo di Frist, altresì detto “Eli Lilly Protection Act”; ma ancora nel 2005 Frist è riuscito a inserire, sempre in una legge contro il terrorismo, un comma che vieta ogni compensazione finanziaria per “bambini sofferenti di disordini cerebrali causati da vaccini”.

E pare che abbia compiuto l’operazione d’infiltrazione legislativa, in tutto, cinque volte.
Si giustifica così: “le cause per danni sono di tale grandezza, che rischiano di far fallire le aziende produttrici di vaccini e pertanto ridurre la nostra capacità di fronteggiare un attacco biologico da parte di terroristi”.
Le aziende hanno smesso di confezionare i vaccini con Thimerosal dal 2004, ma enormi dosi di vaccini tossici sono già state distribuite nei Paesi poveri.
E al loro veleno, le multinazionali del farmaco hanno rinunciato a malincuore.
Il Thimerosal consente di conservare i vaccini per anni, e soprattutto di confezionarli in fiale che contengono dosi multiple, e sono perciò esposte a infezioni microbiche perché le boccette vengono penetrate da aghi più volte.
Queste grosse boccette a dosi multiple costano la metà delle fiale monodose, che sarebbero imperative.
Moltiplicate i pochi centesimo per i milioni di fiale e boccette mandate nel mondo (specialmente nel Terzo), e sono costi risparmiati di milioni di dollari.
L’argomento decisivo, per il business.
Il costo sociale è una Thimerosal Generation che ha ricevuto il vaccino al mercurio nella prima infanzia.
Mezzo milione di piccoli americani sono diagnosticati autistici, e il gruppo è rafforzato ogni anno da 40 mila nuovi malati; nel solo Stato dello Iowa l’aumento dell’autismo infantile è stato del 700 % dal ’95 (oggi lo Iowa è stato il primo Stato a bandire il composto al mercurio).

“Le scuole elementari affondano sotto il peso dei tanti bambini che manifestano danni neurologici o immunitari”, ha dichiarato Patti White, infermiera scolastica, alla Commissione per la Riforma dello Stato nel 1999; “i vaccini dovrebbero renderci più sani; ma in 25 anni di professione non ho mai visto tanti bambini con danni e malattie. Ai nostri bambini sta accadendo qualcosa di terribile”.
Ripetiamo: i primi casi di autismo infantile furono diagnosticati nel 1943, in 11 ragazzini che erano nati pochi mesi dopo che il Thimerosal era stato aggiunto per la prima volta ai vaccini.
La malattia, prima sconosciuta, è stata catalogata da torme di psichiatri e psicanalisti (ah, la Scienza !) come una forma di schizofrenia, e attribuita a “rivelazioni traumatiche” subite dai bambini nella prima infanzia – tipicamente, veniva additato il fatto che avessero potuto assistere a rapporti sessuali tra mamma e papà – e in genere, a colpe della famiglia, comportamenti genitoriali, ereditarietà.
La famiglia come causa patogena, notoriamente, è un cavallo di battaglia dello scientismo progressista.
Invece, era intossicazione da mercurio.
Le migliori ricerche in questo campo le hanno fatte non gli “scienziati”, ma i giornalisti.
Nell’ aprile 2005 un reporter della UPI di nome Dan Olmsted ha condotto un’indagine sulla comunità Amish di Lancaster County, Pennsylvania, che non consente la vaccinazione dei suoi figli.

Secondo le statistiche, se l’autismo nascesse da cause diverse dal Thimesoral, gli Amish avrebbero dovuto presentare una percentuale di casi pari a quella della popolazione generale.
Olmsted calcolò che, nella comunità di Lancaster County, si sarebbero dovuti trovare 130 autistici.
Ne trovò 4.
Quattro: uno intossicato da mercurio di una vicina fabbrica, gli altri tre (fra cui uno che gli Amish avevano adottato) tutti erano stati vaccinati.
Altri giornalisti hanno stabilito che la Cina ha cominciato a conoscere l’autismo infantile solo dal 1999, quando ha introdotto vaccini Made in Usa, ed ora conta 1,8 milioni di piccoli malati mentali.
Va aggiunto che il FDA continua a consentire l’uso di Thimerosal in prodotti farmaceutici vari, anche “da banco”.
Il collagene usato dai  chirurghi plastici per iniettarlo sottopelle e fare sparire le rughe contiene Thimerosal.
Gli ormoni steroidi di cui abusano atleti e medici contengono Thimerosal.
C’è da chiedersi quanto un’altra malattia che distrugge il cervello, l’Alzheimer, non sia dovuta alla stessa causa, intossicazione cumulativa da mercurio assunto inconsapevolmente durante tutta la vita, con tutti i generi di farmaci; in tarda età, il cumulo produce i suoi effetti.

Vuoi vedere che anche l’Alzheimer risulterà sconosciuto prima del 1943?
Non c’è da sperare che tali rivelazioni vengano dall’OMS o dal CDC, dalle farmaceutiche e dai loro scienziati.
Aspettiamo scientifiche indagini di giornalisti che ci illuminino.
O di avvocati e di procuratori come il dottor Robert Kennedy, uno dei coraggiosi che si battono per avvertire l’opinione pubblica del disastro, e a cui dobbiamo le notizie che avete letto (1).

Ma ovviamente la lobby farmaceutica sta già correndo ai ripari, mettendo la museruola ai media.
Un’intervista al dottor Kennedy fatta dalla ABC non è mai stata mandata in onda. 
Offriamo queste notizie e considerazioni ai referendari da pochi giorni sconfitti.
Nella loro campagna per il referendum contro la legge 40, costoro hanno inneggiato alla “Scienza” la cui luce benefica era sul punto di essere spenta dall’oscurantismo clericale.
La scienza ha bisogno di manipolare  geni e feti “per la cura di malattie oggi inguaribili”, ci hanno ripetuto fino alla nausea.
Eccola lì, la scienza al servizio dell’industria e del profitto.
La scienza omicida.
Ma non solo. Come dice Robert Kennedy, questa tragedia celata e soppressa segna anche il capolinea per la democrazia anglosassone, la storica protettrice della libertà d’impresa.
I nostri antenati, dice, scelsero la democrazia nella convinzione che i politici da loro scelti col voto, gente del popolo, fosse più pronta ad agire nell’interesse del popolo che non i re, i principi, i feudatari.
Vediamo che avviene il contrario; i politici eletti rispondono alle lobbies che li pagano, come gli scienziati alle ditte che li stipendiano.
Il CDC e il FDA sono organi dello Stato democratico, la cui legittimità consiste nella difesa della vita e della salute dei cittadini: ed ora vediamo che, posti di fronte al dilemma se proteggere i cittadini o il business, non hanno una minima esitazione; scelgono il bene supremo del business.
Un pensiero, infine, anche a Massimo Teodori e a Giuliano Ferrara, i super filo-americani nostrani, che esaltano la “grande democrazia” USA, il pluralismo della sua “libera stampa”, eccetera, eccetera, e la difendono contro i complottisti che la diffamano (censurandone la voce).
Ecco: la censura, la soppressione di notizie, è parte integrante di questa loro democrazia-modello.
Complimenti.

Maurizio Blondet

Note
1) Robert Kennedy jr., “Deadly Immunity”, Salon.com, 16 giugno 2005. Il dottor Kennedy è un procuratore (senior attorney) specializzato in temi ambientali e di salute per il Natural Resources Defense Council. Ha ottenuto parte delle informazioni che avete letto, anche quelle segretate dal CDC, in base al Freedom of Information Act. Nessuna legge simile esiste  ovviamente in Italia, dove il segreto del settore pubblico è inviolabile.

Da: http://www.effedieffe.com/fdf/giornale/interventi.php?id=483&parametro=scienze

Fonte: www.disinformazione.it

in partenza per un Paese straniero

giovedì 23 giugno 2005, 21:04
Che cosa mettere nello zaino dei ragazzi che vanno in vacanza da soli? Tanto buon senso, certo, pi qualche accorgimento che può rivelarsi utile in caso di spiacevoli imprevisti sanitari. Innanzitutto, indipendentemente da uneventuale assicurazione sanitaria privata (spesso inclusa nei pacchetti "vacanza studio"), nei Paesi dellUe ogni ragazzo, in caso di incidente o malore improvviso, ha diritto all'assistenza sanitaria urgente. Per non dovere estrarre il portafogli per le prestazioni mediche di prima necessità è necessario, però che il ragazzo abbia con sì il "documento sanitario". Per chi la avesse già ricevuta, la Tessera Europea di Assicurazione Malattia (TEAM), in vigore dal 1novembre 2004, permette di di ricevere le cure "medicalmente necessarie" e non solo le "urgenti" (assicurate in precedenza dal modello E111).
Tuttavia, la TEAM non può essere utilizzata per il trasferimento all'estero di cure programmate di alta specializzazione. Attenzione, però non sono molti per ora gli italiani che possono esibire la TEAM. Secondo il Ministero della Salute, le regioni in cui la tessera è stata già distribuita sono: Abruzzo, Umbria ed Emilia Romagna in fase di completamento. Discorso a parte per la Lombardia. Qui è stata distribuita la Carta Regionale dei Servizi della Regione, con funzione pure di tessera TEAM. Può presentare però uno svantaggio: quello di non essere riconosciuta nelle strutture sanitarie dei piccoli centri dei Paesi dell'Unione. Per sicurezza, meglio allegare alla tessera il certificato sostitutivo della ASL (per informazioni: Numero Verde 800.030.606 e sito Internet www.regionelombardia.it.
Per chi non ha ancora la Tessera Europea di Assicurazione Malattia, cò il certificato sostitutivo TEAM, rilasciato dalle ASL locali di appartenenza (da non confondere con il "Modello E111" che non è pi emesso dal 1novembre 2004. Anche questo assicura la copertura delle "cure medicalmente necessarie". E se il ragazzo (o chiunque altro, iscritto al SSN) parte senza documento sanitario? Nei Paesi Ue, in caso di necessità si ha sempre diritto ad essere curati. Si potrà chiedere alla Asl di appartenenza di inviare i documenti, o al servizio sanitario locale di procurarli. Se dovesse invece essere chiesto il pagamento per le prestazioni mediche ricevute, al rientro in Italia si potrà domandare il rimborso alla Asl di appartenenza, presentando le fatture delle spese sostenute. (In Francia e in Svizzera il rimborso può essere richiesto al servizio sanitario locale, che poi si rifarà con la Asl italiana).
Paesi extracomunitari
In molti di questi Paesi, l'assistito dovrà pagare le cure, ma al rientro in Italia potrà avere un rimborso della spesa sostenuta, presentando fattura e ricevute alla ASL di appartenenza (i rimborsi possono variare da Regione a Regione). U
Stati Uniti d'America
Provvedere ad una assicurazione sanitaria privata che copra l'intero periodo di soggiorno, poiché le tariffe ospedaliere sono molto elevate.
Se ha bisogno di farmaci
Nonostante vostro figlio abbia il diritto di portare con sì i medicinali prescritti dal medico (o che ha acquistato legalmente nel Paese del viaggio), deve sapere che la quantità di medicinali deve rimanere entro i limiti delle necessità personali. Tuttavia, se il ragazzo fa uso di farmaci, prima della partenza valutare col medico:
a) se portare una ricetta per l'acquisto del farmaco all'estero
b) se cambia il nome del farmaco all'estero c) se esiste questo tipo di farmaco anche all'estero. Inoltre, non dimenticate di mettergli nello zaino una confezione di cerotti e di salviette disinfettanti da portare sempre con sì
Flavia Fiori
23 giugno 2005

fonte: Corriere.it

Informazione libera, vince un blog italiano

giovedì 23 giugno 2005, 21:02
MILANO - Divulga informazioni sul rapporto non sempre facile tra il diritto, le legislazioni nazionali e internazionali e la comunicazione attraverso la rete. E per questo era stato selezionato da Reporters sans frontières (Giornalisti senza frontiere), l'associazione indipendente per la libertà dell'informazione che ha sede a Parigi, tra i 60 blog mondiali più attivi nella difesa delle libertà di espressione. Dopo due mesi di votazioni che hanno visto impegnati i visitatori del sito internet di Rsf è risultato il preferito in assoluto a livello europeo.
LEGGI, DIRITTO E WEB -Ictlex.net, è un grande archivio che «raccoglie testi, documenti, normativa e giurisprudenza sull'Internet e quello che le ruota attorno» come spiega il suo ideatore, l'avvocato pescarese Andrea Monti. Secondo il quale quelli da lui messi in rete sono materiali su argomenti poco gettonai dai giurisiti, come quelli relativi alla crittografia o all'open source, ma anche quelli «strumentalmente monopolizzati dalle lobby, anche quelle insospettabili, che non gradiscono opinioni fuori dal coro». Ecco allora affrontate le questioni della libertà di espressione, della riservatezza, del diritto d'autore, dell'e-business, della firma digitale. Tutto quello, insomma, che serve per rendere il web lo strumento per eccellenza per la diffusione della democrazia e delle idee. Ed è per questo, probabilmente, che i cybernaviganti lo hanno scelto.
L'AUTORE - Ictlex raccoglie anche leggi, sentenze anche internazionali, relazioni, rapporti, bibliografie. L'autore, del resto, è già di suo un esperto in materia e non a caso svolge regolarmente anche attività di formazione per le forze di polizia. Non solo: è anche autore di libri che hanno per oggetto il mondo della rete, come «Spaghetti Hacker» scritto con Stefano Chiccarelli e «Segreti, spie, codici cifrati» realizzato a sei mani con Enrico Zumuel e Corrado Giustozzi.
I VINCITORI DI OGNI SEZIONE - Ictlex.net era stato selezionato e messo in competizione nel «Freedom blog awards 2005» nella sezione europea. Per l'Asia ha vinto Screenshots, un sito che parla in maniera obiettiva e indipendente della politica e della società malese e il cui autore era stato anche minacciato di incarcerazione per avere ospitato un commento considerato offensivo per l'Islam. Due vincitori ex aequo per l'Africa e il Medio Oriente: Shared Pains, che racconta, in lingua farsi, la realtà afghana «con una grande libertà, rara per quel Paese» (il giudizio è di Rsf); e Al Jinane, un blog marocchino (in francese «che tenta di comprendere la complessità del mondo». Il vincitore per la sezione Americhe è invece Press Think, realizzato dal giornalista Jai Rosen e dedicato ai media e al mondo dell'informazione. Per la complessità di quel Paese, all'Iran è stata dedicata una sezione a parte, dove a primeggiare è statoMojtaba Saminejad, un blog che è costato al suo editore, Mojtaba Saminejad appunto, una condanna a due anni di carcere. Nel comparto internazionale, infine, è stato scelto Netzpolitik, un blog tedesco sui diritti degli internauti e la libertà di espressione nel web.
IL GIUDIZIO SULL'ITALIA - Il successo di Ictlex.net è una buona notizia per l'Italia, che nella tradizionale classifica sulla libertà di espressione nel mondo stilata da Rsf, quest'anno si era piazzata solo in 39esima posizione (su un totale di 167), peggior risultato europeo assieme alla Spagna, dovuto in particolare alle interferenze della magistratura e al nodo irrisolto del conflitto di interesse del presidente del consiglio, leader politico e proprietario di un impero mediatico.
A. Sa.
23 giugno 2005

 

fonte: Corriere.it

Oscurata la Casa Bianca, non Villa Certosa

giovedì 23 giugno 2005, 21:00
 
Quando lo capira' la maggior parte della gente che siamo sempre e comunque colonia ... e nemmeno tanto centrale a dir la verita' ...

 
L'occhio è indiscreto ma non si può dire che sia totalmente democratico. Per Google, per esempio, Stati Uniti e Italia pari non sono. Almeno quando si tratta di proteggere obiettivi sensibili, quali palazzi della politica, stazioni ferroviarie o installazioni militari.

La foto di Montecitorio e Palazzo Chigi tratta dalle mappe di Google
WHITE HOUSE NASCOSTA - Sta facendo discutere sul web l'ambiziosa e, va detto, di sicuro impatto nuova sezione del motore di ricerca che è stata denominata «maps» ( www.maps.google.com). Quel grande cannocchiale che consente di vedere immagini digitali dal satellite di ogni più sperduto angolo del pianeta. O quasi. Già perché nel servizio messo online da Google a un certo punto scatta la censura. La Casa Bianca o il Campidoglio a Washington appaiono infatti oscurati - nel gergo l'immagine è patchata – per ragioni di sicurezza nazionale. Ragioni che però non valgono per tutti gli altri edifici del potere delle altre Nazioni che non siano gli Usa, ovviamente. Rimanendo all'Italia, si possono facilmente rintracciare - a colpi di zoom - Montecitorio o Palazzo Chigi (sede rispettivamente del Parlamento o del governo), così come il Quirinale, la dimora del capo dello Stato.

La foto di Villa Certosa
LA CERTOSA SVELATA - Persino i luoghi ritenuti più top secret vengano svelati dall'occhio digitale. Che fotografa pure la villa del premier Berlusconi a Punta Lada, in Sardegna, dichiarata lo scorso dicembre dal Consiglio dei ministri «sede alternativa di massima sicurezza per l'incolumità del presidente del Consiglio e dei suoi famigliari, dei suoi collaboratori e per la continuità dell'azione di governo». Insomma la White House no e Villa Certosa sì.
ALL'ESTERO - E fuori dall'Italia vale la stessa regola. Google porta i navigatori sul recinto del Cremlino a Mosca o sul Palazzo dell'Eliseo a Parigi, sede della presidenza della repubblica, ma anche al numero 10 di Downing street, a Londra, la residenza ufficiale del primo ministro inglese o nel Palazzo della Zarzuela, nelle vicinanze di Madrid, dove è di stanza il re di Spagna.
IL CASO - Da qui le polemiche. Su diversi blog di casa nostra si fa notare come le mappe di Google rendano possibile vedere zone particolari del nostro territorio che l'Atlante Italiano del Ministero dell'Ambiente, servizio cartografico ufficiale online disponibile già da mesi, non mostra. Una verifica effettuata da alcuni bloggers ha evidenziato come la Caserma De Gennaro di Forlì risulti visibile dalle mappe digitali e invece oscurata nelle carte ufficiali di Atlante Italiano. Non solo. Per fare altri esempi, online si ha la completa visione dell'intera area della Caserma Vincenzo Monti a Milano o della base militare di Aviano con un livello di dettaglio incredibile. Che il comportamento di Google si configuri come una violazione della normativa italiana sul segreto militare, che vieta espressamente la riproduzione di obiettivi sensibili e militari, comprese le foto aeree? E' vero, non si tratta di immagini in tempo reale, quindi in alcuni casi le dislocazioni di eventuali mezzi militari, risalgono a diverso tempo fa, ma l'interrogativo, in Rete, rimbalza.
Luca Gelmini


23 giugno 2005
 
fonte: Corriere.it 

Storia di Aliah

giovedì 23 giugno 2005, 20:58

di  Bianca Cerri
21 Jun 2005


Aliah è una ragazzina afro americana di 13 anni con qualche chilo di troppo e un record scolastico non proprio brillante. Due anni fa, i suoi insegnanti l'hanno affidata ad un collega di sostegno, poi è intervenuto lo psicologo che ha consigliato ai genitori il ricovero in una clinica pazienti mentali. Ora spetterà alla giustizia stabilire quali medicinali sono stati somministrati ad Alyah durante la degenza e quali modifiche siano state apportate alla diagnosi iniziale. Gli investigatori hanno intanto scoperto che la salute dei giovanissimi pazienti ricoverati nella stessa struttura era l'ultima delle preoccupazioni dei medici, prova ne è la disinvoltura con cui venivano propinate loro misteriose terapie.

Il "disturbo mentale" da cui sarebbe afflitta Alyah, almeno per quanto ci risulta, non è conosciuto in letteratura medica. Lo hanno definito "sindrome contraria", il che equivale a dire che la ribellione della ragazzina nei confronti degli insegnanti sarebbe una patologia tanto grave da giustificare il ricovero in ospedale e le relative dosi massicce di sostanze pericolose.Per colmo di sfortuna, Alyah è nata e risiede in Texas, dove è molto comune la sperimentazione medica senza il consenso esplicito del soggetto e dove l'amore per le multinazionali farmaceutiche supera quello per gli adolescenti problematici.

Non esiste alcuna prova che sostanze come la torazina, che figura tra quelle propinate ad Alyah siano miracolose contro la depressione mentre è certamente miracolosa la crescita del fatturato dell'industria medica che le propaganda come terapie antidepressive, specialmente se in associazione con altre. Oltretutto, le sperimentazioni di antidepressivi combinati con altri assicurano al settore farmaceutico ed alle cliniche che ne registrano gli effetti sui pazienti i finanziamenti dello stato, che vanno ad aggiungersi alle donazioni private.

I farmaci sperimentali, detti comunemente "atipici", per decisione dello stesso FDA, devono essere venduti con un allegato che avverte il paziente del rischio di effetti collaterali come l'aumento della glicemia, l'acutizzarsi del diabete e, in extrama ratio, la morte. In qualche caso, infatti, le misture di anti-convulsivi abbinati ad anti-depressivi avrebbero portato al suicidio, almeno secondo quanto afferma il British Medical Journal. Ma tant è: il Risperdal, che figura tra i farmaci potenzialmente pericolosi, è non solo il più usato ma anche il più caro dei preparati antidepressivi presenti sul mercato.

In Texas, la legge vieta la somministrazione di farmaci sperimentali nelle cliniche psichiatriche ma basta che il medico responsabile aggiunga una nota a margine per differenziare la condizione di un determinato paziente da quella di un altro per aggirarla.

Un dipendente del welfare USA, il dottor Kruswezsky, che per tanto tempo si è occupato delle multinazionali farmaceutiche e delle loro politiche è stato licenziato proprio quando le sue indagini erano finalmente approdate ad alcuni risultati clamorosi. Un giudice aveva addirittura condannato una multinazionale a pagare 430 milioni di dollari di multa per aver messo a repentaglio la salute pubblica, ma Kruswezsky, nel frattempo, era stato accompagnato fuori dal suo ufficio da un paio di uscieri chiamati dai suoi superiori. Ora un tribunale dovrà valutare la questione ma Kruswezsky, che pure spera di essere riassunto, è molto amareggiato.

E' stato necessario ricorrere ad un tribunale anche per sottrarre Alyah alla sperimentazione farmacologica coatta. Il dottor Breeding, uno psicologo incaricato dal giudice di seguirla, si dice soddisfatto dai cambiamenti positivi della ragazza. Alyah è contenta di essere uscita dalla clinica e di aver rivisto i genitori dopo cinque lunghi mesi di lontananza assoluta. Ma l'esperienza l'ha segnata: per curare il "disagio" adolescenziale di cui soffre, gli infermieri la tenevano legata al letto somministrandole continuamente sostanze misteriose. Il suo non è un caso eccezionale, ma getta altra luce sinistra sulla sperimentazione medica negli Stati Uniti. Nonostante ciò, la vendita di farmaci "atipici" continua ad aumentare e sembra che neppure le notizie più allarmanti riescano a tenere i consumatori lontani da quelli che vengono spacciati per elisir miracolosi.


Big Pharma, che conta tra i suoi illustri sponsor lo stesso George Bush, ha oggi un potere superiore a quello dei politici, ma a pagarne il prezzo sono stati soprattutto bambini e adolescenti. I ricercatori li hanno sottoposti a sperimentazione farmaceutica dopo che le scuole li avevano segnalati come "asociali". In questo momento, i minori trattati con miscele di farmaci negli Stati Uniti sono almeno 20.000. La morte di cinque di loro in Pennsylvania non ha fermato la sperimentazione perchè le leggi di mercato non tengono la morte in grande considerazione. Soprattutto quando non sono ancora state esplorate tutte le potenziali sacche di un particolare settore.

Quanto ad Alyah, ogni volta che vede un medico corre subito a nascondersi sotto al letto o sotto ad un tavolo. Pur avendo ingerito massicce dosi di neurotonina, una sostanza usata per controllare gli attacchi di panico, la ragazzina è terrorizzata dall'eventualità di un nuovo ricovero. A 14 non ancora compiuti ha già capito che il sistema sanitario del suo paese e coloro che lo dirigono sono molto più imprevedibili di un adolescente....

Bianca Cerri
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fonte: ReporterAssociati.org

Il Ponte sullo Stretto di Messina

giovedì 23 giugno 2005, 20:58

di  Antonio Mazzeo
20 Jun 2005

TUTTI I CONFLITTI D'INTERESSE E LE "RELAZIONI INCESTUOSE" CHE SI MUOVONO NELL'OMBRA
Messina, 20 Giugno 2005. Consiglieri della Stretto di Messina ai vertici di holding e banche in corsa per i lavori; identici azionisti tra le "concorrenti"; il presidente di una impresa capofila nel Cda della maggiore azionista della Società del Ponte. Tra stridenti conflitti d'interesse e scomode compresenze in cordate "avversarie", procede senza rimorsi l'iter per la realizzazione dell'opera. Il lavoro di valutazione delle offerte per la gara del General Contractor del Ponte sullo Stretto ha preso il via. A emettere il verdetto su quella che sarà la cordata di imprese italiane e straniere che curerà la progettazione definitiva della megaopera infrastrutturale ci penserà la speciale commissione giudicatrice istituita dalla Società Stretto di Messina presieduta da Pietro Ciucci.

Una commissione di altissimo livello, docenti e ingegneri di fama internazionale su cui però ricadono le ombre dell'ennesimo conflitto d'interesse che ha caratterizzato la storia del progetto di collegamento stabile tra le sponde di Scilla e Cariddi. Fra i componenti della commissione compare un ingegnere danese, Niels J. Gimsing, dal 1989 al 1998 consulente dello studio Cowi di Copenaghen per la progettazione dello Storaebelt Bridge, il secondo ponte sospeso più lungo del mondo, che unisce le due isole danesi di Zealand e Funen. Si dà il caso che è allo studio Cowi che il raggruppamento temporaneo d'imprese guidato da Impregilo ha affidato "in esclusiva" l'elaborazione progettuale dl Ponte sullo Stretto.

L'uomo Fiat nel Cda della Società Stretto di Messina

Alcuni dei membri del "nuovo" consiglio di amministrazione della Stretto di Messina sembrano avere più di un feeling per il colosso italiano delle costruzioni nato dalla fusione delle grandi aziende di riferimento del gruppo Fiat-Agnelli (Cogefar, Impresit e Lodigiani).
Dall'aprile di quest'anno, ad esempio, è stato nominato quale membro del Cda il dottor Francesco Paolo Mattioli, ex manager Fiat e Cogefar-Impresit, oggi consulente della holding di Torino e responsabile del progetto per le linee ad alta velocità ferroviaria Firenze-Bologna e Torino-Milano di cui le società del gruppo Fiat ricoprono il ruolo di General Contractor.

Più che manager-consulente Mattioli è da vent'anni l'uomo ombra della famiglia Agnelli e di quel Cesare Romiti padre di Pier Giorgio neoamministratore delegato di Impregilo. Con loro (e per loro) ha diviso speranze e delusioni, gioie e dolori. Compresa l'onta dell'arresto e finanche la condanna per i fondi neri utilizzati a fine anni ottanta per finanziare illecitamente i vertici nazionali del partito socialista e della democrazia cristiana. Era il 22 febbraio 1993 e Francesco Paolo Mattioli, al tempo direttore finanziario della Fiat e presidente della Cogefar, fu arrestato su ordine della Procura di Torino interessata a svelare i segreti di due conti esteri, "Sacisa" e "Reno", dove, ignorati nel bilancio consolidato Fiat, risultavano parcheggiati 38 miliardi di vecchie lire destinati a tangenti.

Nel maggio '99 arrivò per Mattioli la condanna a un mese di reclusione, pena confermata in appello e infine annullata in Cassazione per "sopravvenuta prescrizione del reato". L'esiguità della pena in primo e secondo grado fu dovuta al fatto che il Tribunale l'aveva comminata in continuazione con la condanna a un anno e nove mesi inflittagli dalla Corte d'appello nel 1997 per la vicenda delle forniture di autobus all'Atm di Milano (due anni e sei mesi era stata la condanna in primo grado).
Coimputato con Mattioli nel procedimento per i fondi neri della holding torinese l'allora amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti; contrariamente al neoconsigliere della Stretto di Messina, la Cassazione gli ha confermato la condanna a un anno per "false comunicazioni sociali e illecito finanziamento ai partiti". In conseguenza Romiti non ha potuto più ricoprire incarichi in banche e società di assicurazioni per effetto dei codici di autoregolamentazione di questi settori. Al numero due dell'impero Agnelli-Fiat resta solo l'incarico di presidente onorario di Rcs Quotidiani.

Poco importa. C'è pronto il figlio Pier Giorgio a subentragli alla guida di Gemina, il gruppo finanziario alla base del sistema Agnelli-Fiat, e di Impregilo, società che nonostante la gara per il Ponte sullo Stretto, i megappalti per l'ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, il Passante di Mestre e il sistema Mose a Venezia, attraversa una forte crisi di liquidità e risulta fortemente indebitata con alcuni dei maggiori gruppi bancari (1,3 miliardi di euro secondo "Finanza&Mercati"), i quali, per il tortuoso sistema tutto italiano degli incroci azionari, si trovano ad essere titolari di rilevanti quote della società di cui sono creditrici. Prima fra tutti Capitalia che esercita il controllo sul 3,3% del capitale Impregilo e vanta crediti per un centinaio di milioni di euro. Nel controllo di Impregilo, Capitalia è seconda solo a Gemina (24,9%) e davanti al colosso statunitense J.P. Morgan Chase (2%), Banca Intesa, Unicredit e il gruppo Sanpaolo-Imi-Banco di Napoli.

Banca Intesa, da parte sua, nel marzo 2005 - per voce del manager corporate Gaetano Miccichè, fratello del ministro forzista Gianfranco - si è impegnata per un prestito "ponte" da 120 milioni di euro a favore di Impregilo. Una boccata d'ossigeno che ha aperto la strada alla ricapitalizzazione della società e all'ingresso di nuovi azionisti che hanno soffiato in dirittura d'arrivo l'affare all'Astaldi di Roma, la società avversaria di Impregilo nella gara per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Un'opera "accanto ai progetti di collegamento con l'alta velocità tra Italia e Francia" a cui guarderebbe con certo interesse l'altro gruppo creditore San Paolo-Imi, come ha spiegato l'amministratore delegato Alfonso Iozzo. Di questa holding bancaria la finanziaria IFI-Istituto Finanziario Industriale del gruppo Agnelli-Fiat controlla l'1,13% del capitale e ricopre un ruolo determinante nel management.

Dicevamo di Gemina, vero e proprio cuore strategico-finanziario di Impregilo. Sarà utile menzionarne i soci di rilievo. Innanzitutto Spafid S.p.A. (21,8%), società controllata da Miotir S.p.A. (la cassaforte della famiglia Romiti) e nominalmente dallo stesso Cesare Romiti; Mediobanca (12,5%) "salotto buono" della finanza italiana e per decenni feudo incontrastato del siciliano Cuccia; la Epifarind-Italmobiliare-Italcementi (5,1%); Premafin-Sai-Fondiaria (3%) del noto costruttore Salvatore Ligresti, anch'egli siciliano; le Assicurazioni Generali (2,3%); Capitalia (2,1%) e infine il Credit Suisse First Boston (2%). Il patto di sindacato è stato sottoscritto da Cesare Romiti, Piergiorgio Romiti (neoamministratore delegato di Gemina e Impregilo), Paolo Savona (ex A.d. di Impregilo e odierno presidente del Cda di Gemina), i vertici di Mediobanca, Capitalia, Edison (ex Montedison), Pirelli & C., Assicurazioni Generali, Fassina Partecipazioni, la Italmobiliare presieduta da Giampiero Pesenti (che è anche amministratore delegato di Italcementi).

Anche quest'ultima holding s'incrocia con il progetto del Ponte. Italmobiliare è una società leader nel settore della finanziazione immobiliare e attraverso la controllata Italcementi è a capo delle maggiori aziende produttrici nel mondo di materiali da costruzione (cemento, calcestruzzo e inerti). Oltre a Gemina, Italmobiliare vanta partecipazioni in Unicredito Italiano, Mediobanca, BPU - Banche Popolari Unite, Mcc Mediocredito Centrale, Consortium (finanziaria in cui sono presenti ancora Capitalia, le Assicurazioni Generali e la Mediolanum della famiglia Berlusconi), Mittel, RCS MediaGroup (holding che controlla il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport, i periodici e i libri del Gruppo RCS.), Poligrafici Editoriale.

Da Gemina, Italmobiliare ha acquistato lo scorso anno circa 10,5 milioni di azioni Rcs MediaGroup, divenendone uno dei maggiori azionisti con Mediobanca, Fiat partecipazioni, gli imprenditori Ligresti, Diego Della Valle e Francesco Merloni, Banca Intesa, Capitalia, Pirelli & C.. Il legame Pesenti-Agnelli è infine segnato dal recente ingresso nel Cda di Italmobiliare di Gabriele Galateri di Genola, già amministratore delegato del Gruppo Fiat e vero e proprio braccio destro dello scomparso Umberto Agnelli nella gestione delle finanziarie di famiglia IFI-IFIL.

Un ruolo strategico nel settore dell'informazione italiana quello assunto dalla famiglia Pesenti a cui va aggiunto il cospicuo pacchetto azionario controllato della SES, la società editrice della Gazzetta del Sud, il quotidiano più venduto a Messina e in Calabria, diretto da oltre 40 anni da Nino Calarco, Presidente onorario della Società Stretto di Messina e presidente del Cda della Fondazione Bonino-Pulejo, azionista di maggioranza della stessa SES. Le quote della famiglia Pesenti nell'organo di stampa distintosi come portavoce dei signori del Ponte è cresciuto negli ultimi anni dal 19 al 33%.

 

In vista del Ponte entrano i nuovi soci in Impregilo

È il febbraio 2005 e una cordata composta da quattro gruppi finanziari (Argofin-Techint-Investindustrial-Autostrade) fa il suo ingresso nel capitale sociale di Impregilo alla vigilia della gara per il General Contractor del Ponte. I nuovi gruppi azionari assicurano capitali freschi, know-how e finanche le materie prime indispensabili alla realizzazioni delle grandi opere infrastrutturali.

Argofin è la finanziaria dell'imprenditore Marcellino Gavio, attivissimo nelle concessioni autostradali e nei grandi lavori ferroviari. Ad Argofin risale il controllo di due delle maggiori imprese di costruzioni italiane, Itinera e Grassetto, quest'ultima rilevata parzialmente da Salvatore Ligresti, il siciliano a capo del gruppo finanziario-assicurativo che abbiamo visto tra gli azionisti di Gemina-Impregilo e che vanta pure, attraverso la controllata Premafin-Sai, il possesso del 5% di Italmobiliare.

L'holding di Marcellino Gavio è inoltre proprietaria del 56,52% della società Autostrada Torino-Milano, del 90% dell'Autostrada Torino-Piacenza, di quote azionarie delle autostrade Ventimiglia-Savona e Roma-L'Aquila-Teramo e di una quota del 6,25% delle Ferrovie Nord. Dalla Fiat Impresit l'imprenditore ligure ha rilevato la finanziaria Siway, acquisendo il controllo di metà del capitale della società Salt che cestisce l'autostrada Genova-Livorno. Gavio rappresenta l'undicesima realtà italiana nel settore del trasporto per conto terzi, con una flotta di oltre 400 camion e un fatturato di una settantina di miliardi all'anno. Detiene inoltre una quota sociale di Consortium, la finanziaria che ha scalato con successo Mediobanca.

La Techint è invece la holding dei Rocca, una delle famiglie più ricche d'Italia, da sempre fedele alleata degli Agnelli. È il settore siderurgico il cuore pulsante del gruppo Rocca: la Techint controlla le principali società siderurgiche italiane dello storico gruppo Dalmine e importanti acciaierie in America latina, Stati Uniti, Tailandia, Giappone e Cina. Alla produzione dell'acciaio sono state affiancate altre redditizie attività, principalmente la realizzazione di grandi infrastrutture stradali e ferroviarie e la gestione dei servizi (acqua e sanità).

Investindustrial è il fondo in mano alla famiglia Bonomi, vero e proprio gotha finanziario-immobiliare alleato del gruppo Pesenti (un Bonomi, Giorgio, siede nel consiglio di amministrazione di Italmobiliare).

Dulcis in fundo tra le new-entry nel capitale Impregilo, il Gruppo Autostrade S.p.A. a capo di buona parte del sistema autostradale italiano, il più grande d'Europa. A seguito del processo di privatizzazione, Autostrade è divenuta la roccaforte della famiglia dei Benetton di Treviso. Amministratore delegato del gruppo è Vito Alfonso Gamberale, già general manager del gruppo Eni, poi A.d. di SIP, Telecom Italia e TIM e vicepresidente di 21 Investimenti S.p.A., la società di partecipazioni industriali controllata da Benetton, Banca Intesa, Deutsche Bank e Assicurazioni Generali. Oggi il 50,1% di Autostrade appartiene alla società finanziaria Schemaventotto, controllata a sua volta da Edizione Holding-Benetton (60%), dalla Fondazione CRT (13,3%), Albertis (13,3%), Assicurazioni Generali (6,6%) e Unicredit (6,6%). Avevamo già incontrato le Generali quale importante azionista di Gemina e Consortium-Mediobanca, mentre Unicredit è tra i soci-creditori di Impregilo.

 

Banche e finanziarie all'ombra del Ponte

Un determinante "appoggio esterno" alle famiglie Gavio-Rocca-Bonomi-Benetton nella scalata al colosso delle costruzioni in gara per la realizzazione del Ponte è stato fornito da Efibanca e dalla Società Italiana per Condotte d'Acqua. Efibanca è la merchant bank di BPL Banca Popolare di Lodi, altro principale gruppo bancario italiano che ha espresso la propria disponibilità a finanziare la faraonica opera di collegamento tra Calabria e Sicilia. BPL è in mano ad un gruppo di soci privati tra cui spiccano l'immobiliare romana Magiste di Stefano Ricucci e la finanziaria Hopa di Emilio Gnutti; oggigiorno è al centro delle cronache finanziarie (e giudiziarie) per l'assalto alla Banca Antonveneta il cui controllo è in mano alla stessa BPL, al gruppo olandese ABN Amro (concorrente diretto della Banca di Lodi nella scalata al pacchetto di maggioranza dell'istituto veneto), alla finanziaria DeltaErre che unisce gli imprenditori veneti, a Edizioni Holding-Benetton e ad Unipol, vera e propria holding del sistema assicurativo e bancario della Lega delle Cooperative. Le Coop "rosse", nella gara del Ponte sullo Stretto, vedono su schieramenti contrapposti i due gioielli più rappresentativi del settore costruzioni: la C.C.C. Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (in associazione con Astaldi) e la C.M.C. Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna (in associazione con Impregilo). Con la grave "anomalia", sempre tutta italiana, che proprio la C.M.C. di Ravenna risulta essere una delle 240 associate della cooperativa "madre", C.C.C. di Bologna.

Anche la Società Italiana per Condotte d'Acqua (terzo gruppo italiano di costruzioni in fatturato, interamente acquisito dai privati dalla ex IRI) non poteva mancare all'appuntamento con il Ponte di Messina. Condotte compare infatti nell'associazione di imprese guidata da Impregilo per il General Contractor; di Impregilo la società Condotte è pure partner nella realizzazione dei lavori per l'Alta Velocità, il sistema Mose a Venezia e l'ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Nel febbraio 2003, Condotte ha acquistato da Impregilo il 24% del capitale del Consorzio COCIV (Consorzio Collegamenti Integrati Veloci), affidatario, da parte di TAV S.p.A., della progettazione e realizzazione della linea ferroviaria Milano-Genova, più il 12,2% di ATI Ingegneria, il raggruppamento temporaneo d'imprese a cui COCIV ha sub-affidato la progettazione di parte della suddetta tratta ferroviaria.

Società Italiana per Condotte d'Acqua è controllata per il 98,85% dalla società Ferfina S.p.A., holding finanziaria di partecipazione; a sua volta, il 15% di Ferfina è controllato da Efibanca, società del gruppo BPL Investimenti. Ebbene, nei consigli di amministrazione di Ferfina e di Condotte Immobiliare S.p.A. (la immobiliare di Condotte d'Acqua) siede uno dei membri "riconfermati" del Cda della Società Stretto di Messina, il professore Emmanuele Emanuele, voluto nella società per il Ponte dalla Regione Calabria, sua azionista di minoranza.

Emanuele, di Ferfina, è persino vicepresidente. Contestualmente il docente siede nei consigli di amministrazione di altre importanti aziende pubbliche e private. L'Agusta S.p.A., ad esempio, una delle protagoniste del mercato mondiale degli elicotteri civili e da guerra, controllata da Finmeccanica (ex IRI). Emmanuele Emanuele è anche presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, una dei maggiori azionisti (7,19%), insieme all'olandese ABN Amro (9%), del gruppo bancario Capitalia, titolare, come abbiamo visto, di importanti pacchetti azionari di Gemina-Fiat ed Impregilo e, come vedremo, perfino della "concorrente" Astaldi.
Nel Cda di Capitalia siede di diritto un rappresentante della Regione Siciliana (attualmente il chiacchierato governatore Totò Cuffaro), altra azionista di minoranza della Società Stretto di Messina; la Regione detiene infatti direttamente il 3,3% di Capitalia e indirettamente, attraverso la Fondazione Banco di Sicilia, un altro 3,2%. L'azionista del Ponte è in buona compagnia in Capitalia: altre importanti compartecipazioni azionarie sono in mano a Fondiaria-Sai dell'immancabile famiglia Ligresti e alla Libyan Arab Foreign Bank prepotentemente entrata in alcune società della costellazione Agnelli-Fiat.

 

Tra calcio, telefoni e cemento

Neoeletto nel consiglio di amministrazione della Stretto di Messina c'è pure il Preside della facoltà di Giurisprudenza dell'Università "La Sapienza" di Roma, prof. Carlo Angelici, ordinario di Diritto Commerciale. Finito sotto inchiesta nel luglio 2003 per i presunti "esami truccati" a Giurisprudenza, il professore Angelici, alla stregua di Emmanuele Emanuele, vanta incarichi di rilievo tra le maggiori stelle del capitalismo "made in Italy". Nel 2001, ad esempio, è stato nominato segretario del consiglio di amministrazione del Gruppo Alitalia, accanto all'odierno amministratore delegato della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Dopo aver fatto parte del Cda dell'Enel presieduta dall'"ambientalista" Chicco Testa, Carlo Angelici è stato recentemente nominato consigliere della Pirelli & C S.p.A., società presieduta da Marco Tronchetti Provera e di cui è amministratore delegato Carlo Buora, già manager della Fiat, direttore generale del Gruppo Benetton e A.d. di Telecom. Buora riveste oggi gli incarichi di vicepresidente dell'Inter Football Club e di consigliere di Mediobanca, RCS-Mediogroup e RAS Assicurazioni. Pirelli & C., tra l'altro, fa parte del patto di sindacato di Gemina di cui controlla l'1,73% del pacchetto azionario.

Nel Cda dello storico gruppo industrial-finanziario, accanto a Carlo Angelici, compare un Benetton (Gilberto), la figlia di Salvatore Ligresti (Giulia Maria), il presidente di Italmobiliare (Giampiero Pesenti), il patron dell'Inter Massimo Moratti. Nonostante la "vicinanza" con i numero uno e due della blasonata squadra calcistica meneghina, il professore Angelici riveste il ruolo di Presidente della Camera Arbitrale della Federcalcio presieduta da Franco Carraro, amministratore delegato di Impregilo dai tempi della fusione tra Cogefar, Impresit e Lodigiani sino alla fine degli anni '90 e odierno presidente del Cda di Mcc Mediocredito Centrale, la banca d'affari di Capitalia e di cui Unicredit possiede un significativo 9% azionario.

Nel 2004 il professore Angelici è stato pure chiamato a far parte del consiglio di amministrazione del gioiello di casa Tronchetti Provera: la Telecom Italia Mobile -TIM S.p.A.. Nel Cda ha trovato ancora Carlo Buora e alcuni "eccellenti" ai vertici di società che intrecciano la loro storia con il progetto del Ponte: l'industriale Giuseppe Lucchini, vicepresidente di Hopa (la finanziaria azionista della Banca Popolare di Lodi) e consigliere di Beretta Holdings (produzione di armi leggere) e RCS Mediogroup; Enzo Grilli, già direttore esecutivo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, odierno consigliere di Impregilo e delle Assicurazioni Generali; Attilio Leonardo Lentati, ex dirigente di società del Gruppo IFI, oggi vicepresidente di UBM, la Banca Mobiliare di Unicredit; Gioacchino Paolo Maria Ligresti, vicepresidente di Atahotels, Banca SAI, Milano Assicurazioni e Premafin, nonché consigliere di amministrazione di Fondiaria-SAI; Pier Francesco Saviotti, già dirigente di Mediobanca, componente del Cda di Stefanel, Todd's e Inter F.C., fino alla fine degli anni '90 amministratore delegato della Banca Commerciale Italiana e attuale direttore generale di Banca Intesa (dove la Commerciale si è fusa con Cariplo e Ambroveneto); Paolo Savona, ex ministro dell'Industria e Commercio ed ex amministratore delegato della BNL, sino a due mesi fa presidente di Impregilo, oggi a capo del Cda di Gemina e del Consorzio Venezia Nuova per la realizzazione del Mose, nonché vicepresidente di Aeroporti di Roma, società controllata al 51,1% dalla Leonardo S.p.A. in mano a Impregilo (11%) e Gemina (42%). Paolo Savona, come l'industriale Lucchini, siede anche nel Cda di RCS Mediogroup.

In TIM con il professore Angelici e colleghi c'è pure Gianni Mion, vicepresidente della società e uomo di fiducia della famiglia Benetton. Mion è membro dei consigli di Edizione Holding, Autogrill, Autostrade per l'Italia, Antonveneta, Luxottica e Olimpia S.p.A., la holding costituita dagli imprenditori di Treviso, Unicredit, Gruppo Pirelli e Banca Intesa, titolare del 27,7% di Olivetti e del 55% di Telecom Italia. Nel Cda di TIM c'è infine Carlo Bertazzo, già all'IFI della famiglia Agnelli e successivamente responsabile finanziario di Edizione Holding. Come Mion, Bertazzo è membro del Cda di Autostrade, la S.p.A.. entrata in Impregilo con Argofin, Techint e famiglia Bonomi, e dunque in gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto.

Come se non bastasse l'"anomalia" di un consigliere della Stretto di Messina membro dei Cda di società controllate dai signori che aspirano al Ponte, va rilevato che sindaco effettivo di Autostrade-Benetton è la riconfermata sindaco effettivo della Stretto di Messina, dottoressa Gaetana Celico. La Celico è poi membro del collegio sindacale della Strada dei parchi S.p.A., società capitolina (sempre gruppo Autostrade), concessionaria dell'A-24 Roma-L'Aquila-Teramo (autostrada in cui è presente Argofin di Marcellino Gavio) e dell'A-25 Torano-Pescara.

Edizioni Holding della famiglia Benetton, attraverso Schemaventotto, detiene anche il 51% della Società Italiana per Azioni il Traforo del Monte Bianco, gestore della parte italiana dell'omologo tunnel. Di questa società è consigliere un altro membro "riconfermato" del Cda della Stretto di Messina, il direttore generale ANAS Francesco Sabato. La presenza di Sabato in questi Cda si spiega con il ruolo di azionista dell'ANAS in ambedue le S.p.A.. Della società del tunnel l'azienda a capitale pubblico controlla il 32,1%, mentre della Stretto di Messina l'ANAS è titolare del 13% delle quote azionarie. La Società Italiana per Azioni il Traforo del Monte Bianco possiede a sua volta la maggioranza delle azioni della R.A.V. - Raccordo Autostradale Valle d'Aosta realizzatrice e gestore del raccordo autostradale fra la città di Aosta ed il traforo del Monte Bianco. Anche in R.A.V. sarebbe presente come azionista di minoranza il costruttore Marcellino Gavio (Argofin-Itinera-Grassetto).

Consulente della Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco e della R.A.V. per la realizzazione delle più recenti tratte autostradali è stato il professore Francesco Karrer, oggi membro della speciale commissione nominata per l'aggiudicazione della gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto.

Il professore Karrer, ordinario di Urbanistica presso la Università "La Sapienza" di Roma, ha svolto anche lo studio di valutazione d'impatto ambientale dell'autostrada Aosta-Monte Bianco; invece per conto della Stretto di Messina S.p.A., Karrer è stato consulente per la gestione degli studi ambientali connessi alla realizzazione del Ponte, mentre nel 2002 ha ricoperto il ruolo di componente della commissione per l'aggiudicazione dei servizi relativi allo studio d'impatto ambientale della megainfrastruttura. Un anno prima l'urbanista aveva collaborato allo studio finalizzato a valutare "gli effetti di valorizzazione e riorganizzazione territoriale a seguito della realizzazione del Ponte sullo Stretto", commissionato al CERTeT - Centro di Economia regionale dei Trasporti e del Turismo dell'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano. Sempre sfogliando il lungo curriculum del professore Karrer si legge che è stato anche "vincitore, in associazione con Università Bocconi, Price Waterhouse, Net Engineering, della gara internazionale (indetta dal MLP) per l'"advisor" sul progetto di attraversamento stabile dello Stretto di Messina (aspetti ambientali, territoriali-urbanistici, trasportistici e di fattibilità economica)".

Francesco Karrer si è incrociato più di una volta con alcune delle società in corsa per aggiudicarsi i lavori per il manufatto. Nel 1997 è stato incaricato per la costruzione del primo "bilancio ambientale" della Società Autostrade (Gruppo Benetton), entrata un paio di mesi fa in Impregilo. Sempre di Autostrade S.p.A., Karrer è stato consulente per il riavvio del progetto della Variante di Valico, "incaricato" del coordinamento scientifico dello studio di impatto ambientale del progetto di riqualificazione dell'Autostrada A14 e della Tangenziale di Bologna, "responsabile scientifico dello S.I.A." del progetto di adeguamento dell'Autostrada A1 nei tratti Aglio-Incisa e Firenze Sud-Incisa Valdarno.

L'urbanista è stato anche membro della Commissione della Regione Veneto per la valutazione della proposta di realizzazione del cosiddetto "Passante autostradale di Mestre", oggi in fase di realizzazione da parte di un consorzio guidato da Impregilo.

 

L'asso nella manica di Astaldi

Una gara per il Ponte eccessivamente sbilanciata a favore di Impregilo? Non è detta l'ultima parola. L'altra concorrente capofila, l'Astaldi di Roma, può ancora giocare i suoi assi. In vista della gara per il General Contractor, il Gruppo Astaldi ha attirato l'attenzione del mercato e dei fondi. Da inizio anno il titolo è salito del 53% e nell'ultimo mese due importanti investitori internazionali hanno portato a oltre il 2% la partecipazione nella società di costruzioni: Deutsche A. M. e Fidelity Investments. Il quotato concorrente per il Ponte vanta poi un consiglio di amministrazione di tutto rispetto: vi compaiono, tra gli altri, Luigi Guidobono Cavalchino, presidente del Cda di Unicredit Private Banking; Bruno Lecchi, vicedirettore generale di Interbanca (Gruppo Antonveneta), consigliere di Unipol Merchant S.p.A. (Gruppo Unipol-Lega delle Cooperative) ed Edipower (società del gruppo Edison che partecipa nel patto di sindacato di Gemina); Lucio Mariani, sindaco effettivo di Enel Distribuzioni; Stefano Cerri, amministratore delegato di Italstrade, società del Gruppo Astaldi e partner di Impregilo, Società Italiane Condotte d'acqua e Ansaldo Trasporti nella tratta ferroviaria dell'Alta velocità Verona-Padova.

Il vero e proprio asso nella manica è però rappresentato dal presidente del Cda della società di costruzioni, il professore Ernesto Monti, docente di Finanza aziendale presso la Facoltà di Economia della Luiss. Dopo aver lungamente lavorato presso la Banca d'Italia e il Gruppo Imi, il presidente Monti è stato dirigente in tutti gli anni novanta del Gruppo Banca di Roma (oggi in Capitalia), dove ha anche ricoperto il ruolo di vicedirettore generale. Capitalia, attraverso il Banco di Roma, è oggi azionista di Astaldi (4,7% del capitale) e fa parte del patto di sindacato del gruppo di costruzioni. Ricordiamo che sempre Capitalia detiene il 3,3% di Impregilo, la "concorrente" di Astaldi nella gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto.

Il rapporto di Astaldi con le banche è comunque più articolato. Altro istituto di credito titolare di azioni della società di costruzioni presieduta da Ernesto Monti è Interbanca (5%), dove siede nel Cda, tra gli altri, il petroliere Massimo Moratti. L'Astaldi aveva poi inutilmente offerto di rilevare il 30% del capitale di Impregilo in cordata con Mcc Mediocredito Centrale, istituto presieduto da quel Franco Carraro già A.d. Impregilo e consumato presidente della Federazione Gioco Calcio.

 

Monti, Ciucci e la Stretto di Messina

Il professore Ernesto Monti è pure presidente di Tosinvest (finanziaria di Antonio Angelucci titolare del 2% di Capitalia) e consigliere di due società appartenute all'IRI, Finmeccanica e Cofiri, quest'ultima interamente trasferita ai privati. Monti è infine membro del consiglio di amministrazione di Fintecna, la finanziaria statale che dopo la ricapitalizzazione della Società Stretto di Messina ne è divenuta la maggiore azionista con il 68,8% del capitale sociale. Di Fintecna è pure membro del collegio sindacale un altro membro del Cda Astaldi, il dottore Lucio Mariani.
In Fintecna sono state parcheggiate le società di costruzioni ex Italstat, Condotte e Italstrade, prima di essere privatizzate (Italstrade, come abbiamo visto, è stata acquisita da Astaldi) e concorrere alla gara per il Ponte. Fintecna controlla il 100% di Tirrenia di Navigazione, Veneta Infrastrutture e Società Bagnoli; il 99,82% di Finsider (oggi in liquidazione); il 92,3% della Fincantieri-Cantieri Navali Italiani. Gli organigrammi di queste società del Gruppo Fintecna riservano le ennesime sorprese-Ponte: in Tirrenia di Navigazione ricopre il ruolo di Presidente del collegio sindacale il dottore Lucio Brundu, riconfermato presidente del collegio sindacale della Stretto di Messina; di Fincantieri è invece consigliere di amministrazione Pietro Ciucci, amministratore delegato della società del Ponte di Messina.

Avevamo incontrato Ciucci nel Cda di Alitalia accanto al professore Carlo Angelici; l'A.d. della Stretto di Messina è stato però anche direttore generale dell'IRI e componente del Collegio dei liquidatori dell'istituto; direttore amministrativo dal 1969 al 1987 della Società Autostrade; presidente della Cofiri e vicepresidente della Banca di Roma (della prima è oggi consigliere Ernesto Monti presidente Astaldi, della seconda lo stesso Monti ne è stato vicedirettore generale); consigliere di Autostrade, Banca Commerciale Italiana (oggi in Banca Intesa), Credito Italiano (Unicredit), Stet, Finmeccanica ed Aeroporti di Roma (proprietà Gemina-Impregilo). Attualmente Pietro Ciucci è membro del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Roma (Gruppo Bancario Cassa di Risparmio di Ferrara Carife). Presidente della Popolare di Roma è un altro membro del Cda della Stretto di Messina, il dottore Ercole Pietro Pellicanò che è contestualmente consigliere di Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio.

C'è ancora chi afferma che all'ombra del Ponte non esistano conflitti d'interesse?

Antonio Mazzeo
(Reporter Associati - Redazione "Terrelibere.org")

 

fonte: ReporterAssociati.org

Aspettando il 2006

giovedì 23 giugno 2005, 20:56

di Lanfranco Caminiti
22 Jun 2005

La destra moderata ["moderna", è l'accezione variante] in Italia è un ircocervo, un ossimoro, un cane che si morde la coda. Suona come la guerra umanitaria, l'antifascismo inconsapevole, le convergenze parallele, gli atei devoti e l'astensionismo attivo. Quest'ultimo, in specifico, a me ricorda la distinzione che si faceva in Sicilia quand'ero ragazzo tra finocchi passivi e attivi, cioè chi lo pigliava in culo e chi lo metteva in culo. Una distinzione [molto brancatiana o sottilmente ellenistica, se si vuole] che - come ognun vede - ha tutto un suo universo concettuale di riferimento.

La destra moderata in Italia è una cosa così contro ogni legge della linguistica, se non del buon senso. Nel confronto referendario fra posizioni diverse sulla procreazione assistita si è proceduto a una progressiva sovreccitazione verso lo "scontro di civiltà. Pi dalla parte del centrodestra, della "difesa dei valori". Nel centrosinistra, i valori sono come candelotti instabili di gelignite che trasudano e possono scoppiare da un momento all'altro, per quanto li si maneggi con cura. Chi, a cose fatte, con amarezza se ne è lamentato, perché esso non avesse piuttosto assunto e mantenuto i toni di una competizione "civile", della contrapposizione cartesiana e argomentativa, della dubbiosità esibita e coltivata, tende però anche a mettere fra parentesi quanto accaduto, a minimizzare.

Come se parlarne e rifletterci possa dare troppo peso e perpetuare quello che deve rimanere un "episodio". I sondaggi continuano a dare vincente il centrosinistra alle prossime elezioni: bisogna solo tenere il vento. La barca del centrodestra è in piena bonaccia. Ho qualche perplessità gli stessi sondaggi indicano una quantità di "indecisi" che va oltre la soglia del quaranta per cento. Che è un'enormità Qui si gioca una fase significativa della competizione. L'idea che ho è che la prossima campagna elettorale sar�tutt'altro che "civile" e che il referendum sia stata forse un'occasione non cercata e un esperimento non voluto ma di sicuro una "scoperta": bombardato, il corpo elettorale sbanda e le compagini si scompaginano.

è il metodo "shock and awe", colpisci e terrorizza: forse non serve a costruire paesi e democrazie, forse non può e non sa gestire i dopoguerra, ma sul piano dello scontro è risultato vincente. Quanto interessi il "dopo" a questa maggioranza mi pare proprio un problema di nessuna rilevanza. La democrazia è imperfetta, come una celebre battuta di Billy Wilder. Benchè Clinton avesse consigliato Kerry di tenere basso il profilo dello scontro, di attenersi alle questioni interne - l'economia, l'occupazione, l'assistenza sanitaria - la campagna di Bush per il secondo mandato si è incentrata sul ruolo degli Usa nel mondo, sul loro compito, sulla guerra in Iraq, sulla minaccia terrorista, sulla "salvezza", e lì Kerry ha dovuto seguirlo. è andata come è andata. Oggi i sondaggi danno Bush al punto pi basso di popolarità e su tutti i temi, ma intanto agli americani toccherà sciropparselo per altri quattro anni e lo hanno eletto da poco, e con una maggioranza schiacciante al Congresso.

Il problema non è la scelta delle armi, come se fosse uno scontro cavalleresco o fra gentiluomini: regole definite, dieci passi, i padrini. Qui la scelta è quello del campo di battaglia e risulta sciocco schierare le tue truppe ben irreggimentate e con armi convenzionali in campo aperto se intanto il nemico ha deciso di usare il bombardamento aereo a tappeto. La campagna elettorale del centrodestra sarà incentrata sulle "bombe intelligenti", tanto pi se hanno effetti collaterali, cioè se colpiscono i "civili". Ancora, il referendum recente ne è un buon esempio: dentro le file del centrosinistra i "civili" colpiti si contavano innumerevoli.

I temi - le "bombe intelligenti" - già si accumulano negli hangar: gli immigrati che entrano di notte nelle nostre case per rubare e ammazzano i nostri figli, lo sfascio delle famiglie fra divorzi, aborti, embrioni, gay e lesbiche. Lo stesso tasto dell'economia che va male forse non verrà sottaciuto ma anzi cavalcato, rovesciandolo come "colpa" dell'avversario: l'euro che ci ha rovinati con l'Europa di Prodi e Bruxelles e che ormai nessuno vuole pi, e poi i cinesi che copiano i nostri prodotti a poco prezzo e ci invadono con le loro merci e cose così Sarà una campagna elettorale come quella del '48, con buona pace dei terzisti e dei moderati: i toni saranno da "crociata". La crociata non ha solo lo scopo di intimidire l'avversario e farlo retrocedere, quanto quello di rinvigorire le proprie schiere e di eccitare il sostegno di chi sta di solito a guardare, per non farlo scivolare nel fronte opposto ma soprattutto per guadagnarsene un qualunque appoggio. L'Italia è un paese sempre pronto alla tifoseria.

Sarà una campagna elettorale come quella del '48, una "guerra sucia", una guerra sporca, ma non sarà contro i comunisti che mangiano i bambini o le cui schiere cosacche stanno per abbeverarsi a san Pietro. Ma non perché si siano civilizzati: la versione dei mangiabambini si è modernizzata [ancora il referendum] negli scienziati manipolatori di embrioni o nelle donne troppo emancipate [che sono vittime e mandanti dei primi]. Vedremo che si inventeranno da qui al prossimo anno. A me pare si sia fatta strada nel centrodestra la consapevolezza che ormai non basti pi l'anticomunismo "basic" di Berlusconi, e che il gioco debba essere un altro: l'anticomunismo di Berlusconi - che raccoglie ancora un certo e persistente consenso - può essere un tassello di questo gioco, ma non l'asse portante, non il collante, perché è un ferrovecchio, e lo è perché diversa è la sfida nel mondo, la guerra fredda è finita, l'Urss è finita, il muro è crollato e c'è voluto un po' di tempo perché fosse consapevolezza comune, ma ora è così i "comunisti" non fanno pi paura generalizzata, quella cieca, quella viscerale.

Ora c'è un altro nemico globale, l'islamismo. E la stessa globalizzazione, con il suo carico di "oscurità, lo è "Essere americani", essere "occidentali" oggi non è essere anticomunisti, è essere antislamici, è essere fondamentalisti. Anche uno come Woytila oggi non servirebbe pi, il polacco, l'uomo di Solidarnosc, della madonna nera e della cia, l'anticomunista [e antinazista, certo]. Che si teneva lontano dagli impicci di casa nostra. Era roba vecchia, finita. Ratzinger è l'uomo giusto del tempo giusto. è una mano santa. Lui parla di "valori". Io non credo proprio che la campagna del centrodestra sarà sulle tasse che si sono ridotte o si ridurranno oppure sui grandi progetti occupazionali: non può essere una ri-edizione del 2001, e per il semplice motivo che sarebbe una campagna perdente: se fanno questo hanno perso. Quasi tutti i poteri forti stanno abbandonando Berlusconi posizionandosi in attesa o apertamente contro. Ma non si vince a seconda delle dichiarazioni di Luca di Montezemolo: si vince conquistando quel quaranta per cento di indecisi.

Le dinamiche interne al centrodestra sulla leadership sono l'indizio di una difficoltà e di un sommovimento: il sommovimento sta nella percezione che restando su questo piano inclinato dovranno abbandonare il potere e quindi va trovato una nuova "campagna"; la difficoltà sta nell'individuare una leadership adeguata, forse diversa, che indichi anche il "nuovo passo". Sta nel trovare l'uomo dei "valori". Il "paradosso finiano" - la destra pi destra che prova a diventare la destra pi liberale - è
esemplare. Fini, "a sinistra" di Berlusconi su Mussolini e il fascismo, sul mondo arabo e su Israele, sugli immigrati, sul referendum persino, non può andare a collocarsi nello spazio già occupato da Casini e non può ancora essere il leader "moderato" di tutto il centrodestra. Forse, finiranno con il tenere assieme tutti i tasselli, da Borghezio a Alemanno, da Cuffaro a Tremonti, da Formigoni e Cesana a Gasparri e Scapagnini.

L'unico che può tenere assieme questa baracca sembra ancora Berlusconi. Ma basta con magistrati e televisioni, i suoi interessi sono stati già ampiamente liquidati. La favola del liberismo, del mercato, dell'impresa, delle tre "i", dell'imprenditore diventato miliardario facendo tutto da sì e mostrandosi come modello agli italiani, tutto questo ha già funzionato ma non è pi spendibile, non adesso. Basta lustrini e paillettes, sorrisi a tutti denti e trapianti di capelli: qua ci vogliono lacrime, sudore e sangue. Se troveranno la quadra sulla leadership, se sistemeranno ciascuno i propri cacicchi e le proprie correnti all'interno - e i congressi prossimi venturi a questo servono -, poi ognuno farà la sua parte: dalle sguaiatezze alle raffinate analisi, dalle volgarità alla compostezza istituzionale, dalla politica di lungo corso ll'improvvisazione estemporanea sopra le righe, faranno una campagna all'ultimo sangue.

Come dice professoralmente Geronimo Pomicino, la democristianeria non è un tono di voce ma qualcosa di pi complesso e tangibile, oltre che tangente: non bastano i modi garbati e la voce suadente per fare di un popperiano qualunque, come Pera, un cardinale - laico s'intende, per restare in tema di ossimori e ircocervi. Sarà una campagna di "radici cristiane", quelle che come dice Ratzinger, sarebbe ben curioso restassero relegate nel proprio foro interiore e non avessero invece uno "spazio pubblico".

E poi non è solo una questione di congiuntura e di recessione economica: sarà proprio dei paesi "ricchi" - di quelli che non soffrono per il "pane quotidiano" - la battaglia sui valori: d'altronde, il puritanesimo vittoriano era la morale di compagnia dell'Impero britannico nel suo momento di massimo splendore, e non nella decadenza o nei conflitti forti e nascenti del movimento operaio. è attrezzato e pronto il centrosinistra per questo tipo di scontro? Uno scontro che chiede altrettanta radicalità e determinazione, nei programmi, nella comunicazione, nell'esemplificazione. Basterà la "laicità? Secondo un recente sondaggio pi della metà degli italiani non capisce il significato della parola "laico". Tra quelli, ci sono anch'io.
Ma, ovviamente, spero di avere detto sinora solo un cumulo di fesserie.

Lanfranco Caminiti
l.caminiti@reporterassociati

fonte: ReporterAssociati.org

La Russia non ha veri nemici

giovedì 23 giugno 2005, 20:55

di  Svetlana Babayeva*
23 Jun 2005

INTERVISTA AL MINISTRO DELLA DIFESA RUSSO SERGEI IVANOV
D.Un anno e mezzo fa, in un documento conosciuto come "Dottrina Ivanov", la Russia ha proclamato il diritto di interventi preventivi all'interno dei paesi facenti parte della CSI. Alla luce degli eventi accaduti nei mesi scorsi nei paesi ex sovietici, perche' non siete intervenuti?

R
.Le voglio ricordare che interventi preventivi non significa azione militare o attacchi contro questa o l'altra nazione, secondo il nostro punto di vista. Abbiamo chiarito subito cosa intendevamo: un intervento preventivo e' possibile nel momento in cui si avverte una minaccia terroristica verso la Russia. E solo quando siamo sicuri al 100% di quando e da dove il pericolo viene. Abbiamo proclamato quel diritto, e vi resteremo fermi ad esso. Se dovesse accadere qualcosa del genere, interverremo.

D
.Quindi durante gli ultimi avvenimenti, in particolare in Uzbekistan, la Russia non ha trovato abbastanza ragioni per una minaccia terroristica?

R
.No, una minaccia diretta no. Si e' andata sviluppando una minaccia di seria destabilizzazione della regione della Valle di Ferghana, condivisa da tre paesi. Era connessa non solo ai valori fondamentalisti entrati nella regione; vi era presente anche il fattore di un ambiente socio-politico debole che ha, anch'esso, giocato un ruolo negativo e ha solo contribuito ad aiutare gli atti estremisti in maniera tale che ha portato a un tale esito negativo. Questi eventi erano in qualche modo prevedibili, ma l'Uzbekistan e' uno Stato sovrano che non fa parte di alcun blocco di alleanze politico-militare. E la questione di un intervento o di mandare truppe russe in aiuto del presidente Islam Karimov non era stata considerata a priori.Non come in Kyrgyzistan. Durante le rivolte la questione e' stata considerata ma sotto una diversa dimensione: se i saccheggi, gli omicidi e i furti non fossero cessati entro una notte, saremmo stati pronti a mandare aerei di trasporto militari per evacuare i cittadini russi le cui vite erano in pericolo.

Gli approcci dimostrati dalla Russia nei confronti di Ucraina, Kyrgyzistan e Uzbekistan testimoniano che Mosca era determinata a usare tutto il suo intero arsenale di politica estera. Questo e' stato sottolineato dalla sua dichiarazione secondo la quale, in certi casi, la Russia potrebbe "correggere i suoi principi di piani militari". C'era una percepibile prontezza a trasferire personale e mezzi in luoghi dove la Russia ancora non puo' contare una presenza. Ma in realta' si e' visto che la Russia sta accettando tutto cio' che viene fatto ai suoi confini dai cittadini di quelle nazioni o di terzi Stati. E cio' ci fa chiedere se la Russia in realta' possa fare esattamente l'opposto di quanto voglia fare".

Non abbiamo mai considerato l'opportunita' di mandare truppe in nessuno dei paesi della CSI senza una richiesta ufficiale del governo di quel paese. Anche nel documento da lei citato precedentemente viene chiaramente detto: i fattori di incertezza stanno aumentando. Il problema maggiore sta nella reazione operativa a una situazione. Dichiariamo apertamente: oggi non vediamo alcun nemico militare nel senso classico della parola come si usava intendere, diciamo, 50 anni fa. Non ci sono minaccie militari dirette verso la Russia provenienti dai territori della CSI. Altre minaccie si, penso a quella dell'immigrazione, demografica, delle droghe, del terrorismo. Ma non nel senso classico militare. C'e' qualche nazione della CSI pronta ad attaccarci?

Sono tutti Stati sovrani. Cercare di fermare la storia... e' controproducente per deifnizione. Un altro caso e' che dobbiamo, e qui sono d'accordo con lei, formulare chiaramente quale possano essere le conseguenze, economiche, di visti, politiche ecc. se questo o quell'altro paese della CSI inizia a cambiare la sua politica nei confronti della Russia. Credo che spesso non articoliamo in maniera abbastanza chiara la nostra politica nei confronti degli altri Stati della CSI e agiamo in maniera troppo timida considerando le influenze economiche esistenti nelle relazioni tra questi peasi e la Russia.

D.Come si svilupperanno le relazioni tra Russia e Cina nei prossimi decenni? Queste potranno includere la possibilita' di togliere l'embargo sulle armi paventato dall'Unione Europea?

R.Sebbene la questione dell'embargo non ci riguarda, credo che non sara' tolto nel prossimo futuro, e questo sara' abbastanza negaativo per la Cina. Ma anche se sara' tolto, niente cambiera' in maniera considerevole. Innanzitutto, l'Unione Europea ha introdotto severe limitazioni su ogni sorta di produzione militare verso la Cina. In secondo luogo, devo dire che di tutte le altre nazioni, la Russia e' quella che conosce meglio i bisogni e la futura modernizzazione dell'esercito cinese. Abbiamo una profonda e lunga cooperazione tecnico-militare. Gli europei non possono fornire la tecnologia di cui la Cina ha bisogno. Si, possono provvedere alcuni mezzi radio, mezzi di riconoscimento e di cio' non abbiamo paura. Ma nel prossimo futuro rimarremo i principali fornitori di armi e di una certa tecnologia militare della Cina.

D.Puo' la Cina rappresentare una minaccia nei confronti della Russia nel futuro prossimo?

R.Non penso. Innanzitutto siamo gia' membri di un'organizzazione regionale, la Shanghai Organization for Cooperation. Recentemente abbiamo rimosso una della ultime spine nelle nostre ralzioni che era la demarcazione territoriale, problema che sfortunatamente si presentava per molti altri Stati. Il nostro volume commerciale e le are di cooperazione si stanno allargando. Dove si presenta un problema di ordine militare, esiste un accordo atto ad eliminare la tensione lungo l'intero confine cino-russo. Non ci sono, infatti, truppe schierate da entrambe le parti. Infine un'ultima cosa. Ho notato un grande interessa in una joint-training militare tra Russia e Cina, la prima nella storia, programmata per il prossimo mese di agosto. La Repubblica Popolare Cinese non ha mai condotto un joint-training militare con un altro Stato.

D.Qual'e' la sua opinione riguardo le prospettive di una cooperazione con l'India? I militari russi non possono ignorare il fatto che gli Stati Uniti hanno cambiato le loro relazioni con l'India. Gli Stati Uniti stanno si stanno gia' attivando nell'offerta di armi. Inoltre dobbiamo anche guardare al coinvolgimento della Russia nel contesto della sua cooperazione politica con altre nazioni. In particolare c'e' il dilemma: la cooperazione tra la Russia e Israele sul mercato indiano e le contemporanee spedizioni russe verso la Siria.

R.Qui gli interessi nazionali arrivano prima, in particolare quelli commerciali. Non sarebbe giusto arrabbiarsi ogni qualvolta un nostro partner tradizionale conclude rapporti con altre nazioni. Al contrario, dobbiamo essere preparati ad essere competitivi su ogni mercato. E a riguardo della cooperazione posso dire che al giorno d'oggi non ci sono governi nel mondo che possono produrre l'intera gamma di equipaggiamento militare, e questo non e' necessario. Addirittura gli Stati Uniti comprano alcune delle loro armi da altri Stati. E anche noi abbiamo raggiunto questo punto.

D.La Russia ha ancora intenzione di continuare le spedizioni verso la Siria?

R.Guardiamo al bilanciamento delle forze dell;intera regione e non siamo interessati in un'escalation di tensioni. Non abbiamomai inteso spedire il materiale per il missile Iskander verso il Medio Oriente. Dove lo Strelets e' trattato, sono grato a Israele per il fatto che ora tutto il mondo sa cosa sia lo Strelets, e che non e' un complesso di razzo zenit trasmissibile. La spedizione continuera', non destabilizzera' la situazione nella regione.

D. Non pensa che il mantenimento dei nostri mercati tradizionali sia giustificato dal punto di vista economico ma non da quello politico? Forse una maggiore cooperazione con Israele darebbe una spinta tecnologica importante alla Russia stessa? Forse dovremmo lottare per altri e piu' avanzati mercati attraverso la cooperazione con altri paesi?

R. E' ingenuo ragionare cosi'. Non rifiuteremo il Medio Oriente. Abbiamo un criterio per considerare se l'arma sia permessa per l'export. Secondo la nostra logica, vendendo appena un proiettile alla Siria provocherebbe una protesta. Inoltre, vendiamo armi agli Stati arabi in una quantita' considerevolmente minore di quanto non facciano gli Stati Uniti. E delle volte i nostri rivali vendono cose... Chi per esempio ha spedito all'Iran una centrifuga per arricchire l'uranio?

D. E' possibile che possa essere siglato un accordo sulle ispezioni nucleari, daro che gli Stati Uniti insistono su questo punto?

R.Non si puo'. Inoltre, la questione non e' mai stata posta. A partire dal 1993 fu stipulato il programma Nanna-Lugara che includeva un aiuto tecnico alla Russia, la quale aveva bisogno di vigilare fisicamente un numero di oggetti dove erano immagazzinati materiali nucleari. Ma il programma non impose mai visite agli oggetti. Entrambi invitano l'altro paese a una visita nel cosiddetto perimetro esterno. Cio' che interessa (gli americani N.d. T.) e' la dimostrazione del mito che nel nostro paese niente e' vigilato, che puoi facilmente rubare una bomba atomica, ecc. Accettiamo l'aiuto ma questo aiuto non va verso la vigilanza fisica degli oggetti ma verso l'utilizzo di vettori nucleari che da tanto tempo non sono in uso, come i sottomarini, abbassando non tanto il rischio della fuoriuscita di materiale nucleare quanto quella del rischio ambientale.

Svetlana Babayeva
(*mosnews.com)

[Traduzione in esclusiva per Reporter Associati di Alessio Marchetti]
[e-mail omessa]

Fonte: "mosnews.com"

 

fonte: ReporterAssociati.org

Fares Odeh, il giovanissimo "Davide" palestinese

giovedì 23 giugno 2005, 20:53

di  Israel Shamir
19 Jun 2005

Gaza, 19 Giugno 2005. Nessuno puo' entrare o uscire dalla Striscia di Gaza. Essa e' circondata da filo spinato, i cancelli sono chiusi e, anche con i documenti giusti, nessuno puo' visitare la piu' grande prigione a cielo aperto del mondo, casa di piu' di un milione di palestinesi. L'esercito israeliano, una volta una forza di combattimento, si e' trasformato in guardie carcerarie. Le tattiche dell'IDF sono state formulate negli anni '30: "Non devi ucciderne un milione. Uccidine i migliori, ed il resto sara' domato". Questo metodo fu gia' applicato dagli Inglesi con l'aiuto dei loro alleati ebrei durante la rivolta palestinese del 1936. Da allora, migliaia dei migliori figli e figlie di questa terra, la potenziale elite dei palestinesi, sono stati sterminati.

Ancora una volta, l'esercito israeliano viene usato per realizzare lo stesso piano, "a domare i nativi indocili", sparando di norma ai potenziali ribelli. Il loro lavoro e' semplice: l'esercito piu' forte e potente del Medioriente, una delle maggiori potenze nucleari, possiede le migliori armi al mondo, mentre i palestinesi imprigionati possiedono solo le pietre ed armi leggere. Recentemente, Israele ha intercettato un carico di armi che andava verso Gaza. Pur felice della vittoria, l'esercito non nascondeva una certa "preoccupazione". Hanno ragione di essere preoccupati. Fin dal 1873, l'esercito israeliano si e' dovuto raramente preoccupare del fuoco di ritorno. I soldati israeliani si sono abituati al lavoro facile. Infatti preferiscono sparare a ragazzini disarmati.

Gaza e' una realta' allucinante, reminiscenza di alcuni film Prison Planet B. Il suo filo spinato mantiene il segreto della indomabile volonta' della sua gente. E' un film di serie B, ma i suoi uomini e le sue donne sono di prima classe.

Questo messaggio segreto si incarna in un tredicenne, Fares Odeh. Fares e' il giovanissimo Davide palestinese che abbiamo visto confrontarsi contro il Golia israeliano a Gaza, nella foto immortale del reporter dell'AP, Laurent Rebours. Fares il coraggioso lanciava le sue pietre contro il mostro corazzato con la grazia di San Giorgio, l'amato santo della Palestina. Affrontava il nemico con la sicurezza di un ragazzino di paese che scaccia un cane inferocito. La foto fu scattata il 29 ottobre del 2000, e pochi giorni dopo, l'8 novembre, un cecchino israeliano lo uccise a sangue freddo.

Dietro di se' lascia l'immagine di un eroe, un poster da sistemare vicino a quello di Che Guevara, un nome da pronunciare con la stessa intensita' del nome di Gavroche, il coraggioso ragazzino ribelle delle barricate parigine nei Miserabili di Victor Hugo, simbolo dell'irriducile spirito umano. Lui emergeva da un tempo differente, un tempo in cui l'eroismo non era una parola sporca, quando gli uomini erano pronti ad andare a combattere e morire per una nobile causa. Simbolicamente, il suo nome significa "cavaliere", ed il cognome "che ritorna". La sua immagine rievoca davvero l'idea del ritorno dei valorosi cavalieri del tempo che fu. Questo spirito e' totalmente alieno all'edonismo commerciale a buon mercato, l'ideologia portante del nostro tempo, fornita in abbondanza dalla cultura pop americana. L'eredita' di Fares e' un segno del fallimento del piano di Israele. Questo giovane ribelle e' nato sotto occupazione militare israeliana ed e' morto resistendo ai soldati dell'IDF.

Questo messaggio di speranza non e' stato immediatamente percepito dagli amici della Palestina, poiche' noi ci siamo abituati all'idea della sofferenza e del martirio palestinese. Nei nostri scritti, incosciamente tendiamo a rappresentare il "nostro punto di vista" partendo da un approccio un po' effeminato che susciti compassione e pieta'. L'ultima cosa che dovremmo provare per i palestinesi e' la pieta'. Ammirazione, amore, solidarieta', culto dell'eroe, persino invidia, ma non pieta'. Se si prova pieta' per loro, bisognerebbe provare pieta' anche per i 300 prodi di Leonida che caddero difendendo le Termopili, o per i soldati russi che fermarono con i loro corpi i carrarmati di Guderian, o persino per Gary Cooper in "Mezzogiorno di fuoco". Degli eroi non si deve avere pieta', poiche' essi rappresentano un esempio per tutti noi.

In primo luogo non abbiamo assegnato all'immagine di Fares la sua giusta collocazione. La narrativa della sofferenza ci ha imposto di accostarla a quella del piccolo Mohammed Durra, accoccolato presso suo padre ed ucciso dinanzi ai nostri occhi, o a quella della bambina vietnamita che fugge nuda da un inferno di napalm.

L'immagine del Cavaliere che Ritorna, Fares Odeh, appartiene ad un altro genere di icone: quelle dell'eroe. Il suo posto e' accanto a quello dei marines di Iwo Jima, o in una chiesa accanto all'immagine del suo connazionale, San Giorgio. Dopotutto, il Santo guerriero fu martirizzato e sepolto nel suolo palestinese, non lontano da Fares, nella cripta dell'antica chiesa bizantina di Lydda.

Gli avversari dei palestinesi comprendono questa realta' meglio dei loro compagni di New York. La stampa americana controllata dagli ebrei non si e' risparmiata alcuno sforzo pur di cancellare la memoria di Fares, dal momento che non poteva pensare di trovare un eroe che potesse competere con lui. La MSNBC.com ha lanciato una stupida sfida per la Foto dell'Anno, e la scelta era tra Mohammed Durra, il martire, e la foto di un cane. Il supporto sfrenato offerto dai sostenitori di Israele ha fatto in modo che vincesse la foto del cane, ma l'immagine piu' importante, l'icona di Fares, non e' stata offerta al pubblico.

Questo non era abbastanza, e il Washington Post ha addirittura inviato un corrispondente in Palestina, Lee Hockstader, per erodere persino la memoria del giovanissimo di Gaza. Il suo rapporto dovrebbe essere studiato in una scuola di giornalismo, al corso di disinformazione. Quando l'esercito israeliano invase e bombardo' l'indifesa Betlemme, Hockstader scrisse: "Nella biblica (non menziono' la Nativita', addirittura) Betlemme, i soldati israeliani ed i palestinesi si combattono con carriarmati, missili, elicotteri, armi pesanti e pietre". Sospetto che un rapporto di Hockstader sulla II Guerra Mondiale avrebbe narrato una storia in cui gli USA ed il Giappone si affrontavano a suon di bombe atomiche e che ebrei e tedeschi facevano a gara nel chiudersi a vicenda in campi di concentramento.

Hockstader giustifico' appropriatamente i raids israeliani contro la popolazione civile scrivendo: "Il portavoce dell'esercito israeliano afferma che i raids sono limitati ed essenzialmente difensivi. Ma il governo israeliano da' un'interpretazione piu' ampia, lasciando ai comandanti in loco la flessibilita' contro un nemico elusivo". Se lui da' alle azioni israeliane la patente di "interpretazione piu' ampia", i palestinesi nel suo rapporto non sono che folli terroristi: "I palestinesi stanno minacciando di esigere un prezzo contro quella che essi considerano una guerra di aggressione. Un rappresentante del Movimento islamico di resistenza, Hamas, ha minacciato ulteriori attacchi suicidi e colpi di mortaio contro Israele".

Nell'agenda di Hockstader vi e' il desiderio di rinforzare la supremazia giudaica e di calunniare i palestinesi. Con questo presupposto arrivo' a Gaza e firmo' un articolo in cui dipingeva Fares come un ragazzaccio che non obbediva ai genitori, che marinava la scuola, che era un adolescente difficile che desiderava essere ucciso e dunque un compassionevole soldato ebreo aveva soddisfatto questo desiderio. Hockstader non dimentico' nulla: il ragazzo era stato ucciso mentre lanciava un sasso, e dunque doveva essere ucciso; la sua fama postuma era "il baccano per la sua morte"; e, comunque, sua madre aveva ricevuto un assegno di 10.000 dollari dal presidente dell'Iraq, Saddam Hussein.

Hockstader ha giocato in casa. Se avesse osato insinuare che i coloni di Hebron genitori della bambina uccisa desideravano che la loro bimba morisse, se avesse chiamato la reazione israeliana "baccano", se avesse menzionato che i genitori in questione avevano ricevuto un congruo assegno dal macellaio di Sabra e Chatila - Hockstader non sarebbe uscito vivo da Israele e Katherine Graham, proprietaria del Washington Post avrebbe avuto modo di pentirsene fino all'ultimo giorno della sua vita.

Gli ebrei hanno sempre avuto vita facile nel denigrare i loro nemici e non solo a causa della magia delle parole. Lord Moyne, ministro di Stato britannico in Medioriente, dozzine di soldati ed ufficiali inglesi e centinaia di leaders palestinesi furono assassinati dagli ebrei durante la loro lotta per la supremazia in Terra Santa, negli anni '40, fino a che gli inglesi, terrorizzati, salparono dalla Baia di Haifa, il 15 maggio 1948. Persino oggi, due religiosi ed attivisti di pace di San Francisco, il prete cattolico Labib Kobti ed il rabbino ebreo Michael Lerner, ricevono minacce di morte da gruppi terroristici ebraici, e le prendono molto sul serio.

I palestinesi sono contadini e cittadini essenzialmente pacifici. Essi sanno come coltivare la vite e l'olivo, come fabbricare uno zir, un'otre che mantiene l'acqua gelida persino con le temperature piu' calde. Le loro bellissime costruzioni in pietra adornano ogni angolo della Palestina. Scrivono poemi e venerano le loro tombe sacre. Non sono guerrieri: certamente non sono assassini. Con stupore ed incredulita' si guardano nello specchio di una stampa dominata dagli ebrei e si vedono mascherati da terroristi sanguinari. Ma questa gente e' in grado di darci lezioni di eroismo ogniqualvolta un nemico cerchi di rubare la loro terra. I palestinesi ce lo hanno dimostrato decine di secoli fa, nella leggendaria epoca dei Giudici, quando i loro avi si batterono contro gli invasori giunti dal mare.

Negli anni '30, un fervente ebreo nazionalista russo fondatore del partito politico di Sharon, Vladimir Zeev Jabotinsky, scrisse, nella sua lingua nativa, una novella storica, Sansone, elaborata sulla narrazione biblica dell'attentatore suicida che uccise 3000 uomini e donne (Giudici, 18:27) perendo insieme ad essi. Pochi anni fa, la novella fu pubblicata in Israele in una traduzione di ebraico moderno ed un giornalista del quotidiano Davar vi colse un'interessante aberrazione.

Per Jabotinsky, i britannici erano i moderni Filistei, mentre gli israeliti si erano trasformati negli ebrei. Ma, per un moderno lettore israeliano, la novella rappresenta la glorificazione della lotta palestinese contro l'oppressione israeliana. I Filistei altamente civilizzati, con la loro superiore tecnologia militare, invasori dal mare, edonistici abitanti della pianura costiera e belligeranti intrusi nelle Highlands ricordavano al giornalista gli attuali ebrei israeliani. Mentre il popolo di Sansone, i Banu Israel, i nativi delle Highlands, certi delle loro profonde radici, fiduciosi dell'inevitabile vittoria del loro attaccamento alla terra contro il potere militare dell'invasore, gli ricordavano gli attuali palestinesi delle Highlands.

E cio' ha un senso, in quanto i palestinesi sono i veri discendenti degli israeliti biblici, del popolo indigeno che abbraccio' la fede di Cristo e di Maometto, e che rimase nella Terra Santa per sempre. Gli israeliani lo sanno. Nei laboratori genetici di Tel Aviv, le ricerche sul "DNA ebraico" hanno dato risultati che mettono quantomeno in dubbio la nostra pretesa ebraica di essere i discendenti degli israeliti. Come Riccardo III, abbiamo rubato il titolo e la corona, e, come Riccardo III, ci sentiamo in pericolo finche' i legittimi eredi sono ancora in vita. Questa e' la spiegazione psicologica del nostro inspiegabilmente crudele trattamento dei nativi palestinesi.

Gli israeliani vorrebbero essere palestinesi. Abbiamo adottato la loro cucina, e mangiamo i loro felafel e l'hommos come fossero cibi nostri. Abbiamo adottato i cactus del luogo, sabra, che crescono ai margini dei loro villaggi, come nome dei nostri figli e figlie nati in loco. Il nostro moderno linguaggio ebraico e' stato vivificato dall'aggiunzione di centinaia di termini palestinesi. Dovremmo invece chiedere il loro perdono, abbracciarli come fratelli perduti da lungo tempo ed imparare da loro. Questo e' l'unico raggio di luce che vedo emergere dalle attuali tenebre.

Come hanno dimostrato i moderni studi archeologici, 3000 anni fa le tribu' dell'interno (i Banu Israel della Bibbia) trovarono un "modus vivendi" con i popoli della costa e, insieme, questi figli di Sansone e Dalila, divennero i progenitori dei compositori della Bibbia, degli apostoli di Cristo e dei palestinesi di oggi. L'avanzata tecnologia filistea e l'attaccamento dei popoli dell'interno alla loro terra si unirono per formare il miracolo spirituale dell'antica Palestina. Non e' impossibile, e la storia potrebbe ripetersi, sicche' l'immagine gloriosa del giovane Fares, che lotta contro il carrarmato, si mescolera' con le immagini del re Davide e di San Giorgio nelle menti e nei testi di scuola dei nostri bambini palestinesi.

Israel Shamir

[Traduzione a cura di Arabcomint]

 

fonte: ReporterAssociati.org

Usa: case confiscabili anche per uso privato

giovedì 23 giugno 2005, 20:49
WASHINGTON (USA) - «La proprietà privata è un furto» sentenziava il celebre filosofo francese Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865). Un principio mai applicato del tutto neanche nell'Unione Sovietica di Lenin, ma che rischia di avere nuova vita negli Stati Uniti della presidenza Bush. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha infatti deciso con un voto contrastato (5 voti a favore e 4 contro) che le amministrazioni cittadine hanno il diritto di confiscare case e terreni anche per progetti privati di sviluppo. Se un’amministrazione cittadina ritiene ad esempio che la costruzione di un centro commerciale in una determinata area genererebbe forti entrate per le casse pubbliche, ha il diritto di costringere i residenti della zona su cui dovrebbe sorgere il nuovo complesso a trasferirsi altrove.
LA CAUSA - Il caso era stato portato all’attenzione della Corte Suprema da un gruppo di residenti del Connecticut, in causa da anni con l’amministrazione della loro città di New London che li vuole sfrattare per costruire un albergo in riva al fiume, un centro sportivo e uffici. I residenti si opponevano appellandosi al principio che le amministrazioni cittadine non hanno il diritto di confiscare terreni se non per un chiaro uso pubblico, come la costruzione di strade e scuole. La Corte Suprema ha invece ritenuto che per pubblico interesse si possa intendere anche la riscossione di forti entrate fiscali, un principio che ovviamente si presta a un’ampia gamma di applicazioni.
LA CONTRORELAZIONE - Contro la sentenza hanno votato il presidente della Corte, William H. Rehnquist, Antonin Scalia, Clarence Thomas e Sandra O’Connor. Proprio quest’ultima ha steso il testo dell’opinione di dissenso a nome dei quattro giudici: "Qualsiasi proprietà potrà ora essere confiscata per l’interesse di un altro privato, ma le ricadute di questa decisione non saranno casuali. I beneficiari saranno con tutta probabilità quei cittadini che possono disporre di un potere e di una influenza sproporzionati sul processo politico, incluse le grandi aziende e i costruttori edili".
IL PARERE VINCENTE - I cinque giudici che hanno votato a favore si sono invece appellati al principio del miglior interesse della collettività presa nel suo insieme. "La città ha formulato con attenzione un piano di sviluppo economico che ritiene porterà importanti benefici per la comunità - si legge nel dispositivo firmato dal giudice Paul Stevens - inclusi nuovi posti di lavoro e maggiori entrate fiscali". La nuova sentenza di fatto aumenta le possibilità di applicazione del quinto emendamento che permette ai governi della città di confiscare terreni "per uso privato". Incredula la reazione dei cittadini promotori dell’azione legale. "E’ scioccante sapere che in questo Paese uno può perdere la propria casa", ha detto Bill Von Winkle uno dei cittadini coinvolti nel procedimento giudiziario. "Non ho intenzione di cedere e non me ne andrò da nessuna parte - ha aggiunto Von Winkle -. Questa di sicuro non è l’ultima parola".
23 giugno 2005

 

fonte: Corriere.it

Guantanamo sotto la lente del Wiki

giovedì 23 giugno 2005, 20:43
Fouad Mahoud Hasan al Rabia è un quarantacinquenne kuwaitiano che un tempo ha lavorato come ingegnere alla Kuwaiti Airlines. Da quando è rinchiuso nella prigione americana di Guantanamo (Cuba) con l'accusa di essere un sostenitore di Al Qaida - e di avere addirittura incontrato Osama Bin Laden - ha perso molti chili, ha sofferto di dolori di stomaco ed è caduto in depressione. E' quanto riferisce Elisabeth, nickname di un utente che ha preso in mano la documentazione legale di Fouad per riordinarla e per segnalare gli abusi dell'autorità statunitense. Come lui, molti altri detenuti del famigerato centro Usa accusato da più parti di plateali violazioni dei diritti umani hanno trovato un tutor cibernetico. Qualcuno che attraverso Internet spulcia nei complessi e farraginosi faldoni digitali - faticosamente strappati al governo tramite le procedure del Freedom and Information Act - per far emergere quanto meno una verità legale sulle oscure detenzioni di Guantanamo.

PATROCINIO DAL BASSO - Questa pratica di «patrocinio dal basso» è stata resa possibile grazie a un'applicazione Web a sua volta partecipativa, il software wiki. L'idea - si legge su Wired - è stata lanciata dal gruppo liberal che gravita attorno al blog Daily Kos quando ha deciso di cercare volontari per setacciare le 4mila pagine di documenti raccolte sui prigionieri di Guantanamo tramite l'American Civil Liberties Union, la nota associazione statunitense per i diritti civili. In pratica i partecipanti si dividono la documentazione, leggono la propria porzione, fanno le necessarie verifiche e mettono per iscritto (online) i risultati.

I VOLONTARI - Il software wiki utilizzato - lo stesso reso noto da Wikipedia, l'enciclopedia online redatta dai lettori e continuamente aggiornata - permette a più persone di leggere e correggere gli stessi documenti, senza accavallarsi, favorendo anzi la collaborazione. Il progetto - che nasce dalla volontà di accelerare il lavoro di revisione di informazioni spesso minuziose e difficili da accertare - ha raccolto finora un'ottantina di volontari. I risultati finali verranno ovviamente pubblicati online, mentre gli abusi individuati saranno segnalati alle autorità e ai media. E già c'è chi parla di un cambiamento radicale del modo di «fare democrazia»: da un'applicazione Web innovativa stanno nascendo modelli nuovi e partecipati di controllo e di pressione.
Carola Frediani
23 giugno 2005
 
fonte: Corriere.it 

Vende la Lotus del marito su eBay per 1 euro

giovedì 23 giugno 2005, 20:39
La Lotus venduta a mezza sterlina e il marito traditore beffato.

 

 

 

 

 

 

 

LOL LOL LOL

Questa e' troppo bella ... per questo amo le donne ... perche' sono deliziosamente impevedibili ... :)

LONDRA - Una scena da film. Lui esce, lei trova qualcosa tra i vestiti di lui che svelano il suo tradimento. Lei si infuria e quando lui torna a casa trova la serratura cambiata e tutte le sue cose in strada. Con una sequenza in più: lui entra in garage per prendere la sua Lotus Esprit Turbo, una fuoriserie da decine di migliaia di euro, e lo trova vuoto. Perché lei, con un colpo di genio tecnologico, ha piazzato l'auto del marito fedifrago su eBay in 5 minuti. Per mezza sterlina. Una beffa degna della «Guerra dei Roses» ma che senza il sito principe delle aste online non avrebbe mai potuto concretizzarsi.

VENDETTA, TREMENDA VENDETTA - Una vendetta che avrà fatto diventare verde di bile il marito traditore. L'idea (geniale nella sua perfidia) è venuta alla signora «hayleyshaw26», il nickname di una eBayer di Birmingham. Sposata e con figli (in precedenza aveva venduto libri per bambini), un giorno si accorge di essere stata cornificata dal maritino. E allora, la signora britannica a mezzanotte e 21 minuti del 17 giugno mette online un'inserzione: una Lotus Esprit Turbo a mezza sterlina. La descrizione dell'oggetto è chiara: «Devo disfarmi di quest'auto immediatamente. L'ideale è nelle prossime 2-3 ore, prima che quello str... traditore di mio marito torni a casa e si accorga che è sparita, e che tutte le sue cose sono finite in strada. Sono io la proprietaria e ho il libretto. Vi prego di comprare solo se la potete ritirare stanotte».
SALUTI E GRAZIE - Cinque minuti dopo, a mezzanotte e 26, l'auto è andata. Se la porta via un certo "goddamm7", facendo l'affare della sua vita. Educatamente ringrazia la sua benefattrice: «Grazie Hayley, l'auto è eccellente». Poi un pensiero anche al vero artefice del colpaccio: «Ringrazia il maritino da parte mia». Il cornificatore senza nome lascia ai posteri una foto: sorride beato vicino alla sua Lotus nera. Chissà se passando davanti a un monitor con eBay gli verrà l'impulso di spaccarlo a testate.
Paolo Ottolina
23 giugno 2005
fonte: Corriere.it

"Così abbiamo organizzato la strage di Nassiriya"

giovedì 23 giugno 2005, 20:37

di CARLO BONINI

RACCONTA Said che il 12 novembre 2003, a Nassiriya, quando la polvere si posò sullo scempio della base Maestrale e l'Italia contò i suoi morti (diciannove: dodici carabinieri, cinque militari, due civili), chi aveva voluto lo strage liberò, con una risata, una considerazione: "Thamer Haji, uno dei colonnelli di Abu Musab Al Zarqawi, mi disse scherzando: 'In fondo, questi italiani ci sono costati solo 300 dollari'".

Said Mahmoud Abdelaziz Haraz è un iracheno di 36 anni. Ha ucciso molte volte e dei suoi morti ha perso il conto. Ha ucciso anche a Nassiriya e ne conserva nitido il ricordo. L'attentato suicida, pianificato inizialmente per la metà di ottobre, era saltato. Lo aveva mandato a monte la polizia irachena di Kut. Ad un posto di blocco nella provincia del Wasit era stata sequestrata l'autocisterna carica di 3.500 chili di esplosivo che doveva seminare la morte sulle rive dell'Eufrate. Per restituirla ad Al Zarqawi la polizia irachena aveva chiesto 10mila dollari. Troppi. Ma un solo mese aveva ammorbidito gli appetiti di quegli sbirri straccioni. All'alba del 12 novembre, si chiuse a 300 dollari. Un poliziotto di Kut guidò l'autocisterna fino al confine della provincia e la consegnò agli shahid, i martiri. Gli italiani potevano morire.

La storia di Said è la storia della strage di Nassiriya. Di Abu Musab Al Zarqawi, della sua organizzazione "Qaidat al Jihad fil bilad Al Rafaidain", "La base del Jihad nella terra tra il Tigri e l'Eufrate". Dei martiri di Falluja, dell'attentato suicida alla sede delle Nazioni Unite a Bagdad. È una storia che viene scritta tra le 8 e le 11.40 del mattino del 13 marzo di quest'anno, in un locale dell'ambasciata italiana di Bagdad.

Said è sceso da un elicottero americano che si è alzato in volo da Camp Cropper, la galera in cui è stato trasferito da Abu Ghraib il giorno in cui ha deciso di parlare, rompendo il giuramento di fedeltà ad Al Zarqawi. Lo accompagna un militare americano, J. C., sergente del Joint Interrogation and debriefing center. Seduti a un tavolo, lo aspettano quattro ufficiali del Ros dei carabinieri. Sono lì perché i magistrati della Procura di Roma Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio li hanno delegati a raccogliere quel che Said dice di sapere e ha già detto agli americani.

Said parla in arabo e le sue parole sono tradotte dall'interprete Alì. La sua confessione riempie undici pagine di verbale. Che si apre con una premessa: "Si dà atto che il detenuto partecipa al compimento dell'atto spontaneamente. Che non sono stati utilizzati metodi coercitivi o tecniche idonee a influire sulla sua libertà di autodeterminazione e/o ad alterare le sue capacità di ricordare i fatti".
Che la storia cominci, dunque.

"Il mio nome è Said Mahmoud Abdelaziz Haraz. Sono nato in Iraq a Kaneqin, nella provincia di Diyala, il 12 agosto 1969. Sono figlio di Kwassran Said Mahmoud Abdelaziz e di Shamza Hamed Said. Sono conosciuto anche con i nomi di Abu Omar al Kurdi, Abu Yussef e Sami Mohamed Alì, che è come mi facevo chiamare ai tempi di Saddam. Sono un membro della rete di Abu Musab Al Zarqawi dal gennaio del 2003. Il mio ruolo era approntare le autobomba, realizzare e collocare le cariche esplosive. Curavo l'istruzione dell'attentatore suicida, portavo gli automezzi nelle adiacenze dell'obiettivo e qui li consegnavo agli shahid. In questo ruolo, ho preparato 36 attacchi suicidi. Sono dunque perfettamente a conoscenza di quanto avvenne a Nassiriya nel novembre del 2003, perché sono stato direttamente coinvolto nella preparazione ed esecuzione dell'attentato. Con me, l'altro responsabile dell'operazione era Thamer Haji".

Said ha una storia esemplare, simile a molte altre biografie di sangue in Iraq. Nel 1991 è in Kurdistan per partecipare all'insurrezione di popolo che Saddam asfissia nel gas. Il mukhabarat, la polizia politica, lo arresta. Viene condannato a morte e rinchiuso ad Abu Ghraib, dove la sentenza capitale è prima commutata in ergastolo e quindi, nel settembre del '95, amnistiata. Se ne va a vivere a Falluja, dove i funzionari del regime lo spiano notte e giorno.

Cambia aria e si improvvisa tassista a Ramadi, dove conosce Thamer Haji. Ha due anni meno di lui (è nato nel 1971) ed è un altro profugo della prima Guerra del Golfo. È un piccoletto (1 metro e 55) dagli occhi scuri, il naso piccolo, i baffi sottili incorniciati da una barba rada. Haji è stato ufficiale dell'esercito regolare e, nel 1991, ha disertato allo scoppio delle ostilità. Superate le linee, si è consegnato ai marines in territorio saudita.

Nel '95, Said Haraz e Thamer Haji, il pregiudicato politico e il disertore, hanno in comune solo la miseria, un passato da nascondere, un nemico: Saddam Hussein. Otto anni dopo, gennaio del 2003, sono la stessa cosa. Hanno mescolato il loro sangue (Thamer ha sposato la sorella di Said) e si sono uniti nel giuramento di fedeltà ad Al Zarqawi. Non per difendere un dittatore che hanno odiato e non c'è più. "Ma per combattere gli invasori stranieri". Il giuramento si romperà solo nel maggio del 2004. A Falluja, durante i combattimenti con la fanteria americana che assedia la città. Thamer muore. Said viene catturato.

Tra il settembre e l'ottobre del 2003 Thamer e Said lavorano allo stesso progetto di sangue: gli italiani di Nassiriya. L'idea la ha avuta il primo. "Thamer si era trovato a passare per Nassiriya mentre andava a Bassora e notò la bandiera italiana che sventolava su un edificio". Aggredire una preda che non immagina agguati è un'idea che accende l'ex ufficiale disertore. "Nassiriya è in zona sciita, Al Zarqawi non ha uomini in quel quadrante". Nessuno pensa possa arrivare sin lì. "Il progetto venne comunicato ad Al Zarqawi, che, a sua volta, lo illustrò e lo fece approvare dalla Shura, l'organo decisionale supremo dell'organizzazione.

L'obiettivo era quello di colpire il governo Berlusconi, mandando così un messaggio chiaro all'Italia e agli altri Stati della Coalizione. In definitiva, l'operazione si proponeva maggiori finalità politiche che non militari".
Ai primi di ottobre, Said e Thamer sono a Nassiriya per il sopralluogo. Arrivano via Bagdad, su un autobus di linea, su cui sono saliti a Ramadi.

"L'osservazione durò circa due ore. Facemmo una serie di passaggi davanti agli obiettivi e individuammo nei pressi di una delle basi italiane un ospedale, dove poter parcheggiare uno dei due mezzi con cui intendevamo condurre l'attacco: un'ambulanza di cui eravamo già in possesso". Più i due guardano, più non stanno nella pelle: "Non riuscivamo a capacitarci della inverosimile situazione logistica degli italiani. La loro base, ubicata al centro della città, era divisa in due parti. Le misure di sicurezza erano scarse. Chiunque avrebbe potuto attaccare, visto che la strada di accesso era molto facile. Fummo molto precisi e riuscimmo a compiere lo studio degli obiettivi per il loro intero perimetro, scoprendo il punto più debole".

La sera, Said e Thamer sono di nuovo a Ramadi. Il piano è pronto. "Colpire contemporaneamente due obiettivi. La base italiana nei pressi dell'ospedale (la Maestrale, ndr.) e un ex palazzo ministeriale su cui sventolava il tricolore. Avevamo deciso di usare un'ambulanza per la base e un'autocisterna per il palazzo". La notte stessa, Said prepara i mezzi.
L'ambulanza viene imbottita di esplosivo. Altrettanto l'autocisterna.

È un vecchio mezzo di fabbricazione russa, un residuato bellico dell'esercito iracheno. "La cabina era verde, la cisterna bianca. All'interno collocai 3 tonnellate e mezzo di esplosivo: 2 tonnellate di Tnt e Cnc, 50 razzi di calibro 135 e 155. Perché l'intenzione era di radere al suolo l'edificio". L'alba del giorno seguente, "dopo la preghiera", l'autocisterna e l'ambulanza lasciano Ramadi. Sul camion, il solo Thamer. Al volante dell'ambulanza, Said e, sul sedile accanto a lui, i due shahid, i martiri che si immoleranno. Si chiamano Abu Zubeir Al Saudi e Abu Abdallah Orduni.

Abu Zubeir Al Saudi e Abu Abdallah Orduni arrivano dalla fabbrica dei martiri di Falluja. Racconta Said: "Erano due dei tanti giovani stranieri che, all'inizio della guerra, erano arrivati in Iraq per combattere con Al Zarqawi e immolarsi contro gli invasori stranieri. Arrivavano in molti: sauditi, yemeniti, mujaheddin dall'Europa e dall'Africa. Vivevano a Falluja, in una casa messa a disposizione da Al Zarqawi". E qui si mettevano in fila per la morte.

"In quella casa, c'era una stanza, la "stanza dei martiri". E in quella stanza c'era una parete con affissa una lista, su cui gli aspiranti shahid scrivevano il proprio nome e il giorno di arrivo. Si formava così una graduatoria e la scelta dei singoli ricadeva sul primo dell'elenco in ordine temporale". Prima arrivavi, prima morivi.

Abu Zubeir, ricorda Said, era "un ragazzo di 22, 23 anni. Alto 1 metro e 75. Aveva capelli castani, grandi occhi scuri, un naso pronunciato, baffi poco folti". Si faceva chiamare "Al Saudi", il saudita. Forse per il suo accento, forse perché effettivamente nato nel regno dei Saud. "Nessuno può dirlo, perché la regola era ed è che agli shahid non vanno fatte domande sulle loro origini, sui loro trascorsi".

Quella mattina, sull'ambulanza che da Ramadi lo porta a Nassiriya, Abu Zubeir è un uomo cui sono rimaste poche ore di vita. Come ad Abu Abdullah Orduni, il ragazzo giordano ("Orduni") che gli siede accanto. Uno si farà saltare sull'ambulanza, l'altro sulla cisterna.
Ma il caso ha deciso diversamente.

L'ambulanza con a bordo Said e i due martiri arriva a Nassirya "intorno alle 13.00" e dell'autocisterna guidata da Thamer non c'è traccia. "Lo aspettammo fino a sera. Ma non arrivò". Lo ha fermato la polizia di Kut, 170 chilometri a sud-est di Bagdad, sulle rive del Tigri, in mezzo alle piantagioni di datteri che rompono le paludi. Lo hanno arrestato e l'autocisterna è finita insieme a lui in una lurida caserma dove la "nuova polizia irachena" è sotto il controllo del contingente ucraino. "È difficile che la polizia non si sia accorta del "particolare" tipo di carico", dice Said.

E infatti il prezzo che fissa per la sua restituzione è 10 mila dollari. Thamer viene rilasciato, il camion trattenuto. Il piano salta. Per il momento.

In ottobre Thamer viene lasciato da solo a sbrogliare il pasticcio che ha combinato. "Cominciò ad andare tutti i giorni a Kut per trattare la restituzione della cisterna". Mentre l'ambulanza, già pronta, viene impiegata in un altro mattatoio: "la strage alla Croce rossa di Baghdad" del 27 ottobre ("Non so chi sia stato lo shahid perché non fui io il responsabile dell'operazione", dice Said).

Poi, all'alba del 12 novembre la trattativa si chiude. Tre bigliettoni da cento dollari e Al Zarqawi può riavere il suo strumento di morte. "Alle 9 del mattino del 12 novembre, un poliziotto di Kut ci consegnò di persona l'autocisterna al confine della provincia di Wasit. Io, Thamer e lo shahid Abu Zubeir proseguimmo verso Nassiriya".

Alle 10.40, la base Maestrale non esiste più. In un mese, gli italiani hanno alzato qualche protezione che il sopralluogo di un mese prima non aveva visto. Ma l'autocisterna fa comunque il suo terribile lavoro. Un solo mezzo e un solo martire seduto su 3.500 chili di esplosivo per una carneficina.

"Thamer rimase sul posto per testimoniare l'esito dell'esplosione. Quindi, prese un pullman di linea per rientrare a Bagdad". A sera avrebbe riso: "In fondo, questi italiani ci sono costati solo 300 dollari".

(23 giugno 2005)

di CARLO BONINI

fonte: Repubblica.it 

Milano, diffuso l'identikit degli stupratori

giovedì 23 giugno 2005, 20:35

 

 

MILANO - Gli esperti della polizia scientifica della Questura di Milano hanno preparato e diffuso l'identikit dei tre giovani, molto probabilmente stranieri dell'est europeo, che nella notte fra venerdì e sabato hanno aggredito a Pero (Milano) una coppia di fidanzati, violentando la ragazza.

TRE GIOVANI - Si tratta di tre giovani descritti con un'età tra i 20 e i 25 anni, tutti con capelli corti, di corporatura normale e non particolarmente alti, visto che per tutti e tre è indicata una altezza di 170 centimetri. Sono di pelle bianca, uno è biondo e quello che materialmente ha violentato la studentessa è indicato con i capelli dritti, probabilmente modellati con gel.

 
L'AIUTO DELLE VITTIME - I disegni segnaletici, realizzati con la collaborazione delle due vittime dell'aggressione, sarebbero inoltre stati mostrati a persone che nei mesi passati avevano denunciato rapine nella stessa zona o in circostanze simili.
23 giugno 2005
 
fonte: corriere.it 

Chicago sfida la prostituzione sul web foto e indirizzi dei cli

giovedì 23 giugno 2005, 20:33

NEW YORK - Quattro giorni fa Javier Diaz, 21 anni, guidava tranquillo lungo la Ravenswood Avenue di Chicago, accarezzandosi i baffi da macho, scrutando le signorine in microgonna e soprattutto senza rendersi conto che di lì a poco sarebbe divenuto "famoso". Diaz, infatti, è stato arrestato quella sera stessa per violazione delle leggi sulla prostituzione e il suo viso è finito su un nuovo sito internet voluto dal sindaco della metropoli del Midwest, Richard Daley, per frenare l'esplosione delle lucciole.

Il sito è una vera e propria gogna informatica. "Chi sfida le leggi sul buon costume non dovrà temere solo l'arresto, ma anche la vergogna pubblica, vista la velocità con cui viaggia il web", spiega Daley, che ha ereditato dal padre (anche lui sindaco) la tessera del partito democratico e una potente macchina elettorale.
Dall'altro ieri basta un clic sul sito della polizia di Chicago chiamato clear path, sentiero trasparente, per vedere il nome, la foto, l'età, l'indirizzo, i capi d'accusa e il luogo d'arresto di Diaz e di un'altra ventina di peccatori, per lo più neri e ispanici. Non è chiaro quanto tempo rimarranno alla gogna: il sergente Robert Cargie si limita a dire che, con l'arresto di altra gente, "ci sarà inevitabilmente una rotazione".

Chicago è la prima grande città americana a tentare la strada di Internet per combattere la prostituzione. Ma in tutti gli States, tranne che nel Nevada, dove il mestiere più vecchio del mondo è codificato dalle leggi, si moltiplicano le soluzioni "creative". Si va dalla sospensione delle patenti di guida alle fotografie sulle televisioni locali; dal sequestro dell'auto alle "trappole" con belle poliziotte travestite da prostitute e adeguatamente addestrate. Gli obiettivi sono chiari: ridurre la domanda di sesso a pagamento, e non solo l'offerta, introducendo deterrenti "sociali" per i potenziali clienti.


Tutte queste iniziative hanno un risvolto pericoloso in termini di diritti civili: basta, infatti, essere arrestati per finire alla gogna, senza aspettare né il processo né la condanna. Nel sito internet del sindaco Daley c'è una piccola avvertenza accanto alle foto: "Queste persone - dice la nota - sono da considerarsi innocenti fino al momento della condanna". Ma la Aclu (American Civil Liberties Union), che da tempo conduce una campagna contro queste misure, sostiene che le immagini date in pasto al pubblico sono di per sì una punizione, e quindi in contrasto con il principio di presunzione di innocenza.

Daley alza le spalle: non sembra preoccupato delle implicazioni costituzionali e spiega che i vantaggi per il bene pubblico sono molto maggiori delle obiezioni degli arrestati. "La prostituzione porta al degrado di interi quartieri della città e ha un costo altissimo per le donne coinvolte in questi traffici", predica il sindaco, ricordando che a Chicago ci sono tra le 16mila e le 25mila prostitute. L'anno scorso la polizia ne ha arrestate 3204, mentre i clienti finiti in manette sono stati 950. E la speranza di Daley è di ridurne il numero attraverso la gogna.

(23 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it 

Domini .eu, prenotazioni al via

giovedì 23 giugno 2005, 20:32
ROMA - Chi vuole prenotare un dominio .eu da oggi e fino al 31 agosto può farlo gratuitamente: il consorzio Eurid, incaricato della gestione dei nuovi domini europei, ha riconosciuto a Register.it, società del gruppo Dada, i requisiti per accettare le richieste di registrazione. In queste ore, la stessa opportunità viene comunicata dal provider irlandese IE, e altri fornitori seguiranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

La prenotazione non garantisce, è bene sottolinearlo, l'acquisizione del dominio desiderato. Register.it ha spiegato a Repubblica.it che tutte le prenotazioni raccolte dal qui al 31 agosto saranno raccolte in liste che verranno girate al consorzio Eurid in vista del cosiddetto "sunrise period", la fase di assegnazione protetta riservata agli enti pubblici e ai detentori di marchi. Fare i furbi tentando di accaparrarsi "Cocacola.eu", ad esempio, è abbastanza inutile. Anche se, precisano da Register.it, in caso di marchi condivisi si applica il criterio del "first-come first-served", detto altrimenti "chi tardi arriva male alloggia". Stesso sistema che sarà usato alla fine del sunrise period, prevista per il secondo trimestre del 2006, quando l'assegnazione dei domini .eu sarà estesa a tutti.

Creato per dare visibilità al vecchio continente su internet, il dominio .eu è divenuto realtà ad aprile, dopo un lungo braccio di ferro tra le istituzioni europee e gli organismi internazionali e statunitensi incaricati di supervisionare i nomi online. Il consorzio Eurid, del quale fanno parte anche gli italiani del Cnr, è stato scelto dalla Commissione europea a maggio del 2003 per gestire i futuri domini.eu.



(23 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

La lunga corsa di Firefox Explorer? Gigante appisolato

giovedì 23 giugno 2005, 20:31

ROMA - Firefox è una furia che fa tremare Internet Explorer: continua a crescere, è ormai con certezza il secondo browser più usato al mondo; e il bello (o il brutto, dal punto di vista di Microsoft) è che non è finita qui: nemmeno l'arrivo della nuova versione di Internet Explorer (la settima), previsto per l'estate, frenerà la corsa di Firefox. Lo dicono a Repubblica.it, concordi, gli analisti di Forrester Research e di Gartner Group, due tra i principali osservatori di ricerca indipendenti.

Gli ultimi dati, di fine maggio, rivelano che Firefox ha una quota di mercato dell'8 per cento (contro il 7,38 per cento ad aprile). Nell'ultimo anno ha guadagnato punti di mese in mese e li ha strappati tutti a Internet Explorer, che ora è sceso all'87,23 per cento. Ma i numeri, freddi, non bastano a descrivere quello che è diventato Firefox, nell'uso e nell'immaginario degli utenti. La sua popolarità è grande soprattutto tra coloro che si intendono di Internet e che guardano il mercato in prospettiva. La settimana scorsa è stato nominato software dell'anno da una delle più importanti riviste d'informatica, l'americana PC World, in una classifica che ha al secondo posto Google Gmail e al terzo Tiger, il nuovo sistema operativo di Apple. "Tra gli utenti esperti di Internet la quota di mercato di Firefox è al 30 per cento circa", aggiunge Ray Valdes, Research Director presso Gartner Group. E in Europa è al 15 per cento, tra gli utenti in genere, segno che qui si è più propensi a provare alternative ai parti del colosso americano.


Il punto è che Firefox è ben più di un browser di successo. È un'icona: il rappresentante di un mondo e di una filosofia opposti a quelli di Microsoft, perchéè open source: il codice è libero e aperto, tutti gli utenti possono collaborare a migliorarlo. È il cavaliere che affronta a viso aperto il campione di Microsoft, Internet Explorer, e dimostra che un modo diverso di vedere la tecnologia può funzionare e fare proseliti anche tra il grande pubblico.

Non farà bene al tono epico dello scontro, ma va detto che l'avversario contro cui Firefox sta infierendo è un campione appisolato. Da anni Microsoft non apporta modifiche sostanziali a Internet Explorer ed è questa "una delle ragioni del successo di Firefox", dice Nate Root, analista presso Forrester Research ed esperto del mercato dei browser. Firefox ha anche il merito di essere "più veloce, più attraente e soprattutto nuovo", aggiunge Root; una boccata di aria fresca per chi si era stufato di un Internet Explorer sempre uguale a se stesso.

Ray Valdes cita altri motivi del successo di Firefox: "sono due, in sostanza: sicurezza e funzioni aggiuntive. Gli utenti lo percepiscono come più sicuro di Internet Explorer, ossia più protetto contro pirati e virus. E apprezzano le funzioni che Firefox vanta e che Internet Explorer non ha ancora adottato. Per esempio, il tabbed browsing, cioè la possibilità di navigare tenendo più pagine Web in una finestra; e un motore di ricerca integrato e di serie".

Sono funzioni che saranno presenti in Internet Explorer 7 (segno che Microsoft ne ha colto l'importanza). In realtà possono essere aggiunte già all'attuale Internet Explorer, tramite software addizionali da scaricare e installare a parte. Nelle scorse settimane la stessa Microsoft ha pubblicato una nuova versione della propria barra di servizi MSN, che di fatto dona il tabbed browing a Internet Explorer. Il problema è che tutto questo non basta. "Internet Explorer, per fermare l'avanzata di Firefox, avrebbe bisogno di acquisire funzioni rivoluzionarie", obietta Root. "Ma quelle annunciate finora, che saranno nella versione sette, sono già uscite su Firefox. Microsoft dovrebbe lavorare sodo e tentare di creare il browser di nuova generazione... non limitarsi a pubblicare qualcosa che non appaia orribile al confronto con Firefox".

Per Gartner, il problema è un altro: la sicurezza. "Internet Explorer ha ormai la fama di un browser poco protetto", dice Valdes. "È come per un ristorante. Se hai trovato una mosca nella zuppa non ci torni più a mangiare, anche se i gestori poi si sono impegnati e l'hanno reso più pulito di una clinica di lusso". Con la versione sette, il browser farà passi avanti in sicurezza. Sarà più difficile che, attraverso una falla di Internet Explorer, i pirati arrivino a controllare il computer dell'utente. Microsoft introdurrà persino uno strumento per bloccare i siti che tentano truffe online. "Ma le novità non avranno effetto immediato sull'opinione che gli utenti si sono fatti di Internet Explorer", commenta Valdes.

Per un motivo o per l'altro, Gartner e Forrester sono d'accordo: la versione sette potrà forse rallentare la crescita di Firefox, ma non invertirà il trend nel breve e medio periodo. Risultato: "Firefox arriverà a toccare il 30 per cento di quota di mercato tra due anni", prevede Valdes. Non crescerà più di tanto, però, "perché a quel punto avrà una massa critica di utenti tale da attirare l'interesse di pirati e di autori di virus. Firefox comincerà allora mostrare le propria vulnerabilità e perderà prestigio nei confronti di Internet Explorer". A questo si aggiunge il fatto che tra qualche anno "Microsoft sarà riuscita, con la forza del proprio marketing, a convincere gli utenti che Internet Explorer è diventato più sicuro".

Microsoft ha preferito non commentare queste speculazioni. Valdes prevede anche che "Firefox comincerà quindi a perdere qualche punto, dopo aver toccato il 30 per cento; ma non scenderà mai sotto il 20 per cento, perché in ogni caso si avvale del supporto di alcune importanti aziende avversarie di Microsoft. Google, per esempio". Già, il mondo dei browser attira grandi interessi contrapposti ed è diventato, con l'arrivo di Firefox, anche il terreno di scontro tra storici rivali.

(21 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

Sterilità allarme in Europa una coppia su tre dovrà curarsi

giovedì 23 giugno 2005, 20:28

Unica, amara, considerazione: e noi votiamo no al referendum ... che Dio sia con noi ... davvero!!
non quello strumentalizzato ... :/

L'infertilità rischia di essere il male che affliggerà l'Occidente nei prossimi anni. Fare figli sarà sempre pi difficile. Tra dieci anni, una coppia su tre potrebbe essere sterile o comunque dovrà ricorrere a tecniche di fecondazione assistita. E' questo l'allarme lanciato da un congresso di esperti della riproduzione, riuniti a Copenhagen. "Una bomba ad orologeria per l'Europa", l'ha definita Bill Ledger, scienziato inglese e direttore di una clinica che cura l'infertilità Ledger ha pubblicato una ricerca sull'andamento demografico nel 2015. Le sue conclusioni sono nette: meno coppie in grado di procreare, meno figli, un Continente sempre pi vecchio e il rischio di un'emergenza per i sistemi sanitari nazionali. Il declino della fertilità è il risultato di un insieme di fattori. Secondo lo scienziato, la causa non è soltanto da attribuire alla scelta delle donne di fare figli oltre i 35 anni, l'et�in cui la fertilità comincia a diminuire. Il sistema riproduttivo femminile - spiega la ricerca inglese - è pi esposto alle infezioni sessuali e ai danni provocati dall'obesità Le giovani generazioni soffrono di maggiori problemi di sovrappeso.

I medici italiani presenti a Copenhagen hanno ascoltato i risultati della ricerca inglese con rabbia e frustrazione. La legge 40 è stata oggetto di discussioni e quasi di dileggio da parte dei colleghi stranieri. "Gli italiani hanno usato i piedi invece che la testa", ha detto Guido Pennings, esperto di bioetica all'università di Ghent, in Belgio. La legge italiana, tra le pi restrittive d'Europa, ha già cominciato a sortire i primi effetti. "L'obbligo di trasferire tutti gli embrioni, senza alcuna selezione ha ridotto le chances di gravidanze", ha raccontato Laura Rienzi, dell'European Hospital. Nella clinica romana il tasso di riuscita delle terapie è sceso dal 38,7% del periodo prima della legge, all'attuale 30,2%. Secondo Filippo Ubaldi, un altro esperto, "il calo sarà ancora pi evidente nel lungo periodo per il divieto di congelare gli embrioni". Inoltre, l'obbligo di impiantare tre embrioni alla volta provocherebbe pi rischi. Una ricerca effettuata in Belgio ha evidenziato che gli embrioni impianti singolarmente avrebbero minori probabilità di nascere prematuri e sarebbero pi sani.


"Siamo vittime della dittatura della Chiesa cattolica", è stato il commento di Monica Cattoli, del centro bolognese. Il malessere per i medici italiani è sempre pi forte. Ieri, 110 biologi e medici della riproduzione hanno inviato una lettera a Carlo Azeglio Ciampi. "Sentiamo che il nostro lavoro è divenuto impossibile da svolgere se non tradendo il giuramento di Ippocrate", hanno detto al presidente della Repubblica chiedendo un incontro per esporre le difficoltà quotidiane nell'applicare la legge 40.

La giungla legislativa in Europa ha già creato un turismo riproduttivo sempre pi frequentato dagli italiani. Belgio, Spagna e Svizzera sono i paesi dove la procreazione assistita è pi facile. Nuovi paesi, come la Romania, il Sudafrica o le isole Barbados, offrono pacchetti-vacanze per le coppie sterili. Una tendenza che gli esperti riuniti a Copenhagen considerano pericolosa: "Sarebbe preferibile - hanno commentato - che l'infertilità fosse considerata come una malattia e affidata ai sistemi sanitari nazionali".

(22 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

Avalanche, il P2P di Microsoft Pi velocità per scaricare file

giovedì 23 giugno 2005, 20:27

ROMA - Mentre milioni navigatori sono in attesa della sentenza della Corte Suprema americana, che potrebbe dichiarare fuorilegge le tecnologie di scambio file, negli avveniristici laboratori di ricerca Microsoft di Cambridge sta prendendo corpo un software peer to peer firmato Redmond. Il software, chiamato Avalanche, è tuttora nella fase embrionale di progetto e servirà non a scambiare file protetti ma come strumento di distribuzione online di contenuti.

Molto simile al noto BitTorrent, preso a modello dai ricercatori che hanno sviluppato Avalanche, potrà essere utilizzato in decine di applicazioni diverse, tra cui la distribuzione istantanea di aggiornamenti di sicurezza, la diffusione di software, il podcasting e in tutti quegli ambiti che hanno bisogno di grandi quantità di dati da diffondere sul Web.

A differenza di BitTorrent tuttavia, il sistema di Microsoft promette migliori performance e migliori ottimizzazioni delle risorse. I ricercatori di Redmond infatti hanno previsto una maggiore complessità nella gestione dello scambio file. Attraverso una tecnologia di codifica di ogni singolo file, chiamata "network coding", si potranno ridurre i tempi di download fino al 20, 30 per cento. Inoltre si avrà una maggiore certezza di poter scaricare interamente il file anche se i nodi originari, quelli che mettono in circolazione la prima copia del file, spariscono improvvisamente.

La tecnologia non potrà servire a scaricare o redistribuire file protetti. Nel software verranno integrate strumenti di controllo delle "firme digitali", probabilmente basate su sistemi di Digital Right Management: solo i file che possiedono le giuste "firme" potranno essere gestiti dal programma. Serviranno invece, al posto dei tracker di BitTorrent, server centralizzati che forniranno le dovute informazioni sulla "rete" di computer che in quel momento possiedono i file.


Microsoft, contattata da Repubblica.it, ha preferito non rilasciare commenti limitandosi a far sapere, attraverso una sua portavoce, che il sistema includerà strumenti di sicurezza in grado di identificare univocamente la sorgente del file per evitare così possibili usi non consentiti del software.

La distribuzione sul web di contenuti "pesanti" è uno degli ambiti più gravidi di futuro per i sistemi Peer to Peer. Molte aziende, come la distributrice di sistemi operativi Linux RedHat, hanno cominciato ad utilizzare proprio BitTorrent per il download di file. Anche l'inglese BBC da settembre 2005 farà partire il proprio software di distribuzione di contenuti audio e video basato su reti Peer to Peer.

A differenza dei soliti sistemi di download, in cui un server mette a disposizione una risorsa per tutti, il download "cooperativo" permette di rendere tutti sia fruitori sia fornitori di file. Diffondendo il contenuto su più "nodi", vengono evitate congestioni nei server che distribuiscono il file e si rende il processo di distribuzione più efficiente e veloce.

Nei laboratori di Cambridge hanno già sperimentato l'applicazione che, secondo quando riportato da Pc World, potrebbe essere disponibile non prima dell'anno prossimo. Durante i test, che prevedeva la distribuzione a diverse centinaia di utenti delle versioni beta di software Microsoft, un file da 4 GByte è stato trasferito a tutti i partecipanti al test in una sola giornata al posto delle due settimane previste in precedenza.

Non tutti però sono convinti dell'efficenza del sistema. Bram Cohen, il creatore di BitTorrent, ha inviato sul suo blog un messaggio che bolla senza troppi complimenti come "assoluta spazzatura" il documento dei ricercatori Microsoft. Secondo Cohen, Avalanche metterebbe in crisi le risorse del computer su cui è installato e potrebbe essere facilmente esposto a problemi di sicurezza.

(22 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

Il pendolarismo dei medici europei in Gran Bretagna

giovedì 23 giugno 2005, 20:02

3800 medici tedeschi, un centinaio di francesi ed olandesi. E’l’escamotage studiato dagli ospedali inglesi per ovviare ai tagli del settore sanitario (straordinari e festivi azzerati) e per ridurre le lunghe liste d’attesa. Sono almeno duemila quelli che tutti i weekend partono dai paesi d’origine per prestare servizio negli ospedali del Regno Unito. 1500 euro lo stipendio percepito per i due giorni di servizio. La globalizzazione della sanità per la felicità dei pazienti: dal lunedì al venerdì curati da un medico inglese, al sabato e alla domenica da un tedesco o da un francese.

La crisi del settore sanitario ma non solo. La crisi del sistema sociale ed educativo inglese è esemplificata da una serie di nuove e preoccupanti mode: filmare con il telefonino atti di violenza, risse e perfino stupri. Ci sarebbe da riflettere sulla new generation creata dai tagli sociali blairiani. In una città inglese, sobborgo di Londra, è stata studiata una cura: presenza nelle strade al sabato sera del reparto d’elite dell’esercito di sua Maestà. Il sabato sera notoriamente incentrato sui tour nei pub. Pare che la prima prova abbia funzionato. Che la prevenzione sia prima di tutti educazione e cultura alla tolleranza è un’assioma in cui pochi credono

 

fonte: Valchisone.it 

Troppi turni di notte per i medici inglesi

giovedì 23 giugno 2005, 19:59

21.06.2005
Troppi turni di notte per i medici inglesi
I giovani dottori possono lavorare anche 91 ore alla settimana


Secondo l'allarme lanciato da alcuni esperti sulle pagine della rivista "British Medical Journal", una direttiva europea sull'orario di lavoro potrebbe mettere a rischio la vita dei medici inglesi e dei loro pazienti. Introdotta nell'agosto 2004, la direttiva mira a ridurre le ore di lavoro per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori, ma secondo Roy Pounder e colleghi l'attuale sistema dei turni del Sistema Sanitario Nazionale (NHS) inglese potrebbe mettere in pericolo proprio la sicurezza dei dottori e dei pazienti.
Le ore di lavoro dei medici più giovani verrebbero limitate a un turno di non più di 13 ore seguito da una pausa di almeno 11 ore. Ma un sondaggio effettuato nel dicembre 2004 dal Royal College of Physician rivela che in questo modo gran parte dei praticanti del NHS verrebbe costretta a lavorare 91 ore alla settimana in una serie di turni di notte consecutivi.
Studi recenti provenienti dagli Stati Uniti hanno descritto i rischi per dottori e pazienti dovuti alle eccessive ore di lavoro. Un buon sistema di turni dovrebbe prevedere pochi turni notturni di fila, con un massimo di tre notti consecutive. Già un solo turno di notte, con un giorno di pausa prima e dopo, può provocare un disturbo dei ritmi circadiani.
In altri campi, come nell’aviazione, si è da tempo fatto tesoro dei risultati di studi simili sui periodi di riposo. Secondo gli autori, il NHS dovrebbe modificare la propria pratica sui turni di lavoro per massimizzare la sicurezza e l'efficienza dei medici e per salvaguardare l'interesse dei pazienti.

© 1999 - 2005 Le Scienze S.p.A.

Notte bainca a Milano ...

sabato 18 giugno 2005, 19:17

PROGRAMMA DELLA NOTTE IN PDF 

Anche quest'anno, dopo il grande successo del 2004, quando si sono precipitate in strada sino a notte fonda 600mila persone, "Milano Live, la Città che vive" presenta LA NOTTE BIANCA. Una grande festa a cui sono invitati a partecipare tutti i cittadini, ma anche i turisti, che potranno scoprire un volto inconsueto di Milano, attraverso un progetto di forte aggregazione sociale e gioia collettiva. Promossa grazie alla collaborazione dell'Assessorato Moda Turismo Eventi del Comune di Milano e Camera di Commercio, la notte bianca offre una vasta gamma di eventi e appuntamenti emozionanti. C'è solo l'imbarazzo della scelta.

A cominciare dai concerti in piazza, che da qualche anno a questa parte sono un vero e proprio "must" dell'estate. In Piazza Duomo, durante il concerto organizzato da Rtl 102,5, si esibiranno sul palco Gigi D'Alessio, Paolo Meneguzzi, Paola&Chiara, Marina Rei e tanti altri ancora. Spostandosi di poco, sino in Piazza Santo Stefano, in tarda serata si potrà ascoltare ottima musica d'autore, grazie ai tributi a Lucio Battisti, Fabrizio De Andr�e Giorgio Gaber. Sempre sul tardi, in Piazza del Cannone, sarà la volta del Miller Music Tour, cui presenzieranno i cantanti Luca Dirisio, Angunn e Negramaro, solo per citare alcuni esempi. E per chi non volesse limitarsi ad ascoltare ma volesse addirittura cimentarsi in performance canore? Niente paura, perché durante la notte bianca tutto è possibile: al Chiostro del Conservatorio "G. Verdi" sarà allestito un Karaoke Lirico presentato dai "mitici" Enrico Stinchelli e Michele Suozzo de "La Barcaccia" di Radio 3 RAI.

Ma anche gli amanti del ballo saranno accontentati. Innanzi tutto, la Galleria del Corso, in pieno centro Milano, si tramuterà come per magia in una tangueria dell'Argentina. La serata e la nottata voleranno grazie alle lezioni gratuite, alle esibizioni e alla "noche in milonga". In Piazza Affari, di fronte a Borsa Italiana, i Dj del Karma-Borgo del Tempo Perso e dell'Old Fashion si alterneranno all'orchestra di liscio Marina Madreperla, ma anche all'esibizione della Compagnia di Danza del ventre "Le Rose del Deserto". Ce n'è per tutti i gusti, insomma.

Alla notte bianca a farla da padrona sarà l'arte in ogni sua manifestazione.
Ciò significa che i principali musei saranno aperti fino a tardi: si potrà tranquillamente andare a visitare il Cenacolo di Leonardo da Vinci, il Padiglione d'Arte Contemporanea Pac, il museo della Scienza e della Tecnica e saranno anche organizzate dal Touring visite guidate alla Scala e a Palazzo Marino.

Gli amanti della letteratura scruteranno invece Milano dall'alto, che per l'occasione diventerà "Città delle Vertigini": la Torre Timpano-Fiera, la Terrazza Martini, il Grattacielo Pirelli, la torre Branca e la Terrazza del Duomo (con colazione sul tetto) diventeranno teatri d'eccezione. Il pubblico potrà assistere alle letture di racconti e poesie, a cura di Studio Progetti Culturali Mo.M.A. e di Massimiliano Finazzer Flory. Presenzieranno Ugo Pagliai, il Quintetto Neofonia Ensemble, gli attori della scuola di teatro del Piccolo di Milano e Daniele Dupuis.

Per i mangioni (e non solo!) si segnala che ai Caselli Daziari di Porta Venezia e in zona ex Camposanto (Duomo) l'Associazione Panificatori sfornerà deliziosi panini e brioche calde per tutta la notte. E questo è solo un assaggio.

Carlotta Scozzari


fonte: Notte da leon.it

Cd Sony: software contro le copie casalinghe

sabato 18 giugno 2005, 19:14
TOKYO (GIAPPONE) - Sony BMG Music Entertainment, come sottolinea il New York Times, sta studiando una nuova soluzione anticopia che impedirebbe, a detta degli esperti, la realizzazione di copie di CD masterizzati. Sarà dunque possibile effettuare solo un ristretto numero di copie dei CD legalmente acquistati (per la precisione, tre). Sarà una rivoluzione. Sarà la fine della copia per uso personale prestata all'amico dell'amico, senza intenti commerciali né di contraffazione, secondo la tradizione più antica che accomuna i melomani di tutto il mondo, che amano della musica non solo la possibilità di ascoltarla, ma anche di condividerla.

SISTEMA ANTICOPIA - Da Sony ribadiscono che la cosiddetta diffusione a catena è motivo di grande perdita per loro e sostengono che il 60% dei casi di elusione del copyright proviene dal ripping (importazione dei dati e trasformazione in formato compresso) e dalla masterizzazione. In realtà, come dimostra il recente studio OECD sulla scarsa influenza del P2P sul calo delle vendite, gli addetti ai lavori dimenticano spesso quanto sia difficile (se non impossibile) intercettare i mancati guadagni, sia per quanto riguarda il file sharing che per la copia "fair use". Una canzone condivisa in Rete o copiata da un amico non è necessariamente un mancato acquisto. Verità banale e sacrosanta. Dopodichè esiste indubbiamente la contraffazione a fini commerciali. Intanto i partner della Major hanno già mostrato curiosità per la neonata tecnologia in attesa di essere testata e già battezzata burning sterile. Il nuovo supporto ottico non sarebbe compatibile con il popolare iPod di Apple.
Emanuela Di Pasqua
15 giugno 2005

 

fonte: Corriere.it

Sudan, arrivati i primi 60 militari italiani

sabato 18 giugno 2005, 19:12

Speriamo vada tutto per il verso giusto! 

 

 

 

KHARTOUM - Sono arrivati stamattina in Sudan 60 militari italiani, prima parte del contingente di 230-250 uomini che sarà schierato nell’ambito dell’operazione Unamis (United Nation Mission in Sudan), il cui mandato è quello di attivare e controllare lo sviluppo del trattato di Pace tra governo Sudanese e i ribelli che controllano la parte meridionale del Paese.

CHI SONO - I soldati, quasi tutti del 183° reggimento paracadutisti Nembo della brigata Folgore di stanza a Pistoia, hanno viaggiato da Pisa con un C 130. Saranno sistemati in un terreno a sud dell’aeroporto ancora da organizzare. Con il volo sono arrivate anche le prime strutture logistiche e tre VM (veicoli militari), i camion utilizzati dal nostro esercito per il trasporto truppe. Il contingente è comandato dal colonnello Marco Tuzzolino. Ai suoi ordini arriveranno nella capitale sudanese, tra qualche giorno, oltre al resto del contingente italiano, anche una cinquanta di militari danesi e norvegesi.

LA MISSIONE - Il loro compito sarà quello di provvedere alla sicurezza delle strutture Unamis a Khartoum a cominciare dal quartier generale della missione, che è stato sistemato nel palazzo Ramsis, nella zona Burri, poco lontano dalla Fiera di Khartoum. Un compito, tutto sommato, all’apparenza abbastanza semplice se resterà confinato nella capitale.
Gli italiani sono tra i primi ad arrivare in Sudan. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza che riguarda l’Unamis, votata il 24 marzo 2005, prevede che la forza multinazionale sia formata da 10 mila uomini circa. Come comandante è stato scelto il generale bengalese, Fazle Elahi Akbar. Le regole di ingaggio prevedono l’uso della forza oltre che per autodifesa, anche per proteggere le popolazioni civili «sotto minaccia imminente di violenza fisica» e, comunque per difendere il trattato di pace. La missione, in altre parole agisce secondo le regole del Capitolo 7 dello statuto delle Nazioni Unite.

Gli osservatori militari, 750 circa, avranno il compito più delicato: quello di monitorare l’avanzamento del processo di pace tra Governo e Sudan People’s Liberation Army (SPLA), firmato a Nairobi il 9 gennaio scorso. Il documento è stato approvato dopo una lunga e complicata trattativa e ha posto fine a una guerra civile durata oltre 30 anni. La sicurezza degli osservatori sarà garantita da quattromila militari i quali dovranno anche badare alla protezione del personale civile dell’Onu e delle sue installazioni. Altri 4800 soldati saranno impiegati nel genio, nel supporto logistico e nelle operazioni di sminamento. Inizialmente il mandato della missione riguardava solamente il monitoraggio del trattato di pace tra nord e sud, per pacificare il sud Sudan. Ma alla fine di Consiglio di Sicurezza ha affidato alla Unamis anche il compito di aiutare logisticamente le truppe dell’Unione Africana che operano come osservatori umanitari in Darfur, la regione sudanese dove si combatte un’altra guerra civile tra le milizie arabe filogovernative e le popolazioni autoctone di origine africana. Le prime sono meglio conosciute con il nome di janjaweed, un neologismo inventato dalle loro vittime: vuol dire «diavoli armati a cavallo che terrorizzano i villaggi». La guerra nel sud invece coinvolgeva i musulmani legati al governo di Khartoum e le milizie cristiane e animiste del Spla.

Massimo A. Alberizzi
[e-mail omessa]
18 giugno 2005

 

fonte: Corriere.it

Addio al bianco e nero la Kodak chiude un'epoca

sabato 18 giugno 2005, 19:11

NEW YORK - D'ora in poi il mondo sarà solo a colori. La Kodak dice addio alle pellicole in bianco e nero. E così, dopo il fallimento della britannica "Ilford Imaging" e della tedesca "Agfa", gli altri due colossi del settore, si chiude un'epoca, quella del mondo raccontato con solo due tonalità di colore.

Le ragioni della drastica decisione sono tecnologiche ed economiche. Troppo forte, infatti, la concorrenza e la diffusione delle nuove macchine digitali. Ma è soprattutto l'esigenza di far quadrare i conti a spingere la società di Rochester (New York) a terminare, dopo oltre un secolo, la produzione della carta per la stampa del bianco e nero. Nel primo trimestre 2005, Kodak ha perso 142 milioni di dollari, a causa di una robusta flessione nelle vendite di film e negli altri business chimici.

Ecco quindi la necessità di una sforbiciata ai settori ritenuti ormai obsoleti, con la chiusura degli stabilimenti brasiliani e con tagli all'occupazione (15mila dipendenti in meno entro il 2007). Secondo la multinazionale americana, la domanda di fotografie in bianco e nero, sulla base dei dati a disposizione, segna attualmente una contrazione annua del 25%.

Kodak ha finora puntato su film e pellicole tradizionali. Prodotti che ne hanno fatto la fortuna e che le hanno permesso di diventare la prima multinazionale nel mondo della fotografia. Prodotti che ora, però, rappresentano un limite alla sua espansione. Puntare sul digitale, quindi, è l'unico modo per poter rilanciare l'attività. Una decisione economicamente ineccepibile, ma la reazione degli appassionati del bianco e nero non sarà certo entusiasta.


(18 giugno 2005)

Fonte: Repubblica.it

BLOG: Internet, ultimo avviso!

sabato 18 giugno 2005, 15:34

di Riccardo Orioles
16 Jun 2005

Attenzione: il 30 giugno scade il termine per la presentazione all'Autorita' di Pubblica Sicurezza di tutti i blog e siti internet presenti sul territorio nazionale. I siti e blog non denunciati verranno dichiarati illegali e i loro curatori perseguiti a senso di legge. Il provvedimento per il momento non riguarda la maggior parte dei nostri lettori, visto che e' stato emanato nella Repubblica Popolare Cinese. I bloggaroli prudenti faranno pero' bene anche qui a preparare le carte fin d'ora, visto che il trend e' quello e che in tema di internet la Cina, lungi dall'essere un paese arretrato, e' - insieme all'America - quello che fa tendenza.

In Cina, le web-retate arrivano quando c'e' qualche scadenza politica che rischia di essere "deviata" dai dissidenti; in America, basta un nuovo film di qualche major per scatenare la caccia ai "pirati" (in genere minorenni) che cercano di sfuggire ai prezzi del monopolio. In Cina i problemi legislativi sono piu' semplici perche' la giurisprudenza locale da tempo ha gia' stabilito che i cittadini non hanno voce in capitolo

In America, dove una tradizione arcaica concedeva ai cittadini addirittura dei diritti, si sta cercando di superare il gap con leggi come la Patriot Act e la Patriot Act n.2, in base alle quali il governo puo' entrare nei siti come e quando gli piace. In entrambi i casi, il termine usato per difendere i pieni poteri del partito comunista o delle major e' "lotta al terrorismo", esteso fino a comprendere comportamenti e reati che col terrorismo non c'entrano proprio niente.

Dal punto di vista del partito comunista cinese e delle major l'ideale sarebbe che l'internet semplicemente non esistesse. Purtroppo (come a suo tempo avvenne per la stampa) non si puo' piu' abolirlo e bisogna considerarlo un male necessario, cercando perlomeno di farci dei soldi. Su queste basi, le principali multinazionali occidentali del settore (Microsoft, Google, Amazon, Yahoo, eBay) hanno stretto degli accordi precisi col governo cinese, impegnandosi a "rispettarne le regole" - cioe' a imbavagliare i dissidenti - in cambio di succose royalty. Capita che le tecnologie usate in America per schedare i consumatori siano le stesse usate in Cina per schedare gli utenti. Ma gia' negli anni '30 i sistemi di calcolo meccanizzato Ibm andavano benissimo per computare e gestire tanto la popolazione delle citta' americane quanto quella dei lager tedeschi. Business is business, le ideologie dividono ma gli affari rendono (chi comanda) fratelli.

Internet 2. Secondo un'inchiesta Proopoint, il 36 per cento delle aziende apre regolarmente la posta elettronica dei dipendenti e un altro 26 per cento si sta organizzando per farlo. Nel 40 per cento delle aziende piu' grosse operano delle strutture specificamente dedicate al controllo delle mail.

Internet 3. "I gelati Danone? Beh, secondo me sono gli unici naturali. Poi vedi un po', mica li devi provare per forza... Stavamo dicendo? Ah, gia': parlavamo del buco nell'ozono...". Adesso, secondo il Wall Street Journal, la pubblicita' si fa anche cosi'. Si prende un sito aziendale, lo si ripulisce delle cazzate piu' terrificanti, lo si traveste da blog e lo si affida a uno specialista (a quarantamila dollari l'anno) di comunicazione in rete. "Ci danno modo di raggiungere in modo innovativo la nostra clientela, aggirando i canali di vendita tradizionali". Cioe' di truffare chi sta in rete, sbolognandogli per libere opinioni quella che non e' altro che pubblicita' commerciale in mala fede. Ne' l'internet, ne' il web, ne' tantomeno i blog, sono nati grazie alle grandi aziende. Esse vi hanno svolto e svolgono solo una funzione parassitaria (a volte molto dannosa: vedi la bolla della new-economy) infilandosi con le loro zampacce da iguanodonte in un mondo di fiori, frutti e fili d'erba ondeggianti di cui non capiscono assolutamente niente, ma in cui avidamente s'addentrano nella speranza di trovarci qualcosa di commestibile.

Riccardo Orioles
[e-mail omessa]

fonte: ReporterAssociati.org

Un cappio, non un braccialetto

sabato 18 giugno 2005, 15:27

Un cappio, non un braccialetto
Di  Naomi Klein – postato da Michele300
Tratto da “The Nation” - www.thenation.com/doc.mhtml?i=20050627&s=klein

    Gordon Brown ha una nuova idea su come “rendere la povertà storia” nell’occasione del summit del G8 in Scozia.
Con Washington che rifiuta di raddoppiare i suoi aiuti all'Africa dal 2015, il cancelliere dello Scacchiere (Ministro delle Finanze, ndt) ha fatto un appello ai ricchi stati produttori di petrolio del medio oriente perché coprissero la scarsità delle donazioni di fondi: “Le ricchezze del petrolio chiamate a salvare l’Africa..”. Si legge nei titoli di testa del “London’s Observer.
C’è un’idea migliore: invece di usare la ricchezza petrolifera dell’Arabia Saudita per “salvare l’Africa”, perché non usare la ricchezza di petrolio, gas, diamanti, platino, cromo, ferro, carbone dell’Africa per salvare l’Africa stessa?
    Con tutta questa nobiltà d’animo dispensata per salvare l’Africa dalla sua miseria, questa sembra una buona occasione per ricordare qualcun’altro che ha provato a “rendere la povertà storia”: Ken Saro-Wiwa, assassinato dieci anni fa a questo novembre dal governo nigeriano, insieme con otto altri attivisti Ogoni, messi a morte per impiccagione.
    Il loro crimine fu quello di aver osato insistere sul fatto che la Nigeria non era affatto povera ma ricca e che il suo stato di miseria era frutto di decisioni politiche prese nell’interesse di multinazionali occidentali, che hanno alla fine ridotto la popolazione in una condizione di estrema povertà.

Saro-Wiwa ha dato la sua vita per l’idea che lo sfruttamento dell’abbondante ricchezza di petrolio del delta del Niger dovesse lasciare dietro di sì qualcosa di più che fiumi inquinati, fattorie incendiate, aria acre, e scuole decrepite.
    Lui chiedeva non carità, nè pietà o “aiuti”, ma giustizia.
Il movimento per la sopravvivenza della popolazione Ogone richiedeva che la Shell risarcisse la popolazione locale, dal momento che dalla loro terra aveva pompato dal 1950 approssimativamente 30 bilioni di dollari di petrolio.
    La multinazionale, quindi, si rivolse al governo per ricevere supporto, e il governo rivolse a sua volta i fucili contro i dimostranti. Prima della sua impiccagione di stato, Saro-Wiwa dichiarò in tribunale: “Io e i miei colleghi non siamo i soli sul banco degli imputati in questo processo..la multinazionale, certamente, oggi lo ha evitato, ma il suo giorno arriverà
sicuramente..?”
10 anni dopo, il 70 % dei Nigeriani ancora vive con meno di un dollaro al giorno e la Shell continua a realizzare “super-profitti”. La Guinea Equatoriale , che ha un accordo petrolifero ancora più stringente colla Exxon Mobil, “non è riuscita ad ottenere una percentuale maggiore del 12 % sui ricavi del petrolio nel primo anno del suo contratto” secondo un inchiesta di “60 minutes” - uno scambio così basso che sarebbe stato scandaloso persino a livello di saccheggio coloniale.

    Questo è quello che rende l’Africa povera: non una mancanza di volontà politica, ma gli incredibili profitti del sistema economico attuale.
L’Africa sub-sahariana, il posto più povero della terra, è invece la maggiore destinataria di investimenti: quest’area offre, secondo un rapporto dello “Sviluppo Finanziario Globale” della Banca Mondiale, il più alto tasso di guadagni di investimenti diretti all’estero rispetto a ogni altra regione del mondo.. “L’Africa è povera perchè i suoi investitori e i suoi creditori
sono indicibilmente ricchi”.
    L’idea per la quale Saro-Wiwa era morto lottando - che le risorse della loro terra dovevano essere usate a beneficio della gente del posto - dimora nel cuore di ogni lotta anti-coloniale nella storia, da quella della “Banda del tè di Boston”(1) fino a quella dei contadini iraniani nella cittadina di Abadan contro la Compagnia Anglo-iraniana del petrolio(2).
Questa idea è stata dichiarata morta dalla Costituzione dell’Unione Europea, dalla strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, che definisce il “libero commercio” non solo come una politica economica ma anche come un “principio morale”, e da innumerevoli trattati del commercio.

    E tuttavia quest’idea semplicemente “si rifiuta” di morire.
Lo si può vedere più chiaramente nelle forti proteste che hanno costretto il presidente della Bolivia, Carlos Mesa, a rassegnare le dimissioni.
Dieci anni fa la Bolivia fu spinta dal FMI a privatizzare le sue industrie del petrolio e del gas colla promessa che ciò avrebbe aumentato la crescita e aperto le porte al benessere.
    Quando ciò non funzionò, i creditori richiesero che la Bolivia coprisse i buchi del bilancio aumentando le tasse a carico delle classe lavoratrici.
I Boliviani avevano un’idea migliore: riavere indietro il gas e usarlo a beneficio del paese.
Il dibattito, ora, è su quanto “richiedere indietro”. Il “movimento per il socialismo” di Evo Morales è favorevole a una tassazione del 50% dei profitti stranieri. Più radicali sono i gruppi indigeni locali, che, avendo già visto la loro terra depredata della sua ricchezza di minerali, vogliono la nazionalizzazione completa delle risorse e più partecipazione nella gestione politica, quella che loro chiamano: “nazionalizzazione del governo”

    Lo si può vedere anche in Iraq.
Nel 2 giugno Laith Kubba, portavoce del primo ministro iracheno, ha dichiarato ai giornalisti che il FMI spingeva l’Iraq a incrementare il costo dell’elettricitàe dei carburanti in cambio dell’azzeramento dei debiti del passato. “L’Iraq ha 10 bilioni di dollari di debiti e io penso che noi non possiamo eluderli” ha dichiarato il portavoce.
    Ma giorni prima a Bassora, in una storica riunione di sindacati indipendenti, la maggior parte dei quali inquadrati nell’Unione Generale degli Lavoratori del settore petrolifero, i delegati sindacali, alla prima conferenza irachena anti-privatizzazione, hanno insistito che il governo poteva evitare questo semplicemente rifiutandosi di pagare gli “odiosi” debiti di Saddam, e rigettato ogni tentativo dello stesso di privatizzare i beni dello stato, incluso il petrolio.
    Il neoliberismo, una ideologia così potente che tenta di far passare sì stessa come “progresso”, i cui adepti fanatici si mascherano da disinteressati tecnocrati, non può riscuotere consenso ancora per molto. Esso è stato decisamente rigettato dagli elettori francesi che hanno detto “NO” alla costituzione europea e potete vedere quanto i neoliberisti hanno detestato ciò che è successo in Russia, dove, oggi, una larga maggioranza della popolazione giudica negativamente i profittatori delle disastrose privatizzazioni del
1990, e parecchio mugugnato riguardo la recente sentenza di condanna a carico dell’oligarca del petrolio Mikhail Khodorkovsky.

    Per tutto questo si presenta un’occasione interessante al summit del G8.
Bob Geldof e l’organizzazione “rendi la povertà storia!” hanno invitato decine di migliaia di persone ad andare a Edimburgo e formare una gigantesca “bianca” moltitudine nel centro della città il 2 luglio – un’allusione agli onnipresenti braccialetti “rendi la povertà storia!”.
    Tuttavia pare vergognoso che un milione di persone possa fare tutto quel tragitto per ridursi ad essere una gigantesca bolgia, una collettività accessoria e ornamentale al potere.
Non sarebbe meglio se tutta quella gente, unite le loro mani, non si dichiarasse attraverso un braccialetto ma con al polso una corda annodata a mo’ di cappio, un cappio attorno a quelle letali politiche economiche che hanno già spezzato tantissime vite, per la mancanza di medicine e di acque potabile, per la mancanza di giustizia?
Un cappio come quello che ha ucciso Ken.

Note
(1) Boston Tea Party : esasperati dalla tassazione sul tè degli inglesi, i cittadini delle colonie americane, travestiti da indiani, assaltavano, il 16 dicembre 1773, tre navi britanniche all’ancora nel porto di Boston, costringendole a scaricare 45 tonnellate di tè. I primi segnali dell’indipendentismo americano.
(2) Abadan : città iraniana (302.189 abitanti) sullo Shatt El Arab, sull’omonima isola. Uno dei maggiori centri di deposito e di raffinazione del petrolio del mondo e il primo porto dell'Iran. A seguito della controversia anglo-persiana per il petrolio fu abbandonata dagli inglesi il 3 ottobre 1951.

Fonte: www.disinformazione.it

Uno studio evidenzia legame tra Ritalin e mutazioni genetiche

sabato 18 giugno 2005, 15:26

Uno studio evidenzia legame tra Ritalin® e mutazioni genetiche
Tratto da "Giù le mani dai bambini" - www.giulemanidaibambini.org

    In un nuovo breve ma sorprendente studio (University of Texas - Medical Branch), dei ricercatori hanno scoperto che dopo soli 3 mesi, ognuno dei bambini in esame curati per Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) con il metilfenidato hanno sperimentato un triplicamento delle anomalie nei cromosomi, associato con maggiori rischi di cancro e altri effetti negativi sulla salute.
I ricercatori affermano che per la loro conoscenza questo è il primo studio rivolto ai potenziali effetti di mutazione dei cromosomi associati alla cura dei bambini con metilfenidato, il nome generico del gruppo di farmaci includente Ritalin®, Concerta, Metadato CD e altri.
    Il metilfenidato è il farmaco più diffusamente prescritto di una categoria di anfetaminoidi usati per curare l'ADHD, con oltre 10 milioni di prescrizioni effettuate nel solo 1996. Da allora ad oggi vendite di metilfenidato negli Stati Uniti sono aumentate di oltre il 500%.
Gli autori della ricerca affermano di aver intrapreso lo studio perché nonostante il metilfenidato fosse stato approvato per uso sugli uomini più di 50 anni fa, "ci sono sorprendentemente pochi studi" - sia su uomini che su animali - "riguardo la potenzialità di seri effetti collaterali", come mutazioni genetiche e cancro. Nel 1996, un rapporto riguardo gli studi sugli animali durato due anni aveva già mostrato che alti livelli di metilfenidato causavano tumori al fegato a topi di ambo i sessi.

    Il nuovo studio Texano è consistito nel prelevare sangue ai bambini con ADHD diagnosticata prima che cominciassero la cura col metilfenidato, in modo da avere un livello base di anormalità dei cromosomi (i cromosomi sono le strutture in cui le cellule portano i geni e le informazioni genetiche). Tre mesi dopo l’inizio dell’assunzione della medicina, i ricercatori hanno prelevato ed esaminato il loro sangue per una seconda volta. Tutti i bambini sottoposti a esami del sangue erano stati trattati con normali dosi terapeutiche di metilfenidato.
    La maggior parte delle anormalità delle cellule studiate è consistita nella rottura di cromosomi, e "una maggiore frequenza di aberrazioni è dimostrata associata ad un aumento del rischio di tumore oltre la norma", afferma l'autore della ricerca Randa A. El-Zein, Professore Assistente di Epidemiologia al M.D. Anderson, che ha eseguito gli studi sul sangue usando diverse tecniche.
"E' stato abbastanza sorprendente che tutti i bambini che assumevano metilfenidato manifestassero un aumento di anormalità genetiche in un così breve periodo di tempo", afferma El-Zein.
    Il Professore di Tossicologia Ambientale all'UTMB (University of Texas Medical Branch), Marvin Legator, principale ricercatore e più navigato autore dello studio, ha invitato comunque alla cautela: "Questo studio non significa che questi bambini soffriranno di cancro, ma significa che sono esposti ad un fattore di rischio addizionale" Dei 53 agenti cancerogeni umani conosciuti, Legator dice che 48 possono essere rintracciati usando il metodo di analisi dei cromosomi impiegato in questo studio.
    El-Zein sottolinea che c'è bisogno di studi molto più estesi in diversi centri medici per confermare i risultati di questo studio e per rispondere ad altri interrogativi che questo ha lasciato irrisolti. Una delle questioni è che cosa accada quando i pazienti interrompono l'assunzione di metilfenidato. "Si riadatta alla norma il livello di mutazioni genetiche?", si chiede El-Zein, "noi non lo sappiamo".

    I genitori dovrebbero reagire con cautela a questo studio preliminare, afferma El-Zain, osservando che nella cura all'ADHD ci sono poche alternative al metilfenidato.
Chiestogli come si sarebbe comportato, considerato questo studio, se ai suoi figli fosse stato somministrato metilfenidato, il coautore Matthew J. Hay, pediatra dell'UTMB che ha curato tutti i bambini coinvolti nella ricerca, si è mostrato altrettanto cauto: "se i miei figli fossero sottoposti ad una cura e reagissero bene, non farei loro interrompere il trattamento" a meno che altri studi non dimostrino effetti del genere.

(fonte: http://www.medicalnewstoday.com)

Fonte: www.disinformazione.it

meno Ritalin e pi psicoterapia per bimbi iperattivi

sabato 18 giugno 2005, 15:24

Salute: meno Ritalin e più psicoterapia per bimbi iperattivi

(ANSA) ROMA, 13 giugno 2005
Parte dalla Provincia di Roma una campagna per dire 'No al Ritalin', lo psicofarmaco utilizzato come calmante per i bambini iperattivi. In un convegno organizzato oggi al Cnr, i promotori dell'iniziativa hanno affrontato il problema dal punto di vista scientifico e socio-sanitario, con lo scopo di coinvolgere le associazioni,  gli enti pubblici, gli operatori sanitari e le famiglie ed  opporsi alla diffusione del farmaco e alle sperimentazioni  avviate dal ministero della Salute.
"La Provincia di Roma  - ha detto Tiziana Biolghini, consigliere delegato alle politiche dell'handicap -  ha istituito un comitato etico con il compito di monitorare in quali casi  viene somministrato il farmaco ma soprattutto per diffondere una corretta informazione ai genitori e lottare contro la tendenza a fare diventare patologico qualunque comportamento di un bambino che viene considerato non normale. Invece di ricorrere a soluzioni farmacologiche dobbiamo imparare ad ascoltare i bambini e capire da dove arriva il disagio che cercano di
esprimere".
    Il Ritalin, una sostanza della famiglia delle anfetamine, è stato ampiamente utilizzato in passato - è stato ricordato oggi nel corso del convegno - soprattutto negli Stati Uniti per trattare milioni di bambini affetti dalla sindrome da deficit di attenzione (Adhd). Tuttavia, i casi studiati hanno messo in luce pericolosi effetti collaterali, l'alterazione della funzione renale, cardiaca, della pressione, ma soprattutto che la sostanza induce dipendenza. Effetti che hanno portato le autorità americane a mettere al bando il Ritalin.

    In Italia, invece, la sostanza è stata tolta del registro degli stupefacenti ed è oggi un farmaco che può essere prescritto con una certa facilità, hanno riferito gli esperti nel corso del convegno. Inoltre è stato avviato uno studio sperimentale, chiamato 'Prisma', nelle scuole per monitorare i comportamenti dei ragazzi ed individuare i soggetti iperattivi che potrebbero essere trattati con il Ritalin. Di qui la levata di scudi di molti specialisti. "Tutti riconoscono che il Ritalin è una sostanza dannosa, mentre - ha spiegato il neuropsichiatra Enrico Nonnis - non ci sono opinioni condivise sul fatto che l'iperattività sia una malattia. Non ha senso fare una lotta contro la commercializzazione del farmaco in Italia dal momento che si può trovare comunque nelle farmacie oltre confine oppure su internet. Quello che dobbiamo fare è pensare ad interventi terapeutici che coinvolgano le scuole, i servizi assistenziali dell'età evolutiva e puntare sui percorsi della psicoterapia piuttosto che limitarci a prescrivere una pillola dannosa".
    Dello stesso parere anche il fisiopatologo Giuseppe Dimito: "Quello che serve è una corretta informazione sugli effetti del Ritalin, il coinvolgimento delle famiglie, la buona volontà
delle persone che lavorano nelle scuole e la possibilità di intervenire da parte dei servizi sociali. Non dimentichiamo che abbiamo a che fare con una sostanza che agisce sul sistema
nervoso centrale del bambino, che influenza la sua attività cerebrale. Se roviniamo il cervello dei nostri figli, metteremo un'ipoteca sul loro futuro e anche sul nostro".
(ANSA).

Fonte: www.disinformazione.it

Bambini:I Numeri e le Statistiche

sabato 18 giugno 2005, 15:22

I Numeri e le Statistiche  
Tratto dal comitato "Giù le mani dai bambini"
www.giulemanidaibambini.org

- 73.043.500, il numero di bambini ed adolescenti (0-18 anni) negli Stati Uniti (fonte: U.S. Census Bureau)

- 11.000.000, i minori che ogni anno utilizzano psicofarmaci (per tutte le patologie) nei soli Stati Uniti (fonte: NIMH, Nexus, Los Angeles Times)

- 20.000.000, il numero di ricette compilate in USA ogni anno per la somministrazione dei soli psicofarmaci di tipo stimolante ai bambini (fonte: British Medical Journal, Nexus)

- 10%, la percentuale della popolazione infantile USA che soffrirebbe dell'ADHD, Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione (fonte:International Narcotics Control Board, OMS)

- 2 miliardi di dollari, il giro d'affari per la vendita di un'unica molecola (metilfenidato, nome commerciale Ritalin ®) nei soli Stati Uniti (fonte: DEA USA)

- 3, il numero di mesi dopo i quali sono state rilevate alterazioni genetiche (triplicate le anormalità cromosomiche) nei bambini sottoposti a terapia a base di farmaci stimolanti per l'ADHD (fonte: Università del Texas)

- 12%, la percentuale di bambini che ricevevano già psicofarmaci all'inizio delle scuole elementari nella vicina Francia (fonte: Ministere de la Santè , ricerca pubblicata su Canadian Journal of Psichiatric vol. 43)

- 8.103.000, i minori in età pediatrica in Italia, tra 0 e 14 anni (fonte: ISTAT)

- 9% (pari a 730.000 unità), la percentuale di minori italiani che soffrirebbero di disagi o turbe mentali secondo i risultati del progetto di screening PRISMA 2004 (fonte: Ministero per la Salute )

- 2% (pari a 170.000 unità), la percentuale di minori italiani che soffrirebbero della Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione secondo i risultati del progetto di screening PRISMA 2004 (fonte: Ministero per la Salute )

- 4% (pari a 340.000 unità), la percentuale di minori italiani che soffrirebbero della Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione secondo le associazioni scientifiche di impostazione organicista (fonte: Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile, Kataweb)

- 11, le molecole antidepressive in uso in età pediatrica la cui somministrazione è stata recentemente interdetta in quanto ispiravano idee suicidarie (induzione al suicidio) nei bambini (fonte: EMEA, Agenzia Europea per il Farmaco)

- 30.000, i bambini Italiani che ogni giorno assumono antidepressivi che inducono potenzialmente al suicidio, la cui somministrazione è stata interdetta dall'Agenzia Europea del Farmaco (fonte: Istituto Mario Negri di Milano)

- 1 anno, il ritardo del Ministero della Salute italiano nel dare riscontro ai primi "warning" sulla somministrazione di molecole antidepressive ai minori (fonte: Campagna GiùleManidaiBambini)

- 25%, il numero di giovani pazienti che hanno dimostrato dipendenza (difficoltà ad interrompere l'assunzione) di molecole antidepressive (fonte: Ufficio studi Glaxo)

- 275, in quotidiano aumento, il numero di specialisti che hanno già sottoscritto l'appello alla prudenza lanciato a febbraio 2005 dalla nostra Campagna (fonte: portale www.giulemanidaibambini.org, sezione Consensus ADHD, lista sottoscrittori)

- 173, il numero di autorevoli ricerche scientifiche universitarie già tradotte in italiano a cura di GiuleManidaiBambini, che mettono in allarme circa i rischi della somministrazione di psicofarmaci ai minori e che sono ignorate dalle autorità nazionali di controllo (fonte: www.giulemanidaibambini.org)

- 20, minimo uno per ogni regione, il numero dei Centri regionali per la somministrazione di psicofarmaci ai minori che verranno attivati sul territorio italiano (fonte: Istituto Superiore di Sanità, Ministero per la Salute )

- 1, il registro nazionale dove verranno "schedati" i bimbi in terapia a base di psicofarmaci (fonte: Istituto Superiore di sanità, Ministero per la Salute )

- 6.000.000, il numero di italiani di cui la Campagna GiuleManidaiBambini rappresenta la voce, e che si oppongono con fermezza a questa strategia governativa (fonte: Comitato Promotore GiuleManidaiBambini)

- 138.000 il numero delle pubblicazioni informative marchiate GiuleManidaiBambini distribuite gratuitamente in tutta Italia (fonte: portavoce GiuleManidaiBambini)

www.giulemanidaibambini.org

Fonte: www.disinformazione.it

Azalea, la prima biblioteca oncologica on-line per i cittadini

sabato 18 giugno 2005, 15:11

Nasce Azalea, la prima banca dati italiana di materiale informativo sui tumori alla quale potranno accedere pazienti e cittadini per ricevere informazioni. È un’iniziativa che l'Istituto Regina Elena, in collaborazione con il CRO di Aviano, ha messo a punto per garantire ai cittadini una corretta informazione a coloro che cercano notizie su internet.

L’istituto Regina Elena afferma, infatti, che il 30-40% dei pazienti oncologici ricerca su internet le informazioni relative alla propria malattia. Una percentuale significativa e in costante crescita. Il rischio è - sottolinea il prof. Cognetti - che questi utenti incappino in notizie non validate: chiunque infatti può inserire in rete e senza alcun controllo materiale informativo su qualsiasi patologia, materiale che nelle mani di persone non competenti della materia può risultare oltremodo dannoso. Altro problema da tenere presente è che molti dei siti web scientificamente validi sono in lingua straniera, in inglese soprattutto, come MEDline plus, o in lingua francese, come il CISMEF”.

Per ovviare a questo problema l'Istituto Regina Elena, in collaborazione con il CRO di Aviano, ha messo a punto il progetto Azalea, la prima banca dati italiana di materiale informativo sui tumori pensata per il pubblico.

Per presentare l'attività della biblioteca, oggi, presso l'Istituto Regina Elena (Centro Congressi Bastianelli) di Roma si terrà un convegno dal titolo "Azalea: un sistema di conoscenza in oncologia a disposizione di pazienti e cittadini". L'incontro offrirà una panoramica sull'attività di questa preziosa ed affidabile fonte di formazione, sull'informazione come diritto del paziente e del potenziale dell'informatica e del digitale nella diffusione di una cultura medica attendibile e di facile comprensione per tutti i cittadini.

“La comunicazione rappresenta un elemento fondamentale nel rapporto medico-paziente - spiega il prof. Salvatore Cirignotta, Commissario straordinario degli IFO - Oggi i cittadini malati sono più informati, richiedono notizie dettagliate, vogliono capire da quale malattia sono colpiti, quali sono le migliori terapie. E‚ compito essenziale del nostro Istituto fornire loro notizie certificate, con l’obiettivo di migliorare il rapporto fra specialisti e pazienti”.

Azalea nasce all’interno del più ampio progetto di Alleanza contro il Cancro proprio per rispondere al problema della eccessiva frammentazione e potenziale superficialità delle fonti informative. Per raggiungere l‚obiettivo mette a disposizione on line materiale divulgativo prodotto da associazioni no-profit e organizzazioni medico-scientifiche operanti in oncologia. Con un bollino di qualità: per la prima volta in Italia infatti, la banca dati Azalea utilizza criteri di valutazione molto rigidi. “In particolare - spiega la dottoressa Gaetana Cognetti, dirigente responsabile della Biblioteca Scientifica dell‚ Istituto Regina Elena di Roma - il materiale deve ottenere una prima approvazione dai catalogatori che prendono in considerazione elementi quali la presenza di una fonte certa, la data di aggiornamento delle notizie presenti, i riferimenti ad eventuali sponsor, tutti elementi che fanno parte dell’Honcode, un codice internazionale di condotta in 8 punti pensato per i siti web”. Dopo la prima valutazione il documento deve ottenere l’ok di un comitato di psicologi e uno scientifico. Tutto il materiale vagliato viene poi messo a disposizione degli utenti online oppure nelle biblioteche biomediche di riferimento.

Per ottenere le informazioni contenute in Azalea, l‚utente può sfruttare un sistema di ricerca reso ogni giorno più semplice. Digiti per esempio tumore del seno e vengono evidenziati 39 records, 14 documenti e 25 associazioni. Ogni documento è “assoggettato”, collegato cioè ad altre categorie come “terapie”, “prevenzione”, “fattori di rischio”, facilitando così la navigazione dell’utente. Non tutti i testi archiviati sono disponibili in formato elettronico. In questo caso è possibile inviare una richiesta tramite computer alla biblioteca di riferimento che invia via posta o fax il testo richiesto.

I promotori di Azalea hanno inoltre pensato a chi non può accedere al web. Si è quindi sviluppata presso gli IRCCS oncologici una rete di Biblioteche per pazienti, sul modello della prima esperienza realizzata al CRO di Aviano che ha ispirato il progetto Azalea, offrendo così una risposta diretta al bisogno di informazione e un punto di riferimento sul territorio.

“La prima biblioteca per i pazienti - spiega la dott.ssa Ivana Truccolo, dirigente responsabile della Biblioteca Scientifica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano - nasce nel 1998 in risposta alle richieste dei pazienti che chiedevano materiale divulgativo di facile consultazione. Siamo riusciti con difficoltà a raccogliere pubblicazioni e opuscoli di associazioni e società scientifiche che sono stati poi inseriti in un archivio elettronico, punto di partenza per il progetto Azalea. La validità del progetto è stata ufficialmente riconosciuta dal ministero della Salute che sta pensando di estendere questo modello anche ad altre patologie”.

 

fonte: Il Bisturi.it

INTERVISTA AL MINISTRO DELLA SALUTE FRANCESCO STORACE

sabato 18 giugno 2005, 15:09

‘‘UN PIANO SANITARIO FINO AL 2007’’

Ha chiuso la preintesa per il contratto dei medici, ha ottenuto lo “sconto”

sui farmaci a pagamento, ha mandato i Nas per le liste d’attesa.

Ora vuole un nuovo Psn

Il tempo è poco, ma il ministro è veloce. In un mese ha dichiarato e fatto diverse cose, dai contratti al latte in polvere. Senza aspettare che le Regioni si riorganizzino dopo il “terremoto” elettorale, Francesco Storace mostra una strategia d’attacco, che certamente colpisce l’opinione pubblica.

Ministro Storace, nei suoi primi giorni a Lungotevere Ripa, non è certo stato avaro di dichiarazioni impegnative sui problemi aperti della sanità italiana. Il tempo che ha davanti in questa legislatura però, considerando anche la pausa estiva e il periodo elettorale della primavera prossima, è ormai ridottissimo. Quali sono quindi gli obiettivi prioritari sui quali ritiene di poter raggiungere risultati concreti?

Fin dall’inizio di questo mandato ho posto l’accento su alcune questioni che ritengo prioritarie e sulle quali intendo lavorare nei prossimi dodici mesi. A cominciare dal rinnovo del contratto dei medici che finalmente è arrivato a conclusione. Com’è noto non appena arrivato al ministero ho chiesto un dossier sulla vicenda, e durante uno dei primi Consigli dei Ministri ho immediatamente posto la questione e, insieme al ministro Baccini, ho iniziato a lavorare concretamente per trovare una soluzione. Altra problematica che ho posto tra le priorità e che tocca da vicino i cittadini è quella riguardante i prezzi dei farmaci, un peso sociale ancora troppo forte e al quale occorre porre un freno. Così come non possiamo dimenticare che è necessario definire il nuovo Piano sanitario e accelerare l’attuazione del programma sulle cure palliative per far sì che i malati terminali possano contare su strutture appropriate.

Sui farmaci in fascia C lei ha già ottenuto un decreto, che ha suscitato le proteste di farmacisti, medici e consumatori. Come risponde alle critiche ?

Veramente le proteste sono state di singoli e non di associazioni. Chi ha partecipato alla fase di concertazione, sa com’è andata. Il decreto legge sui farmaci è assolutamente rispettoso delle norme antitrust, nasce da una discussione con le aziende farmaceutiche che naturalmente sono state coinvolte in questa strategia di abbassamento dei prezzi dei medicinali e, soprattutto, permetterà alle famiglie italiane di risparmiare da un minimo del 10 a un massimo del 18 per cento nell’acquisto dei farmaci, incentivando l’uso dei generici e favorendo una maggiore concorrenza sul mercato per i farmaci senza obbligo di prescrizione. E tutto con il coinvolgimento dei farmacisti.

Quando era presidente della Regione Lazio ha sostenuto le sue richieste, ad esempio sul finanziamento dell’ospedale Bambino Gesù, sfiorando la rottura con il Governo. Ora da ministro, quale sarà il suo atteggiamento in Conferenza Stato Regioni, dove i presidenti appartengono in maggioranza allo schieramento di centro sinistra?

Quando ero alla guida della Regione ho fatto il mio dovere di amministratore rivendicando, in Conferenza Stato Regioni, quanto ritenevo dovesse legittimamente spettare al Lazio. Ora, trovandomi dall’altra parte del tavolo, farò tesoro di quell’esperienza e, com’è doveroso, intraprenderò il confronto con le Regioni da un punto di vista più ampio. L’obiettivo resta comunque quello di poter dare una risposta equa a tutte le istanze che saranno presentate e mi auguro che il confronto sia sempre sereno e improntato ad una soluzione concreta dei problemi.

La sua lettera agli assessori regionali sulle liste d’attesa, nella quale si chiede di verificarne la correttezza, prelude ad altri interventi del ministero? In altre parole, utilizzerà i poteri sussidiari?

Le liste d’attesa sono una delle criticità che dobbiamo affrontare: esiste un Accordo siglato tra il Governo e le Regioni nel quale si stabiliscono parametri precisi in merito a prestazioni e tempi. L’indagine della Procura di Roma, che recentemente ha portato alla luce una serie di irregolarità nel controllo e nel monitoraggio delle liste d’attesa, mi ha ulteriormente convinto della necessità di procedere ad una verifica di quanto sia stato rispettato quell’Accordo, a fronte del quale sono state erogate risorse. Una verifica che si accompagna a quella che, a livello aziendale, stanno già portando avanti i Nas. Ma bisogna fare di più e stiamo studiando alcune soluzioni. A partire da una reale e rafforzata affermazione a livello regionale dei Centri di prenotazione unica, che hanno dimostrato, in alcune Regioni, la propria validità in termini di razionalizzazione della domanda ed evitando doppie o triple prenotazioni.

Condivide l’allarme, sollevato anche da molti protagonisti del mondo della sanità per il rischio che la legge sulla devolution all’esame del parlamento produca un’ulteriore frammentazione del servizio sanitario del nostro Paese?

La devoluzione rafforza l’autonomia delle Regioni in alcune materie di cui già dispongono la titolarità, e fra queste c’è proprio la sanità. Il federalismo non si pone certo l’obiettivo di frammentare il paese e, anche in campo sanitario, non ci saranno cittadini di serie A e di serie B. E lo dico perché il nostro paese negli anni ha saputo costruire un sistema sanitario ispirato ai principi fondamentali della gratuità e dell’universalità dell’accesso alle cure per tutti e oggi è in grado di integrarsi nel nuovo assetto federalista mantenendo una cornice unitaria attraverso i livelli essenziali di assistenza. I Lea assicurano quell’approccio uniforme in tutte le realtà regionali a garanzia di servizi sanitari minimi senza alcuna discriminazione.

Lei ha dichiarato che le risorse aggiuntive necessarie per il rinnovo del contratto dei medici saranno inserite nella legge finanziaria 2006. Si tratta dunque di un contratto cambiale?

Il contratto soddisfa tutte le parti in causa. Un contratto atteso e che si stava trascinando da troppo tempo.

Tra i temi più sentiti dai medici c’è quello della responsabilità civile, per la quale ad esempio, il 229/99, prevedeva che le Asl sostenessero polizze assicurative per tutti i medici dipendenti dalla struttura, cosa che non si è però realizzata. Come pensa di rispondere a questa esigenza?

La sottoscrizione del rinnovo del contratto dei medici presenta una particolare novità, che riguarda proprio la garanzia assicurativa: per la prima volta, infatti, si prevede copertura assicurativa, anche per la colpa grave e la partecipazione dei medici alle spese, con una quota pro capite, compresa tra 26 e 50 euro al mese. Si tratta di un contributo importante (tra i 500 e i 700 milioni di euro), che avremmo avuto difficoltà a reperire e che risolve alla radice le preoccupazioni espresse sul tema della responsabilità professionale dei medici.

Conferma la sua intenzione di avviare una nuova sperimentazione sulla cura Di Bella e di inserire la somatostatina tra i farmaci rimborsati dal Ssn, malgrado, ad esempio, gli oncologi italiani riuniti nell’Aiom abbiano ribadito che i dati raccolti nel 1998 sono “incontrovertibilmente negativi”?

Io credo, e non da oggi, che si debba garantire al cittadino la piena libertà di scegliere come curarsi. Con questo spirito ho affrontato, anche in passato, la questione Di Bella. Non spetta al ministro della Salute, incoraggiare i cittadini ad utilizzare un farmaco piuttosto che un altro, ma allo stesso tempo penso che lo Stato non possa e non debba imporre le modalità di cura. Si tratta di affermare un principio di libertà sul quale sono assolutamente aperto al dialogo e al confronto. Sto studiando tutta la documentazione che mi è stata fornita. C’è sicuramente bisogno di dare una risposta ad una domanda che viene dalla società, e come ministro e politico non posso rimanere sordo a queste richieste, ma si deciderà naturalmente su basi scientifiche.

 

fonte: Il Bisturi.it

Ipasvi: un nuovo sito per gli infermieri italiani

sabato 18 giugno 2005, 15:08

Si rinnova per offrire sempre più informazioni il sito www.ipasvi.it, il portale della Federazione nazionale dei collegi Ipasvi. “L’obiettivo di questo portale – spiega il presidente Annalisa Silvestro - è offrire agli infermieri italiani un'informazione aggiornata sui temi di loro interesse: esercizio professionale, formazione e aggiornamento, vita dei Collegi, attualità... Utilizzando le opportunità fornite da internet”.

“Ogni collega avrà a disposizione ogni giorno un quadro delle principali notizie che riguardano il mondo sanitario e avrà la possibilità di leggere una rassegna stampa focalizzata sulla professione. Attraverso questo servizio, che monitorizza la maggior parte delle testate nazionali, scoprirà quello che i media quotidianamente ‘Dicono di noi’, per valutare, riflettere e misurarsi in un costruttivo confronto con la società”.

Una parte del sito sarà poi dedicata all'attività di ogni Collegio provinciale, “una "porta" aperta sulle realtà del nostro territorio nazionale con collegamenti alle istituzioni regionali di riferimento”.

Consultando l'agenda dei Convegni, inoltre, si potrà disporre di tutte le informazioni su iniziative di interesse infermieristico e collegarsi con i relativi organizzatori.

Nella sezione Professione sarà possibile consultare un repertorio delle leggi che regolamentano l'esercizio, il Codice deontologico e il Tariffario delle prestazioni e collegarsi al sito del ministero della Salute con notizie sull'Ecm.

Ai giovani interessati a intraprendere la professione e agli studenti, l’Ipasvi dedica la sezione Formazione, con link alle Università e ai poli didattici e una guida ai percorsi formativi e alla normativa di riferimento.

Sul portale sono pubblicati anche la rivista delle Federazione, L'infermiere, i Quaderni di aggiornamento professionale e molti dei volumi editi dall'Ipasvi. Un'iniziativa rivolta soprattutto agli studenti, che non ricevono la nostra testata, e ai "non infermieri" interessati a conoscere meglio la nostra professione.

“Per migliorare l'efficienza dei servizi agli iscritti agli Albi, infine, è stata predisposta un'area intranet riservata ai Collegi con lo scopo di supportare lo svolgimento di alcune funzioni amministrative”.

Insomma, una vera e propria porta d’ingresso al mondo infermieristico in tutte le sue sfaccettature.

 

fonte: Il Bisturi.it

Test: Sai affrontare le emergenze?

sabato 18 giugno 2005, 15:06


a cura di Cadigia Hassan


Come te la caveresti con delle operazioni di primo soccorso? Sapresti mantenere la calma o ti faresti sopraffare dal panico? Scopri se si può contare su di te in caso di trauma, incidente, infortunio.

1) Di fronte ad un infortunato, la prima cosa da fare è..

a) Assicurarsi che respiri

b) Sollevargli il capo

c) Controllare che non sanguini

d) Ascoltare il battito cardiaco

2) In caso di svenimento una sola di queste azioni è scorretta. Quale?

a) Tenere la persona distesa per un po’ anche dopo che è rinvenuta.

b) Chiamare il medico.

c) Dar da bere alla persona qualcosa di forte per farla rinvenire.

d) Sollevarle le gambe rispetto alla testa.

3) Ad una persona che sta mangiando va di traverso qualcosa di solido, tossisce rumorosamente e fa fatica a respirare. Qual è la prima mossa da fare?

a) Abbracciarlo da dietro e comprimergli di colpo l’addome.

b) Assestargli dei colpi sulla schiena.

c) Lasciare che espella da solo il corpo estraneo.

d) Iniziare subito la respirazione artificiale.

4) In caso di lussazione…

a) Tenti di riposizionare l’arto.

b) Metti l’arto in trazione.

c) Immobilizzi l’arto nella posizione in cui si trova.

5) Ti trovi di fronte ad una persona che presenta una ferita toracica penetrante…

a) Sigilli la ferita con una medicazione aperta da un angolo.

b) Eviti di tamponare la ferita.

c) Tamponi con forza la ferita per evitare la fuoriuscita di sangue.

6) Cosa non bisogna fare con una persona in preda alle convulsioni?

a) Tenerla ferma perché non si faccia male.

b) Chiamare subito un medico.

c) Aprirgli la bocca, anche a forza, per mettere un oggetto qualunque tra i denti in modo da evitare che si mordi la lingua.

d) Aspettare che la crisi passi.

7) Come vanno alternati respirazione artificiale e massaggio cardiaco?

a) 1 insufflazione bocca a bocca ogni 2 compressioni dello sterno.

b) 2 insufflazioni bocca a bocca ogni compressione dello sterno.

c) 10 insufflazioni bocca a bocca ogni 2 compressioni dello sterno.

d) 2 insufflazioni bocca a bocca ogni 15 compressioni dello sterno.

8) In presenza di compressione prolungata ad un arto con evidenti segni di shock occorre…

a) Applicare un laccio emostatico.

b) Non applicare un laccio emostatico.

c) Praticare una emostasi artificiale mediante tamponamento.

9) Cosa è sbagliato fare in caso di avvelenamento da sostanze chimiche?

a) Dar da bere acqua e sale prima di stimolare il vomito.

b) Dopo il vomito, dar da bere in abbondanza acqua con bianchi d’uovo sbattuti.

c) Far vomitare sempre, salvo in casi in cui l’infortunato è incosciente.

d) Telefonare ad un Centro Antiveleni.

10) Come ti comporteresti in presenza di un ustionato?

a) Tolgo i vestiti e copro la parte ustionata con un telino sterile.

b) Tolgo i vestiti, lasciando i lembi di stoffa attaccati alle ustioni, copro l’infortunato con lenzuola bagnate di fisiologica

c) Tolgo gli indumenti attaccati alla pelle, cospargo le ustioni con pomata specifica, copro l’infortunato con lenzuola bagnate

11) Assisti ad un grave incidente. Dal telefonino chiami i soccorsi. Cosa dici?

a) Luogo dell’incidente, nome ed età, della persona coinvolta, le tue generalità.

b) Numero dei feriti, loro generalità ed età, descrizione di ciò che è accaduto, informazioni sulle persone coinvolte , numero di targa dei veicoli incidentati.

c) Luogo dell’incidente, numero dei feriti coinvolti, descrizione di ciò che è avvenuto, informazioni sulle condizioni dei feriti.

12) Ti trovi sulla scena di un incidente stradale. A chi presteresti per primo il tuo soccorso?

a) Alla persona seduta sul posto di guida, apparentemente inanimata, il cui abitacolo è notevolmente ridotto dall’impatto con l’altro mezzo.

b) Al passeggero sbalzato all’esterno attraverso il parabrezza, che si lamenta ad alta voce tutta coperta di sangue

c) Al conducente dell’altro mezzo, riverso sul sedile lato passeggero, che si sostiene la testa con le mani.

13) Mentre tu stai prestando soccorso ai feriti, cosa dovrebbero fare gli altri testimoni?

a) Posizionarsi in mezzo alla strada a 50-150 metri oltre eventuali curve.

b) Posizionarsi a lato della strada a 50-150 metri oltre eventuali curve.

c) Posizionare oggetti visibili in mezzo alla strada, a distanza di 50-150 metri.

d) Restare vicini in modo da essere più facilmente visibili.

14) Un annegato è stato portato in salvo. Occorre per prima cosa…

a) Chiamare i soccorsi.

b) Metterlo prono, con la testa più bassa del corpo per far uscire l’acqua che riempie i polmoni.

c) Iniziare la respirazione artificiale se non respira.

d) Frizionarlo e coprirlo perchéè assiderato.

15) Il trasporto immediato di un ferito, senza perdere tempo a rendersi conto di quel che succede, è raccomandabile solo in caso di:

a) Stato di incoscienza del ferito.

b) Abbondante sanguinamento.

c) Assenza di respirazione.

d) Presenza del ferito in luogo pericoloso.

16) Ad un collega è entrato un corpo estraneo nell’occhio. Cosa non faresti mai?

a) Lavargli abbondantemente l’occhio.

b) Farlo lacrimare molti.

c) Una trazione delicata sulle ciglia per aprire bene l’occhio e togliere il corpo estraneo con l’angolo di un fazzoletto.

d) Abbassargli la palpebra inferiore e togliere il corpo estraneo con l’angolo di un fazzoletto.

17) Rinvieni una persona a terra, incosciente. Come ti comporti?

a) Le cerchi le pulsazioni arteriose.

b) La trasporti immediatamente dal medico.

c) Attendi qualche istante per vedere se inizia a respirare.

d) Le liberi le vie aeree, se non respira inizi la respirazione artificiale.

18) In caso di una folgorazione ad alta tensione, qual è la cosa migliore da fare?

a) Chiamare i pompieri.

b) Staccare l’infortunato dal contatto elettrico senza toccarlo direttamente.

c) Accertarsi che l’infortunato sia staccato dal contatto elettrico.

d) Controllare che respiri ed eventualmente iniziare la respirazione artificiale.

19) Hai accompagnato tuo figlio al pronto soccorso per un trauma cranico. Dopo alcune ore, inizia a vomitare. Cosa pensi?

a) Nulla di preoccupante: il medico l’ha visitato e ha escluso la presenza di fratture.

b) La situazione è seria: occorre riportarlo in pronto soccorso.

c) E’ normale dopo la botta che ha preso.

d) Meglio tenerlo d’occhio per rilevare l’eventuale comparsa di altri disturbi (come svenimento, perdita di memoria, ecc.).

20) Da che cosa riconosceresti un soggetto in arresto cardiaco?

a) Dalle pupille respinte, dall’assenza di atti respiratori, dallo stato di cianosi ed incoscienza.

b) Dalla perdita di coscienza, dall’assenza di respiro e del polso carotideo, dalla mancata espansione del torace, dalla cianosi.

c) Dalle sue osservazioni in termini di dolore al centro del torace, dolore irradiato ad una od entrambe le braccia, dolore alla bocca dello stomaco, incoscienza.

SOLUZIONI

1-A; 2-C; 3-C; 4-C; 5-A; 6-C; 7-D; 8-A; 9-C; 10-B; 11-C; 12-A; 13-B; 14-C; 15-D; 16-A; 17-D; 18-C; 19-B; 20-B

RISULTATI

MENO DI 5 RISPOSTE GIUSTE

Sei decisamente negato. Perché non ti iscrivi ad un corso di pronto soccorso? In certe situazioni può davvero salvare una vita.

DA 6 A 14 RISPOSTE GIUSTE

Te la cavi piuttosto bene, grazie a quello che hai letto o semplicemente al tuo intuito. Ma sei davvero sicuro che faresti tutto quello che hai indovinato? Tra il dire ed il fare, si sa, c’è di mezzo il mare e se poi non si riesce a controllare il proprio panico c’è il rischio di perdere sangue freddo e concentrazione.

DA 15 E PIU’ RISPOSTE GIUSTE

Avere a fianco una persona come te può infondere sicurezza: sei in grado di mantenere il controllo e di fare la mossa giusta in caso di emergenza. Ma attenzione: a meno che tu non lo sia davvero, non improvvisarti medico e dopo le corrette procedure di primo soccorso, accompagna e fa visitare l’infortunato da personale specializzato.

 

fonte: KataWeb Salute

Un bambino timido sarà un adulto ansioso?

sabato 18 giugno 2005, 15:04

Normalmente si parla di timidezza, di cui l’arrossire rappresenta il segnale più comune tra i bambini; ma oggi si parla anche di “Disturbo d’ansia sociale”, cioè di una vera e propria interferenza allo sviluppo della capacità di comunicare con gli altri. Spesso questa difficoltà si presenta molto precocemente ed anticipa altri problemi o disturbi: tra i più frequenti, l’abuso di sostanze (a scopo di autotrattamento delle proprie difficoltà) o disturbi dell’umore.

Ma come l’Ansia sociale si distingue dalla timidezza?

L’ansia sociale, si è visto, è un vero disturbo della competenza alla comunicazione interpersonale.

Un recente studio dimostra come i bambini con ansia sociale hanno maggiore difficoltà ad interpretare correttamente le espressioni di rabbia e ostilità dei loro coetanei.

Lo studio è stato condotto coinvolgendo scolari d’età compresa tra i 7 e 9 anni: i bambini sono stati valutati prima dai loro insegnanti attraverso strumenti scientifici per la misurazione del livello d’ansia sociale; in una seconda fase dello studio sono stati valutati da un’è uipe di psicologi che ha quantificato con altri parametri il grado d’inibizione. Come ultima fase è stato chiesto ai bimbi di identificare le espressioni di loro coetanei rappresentate in una serie di foto. I risultati hanno dimostrato come non solo le valutazioni degli insegnanti fossero corrispondenti a quelle degli psicologi, conclusioni secondo le quali i bambini più timidi erano anche i più inibiti, ma soprattutto che maggiore era la timidezza dei bambini e più alto era il numero degli errori commessi nell’interpretare correttamente l’espressione delle foto dei coetanei che esprimevano emozioni come rabbia, gioia, paura, etc. Gli errori più comuni fra i bambini ultra timidi non erano casuali, ma erano legati ad espressioni di ostilità come rabbia e disgusto.

La domanda che si fanno gli esperti alla luce di questo studio è la seguente: bambini timidi diventeranno degli adulti ansiosi? La teoria tradizionale relativa al disturbo d’ansia sociale era quella secondo la quale il mondo interiore delle persone afflitte da questo tipo di disturbo dipendesse da aspettative negative rispetto al giudizio degli altri. Il risultato di questo studio suggerisce come possa esistere una difficoltà nell’elaborazione dell’informazione interpersonale che si evidenza presto nella vita dei soggetti eccessivamente timidi.

Restano molte cose da chiarire: la prima consiste nell’identificazione dei processi cerebrali precoci che si verificano nel momento in cui un bambino guarda l’espressione di un coetaneo, per cercare cosa differenzi i bambini più timidi a livello sia neurofunzionale sia genetico. La seconda è quantificare quanto e come i bimbi maggiormente ansiosi utilizzino porzioni d informazione visiva per arrivare ad identificare un’espressione del volto con rilevanza sociale.

Quali sono i segnali di questo disturbo nei bambini? Il bambino si rifiuta sistematicamente di stare con gli altri, partecipare alle feste, farsi interrogare a scuola. Cosa dovrebbero fare i genitori? Secondo gli esperti il disturbo d’ansia sociale può essere normalmente curato, ma se viene sottovalutato rischia di portare a gravi forme di depressione e a disturbi psichici con il passare degli anni.

Un’altra espressione che l’ansia sociale può assumere è quella della fobia per la scuola e ha di norma due picchi nel corso dello sviluppo: il primo intorno ai 5-7 anni e un secondo che si manifesta tra i 9 e i 14 anni.

Lo sviluppo graduale durante la tarda infanzia o la prima adolescenza può essere compreso in un’ipotesi “a circolo vizioso”. Il soggetto predisposto teme un giudizio negativo e perciò cerca di evitare determinate situazioni sociali. Di conseguenza, le normali esperienze di apprendimento sociale sono molto limitate e non avviene un adeguato rinforzo sociale. Il soggetto non sviluppa delle abilità sociali adeguate, la fiducia in se stesso si intacca progressivamente con la conseguenza in un ulteriore incremento della sua paura del giudizio.

Relativamente alla sintomatologia il DSM IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali IV edizione) individua come sintomi:

- una marcata e persistente paura di una o più situazioni sociali nelle quali il soggetto è esposto a persone non familiari o al possibile giudizio di altri: nei bambini deve essere evidente la capacità di stabilire rapporti sociali appropriati all’età con persone familiari e l’ansia deve manifestarsi con i coetanei e non solo con l’interazione con gli adulti;
- l’esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca ansia: nei bambini questa può essere espressa piangendo, con scoppi di ira, con irrigidimento o con l’evitamento delle situazioni sociali con persone non familiari; l’evitamento e/o il disagio delle situazioni sociali o prestazionali interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona, con il funzionamento scolastico per i bambini o con le attività o relazioni sociali.

I criteri diagnostici nei bambini sono simili a quelli degli adulti. Generalmente però i bimbi non presentano i classici pensieri negativi, tipici degli adulti, e pertanto manifestano l’ansia attraverso il pianto, l’immobilità, i capricci o il ritiro di fronte agli estranei. Per fare una corretta diagnosi, l’ansia deve essere presente anche nelle relazioni con i coetanei e non solo con gli adulti, dal momento che molti bambini diventano timidi e si inibiscono di fronte agli adulti.

Una questione molto importante è la differenziazione tra la mancanza di sicurezza sociale che caratteristica la timidezza e l’evitamento tipico dell’ansia sociale. Le persone schive o timide possono temere una valutazione negativa ma sono anche in grado di cogliere i consensi e in genere hanno un buon funzionamento domestico e professionale. Al contrario, nei pazienti con ansia sociale i pensieri negativi e i sintomi d’ansia sono molto più strutturati e tale condizione è fonte sia di sofferenza che di inabilità. I sintomi somatici dell’ansia, come ad esempio la sudorazione, il rossore e il tremore, sono molto più frequenti nell’ansia sociale. La timidezza può considerarsi parte dello spettro della varietà umana, mentre l’ansia sociale è una condizione patologica che può trarre beneficio dall’intervento terapeutico.

Essendo il disturbo d’ansia sociale un disturbo della comunicazione interpersonale, soprattutto nei bambini uno dei migliori rimedi è costituito dall’intervento psicoterapeutico. La psicoterapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata generalmente efficace nel trattare questo tipo di disturbo. Per i bambini questo intervento assume le caratteristiche di una specie di gioco di gruppo in cui le situazioni proposte incoraggiano e istruiscono alla comunicazione interpersonale.

Questo tipo di psicoterapia è centrata sul “qui ed ora”, su trattamento diretto del sintomo e punta da un alto a modificare i pensieri disfunzionali e dall’altro a offrire al soggetto migliori capacità ed abilità nell’affrontare le situazioni temute. La terapia cognitivo comportamentale relativa al disturbo d’ansia sociale può essere condotta ottimamente anche in sedute di gruppo e ciò presenta un notevole vantaggio dal fatto, ovvio, di essere questa una situazione sociale

 

di Stefano Pallanti

Fonte: KataWeb Salute 

Aborto, sempre un dramma, soprattutto per le adolescenti

sabato 18 giugno 2005, 15:01

La legge 194, che regola in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza, ha ormai più di vent’anni, ma le perplessità sui diritti che garantisce alle donne sono ancora diffuse, soprattutto tra le più giovani.

Questo crea, nella già drammatica situazione di trovarsi di fronte ad una gravidanza inattesa in periodo adolescenziale, l’angoscia di come gestire questa delicatissima emergenza.

“Salve dottoressa, ho 16 anni e ho bisogno d'aiuto perché ho scoperto da pochissimo di essere rimasta incinta, non so assolutamente che fare, non so come dirlo ai miei e non so cosa devo fare dal punto di vista medico. Inoltre io sono uscita da poco da un brutto incidente e per la mia frattura ho dovuto fare molte lastre alla gamba, volevo sapere se ciò può aver in qualche modo intaccato la salute del feto e mi piacerebbe che lei mi desse qualche consiglio su come si affronta una gravidanza: che devo fare?” .

Sulla scelta se portare avanti o meno la gravidanza nessuna struttura o figura professionale ha il diritto di intervenire. Diverso è farne partecipi il partner, per giovane che sia, ed i familiari. E’ certo che poter condividere una responsabilità così grande può essere d’aiuto: per fare chiarezza sulle proprie possibilità concrete e materiali di gestione di un figlio e valutare le risorse interne, quelle che hanno a che fare con la maturità necessaria per affrontare la maternità.

Ma se questo non è possibile, la cosa migliore da fare è rivolgersi ad un consultorio, meglio se una struttura specializzata per adolescenti. Nei consultori sono presenti le diverse figure professionali che possono offrire l’aiuto necessario. Dal punto di vista medico, per valutare l’epoca di gravidanza, i rischi legati all’età per la sua eventuale prosecuzione, i fattori (come le radiografie effettuate prima di scoprire di essere incinta) che possono aver influito negativamente sullo sviluppo dell’embrione. Le assistenti sociali possono fornire informazioni sulle strutture di assistenza alla gravidanza laddove manchi il sostegno della famiglia o chiarire le modalità giuridiche relative invece all’interruzione.

Poche ragazze sanno infatti che la legge prevede che le minori che non possono ottenere l’autorizzazione dei genitori all’aborto, possono rivolgersi (esibendo la certificazione dello specialista che attesti lo stato di gravidanza e le motivazioni per cui la minore non può portarla avanti) al giudice tutelare che può fornire tale autorizzazione, rendendo possibile l’intervento nella più assoluta riservatezza anche a chi non ha raggiunto la maggiore età. Infine, sempre presso i consultori, è presente (o dovrebbe esserlo!) la figura dello psicoterapeuta, preziosa in molti casi per affrontare, prima e/o dopo l’aborto, le ripercussioni psicologiche di un evento così drammatico da vivere, soprattutto a quest’età

di Paola Piattella ( [e-mail omessa] )

 

fonte: Kataweb Salute

Proprietà terapeutiche della tossina del tetano

sabato 18 giugno 2005, 14:59

17.06.2005
Proprietà terapeutiche della tossina del tetano
Può inibire il trasporto di serotonina attraverso le membrane sinaptiche


Un gruppo di ricercatori ha scoperto che la tossina del tetano può essere estremamente utile a fini terapeutici contro disturbi psicologici come la depressione, l’ansia e l’anoressia, e rallentare il progresso di disturbi neurodegenerativi come il morbo di Parkinson.
La tossina appartiene alla stessa famiglia delle neurotossine del botulino, che sono state usate con successo in terapie contro i disturbi causati da anomale contrazioni muscolari, come lo strabismo, la paralisi cerebrale e il torcicollo. Recentemente queste tossine sono state usate addirittura in cosmetici contro le rughe. Ovviamente, in questi casi, gli scienziati lavorano con dosi sub-letali della tossina.
I biochimici e i biologi molecolari dell’Universitat Autònoma di Barcellona, guidati da Jos�Aguilera, hanno studiato se fosse possibile usare a scopi terapeutici anche la neurotossina del tetano e le molecole da essa derivate. I risultati ottenuti in laboratorio sono stati molto incoraggianti.
La molecola della tossina è formata da due parti distinte e separate: una provoca gli effetti tossici e i sintomi del tetano, mentre l’altra (chiamata dominio carbossi-terminale), è innocua e in grado di penetrare nel sistema nervoso. I ricercatori l’hanno riprodotta in grandi quantità in laboratorio per poter sperimentare i suoi effetti sul sistema nervoso dei topi.
Gli esperimenti hanno mostrato che il dominio carbossi-terminale inibisce il trasporto di serotonina attraverso le membrane sinaptiche che connettono i neuroni. La molecola si comporta cioè come i farmaci inibitori attualmente usati e potrebbe risultare anche più efficace.
Lo studio verrà presentato alla conferenza internazionale sugli aspetti terapeutici delle tossine del botulino e del tetano che si terrà a Denver, in Colorado, dal 23 al 25 giugno.

© 1999 - 2005 Le Scienze S.p.A.

Neuroni coltivati in provetta

sabato 18 giugno 2005, 14:57

17.06.2005
Neuroni coltivati in provetta
Generate in laboratorio nuove cellule cerebrali


Gli scienziati del dipartimento di medicina rigenerativa dell’Università della Florida hanno creato per la prima volta un sistema che duplica la neurogenesi, il processo di generazione di nuove cellule cerebrali, in un modello di roditore in provetta. In un articolo pubblicato sul numero del 13 giugno della rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, i ricercatori scrivono che il metodo potrebbe consentire potenzialmente di produrre una riserva illimitata di neuroni per curare disturbi come il morbo di Parkinson o l’epilessia.
“È come una catena di montaggio – spiega il neuroscienziato Bjorn Scheffler – per produrre e aumentare il numero di cellule del cervello. In pratica, prendiamo dei neuroni e li congeliamo fino a quando non ce n’è bisogno. Quindi li riscaldiamo, diamo inizio a un processo di generazione cellulare e produciamo grandi quantità di nuove cellule”.
La scoperta potrebbe avere importanti applicazioni sugli esseri umani e favorire i tentativi di usare le cellule stesse di un paziente per restaurare le funzioni cerebrali danneggiate. La tecnica, infatti, produce quantità di cellule molto superiori a quelle che il corpo può generare da solo.
Lo studio ha anche permesso di individuare quali sono le cellule staminali del cervello. “Abbiamo isolato per la prima volta – afferma Dennis Steindler, principale autore dell’articolo – quella che sembra essere una staminale cerebrale. Grazie a un microscopio speciale che ci consente di studiare cellule viventi per un lungo periodo di tempo, abbiamo osservato questi candidati dare origine a nuovi neuroni”.

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Catania, presa banda di hacker attaccavano siti istituzionali

sabato 18 giugno 2005, 14:56


CATANIA - Una banda di hacker che assalivano siti istituzionali mandandoli in tilt, o sostituendo le l'home page, è stata sgominata da un'operazione della polizia postale di Catania compiuta in diverse regioni italiane. Gli investigatori hanno compiuto perquisizioni nelle case di 20 indagati, 6 dei quali minorenni, su disposizioni della Procura della Repubblica di Catania e di quella per i minorenni. Per la prima volta in Italia, è stato contestato a dei pirati informatici il reato di associazione per delinquere finalizzata all'intrusione e al danneggiamento di sistemi informatici.

Secondo l'accusa i 20 si sarebbero organizzati tra loro per aggredire simultaneamente siti Internet istituzionali, come hanno fatto per esempio con quello dell'Università di Pisa, la cui home page è stata sostituita con quella di una radio, o a quella del sito delle finanze del governo che per 3 giorni è stata resa inaccessibile.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia postale di Catania, gli hacker riuscivano ad attivare i computer privati di ignari cittadini, con una tecnica denominata 'zombie', che attaccavano i siti istituzionali. La maggior parte dei computers erano di persone che erano completamente allo scuro dell'iniziativa il cui sistema operativo dos era stato modificato dagli hacker con un 'cavallo di troia'. Secondo quanto riferiscono gli investigatori è la prima che in Italia viene scoperta una banda di hacker che operano in rete tra loro e al quale è contestato un reato di violazione telematica in concorso. Gli hacker sarebbero tutti giovanissimi e grandi conoscitori di sistemi informatici e di computer.

Fra i giovani indagati c'è uno studente di 17 anni di Frosinone. Lo studente è figlio di una coppia di commercianti molto conosciuti nel capoluogo ciociaro. Gli investigatori della polizia postale hanno fatto irruzione questa mattina nella sua abitazione, sequestrando un computer e diverso materiale informatico.

Il resto dell operazione si è sviluppato tra Milano, Bergamo, Rovigo, Savona, Bologna, Perugia, Teramo, Latina, Napoli, Bari, Foggia, Cosenza, Palermo, Reggio.

Secondo i sospetti della polizia postale, il giovane ciociaro e gli altri denunciati (tutti di buona famiglia) utilizzavano il programma di messaggistica istantanea mIRC per organizzare gli attacchi ai siti. Tra i nickname utilizzati dagli hacker c erano nomi come Zeus o Sinapsi.

(18 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it 

Adobe patcha Acrobat e Reader 7.x

sabato 18 giugno 2005, 14:54

Roma - Adobe ha rilasciato alcune patch per Acrobat e Reader che correggono una vulnerabilità relativa agli script XML.

Le versioni di Acrobat e Reader interessate sono la 7.0 e la 7.0.1 per Windows e Mac: in entrambe si cela una vulnerabilità che un malintenzionato potrebbe utilizzare per accedere ai contenuti dell'hard disk dell'utente.

Gli update per i due celebri prodotti di Adobe possono essere scaricati da qui.

fonte: PuntoInformatico.it 



 

Ondata di trojan contro il Regno Unito

sabato 18 giugno 2005, 14:52

Londra - I trojan abitualmente distribuiti ormai da anni sulla rete attraverso l'email ora stanno mettendo a dura prova la sicurezza delle principali infrastrutture informatiche britanniche. A lanciare l'allarme è il "National Infrastructure Security Co-ordination Centre" (NISCC), organizzazione governativa inglese che supervisiona la sicurezza dei "sistemi chiave" del Regno Unito.

In un rapporto appena rilasciato (qui in pdf), il NISCC per la prima volta parla di attacchi mirati provenienti dai paesi dell'est asiatico, aggressioni telematiche realizzate attraverso cavalli di troia di nuova concezione che mettono a dura prova non solo le istituzioni pubbliche, ma anche molte società private e singoli utenti.

Rilasciati attraverso email abilmente confezionate o link a siti malevoli, i trojan secondo il NISCC sono studiati per raccogliere dati di interesse commerciale ed economico, informazioni che vengono poi spedite ai loro autori, che rimangono per il momento ignoti.

Non solo. Gli esperti del Centre britannico rilevano come le molte opportunità di impiego dei trojan possono consentire agli autori di questo attacco organizzato di sferrare ulteriori aggressioni all'interno di network non protetti a sufficienza, per ottenere password di accesso a servizi e dati rilevanti o anche per esaminare le reti aggredite e fornire così le informazioni necessarie a realizzare ulteriori e ancora più mirati attacchi telematici.

"Antivirus e firewall - si legge nel rapporto - non forniscono una protezione completa. I trojan possono comunicare con i propri autori usando porte comunemente utilizzate e possono essere modificati per evitare di essere rilevati dai software di sicurezza".

In realtà, insistono al NISCC, si possono adottare una serie di misure, in primis la formazione di impiegati ed utenti, per arginare la diffusione di questo malware, che spesso si avvale di tecniche di social engineering per superare le diffidenze degli utenti più prudenti. "Non è possibile - scrivono gli esperti - contenere completamente gli attacchi verso i computer connessi ad Internet".

In alcune dichiarazioni ai reporter, il direttore del Centre, Roger Cumming, ha spiegato che "al momento non possiamo identificare con certezza chi lo sta facendo. Per poter denunciare il fatto che vi siano paesi coinvolti ci vogliono prove che possano valere in tribunale. Quel che è certo è che tutto questo è diverso da quanto abbiamo visto finora, è qualcosa fatto su scala industriale".

fonte: PuntoInformatico.it 

 

Guantanamo: LE NUOVE TECNICHE DI "TORTURA" UTILIZZATE DAI MILIT

sabato 18 giugno 2005, 14:50

Washington, 18 Giugno 2005. I successi della popstar sexy Christina Aguilera trasmessi ad alto volume per impedire ai detenuti di Guantanamo di prendere sonno e distruggerli moralmente. E' questa una delle tecniche di "tortura" utilizzate dai militari americani per ottenere confessioni dai circa 520 cosidetti "combattenti nemici". Lo rivela il settimanale "Time" nel numero in edicola da oggi, proprio mentre continua ad impazzare il dibattito su una eventuale chiusura del carcere, con i centinaia di prigionieri mai incriminati e senza difesa legale. A Guantanamo "Time" dedica la sua copertina rivelando che oltre alle canzoni della Aguilera a tutto volume per impedire ai prigionieri di dormire, vengono utilizzati gavettoni, videocassette con gli attacchi alla Torri Gemelle e viene anche negato il permesso di andare al bagno. Tutto ciò si trova in un documento che "Time" ha ottenuto. Sono 84 pagine di cui il Pentagono ha confermato l'autenticità e in cui vengono spiegate le tecniche utilizzate per ottenere informazioni dai prigionieri, la maggior parte dei quali ex talibani o presunti tali catturati in Afghanistan. Nel documento si parla per esempio del "prigioniero numero 063", Mohammed al Qathami, la cui prigionia viene raccontata quasi minuto per minuto.

A un certo punto, spiega il documento, i responsabili degli interrogatori, per umiliare Qathami, gli impongono di abbaiare e di ringhiare davanti alle foto di altri detenuti. In altri episodi l'uomo viene obbligato a farsela addosso, gli vengono tagliati barba e capelli, o ancora viene fatta entrare nella stanza una donna, per metterlo in difficoltà, o un cane, di cui ha molta paura. Qathami, catturato in Afghanistan, aveva tentato di entrare negli Stati Uniti nell'agosto 2001, un mese prima degli attacchi dell'11 settembre, ma era stato rimandato indietro perché non aveva biglietto di ritorno.

Di qui il sospetto che lui fosse destinato a partecipare all'attacco dell'11 settembre 2001. Nel documento c'è anche la trascrizione dell' interrogatorio in cui lui ammette di lavorare per al Qaeda e per Osama bin Laden. Ma quando gli viene chiesto quale fosse la sua missione, Qathami risponde: "Non me l'hanno detto".Il rapporto segnala infine che ad un certo momento il detenuto ha avuto problemi di disidratazione ed è stato necessario ricoverarlo per diversi giorni in ospedale.

Tutto questo, si diceva, nel momento in cui la "questione Guantanamo" cpntinua a "montare" nel dibattito politico. Ieri, per esempio, è stata al centro dei principali talk show televisivi domenicali con una serie di personalità - non solo dell'opposizione democratica - che iniziano a premere per una sua chiusura, visti i danni che sta arrecando all'immagine degli Stati Uniti all'estero. Davanti alle telecamere della Fox un deputato repubblicano, Duncan Hunter, presidente della commissione Forze Armate, ha addirittura rivelato che il dibattito ha investito in pieno la Casa Bianca, con diversi esponenti della stessa amministrazione del presidente George W. Bush che si dichiarano pronti a chiudere il carcere.

Nei giorni scorsi, poco dopo che Amnesty International aveva definito Guantanamo "il gulag del nostro tempo", Bush aveva reagito stizzito ("un'assurdità") ma aveva anche lasciato cadere un "stiamo esplorando tutte le alternative". Ieri però sia il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, sia il vicepresidente Dick Cheney, i due "falchi" del governo, hanno smentito una prossima chiusura della prigione di Cuba. Alla Cnn il senatore, anche lui repubblicano, Chuck Hagel, si è detto pronto ad accettare una chiusura di Guantanamo, ma solo se nel frattempo verrà trovata una alternativa per neutralizzare i terroristi che vogliono colpire gli Stati Uniti.

Sempre alla Cnn, l'ex segretario di Stato Henry Kissinger ha espresso dubbi sull'utilità del carcere, visto il danno di immagine all'estero, ed ha anche messo in guardia sul rischio di creare una nuova generazioni di terroristi antiamericani, che poi era lo stesso argomento usato da Thomas Friedman, il columnist del "New York Times", che una settimana fa aveva posto il problema per primo.

Infine, il magazine settimanale dello stesso "New York Times" aveva ieri un lungo articolo dell'ex direttore del quotidiano, Joseph Lelyveld, in cui si chiedeva dove tracciare la linea tra abusi ed intimidazione nei confronti dei nemici degli Stati Uniti, dopo la tragedia dell'11 settembre.

(New York. Grazie alla redazione di "America Oggi")

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fonte: ReporterAssociati.org

Laurea Honoris Causa a Richard Caprioli

giovedì 16 giugno 2005, 00:34


La Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali della Seconda Università degli Studi di Napoli conferisce la laurea honoris causa a Richard M. Caprioli, direttore del Centro di Ricerca di Spettrometria di Massa, presso la Vanderbilt University School of Medicine, Nashville Tennessee (Usa).

La cerimonia avrà luogo alla presenza del Magnifico Rettore, professor Antonio Grella, e del Senato Accademico, al Teatro di Corte della Reggia di Caserta, alle ore 10 di venerdì 17 giugno.

Al saluto del Rettore seguirà prima un’introduzione del preside della Facoltà di Scienze Mm.ff.nn, Nicola Melone, cui seguirà la Laudatio del professor Augusto Parente,.

Il “laureando” Richard Caprioli terrà subito dopo la sua Lectio Magistralis su “The impact of advanced Mass Spectrometry on proteomic research in the biological and clinicalk sciences”.
Al termine avverrà il conferimento della Laurea honoris causa a Richard Caprioli.

Il prof. Richard M. Caprioli, nato il 12 aprile del 1943 a New York, ricopre la prestigiosa cattedra di Biochimica intitolata al Premio Nobel “Stanley Cohen” ed è Direttore del Centro di Ricerca di Spettrometria di Massa presso la Vanderbilt University School of Medicine, Nashville Tennessee (Usa). Ha dato contributi originali allo sviluppo della Spettrometria di massa, tecnica analitica tra le più potenti nella ricerca biochimica, biologica e medica post-genomica.

Oggi, infatti, la spettrometria di massa rientra tra le metodologie che hanno maggiormente incrementato le conoscenze biochimiche con il metodo sperimentale ed è universalmente riconosciuto l’importante contributo dato da Caprioli in quest’area di ricerca. La testimonianza più obiettiva della natura del suo contributo è ricavabile ovviamente dal suo curriculum vitae ed studiorum, ma soprattutto dai premi e riconoscimenti e dalle importanti monografie e capitoli di monografie a cui ha preso parte.

fonte: UniNetwork.it 

Cyborg su Marte

giovedì 16 giugno 2005, 00:28

Madrid - L'esplorazione extraterrestre necessita di accuratezza e precisione quasi sovraumana - è proprio il caso di dirlo, specialmente da quando Enrique Diaz Martinez, Jens Ormo e Patrick McGuire hanno creato un dispositivo cibernetico ideato per aiutare gli astronauti prossimamente diretti su Marte. Il frutto del lavoro dei tre scienziati del Centro di Astrobiologia di Madrid, affiliato alla NASA, è un potenziamento che aggiunge tutta una nuova dimensione alla ricerca planetaria: per mezzo di una simulazione a realtà aumentata, un geologo potrà scandagliare la superficie marziana attraverso gli occhi di un computer.

 

Il software equipaggiato sul sistema, composto da un elaboratore a 667MHz in abbinamento a telecamera e schermetto visore, analizza in tempo reale il terreno. Scomponendo le immagini prelevate, l'"astrobiologo" elettronico riesce ad individuare variazioni altrimenti impercettibili ad occhio nudo. Il risultato dell'analisi computerizzata si sovrappone al campo visivo dell'utente, amplificandone le potenzialità.

La superficie marziana è completamente rossa e l'atmosfera crea un'illuminazione ingannevole: l'occhio cibernetico spagnolo si propone di fugare ogni dubbio e di fare letteralmente luce su ogni elemento insolito, degno di essere ulteriormente analizzato.

L'esperimento condotto dal centro di ricerca madrileno si è svolto in una zona vicina a Guadalajara, simile per conformazione geologica al nostro vicino di orbita nel Sistema Solare. Con l'ausilio della nuova tecnologia, i ricercatori hanno potuto riconoscere al volo alcune aree di colore più sbiadito. Nel corso del progetto, i dati raccolti dalla fredda intelligenza artificiale combinata alla vivace perspicacia umana si sono dimostrati esatti nel 68% dei casi.

Quando l'umanità camminerà i primi passi sull'affascinante pianeta rosso, cosa leggeremo sulle prime pagine dei giornali? I protagonisti della storica impresa saranno cyborg o uomini "genuini", senza alcun potenziamento elettronico? D'altra parte non si tratta dell'unico progetto per realizzare impianti di realtà aumentata multifunzione: alcuni studiosi taiwanesi hanno preceduto di molti mesi il risultato ottenuto dai laboratori di Madrid.

Tommaso Lombardi (fonte:  PuntoInformatico.it)

 

 

Israele. Allarme dell'ex direttore dello Shin Beth

giovedì 16 giugno 2005, 00:28

di Nardino Cosmai
15 Jun 2005 Kamikaze ebrei pronti al suicidio
Tel Aviv, 14 Giugno 2005. Mentre la Corte Suprema ha rimosso l'ultimo ostacolo legale contro lo smantellamento respingendo all'unanimità 12 ricorsi presentati da coloni degli insediamenti, che verranno quindi sgomberati, l'ex capo dei servizi segreti interni Avi Dichter lancia un grido d'allarme. Dichter dichiara infatti che per colpire Ariel Sharon elementi dell'estrema destra israeliana sarebbero pronti a farsi esplodere. Proprio alla maniera dei kamikaze palestinesi che si lanciano contro obiettivi civili e militari o si fanno esplodere dentro i bus che attraversano la città carichi di gente o dentro i ristoranti. Da oggi si aggiungeranno anche kamikaze con la kippà e con ai fianchi cinturoni di esplosivo che li faranno esplodere chissà dove o contro quale obiettivo umano. Ma Avi Dichter ex capo dei servizi segreti israeliani, ha dichiarato che esiste il rischio di un attacco al primo ministro israeliano Ariel Sharon da parte degli oltranzisti ebrei che si dichiarano fortemente contrari al piano di ritiro dalla Striscia di Gaza. (Nella foto Avi Dichter)

Ci sono ebrei pronti al suicidio, lo riferisce Dichter in un intervista al quotidiano Haaretz, e lo fa riferendosi anche al passato. Ricorda infatti l'uccisione nel 1995 dell'ex primo ministro israeliano Ytzhak Rabin per mano, appunto, di un estremista ebreo. Ma rivela - una rivelazione assai inquietante- che il mese scorso due ebrei aspiranti kamikaze sono stati bloccati mentre stavano per entrare in azione a Tel Aviv. I due avevano infatti riempito di benzina le due auto che guidavano e i loro vestiti erano impregnati dello stesso liquido infiammabile.

Ma anche se appena in tempo, per fortuna furono bloccati all'altezza dello svincolo autostradale di Kibbutz Galuyiot, periferia meridionale di Tel Aviv. Secondo l'ex direttore dei servizi segreti, l'obiettivo in quel caso poteva essere un bus pieno di bambini. Da registrare che in questi giorni le reazioni degli ultranazionalisti alla decisione del via al piano di disimpegno da parte della Corte Suprema, si fanno sentire. Cresce il clima ostile e l'aria che si respira tra i coloni nei Territori è pesante
e potrebbe in effetti trasformare la loro rabbia di dover lasciare gli insediamenti, in polveriere umane. D'altronde tra gli ultranazionalisti come Nadia Matar, leader delle Women in Green, che con le loro invettive contro i giudici contribuiscono ad accenderne la miccia dichiarando che: " i giudici dell'Alta Corte hanno dimostrato di essere collaboratori dell'Olp che stanno cercando di attuare la politica di Hamas di espulsione degli ebrei dalla loro terra".

Ma l'affermazione dei giudici non può essere più chiara di così: "i coloni hanno potuto stabilirsi nei Territori col permesso delle autorità militari d'occupazione che hanno perciò anche il potere di imporre a loro di andarsene". Secondo alcuni sondaggi, il progetto di Sharon per un ritiro unilaterale da Gaza trova oggi favorevoli il 58% degli israeliani.

Nardino Cosmai
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fonte: ReporterAssociati.org

Microsoft corregge tre falle critiche

giovedì 16 giugno 2005, 00:25

Redmond (USA) - Martedì notte Microsoft ha pubblicato 10 nuovi bollettini di sicurezza che coprono 12 differenti vulnerabilità in Windows e altri suoi prodotti. Tre bollettini sono classificati con il massimo grado di severità, il che vuol dire che le falle qui descritte possono consentire ad un aggressore di eseguire del codice in remoto e prendere il pieno controllo di un computer.

I tre bollettini "critici" sono l'MS05-025, che contiene un aggiornamento cumulativo per Internet Explorer 5.x e 6 che corregge un nuovo bug nella gestione delle immagini PNG; l'MS05-026, che descrive un bug nella Guida HTML di Windows 2000, XP e Server 2003; e l'MS05-027, che contempla una vulnerabilità del protocollo di rete Server Message Block (SMB) utilizzato in Windows 2000, XP e Server 2003.

L'Internet Storm Center (ISC) di SANS Institute sostiene che le vulnerabilità descritte nei bollettini MS05-025 e MS05-027 rischiano di aprire la strada ad una nuova ondata di worm capaci di diffondersi da un computer all'altro in modo diretto, senza l'uso delle e-mail. L'organizzazione ha spiegato che il problema corretto da Microsoft nel bollettino MS05-026 potrebbe invece essere sfruttato da siti malevoli per installare sul computer dell'utente spyware e adware.

I bollettini classificati come "importanti" sono quattro:
- MS05-028: una vulnerabilità nel servizio Web Client può consentire l'esecuzione di codice in remoto;
- MS05-029: una vulnerabilità in Outlook Web Access per Exchange Server 5.5 può consentire attacchi di Cross-Site Scripting;
- MS05-030: aggiornamento cumulativo per la protezione di Outlook Express;
- MS05-031: una vulnerabilità nell'Interactive Training di Windows può consentire l'esecuzione di codice in modalità remota.

I bollettini con livello di gravità "moderato" sono invece tre:
- MS05-032: una vulnerabilità in Microsoft Agent può consentire attacchi di spoofing;
- MS05-033: una vulnerabilità nel client Telnet può consentire l'intercettazione di informazioni personali;
- MS05-034: aggiornamento cumulativo per la sicurezza di ISA Server 2000.

Un riepilogo in lingua italiana dei bollettini di sicurezza di giugno si trova qui. L'ISC ha invece pubblicato un'analisi delle falle qui.

Per aggiornare i propri sistemi gli utenti possono avvalersi della funzionalità Aggiornamenti automatici di Windows o dell'appena varato Microsoft Update.

La Computing Technology Industry Association (CompTIA), un'organizzazione non profit con base a Chicago, ha pubblicato negli scorsi giorni un rapporto che sembra mettere in evidenza la rapida crescita degli attacchi provenienti dai siti web: tra questi vi sono il phishing, le truffe on-line, gli spyware e gli altri tipi di malware che entrano nei computer "bucando" i browser. CompTIA sostiene che nel giro di poco tempo questo emergente tipo di attacchi potrebbe superare, per costi e diffusione, quello relativo ai virus e ai worm.

fonte: PuntoInformatico.it 

 

Su Wikipedia l'energia degli italiani

giovedì 16 giugno 2005, 00:23

Roma - Mancano ormai poche ore a quella che si potrebbe definire una data storica, in cui vedrà la luce l'Associazione Wikimedia Italiana, un'organizzazione aperta che cercherà di dare ancora maggiore impulso al contributo italiano ad uno dei progetti più interessanti mai varati in internet: Wikipedia, l'ormai celeberrima enciclopedia fondata su una filosofia open, multilingue e portata avanti da migliaia di volontari in tutto il Mondo.

Domani, infatti, a Canino in provincia di Viterbo verrà firmato lo statuto dell'Associazione, che opererà a stretto contatto con la Wikimedia Foundation non solo per lo sviluppo di Wikipedia ma anche per quello dei sempre più numerosi progetti collegati. La tecnologia wiki, quella che garantisce non solo una produzione condivisa ma anche una partecipazione amplissima, consente infatti di ampliare enormemente l'orizzonte delle possibilità di realizzazione di strumenti innovativi di conoscenza.

Non si tratta di cosa da poco: i wikipediani italiani hanno ormai raggiunto quota 12mila e al loro contributo si deve il fatto che Wikipedia disponga ora di quasi 50mila voci nella sua versione italiana. Quasi mai i wikipediani si conoscono tra di loro, e questo a volte può essere uno svantaggio per un progetto aperto come l'enciclopedia, e per questo ogni tre mesi vengono organizzati incontri, ormai da un anno, anche in Italia. Si tratta di appuntamenti aperti a tutti e il prossimo si terrà dopodomani, sabato, a Valentano (qui tutti i particolari).

"Wikipedia - si legge in una nota - l'enciclopedia multilingue che tutti possono integrare e utilizzare, è online dal gennaio del 2001 e presenta articoli in più di 100 lingue; attualmente è l'enciclopedia "a contenuto libero" più grande del mondo e che cresce più velocemente. Ogni giorno vengono aggiunti a Wikipedia quasi 5.000 nuove voci, accompagnati da un numero dieci volte maggiore di interventi sugli articoli esistenti".

Altro dato di grande interesse il fatto che tutto venga pubblicato sotto la GNU Free Documentation License, ovvero la licenza GNU per la documentazione libera che garantisce unità di intenti tra i contributori.

Che Wikipedia sia in una fase di accelerazione lo dimostra anche il fatto che per il prossimo 4 agosto è stata indetta a Francoforte una tre giorni interamente dedicata all'enciclopedia più open della rete, un appuntamento che rappresenta la prima conferenza internazionale di Wikimedia. Non è un caso che l'evento sia stato denominato Wikimania 2005, descritto come "un'opportunità d'oro per incontrare e parlare con persone coinvolte in prima linea nelle comunità Wikimedia e nello sviluppo del software wiki".

A Francoforte, dunque, "ricercatori e oratori presenteranno studi ed esperimenti su Wikipedia ed altri progetti promossi dalla Wikimedia Foundation, sulla cultura e tecnologia wiki, e sul mondo della conoscenza libera. Il programma includerà una vasta gamma di presentazioni, workshop e tutorial, dedicati ai nuovi arrivati quanto ai "vecchi", per dare per la prima volta una panoramica dello stato della ricerca sui wiki e sui progetti per la conoscenza libera".

fonte: PuntoInformatico.it 

 

Pirateria, IP facile in Francia

giovedì 16 giugno 2005, 00:21

Roma - Parte un'altra crociata contro la pirateria informatica e questa volta è "made en France". La Commission National de l'Informatique et des Libertà (CNIL) - omologa della nostra Autorità Garante per la privacy - ha appunto emanato una autorizzazione generale al trattamento dei dati in forma automatizzata al fine di individuare coloro che si connettono alla rete compiendo reati contro la proprietà intellettuale.

D'ora in poi difatti, le aziende creatrici di programmi per videogiochi o software simile potranno trattare gli indirizzi IP al fine di sconfiggere gli illeciti compiuti sulle opere.

L'autorizzazione è stata espressamente richiesta dalla SELL, l'associazione francese cui aderiscono editori di programmi per giochi ed intrattenimento, i quali hanno fatto appello ad una specifica previsione normativa francese secondo cui l'Autorità preposta alla tutela della privacy può autorizzare talune categorie che ne facciano richiesta al trattamento automatizzato di dati personali relativi a reati, misure limitative o condanne allo scopo di salvaguardare da violazioni copyright e proprietà intellettuale.

Così una volta ricevuta la richiesta della SELL, la CNIL ha deliberato favorevolmente alla richiesta dell'associazione partendo dall'assunto per cui è derogabile il rispetto del principio di riservatezza laddove sia necessario preservare il diritto d'autore dai sempre più ricorrenti illeciti compiuti tramite la rete internet.

Sostanzialmente la CNIL ha stabilito che gli associati SELL potranno raccogliere gli IP sia per inviare messaggi di avvertimento con i quali gli utenti che scaricano programmi senza autorizzazione, siano informati dell'illecito che stanno compiendo e delle sanzioni cui potrebbero incorrere, sia per segnalare alle Autorità Giudiziarie competenti gli illeciti commessi attraverso la consegna di verbali. In quest'ultimo caso però il trattamento degli IP sarà consentito solo qualora ricorrano reati particolarmente gravi.

La decisione della CNIL è stata alquanto discussa anche oltre i confini francesi, considerato che comunque potrebbe rappresentare un primo passo verso una maggior profilazione degli utenti internet a discapito della loro riservatezza.

Inoltre discutibile appare l'eccessivo margine di manovra a favore degli associati alla SELL: inviare un messaggio di avvertimento a chi sta scaricando un programma magari rappresentandogli le relative sanzioni ha un po' il sapore della minaccia privata... anche se è vero che avvertire di poter far valere un diritto non può equivalere a minaccia!

Per taluni la decisione della CNIL rappresenta forse un po' una ammissione di impotenza dinnanzi alla vastità della rete ed alle dinamiche dello sviluppo della pirateria.
Per altri, rimettere direttamente ai privati (in questo caso alle aziende produttrici) la facoltà di indagare circa gli IP cui siano riconducibili eventuali violazioni del copyright o della proprietà intellettuale non è altro che una forma maggiore di impegno nella lotta alla pirateria: in fondo gli IP sono dati pubblici, gli intestatari sono talvolta rintracciabili mediante il RIPE e quindi un aiuto nel monitoraggio delle attività connesse alla pirateria può essere visto solo come un contributo a favore del diritto di autore.

Avv, Valentina Frediani
www.consulentelegaleinformatico.it

fonte: PuntoInformatico.it 

 

McKinnon: volevo sapere se gli UFO esistono

giovedì 16 giugno 2005, 00:19

Londra - "Lui non nega di essere entrato nei loro sistemi informatici. Ci ha spiegato di avere un forte interesse per gli UFO e questo rappresenta una buona parte delle ragioni per le quali ha agito come ha agito. Ritiene che gli UFO esistono e che il Governo americano lo sa e cerca di nasconderlo".

Così gli avvocati del 39enne britannico Gary McKinnon, meglio conosciuto come "Solo", in queste ore il più celebre tra i cracker, hanno raccontato ai reporter la versione dei fatti fornita dall'uomo, come si ricorderà arrestato da Scotland Yard nei giorni scorsi ed ora libero su cauzione di 5mila sterline.

Il riferimento dei legali è alle decine e decine di incursioni telematiche che McKinnon è riuscito a compiere all'interno di sistemi governativi statunitensi, in particolare server e computer della Difesa USA nonché della NASA.

McKinnon ha presieduto alla prima udienza del breve procedimento che stabilirà se possa o meno essere estradato negli Stati Uniti: le autorità americane sono infatti da tempo sulle sue tracce e nel 2002 un tribunale della Virginia lo ha condannato per alcune di quelle incursioni. Caso ha voluto che quella sentenza sia incorsa in una clamorosa gaffe che ha messo a nudo gli IP dei server militari presi di mira dal cracker.

"Lui inoltre - hanno continuato i legali dell'uomo - voleva dimostrare la debolezza del sistema di sicurezza americano perchéè un pacifista". La speranza di McKinnon è di evitare l'estradizione: una condanna negli USA potrebbe costargli la galera a vita. La prossima udienza è prevista per fine luglio.

fonte: PuntoInformatico.it 

I troll dei brevetti spaventano i big

giovedì 16 giugno 2005, 00:18

Roma - Mentre l'Europa discute se dotarsi di una legislazione sui brevetti del software simile a quella americana, negli USA viene descritta come una sorta di emergenza nazionale l'ascesa dei troll dei brevetti, ora finiti al centro di una nuova proposta di legge.

Con quella singolare espressione vengono identificati i privati o le imprese il cui scopo è quello di registrare il maggior numero possibile di brevetti tecnologici con cui accrescere il proprio portfolio, e senza nessuna intenzione di trasformare questi brevetti in tecnologie vere e proprie.

A chiedere un intervento immediato del Congresso per fermare forse il più squallido dei mercati fondati sulle proprietà intellettuali sono alcune di quelle imprese che più di altre hanno sfruttato, o subìto, i brevetti sulla tecnologia. Tra queste eBay: il colosso delle aste non sembra aver gradito che tra gli articoli all'asta sulle proprie pagine abbiano iniziato ad apparire i brevetti sulle tecnologie. L'attività preferita di questa specialissima razza di troll, infatti, sarebbe proprio quella di creare rumore attorno ai propri brevetti per poi piazzarli a buon prezzo, o a prezzo molto elevato, al miglior offerente.

Il perché i brevetti su metodi e software finiscano in questo modo è piuttosto ovvio: sono assai più semplici da ottenere dall'Ufficio dei brevetti americano di quanto non siano quelli, per esempio, dell'industria farmaceutica. Questi ultimi richiedono spesso infatti pesanti investimenti: per quelli sulle tecnologie talvolta può bastare un programmatore con qualche (lucrosa) idea in testa. Nel fucile di quest'ultimo - denuncia eBay - la possibilità di denunciare le imprese innovative e chiedere danni in quantità quando queste ultime attivassero servizi e tecnologie basate su quei brevetti: un problema vecchio negli USA dove più volte le grandi corporation dell'informatica sono state accusate di praticare le medesime gentilezze verso gli sviluppatori più piccoli.

Se eBay ha già annunciato che arriverà anche alla Corte Suprema pur di veder condannato uno sviluppatore della Virginia che ha utilizzato eBay per mettere all'asta i suoi brevetti, il Congresso americano non sembra aver intenzione di stare a guardare: l'influente deputato repubblicano Lamar Smith ha infatti già scritto e proposto un progetto di legge che consentirebbe alle imprese di denunciare questi soggetti. "Credo che i troll dei brevetti - ha dichiarato Smith - stiano abusando del sistema".

Due i nodi della proposta di Smith: il primo è rendere ancora più semplice contestare in tribunale l'uso di un brevetto, il secondo è invece impedire che chi detiene un brevetto ottenga facilmente il blocco della vendita di servizi o prodotti da parte di terzi accusati di violazione del brevetto stesso. Questo è un punto critico: secondo le società tecnologiche i giudici sequestrano e bloccano con eccessiva facilità, cosa che dovrebbero fare solo se l'ipotetico abuso del brevetto costituisse un danno assoluto e inesorabile per il soggetto denunciante.

In questo periodo critico per i brevetti sul software, messi negli USA sotto accusa dopo la massiccia campagna di mobilitazione anti-brevetti che in Europa contrasta il varo della relativa direttiva, le società dell'alta tecnologia ricordano come tra il 1998 e il 2001 le cause per brevetti tecnologici sono salite da 1200 a 2400 all'anno.

"Il disastrato sistema brevettuale e l'aumento delle denunce - ha dichiarato uno dei dirigenti dell'influente gruppo legato alle società dell'alta tecnologia Information Technology Industry Council - ha purtroppo scoraggiato le nostre aziende dall'innovare, e i troll dei brevetti ormai boicottano il sistema".

Per la proposta Smith la strada è però in salita. La lobby dell'industria farmaceutica, infatti, non vede di buon occhio i cambiamenti proposti. L'associazione di settore, Pharmaceutical Research and Manufacturers of America, per bocca di un proprio funzionario ha fatto sapere di considerare la proposta una "lesione" al sistema brevettuale. "Qualsiasi tentativo di cambiare o indebolire le leggi sui brevetti - ha spiegato - potrebbe impattare profondamente sulla possibilità delle nostre aziende di creare farmaci innovativi e salvare delle vite". Dichiarazioni che pesano: oltre a quella automobilistica e a quella tecnologica, infatti, a Washington proprio quella farmaceutica è tra le lobby più "ascoltate" dai parlamentari.

Ad opporsi alla normativa, più naturalmente, sono le piccole imprese della tecnologia, che temono un ulteriore passo in avanti a favore delle grandi società, quelle che possono gestire portafogli di migliaia di brevetti, con i quali non solo incassare ricche royalty ma anche organizzare accordi di cross-licensing per utilizzare brevetti altrui con spese nulle o molto contenute.

fonte: PuntoInformatico.it 

 

Supercomputer, Blue Gene fa il bis

giovedì 16 giugno 2005, 00:17

Armonk (USA) - Dopo aver ottenuto l'ambita palma per il più potente supercomputer del mondo, lasciando dietro di sì avversari come Silicon Graphics e NEC, IBM ha ora svelato un nuovo sistema Blue Gene/L capace di avvicinarsi alla meta dei 100 trilioni di istruzioni in virgola mobile al secondo, o teraflops.

Si tratta di un traguardo del tutto ragguardevole, finora superato soltanto da un altro supercomputer Blue Gene, lo stesso che attualmente detiene il primato di cervellone più veloce al mondo.

Soprannominato Watson, dal nome del centro di ricerca di IBM in cui è stato costruito, il nuovo sistemone dal gene blu sembra destinato ad occupare la seconda posizione della lista dei 500 supercomputer più potenti al mondo. La classifica semestrale, pubblicata sul sito Top500.org, verrà aggiornata fra meno di due settimane e, a meno di sorprese dell'ultima ora, dovrebbe ancora vedere in testa il succitato Blue Gene/L da 135 teraflops installato presso il Lawrence Livermore National Laboratory.

IBM vende i sistemi Blue Gene/L al prezzo di 2 milioni di dollari a rack: ciascun rack contiene 1.024 processori ed è in grado di fornire oltre 4,2 teraflops. Watson è basato su 20 rack, mentre il suo fratello maggiore su 32: quest'ultimo, entro l'anno, dovrebbe passare a 64 rack e sfiorare i 270 teraflops.

fonte: PuntoInformatico.it 

 

Linux@School, i primi risultati

giovedì 16 giugno 2005, 00:15

Milano - Sono 21 gli istituti italiani aderenti allo European Network of Innovative Schools ENIS che sono stati coinvolti in un ambizioso progetto di diffusione della conoscenza del software libero, Linux in primis, voluto dal Ministero dell'Istruzione, promosso dalla Fondazione IBM Italia e realizzato in collaborazione con la Fondazione Politecnico di Milano.

Linux@School, questo il nome del progetto, è stato avviato lo scorso ottobre e ieri a Milano è stato dissezionato per analizzare i primi risultati ottenuti grazie alla collaborazione di docenti e studenti che, spiegano i promotori dell'iniziativa, hanno contribuito entusiasticamente alle iniziative.

In particolare, negli istituti superiori che hanno aderito sono state impiegate le infrastrutture tecnologiche donate dalla Fondazione IBM, realizzate dalla stessa IBM, che hanno consentito una collaborazione incrociata su progetti e sperimentazioni sotto la supervisione di tutor universitari e studenti del Politecnico impegnati a loro volta in un laboratorio informatico allestito dalla Fondazione.

"Diversi i temi sviluppati dagli studenti - si legge in una nota - si va dall'installazione, realizzazione ed orchestrazione di web service, alla realizzazione con LaTex di un giornale a carattere scientifico, dalla realizzazione di sistemi di condivisione dell'informazione e gestione dei relativi diritti con servizio di "disaster recovery" e di "versioning" all'installazione, messa in sicurezza e tuning delle prestazioni di un server web basato su Apache per la gestione di contenuti multimediali".

Di seguito le dichiarazioni dei responsabili del progetto.

Alessandro Musumeci, direttore generale dei Sistemi informativi del MIUR: "Il progetto Linux@School costituisce un importante passo avanti nell'utilizzo da parte delle scuole di prodotti Open Source. Tramite la diffusa rete di scuole italiane ENIS, la più ampia in Europa, abbiamo sperimentato l'utilità di tali prodotti nel miglioramento di una didattica innovativa, a sostegno della Riforma della scuola, con importanti ricadute formative su studenti, famiglie e docenti".

Giovanni Linzi, consigliere della Fondazione IBM Italia e Vice President Systems and Technology Group: "Questo progetto è un esempio concreto di innovazione e conferma che solo collaborando si possono raggiungere risultati importanti, nell'interesse dell'intero Paese. In questo contesto, è fondamentale poter contare su infrastrutture tecnologiche aperte, in grado di assicurare le sinergie necessarie; ed è per questo che la IBM da anni continua a investire su Linux e sugli open standard come prerequisito indispensabile per favorire i progetti congiunti e l'innovazione".

Giampio Bracchi, presidente della Fondazione Politecnico di Milano, ha dichiarato che l'ateneo "crede nella formazione come investimento per il futuro dei giovani, della ricerca e dell'economia italiana. Proprio per questo la Fondazione Politecnico, nata per mettere in contatto il mondo accademico con quello dell'impresa, ha voluto sostenere il progetto che vede coinvolti gli studenti e una realtà imprenditoriale come IBM, avvalendosi delle nostre qualificate competenze nel settore informatico".

fonte: PuntoInformatico.it 

 

Crack Ezboard, una testimonianza

giovedì 16 giugno 2005, 00:13

Roma - Buongiorno, sono l'amministratore del sito Grande Fratello Point! che sin dalla sua creazione il 13 settembre 2000 ha basato il suo fulcro sul servizio offerto da Ezboard. Scrivo a nome della mia redazione questo sfogo.

Al tempo della nostra nascita ben poche comunità italiane di rilievo erano basate su una struttura come quella di Ezboard, una tra tutte era oltre alla nostra quella ben più nota del famoso e glorioso Tutto Banner. Fu così che in seguito al successo di questo nostro nuovo metodo di lavorare il fenomeno e la moda di Ezboard arrivo in profondità anche in Italia tanto che non esisteva quasi più un forum se non era Ezboard.

Inizialmente questo servizio veniva offerto gratuitamente ma in seguito vennero introdotti da prima i servizi "Red" e "Blue" unificati un anno dopo nel servizio Gold. Come è immaginabile, tali servizi che inizialmente venivano quasi regalati in termini economici, trasformandosi in GOLD divennero proibitivi a tal punto da essere sostenibili solo dalle comunità più forti e consolidate. Ed intanto siamo già arrivati al 2003. Tutto Banner cambia piattaforma ed i piccoli forum mollano tutti cambiando direzione.

Anche all'interno di Ezboard c'è un cambio al vertice ed il suo fondatore Vanchau lascia e si dedica ad altro. Da ora in avanti è sempre e solo stata una escalation negativa sfociata nell'attacco telematico del 31 maggio 2005. E come se non bastasse, non è andato perso solo tutto ciò antecedente al 31 Maggio 2005 ma guarda caso per un bug noto ad Ezboard, come afferma il suo dirigente Labatt, al riavvio dei server del 6 giugno 2005 anche tutta la "memoria recente" dei forum non ancora trasformata in archivio dal 31 maggio al 2 giugno 2005 è andata persa per sempre!

Il problema ora non è più se o come Ezboard ripristinerà i vecchi dati prima del 31 maggio appurato che quelli tra il 31 maggio ed il 2 giugno sono persi per sempre, ma la quantificazione dei danni in termini economici portati ai suoi clienti nonché la possibilità di avviare un'azione legale per essere almeno risarciti.

Inoltre, il recupero dei dati che Ezboard sta cercando di fare sarebbe destinato solo ed esclusivamente alle loro comunità GOLD e non a quelle free che verranno tutte lasciate come sono ora ovvero senza nessun database e quindi senza nessun post o messaggio al loro attivo né nuovo né vecchio costringendole senza motivo a ripartire da zero.

Per quanto riguarda la nostra comunità ad oggi vantava la bellezza di 35.000 messaggi con praticamente tutta la storia del Grande Fratello sin dalla sua prima edizione e dei suoi successivi gemelli con una media di giornaliera di 12.000 visitatori la quale si trova ad oggi con poco meno di 100 messaggi rimasti e l'incertezza del recupero e del suo futuro.
5 anni di lavoro buttati via dalla nostra redazione e dalle persone che ci hanno lavorato e creduto.

Inoltre il forum di supporto free dedicato interamente a Survivor Italiano del 2001, oltre 2000 messaggi, è anch'esso andato perduto per sempre avendo ad oggi 0 messaggi al suo attivo e il destino di non essere nemmeno inserito nel recupero dati da Ezboard essendo free. A dire il vero è stato GOLD dall'inizio fino a tre mesi prima dell'attacco ma pare che Ezboard non lo abbia nemmeno tenuto in conto nemmeno per cercare di far finta di venirci incontro o di preoccuparsi per uno dei suoi clienti paganti. E pensare che la cifra che Grande Fratello Point! versa ad ezboard si aggira intorno agli 800 dollari l'anno.

RedazioneGFP (fonte: PuntoInformatico.it)

 

Clamoroso attacco ai forum di Ezboard

giovedì 16 giugno 2005, 00:12

Roma - Non si hanno ancora tutti i particolari ma solo da qualche ora i servizi principali di Ezboard hanno ripreso a funzionare. Una delle piattaforme più in vista per la creazione di forum da integrare nei siti di pressoché qualsiasi natura, un motore affermatosi negli anni, Ezboard è stato oggetto di un imponente attacco di cracker.

Stando a quanto riferito dai manager dell'azienda sul proprio sito in un'area dedicata si è trattato di un "attacco chirurgico e malevolo condotto via Internet", un crack che sarebbe avvenuto ormai diversi giorni fa, addirittura il 30 maggio.

Le conseguenze le hanno avvertite moltissimi di coloro che gestiscono forum tramite Ezboard: messaggi spariti, intere discussioni cancellate, archivio dei post andato perduto. Ad aggravare la situazione il fatto che sia stato preso di mira, almeno a sentire Ezboard, anche buona parte del backup: conseguenza ovvia è che molte di quelle discussioni sui temi più disparati sono andate perdute per sempre.

Ezboard, che oggi gestisce milioni di forum con diversi e sofisticati sistemi di gestione, non ha voluto fornire i dettagli dei danni spiegando nell'ultimo aggiornamento sull'attacco che "il processo di recupero continua, nuovi server sono stati attivati ieri per accelerare questa evoluzione. Ricordate che per poter far riapparire i contenuti nei forum il prima possibile, i post recuperati saranno re-immessi senza un ordine cronologico preciso. Una volta recuperato tutti i dati possibili lavoreremo sulle singole discussioni per ristabilire l'ordine cronologico".

Per far comprendere la portata dell'attacco, sulla cui natura rimangono al momento ancora molte zone d'ombra, il CEO dell'azienda, Robert Labatt, ha spiegato che ad essere stati colpiti non è tanto e soltanto Ezboard ma anche "malati di tumore, storici, insegnanti e genitori" che hanno scritto all'azienda per spiegare "quanto sono stati danneggiati" e quanto i forum "sono vitali per loro". Sulle ragioni di una simile aggressione al momento non si hanno indicazioni se non quella, forse persino troppo ovvia, di voler mettere in difficoltà una delle più grandi piattaforme del genere.

C'è però un punto in quanto dichiarato da Labatt che sembra aprire un varco tra le nubi dell'ignoranza: l'aggressione telematica ai forum sarebbe infatti potuta avvenire via Internet ma quella ai dati di backup secondo il manager dell'azienda è probabilmente frutto del lavoro di qualcuno interno all'azienda. I server che mantengono quei dati, infatti, "non sono accrssibili senza adeguate informazioni tecniche e password", oltre ad essere fisicamente separati rispetto ai server di gestione dei forum.

In queste ore uno dei compiti più impegnativi per i tecnici dell'azienda è capire fino a che punto l'incursione telematica sia stata profonda. È infatti necessario analizzare tutti i sistemi per capire se vi siano stati depositati malware aggiuntivi, come trojan o keylogger, capaci in un secondo momento di offrire una via d'accesso, una backdoor, all'autore o agli autori dell'attacco.

Se da un lato Ezboard ora specifica che non è finito in mano ai cracker alcun dato sensibile, come quelli delle carte di credito dei suoi clienti paganti ("non sono dati conservati su file accessibili su quei server"), dall'altro l'azienda ha già posto una taglia da 5mila dollari, compenso che sarà consegnato a chi potrà offrire informazioni utili a scovare gli aggressori. La speranza della società, infatti, è di individuare in tempi rapidi gli autori dell'attacco e di poterli trascinare in tribunale.

fonte: PuntoInformatico.it 

 

Un DoS stronca Bluetooth

giovedì 16 giugno 2005, 00:09

Barcellona - Rinomato nella grande industria per le infinite possibilità di applicazione, il protocollo Bluetooth è ancora una volta messo sotto accusa: dopo l'annuncio di una nuova vulnerabilità da parte di alcuni programmatori israeliani, un team di esperti appartenenti alla crew catalana di Infohacking ha reso pubblicamente disponibile un programma considerato capace di stroncare qualsiasi connessione tra dispositivi Bluetooth.

Nessun telefono di ultima generazione sarebbe immune: dai PDA fino ai laptop, ogni tipo di piconet basata su BlueTooth può essere immediatamente bloccata con una tempesta di pacchetti. La vulnerabilità è stata messa a nudo tramite un semplice Denial of Service (DoS). Una volta sorpassato un numero abbastanza limitato di connessioni, lo stack di Bluetooth va in overflow chiudendo qualsiasi comunicazione. Su alcuni palmari iPAQ, l'attacco causerebbe addirittura danni irreversibili al sistema.

Stando ai risultati dei test pubblicati dagli scopritori del problema, l'attacco DoS in questione non risparmia neanche i cellulari con Bluetooth attivo in modalità nascosta: quasi tutti i telefoni Nokia, smartphone inclusi, sarebbero vulnerabili anche se occultati. Armato di computer portatile, un malintenzionato - afferma la crew - potrebbe inchiodare le comunicazioni Bluetooth all'interno di un raggio di 100 metri. Hugo V�quez Caram�, mente di Infohacking, ha dichiarato di aver già avvertito i responsabili di Nokia a riguardo dell'insicurezza. Uno specialista finlandese avrebbe ammesso che "il problema dipende direttamente dal design dell'hardware Bluetooth", di cui l'azienda finlandese ha semplicemente "seguito le specifiche". Il problema, dunque, potrebbe riguardare un numero davvero elevato di applicazioni della celebre tecnologia wireless.

La possibilità che un DoS blocchi l'utilizzo di un cellulare desta naturalmente un certo grado di allarme. Ma non si tratta di una questione del tutto nuova: il problema sarebbe noto già da tempo agli ingegneri impegnati nella ricerca sulle telecomunicazioni. Tuttavia, attacchi DoS basati sulla vulnerabilità sono stati finora condotti soltanto in laboratorio.

Ora però il rischio aumenta: lo scriptino per eseguire il DoS è stato pubblicato in Rete da Transient ISS. Il tool, incluso in una suite di strumenti per testare la sicurezza dei dispositivi mobili, è destinato a far prendere coscienza dell'insicurezza intrinseca del sistema Bluetooth. Una mossa azzardata: il responsabile di Transient ammette di "essere un po' nervoso", nonostante la falla sia "talmente ovvia" che chiunque, in futuro, se ne sarebbe certamente accorto.

Tommaso Lombardi (fonte: PuntoInformatico.it)

 

MSN, Yahoo e Google in Cina l'imbarazzo dell'autocensura

giovedì 16 giugno 2005, 00:08

SIETE cinesi o vivete in Cina. State scrivendo di sesso. Oppure scrivete la parola "democrazia" o il nome "Dalai Lama". Finita la digitazione della singola parola, si apre una finestra: "Il vostro messaggio contiene un'espressione proibita. Per favore, cancellate l'espressione". E dove sarebbe la notizia, visto che è ben noto ciò che avviene nei collegamenti internet nel paese del grande miracolo economico?

La notizia - secondo Reporter senza Frontiere (o se preferite, Reporters sans Frontières) - sta nel fatto che tutto ciò avviene sugli spazi blog offerti agli utenti cinesi dal portale Msn di Microsoft. Un'azienda americana, un paese dove qualsiasi offesa alla libertà d'espressione incappa in un emendamento della costituzione che non fa sconti a nessuno. Eppure in Cina...

L'organizzazione di difesa dei giornalisti incalza (in questo comunicato ) e indica nella Shanghai Alliance Investment Ltd l'azienda che ha realizzato per conto di Microsoft il programma e la relativa interfaccia per la pubblicazione e gestione dei blog, inserendo all'interno del codice le istruzioni necessarie a questa sorta di filtro. Non solo, ma in una inchiesta di BBC technology si legge che Microsoft ha risposto sul punto sostenendo che gli utenti sottoscrivono un codice di comportamento nel quale agli utenti non è permesso di pubblicare contenuto che "violi norme locali o nazionali vigenti nel paese di sua residenza" (l'espressione inglese è molto più vaga: "that apply to your location"). E l'argomento a favore di Microsoft viene completato dalla dichiarazione di un altro imprenditore che difende l'"approccio pragmatico" dell'azienda: "Se vuoi fare affari con i cinesi devi rispettare le loro regole".

Ma RSF solleva un delicato problema di etica aziendale: "Ogni notte un software lanciato da centri governativi cinesi si incarica di verificare che vi siano solo blog ufficialmente registrati, tutte le pagine non ufficiali vengono automaticamente chiuse alla visione del pubblico (...) Dopo Yahoo, ecco un secondo gigante dell'industria internet americana che cede alle pressioni dell'apparato cinese e si piega all'autocensura. Il loro argomento è che devono rispettare le leggi locali, pena l'uscita dal business. Noi pensiamo che questo argomento non si regga piedi e che sia loro dovere rispettare certi principi etici di fondo, in qualsiasi paese si trovino ad operare".

L'aspetto curioso che emerge dal sito del servizio pubblico inglese sta nei commenti degli utenti, tutti allegati all'articolo. L'idea di giustificare il comportamento delle aziende che investono in Cina compare con una certa forza: "Un'azienda non può operare al di fuori della legge", scrive un lettore londinese.

Non sono d'accordo e credo che vada riconosciuto a RSF di aver scoperchiato un bel sepolcro di ipocrisia. Poche settimane fa la Nike ha ammesso "i suoi peccati" per quanto riguarda il lavoro, così come una inchiesta di Federico Rampini su Repubblica ha illustrato bene il livello di ineguagliata durezza cui giunge lo sfruttamento, anche minorile, dei lavoratori nell'industria manifatturiera cinese. Ci siamo tutti scandalizzati per quelle notizie. Qui si pone una questione analoga.

Quasi tutte le grandi aziende internazionali tengono molto alla limpidezza dei propri comportamenti e al rispetto dell'etica "corporate", che coincide poi con grandi e generali principi di rispetto umano e sociale, non certo col Manifesto di Marx ed Engels. Esistono indici finanziari dedicati, come le FTSE4, che curano la classifica dei comportamenti virtuosi delle aziende. Il rispetto delle normative sulla difesa dei lavoratori fa parte del pacchetto delle regole base. Ma vi rientra anche il rispetto delle libertà fondamentali della persona. Il punto, per Microsoft e per gli altri, è che chi fa servizi internet svolge il proprio business offrendo libertà d'espressione (come altro definire uno spazio di scrittura) tanto più in un paese dove non esistono spazi di democrazia. Google e Yahoo inoltre fanno parte di quelle aziende americane californiane e progressiste che tengono molto alla loro cultura "liberal", e per loro la contraddizione etica dei comportamenti di cui sono protagonisti in Cina è molto seria. Ma tutti loro - Microsoft inclusa - non accetterebbero in patria nemmeno una frazione piccolissima della censura di cui si fanno propositori in Cina. Questo nodo è grosso, meglio non chiudere gli occhi.

(15 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

Sui blog cinesi di Microsoft vietato parlare di democrazia

giovedì 16 giugno 2005, 00:04

di MARCO DESERIIS
ROMA - Microsoft vieta la "democrazia" in Cina. Non in senso materiale, ma semantico. Secondo quanto riportato dal Financial Times infatti, Msn Spaces, il servizio gratuito di blogging offerto dalla Microsoft, impedirebbe agli utenti cinesi di utilizzare alcune parole come "democrazia", "movimento democratico" e "indipendenza di Taiwan" per descrivere il contenuto dei propri blog.

Quando gli utenti inseriscono una di queste parole-chiave nel sommario del blog - che ne determina la visibilità e la possibilità di rintracciarne i contenuti - si vedono comparire un asciutto messaggio di errore che recita: "Questo articolo contiene un linguaggio proibito. Si prega di cancellare il linguaggio proibito dall'articolo".

Difficile interpretare il messaggio in termini ambigui, se non come la scelta da parte del gigante di Redmond di farsi spazio nel mercato cinese nel rispetto delle regole imposte dal governo di Pechino.

Quest'anno Microsoft Network è stato infatti il primo servizio internazionale ad avere ottenuto una licenza per servizi di telecomunicazione a valore aggiunto in Cina. Tuttavia la licenza non è gestita direttamente da Msn, ma dalla Shanghai Msn Network Communications Technology, una joint venture controllata al 50% da Microsoft e al 50% dalla Shangai Alliance Investment, società d'investimento del comune di Shangai. Anche le news pubblicate sul portale cinese di Msn vengono appaltate a società esterne cinesi.

Sulla vicenda dei blog, Microsoft ha declinato ogni commento, mentre la joint venture si è limitata a dichiarare al quotidiano finanziario che "Msn rispetta le leggi e i regolamenti di ciascun paese in cui opera." E ha aggiunto che il codice di condotta di Msn Spaces vieta la pubblicazione di contenuti che "violano le leggi locali e internazionali". Come a dire, se qui "democrazia" è un termine scandaloso, noi ci adeguiamo.


(14 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

Terremoto e allarme tsunami ore di paura in California

mercoledì 15 giugno 2005, 23:49

 Secondo me non e' cattiva come sembra questa serie di terremoti ... la tesnione superficiale delle placche ... in questo modo, va attenuandosie scaricandosi gradualmente ... scongiurando quello che potrebbe esser poi il Big ONe, il mega terremoto che secondo gli espeti dovrebbe "cancellare" Los Angeles e San Francisco nel giro di 15 anni ... ed allora sara' apocalisse .... :(

 

 

 

LOS ANGELES - Un allarme tsunami presto rientrato. Si è temuto il peggio, questa mattina in California, dopo una forte scossa di terremoto nel nord dello Stato. E' scattata una rapida evacuazione, per timore di una gigantesca ondata, ma dopo poco tempo tutto è tornato tranquillo.

Il sisma (settimo grado della scala Richter) è stato registrato alle 19.50 locali (le 4.50 di questa mattina in Italia), a 120 chilometri al largo della costa californiana. Più precisamente, in una zona a circa 500 chilometri a nord-ovest di San Francisco, nei pressi della cittadina di Crescent City.

Subito è scattato l'allarme tsunami, dalla California fino a Vancouver. Le autorità hanno fatto evacuare circa 4.000 abitanti di Crescent City, colpita nel 1964 da un maremoto che, con onde alte sette metri, provocò la morte di undici persone.

Tuttavia, dopo un'ora l'emergenza è stata annullata. "Stiamo seguendo la situazione molto attentamente, ma non ci aspettiamo un'ondata", ha rassicurato Eric Lamoreux, un portavoce della Protezione civile.

La scossa non ha causato danni, ma la paura, per i cittadini di Crescent City, è stata forte. Soprattutto per quelli che ricordano lo tsunami del '64, il più violento mai registrato sulla costa occidentale degli Stati Uniti. "Molte persone correvano come galline terrorizzate", ha raccontato un testimone. E così, nella fretta di allontanarsi dalla costa, ci sono stati alcuni incidenti stradali, unica conseguenza del sisma. A parte lo spavento.

(15 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it 

 

 

 

Terremoto Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Animazione degli tsunami risultanti dal terremoto sottomarino del 2004 nel sud est asiatico

Un terremoto è uno scuotimento o un tremore della superficie terrestre. I terremoti sono tipicamente il risultato del movimento delle zone di deformazione delle faglie geologiche negli strati superiori. La terraferma è in lento ma costante movimento (vedi placca tettonica) e i terremoti si verificano quando la tensione risultante eccede la capacità del materiale di sopportarla. Questa condizione occorre molto spesso (e la conseguente maggior frequenza dei terremoti serve a definirli) sui confini delle placche tettoniche nelle quali la litosfera terrestre può essere divisa. Gli eventi che si verificano nei confini tra placche sono detti terremoti interplacca; quelli meno frequenti che avvengono all'interno delle placche della litosfera sono detti terremoti intraplacca.

I terremoti si verificano ogni giorno sulla Terra, ma la stragrande maggioranza causa poco o nessun danno. La durata media di una scossa è molto al di sotto dei 30 secondi; per i terremoti più forti però può arrivare fino a qualche minuto. Le scosse di terremoto sono orizzontali, dette anche ondulatorie, e verticali, dette anche sussultorie. Un terremoto può essere formato da scosse di un solo tipo o di entrambi. Un terremoto può essere accompagnato da forti rumori sotterranei che possono ricordare boati, tuoni, sequenze di spari, ...; questi suoni sono più vari vicino al centro del terremoto e sono dovuti dalle vibrazioni della crosta terrestre.

I grandi terremoti possono causare gravi distruzioni e alte perdite in vite, attraverso una serie di agenti distruttivi, il principale dei quali è il movimento sussultorio e ondulatorio del terreno, accompagnato da effetti correlati: frattura della faglia, inondazione (ad esempio, maremoto o rottura di dighe), cedimenti del terreno (frane, smottamenti), incendi o fuoriuscite di materiali pericolosi. In un particolare terremoto, ognuno di questi agenti può essere predominante, e storicamente ognuno ha causato gravi danni o numerose vittime.

I terremoti più grandi sono di norma accompagnati da altri più piccoli, noti come scosse di assestamento quando seguono la scossa principale. La fonte del terremoto è distribuita su un'area significativa -- nel caso dei terremoti più grossi, ha un raggio di oltre un migliaio di chilometri -- ma è normalmente possibile identificare un punto preciso dal quale le onde sismiche sono apparentemente emanate. Questo punto viene detto "fuoco", e di solito risulta essere il punto in cui si è originata la frattura della faglia. La posizione del "fuoco" è conosciuta come "ipocentro" e la proiezione dell'ipocentro sulla superficie terrestre viene detta "epicentro".

I terremoti, specialmente quelli che avvengono sotto il mare o sotto aree coperte dall'oceano, possono provocare maremoti (detti anche tsunami), sia come risultato diretto della deformazione del letto marino causata dal terremoto, sia come risultato di uno smottamento subacqueo indirettamente innescato da questo. Altri effetti dei terremoti possono essere: la formazione di crepacci dai quali alle volte possono fuoriuscire acque, fanghi o gas; abbassamento od innalzamento dei suoli; frane di parti scoscese.

I sismografi sono degli apparecchi speciali in grado di rilevare con precisione l'ora, la direzione e la durata di una scossa. Questi rilevano anche tutte le scosse non percepibili dall'uomo.

Negli anni '30, un sismologo Californiano, Charles F. Richter sviluppò una semplice scala numerica (che chiamò magnitudine) per descrivere le dimensioni relative dei terremoti, la quale sarebbe stata in seguito chiamata Scala Richter. Dopo Richter, i sismologi hanno sviluppato diverse scale di magnitudine.

La maggior parte delle scale in uso nel mondo occidentale sono mutuamente consistenti al punto da usare comunque il termine "Scala Richter" quando si riferiscono i valori al pubblico. Altre scale (e modi di descrivere la dimensione dei terremoti) sono usate in altre aree geografiche e dagli specialisti in terremoti. La stampa talvolta riporta questi valori come "magnitudine Richter", creando confusione nel pubblico.

Gli effetti del terremoto sono descritti in termini di intensità in una scala che tenta di quantificare la gravità dello scuotimento in un dato punto. Esistono diverse scale di intensità, con diversi gradi di consistenza le une con le altre. La più conosciuta è la Scala Mercalli, inventata dal vulcanologo italiano Giuseppe Mercalli, ma la più consistente e analitica Scala Macrosismica Europea sta divenendo d'utilizzo sempre più frequente.

L'Interstate 880 a Oakland, California, dopo il terremoto del 1989

Alcuni terremoti sono causati dal movimento magmatico all'interno di un vulcano, e possono essere indicatori di una imminente eruzione. In rarissimi casi dei terremoti sono stati associati all'accumulo di grandi masse d'acqua dietro a delle dighe, come per la Diga di Kariba in Zambia, Africa, e con l'iniezione o estrazione di fluidi dalla crosta terrestre (Arsenale delle Montagne Rocciose). Tali terremoti avvengono perché la resistenza della crosta terrestre può essere modificata dalla pressione del fluido. Infine, i terremoti (in senso molto ampio) possono essere il risultato della detonazione di esplosivi.

Gli scienziati sono stati in grado di rilevare, usando strumenti sismologici, i test nucleari eseguiti dai governi che non rilasciavano informazioni sui loro programmi atomici attraverso i canali normali.

 

Afghanistan, strage all'ospedale sette medici uccisi dai taleba

mercoledì 15 giugno 2005, 23:46
KABUL - Assalto all'ospedale. Diciassette persone, fra cui sette medici, sono state uccise ieri da presunti talebani nella provincia di Khost, nel Sud-est dell'Afghanistan, vicino alla frontiera con il Pakistan. Il dottore Abdul Hanan e i suoi sei collaboratori, che lavoravano nella clinica "Moghulgay" a Moghgay Tana, sono stati uccisi da uomini armati che avevano fatto irruzione nell'edificio. Così ha raccontato l'episodio il generale Almat Gull Mangal, comandante delle guardie di frontiera della provincia di Khost. "Non possono essere che i talebani e Al Qaeda a uccidere così dei medici", ha detto il generale.

Non è la prima volta che i medici finiscono nel mirino dei guerriglieri talebani. Il 2 giugno dello scorso anno a Badghis, nella provincia nord-occidentale del Paese, furono uccisi cinque dottori dell'organizzazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf). L'attentato e, soprattutto, la ricerca dei responsabili spinsero l'organizzazione a definire "non credibile" l'indagine sull'agguato del ministero dell'Interno e a lasciare il Paese dopo 24 anni di attività.

A Kabul, intanto, sono diventati quattro i morti a causa del colera, mentre altre 26 persone risultano contagiate. Il colera, del tipo chiamato "Eltor", ha ucciso tre bambini e una persona anziana. Le autorità sanitarie smentiscono però la stampa locale, secondo cui nella capitale si è ormai vicini a un'epidemia. "I casi di contagio di colera sono in diminuzione rispetto allo scorso anno", ha spiegato il consigliere del ministero della Salute, Abdulah Fahim. I 3.000 casi di dissenteria finora registrati sono considerati un fatto "normale" nella stagione estiva. Il ministero ha comunque invitato i cittadini di Kabul a bere acqua filtrata e a lavare frutta e verdura con il cloro

 

fonte: Repubblica.it

Bonus per la patente due punti per i pi bravi

mercoledì 15 giugno 2005, 23:38

 state un po' più serena per gli stressati da punti sulla patente: arriva un bonus di 2 punti per gli automobilisti disciplinati. Lo ha annunciato - con ovvia soddisfazione - il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. Il premio scatterà a luglio e riguarderà 32 milioni di italiani.

Una strategia che - come spiega Lunardi - "conferma, unitamente ai dati sulla drastica diminuzione dei morti, dei feriti e degli incidenti stradali, che la patente a punti funziona, e continua a funzionare".

"Gli automobilisti in questi ultimi due anni hanno dimostrato di aver acquisito un maggiore senso di responsabilità alla guida dell'auto e di prudenza sulla strada. La patente a punti ha generato, infatti, un autentico cambiamento culturale nelle abitudini di chi guida. E questo, a vantaggio della sicurezza e della vita" ha concluso il ministro.

Tuttavia anche i conducenti che si sono visti decurtare punti solo per il fatto di essere intestatari di un' auto 'incriminata', potranno contare su una sanatoria.
Entro la fine del mese, infatti, il consiglio dei ministri dovrà esaminare una serie di correzioni al codice della strada per aggiornare le norme previste con l'avvio della patente a punti. E con l'occasione, premiare quegli automobilisti che hanno dimostrato nei primi due anni di avvio della patente a punti, di aver acquisito un maggiore senso di responsabilità alla guida dell'auto.

Il governo si appresta infatti a correggere quella parte della normativa che lo scorso inverno ha provocato una censura da parte della Corte Costituzionale. La Consulta ha infatti dichiarato a gennaio l'incostituzionalità della norma che prevede la sottrazione dei punti della patente al proprietario del veicolo se non è identificato il responsabile dell' infrazione.


"In questi giorni verrà presentato il provvedimento" ha annunciato il viceministro Mario Tassone ricordando che il decreto che verrà portato in consiglio dei ministri conterrà anche la proroga dell'obbligo del patentino per la guida dei motorini anche per i maggiorenni, misura che altrimenti dovrebbe entrare in vigore il 1 luglio.

Il provvedimento, ha spiegato ancora il viceministro, potrebbe prevedere per il futuro un inasprimento della sanzione per questi casi o, in alternativa, il fermo amministrativo dell'autoveicolo che ha commesso l'infrazione. Inoltre, dovrebbe contenere misure di inasprimento delle disciplina sanzionatoria prevista per chi guida in stato di ebbrezza: anche in questo caso oltre ad un aumento delle multe, già a livelli tra i più alti d'Europa, potrebbe essere previsto un aumento delle misure prescrittive.

In attesa di vedere come sarà attuata la sanatoria e quanti automobilisti riguarderà, la notizia certa è quella del premio che verrà attribuito agli automobilisti più disciplinati, per loro l'estate inzia bene.
(15 giugno 2005)

 

fonte: Repubblica.it

per info: patente.it 

Il Ddl Moratti: contratti, concorsi E a tutti il titolo di prof

mercoledì 15 giugno 2005, 23:32

ROMA - La riforma Moratti sul reclutamento dei professori universitari passa al Senato, ricevuto il primo sì della Camera, dopo un esame durato due giorni, costato due bocciature al governo. L'articolo 1 del provvedimento, che riguarda i principi, è stato cancellato da un emendamento dell'opposizione. E la composizione delle commissione di esame è stata modificata, secondo le stesse modalità: non ne potranno più far parte i professori dell'ateneo che ha bandito la prova.

Ecco, in sintesi, i contenuti principali del disegno di legge, che passa ora all'esame del Senato.

Valutazione dei professori. Il compito spetta ai relativi atenei. La valutazione, però, dovrà essere formalmente richiesta dai docenti e riguarderà l'attività di ricerca e la didattica. In caso di "bocciatura", lo stipendio del professore resterà congelato fino alla prova successiva.

Idoneità nazionale. Per accedere ai concorsi universitari di professore ordinario o associato bisognerà aver passato una prova d'idoneità scientifica nazionale, che durerà quattro anni.

Concorsi. I posti di professore ordinario e associati vengono assegnati attraverso concorsi riservati a chi è in possesso dell'idoneità nazionale. I candidati saranno esaminati da commissioni, i cui componenti saranno tutti estratti a sorte. I commissari non potranno provenire dall'università che ha bandito il concorso.

Contratti a termine. Le Università potranno mettere sotto contratto studiosi e ricercatori attraverso il ricorso a "contratti di ricerca e di insegnamento universitario". Di durata triennale e rinnovabili per altri tre anni. I docenti "a termine" non potranno superare il 20 per cento del totale degli insegnanti dell'ateneo.


Ricercatori. Punto caldo. Sparisce il ruolo dei ricercatori. D'ora in avanti i giovani, dopo il dottorato di ricerca, potranno avere contratti a tempo determinato di durata triennale, fino a un massimo di sei anni.

Tutti professori. Per l'opposizione è solo "un pennacchio", per la maggioranza un giusto riconoscimento a chi svolge attività didattica nelle Università: con la riforma tutti coloro che hanno un contratto universitario per la ricerca e l'insegnamento potranno fregiarsi del titolo di "professore aggregato". Nessun aumento di stipendio è previsto, ma solo la possibilità di utilizzare il titolo nel proprio biglietto da visita.

(15 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

Riforma della docenza universitaria Governo battuto un'altra vo

mercoledì 15 giugno 2005, 23:31

ROMA - Un replay grave per Governo e maggioranza, battuti per il secondo giorno di seguito alla Camera durante le votazioni per il decreto legge sulla docenza universitaria. Come già ieri, erano ai voti gli emendamenti alla riforma Moratti, ma i tanti banchi vuoti nelle file della Casa delle libertà hanno avvantaggiato l'opposizione. Il centrosinistra ha così fatto passare un emendamento sulla formazione delle commissioni di concorso.

Dopo il voto la seduta è stata sospesa per circa mezz'ora, per consentire una valutazione dell'accaduto da parte del comitato dei nove, composto dagli esperti di maggioranza e opposizione che seguono il provvedimento in Aula. Dopo l'interruzione, il disegno di legge è stato approvato e va ora all'esame del Senato.

Ma quanto accaduto non è stato privo conseguenze. Il presidente della Camera Casini non ha nascosto il suo disappunto: "Certo - ha detto rivolgendosi ai banchi semivuoti della Casa delle Libertà - che se una maggioranza ha 150 deputati in meno è difficile che possa governare" Il presidente ha rincarato la dose quando è uscito dall'aula, dichiarando ad alta voce: "E' intollerabile tutto questo assenteismo".

L'emendamento del centrosinistra è passato per soli due voti di scarto: i no sono stati 224, i sì 226, 3 gli astenuti tra cui Angela Napoli di An. I votanti erano 450, e la maggioranza era di 226. Tra i meno presenti in Aula i deputati di Forza Italia, il partito del ministro Letizia Moratti, che ha messo a punto il decreto. Non si sono presentati nell'emiciclo di Montecitorio in 22, ai quali vanno aggiunti i 30 che risultano in missione. Analoga la situazione di An: 14 assenti e 21 in missione.


Mancavano alla votazione, poi, dieci deputati della Lega: sette giustificati e tre no. Su 34 parlamentari dell'Udc non si sono fatti vedere in questa votazione in 15 (10 in missione e 5 assenti). Per andare a rimpinguare il numero dei deputati alla Camera, il Consiglio dei ministri è stato interrotto poco dopo il suo inizio. Silvio Berlusconi e i suoi ministri hanno deciso di trasferirsi in forze a Montecitorio per votare e alla Camera sono arrivati, oltre a Berlusconi, Fini, Matteoli, La Malfa, Alemanno, Maroni, Prestigiacomo.

(15 giugno 2005)

fonte: Repubblica.it

Il DNA spazzatura influenza il comportamento sociale

mercoledì 15 giugno 2005, 23:29

12.06.2005
Il DNA spazzatura influenza il comportamento sociale
La scoperta potrebbe fornire nuovi indizi sull'autismo e altri disturbi


Perché alcune persone sono timide mentre altre sono estroverse? Uno studio pubblicato sulla rivista "Science" dimostra per la prima volta che il comportamento sociale può essere plasmato da differenze nella lunghezza di frammenti di DNA apparentemente privi di funzione, il cosiddetto "DNA spazzatura". La scoperta dei ricercatori dello Yerkes National Primate Research Center di Atlanta e del Center for Behavioral Neuroscience ha forti implicazioni per la comprensione del comportamento sociale umano e di disturbi come l'autismo.
Elizabeth A. D. Hammock e Larry J. Young hanno indagato se il DNA spazzatura, noto anche come DNA microsatellitare, associato con il gene per il recettore della vasopressina influenzasse il comportamento sociale dei maschi di topo della prateria, una specie di roditore. Studi precedenti avevano mostrato che questo gene regolava il comportamento sociale in molte specie.
I ricercatori hanno allevato due gruppi di topi della prateria con versioni brevi e lunghe del frammento di DNA in questione. Confrontando il comportamento dei maschi dopo la maturazione, hanno scoperto che la lunghezza dei microsatelliti influenza gli schemi di espressione genica nel cervello. I topi con microsatelliti lunghi avevano livelli più alti di recettori della vasopressina nelle aree del cervello coinvolte nel comportamento sociale e nelle cure paterne, in particolare nel bulbo olfattivo e nel setto laterale. Questi maschi trascorrevano più tempo a studiare odori sociali e si avvicinavano più rapidamente agli estranei, oltre a formare più facilmente legami con i compagni e a trascorrere più tempo ad accudire la prole.
"Il nostro - spiega Young - è il primo studio a indicare un legame fra la lunghezza dei microsatelliti, gli schemi di espressione genica nel cervello e il comportamento sociale di diverse specie. Poiché una porzione significativa del genoma umano consiste di DNA spazzatura, i microsatelliti potrebbero rappresentare un fattore finora sconosciuto di diversità sociale".

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Usa, multinazionali del tabacco

mercoledì 15 giugno 2005, 23:25

IL GOVERNO MANDA IN FUMO IL MAXI-RISARCIMENTO
New York, 12 Giugno 2005. Un maxisconto ai big del tabacco in un processo voluto dall'amministrazione Clinton e mai appoggiato con convinzione da quella di George W.Bush. Il ministero della Giustizia americano ha ridotto da 130 a 10 miliardi di dollari la proposta di una pena da infliggere alle multinazionali del fumo in una vicenda giudiziaria che va avanti da sei anni.
E i democratici all'opposizione sono insorti, gridando allo scandalo politico. La richiesta a sorpresa da parte del governo è arrivata nelle fasi finali del processo in corso di fronte al giudice di Washington Gladys Kessler, partito nel 1999 dall'accusa ai grandi produttori di tabacco di aver cospirato tra loro per nascondere all'opinione pubblica i rischi per la salute legati al fumo.

Sul banco degli imputati sono vari colossi come Philip Morris, Brown & Williamson e R.J.Reynolds, che controllano buona parte del mercato mondiale delle sigarette. Dopo aver subito una batosta lo scorso febbraio, per la decisione del giudice di vietare al governo la richiesta di un risarcimento di danni da 280 miliardi di dollari alle multinazionali per i guadagni illeciti del passato, il ministero della Giustizia ha puntato gran parte delle proprie carte sulla richiesta di far pagare in futuro agli imputati le spese di una maxicampagna contro il fumo.

Un esperto nominato dal governo, Michael Fiore, un professore dell'Università del Wisconsin, ha quantificato in aula in 130 miliardi di dollari l'entità del prezzo da pagare per le società per dar vita a un programma di prevenzione della durata di 25 anni. Ma al momento di presentare le proprie richieste, il rappresentante dell'amministrazione Bush ha detto che 10 miliardi sono una cifra sufficiente come pena, suscitando la perplessità del giudice Kessler, la donna magistrato che guida il processo: "Forse questa è un'indicazione - ha detto in aula - che si sono aggiunte influenze aggiuntive alla posizione del governo su questo caso".
I democratici in Congresso sono stati più espliciti, accusando l'amministrazione Bush di aver abbassato la testa per non irritare la potente lobby del tabacco - che versa forti contributi elettorali ai repubblicani - e per affossare un processo nato all'epoca di Bill Clinton e da sempre visto con molte riserve dagli uomini di Bush. Il senatore Richard Durbin si è chiesto il perché di una "resa" del genere nel mezzo della causa legale: "È a causa del potere della lobby del tabacco? È per le sue connessioni con persone dentro l'amministrazione? È per il fatto che non hanno mai avuto il coraggio di attaccare i gruppi di interesse a Washington? Penso che sia per tutte queste ragioni insieme".

Henry Waxman, un deputato democratico della California, ha provato a dare un nome e cognome ai sospetti del suo partito, puntando l'indice su Robert McCallum, l'assistente del ministro della Giustizia che è il responsabile della causa contro i big del tabacco. Waxman ha ricordato che McCallum, un ex compagno di studi di Bush a Yale, è socio nello studio legale di Atlanta che assiste la R.J.Reynolds. Altri due senatori democratici, Ted Kennedy e Frank Lautenberg, hanno scritto all'ispettore generale del Ministero per chiedergli di indagare su possibili pressioni politiche sui procuratori che si occupano della vicenda.
Fonti del Ministero hanno respinto l'accusa di pressioni esterne legate alla politica, spiegando che la cifra suggerita come pena è quella che è stata ritenuta la più ragionevole. Secondo i procuratori, visto il precedente di ciò che è accaduto a febbraio, è irragionevole pensare che il giudice Kessler sia disponibile a infliggere una pena da 130 miliardi di dollari.

(New York. Grazie alla redazione di "America Oggi")
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fonte: ReporterAssociati.org 

La liberazione di Clementina Cantoni e il partito del blitz

mercoledì 15 giugno 2005, 23:22
di  Gianni Cipriani
14 Jun 2005 Roma, 14 Giugno 2005. Quando i soldati americani uccisero Nicola Calipari, il partito trasversale dei difensori d'ufficio dei "neocons" statunitensi, si precipitò a sostenere su giornali e televisioni che era tutta colpa di Giuliana Sgrena, che non doveva farsi rapire e poi tutta colpa dei soliti italiani, molli e flaccidi, che invece di mostrare i muscoli, decidevano di pagare, finanziando in tal modo il terrorismo e finendo per non essere più credibili agli occhi di chi la lotta al terrorismo la fa davvero, ossia il presidente Bush.

Calipari, si disse, si era trovato in qualche modo costretto dalle circostanze ad agire come aveva agito, quasi fosse l'ultimo degli esecutori e non il dirigente di una delle due divisioni più importanti del Sismi, in grado di scegliere con grande autonomia operativa. E quindi assoluzione preventiva a chi aveva fatto fuoco. Sull'onda delle spallate dei commentatori della lobby - se torniamo un po' indietro con la memoria - ci fu anche chi cominciò a sostenere che la liberazione di Giuliana Sgrena doveva in qualche modo determinare la fine di un ciclo (o di un modus operandi se vogliamo) e che, da allora in poi, ci si doveva nuovamente allineare ai dettami del potente alleato.

La liberazione di Clementina Cantoni, con il giusto disappunto del partito dei Rambo del giorno dopo, è invece avvenuta utilizzando quello che si potrebbe definire il metodo Sgrena, oppure il metodo Pari e Torretta, ovvero il metodo che prevede il dialogo, la costruzione di rapporti, il faticoso e lento cucire, il trattare, il saper concedere, il saper valutare tra costi e benefici cosa meriti di essere dato per una vita umana e cosa sia troppo per la collettività, a prezzo stesso della vita.

Solo in questo modo, nell'Afghanistan che non è un pantano minore rispetto all'Iraq, gli uomini della nostra intelligence militare, il Sismi, sono riusciti nuovamente a riportare a casa una persona viva e vegeta, come del resto l'intera società politica e civile - con l'eccezione dei Rambo - aveva chiesto loro.

E' stato quindi sconfitto il partito del blitz. Di coloro i quali, di fronte ad un sequestratore piuttosto sprovveduto che telefonava con il cellulare del proprio ostaggio, avevano pensato bene che una bella azione armata avrebbe risolto tutto. Anzi, di fronte all'incedere lento e complicato di una trattativa nella quale (come in tutte le guerre) è difficile capire esattamente da quale parte stiano amici, nemici e intermediari, c'era già chi si preparava a portare un nuovo attacco al metodo della ragionevolezza: che si aspetta ad intervenire con i mitra, di fronte ad un bandito che continua a portarci in giro con le sue quotidiane bizze?

E invece no. La fortuna è stata che la lobby ha abbaiato, ma non ha potuto mordere. Troppo difficile, anche per gli specialisti della guerra psicologica, poter in questo momento intaccare l'autonomia di una istituzione che ha appena lasciato sul campo uno dei suoi uomini migliori. Così Clementina Cantoni è stata salvata. Senza, per fortuna, che sulla strada del ritorno ci fosse nessun posto di blocco americano. Quello sì da evitare.

Gianni Cipriani
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fonte: ReporterAssociati.org 

Referendum: i quattro "SI", gli astensionisti e i crociati

domenica 12 giugno 2005, 12:21
di  Aldo Garzia
11 Jun 2005 Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Roma, 11 Giugno 2005. Facciamo subito un'ammissione. Non è facile scrivere sulla vigilia del referendum pro o contro la Legge 40. Non perché non si abbia un'opinione sull'oggetto del voto. Il problema è che le questioni sottoposte al pronunciamento popolare (ricerca scientifica, salute della donna, diritti del concepito, fecondazione eterologa) si sono caricate di un tale furore ideologico da far assomigliare la Repubblica italiana alla Repubblica islamica iraniana. Titoli di quotidiano tipo "Nell'embrione c'è Dio" ("il Tempo") sembrano datati prima della pace di Westfalia del 1648, quando sembrò aprirsi la breccia di una separazione di compiti tra potere temporale degli Stati nazione e potere spirituale della Chiesa cattolica (con la sconfitta del Sacro romano impero terminò la "guerra dei trent'anni" e gli Stati si riconobbero tra loro in quanto tali, al di là della fede dei singoli sovrani). Pure la discussione sulla categoria di "persona" sembra riportarci indietro, facendo coincidere ogni embrione con un soggetto consapevole. In più, come se questo non bastasse, il referendum si è caricato di una violenta polemica tra fautori dell'astensionismo e partigiani del confronto a viso aperto con "sì" e "no" alla Legge 40.

Il caso dei presidenti di Camera e Senato astensionisti non ha precedenti. Per questo, merita ammirazione la posizione di Rosi Bindi, deputata della Margherita, che pur avendo votato alla Camera la Legge 40 ha dichiarato pubblicamente che andrà a votare i suoi quattro "no" dal momento che avverte la responsabilità di doversi confrontare con gli umori più larghi dell'elettorato proprio perché siede in Parlamento. Non la pensa così Francesco Rutelli, presidente del partito della Bindi, che ha annunciato la sua astensione con voluta solennità in una conferenza stampa. E, altro fatto paradossale, c'è Romano Prodi, leader dell'Unione di centrosinistra, che da tempo ha annunciato che lui domenica si recherà a votare ma non ha ancora voluto rivelarci se nell'urna infilerà dei "sì" o dei "no". Il che, con i tempi che corrono, per un cattolico praticante è già una manifestazione di autonomia rispetto al Papa, al Vaticano e al cardinale Ruini.

Ecco l'altra questione. Erano molti anni che il Vaticano non scendeva in campo con tale virulenza su una scadenza politica dello Stato di Roma. Prima con gli interventi della Conferenza episcopale italiana; poi con le parole di fuoco di Benedetto XVI che costituiscono un imprimatur del suo nascente papato sia sull'indicazione di voto astensionista sia sugli anatemi contro coppie di fatto, omosessuali e ogni stile di vita contemporaneo che esca dai canoni della tradizione; poi ancora con lo schierarsi di tutta la stampa d'orientamento cattolico all'unisono, facendo balenare l'idea che l'Italia è il paese occidentale dove le crociate hanno ancora la possibilità di vincere.

Com'è infatti truffaldino quello slogan astensionista che campeggia sui muri delle città italiane, inventato da qualche furba agenzia pubblicitaria: "Sulla vita non vi vota". Sulla vita hanno invece votato Camera e Senato, approvando la Legge 40. E' quindi giusto che possa esprimersi l'intero corpo elettorale.

Il quadretto dell'Italia che esce da queste settimane, a voler essere generosi, è un po' naif. Il paesaggio ha i colori pastello e i personaggi sono tutti riconoscibili. Sarà un caso, ma la parola francese "naif" indica ingenuità e semplicità. I pittori naif, inoltre, hanno come comune caratteristica un linguaggio elementare (mancanza di proporzioni e di prospettiva). L'Italia rifiuta infatti di trasformarsi in società complessa e avanzata, dove contano i contenuti del vivere collettivo e dove è consolidata la tradizione dello Stato di diritto che rispetta le religioni ma rifiuta di sceglierne una sola come maestra di vita. E' la tradizione laica a non assisterci.

Di questa anomalia italiana fa pure parte il modo singolare con cui tradizionalmente discutiamo di etica. Le passioni scoppiano solo quando la categoria di etica è coniugata a comportamenti sessuali, o mette in discussione il modello patriarcale di famiglia. Mai che ci venisse in mente che accanto alla parola etica possiamo coniugare il nostro rapporto con le istituzioni, quello con la comunità in cui viviamo, il nostro essere cittadini insieme ad altri con diritti e doveri. Esiste perfino un'etica della politica troppo spesso dimenticata, abituati come siamo alle tradizioni italiche del trasformismo e dei voltagabbana.

Prepariamoci, allora, a commentare l'esito del referendum di domenica e lunedì prossimi. Il pessimismo della ragione dice che il quorum verrà raggiunto solo se il paese reale non corrisponderà al paese legale. Detto in poche parole, se sterilità diffusa e diritti di coppia, oltre che della donna, faranno capolino da sotto la cenere per svelarci - come avvenne sul divorzio e sull'aborto - che c'è una maggioranza con una propria opinione capace d'imporsi su Chiesa, leader di partito e anchorman alla Giuliano Ferrara.

Si tratta, diciamocelo, di una piccola speranza. La cruda realtà va in tutt'altra direzione: al 20-30 per cento di astensione fisiologica si sommerà quella militante, messa in moto da parrocchie e pezzi di partito. Il giorno dopo, se il quorum non sarà raggiunto, politologi e no faranno a gara per convincerci che l'Italia è un paese ultramoderato, dove vince solo chi conquista il centro: si chiami Democrazia cristiana, Forza Italia, Udc o Margherita. E, chissà, anche i conti all'interno dell'Unione si regoleranno a base di quorum. Rutelli, ad esempio, se vinceranno gli astensionisti, potrebbe sentirsi più forte e più moderato nel dettare le sue condizioni all'insieme del centrosinistra. Gli stessi politologi ci diranno pure che a noi di sinistra non resta che assolvere al ruolo che abbiamo sempre svolto: quello di una minoranza rispettata, ma che resta tale sia che si chiami comunista, socialista o democratica di sinistra. Questa volta, però, è giusto riconoscerlo, la sinistra ha fatto interamente la sua parte: Ds, Rifondazione, Verdi e Pdci si sono spesi in una campagna elettorale controcorrente.

Che c'entrano queste osservazioni sparse con il referendum del 12 e 13 giugno? Forse nulla, o forse moltissimo. Votare quattro "sì", in barba ad astensionisti e crociati, significa che gli embrioni in soprannumero potranno essere congelati e utilizzati per la ricerca scientifica; che della fecondazione assistita potranno usufruire anche coppie non sterili ma con difficoltà alla procreazione; che la nozione di "persona" non potrà coincidere con l'embrione e che in caso di conflitto tra salute dell'embrione e salute della donna sarà la seconda a prevalere; che il desiderio di maternità potrà essere realizzato anche attraverso tecniche di fecondazione eterologa, cioè con donatori di spermatozoi o ovociti esterni alla coppia.

Aldo Garzia
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fonte: www.reporterassociati.org 

Pronti i robot che combattono La guerra futura secondo gli Usa

domenica 12 giugno 2005, 12:20

ROMA - Potrebbe essere la scena madre di un film di fantascienza ad alto budget: uno sciame di robot si muove sul campo di battaglia, come fosse una cosa sola. Presto invece potrebbe diventare un fatto di cronaca. Ad annunciare la messa in produzione degli swarm robots (sciami di robot) è la iRobot, azienda di stanza a Burlington, in Massachussets, che produce robot militari nell'ambito del Future Combat System, il programma di ricerca militare del Pentagono che punta a trasformare l'esercito americano nella forza combattente del XXI secolo.

Rispetto ai robot "tradizionali", gli sciami di robot si muovono sul terreno in modo coordinato grazie a un sistema di comunicazione a infrarossi che permette loro di localizzarsi a vicenda, individuare gli ostacoli e inviarsi messaggi a 125 KB al secondo. Lo sciame (una metafora mutuata dalla scienza dei comportamenti emergenti) viene controllato a distanza tramite un'interfaccia centralizzata - ribattezzata "l'alveare" - che permetterà ai militari di gestire i movimenti dei robot e assegnare loro diversi compiti.

Tra le possibili applicazioni, c'è il dispiegamento di mine da campo, l'individuazione di possibili minacce nucleari, batteriologiche o chimiche, la sorveglianza, e l'esplorazione di altri pianeti. Sul primo fronte, il programma non è nuovo in assoluto. Dal 2001 infatti, la Darpa, Defence Advanced Research Project Agency, sta sperimentando il self-healing minefield, un campo minato anticarro in grado di autoripararsi attraverso un sistema wireless di connessione tra le mine. In pratica, se dei carri armati nemici tentano di aprirsi una breccia nel campo le mine ancora intatte vanno a coprire automaticamente i punti rimasti scoperti.

"Siamo molto interessati alla tecnologia dello sciame o dell'alverare", ha dichiarato Dennis Muilenberg, supervisore del Future Combat Systems alla Boeing, nel corso di una recente conferenza tenutasi a Cambridge, in Massachussets. Secondo Muilenberg, una brigata dell'esercito americano del 2010 potrebbe essere formata da 3000 soldati, 900 veicoli e "centinaia di robot", alcuni dei quali armati, tutti collegati in rete.

Ma se l'uso disinvolto di metafore mutuate dai comportamenti di specie animali (le api) che basano il loro sistema di vita sulla cooperazione e non sulla guerra, può lasciare interdetti, nella robotizzazione dell'esercito gli americani fanno sul serio. Lo dimostra il fatto che sono appena arrivati in Iraq i primi robot da combattimento, gli Swords o Special Weapons Observation Reconnaissance Detection Systems. Prodotti dalla Foster-Miller, altra azienda del Massachusetts, e finanziati sempre dal Future Combat Systems, gli Swords sono dotati di cingoli, telecamere, visori a infrarossi e di una mitragliatrice da 750 colpi al minuto. Tuttavia non sono autonomi, ma vengono teleguidati da un soldato con un computer portatile situato in un raggio di 800 metri dal robot stesso.

Il programma Future Combat Systems, fortemente voluto dal ministro della Difesa Donald Rumsfeld, fornirà all'esercito 18 nuovi sistemi di cielo e di terra integrati tra loro secondo la dottrina miliare del C4I (comando, controllo, comunicazione, computer e intelligence) per schierare le prime 15 brigate completamente rinnovate nel 2010.

Eppure i costi della prima fase di sviluppo hanno già superato di 25 miliardi di dollari - necessari allo sviluppo dell'infrastruttura comunicativa - il budget iniziale di 145 miliardi. Nè prevedono il fatto che le prime 15 brigate da 3000 uomini sono solo un terzo delle truppe che l'esercito intende schierare nell'arco di vent'anni. In molti quindi sospettano che l'operazione serva innanzitutto a finanziare con i soldi dei contribuenti l'industria americana, a dispetto di un debito pubblico che continua a crescere a ritmi vertiginosi.

A queste critiche i militari rispondono che, al di là della (presunta) superiorità strategica garantita da questi sistemi, i costi della macchina bellica americana si ridurranno. Si calcola infatti che il costo totale medio di un soldato per l'esercito sia di 4 milioni di dollari. Un robot combattente, non stipendiato e senza pensione e assistenza sanitaria, costerebbe circa un decimo. E poi se non torna a casa nessuno chiederà delle spiegazioni politiche.

Gli ufficiali del Pentagono dichiarano persino che la guerra perfetta sarà quella combattuta solo tra macchine. Peccato che per ora, in questo reality wargame, il giocatore sia solo uno: quello che può permettersi di spendere un budget di 419 miliardi di dollari l'anno.

(11 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it 

"Michael Jackson tenta il suicidio" ma è un virus diffuso su in

domenica 12 giugno 2005, 12:14

AMSTERDAM - Sotto processo per molestie a minori, ricoverato in ospedale e ora usato dai pirati informatici per diffondere un virus. La popstar Michael Jackson, in questi giorni, non trova pace.

"Michael Jackson, la scorsa notte, mentre si trovava nella sua tenuta Neverland ranch, ha tentato il suicidio": questo il contenuto di una mail messa in circolazione nelle ultime ore, secondo quanto ha informato oggi, Sophos, azienda inglese produttrice di antivirus. Un messaggio dal titolo "Re: tentato suicidio" (Suicidal attempt) e che, una volta aperto, chiede di cliccare un link per collegarsi a un sito. "Quando questo avviene - avverte Carole Theriault, consulente della sicurezza di Sophos - appare un messaggio che dice che il sito è intasato, cosa del resto plausibile se si pensa alla presunta notizia. Ma in realtà in quell'istante viene eseguito un codice pericoloso che innesta il virus sul computer". Il consiglio, naturalmente, è quello di non cliccare nulla e di cancellare la mail.

(10 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it

Liberati Florence Aubenas e la sua guida irachena

domenica 12 giugno 2005, 12:09

PARIGI - La giornalista francese Florence Aubenas e la sua guida irachena Hussein Hanoun sono stati liberati. Ne ha dato notizia la portavoce del ministero francese degli Esteri, che ha anche precisato che il ministro Philippe Douste-Blazy è in partenza per Cipro per accogliere la giornalista, già"in viaggio per la Francia". Dopo lo scalo nell'isola, è previsto l'arrivo in serata nell'aeroporto militare di Villacoublay, alle porte di Parigi.

La giornalista di Libération e la sua guida erano stati sequestrati a Bagdad il 5 gennaio scorso. La liberazione è avvenuta ieri pomeriggio, ha detto il direttore della redazione del quotidiano francese, Antoine de Gaudemar, precisando che la giornalista "sta bene".

"E' dimagrita, ma sorprendentemente vivave e sorridente", ha confermato l'ambasciatore francese in Iraq, Bernard Bajolet, che ha accompagnato la Aubenas all'aeroporto di Bagdad. "Ha affrontato questa prova con un coraggio eccezionale", ha aggiunto l'ambasciatore.

Il ministero degli Esteri francese ha precisato in un breve comunicato che Hanoun raggiungerà a breve la sua famiglia e rimarrà in Iraq.

La sorella di Florence Aubenas, Sylvie, si è detta "pazza di gioia" per la liberazione, e ha aggiunto che "non ringrazierà mai abbastanza le autorità francesi" per aver riportato a casa Florence.

Anche il presidente del Conseil Francais du culte musulman, Dalil Boubakeur, ha espresso "una gioia immensa" per l'annuncio della liberazione.

Aubenas, 44 anni, da diciotto a Liberation come inviata nei luoghi pi caldi del globo, era arrivata in Iraq per un'inchiesta sulla sorte della popolazione di Falluja costretta a fuggire dopo l'assalto delle truppe statunitensi contro una delle roccheforti della ribellione sunnita. Insieme con il suo interprete e guida, fu sequestrata all'uscita del suo albergo di Bagdad.


(12 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it

PARIGI - L'angoscia è finita. La giornalista francese Florence Aubenas e la sua guida irachena Hussein Hanoun sono stati liberati in Iraq. La conferma arriva direttamente dal portavoce del ministero degli esteri di Parigi.

IL RITORNO - Florence è in viaggio verso la Francia e sar�a casa già a fine giornata, ha spiegato una fonte ufficiale del governo. La reporter di Liberation è attesa nella serata di domenica all'aeroporto di Villacoublay (l'arrivo è previsto alle 21). Il suo interprete è invece rimasto in Iraq dove ha potuto riabbracciare la sua famiglia.

CINQUE MESI - Entrambi erano stati sequestrati il 5 gennaio scorso a Bagdad. La prigionia della Aubenas, durata cinque mesi, è la pi lunga alla quale abbia mai dovuto sottostare un ostaggio occidentale in Iraq.

LA GIOIA DELLA FAMIGLIA - E' stato il neo premier francese Dominique de Villepin ad annunciare con una telefonata a Benoit Aubenas, padre di Florence, il rilascio della figlia. E' una soddisfazione e una gioia immensa per tutta la nostra famiglia sapere che Florence sia libera e in viaggio verso lEuropa. Desidero esprimere immensa gratitudine a coloro che hanno lavorato con tanto sforzo per la liberazione di Florence, ha dichiarato Benoit Aubenas. Che ha aggiunto: Le autorità ci avevano già messo in preallarme sul rilascio, ma non sappiamo quando sia avvenuto. Secondo quanto dichiarato dal direttore di Liberation, il giornale per cui Florence lavora, i carcerieri l'avrebbero liberata sabato pomeriggio.
Vaghezza circa la sorte dei rapitori della giornalista e sul pagamento di un riscatto che ammontava, secondo quanto trapelato, a 15 milioni di dollari.

IL VIDEO DRAMMATICO - Aubenas, 44 anni, da diciotto a Liberation come inviata nei teatri pi caldi del globo, era arrivata in Iraq per un'inchiesta sulla sorte della popolazione di Falluja costretta a fuggire dopo l'assalto delle truppe statunitensi contro una delle roccheforti della ribellione sunnita. Insieme con il suo interprete e guida, fu sequestrata all'uscita del suo albergo di Bagdad. Il primo marzo i rapitori diffusero un video in cui la giornalista, che appariva provata e fragile, chiedeva disperatamente aiuto.

12 giugno 2005

fonte: www.corriere.it

I casi della vita.

domenica 12 giugno 2005, 11:03
I casi della vita.

1978:

- Muore il Papa
- La Juve vince lo scudetto
- Il Liverpool vince la coppa campioni
- La Fiorentina si salva all'ultima giornata
- L'Inter vince la coppa italia
- Ascoli è promosso in Serie A giocando l'ultima partita con il Modena

2005:

- Muore il Papa
- La Juve vince lo scudetto
- Il liverpool vince la Champions
- La Fiorentina si salva all'ultima giornata
- Inter è finalista di Coppa Italia....
- L'Ascoli è in lotta per i playoff per la promozione in A e deve giocare l'ultima partita con il Modena....

L'anno dopo il 1978 il Milan finì in B e il suo presidente fu arrestato.....

Una donna sfida la legge 40 in tribunale

sabato 11 giugno 2005, 16:25

(MATTEO BARTOCCI)
Come previsto la sofferenza causata dalla legge 40 finisce davanti al giudice e, forse già dalla prossima settimana, approderà direttamente alla Corte Costituzionale. A chiedere giustizia è Simona, 35 anni e portatrice sana di ß-talassemia. Da oggi infatti il tribunale civile di Cagliari valuterà se il suo rifiuto di portare in grembo un embrione che rischia (al 75%) di venire al mondo con questa malattia genetica incurabile è un reato come vuole la legge oggetto di referendum o un gesto costituzionalmente garantito a tutela della propria salute psico-fisica. Simona è la prima donna in Italia che ha deciso consapevolmente di trasgredire la legge 40: vuole sapere se il figlio che verrà sarà sano o meno prima di portarlo in grembo. Vorrebbe fare cioè quell'esame pre-impianto che in Italia era consentito fino a un anno fa. Di fronte ai divieti della legge 40 Simona ha deciso di reagire fino alle estreme conseguenze: non vuole subire di sì la doppia violenza di uno stato che da un lato ti obbliga ad accogliere tutti gli embrioni creati con le Tra e dall'altro ti offre come unica via d'uscita dalla prospettiva di un figlio condannato prima di nascere l'interruzione di gravidanza all'11ma settimana. Per lei sarebbe il secondo aborto, già un anno fa infatti Simona e il marito Pietro aspettavano un figlio, ma l'analisi prenatale dei villi coriali aveva scoperto che il feto era affetto da ß-talassemia. La donna dunque decise con dolore di ricorrere all'aborto. Per lei è stata un'esperienza psicologica tanto devastante che per uscirne - documenta il suo avvocato, il professor Luigi Concas di Cagliari - è stata costretta a ricorrere a un lungo sostegno psichiatrico. Grazie ai medici e all'affetto del marito, Simona ha infine deciso di riprovarci di nuovo ma una volta creati gli embrioni in provetta ci ha ripensato, non se l'è sentita di rischiare di rivivere nel proprio corpo un'esperienza che l'avrebbe di nuovo sconvolta.

«Ho visto troppi bambini morire di talassemia dopo sofferenze tremende - ha raccontato a Repubblica - non voglio creare una vita così, questa legge assurda mi obbliga ad affrontare un'interruzione volontaria di gravidanza alla 10ma o 11ma settimana, basta, io non posso più abortire, non ce la faccio, e nessuno può costringermi con la forza ad impiantare l'embrione».

Il medico che l'assiste - il professor Giovanni Monni, ginecologo dell'ospedale Microcitemico di Cagliari, il primo centro al mondo per la casistica di diagnosi di malattie genetiche - non ha potuto far altro che congelarlo in attesa della sentenza del tribunale. Secondo Monni a Cagliari da un anno a oggi c'è stata una forte riduzione delle richieste di procreazione in vitro: fino al 40% in meno nelle coppie con più di 38 anni: «Molte vanno all'estero, del resto in Sardegna le malattie genetiche sono diffuse nel 13% della popolazione e 1 coppia su 80 rischia di trasmetterle alla prole. La diagnosi pre-impianto non è altro che una precocissima diagnosi prenatale, come l'ecografia o l'amniocentesi, è assurdo vietarla».

Simona chiede due cose al tribunale: da un lato di consentirle questa diagnosi per il suo difficilissimo stato di salute psico-fisica, in modo da poter portare avanti la gravidanza con serenità, se questo non sarà possibile chiede al giudice di rivolgersi alla Corte costituzionale: «Il diritto alla salute della donna non può essere pregiudicato da eventuali diritti dell'embrione, la Consulta lo ha già stabilito per la 194 e su questo io ho basato il mio ricorso - spiega Concas - soprattutto se una donna sta molto male, come in questo caso, ha il diritto di poter fare la diagnosi pre-impianto».

Il caso di Cagliari conferma gli errori della legge 40 e dà un volto al dolore che gioco forza sarà causato da questa legge. Se si pensa che solo in Sardegna sono 300mila i portatori sani di ß-talassemia (3 milioni in Italia) è prevedibile che il calvario di Simona non sarà unico. Chi parla di eugenetica e di Hitler dovrebbe ricordare che in Sardegna da quando esiste la diagnosi prenatale le nascite di bambini malati sono crollate del 94%. E su 1.625 donne che hanno avuto la certezza di avere un figlio malato solo 21 hanno portato a termine la gravidanza. Se il referendum non passa e il ricorso di Simona verrà respinto, l'aborto sarà una strada sempre più concreta. Sempre che anche la 194 non cada nelle mire dei teo-con e dei feroci porporati vaticani.

fonte: Il manifesto 

Cancellazione del debito Accordo dei paesi del G8

sabato 11 giugno 2005, 16:02

Sono troppo contento ... che bello!!!!!

LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Raggiunta un'intesa. I ministri delle Finanze del G8, riuniti a Londra, hanno raggiunto un accordo sulla cancellazione del debito dei paesi più poveri. Lo ha detto il presidente di turno dell'Ue, Jean-Claude Junker, al termine della riunione.
L'INTESA - L'accordo prevede la cancellazione «immediata» di debiti per 40 miliardi di dollari ai paesi più poveri del mondo. In pratica i 18 paesi più poveri del mondo vedranno cancellata la totalità del loro debito. Lo ha dichiarato in conferenza stampa il ministro delle Finanze britannico Gordon Brown, sottolineando che potrà essere cancellato il debito di altri nove paesi entro 12-18 mesi.
A questa lista poi si uniranno altre 11 nazioni che ancora devono raggiungere le condizioni richieste per accedere a queste misure. In complesso, le cancellazioni ammonteranno a 55 miliardi di dollari. Complessivamente, ha detto Brown, 6 miliardi di dollari verranno cancellati dall'Fmi, 44 dalla Banca Mondiale e 5 dal Fondo per lo sviluppo dell'Africa (Adf): i paesi del G8 si sono impegnati a finanziare queste cancellazioni presso queste organizzazioni internazionali attraverso un Trust Fund nel caso della WB e dell'Adf.
L'EUROPA RADDOPPIERA' GLI AIUTI AL TERZO MONDO - «Quella di oggi è la più importante dichiarazione mai fatta dai ministri delle Finanze sulla questione del debito, dell'aiuto allo sviluppo e della lotta alla povertà», ha affermato Brown, precisando che nel corso della riunione si è anche discusso di giustizia negli scambi commerciali, e che l'Europa ha accettato di raddoppiare gli aiuti ai paesi poveri (da 40 a 80 miliardi di dollari) entro il 2010. Importante, ha detto, è stata anche la discussione sugli aiuti sanitari, con l'impegno a stanziare entro il 2015 altri 4 miliardi di dollari per le vaccinazioni dei bambini e promuovere l'accesso universale entro il 2010 ai trattamenti contro aids.
11 giugno 2005
 
fonte: www.corriere.it
 
 

 

LONDRA - Un colpo di spugna su quaranta miliardi di dollari. I paesi del G8 hanno raggiunto l'accordo sulla cancellazione del 100% del debito dei paesi poveri africani. I ministri degli otto paesi più industrializzati, riuniti a Londra, hanno deciso la cancellazione immediata del debito di 18 tra le nazioni più disperate del mondo (tutte africane) per circa 40 miliardi di dollari.

Il ministro delle Finanze britannico, Gordon Brown, ha detto che, con questo accordo, sarà cancellato "immediatamente" il 100% del debito estero di 18 paesi africani, fra i più poveri del mondo. Non si tratta, però di tutto l'indebitamento di questi paesi

Brown ha aggiunto che, entro 12-18 mesi, potrà essere cancellato il debito di altri nove paesi. Il ministro italiano dell'Economia, Domenico
Siniscalco, definisce "epocale" l'intesa raggiunta in seno al G8.

Mercoledì scorso, il premier britannico Tony Blair aveva incontrato alla Casa Bianca il presidente George W. Bush per discutere proprio di riduzione del debito pubblico dei paesi più poveri dell'Africa. In quell'occasione, i due leader, anche se d'accordo sul bisogno di intervenire sulla "montagna di debiti che schiacciano i paesi poveri africani", come aveva detto Bush, non avevano però trovato accordo sulla strategia da seguire. Britannici ed europei in genere si erano detti favorevoli al ricorso almeno parziale alle riserve d'oro del Fondo monetario internazionale; gli americani avevano invece sostenuto che era bene recuperare risorse riducendo i programmi d'aiuto della Banca Mondiale.


(11 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it

2025, l'anno del teletrasporto grazie a scanner, internet e com

sabato 11 giugno 2005, 12:45


ROMA - Presto il dottore di famiglia non sarà più costretto a visitare i pazienti nelle loro abitazioni, ma ciò non significa che non potrà assisterli direttamente. Un'incongruenza? No, se Seth Glodstein e Todd Mowry della Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Usa) riusciranno nel loro intento di far sì che un qualunque oggetto possa essere ricreato in un ambiente anche lontano dal punto in cui si trova.

I due ricercatori hanno forse scoperto il modo di teletrasportare gli oggetti alla Star Trek? Niente di tutto questo. Glodstein e Mowry, stanno lavorando ad un progetto - presentato sul settimanale inglese New Scientist che esce oggi - dovrebbe dare vita a un nuovo materiale composto da microcomputer, grandi non più di un milionesimo di metro, in grado di auto-organizzarsi, così da potersi attaccare l'uno con l'altro in modo intelligente.

Così facendo potrebbero dare origine a oggetti repliche di altri dai quali hanno ottenuto informazione della loro struttura via Internet, dopo che gli originali sono stati scannerizzati e trasformati in figure virtuali. I ricercatori chiamano questo processo "claytronics" e le microparticelle "catoms".

I risvolti potrebbero essere inimmaginabili. Si potrebbe stare seduti in casa propria mentre un dottore "clatronico" viene a far visita, prende i dati necessari per poi sparire in un mucchio di microparticelle. Quanto sia concreta questa strada lo dimostra il fatto che Intel, una delle maggiori case costruttrici di elementi per computer, è coinvolta nella ricerca. "Stiamo lavorando da tre anni a questo progetto e quanto più passa il tempo tanto più ci sembra realistico", ha detto Glodstein. Al momento i ricercatori stanno lavorando con 4 catoms che hanno dimensioni centimetriche, al cui interno vi sono un microcomputer e 24 elettromagneti che danno loro modo di muoversi nelle più diverse direzioni. Dando loro istruzioni i catoms si dispongono come voluto. "Ora stiamo già progettando catoms di dimensioni millimetriche che si muoveranno sfruttando le forze elettrostatiche. Ai veri "catoms" arriveremo tra circa vent'anni", dice Glodstein.

Il problema principale riguarda il modo con cui alimentare i catoms, perchéè complesso dare loro energia dall'interno. "Per questo si sta pensando ad una piattaforma esterna che induce corrente all'interno dei catoms", spiega Babu Pillai della Intel. Per far muovere un oggetto bisognerà creare un'alimentazione variabile che induca i vari catoms ad assumere posizioni diverse in base alla quantità di energia che riceveranno. Sembra che vi sia una risposta ad ogni problema. Alla fine cadrà il nono comandamento: "Non desiderare le cose altrui", basterà un mucchio di "catoms" e ognuno potrà avere una copia dell'oggetto desiderato.

di LUIGI BIGNAMI (10 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it 

 

Cellulare acceso in aereo? Disturba gli extraterrestri

sabato 11 giugno 2005, 12:42

Pur essendo io un socio del Seti ed un partecipante al SETI@Home ... ste cose mi fanno morire di risate!! :) 

 

 

 

ROMA - Forse i cellulari non fanno cadere gli aerei, ma di certo rendono difficile l'atterraggio per gli ufo. Gli scienziati del Seti, l'istituto americano che setaccia il cielo con potenti antenne alla ricerca di intelligenze extraterrestri, sono preoccupati che l'uso dei cellulari sugli aerei possa disturbare e coprire eventuali segnali alieni provenienti dallo spazio.

"L'uso dei cellulari sugli aeroplani potrebbe essere un autentico disastro per noi", ha dichiarato alla rivista New Scientist Michael Davis, direttore dei progetti del Seti. "Abbiamo radiotelescopi incredibilmente sensibili", ha spiegato. "Anche un solo telefonino su un aeroplano a cento miglia di distanza potrebbe fare danni abbastanza seri, creando un rumore di fondo dieci volte superiore alla soglia tollerabile".

L'allarme del Seti fa seguito alla proposta di riammettere l'uso di cellulari accesi sui voli americani. Negli Usa come in Italia, tenere il telefonino acceso durante il volo è proibito, per la paura di pericolose interferenze con l'elettronica dell'aereo. Ora, un crescente movimento d'opinione, composto da studiosi, legislatori e industriali, chiede l'abolizione del divieto. La Federal Aviation Administration (Faa) ha commissionato uno studio per capire se davvero i cellulari mettano a rischio la strumentazione degli aerei. La Federal Communications Commission (Fcc) ha ricevuto circa 8 mila risposte alla sua richiesta di commenti pubblici sull'argomento. Sono stati parecchi i passeggeri e gli assistenti di volo che hanno sottolineato quanto sarebbe piacevole per loro poter accendere il telefonino durante voli particolarmente lunghi.

Come conciliare le esigenze di questi umani volanti con quelle degli extraterrestri e dei loro cacciatori? Un comitato della National Academy of Sciences propone l'adozione sugli aerei di un dispositivo chiamato "picocel". Si tratta di una sorta di mini ripetitore grazie al quale i cellulari (in grado di adattare la propria potenza in base alla distanza dell'antenna più prossima) limitino le emissioni in modo da non interferire con i radiotelescopi a terra.


di ALESSIO BALBI (11 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it 

La protesta di un professore di liceo Sciopero della fame contr

sabato 11 giugno 2005, 12:37

NOVARA - Dieci giorni di sciopero della fame. Per dire no alla riforma Moratti e protestare contro gli stipendi da fame, i tagli agli organici, gli investimenti mancati, la diminuzione di ore e materie nella scuola pubblica. E' così che Antonio Marraccini, professore di chimica dell'istituto tecnico "Da Vinci" di Borgomanero, in provincia di Novara, ha deciso di far sentire il proprio dissenso, scegliendo di digiunare per dieci giorni consecutivi nell'istituto dove insegna da anni e dove, con il permesso accordato dal preside, è rimasto giorno e notte. Una sorta di occupazione pacifica che ha sortito la solidarietà dei colleghi, insieme alla preoccupazione per le condizioni di salute di questo prof sessantenne alle soglie della pensione, determinato però come un ragazzino a far valere le proprie ragioni e richiamare l'attenzione di tutti, istituzioni comprese, sulle conseguenze della "53".

"La situazione in cui versa la scuola italiana è gravissima - spiega Marraccini che da ieri ha ripreso ad alimentarsi per riuscire a far fronte agli scrutini di fine anno - e credo che il 'popolo' della scuola, docenti di ruolo e precari, debbano dare una risposta politica netta e inequivocabile all'arroganza antidemocratica con la quale lo scorso 27 maggio il Consiglio dei ministri ha emanato il decreto legislativo che definisce le norme generali relative al secondo ciclo dell'istruzione e della formazione professionale". Un decreto controverso, che alimenta critiche a non finire e che "non tiene in alcun conto - prosegue Marraccini - le obiezioni mosse coralmente dai docenti in questi due anni attraverso centinaia di migliaia di firme raccolte, assemblee, mobilitazioni di ogni tipo".


Proteste alle quali si aggiunge ora anche lo sciopero della fame, strada finora inesplorata, che il docente di chimica ha imboccato senza esitazioni, turbando, come lui stesso riconosce, più di qualcuno all'interno della scuola. Ma raccogliendo anche consensi fuori, ad esempio dai sindaci di Borgomanero e Arona, dalla Cgil Piemonte e da famiglie e studenti che condividono lo spirito dell'iniziativa.

Una iniziativa che punta il dito contro "un governo neoconservatore, fondamentalista e di concezioni autoritarie, ripetutamente delegittimato sul piano elettorale e ormai di minoranza", prosegue il professore che ricorda che la sua battaglia, come quella di tanti altri colleghi, "è per la tutela della funzione docente unica e della collegialità docente paritaria, per il diritto ad un'istruzione pubblica di tutti e per tutti, per un diploma tecnico qualificato e qualificante e ancora per l'emancipazione culturale, civile e sociale delle giovani generazioni".

Insomma un appello accorato, "nella speranza - conclude l'insegnante - che i colleghi di altre scuole e altre province capiscano l'importanza di questa mia presa di posizione e la sostengano con fax di solidarietà al Miur, a palazzo Chigi e al Quirinale. Solo così la protesta non avrà niente di individuale e sarà a tutti gli effetti una lotta collettiva".
"La situazione in cui versa la scuola italiana è gravissima - spiega Marraccini che da ieri ha ripreso ad alimentarsi per riuscire a far fronte agli scrutini di fine anno - e credo che il 'popolo' della scuola, docenti di ruolo e precari, debbano dare una risposta politica netta e inequivocabile all'arroganza antidemocratica con la quale lo scorso 27 maggio il Consiglio dei ministri ha emanato il decreto legislativo che definisce le norme generali relative al secondo ciclo dell'istruzione e della formazione professionale". Un decreto controverso, che alimenta critiche a non finire e che "non tiene in alcun conto - prosegue Marraccini - le obiezioni mosse coralmente dai docenti in questi due anni attraverso centinaia di migliaia di firme raccolte, assemblee, mobilitazioni di ogni tipo".

Proteste alle quali si aggiunge ora anche lo sciopero della fame, strada finora inesplorata, che il docente di chimica ha imboccato senza esitazioni, turbando, come lui stesso riconosce, più di qualcuno all'interno della scuola. Ma raccogliendo anche consensi fuori, ad esempio dai sindaci di Borgomanero e Arona, dalla Cgil Piemonte e da famiglie e studenti che condividono lo spirito dell'iniziativa.

Una iniziativa che punta il dito contro "un governo neoconservatore, fondamentalista e di concezioni autoritarie, ripetutamente delegittimato sul piano elettorale e ormai di minoranza", prosegue il professore che ricorda che la sua battaglia, come quella di tanti altri colleghi, "è per la tutela della funzione docente unica e della collegialità docente paritaria, per il diritto ad un'istruzione pubblica di tutti e per tutti, per un diploma tecnico qualificato e qualificante e ancora per l'emancipazione culturale, civile e sociale delle giovani generazioni".

Insomma un appello accorato, "nella speranza - conclude l'insegnante - che i colleghi di altre scuole e altre province capiscano l'importanza di questa mia presa di posizione e la sostengano con fax di solidarietà al Miur, a palazzo Chigi e al Quirinale. Solo così la protesta non avrà niente di individuale e sarà a tutti gli effetti una lotta collettiva".

di ANNA MADRON (11 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it

Usa: Rapporto sulla pena di morte

venerdì 10 giugno 2005, 01:06
di  Bianca Cerri
08 Jun 2005 Roma, 08 Giugno 2005. L'Associated Press ha scoperto che una buona percentuale delle sentenze capitali inflitte in Ohio sono frutto di decisioni arbitrarie, emesse in base a pregiudiziali razziste (periodo 1981-2002). Con gli imputati afro-americani, giudici e giurie si sono limitati a repliche di clichèes sulla "tendenza alla criminalità" dei neri eliminando così ogni ipotesi di clemenza nei loro riguardi. Inoltre, l'Associated Press ha rilevato disparità di trattamento anche nei preliminari dell'istruzione processuale. Detto altrimenti: è molto più facile che il Procuratore Distrettuale chieda una condanna capitale per un nero e, a parità di reato, chieda per un bianco una condanna molto più mite. (Forse è bene ricordare che non esiste alcun reato per il quale viene automaticamente richiesta la pena di morte la cui applicazione è lasciata alla discrezionalità dell'accusa).

* L'Enquirer, giornale dell'Ohio, riportava ieri (2 giugno 2005) che nel caso di Gregory McKnight esiste il serio pericolo che le restrizioni economiche imposte dal governo ai tribunali delle località con un ridotto numero di abitanti, non consentano di offrire all'imputato una difesa equa, il che sarebbe in palese contraddizione con i diritti costituzionali dello stesso.

* L'Assemblea Legislativa del Texas ha rinviato al governatore il progetto di legge sulla concessione dell'ergastolo senza possibilità di condizionale ai soggetti accusati di reati capitali. Spetta ora al governatore decidere se la legge debba o meno entrare in vigore. Ma Rick Perry, governatore del Texas dal 2000, non ha ancora palesato le sue intenzioni. Purtroppo, ancora una volta, la legge, così come è stata formulata, non fissa alcun parametro e potrebbe comunque rivelarsi di difficile applicabilità.

* A Cesare quel che è di Cesare: questa è una vittoria che onora i movimenti cattolici della Carolina del Nord, che hanno spinto il Comitato Giudiziario ad approvare una moratoria sulla pena di morte della durata di due anni, che tuttavia non è ancora stata votata dal Congresso (il che dovrebbe avvenire nella giornata di oggi, 3-6-2005).

* ESECUZIONI PER IL MESE DI GIUGNO

- 6 - 6: Paul Henderson (Alabama)
- 7 - 6: Alexander Martinez (Texas)
- 9 - 6: Robert Mc Donnell (Nevada)
- 22 - 6: Michael Lambert (Indiana).

Per tutti questi casi, è possibile firmare per la concessione della clemenza al sito:
http://www.ncadp.org/execution_alerts.html

** Henderson, 58 anni, si trova nel braccio della morte di Atmore, in Alabama, dal 1983.

** Alexander Martinez, 45 anni, ha ammesso la propria colpevolezza.
E' stato quindi condannato con appello diretto nel 2002, il che accorcia drammaticamente i tempi che intercorrono tra la condanna e l'esecuzione.

** Robert McDonnell, 32 anni, è accusato di aver ucciso l'uomo che gli aveva sottratto la fidanzata, della quale era perdutamente innamorato.

** Michael McLambert, 34 anni, condannato 15 anni fa per l'uccisione di un poliziotto.


o LA PENA DI MORTE AL RIESAME DELLA CORTE SUPREMA DELLA CALIFORNIA

Ma questa non è una buona notizia, come rileva anche il Las Vegas Sun, giornale del Nevada. In effetti, tutto si ridurrà alla reintroduzione di una legge che prevede, a parità di reato, di infliggere la pena capitale al posto dell'ergastolo senza condizionale, come avviene attualmente. Un regalo dell'attuale clima repressivo della California, frutto
dell'elezione di Arnold Schwarzenegger. La stessa legge verrà forse approvata in Kansas.

Bianca Cerri
[e-mail omessa]

fonte: ReporterAssociati.org 

Kerry: Sul 'The secret Downing Street memo' chiederà l'impeachme

venerdì 10 giugno 2005, 01:04
i  Gabriele Del Grande
08 Jun 2005 A un mese dalla pubblicazione del verbale top secret che svela i retroscena della guerra iraqena, il leader dei democratici prepara l'atto d'accusa al presidente e alla sua amministrazione. Il senatore John Kerry ha dichiarato giovedì che intende presentarsi al Congresso per chiedere l'impeachment del presidente George W. Bush per aver mentito sul carattere urgente e necessario della guerra in Iraq. Lo riferisce al-Jazeera.
[Lo stesso Kerry però smentisce al-Jazeera specificando di non aver mai chiesto l'impeachment ed essersi limitato a dire che avrebbe portato la questione all'attenzione del Senato].

Il documento che proverebbe la colpevolezza dell'amministrazione U.S.A. si chiama Downing Street Memo, il verbale top secret di una riunione del premier inglese Blair avvenuta il 23 Luglio 2002, 8 mesi prima dell'invasione dell'Iraq (20 marzo 2003), e reso pubblico dal quotidiano inglese Times of London il 01/05/05. Nel documento si legge che il governo U.S.A. non riteneva l'Iraq una minaccia maggiore di Libia e Corea del Nord, ma che l'intelligence doveva essere "fissata intorno alla politica" per vendere il caso della guerra alla pubblica opinione, legando Saddam al terrorismo internazionale.
Interrogati sull'autenticità del documento, funzionari inglesi non ne hanno discusso l'autenticità. Un alto funzionario statunitense, che ha voluto mantenere l'anonimato, lo ha descritto come "assolutamente accurato". (Foto AP). All'interno il testo integrale del "The secret Downing Street memo"

La Casa Bianca continua a evitare l'argomento e allo stesso tempo a seminare dubbi sull'autenticità del verbale.
La Costituzione U.S.A., art. 2 comma 4, prevede la destituzione del Presidente e del suo vice in caso di "tradimento, corruzione e altri crimini e reati". Tuttavia in termini pratici l'accusa al presidente dovrebbe essere votata almeno dai 2/3 del Senato, che al momento è composto da 55 repubblicani su 100.
Questo documento, la cui autenticità pare confermata, costituisce la prova per dire che l'amministrazione Bush non si è sbagliata sulla presenza di armi di distruzioni di massa in Iraq, ma ha mentito.
Alla voce di Kerry si aggiungono altri autorevoli atti d'accusa all'amministrazione U.S.A., da Ralph Nader su Boston Globe, al sito ufficiale della campagna Downing Street Memo.

Gabriele Del Grande
[e-mail omessa]

Il testo integrale del "The secret Downing Street memo"

The Sunday Times - Britain

"The secret Downing Street memo"


SECRET AND STRICTLY PERSONAL - UK EYES ONLY

DAVID MANNING
From: Matthew Rycroft
Date: 23 July 2002
S 195 /02

cc: Defence Secretary, Foreign Secretary, Attorney-General, Sir Richard Wilson, John Scarlett, Francis Richards, CDS, C, Jonathan Powell, Sally Morgan, Alastair Campbell

IRAQ: PRIME MINISTER'S MEETING, 23 JULY

Copy addressees and you met the Prime Minister on 23 July to discuss Iraq.

This record is extremely sensitive. No further copies should be made. It should be shown only to those with a genuine need to know its contents.

John Scarlett summarised the intelligence and latest JIC assessment. Saddam's regime was tough and based on extreme fear. The only way to overthrow it was likely to be by massive military action. Saddam was worried and expected an attack, probably by air and land, but he was not convinced that it would be immediate or overwhelming. His regime expected their neighbours to line up with the US. Saddam knew that regular army morale was poor. Real support for Saddam among the public was probably narrowly based.

C reported on his recent talks in Washington. There was a perceptible shift in attitude. Military action was now seen as inevitable. Bush wanted to remove Saddam, through military action, justified by the conjunction of terrorism and WMD. But the intelligence and facts were being fixed around the policy. The NSC had no patience with the UN route, and no enthusiasm for publishing material on the Iraqi regime's record. There was little discussion in Washington of the aftermath after military action.

CDS said that military planners would brief CENTCOM on 1-2 August, Rumsfeld on 3 August and Bush on 4 August.

The two broad US options were:

(a) Generated Start. A slow build-up of 250,000 US troops, a short (72 hour) air campaign, then a move up to Baghdad from the south. Lead time of 90 days (30 days preparation plus 60 days deployment to Kuwait).

(b) Running Start. Use forces already in theatre (3 x 6,000), continuous air campaign, initiated by an Iraqi casus belli. Total lead time of 60 days with the air campaign beginning even earlier. A hazardous option.

The US saw the UK (and Kuwait) as essential, with basing in Diego Garcia and Cyprus critical for either option. Turkey and other Gulf states were also important, but less vital. The three main options for UK involvement were:

(i) Basing in Diego Garcia and Cyprus, plus three SF squadrons


(ii) As above, with maritime and air assets in addition.

(iii) As above, plus a land contribution of up to 40,000, perhaps with a discrete role in Northern Iraq entering from Turkey, tying down two Iraqi divisions.

***

The Defence Secretary said that the US had already begun "spikes of activity" to put pressure on the regime. No decisions had been taken, but he thought the most likely timing in US minds for military action to begin was January, with the timeline beginning 30 days before the US Congressional elections.

The Foreign Secretary said he would discuss this with Colin Powell this week. It seemed clear that Bush had made up his mind to take military action, even if the timing was not yet decided. But the case was thin. Saddam was not threatening his neighbours, and his WMD capability was less than that of Libya, North Korea or Iran. We should work up a plan for an ultimatum to Saddam to allow back in the UN weapons inspectors. This would also help with the legal justification for the use of force.

The Attorney-General said that the desire for regime change was not a legal base for military action. There were three possible legal bases: self-defence, humanitarian intervention, or UNSC authorisation. The first and second could not be the base in this case. Relying on UNSCR 1205 of three years ago would be difficult. The situation might of course change.


The Prime Minister said that it would make a big difference politically and legally if Saddam refused to allow in the UN inspectors. Regime change and WMD were linked in the sense that it was the regime that was producing the WMD. There were different strategies for dealing with Libya and Iran. If the political context were right, people would support regime change. The two key issues were whether the military plan worked and whether we had the political strategy to give the military plan the space to work.

On the first, CDS said that we did not know yet if the US battleplan was workable. The military were continuing to ask lots of questions.

For instance, what were the consequences, if Saddam used WMD on day one, or if Baghdad did not collapse and urban warfighting began? You said that Saddam could also use his WMD on Kuwait. Or on Israel, added the Defence Secretary.

The Foreign Secretary thought the US would not go ahead with a military plan unless convinced that it was a winning strategy. On this, US and UK interests converged. But on the political strategy, there could be US/UK differences. Despite US resistance, we should explore discreetly the ultimatum. Saddam would continue to play hard-ball with the UN.

John Scarlett assessed that Saddam would allow the inspectors back in only when he thought the threat of military action was real.

The Defence Secretary said that if the Prime Minister wanted UK military involvement, he would need to decide this early. He cautioned that many in the US did not think it worth going down the ultimatum route. It would be important for the Prime Minister to set out the political context to Bush.

***

Conclusions:

(a) We should work on the assumption that the UK would take part in any military action. But we needed a fuller picture of US planning before we could take any firm decisions. CDS should tell the US military that we were considering a range of options.

(b) The Prime Minister would revert on the question of whether funds could be spent in preparation for this operation.

c) CDS would send the Prime Minister full details of the proposed military campaign and possible UK contributions by the end of the week.

(d) The Foreign Secretary would send the Prime Minister the background on the UN inspectors, and discreetly work up the ultimatum to Saddam.

He would also send the Prime Minister advice on the positions of countries in the region especially Turkey, and of the key EU member states.

(e) John Scarlett would send the Prime Minister a full intelligence update.

(f) We must not ignore the legal issues: the Attorney-General would consider legal advice with FCO/MOD legal advisers.

(I have written separately to commission this follow-up work.)


MATTHEW RYCROFT

(Rycroft was a Downing Street foreign policy aide)

fonte: RepoterAssociati.org 

La Russia chiede truppe per il Caspio, l'Iran approva. E gli Usa

venerdì 10 giugno 2005, 01:03
di  Roberto Bonafini
10 Jun 2005 Milano, 09 Giugno 2005. Una guerra "preventiva" al fine di conquistare influenza sulle repubbliche ex sovietiche musulmane perché oltre a godere di ingenti riserve di petrolio, possono dare ospitalità a basi, piattaforme e radar. Tutto ciò insomma che potrebbe servire per l'attacco al prossimo obiettivo dichiarato (e quello più difficile): l'Iran. E' lo scenario su cui stanno lavorando gli Stati Uniti e che ha al centro dell'attenzione l'area strategica del Mar Caspio dove si sta combattendo una guerra "di posizione" giocata su più fronti a cui si oppongono, per motivi diversi, Russia e Iran. Mosca vede infatti da molto tempo minata la propria influenza sul Mar Caspio e più in generale in quella che fu l'Unione Sovietica. Dopo l'Ucraina e i tumulti di Kirgistan e Uzbechistan, il Cremlino ha incassato il definitivo "invito" di Tbilisi a smobilitare le truppe dalla Georgia entro il 2008.

Ma una volta abbandonato il campo, il presidente Putin teme il rapido insediamento, carico di dollari, delle forze americane, anche se lo stesso ministero della difesa Serghei Ivanov Pari ha ammesso suo malgrado che lo spiegamento provvisorio delle basi di Stati Uniti e Nato sul territorio in appoggio all'operazione anti-terrorista in Afghanistan "è comunque tra gli interessi nazionali della Russia". E' in questo risiko di spostamenti truppe che si inserisce la proposta, avanzata solo un mese fa dalla Russia di costituire una forza di difesa nuova (di rapido intervento) per il Caucaso accolta con entusiasmo da Teheran, e quindi potenzialmente assai pericolosa sulla strada della pace mondiale.

Al centro di tutte le dispute vi sarebbe l'Azerbaigian sul cui territorio è stato da poco inaugurato l'oloedotto verso la Turchia e quindi all'occidente, che farà concorrenza al greggio russo. A Baku, infatti, all'inizio di aprile il segretario americano alla difesa Donald Rumfield, secondo molte voci del luogo, si sarebbe recato sul posto per cercare "location" ideali sulle quali far sorgere basi piattaforma e radar, da dove far decollare i propri aerei per gli interventi rapidi dalla base dell'Azerbagigian che andrebbe poi a costituire uno dei tre punti nevralgici per la sicurezza accanto a Kazachistan e Turkmenistan. Il piano è rivolto anche allo scopo di aiutare la marina azera a difendere le sue piattaforme di petrolio litoranee che potrebbero essere minacciate dall'Iran.

Il possibile insediamento delle basi ha allarmato parecchio i vertici iraniani, anche se non è sfuggito ai più il recente atteggiamento "possibilista" della Russia sulle posizioni dell'Unione Europea in merito al programma nucleare di Teheran e su cui sta spingendo fortemente Washington. L'eventuale creazione delle truppe d'intervento russo-iraniano sta già surriscaldando un clima già molto impaurito e che - è opinione diffusa - non promette nulla di buono per il futuro della pace.

Roberto Bonafini
(Grazie alle redazione di "E-gazette")

[e-mail omessa]

fonte: RepoterAssociati.org 

Sellafield: il pi grave incidente nucleare degli ultimi anni

venerdì 10 giugno 2005, 00:57

E' la cosa piu' grave ... e' che non se n'e' parlato molto ...

di Liliana Adamo
10 Jun 2005 Ricordo una canzone dei Kraftwerk che recita: "Sellafield 2 produrrà 7.5 di plutonio ogni anno che 1.5 chilogrammo di plutonio fa la bomba nucleare. Sellafield 2 scaricherà la stessa quantità di radioattività nell'ambiente come Chernobyl ogni 4.5 anni uno del cripto radioattivo 85 di queste sostanze, causerà la morte e il cancro alla pelle…" Il 29 maggio un lancio dell'Ansa rende noto che dalla centrale nucleare di Sellafield, in Gran Bretagna, in nove mesi, sono fuoriusciti circa 83.000 litri di liquido radioattivo. L'incidente, causato dalla crepatura di una condotta, è consequenziale ad una serie d'errori umani e tecnici. Secondo l'Independent, sarebbe il più grave degli ultimi anni. Il comunicato è apparso e scomparso in pochi giorni e quindi, accompagnati dai Kraftwerk, vediamo di carpire qualcosa in più. Sellafield è un sito che ci riguarda molto da vicino, e non solo per prossimità geografica. Fin dagli anni sessanta, il cosiddetto riprocessamento, adottato per trasformare i combustibili usati nella fusione nucleare, passa per questa centrale situata in un paese della Cumbria, sul litorale nord ovest della costa inglese, che invano ha cercato di cambiare il suo nome in Windscale. Una volta trattate, le scorie erano consegnate al nostro paese, in una successione di spostamenti quasi del tutto ignorata, con migliaia di tonnellate di carichi radioattivi che circolavano liberamente nel Mediterraneo, nel disinteresse generale.

Chi aveva ed ha tuttora la gestione dei traffici radioattivi via mare? La BNFL (British Nuclear Fuels), la stessa compagnia proprietaria della centrale di Sellafield e di una squadra navale, classe Pacific, avviate al trasporto nucleare. Pure la compagnia francese Cogema si occupa dello stoccaggio e del trasporto di materiali radioattivi. Un'altra società britannica, la NTL (Nuclear Transport Limited), va avanti e indietro per la Manica con i suoi residui nucleari e l'utilizzo di un'unica nave mercantile, anzi un semplice traghetto.
Gli affari vanno benissimo; da sola, la BNFL ha stipulato contratti per 18 miliardi in euro con clienti europei, senza contare le commesse australiane e giapponesi.

Tuttavia, dagli anni sessanta ad oggi cosa combina la BNFL? Nel 1998, i dirigenti della compagnia inglese ammettono che, tre anni prima, su un carico complessivo di 312 fusti fermi allo scalo ferroviario di Dunkirk, 6 di questi presentano un livello di contaminazione esterna fino a venti volte più alta rispetto alle condizioni di sicurezza consentite dall'Atomic Energy Agency (che corrisponde a 4 Bg/cm2). Tre anni fa, su una banchina del porto di Barrow, gli ispettori recuperano otto barili con un livello di contaminazione di 60 Bg/cm2. Nel 2003, su un barile, partito dalla Germania, si misurava uno sbalzo di ben 100Bg/cm2…

Interpellati dalla rivista New Scientist, gli stessi dirigenti della BNFL, portano avanti il loro credo: le contaminazioni radioattive rinvenute sui fusti da trasporto non mettono a repentaglio la salute pubblica, perché limitate alla trasudazione dei fusti durante la dislocazione. Un'interpretazione dà ad intendere, in alcuni casi, che la radioattività assorbita dalla vernice e dal metallo non è del tutto rimossa dalla ripulitura e gli isotopi si disperdono all'esterno durante le spedizioni.

In Inghilterra, non esiste un regolamento emanato dal Ministero dell'Ambiente o dei Trasporti che obbligano i signori della BNFL ad informare gli organi preposti alla tutela e all'ispezione, stesso rituale in Germania, dove le autorità competenti non sono mai state avvertite, poiché non esiste alcun rapporto da una decina d'anni a questa parte. Questo vuol dire che l'inquinamento radioattivo ha girato mezza Europa senza impedimenti e in assenza di comunicazioni ufficiali, attraverso scorie traspiranti partite dalla centrale di Sellafield, altrimenti detta Windscale.

Unicamente in due occasioni è stato impedito il trasporto dei combustibili inutilizzabili ed è accaduto nel 1998, quando Angela Merkel, ministro dell'Ambiente tedesco, scopre, all'improvviso, che tra 55 fusti recapitati l'anno precedente in Francia, 11 superano abbondantemente il livello di guardia, spingendosi fino a 13.400 Bg/cm2; mentre la compagnia ferroviaria francese, SNCF, sospende tutte le spedizioni (gli stessi vagoni ferroviari sono contaminati da cobalto e cesio, con valori sopra i limiti di sicurezza). Due mesi dopo i trasporti riprendono regolarmente su decreto del governo.
Il secondo intralcio è datato 1999 ed è motivo di un incidente diplomatico tra Londra e Tokio, scaturito dalle proteste degli ambientalisti per un carico di 250 chilogrammi di combustibile Mox, miscela d'ossido d'uranio e plutonio, destinata ai reattori giapponesi. Gli attivisti sostengono con forza e a ragione che la BNFL ha contraffatto i dati sulla sicurezza, il motivo? Un lavoro di monitoraggio troppo lungo e noioso, una perdita di tempo e il tempo si sa, è denaro; le navi non riescono ad attraccare e vengono rispedite indietro dalle autorità giapponesi. A ridosso di questa vicenda, sebbene la parsimonia dimostrata cavandosi dalle prassi di controllo, il danno economico e d'immagine non ha eguali nella storia della compagnia inglese.

Sempre nel 1998, Greenpeace attesta pubblicamente la prova di una contaminazione radioattiva che invade il Mare d'Irlanda, arrecata dall'impianto di ritrattamento di Sellafield. La fauna marina, inquinata da 9 milioni di scarichi al giorno, presenta emissioni di radiazioni 42 volte più alte degli standard fissati nell'ambito dell'Unione Europea. Uno scandalo normalmente autorizzato dal governo britannico, che, quattro anni prima, aveva concesso alla BNFL d'incrementare del 1100% gli scarichi liquidi e gassosi in mare e in atmosfera.
La restituzione al mittente del mox non monitorato e la richiesta d'indennizzo da parte di Tokio è causa di una vera e propria china d'autorevolezza del governo laburista di Tony Blair (tra l'altro…). L'inchiesta ordinata dal suo governo non fa altro che mettere in luce "i complessivi fallimenti di management da parte della BNFL". Un piano di parziale privatizzazione e relativo ausilio di denaro pubblico è dirottato altrove, la cattiva gestione dell'impianto di Sellafield, rinfocola le proteste dei movimenti antinucleari.

In questo mastodontico giro affaristico che coinvolge il trattamento delle scorie nucleari di mezzo mondo non è esente l'Italia. Abbiamo già visto dove transitavano le navi modello Pacific della British Nuclear Fuel, nei lontani anni sessanta, quando nessuno aveva coscienza della pericolosità potenziale del loro carico. Nel 1980 l'Enel stipula un contratto con la BNFL per il ritrattamento (o riprocessamento) di 105 tonnellate di biossido d'uranio (per produrre il famigerato uranio impoverito). In base al riprocessamento, si realizza la separazione di rifiuti radioattivi come lo iodio, il cesio ecc. dal combustibile irraggiato(utilizzato nelle centrali nucleari), al fine d'usufruire di materiali fissili come uranio e plutonio, efficaci per nuovi carburanti e soprattutto destinati a scopi militari. Il riprocessamento fa parte del cosiddetto "ciclo del nucleare" e, manco a dirlo, è la fase più rischiosa non solo per l'ambiente, che subisce l'attacco di sostanze radioattive liquide e gassose, anche per gli operai che vi lavorano e per quella fascia di popolazione che vive nelle immediate vicinanze.

Così il trasbordo di combustibile nucleare avviene tra la centrale di Sellafield al Deposito Avogadro di Fiat Avio di Saluggia (VC) e viceversa, trattato dalla Sogin SPA con il benestare del Ministero delle Attività Produttive, nell'ambito degli "indirizzi strategici" attuati dal Ministero dell'Industria nel 1999. Il passaggio si compie su strada, con i tir da Saluggia a Vercelli, su ferrovia da Vercelli a Modane, al porto di Dunquerque, in Francia, poi via mare fino a Barrow, in Gran Bretagna e da qui all'impianto di Sellafield.

Altri impianti di stoccaggio e pertinenti ritrattamenti, sparsi sulla penisola? Nel 2003 si faceva il conto di 90 capannoni in tutto; 20 nel Lazio; 16 in Piemonte; 12 in provincia di Matera e 10 in Lombardia, tutti amministrati dalla Sogin, la stessa società che, per conto del governo, ha individuato in Scanzano Ionico, il nuovo, grande sito nazionale dove collocare scorie radioattive. Altri depositi, sparsi tra Palermo e Milano, sono in mano a centri di ricerca universitari; a Varese, l'Eurotom; a Casaccia di Roma, l'Enea in cooperazione con Sogin e Nucleco e a Saluggia, come abbiamo visto, la Fiat Avio. Depositi non valutati abbastanza, sono presenti a Termoli, nei pressi di Caserta, a Taranto e Pisa; in provincia di Matera sono dislocate 12 aree di conservazione e raccolta. Compito dell'Apat, agenzia nazionale per la difesa ambientale, è controllare e monitorare il comportamento di queste strutture.

Al momento non esistono depositi per lo stoccaggio di materiale radioattivo in regioni come Calabria, Liguria, Umbria, Friuli, Trentino, Valle d'Aosta, Marche, Sardegna, Abruzzo, Veneto. Ciò non vuol dire che questi territori rimarranno lungamente esonerati dalla presenza di sostanze radioattive, oltre gli scarti prodotti dalle obsolete centrali nucleari, dalle industrie (come quelle siderurgiche) e dagli enti scientifici, ogni giorno, cresce in Italia la produzione d'altri composti, come i residui delle attività ospedaliere. Interi scantinati fanno da magazzini per rimasugli ad alto tasso radioattivo ottenuti da settori radiologici, da traccianti per scintigrafie, da macchine che curano il cancro.

Cosa è previsto nella disgraziata ipotesi di contaminazione accidentale? I gradi di rischio sono distribuiti in una scala di quattro livelli. Ovviamente sono stati compiuti dei test. L'incidente più grave, per esempio, presume una caduta del contenitore (il cask), con sostanze radioattive, da un'altezza di 9 metri, un incendio (e conseguente condensazione), con fuoriuscita di liquido radioattivo che può durare 30 minuti circa. Un'eventualità che potrebbe verificarsi in caso di deragliamento del convoglio, mentre si esegue il trasbordo, di collisione, o in seguito ad un tentativo di sabotaggio. In un'eventualità come questa, che rappresenta il primo livello di rischio, la gente si chiude in casa, sbarrando porte e finestre, mentre la zona è velocemente attaccata dalle radiazioni…
Durante il transito dei fusti destinati al Deposito dell'Avogadro a Saluggia, tutte le strade e le stazioni ferroviarie sono costantemente presidiati da forze dell'ordine, vietando il passaggio ad ogni vettura. Il convoglio è scortato passo dopo passo da mezzi di soccorso con rilevatori di radioattività. Trenitalia blocca i transiti agli altri convogli, dall'una alle quattro. Il treno si compone di un originale montaggio: due motrici che, in caso d'incidente, permettono di fare marcia indietro, un carro-cuscinetto, un carro-contenitore, un altro carro-cuscinetto, un carro con il cask e un ultimo carro-cuscinetto. Intorno al carico, vigili del fuoco, dell'Apat, della Sogin, attrezzati ad intervenire in caso di sventure, attacchi terroristici e quant'altro.

Dall'una alle quattro, una scena surreale si paventa agli occhi degli abitanti di Saluggia; a tal punto surreale che merita la prima iniziativa di Legambiente dedicata alla settimana in favore del Protocollo di Kyoto, avuta luogo nel febbraio scorso. Oggetto della protesta, l'ultimo dei tredici viaggi del treno speciale contenente le scorie di Saluggia, bloccato dagli attivisti per l'intera notte sulle rotaie; un vero e proprio blitz per il libero nucleare che attraversa il Piemonte, Torino e la Val di Susa.
Con il loro no al referendum gli italiani credevano d'essersi liberati di un inghippo, ma quale? Il riprocessamento delle scorie implica pari insicurezza rispetto alla presenza effettiva delle centrali sul territorio nazionale

Conclusiva annotazione: una buona propaganda fa da ombrello ad ogni spiacevole episodio; la British Nuclear Fuels, come ogni società avveduta, ci sollecita a non credere alle apparenze. Sbirciando sull'home page del loro sito internet, si scopre che sono i primi ad aver creato il rapporto di "responsabilità sociale corporativa (CSR)". Uno sforzo non indifferente che si prefigge d'essere a stretto contatto responsabilmente in tutti i contesti, economici, sociali ed ambientali…Proteggere la gente e l'ambiente, rappresenta il principale obiettivo della BNFL, o almeno così giurano. "Migliorare continuamente le prestazioni a livelli globali vuol dire, eliminare gli incidenti, minimizzare lo spreco e l'uso delle risorse naturali…in nome della sanità e sicurezza…"ed altre amenità simili.

Liliana Adamo
[e-mail omessa]

fonte: RepoterAssociati.org

Shandy's says: http://shandy.iobloggo.com/archive.php?eid=367

Attac: una foto contro i brevetti

venerdì 10 giugno 2005, 00:50

Roma - Una manifestazione elettronica via Internet contro la possibilità che l'Unione Europea si doti di una direttiva per i brevetti sul software considerata un attentato non solo al libero sviluppo ma anche alle scelte del consumatore, un affronto contro i paesi in via di sviluppo e un attacco ai lavoratori informatici europei.

Questo quanto messo in piedi dalla celeberrima associazione internazionale Attac, che si è lanciata con creatività in una forma di mobilitazione innovativa che chiede un impegno personale reale a tutti coloro che in rete vogliono manifestare il proprio dissenso alla direttiva.

"La manifestazione - spiega Attac - consiste nella generazione di un mosaico che rappresenta un manifesto contro i brevetti software. Il mosaico della protesta è costituito dalle foto caricate online dai partecipanti alla manifestazione".

Questo è il succo dell'operazione: attraverso una semplicissima maschera di inserimento, chiunque può caricare nel mosaico la propria fotografia, abbinandola ad una frase-slogan che viene visualizzata al passaggio del mouse sul mosaico stesso.

"Più persone parteciperanno più il mosaico apparirà in maniera chiara e dettagliata", spiega Attac. Il "no" alla direttiva creato in questo modo via Internet sarà stampato in un grande striscione che verrà mostrato dinanzi al Parlamento Europeo poco prima che questo sia chiamato all'ultima votazione sulla direttiva.

"Quando un'immagine è stata inserita nella manifestazione online - spiega Attac - e hai scritto il tuo indirizzo e-mail, ti invieremo una mail con un link che ti porterà alla posizione della tua immagine nella manifestazione. Se non hai immesso l'indirizzo e-mail dovrai cercare l'immagine nella manifestazione online. Quando clicchi su una parte dell'immagine grande, questa parte apparirà più grande. A quel punto potrai "camminare" attraverso la manifestazione cliccando sulle freccie ai lati dell'immagine".

Le immagini non vengono caricate "in diretta": ogni sera alle 23:00 le nuove immagini vengono infatti caricate nella manifestazione online. "Questa operazione - conclude Attac - può durare fino ad un'ora. Durante tale periodo la manifestazione non è visibile".

Questo notevolissimo strumento è disponibile qui

fonte: www.punto-informatico.it 

 

Google chiama gli sviluppatori open source

venerdì 10 giugno 2005, 00:49

Mountain View (USA) - Chi dorme non piglia pesci e chi piglia pesci al mare non crea codice: questo il senso di una nuova curiosa iniziativa voluta da Google e rivolta agli sviluppatori di mezzo mondo, quelli che puntano sull'open source, sui programmi a codice aperto.

Contando su un impressionante numero di co-promotori - si va da Apache Foundation a Open Office, passando per Ubuntu Linux e molti altri -la grande G ha diffuso un manifestino per la sua Summer of Code: "Vuoi scrivere codice questa estate? Vuoi far soldi? Vuoi fare entrambe le cose?"

Nel volantino pubblicato sul sito ufficiale dell'iniziativa si legge come "il modello di sviluppo software open source è una delle più grandi innovazioni di tutti i tempi. A chi non piace l'idea di grandi sviluppatori che utilizzano il proprio tempo per tirar fuori codice elegante che avvantaggia tutti?"

Google intende pagare 4.500 dollari a ciascun sviluppatore che, dopo aver presentato entro il 14 giugno il proprio progetto, o aver aderito ai tanti già disponibili, lo avrà completato con successo entro l'estate. "Mettendo insieme la comprovata saggezza e l'esperienza di organizzazioni importanti dell'open source, speriamo di dar vita a software importanti". "Chi ha più bisogno di soldi - conclude il volantino - se non studenti universitari al verde?"

Se Google esclude dalla competizione propri partner o familiari dei propri dipendenti, il colosso di Mountain View non intende far partecipare neppure cittadini che si trovino in paesi considerati dal Dipartimento di Stato americano come sostenitori del terrorismo, perchéè vietato alle società statunitensi intrattenere rapporti commerciali con questi paesi. In particolare non verranno versati dollari a cubani, iraniani, libici, nord-coreani, sudanesi e siriani. La presenza dell'Iraq in questa lista non ha mancato di destare molte domande.

A partecipare al progetto di Google ci sono anche realtà italiane, come Semedia, il "Semantic Web and Multimedia Group" dell'Università politecnica delle Marche, ad Ancona. Il Group propone dei progetti di sviluppo, spiegando che si tratta di una "meravigliosa opportunità per studenti che hanno talento di sviluppare le proprie capacità e contribuire all'open source".

fonte: www.punto-informatico.it 

I segreti delle mappe di Google

venerdì 10 giugno 2005, 00:45

Roma - Il già notissimo Google Maps, in versione beta da qualche mese, le "mappe d'America" di Google, non solo ha dato vita alla moda del googlemapping ma è un servizio che sta generando interessanti appendici che ne accrescono ulteriormente il fascino.

Grazie ad un po' di sano hacking, il servizio offerto da Google basato sull'uso di XSLT si trasforma velocemente in un monitor in tempo reale su cambiamenti demografici, fluttuazioni del prezzo degli affitti e situazione del traffico. Pur utilizzando lo stesso backbone dei concorrenti, ovvero le mappe offerte da Telcontar, Google Maps riesce a distinguersi grazie ad una fluidissima interfaccia in DHTML. Lo stesso Bill Schwegler, cofondatore di Telcontar, ammette che "la piattaforma è la stessa, cambia soltanto l'interfaccia grafica che i motori di ricerca intendono realizzare". E la grande G ha fatto centro un'altra volta, andando incontro alle esigenze di milioni di utenti.

Con un po' di esperienza e competenze pratiche, chiunque sia pratico di XML e Javascript è in grado di creare mappe personalizzate. Basta comunicare col server di Google, abbinando dati aggiuntivi ad un preciso set di coordinate geografiche. Esistono anche guide, per il momento in inglese, che spiegano passo passo come realizzare una versione personale di Google Maps. Capita così che un cittadino di Chicago, Adrian Holovaty, abbia abbinato le statistiche della polizia con le mappe di Google per indicare le aree più pericolose della celebre metropoli americana.

Le applicazioni sono pressoché infinite: il sito Housing Maps utilizza Google per localizzare le case messe in affitto da alcune agenzie statunitensi. Il fondatore di Florida Sexual Predators ha invece creato una originalissima cartografia che tiene traccia di ex detenuti per reati sessuali che si trovano a Miami.

Ovviamente tutto questo succede senza alcuna autorizzazione da parte dell'azienda di Mountain View: alcuni hacker statunitensi hanno addirittura realizzato una versione non ufficiale di Google Maps. Fin qui nessuno si è lamentato.

Tommaso Lombardi (fonte: www.punto-informatico.it )

Schiena dritta ...

giovedì 09 giugno 2005, 23:50
E' da ammirare Ciampi per il garbo e la saggezza e la fermezza con la quale oggi ha invitato i professionisti dell'informazione "a tenete la schiena sempre dritta" ... davvero ammirevole ...

I mille modi pi folli per distruggere un pc

giovedì 09 giugno 2005, 23:46
MILANO - Schiacciato da una trave d'acciaio, caduto nel gabinetto e persino travolto da un aereo in decollo. Scuse di un ragazzino che ha perso il quaderno dei compiti? No, sono alcune delle motivazioni folli ma reali che si sentono raccontare i laboratori che si occupano di recupero dati da computer danneggiati. I clienti danno le spiegazioni più folli, ma poi pretendono di riavere tutti i loro file indietro, anche da computer ridotti davvero male.

Mouse a fuoco lento: succede anche questo
E' una sorta di incubo tecnologico: perdere tutto quello che abbiamo accumulato sul computer di casa o dell’ufficio. Alla domanda «come ti comporti quando il tuo Pc non dà più segni di vita?» le reazioni diventano le più sconcertanti. Si scopre così che il 20% di noi manifesta crisi di panico, rimanendo incredulo di fronte al video, mentre il 17% si mette ad urlare frasi sconnesse. Ma la maggior parte, ben il 35%, accetta con rassegnazione il fatto di non accedere più al contenuto del disco rigido. Però c’è anche un 7% di irascibili che colpiscono il notebook con “pacche” e pugni, ed infine un 6% di furbi che lasciano nei pasticci i colleghi.
IL SONDAGGIO KROLL ONTRACK - A rivelare queste insolite reazioni di fronte al Pc che ci lascia in panne è il sondaggio “Sicurezza dati”, presentato a Milano da Kroll Ontrack, azienda del Minnesota specializzata nel recupero file dagli hard disk guasti (www.krollontrack.it). Un’indagine condotta nel 2004 su un panel di oltre 1500 intervistati in Italia, UK, Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Portogallo. Ad essere interpellati gli utenti domestici e aziendali.
INCREDIBILE MA VERO. I MODI PIU’ BIZZARRI PER PERDERE DATI
Nel corso del 2004 nei laboratori Kroll Ontrack di Stoccarda sono arrivati migliaia di dischi e supporti digitali ai quali erano capitate le disavventure più incredibili. Sebbene i malfunzionamenti dei computer e gli attacchi da virus restano ancora la causa più comune delle perdite dati, bisogna rilevare come in parecchi casi la colpa sia da attribuire al comportamento umano. Comunque, gli esperti dei laboratori sono riusciti a recuperare i file. Anche se in qualche caso in modo parziale. Ecco qualche caso eclatante:
- «Scongelare prima dell'uso»: un uomo si è presentato al laboratorio, consegnando il proprio hard disk in un sacchetto di plastica bagnato. Aveva letto su Internet che un metodo per riparare il disco guasto era quello di chiuderlo in freezer per una notte. Così ha fatto.
- «Complice la strada»: salendo in macchina, una donna ha dimenticato il notebook sul tettuccio dell'auto. Messo in moto il veicolo, il computer è scivolato a terra. La donna ha affermato di aver innestato la retromarcia e: «udito il rumore di qualcosa che andava in frantumi».
- «Sparito in un lampo»: dopo aver trascorso diversi giorni a preparare 1200 fatture, l'impiegato di una clinica ha visto svanire tutto il lavoro per un fulmine caduto sulla cabina elettrica. Tutti i file sono spariti, compresi quelli delle fatture appena terminate. Non aveva fatto alcun back-up.
- «Il pericolo arriva dall’alto»: durante la costruzione di un fabbricato, una putrella di acciaio è caduta sul computer portatile che conteneva i progetti dell'edificio. No comment.
- «Dramma alla toilette»: un uomo si è arrabbiato così tanto per il malfunzionamento del notebook, al punto di gettarlo nella toilette e tirare un paio di volte lo sciacquone. Poi si è pentito, l’ha raccolto grondante d’acqua e mandato a Stoccarda.
- «Mamma mi è caduto dall'aereo»: «Il mio computer portatile è stato schiacciato dalle ruote di un aeroplano». Anche se gli esperti Kroll Ontrack non hanno capito come sia potuto succedere, questa è la spiegazione fornita dal cliente.
IMPORTANTE - Sono emersi parallelismi inaspettati tra ambiente business e consumer, con contraddizioni comuni. Tutti concordano nell’attribuire una priorità assoluta alla sicurezza. In azienda ben l’85% degli intervistati la vede come principale preoccupazione, mentre per il 45% di chi usa il Pc tra le mura domestiche è “molto importante”. Leggendo il sondaggio scopriamo che il 94% degli europei considera il back-up la soluzione migliore per evitare di perdere dati, ma il 75% di utenti di desktop Pc non lo effettua e ben l’83% di chi possiede un notebook non lo prende neanche in considerazione. «Non solo gli inesperti, ma anche gli addetti ai lavori – spiega Paolo Salin, responsabile di Kroll Ontrack Italia - considerano i dati non più accessibili come persi, e quindi irrecuperabili. E questo non è vero perché aziende specializzate come la nostra sono in grado di farlo».

COME SI RECUPERANO I DATI - Così a Boblingen, una ventina di chilometri da Stoccarda, Kroll Ontrack (presente in 20 paesi del mondo) ha aperto nel 1992 un centro di ricerca, dove vengono riportati alla luce i dati persi. Un lavoro svolto da 50 tecnici specializzati in grado di operare sul computer a “cuore aperto”. Il recupero inizia con l’arrivo dell’hard disk difettoso ai laboratori. Qui è subito esaminato per rilevare il guasto. Così nel giro di poche ore viene fornito al cliente un elenco dei file salvabili, con il preventivo di spesa. Questa prima fase di analisi costa 90 euro (spedizione compresa). Poi, quando l’utente dà il consenso inizia il lavoro. Gli hard disk possono guastarsi per problemi di software interno, il cosiddetto “firmware”. Che va installato ex-novo per ridare vita alle informazioni. I casi più gravi riguardano la rottura delle testine di lettura o dei dischi di alluminio dove risiedono i singoli bit delle informazioni. «In questo caso l’hard disk viene portato in camera bianca e smontato – spiega ancora Paolo Salin – controllando al microscopio la qualità delle singole tracce». E una volta reintegrate le informazioni di partenza, queste sono memorizzate su nuovi supporti ottici (CdRom, Dvd, memorie Flash) e rispediti al cliente assieme al disco originale.

 

Umberto Torelli

09 giugno 2005

fonte: www.corriere.it 

Italia in ritardo: ritorno al visto per gli Usa?

giovedì 09 giugno 2005, 23:44

 

 

 

 

WASHINGTON - Servirà di nuovo il visto agli italiani per i viaggi negli Stati Uniti. E' una delle ipotesi in campo, in uno scenario a cavallo dell'Atlantico, che vede incrociarsi questioni diplomatiche, tecniche e di sicurezza. Come è noto da tempo, Washington ha chiesto ai 27 Paesi i cui cittadini possono entrare negli Usa senza visto di dotarsi dei passaporti biometrici. Ovvero di documenti con un chip in grado di contenere dati relativi alle impronte digitali e alla retina del possessore.

RITARDO - Una richiesta legata agli standard di sicurezza post 11 settembre che sta creando qualche tensione tra Bruxelles e Washington. Non tutti i Paesi dell'Ue saranno infatti in grado di dotarsi di questo tipo di documenti entro l'autunno. Anzi, solo Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Lussemburgo e Svezia sono già pronti. Il commissario europeo alla giustizia Franco Frattini ha notificato alla Casa Bianca che è il rispetto della deadline è molto improbabile.
DECISIONI - Secondo quanto scrive il Financial Times, l'amministrazione Usa starebbe allora pensando a un doppio binario per i Paesi europei. Per quelli come Italia e Francia, che ancora usano documenti con fotografie plastificate, è possibile il ritorno al visto, almeno per «alcune» persone. Su quali persone dovranno richiedere il permesso di ingresso negli Stati Uniti l'articolo del quotidiano inglese non entra nel merito. La questione è però sul tavole delle diplomazia, anche perché Bruxelles non ha ancora chiarito se deciderà di accettare l'intendimento di Washington o se prenderà in considerazione ritorsioni. Magari come in Brasile, dove un giudice pretese la schedatura con foto e impronte digitali di tutti i cittadini statunitensi in entrata nel paese, come replica alle norme anti-terrorismo degli aeroporti Usa. Nel frattempo l'Ue prosegue il lavoro di lobbying presso l'amministrazione di Washington per procrastinare di un anno la scadenza.

ITER ITALIANO: SI PARTE NEL 2006 - Per i cittadini italiani, dal 26 ottobre 2004 è scattato l'obbligo, per chi entra negli States di possedere un passaporto leggibile attraverso lo scanner, il cosiddetto passaporto a lettura ottica. Per quanto riguarda invece il documento internazionale biometrico, l'iter comincerà nel 2006. Si partirà con alcune città campione e si procederà per tappe: i cittadini entreranno in possesso del nuovo documento alla scadenza del vecchio passaporto. Il nuovo passaporto sarà simile al vecchio, ma avrà nell'ultima pagina un «centimetro nascosto»: un chip elettronico che conterrà le impronte facciali e digitali del proprietario del passaporto e sarà impossibile da falsificare. «Le caratteristiche del chip e la sua codificazione – dice Rosaria Chiacchio, funzionario della Polizia di Stato – saranno conosciuti soltanto da chi ha prodotto il documento, così come la lettura dei dati riportati all’interno».

 

P. Ott.

09 giugno 2005

fonte: www.corriere.it 

Rambo è out, il futuro è dell'uomo ibrido

giovedì 09 giugno 2005, 23:40

e non son mai contente ... e non lo vogliono rambo ... e non lo vogliono "gay" ... e non lo vogliono ibrido .. ... ne ma uno come ca**o deve esser?

Io opterei per "rispettoso" e ben in forma ... stop! 

 

 

 

PARIGI - Addio Rambo, il macho tutto muscoli, libri di guerra e film d'azione è una specie in via d'estinzione vanno ripetendo da tempo psicologi e stilisti. Niente di nuovo finché il nuovo uomo «ibrido» resta confinato a fenomeno da «lettino» o da passerella. Ma se a decretare la fine del maschio rude e virile ci si mettono pure i numeri dei centri di estetica che vedono in progressivo aumento i lui che ricorrono a creme antirughe e all'estetista per manicure, pedicure e pulizia del viso, è il segnale che l'uomo tout court, e non solo il divo o il modello, sta vivendo una sorta di «mutazione genetica». Ed è solo la prima tappa di un processo che dall'ambito estetico si sta spostando a quello emotivo.

 Il tutto viene confermato da uno studio condotto dall'agenzia parigina di moda e tendenze Nelly Rodi: per tre mesi un'è uipe di sociologi e altri esperti ha esaminato 150 riviste e libri e 146 siti internet come pure intervistato una dozzina di esperti in Europa, Stati Uniti e Cina per fornire una fotografia dell'uomo di oggi, dai 20 ai 35 anni.

L'UOMO IBRIDO - Risultato: «L'ideale maschile sta cambiando radicalmente. Tutti i valori tradizionali di autorità, infallibilità, virilità e forza da sempre legati all'universo maschile si stanno capovolgendo» osserva Francois Le Louet, direttore del gruppo Nelly Rodi. I «nuovi» maschi non rimpiangono più di aver perso il ruolo di padre-padrone in famiglia e «puntano piuttosto a essere creativi, sensibili e versatili».
Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone sono rimpiazzati dall'uomo del 21esimo secolo che aspira a essere se stesso, sperimentando i propri limiti nei diversi campi, dalla cucina allo yoga. «Se in Cina resiste l'uomo tradizionale, in Europa e negli Usa stiamo assistendo alla nascita di una nuova specie, l'uomo ibrido, che cerca di scoprire e affermare la propria personalità al di fuori degli stereotipi» continua Le Louet.

ANCORA VIRILI - Una tendenza intercettata perfettamente dalla nuova campagna pubblicitaria della Reebok, con il suo claim «I am what I am» ("sono ciò che sono"), sottolinea l'esperto. Spot e cartelloni vedono schierate icone del calibro di 50 Cent, il rapper proveniente da uno dei quartieri più malfamati d'America, al centro di risse e polemiche ma in testa alle classifiche Usa. C'è anche il cestista Allen Iverson, uno scricciolo in un mondo di giganti, un campione che non ha mai rinnegato le sue origini nel ghetto («Non sono un gangster, non sono un duro... sono quello che sono» dice nello spot). Personaggi diversi, ma con un tratto in comune: ognuno è riuscito a distinguersi rimanendo fedele a se stesso, ha raggiunto i propri obiettivi a modo suo. La campagna insomma è una celebrazione dell'individualità e dell'autenticità. Ma qui i «nuovi ibridi» hanno imparato a non rinunciare alla propria virilità: per superare i vecchi stereotipi maschili, non buttano il bambino con l'acqua sporca.

NUOVA SFIDA - Tendenze che le aziende non possono sottovalutare. «I marchi che si sono adattati e riescono a soddisfare questa esigenza di libertà di espressione sono premiati dal mercato, quelli che invece si mostrano più rigidi ne soffriranno in futuro» prevede Le Louet.

Alessandra Muglia

09 giugno 2005

fonte: www.corriere.it 

Poliziotta inglese si spoglia su un magazine: trasferita e sott

giovedì 09 giugno 2005, 23:38
POLIZIOTTA OSE' «Guardi che la spedisco a controllare il traffico!». La minaccia più temuta per ogni poliziotto si è abbattuta su una agente donna inglese, punita e retrocessa per aver posato su una rivista per soli uomini che si chiama Zoo Magazine. In quelle foto Rachelle Pantoja, avvenente 27enne di Manchester, si è fatta ritrarre in divisa e in abiti discinti (vedi sopra). Apriti cielo. E' finita sotto inchiesta dell'Internal Affairs department e spedita, in attesa di provvedimenti disciplinari, alla Traffic Division. Appunto, a controllare il traffico (Ap)

Da Israele in Cina per i trapianti di organi

giovedì 09 giugno 2005, 23:35

ummm

sara' anche assurda come cosa ... ma almeno un fondo di "bene" c'e' pure ... 

 

 

 

GERUSALEMME - La Cina è divenuta la meta preferita di israeliani che necessitano di trapianti d'organi. Lo riporta il quotidiano Maariv. Le autorità cinesi vendono infatti gli organi di persone che sono state condannate a morte e il costo dei trapianti è di circa il 30% in meno rispetto a Bulgaria, Colombia, Russia o Sudafrica. Sono coinvolti decine di trafficanti che impongono ai loro clienti l'obbligo del segreto. Secondo il giornale i trapianti vengono effettuati in un moderno centro ospedaliero governativo a Canton. Per il presidente dell'Associazione israeliana dei trapiantati di rene, Amos Canaf, «la Cina e le Filippine sono divenute le mete preferite perché i reni vengono prelevate da condannati a morte, i cui organi appartengono allo Stato, e perché i trapianti vengono effettuati sotto supervisione governativa».

DAI CONDANNATI A MORTE - Un israeliano che ha subito alcuni mesi fa un trapianto di reni in Cina, Abraham Sasson, ha detto: «Il trapianto è relativamente poco costoso, l'assistenza medica è buona. Le autorità cinesi prelevano gli organi delle persone che hanno condannato a morte e li vendono ufficialmente», ha spiegato. «Ci sono decine di israeliani che come me hanno subito un trapianto in Cina e sono tutti contenti. Non mi crea un problema il fatto che il rene ricevuto sia quello di un condannato a morte».

 

09 giugno 2005
fonte: www.corriere.it

Eurodeputati: stipendi, vincono gli italiani

giovedì 09 giugno 2005, 23:31

 non ne avevamo dubbi ... o forse qualcuno si ... ?

 

 

C'è un settore economico in cui l'Italia non ha rivali in Europa. Sono gli stipendi dei deputati al Parlamento europeo. Lo rivela il quotidiano inglese «Times» in un articolo di Anthony Browne secondo il quale gli «extra» degli eurodeputati sono agli sgoccioli. Gli stipendi dei deputati europei sono versati dai rispettivi governi e sono equiparati a quelli dei deputati nazionali, ma gli extra sono pagati da Strasburgo e, secondo Browne, alcuni eurodeputati ammettono che a volte rasentino un vero e proprio sistema di «corruzione legalizzata».

EXTRA E PRIVILEGI - L'Europarlamento aveva difeso questo sistema di extra come un mezzo per bilanciare i deputati che guadagnavano di più con quelli che avevano uno stipendio minore. I vari governi sono d'accordo nel modificare questo meccanismo, ma spetta agli eurodeputati approvare le modifiche e finora hanno sempre rifiutato di perdere i propri privilegi. Ma con la crisi iniziata con i voti contrari di Francia e Olanda alla Costituzione europea, potrebbe diventare difficile questa volta rifiutare l'approvazione.
IL TETTO DEI 7 MILA EURO -La questione dello stipendio degli europarlamentari è oggetto di un confronto che più in generale abbraccia la questione dello Statuto del Parlamento europeo. In questo contesto si sta ragionando sull'ipotesi di fissare in 7 mila euro lordi lo stipendio lordo a cui aggiungere un rimborso per viaggi, missioni e assistenti basato sulle spese effettivamente sostenute e con un rimborso forfettario per tutte le altre voci. Nella proposta della presidenza di turno della Ue, quella del Lussemburgo, si prevede inoltre che i contributi pensionistici siano a carico del Parlamento europeo e siano gli eurodeputati ad accollarsi un terzo delle spese mediche e assicurative. E' tuttavia prevista una fase transitoria d due legislature durante le quali i singoli Stati membri possono scegliere di mantenere l'attuale sistema di stipendio legato a quello dei parlamentari nazionali.
LA CLASSIFICA - L'aggancio delle retribuzioni a quelle dei parlamentari dei rispettivi Paesi di provenienza fa sì che acuni eurodeputati ricevano attualmente dodici mensilità, alcuni tredici e altri quattordici. Per uniformare i salari, si è scelto di riportare i guadagni annuali secondo i dati pubblicati da Times. Ne risulta che un eurodeputato italiano percepisce in un mese (12.007,03 euro) quasi quanto un lèttone prende in un anno.


Italia 144.084,36 euro
Austria 106.583,40
Olanda 86.125,56
Germania 84.108
Irlanda 82.065,96
Gran Bretagna 81.600 euro
Belgio 72.017,52
Danimarca 69.264
Grecia 68.575
Lussemburgo 66.432,60
Francia 62.779,44 euro
Finlandia 59.640
Svezia 57.000
Slovenia 50.400
Cipro 48.960
Portogallo 41.387,64
Spagna 35.051,90
Slovacchia 25.920 euro
Rep. Ceca 24.180
Estonia 23.064
Malta 15.768
Lituania 14.196
Lettonia 12.900
Ungheria 9.132
Polonia 7.369,70 euro

 

09 giugno 2005

fonte: www.corriere.it

 

Hamer e la Nuova Medicina

giovedì 09 giugno 2005, 20:44

Signori ... vi prego ... leggete questo documento, una teoria del dott. med. Ryke Geer Hamer, e ditemi quello che ne pensate ... perche' io non so se ridere per l'assurdita' della cosa, piangere perche' c''e' qualcuno che da retta o piangere ancroa piu' forte (ma non mi sembra proprio il caso) perche' fino ad ora non abbiam capito nulla ...

http://tinyurl.com/dfesu 

 ve ne propongo qui un breve tratto

 

 

 

 Prima legge: Il trauma è il detonatore

Ogni malattia è causata da un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, un trauma che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere.
Allo scopo di continuare la specie, l'uomo ha sviluppato col passare del tempo dei programmi biologici di sopravvivenza che sono diventati automatici e si sono inscritti nel suo cervello, nelle sue cellule.
Esiste una triade indissociabile: mente-cervello-corpo, tre unità che funzionano sempre insieme.
a) Il cervello non è in grado di distinguere tra reale e simbolico, tra realtà e immaginazione.
b) Siamo programmati per sopravvivere, quindi la malattia è la soluzione perfetta del cervello in termini biologici di sopravvivenza.
c) Tutte le volte che un individuo viene colpito da un trauma emotivo che abbia le seguenti caratteristiche:
- vissuto in maniera drammatica
- ci colga impreparati
- l'emoziona abbia il sopravvento sulla ragione
- sia vissuto in solitudine, rimuginando continuamente il problema
- non si trovi una soluzione soddisfacente
Allora e solo allora il cervello entra in azione mettendo in moto uno speciale programma biologico per la sopravvivenza dell'individuo.
L'intensità del trauma emotivo determinerà la gravità della malattia, mentre il tipo di emozione determinerà la localizzazione nel corpo.
Quindi la malattia è un simultaneo squilibrio a livello psichico, cerebrale e fisico dovuto ad un trauma emotivo.
Senza conflitto non vi è malattia, rendersene conto è il primo passo verso la guarigione!

Seconda legge: niente esiste senza il suo contrario

Viviamo in un mondo polare, non esiste il giorno se non c'è la notte, la salute non ha senso senza la malattia, ecc. La medicina ufficiale ha individuato circa un migliaio di malattie, suddividendole in malattie "fredde" e malattie "calde". Quelle "fredde" sono: stato continuo di stress, insonnia, cancro, angina pectoris, neurodermatiti, psicopatologie, ecc. quelle "calde" sono: infezioni, reumatismi, allergie, esantemi, ecc. In verità non esiste una malattia "fredda" o una malattia "calda", ma piuttosto esistono fasi alterne "fredde" e "calde". Tutte le malattie presentano appunto due fasi: fase "fredda" detta simpaticotonia, e fase "calda" detta vagotonia. E' sempre la fase "fredda" che arriva per prima, seguita dalla fase "calda" di riparazione una volta superato il trauma. Il superamento del trauma è la chiave di volta per passare in fase di riparazione.
FASE FREDDA:
Al verificarsi di un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere, i tre livelli dell'essere (mente-cervello-corpo) entrano in una fase di reazione per poter sopravvivere:
- a livello psichico: il paziente continua a rimuginare il suo problema, è stressato, non ha più fame, dimagrisce, fa fatica ad addormentarsi. In questo continuo stato di allarme tutte le energie sono mobilitate al solo fine di superare il trauma.
- a livello cerebrale: si producono dei cerchi concentrici (focolai) in una certa area del cervello che presiede al funzionamento di un organo ben preciso. Alla TAC cerebrale senza liquido di contrasto i focolai di Hamer sono chiaramente visibili.
- a livello fisico: il cervello può dare solo quattro ordini: creare una massa (tumore, ciste, ecc) scavare un buco (lisi), bloccare, sbloccare un organo.
FASE CALDA:
Questa fase ha inizio solamente al momento della soluzione del conflitto.
- a livello psichico: iniziamo a tirare il fiato. Lo stress si dilegua, il conflitto è stato risolto. Torna l'appetito, le estremità del corpo riprendono ad essere calde.
- a livello cerebrale: nell'area del cervello dove si è verificato il "cortocircuito" comincia  a formarsi l'edema di riparazione. Una volta terminata la riparazione una crisi epilettoide (tremori, sudori freddi, stress, evacuazioni urinarie) verificherà se l'evento conflittuale è stato completamente superato; in caso affermativo l'edema sarà evacuato tramite la diuresi, in caso negativo si manifesterà con fasi alterne di ricadute e risoluzioni che avranno come conseguenza il formarsi di una cisti cerebrale al posto dell'edema.
- livello fisico: già prima della crisi epilettoide la malattia smette di progredire ed il cervello si ripara. Nella fase di vagotonia (fase calda) il paziente entra in uno stato di infiammazione; tutte le energie sono ora tese alla risoluzione cerebrale e fisica: può avere stati febbrili, dolori diffusi o localizzati e molta stanchezza. Tutti gli stati infiammatori sono delle riparazioni, ivi comprese le malattie infettive. E' da tener presente che la fase di riparazione può essere anche più pericolosa della fase di malattia.

Terza legge: Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie equivalenti

Il termine ontogenetico si riferisce alla vita embrionale dell'individuo e si parla di "malattie equivalenti" perché non solo i tumori, ma tutte la malattie, si comportano secondo l'enunciato delle cinque leggi.
La ragione di tutti i comportamenti biologici risale alla notte dei tempi e comincia con l'apparizione della prima cellula sul nostro pianeta.
Abbiamo già detto che l'uomo non sarebbe potuto sopravvivere fino ad oggi se non avesse integrato nel suo cervello programmi biologici di sopravvivenza volti al superamento di ogni genere di ostacoli che nel corso dei millenni si sono presentati sul cammino della sua evoluzione. Una volta superato l'ostacolo, la soluzione viene trasmessa alle generazioni future: nei primi due mesi di vita intrauterina il feto incarna tutta questa memoria dall'inizio della vita ad oggi.

- prima tappa dell' evoluzione:
La cellula per continuare deve respirare, mangiare, eliminare e riprodursi. Col passare dei secoli la nostra cellula si associa ad altre cellule e diventa un organismo pluricellulare adattandosi così alle situazioni contingenti. Se, per esempio, esso vive in un luogo dove l'ossigeno scarseggia, entra in una fase di stress e trova la soluzione al problema moltiplicando le cellule specializzate nella respirazione. Creerà una specie di tumore, una proliferazione cellulare. Dunque a questo stadio della vita, la sopravvivenza è assicurata da un aumento delle cellule là dove è necessario e l'ordine di proliferazione viene impartito da una struttura cerebrale arcaica che diverrà il tronco cerebrale. 
Ciò che avviene nel ventre materno in qualche modo ripercorre tutti gli stadi dell'evoluzione, tant'è vero che, nel corso del suo sviluppo, l'embrione sembrerà di volta in volta un'ameba, un girino, ecc.
Cos'à ereditato l'uomo moderno dalla prima tappa dell'evoluzione della vita sulla Terra? Quali sono gli eventi conflittuali? Sono conflitti che riguardano il...boccone! Un boccone di cibo, d'aria, un boccone da espellere, un boccone in senso figurato (nutrirsi, respirare, eliminare). L'uomo quando si sente crollare tutto addosso, il cervello trattiene i liquidi. Per quanto riguarda la funzione riproduttiva, i conflitti interesseranno l'endometrio e parte della prostata. 

- seconda tappa dell'evoluzione:
Qui assistiamo al passaggio degli organismi viventi dall'ambiente acquatico a quello terrestre. Ora deve proteggersi dal nuovo mondo che lo circonda: là dove sarà aggredito dai raggi solari, il cervello produrrà un ispessimento delle membrane per evitare di morire bruciato. Nel ventre materno, l'embrione continua a perfezionarsi irrubostendo tutte le membrane: derma, pleura, peritoneo, pericardio.
Quali tracce psichiche rimarranno registrate nella memoria dell'uomo moderno? In generale tutti i conflitti relativi alla paura di venire aggrediti, di subire un'aggressione contro l'integrità fisica all'altezza del torace (mesotelioma pleurico), della cavità addominale (mesotelioma peritoneale), del cuore (mesotelioma del pericardio). Fanno ancora parte tutti i conflitti relativi al sentirsi in qualche modo colpiti nella propria integrità morale, insozzati: attacchi vissuti sulla pelle che daranno luogo a melanomi. La pelle è la parte del nostro corpo che per prima entra in contatto con gli altri individui

- terza tappa dell'evoluzione: 
Per il nostro piccolo organismo è ora di muoversi, esplorare l'ambiente circostante. Dovrà quindi sviluppare uno scheletro, dei muscoli e dei tendini. Ma se il mondo verso il quale tende (la terra) non è migliore di quello dal quale proviene (l'acqua), deciderà di tornare indietro e dovrà quindi perdere gli organi che aveva espressamente sviluppato: dovrà fare una lisi (riduzione cellulare, necrosi), perdere sostanza.
Nel ventre materno comincia è il momento in cui compare il sistema osseo e muscolare. Questa fase corrisponde allo sviluppo del proprio valore. Qui i conflitti sono di svalutazione di sì(osteoporosi).

-quarta tappa dell'evoluzione:
E' un ulteriore precisarsi di tutte le tappe precedenti, il passaggio da: "mi sposto sulla superficie e mi misuro con il nuovo ambiente" a "entro in comunicazione con altri individui". Si affinano gli organi sensoriali:
Sul piano psichico assistiamo ad una proiezione di sì in un contesto sempre più vasto e complesso. Se ho paura di morire la soluzione biologica del cervello sarà quella di aumentare gli alveoli polmonari per prendere più aria e sopravvivere, insomma una proliferazione cellulare, un cancro ai polmoni. Se invece mi "tolgono il fiato", mi "manca il respiro", ossia un conflitto dipendente dal mio rapporto con gli altri, la soluzione sarà quella di ulcerare i bronchi affinché passi più aria. Mentre se il conflitto è legato a dover andare allo stesso tempo in due direzioni diverse e non sappiamo cosa decidere, la soluzione biologica è la paralisi delle gambe (blocco funzionale).

In sintesi:
Al verificarsi di un conflitto inatteso, senza soluzione apparente, vissuto in solitudine, la patologia si esprime contemporaneamente a livello mentale, cerebrale e organico.
- a livello mentale c'è uno stato di stress permanente
- a livello cerebrale si verifica un corto circuito in una specifica area del cervello
- a livello organico avviene la proliferazione cellulare (tumore) oppure la lisi (perdita di sostanza) o ancora un blocco funzionale (paralisi).

L'eliminazione del conflitto è la chiave di svolta che permette di passare alla fase di riparazione.

Quarta legge: I microbi sono al servizio del cervello:

I microbi sono nostri alleati, sono loro che si occupano di riparare i danni durante la seconda fase. E' il cervello che invia l'ordine ai nostri amici virus, funghi o batteri.
Tutti i microbi arrivano, proliferano e scompaiono per favorire la riparazione secondo una logica ben precisa in sincronia con il nostro cervello e il nostro corpo. Essi fanno parte del programma biologico della Natura.
l'uomo convive con i microbi: il nostro corpo contiene dieci volte più batteri che cellule umane: centomila miliardi

Quinta legge: della quintessenza:

Tutti i comportamenti dell'uomo (e malattie) sono determinati da programmi speciali di sopravvivenza inscritti nel cervello fin dalla notte dei tempi. La malattia è una soluzione biologica del cervello, l'ultima possibilità di sopravvivenza.
Ogni organismo vivente possiede un cervello più o meno sviluppato, in grado di captare inconsciamente le informazioni provenienti dal mondo che lo circonda. Le cellule i batteri che abitano in noi, i vari organi, tutto funziona all'unisono, con lo steso ritmo del cervello principale. 

La malattia ha sempre un senso. Essa è utile, necessaria, vitale per l'individuo e per l'evoluzione della specie.

Tratto da La medicina sottosopra. E se Hamer avesse ragione? di Giorgio Mambretti e Jean Sì aphin ed. Amrita

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 fonte: www.disinformazione.it

Dove abitano i violentatori? Prova a scoprirlo su internet

giovedì 09 giugno 2005, 20:32



L'ultima, non in ordine di tempo, di Google è Florida Sexual Pedrators. Non è una iniziativa di Brin e Page ma di altri, che, servendosi del servizio mappe del motore di ricerca, servizio che funziona molto bene, hanno popolato la cartina interattiva della Florida dei luoghi di residenza di violentatori o molestatori sessuali, attingendo i dati a quelli dei tribunali. La carta geografica ha tante piccole mongolfiere gialle, che puntano su un dato luogo, ci si clicca sopra e appare il viso di un signore, con nome, cognome, età, reati commessi (con la specificazione se abbia o no orientato le sue attenzioni su minori). Insomma la fedina penale di uno che potrebbe essere il tuo vicino.

A parte ogni giudizio nel merito dell'iniziativa, che ognuno potrà farsi da solo visitandone il sito, Florida Sexual Predators è comunque un altro segno delle penetrazione di Google dentro i vasi capillari della società e dell'economia, è la notizia che sui rami della tecnologia di Google cominciano a crescere i frutti delle applicazioni e dei servizi concreti. Si muove con tale rapidità che ci vorrebbe un Osservatorio Google, solo per segnalare ogni giorno quello che fa il "trendsetter" numero 1 dell'industria internet. Poi però bisognerebbe controllare anche quelli che lo controllano, perché ogni tanto i controllori si innamorano del controllato, ed entrano in una "trance da bolla", nel senso della bolla speculativa di cinque anni fa.

Martedì sera, alla chiusura dei mercati americani, si è diffusa la notizia che Google potrebbe entrare quanto prima nell'indice finanziario "Standard & Poor's". Nelle stesse ore - sarebbe meglio dire: negli stessi minuti - la valutazione complessiva di mercato di Google è arrivata a 80 miliardi di dollari. Due miliardi in più di Time Warner: come dire, due miliardi in più di valutazione per il leader internet sul Gruppo media più ricco quotato su quel mercato (e proprietario di America on Line). Su questo si è molto discusso nei giorni successivi. Ma la domanda che viene alla mente è: chi sta valutando Google a questi livelli è sopratto perché.

Di solito gli analisti finanziari che, per conto delle banche d'affari, fanno indagini accuratissime e sempre regolari e sistematiche, sui conti e le prospettive delle società tengono conto di un modello nel quale è fondamentale, per stabilire il valore di una società, il tipo di "multipli" che si vogliono adoperare. Un multiplo è quello relativo al fatturato, cioè a quanto incassa l'azienda. Si prende quella cifra e - in modo arbitrario ma si spera sensato - si stabilisce per quante volte lo si debba moltiplicare. Il risultato aritmetico è ritenuto "il valore" della società. Ora il punto è che Google ha registrato ricavi per 3,2 miliardi di dollari nel 2004, contro gli oltre 42 di Time Warner. Ciò significa che il multiplo scelto per TW è poco meno di 2, mentre quello di Google è all'incirca 30. E la domanda è: perché mai?

La risposta è purtroppo semplice. Gli analisti sono letteralmente abbagliati, come il resto degli osservatori, giornalisti e bloggers specializzati inclusi, dalla potenza tecnologica e dal ritmo di sviluppo delle nuove soluzioni escogitate dagli oltre 1000 programmatori che lavorano con Larry Page e Sergey Brin. L'idea è che quella pianta tecnologica non farà che crescere e incassare denaro. Che però non sono la stessa cosa. Google è senza alcuni dubbio la macchina tecnologica più complessa e allo stesso tempo snella e funzionale messa a punto da quando è nata la rete. La sua potenza tecnologica ma soprattutto la sua versatilità ne fa il media dell'informazione personalizzata. Su questo sarebbe meglio che nessuno nutra dubbi, a cominciare dai "media tradizionali". Ma che questa tecnologia sia già in grado di attirare il boom pubblicitario che tutti prevedono per i prossimi due-tre anni.è da vedere. I tempi di tecnologia ed economia possono però non coincidere, lo si è visto in altre fasi e anche nel 1999-2000. Gli investitori, una volta che hanno messo i propri denari su un certo mezzo, hanno bisogno di riscontri oggettivi e di metriche certe - tutte cose che non ci sono ancora. Prevedendo un ritmo di sviluppo e multipli terrificanti non si eliminerà il problema della sfasatura temporale, un aspetto che la finanza adrenalinica desiderosa dei giorni del Toro, non riesce a capire da almeno sei-sette anni.

(9 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it 

Un cervello tridimensionale simulazione al supercomputer

giovedì 09 giugno 2005, 20:31
ROMA - Un cervello tridimensionale al posto di quattro frigoriferi. E' questo, infatti, lo spazio necessario per installare il supercomputer che realizzerà il primo modello in 3D di encefalo umano. Sarà in Svizzera e aiuterà presto a scoprire come si sviluppano depressione, schizofrenia e altre malattie psichiatriche.

Il progetto è dell'Ecole Polytechnique Fà è ale di Losanna e l'elaboratore elettronico è un "eServer Blue Gene" della Ibm. Un supercomputer che occupa la superficie di quattro congelatori, con un processore di 22,8 teraflop. Che può svolgere, cioè, quasi 23mila miliardi di operazioni al secondo. Uno dei più potenti computer del mondo. Soltanto cinque anni fa, nessun calcolatore arrivava a un teraflop.

Con il supercomputer verrà realizzata una simulazione tridimensionale della neocorteccia: la parte del cervello ritenuta responsabile di linguaggio, apprendimento, memoria e pensiero complesso.

L'uso di questa potente macchina, che consentirà di fare esperimenti in tempo reale, accelererà moltissimo la ricerca sul cervello umano. "Tutte le simulazioni e i test che oggi svolgiamo in laboratorio, per i quali ci vogliono intere giornate, saranno fatte da Blue Gene in pochi secondi", dice il professor Henry Markram, direttore del progetto.

Per gli scienziati, presto si potranno capire meglio le connessioni cerebrali, si potrà indagare su come funziona realmente l'encefalo. Per arrivare così a una spiegazione dei tanti misteri della depressione, della schizofrenia e di altre gravi malattie mentali.

(9 giugno 2005)
fonte: repubblica.it

Quegli italiani malati di internet la nuova dipendenza corre su

giovedì 09 giugno 2005, 20:26

ROMA - Anche internet può intossicare. Dopo gli stupefacenti, il gioco d'azzardo e il sesso, gli italiani hanno sviluppato una nuova forma di dipendenza. E così aumentano gli ossessionati dalla rete e dalla posta elettronica. Un esercito di 'drogati senza droga', almeno due italiani su cento, che sempre più spesso bussa alla porta dei Sert, i centri pubblici di assistenza ai tossicodipendenti. E' quanto emerso nel Congresso della Federserd Lazio, in corso a Roma fino a domani, e che vede riuniti operatori di diversi Sert regionali italiani.

"L'opinione pubblica è convinta - dice il presidente del Congresso, Claudio Leonardi - che la dipendenza sia solo quella legata agli stupefacenti, all'alcol, al fumo o al cibo. Ci sono dipendenze subdole, scambiate per cattive abitudini o per vizi, invece, che investono un intero sommerso e sono solo la punta di un iceberg".

Amici che dopo cena si mettono al computer e ci stanno fino all'alba. O che hanno il chiodo fisso della sessualità e cercano sempre storie a rischio. Chi va a fare shopping e acquista l'oggetto più inutile, addirittura lontano dai propri gusti. E infine chi scommette su tutto. "Il meccanismo alla base dei comportamenti degli individui che cercano gratificazione ad ogni costo è molto complesso - fa eco il professor Vincenzo Marino, psichiatra, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl di Varese ed esperto delle nuove dipendenze -. Un fenomeno sempre più diffuso, tanto che la Regione Lombardia ha attribuito ai Sert la competenza per la cura dei soggetti che soffrono di problemi da azzardo patologico e da dipendenza da tecnologie, rimborsando le terapie", ha spiegato il dottor Marino, che ha tracciato un panorama delle dipendenze del nuovo millenio.

Ecco le quattro abitudini che da comportamenti naturali e normali possono sfociare in patologia, "quando cominciano a creare difficoltà psicologiche e sociali. E quando l'individuo non riesce più a farne a meno".

Dipendenza da internet
. Sindrome legata ad una 'sudditanza' alla tecnologia. Qualche esperto sostiene che esisteva prima della nascita della rete: c'era la dipendenza dal pc. Esistono persone che passano ore e ore, addirittura la notte, davanti a Internet. A Londra, la clinica 'Priory', è specializzata proprio per assistere chi soffre di questa dipendenza.

Sono tre, a detta degli esperti, le tappe del percorso fra normalità e patologia. Nella 'fase iniziale', c'è un attenzione esasperata che può arrivare all'ossessione per vari aspetti della rete. Come quella, minuto dopo minuto, per la lettura della posta elettronica: ci sono persone che, in attesa della comparsa del messaggio, tamburellano con le dita sul tavolo, quasi in una continuazione della digitazione.

La fase della 'tossicofilia' poi, è caratterizzata dall'aumento del tempo trascorso on-line, con un crescente senso di malessere, una condizione paragonabile all'astinenza quando si è scollegati.
La terza tappa, infine, o 'tossicomania', è quella in cui l'individuo comincia a subire dei disturbi sia nei rapporti stretti con amici e parenti, sia sul luogo di lavoro. Studenti con cali di rendimento e adulti con momenti di scarso impegno nel lavoro.

Dipendenza da sesso. Le vittime sono il due per cento degli italiani, più maschi che femmine, che sentono l'impulso non solo di fare l'amore in continuazione, ma anche di parlarne. La novità è che cercano situazioni sempre più rischiose: ad esempio corteggiano donne o uomini sposati per avere il brivido di vivere il pericolo di essere sorpresi. Sono scambiati per irriducibili latin lover, invece sono solo schiavi della sessualità. Più che l'atto fisico, li premia il brivido del proibito. Più passa il tempo e più cercano rischi nuovi.

Bingo mon amour. E' la dipendenza che più cresce quella per il gioco d'azzardo. Almeno due italiani su cento. Su tre giocatori, una è donna. L'ultimo calcolo dice che ogni italiano, per i giochi legali, spende in un anno 300 euro e 200 per quelli non legali. Rara la dipendenza da gioco del lotto e da schedina. Forte invece, quella da bingo e da video pocker. I giovani preferiscono le 'macchinette' e il gratta e vinci; gli adulti il casinò, la bisca clandestina e le scommesse.

Shopping compulsivo. E' una dipendenza sempre più diffusa soprattutto tra le donne. Si compra di tutto. Anche oggetti che non rientrano nei gusti dell'individuo e che assolutamente non servono. C'è chi spende più delle proprie possibilità e si gratifica comprando tante cose e inutili. Sviluppa un'immensa soddisfazione ma dura poco, fino al prossimo acquisto.

(9 giugno 2005)
Fonte: Repubblica.it

Gioco di specchi

giovedì 09 giugno 2005, 20:19

Gioco di specchi
Laura Rozen http://www.thenation.com/doc.mhtml?i=20050606&s=rozen
(pubblicato il 20 Maggio 2005).

    Per una casualità, un vecchio analista dei servizi d’intelligence della difesa, nonchè funzionario dell’ufficio del Pentagono sulla questione iraniana, ha offerto l’occasione per far uscire allo scoperto oscure e torbide vicende del recente passato.
Questi era un componente dell’ufficio “piani speciali” del Pentagono, che si occupava della tanto contestata intelligence in Iraq.
    Aveva caldeggiato l’esilio del controverso politico Amhed Chalabi, che aveva contribuito parecchio a sviare e intralciare il lavoro dell’intelligence nel territorio iracheno e partecipato con un collega del pentagono e un vecchio trafficante d’armi nell’affare iran/contras Manucher Ghorbanifar a un controverso incontro nel dicembre del 2001 a Roma, che, in chiara violazione di un protocollo governativo americano, era stato tenuto segreto alla Cia e al Dipartimento di Stato.
In tutti questi tentativi Franklin, difficilmente poteva agire come un lupo solitario.
    Piuttosto era invece ben inserito in un piccolo gruppo organizzato di “falchi” interessati alla questione Iran e Irak, che faceva forti pressioni dentro e fuori l’amministrazione Bush a favore delle loro posizioni politiche, spesso in feroce opposizione coi funzionari moderati del Dipartimento di Stato e della Cia.

    Grazie ai loro contatti e al loro “status”, i “falchi” avevano successo nelle ristrette procedure burocratiche e riuscivano a ottenere l’attenzione della casa bianca..
Quando per la prima volta, la scorsa estate, ci fu la notizia che l’Fbi stava indagando su una talpa israeliana al pentagono, il principale dei sospetti, Franklin, era considerato uno dei 1300 impiegati che sgobbava anonimamente alle dipendenze del segretario politico per la difesa Douglas Feith.
    Per la precisione, Franklin lavorava all’ufficio più importante del pentagono sulla questione iraniana.
Dal momento del suo arresto improvviso in questo mese (maggio 2004), i media hanno puntato i riflettori su Franklin. Questi era accusato dall’F.B.I. di aver rivelato informazioni “classificate” a interlocutori non autorizzati, compreso un funzionario di uno stato estero e esponenti dei media.
    (Franklin e’ stato comunque rilasciato su una cauzione di 100.000 dollari e sarà ascoltato dal giudice il 27 maggio corrente anno). Si è saputo che i destinatari di queste informazioni riservate erano impiegati dell’A.I.PAC., il comitato d’affari pubblico americano pro Israele, e che quegli stessi, poi, sono stati licenziati.

    Per osservatori vicini al caso Franklin/aipac la questione è se le prove raccolte dallìF.b.i. renderanno finalmente pubbliche le misteriose macchinazioni del “network” di Franklin al pentagono e presso l’amministrazione Bush, oppure se le indagini finiranno per essere una manovra diversiva tesa a oscurare, nel corso del processo, più gravi colpe da parte delle teste pensanti dell’amministrazione.
    Cosa ancor più sconvolgente, ci sarebbero anche indizi che, come nel caso della fuga di notizie sul caso Valerie Plane ( la moglie di un diplomatico usa spia per conto della cia, “bruciata” da una fuga di notizie), l’affare Franklin potrebbe esaurirsi in una scusa ai giornalisti d’inchiesta e null’altro.
E’ utile considerare le ricadute politiche che il reato accertato a carico di Franklin ha causato determinato, alla luce in particolare di un infuriato discussione tra le agenzie di sicurezza nel corso della prima riunione di Bush sulla politica da tenere verso l’iran.
    Temendo la crescente forza della repubblica islamica nell’irak del dopo saddam e dell’iran nel golfo i “neocons” del pentagono ritenevano di aver trovato una soluzione “creativa”: usare la presenza Usa in Irak e l”appoggio a gruppi chiave di oppositori in iran per destabilizzare il regime di Teheran.

Auspicando un piano modellato sull’appoggio segreto dell’amministrazione Reagan ai ribelli anti-sovietici in Afghanistan, sui contras del Nicaragua e sul movimento di Solidarnosc in Polonia, i neocons del pentagono premevano molto sulla casa bianca affinchè firmasse una direttiva presidenziale volta a consentire operazioni segrete contro l’iran.
    Questi tentativi sono stati bloccati dai moderati del Dipartimento di Stato i quali ritenevano che l’Iran stesse giocando un blando ruolo nelle questioni irachene.
Un argomento che i “falchi” hanno usato a loro favore era l’esistenza di rapporti di intelligence americani che riferivano di attività iraniane ostili e minacciose per la stabilità dell’Irak del dopo Saddam.
E un gruppo che hanno provato a coinvolgere in supporto alla loro auspicata direttiva è stato proprio l’aipac ( un alleato naturale, dal momento che la potente lobby pro Israele già da lungo tempo esercitava una grande influenza nel condizionare le linea dura della politica americana contro l’Iran).
    Nel 26 giugno del 2003 secondo un “affidavit” (1) dell’fbi allegato alle accuse di reato raccolte a carico di Franklin, questi si era incontrato in un ristorante di Arlington, in Virginia, con due soggetti ben precisi; uno, come generalmente riportato, era Steve Stern, il vecchio direttore
responsabile degli affari politici per conto dell’aipac, l’altro era Feith
Weissman, il vecchio specialista sull’iran della stessa lobby (l’aipac, dopo aver insistito per mesi che nessuno dei suoi impiegati aveva fatto niente di illecito, ha licenziati entrambi nel corso dell’ultimo mese [maggio 2004])
    Nel corso dell’incontro Franklin è stato pescato dall’Fbi mentre discuteva coi suoi compagni dei contenuti di un documento top secret del governo americano, emesso il giorno prima, che conteneva informazioni riguardanti minacce contro forze Usa in Irak.

Si evince dalla lettura dell’affidavit(1) dell’fbi allegata alle accuse di Franklin che, quando Franklin fu inchiodato da una foto fatta quel giugno al ristorante, il “buraeu” stava già tenendo d'occhio uno o entrambi i funzionari dell’Aipac.
    Secondo quanto riferisce il “Jewish Telegraphic Agency” le indagini dell’Fbi sull’Aipac sono cominciate come minimo nel 2001, probabilmente in risposta a un reclamo avanzato dalla allora consigliera per la sicurezza nazionale Condoleeza Rice, a proposito di fughe di notizie sulla decisione dell’amministrazione Bush sull’opportunità o meno di incontrare il leader dei palestinesi Arafat.
    A meno di un anno da “quel pranzo”, nel giugno del 2004 l’Fbi ha emesso un mandato di perquisizione per l’ufficio di Franklin al Pentagono, dove il “bureau” ha scoperto i documenti classificati del 2003 sul cui contenuto aveva tenuto al corrente funzionari dell’aipac.
Lo stesso giorno, una ricerca a casa di Franklin nel West Virginia ha permesso di scoprire altri 83 documenti classificati, quasi metà dei quali segreti (trasferire documenti classificati in un luogo non autorizzato, come il domicilio privato di Franklin, è potenzialmente un reato federale punibile colla reclusione )
    L’affidavit(1) testimonia che, poco tempo dopo quella perquisizione, Franklin confessava all’Fbi di aver scambiato informazioni su documenti classificati del 2003 con quei suoi “commensali”..

Secondo un rapporto del Jewish Telegraphic Agency, a quel punto nel 2004, l’Fbi ha usato questa prova schiacciante a carico di Franklin per convincerlo a cooperare nell’indagine a suo carico in modo da aiutare gli agenti ad appurare quanto il ruolo che lui stava giocando fosse più o meno determinante nel “gonfiare” le attività ostili iraniane in irak e a seguire soggetti
di “interesse” del “bureau”,  per vedere come loro si sarebbero comportati.
    Tra quelli indicati da Franklin, come riportato dai media, c’erano i collaboratori di Amhed Chalabi,     per scoprire chi tra essi poteva avergli rivelato che gli Usa avevano decifrato i codici di comunicazione segreti dell’Iran (informazione che Chalabi aveva poi trasmesso/passato agli iraniani), poi un vecchio membro della C.I.A., che ha citato in giudizio l’agenzia denunciando di essere stato soggetto di una caccia alle streghe anti-israeliana, e,
infine, Weissman, la “longa manus” dell’Aipac sulla questione iraniana.


(1) AFFIDAVIT : dichiarazione giurata e solenne resa dinanzi al magistrato nel corso del processo.
(termine giuridico anglosassone)


www.disinformazione.it

Lo Schindler dell'arte

giovedì 09 giugno 2005, 20:15

Di Marco Roncalli

Fece tutto per amore dell'arte. E per mettere al riparo dalla furia bellica tesori di grandi maestri non risparmiò né le forze, né il coraggio. Non era un agente segreto come Rodolfo Siviero, l'uomo che alla guida di un servizio clandestino riuscì a salvare le nostre opere d'arte o a controllarne gli spostamenti oltre il Brennero. Era un semplice funzionario dello stato, un uomo di studi, di cultura. La sua non è una storia sconosciuta. Anzi alla sua meritoria azione durante la seconda guerra mondiale - annotata nel diario da lui intitolato Opere d'arte nella tempesta della guerra - è legato anche un Premio che da nove anni porta il suo nome, dedicato ai "salvatori dell'arte" (tra i premiati dell'anno scorso la direttrice del Museo di Bagdad Nidal Amin e quest'anno Caterina Bon Valsassina, direttrice dell'Istituto Centrale di restauro che sta recuperando il Padiglione della Suprema Armonia a Pechino). Ora però tutta la sua vicenda arriva al grande pubblico grazie a un documentario prodotto da Rai Eucational e dalla Comunità montana di Montefeltro che sarà trasmesso lunedì 6 giugno alle 22, 55 su Raidue. Parliamo di Pasquale Rotondi, da qualcuno già definito il "Perlasca dell'arte". Nato ad Arpino (Frosinone) nel 1909, aveva 31 anni ed era Soprintendente ai beni artistici e storici delle Marche quando da Roma (su iniziativa del ministro dell'Educazione nazionale Giuseppe Bottai) gli fu affidato il salvataggio di numerosi capolavori. Un mandato affrontato con responsabilità anche innanzi a pericoli, scattato il 6 giugno 1940, a pochi giorni dall'entrata in guerra dell'Italia. Grazie al suo operato - fatto anche di stratagemmi e sangue freddo - quasi quattromila opere non uscirono dal nostro Paese. L'elenco dei capolavori è impressionante e contiene tele preziose come La Tempesta del Giorgione, il Gentiluomo nello studio del Lotto, la Pala Gozzi di Tiziano, la Flagellazione di Piero della Francesca, oltre a notevoli dipinti di Rubens e Veronese, Raffaello e Mantegna, Tiepolo e Tintoretto, Guardi e Canaletto - senza dimenticare importanti sculture, arazzi, libri antichi, ceramiche, eccetera. Rotondi coordinò l'impresa con un pugno di uomini facendo affluire tutto questo bendidio in un angolo stupendo delle Marche, il Montefeltro, e, concentrandolo nella Rocca di Sassocorvaro, nel Palazzo dei Principi di Carpegna, nei sotterranei del Palazzo Ducale di Urbino: dove fu sorvegliato, protetto dai bombardamenti e dai saccheggi nazisti (questi ultimi organizzati anche su vasta scala: i cosiddetti uffici di protezione artistica istituiti in Italia dai tedeschi occupanti erano del resto alle dipendenze delle Ss, e - ad esempio - il Kuntschutz diretto dal colonnello Alexander Langsdorff, proteggeva tutto, facendolo trasportare in Germania). La ricostruzione di questa pagina di storia (con episodi curiosi come il nascondimento di tele preziose prima nel bagagliaio di una Balilla, poi in camera da letto, con i nazisti fuori a caccia di armi nascoste), è appunto il tema del documentario firmato da Giuseppe Saponara e Salvatore Giannella La lista di Pasquale Rotondi, presentato in anteprima oggi a Palazzo Venezia, a Roma, nella rassegna internazionale di film e documentari d'arte "DocFest", da Giovanni Minoli che lo ospiterà lunedì nel suo programma "La storia siamo noi" su Raidue. Nella pellicola il racconto - che ha già elementi di grande interesse - risulta efficace ed è rafforzato sia per la presenza di attori in costume sia per la bellezza dei luoghi dove sono ambientate le scene di questa "base segreta. Qualche parola infine sulla carriera di Rotondi. Rimasto a Urbino sino al 1949, successivamente a Genova come soprintendente, dal 1961 al 1973 è stato direttore dell'Istituto centrale del restauro, quindi dopo il 1973 consulente del Vaticano per il restauro della Sistina. E' mancato a Roma nel 1991, a 81 anni: pochi giorni prima era salito sui ponteggi per controllare i lavori sul Giudizio Universale. «Il ricordo della vita segreta di quelle opere, nei 5 anni, 3 mesi e 8 giorni di permanenza nelle monumentali mura del Montefeltro marchigiano, mentre fuori divampava la guerra, non potrà mai essere cancellato», ha lasciato scritto Rotondi prima di morire. Ora, con la sua esperienza sul piccolo schermo, anche questo "Schindler della bellezza" o "Perlasca dell'arte" per un po' non sarà dimenticato.



fonte: Avvenire

Microsoft Update è on-line

giovedì 09 giugno 2005, 00:47

Orlando (USA) - Senza troppo clamore, negli scorsi giorni Microsoft ha messo on-line Microsoft Update, il nuovo centro di raccolta e distribuzione degli aggiornamenti destinato a rimpiazzare il ben noto Windows Update e il meno noto Office Update. Il colosso ha inoltre rilasciato nuove versioni dei suoi tool per la gestione delle patch.

Microsoft Update, già disponibile in lingua italiana, estende gli scopi e le funzionalità di Window Update fornendo agli utenti un unico centro per l'aggiornamento dei più importanti software di Microsoft: Office, Exchange Server, SQL Server e, naturalmente, Windows. In futuro il big di Redmond conta di estendere la lista delle applicazioni supportate ed includervi buona parte dei suoi prodotti consumer ed enterprise.

Il servizio può essere utilizzato dagli utenti di Windows 2000, XP e Server 2003 e si interfaccia alla funzionalità Aggiornamenti automatici di Windows, che di fatto rappresenta il client di WU alternativo all'accoppiata browser/ActiveX: un client che, come noto, permette di scaricare gli update in modo manuale, automatico e/o programmato.

A differenza di Windows Update, che si appoggia sulla tecnologia di aggiornamento di quinta generazione (detta v5), Microsoft Update utilizza il nuovo motore v6, che migliora la gestione dei trasferimenti e il resume dei download in caso di interruzione.

Microsoft continuerà a mantenere attivi Windows Update e Office Update ancora per qualche tempo, questo per favorire la transizione verso il nuovo servizio unificato.

Come il suo predecessore, Microsoft Update funziona esclusivamente con Internet Explorer: questo perché il servizio, per controllare gli aggiornamenti già installati e quelli mancanti, utilizza un controllo ActiveX. Se ci si cllega al sito con un browser alternativo, come Firefox o Opera, tutto ciò che si ottiene è il laconico avviso "Per utilizzare Microsoft Update è necessario Internet Explorer 5 o versione successiva".

Il debutto di Microsoft Update ha coinciso con il lancio di Software Update Services 2.0 (SUS) e di Windows Update Services (WUS), conosciuti collettivamente come Windows Server Update Services (WSUS). Questo nuovo strumento introduce importanti novità nella gestione delle patch in ambito aziendale, come ad esempio la possibilità di selezionare i tipi di aggiornamento desiderati, i metodi di distribuzione e la gestione dei report; inoltre adotta il protocollo di trasferimento "intelligente" BITS 2.0, che oltre ad ottimizzare la banda migliora il download e la distribuzione delle patch su specifiche macchine o gruppi di computer.

Microsoft conta di rilasciare le versioni aggiornate dei tool di patching Microsoft Baseline Security Analyzer 2.0 e SMS Inventory Tool durante l'estate.

fonte: www.punto-informatico.it 

Fastweb vara la Carta dei Servizi

giovedì 09 giugno 2005, 00:43

Roma - "Una Carta che afferma i diritti di informazione, prevede risarcimenti e procedure conciliative con le associazioni consumatori in caso di contenzioso". Così Adiconsum ha salutato il varo da parte di Fastweb della nuova Carta dei Servizi pensata per innovare e rendere più semplice e trasparente il rapporto dell'operatore con i propri clienti.

Alla realizzazione della Carta, che coinvolge Fastweb, Fastweb Mediterranea, e.BisMedia e RaiClick, hanno collaborato, oltre alla già citata Adiconsum, anche Movimento Difesa del Cittadino e Codacons.

"Tramite un unico contratto ed un'unica Carta dei Servizi - si legge in una nota diffusa dall'azienda - Fastweb e le aziende del gruppo disciplinano in modo organico tutti i servizi offerti ai propri clienti". In particolare, segnalano i consumatori, è stato istituito un canale privilegiato per i rapporti con le associazioni del consumo, il miglioramento e il potenziamento dei call center, la linea telefonica gratuita in caso di rientro a Telecom.

Secondo Fastweb, molteplici sono i vantaggi per gli utenti, caratteristiche di un rapporto che secondo le associazioni del consumo, e di certo non solo loro, dovrebbero essere comuni a tutti gli operatori di un settore complesso e dinamico come quello della telefonia e della connettività. In particolare:
- facilità di consultazione dei documenti contrattuali
- facilità nell'acquisto e nella disdetta dei servizi offerti dalle società del gruppo
- Customer Care unificati
- una sola fattura per più servizi
- possibilità di risolvere presso i CORECOM e le Camere di Commercio i contenziosi in materia sia TLC sia TV.

"Entro settembre 2005 - ha fatto sapere l'azienda - verrà attivata sul sito Fastweb un'area dedicata alle associazioni che integrerà il numero telefonico dedicato già esistente, finalizzata a migliorare la comprensione delle offerte"

L'azienda, accogliendo le indicazioni del dipartimento "Vigilanza e Controllo" dell'Autorità TLC, ha integrato nella Carta "parametri qualitativi - afferma l'operatore - che consentono al cliente di effettuare comparazioni sulla qualità dei servizi offerti".

Secondo Adiconsum, Fastweb dovrà impegnarsi maggiormente anche "nell'informazione resa all'atto della promozione del prodotto Fastweb, che data la sua complessità, è a volte proposto con superficialità, e l'attivazione di una conciliazione on-line che velocizzi la risoluzione dei contenziosi". Le associazioni del consumo si sono poi rivolte agli utenti, affinché quando scelgono un servizio o prodotto telefonico verifichino anche "gli eventuali strumenti di cui dispone l'azienda per tutelare i diritti dei consumatori".

fonte: www.punto-informatico.it

Catturato uno dei cracker pi ricercati

giovedì 09 giugno 2005, 00:40

Londra - C'è tensione in queste ore tra la polizia di Londra e quella americana in seguito all'annuncio con cui Scotland Yard ha fatto sapere di aver arrestato martedì pomeriggio il cittadino britannico Gary McKinnon. Le due polizie non sono infatti d'accordo su come gestire il caso.

All'uomo, oggi 39enne, vengono contestate alcune delle più gravi incursioni telematiche mai realizzate. In particolare, gli inquirenti ritengono che McKinnon abbia utilizzato le proprie conoscenze tecniche per aggredire ripetutamente tra il 2001 e il 2002 una quantità di server militari: si parla in particolare di 53 attacchi a reti della Difesa statunitense, dal Pentagono all'Air Force, e ad alcuni altri colpi sferrati contro i server della NASA.

L'uomo, oggi disoccupato, secondo l'FBI è costato alle casse americane almeno un milione di dollari, una somma che comprende tutti gli oneri impiegati per comprendere la tipologia delle incursioni subite e rimettere in sicurezza i sistemi. Secondo gli inquirenti americani, infatti, non solo il cracker avrebbe cancellato molti materiali, e ne avrebbe copiati molti altri, ma avrebbe anche inserito backdoor di accesso per garantirsi la possibilità di entrare nei sistemi colpiti in qualsiasi momento, una pratica peraltro comune in questo genere di aggressioni.

L'estradizione dal Regno Unito agli Stati Uniti non è scontata, secondo le autorità britanniche, ma McKinnon è già stato condannato in contumacia negli USA nel 2002 dal Grand Jury federale, che gli contesta crimini compiuti in 14 diversi stati. "McKinnon - dichiarò all'epoca un avvocato di spicco - è imputato del più grave attacco telematico di tutti i tempi".

fonte: www.punto-informatico.it

Una telestreet nel cuore di Napoli

giovedì 09 giugno 2005, 00:37

Roma - Talmente piccole... da sfidare i colossi del duopolio tv. Tanto entusiasmo da creare una (piccolissima) alternativa e sperimentare nuove tecniche e linguaggi. Il nemico pubblico (ma anche privato) numero uno e quell'"arma di distrazione di massa che ammorba i popoli e li intorpidisce". Insomma, è la vecchia cara tv - che continua a godere di ottima salute - il centro del bersaglio delle telestreet: un fenomeno tanto minuscolo quanto globale e dilagante. Una risposta all'incredibile mummificazione delle frequenze, assegnate nel lontano 1990 e regolate dalla legge Mammì che cristallizzava di fatto il duopolio Rai-Mediaset.

Eppure, abbattuto anche l'ultimo ostacolo legislativo - con la sentenza del Gip sul caso Disco VolanteTelestreet - è già pronta una proposta di legge, per far uscire alla luce del sole questi nuovi media, frutto del nostro tempo e delle contraddizioni delle nostre società.

Allora non sarebbe peregrino immaginare per le telestreet una nuova stagione di proliferazione.

Condizione necessaria: il "cono d'ombra", in pratica la zona di calma piatta del segnale su una data frequenza. Qui è possibile inserirsi e trasmettere un segnale senza sovrapporsi di fatto al concessionario ufficiale della frequenza. I coni d'ombra sono migliaia e sono diretta conseguenza di ostacoli (edifici ma anche montagne). Fenomeno strano quello della tv che si fa giù in strada e si vede qualche metro più in su, nel salotto di casa (raggio d'azione max 1 Km).

Ma perché ci si imbarca in un'impresa del genere? Chi c'è dietro, quali realtà e verità mettono in luce? Quanto costa e cosa anima i promotori? Abbiamo girato le domande alle anime che danno vita ad Insutv, la tvstreet di Forcella, uno dei quartieri simbolo della "Napoli che grida: ‘aiuto!'".

Nata nel 2003, durante l'attacco all'Iraq di Saddam, per volere di cinque volenterosi, Insutv ha prodotto fra l'altro, la fiction di protesta "la Famiglia Pace", narrazione ironica di una famiglia particolare impegnata a contestare la guerra.

Ci sono voluti tuttavia alcuni mesi per prepararsi alla prima trasmissione e per recuperare tutte le attrezzature. Il 20 febbraio 2004, le prime onde si librarono nell'etere partenopeo con un impianto di soli 4 watt. "Da allora - spiega a Punto Informatico Nicola Angrisano - la tv ha trasmesso, per 24 ore al giorno, audio-videoproduzioni proprie, i materiali d'archivio di NewGlobalVision, e tutte le autoproduzioni che sono giunte in redazione. Dopo alcuni mesi di esperienza e know how - continua il fondatore - la street-tv è passata ad un trasmettitore di 20 watt che colma a pieno il cono d'ombra disponibile, irradiando tutto il centro città partenopeo: da Capodimonte, ai Camaldoli, a corso Vittorio Emanuele passando per il centro storico in senso lato".

Le lenti attraverso le quali si analizza la realtà sono quelle dell'"antirazzismo, antisessismo, antimilitarismo, l'ambientalismo e l'antifascismo" che costituiscono l'ossatura di un prodotto informativo e comunicativo "libero e senza censure", assicurano. "I nostri programmi hanno sempre presente le istanze provenienti da movimenti, associazioni, gruppi artistici", aggiunge il collettivo di Insutv, "I temi sono liberi e molteplici: lavoro, migranti, ambiente, esclusione sociale, videoarte, movimenti politici mondiali...".

C'è poi la sempre attuale questione del diritto d'autore: un'altra battaglia che Insutv combatte quotidianamente, registrando i propri prodotti sotto licenza Creative Commons e facendosi dare in libera concessione i prodotti di terzi. Per avere un'idea del tipo di video che sono trasmessi si può consultare l'archivio di www.ngvision.org, sito partner del progetto telestreet, che è stato premiato proprio in questi giorni al Prix Ars Electronica di Linz.

Proprio su questo versante si registra un recente traguardo, arrivato dopo più di due mesi di lavoro: "Insutv è libera per sempre e quasi totalmente da Windows e il suo copyright, - spiegano a PI gli otto attivisti - oggi siamo in onda grazie ad una rete LAN di PC automatizzata e diretta da Linux. I software Debian, Soma, Mplayer ed altri, tutti open source, sono capaci di realizzare un palinsesto video quotidiano e di visualizzarlo automaticamente, ciò che Windows gestiva mediocremente, e sono addirittura in grado di essere guidati a distanza via web. Tutto questo è solo frutto d' intelligenza e dedizione, non dei soldini. Il tutto, fra l'altro, in mani nemmeno troppo esperte, per cui penso proprio che in molti dovrebbero tentare".

L'appuntamento con la presentazione ufficiale potrebbe essere quello del prossimo hack meeting del 17-18 giugno a Napoli.

E quanto costa una telestreet?
"2.500 euro per l'hardware: due pc non di ultima generazione, un amplificatore, un modulatore, un'antenna e qualche metro di cavo; - dicono non senza baldanza - qualche benefattore non è mancato. Per le spese ordinarie (circa 80 euro luce e banda larga) sopperiamo con l'autofinanziamento ma siamo contrari a pubblicità e sponsor". Molto spesso, però, l'attenzione si concentra tutta nel lato attivo del progetto piuttosto che preoccuparsi dell'effettivo riscontro.

"Non abbiamo mai quantificato la nostra "utenza" - spiega ancora il gruppo di Insutv- anche perchè in linea di massima ci piace pensare a chi guarda la nostra tv come potenziale redattore-collaboratore-produttore, nell'idea che chiunque deve imparare a creare prodotti audiovisivi, entrare nei meccanismi dei mezzi di comunicazione di massa per capirli, cambiarli, distruggerli. Non abbiamo nessuna macchina dell'auditel e non ci interessa averla".

È dunque un modo per far partire la tv dal basso e rendere quel diritto di accesso, tanto sbandierato, il più concreto possibile. A loro, invece, basta sapere che il numero dei televisori sintonizzati sulla loro frequenza sia costituita da una variabile compresa fra 0 e 30mila; il resto non conta e l'imperativo categorico rimane sempre lo stesso: "creare per comunicare".

Per le stesse ragioni i guaglioni non hanno fin qui pensato, per esempio, allo streaming. "Ci sono vari ordini di problemi: i costi in tempo e denaro della banda larga e della configurazione e manutenzione del server streaming, il fatto che tutti hanno la tv e soprattutto perché la telestreet è nata per relazionarsi ad un territorio molto piccolo e imparare a capirne temi e linguaggi. Altrimenti si chiamerebbe webtv o tv satellitare, e si tratta di altro".

Ma la gente come reagisce?
"Le persone che abbiamo incontrato nelle nostre uscite sono sempre state entusiaste dell'idea di una televisione di quartiere - risponde ancora Angrisano - si tenga presente, però, che noi lavoriamo in uno dei quartieri più degradati di Napoli; un quartiere in cui una ragazza quattordicenne è stata uccisa a colpi di pistola in pieno giorno. Un quartiere dove tutte le contraddizioni sociali esplodono ogni giorno con conseguenze devastanti da decine di anni. Tirare fuori le telecamere in questo contesto non è proprio come intervistare un negoziante di Oslo...".

Il futuro di Insutv dipenderà allora anche dalla risposta che la legge vorrà dare alle numerose istanze di legittimazione di queste ed altre decine di telestreet.

"Potremo entrare a far parte di un modo nuovo di concepire i media - ipotizzano - che siano collettivi, organizzati dal basso e che rispondano realmente alle esigenze di chi li usa e non di chi ci guadagna. Altrimenti continueremo a fare quello che facciamo oggi: agire in semiclandestinità cercando di far sentire la voce di chi non ha il peso e il potere per entrare nei Porta a Porta e nei telegiornali ufficiali".

Alessandro Biancardi (fonte: www.punto-informatico.it )


 

 

Usa, ecco i nuovi metal detector vedono armi e anche molto di p

mercoledì 08 giugno 2005, 23:39

di JOE SHARKEY

ALCUNE vecchie pubblicità che apparivano sulle riviste di fumetti degli anni 50 e inizio anni 60 annunciavano: "Occhiali ai raggi X! Vedrete attraverso i vestiti!". La pubblicità era illustrata dal disegno di un uomo che indossando quegli incredibili occhiali fissava una bella donna.

Tutti sanno, naturalmente, che quegli occhiali non hanno mai funzionato, ma la tecnologia può rendere possibile l'impossibile. Preparatevi dunque, passeggeri aerei, perché il dipartimento per la Sicurezza del territorio nazionale degli Stati Uniti sta per avviare l'installazione e i test di apparecchiature ad alta tecnologia nei varchi di controllo degli aeroporti che, come promesso dai fumetti anni 50, sono in grado di "vedere attraverso i vestiti!".

Siate pronti ad attraversare questi nuovi varchi di controllo elettronici, dove sarà in funzione un'apparecchiatura conosciuta come backscatter. Queste macchine, che saranno testate già quest'anno in alcuni aeroporti, usano immagini ottenute con i raggi X e permettono all'operatore di vedere il corpo delle persone. "Si vede proprio tutto", dice Bill Scannel, avvocato specializzato in privacy. "Si vedono i capezzoli. Mostra chiaramente i contorni dei genitali".

Alla giustificazione del Dipartimento per la sicurezza del territorio nazionale per l'impiego di questo streap-tease elettronico non manca una certa logica. Test dopo test sul campo, è stato dimostrato che gli scanner utilizzati negli aeroporti federali per individuare gli oggetti metallici non erano per niente affidabili nell'individuare armi nascoste nel bagaglio a mano o sul corpo di agenti in borghese.

Per rimediare, e a seguito dell'esplosione di due aerei in Russia causate da esplosivi non metallici portati a bordo apparentemente da terroriste cecene, il dipartimento aveva iniziato all'inizio dell'anno scorso a far perquisire le persone. Ma a dicembre aveva dovuto recedere in parte da questo tipo di controllo, per via delle proteste di passeggeri che denunciavano essere stati toccati dagli agenti. "L'uso di queste perquisizioni meticolose è stato contestato dai passeggeri e da varie organizzazioni per la difesa dei consumatori", ha dichiarato Richard L. Skinner, ispettore generale del dipartimento per la Sicurezza del territorio nazionale, riferendo allla commissione del Senato in gennaio. Skinner ha anche spiegato che l'Amministrazione stava invece intensificando i test di nuove tecnologie basate sulle immagini da backscatter.

Michael Chertoff, segretario per la Sicurezza del territorio nazionale, ha riferito in aprile ai senatori che "è alla tecnologia che bisogna rivolgersi per passare veramente a un livello più alto di sicurezza". La tecnologia è disponibile, ha spiegato. "Il punto in discussione riguarda la decisione di utilizzarla e come bilanciarla con la tutela della privacy delle persone", ha aggiunto.

Steve Elson, invece, è scettico. Ex investigatore dell'amministrazione federale per il trasporto aereo, è stato il responsabile del gruppo di agenti in borghese che hanno esaminato gli aeroporti, trovando falle nella sicurezza. "La tecnologia del backscatting è disponibile da anni", dice. "Si è cominciato a parlare di questa roba già diversi anni fa, quando alle manifestazioni venivano arrestate delle donne. Può anche essere efficace e funzionare. Ma solo se si è davvero disposti a pagare un prezzo in termini di perdita della privacy". Lui non lo è: "Ho una bella figlia di 29 anni e una bella moglie e non voglio che gli operatori dell'aeroporto le guardino. Questo è quanto".

(dal supplemento New York Times-La Repubblica)

(8 giugno 2005)

Com'è afrodisiaco parlare di alcol

mercoledì 08 giugno 2005, 23:28

di ERIC NAGOURNEY

I ricercatori hanno detto che gli uomini che associano l'alcol e il desiderio sessuale possono essere stimolati sessualmente anche solo venendo esposti a loro insaputa a parole che hanno a che vedere col bere. Scrivendo sul giornale Addiction, i ricercatori affermano che la scoperta offre un'ulteriore prova del potere della memoria, quando si tratta di alcol. Altri studi hanno rilevato che la gente che ritiene erroneamente che le sia stato dato dell'alcol può evidenziare gli effetti del bere.

Per questo studio Ronald S. Friedman e i suoi colleghi dell'Università del Missouri hanno tenuto sotto osservazione il consumo di alcol di circa 150 studenti universitari maschi, registrando le loro opinioni sull'alcol e il sesso. Agli studenti sono state poste domande tipo se bere qualche drink aumenti la loro eccitazione o il loro piacere sessuale. Un mese dopo sono stati posti davanti a dei computer ed è stata loro mostrata una serie di lettere. Quindi è stato loro chiesto di dire se esse formassero delle parole. Quello che gli studenti non sapevano era che parole come "birra", "barilotto" e "ubriaco" venivano mostrate velocemente sullo schermo e subito coperte da altre lettere. Le parole scomparivano troppo rapidamente per essere lette con piena coscienza.

Agli studenti è stato poi chiesto di osservare le fotografie di 21 giovani donne e di classificarle in base alla loro attrattiva. I ricercatori hanno scoperto che gli studenti che in precedenza avevano espresso un rapporto tra alcol ed eccitazione sessuale avevano maggiori probabilità di ritenere una donna attraente di quegli uomini che non avevano espresso pareri simili in merito all'alcol. Di che cosa si tratti è ancora oscuro ma sembrerebbe, hanno scritto i ricercatori, che "gli effetti sul comportamento delle aspettative connesse all'alcol sono notevolmente intensi e di vasta portata".

Sebbene le donne non siano state oggetto di studio, i ricercatori hanno detto che non vi è ragione di ritenere che esse non reagirebbero similmente. D'altra parte, hanno teorizzato, è anche possibile che in un meccanismo di difesa le donne che credono che l'alcol le renda pi recettive sessualmente possano classificare gli uomini come meno attraenti.

(tratto dal supplemento New York Times - La Repubblica)

(26 maggio 2005)

Brevetto Excel, condannata Microsoft

mercoledì 08 giugno 2005, 23:26

Los Angeles (USA) - Il tribunale distrettuale della California centrale ha stabilito che Microsoft dovrà versare 8,96 milioni di dollari al programmatore di origine guatemalteca Carlos Armando Amado.

I giudici hanno ritenuto che il big di Redmond abbia effettivamente violato il brevetto che lo sviluppatore ha registrato su una tecnologia di trasferimento dati da e per spreadsheet e database.

Amado aveva denunciato Microsoft sostenendo di aver sviluppato e chiesto il brevetto di quella tecnologia nel 1990, quand'era studente a Stanford, e di aver inutilmente tentato di venderla alla stessa Microsoft due anni dopo. Dal 1997 un sistema analogo di trasferimento dati è stato impiegato nei software dell'azienda, Excel nello specifico.

Va detto però che Amado aveva chiesto una somma ben più elevata, pari a 500 milioni di dollari, ma i magistrati hanno respinto nove dei dieci reclami presentati dai suoi legali, attestando poi la condanna su una cifra comunque cospicua: la somma è stata calcolata sulla base dell'utilizzo della tecnologia nei software venduti dall'azienda tra il 1997 e il 2003.

Microsoft da parte sua ha sottolineato che quando Amado si è presentato all'azienda questa già da tempo stava sviluppando quella tecnologia e si è detta comunque soddisfatta della sentenza perché a suo dire ridimensiona grandemente le accuse rivolte dallo sviluppatore.

fonte: www.punto-informatico.it 

Il robot e lo scarafaggio

mercoledì 08 giugno 2005, 23:24

Roma - Il suo nome scientifico è Gromphadorhina portentosa, proviene dal Madagascar ed è uno scarafaggio gigante. Lungo fino a 8 centimetri, non è dotato di cervello e si muove lentamente. Garnet Hertz, studente canadese trapiantato in California, è riuscito a ravvivare la monotona vita di questa blatta esotica dotandola di una estensione robotica. è il primo insetto cyborg della storia, nato da un interessante percorso di ricerca intitolato "Controllo e comunicazione nell'animale e nella macchina", pronto per essere discusso in sede accademica.

Uno degli obiettivi di questi studi, racconta Hertz sulle pagine del sito ufficiale del progetto, è dimostrare che la robotica contemporanea e gli scarafaggi siano pi simili di quanto immaginato fin qui. Hertz sostiene per esempio che molti robot, per muoversi su terreni accidentati, "emulano il modello comportamentale dello scarafaggio, in grado di adattarsi velocemente all'ambiente". Ed il colpo di genio che ha portato alla cyberblatta nasce proprio qui: cosa accade se uno scarafaggio si mette letteralmente alla guida di una macchina?

Hertz ha così costruito un carrello robot dotato di un insolito sistema di controllo automatico: al posto di un cervello elettronico, l'intelligenza della macchina è uno scarafaggio sibilante del Magagascar. Posizionato sopra un trackball modificato, l'insetto è circondato da una serie di diodi. Muovendosi con le zampette sopra la pallina, lo scarafaggio fa spostare il carrello: in caso di collisione, appositi sensori fanno illuminare il diodo corrispondente. Immediatamente, l'animaletto sgambetta nella direzione opposta, fuggendo dalla luce. Infatti gli scarafaggi sono notoriamente "allergici" ad ogni tipo di fonte luminosa: una particolarità che permette questo "metodo organico per sostituire le solite CPU", come sottolinea Hertz.

Sembra addirittura che questo cyberscarafaggio riesca veramente ad adattarsi all'ambiente circostante - proprio come se le ruote, il metallo ed il silicio del carrello automatico fossero diventate parte integrante di sì Il costo complessivo dell'originalissimo dispositivo si aggira intorno ai 1000 dollari ed è completamente autofinanziato dal suo stesso inventore. Lo schema del robot "a scarafaggio" èdisponibile liberamente. Hertz non vuole ricevere finanziamenti esterni, nonoostante il DARPA sia interessato a tutte le applicazioni della biorobotica. "Anche se non tutta la ricerca in ambito militare viene utilizzata per uccidere, è ovvio che tutto ciò che è militare ha a che fare con la guerra". L'ambizione dello studioso rimane di "favorire la riflessione sullo scontro tra biologico ed il computazionale, tra natura e tecnologia, oltre i timori di un futuro pieno di robot bioibridi". Di certo, i diritti degli animali non sono un problema percepito dal ricercatore: gli scarafaggi utilizzati nella ricerca vengono punzecchiati ed usati in una maniera che ricorda assai pi la vivisezione che non la robotica.

Tommaso Lombardi (www.punto-informatico.it)

Risolto il buco in MSN-Hotmail

mercoledì 08 giugno 2005, 23:22

Roma - Microsoft ha confermato il problema registrato nei giorni scorsi su alcuni dei servizi forniti dal suo portalone MSN che, tra i molti servizi offerti, consente di scaricare il Messenger dell'azienda, uno dei più utilizzati software di instant messaging. La vulnerabilità era stata individuata dal bug hunter olandese Alex de Vries.

L'azienda ha spiegato che il sito dedicato ilovemessenger.msn.com/ è stato posto offline per un paio di giorni perché in certe condizioni un aggressore avrebbe potuto guadagnare accesso agli account Hotmail di quegli utenti che si sono registrati al celebre servizio di posta elettronica gestito da Microsoft.

In particolare, una vulnerabilità del tipo cross-site scripting avrebbe potuto consentire di ottenere i cookie degli utenti Hotmail semplicemente inducendoli a visitare una certa URL con una pagina web configurata all'uopo: con questa operazione si sarebbe potuto accedere alla posta degli utenti.

Microsoft ha deciso di sospendere il sito in quanto considerava critica la falla. Ora è nuovamente operativo.

Di interesse notare che questo problema è emerso a pochi giorni di distanza dall'attacco telematico subito dalla versione coreana di MSN, aggredita da alcunic racker che hanno piazzato del malware sui server del sito che ospitano le news, sperando così di catturare password di accesso ad alcuni giochi online.

fonte: www.punto-informatico.it 

 

Dalla frenologia una bizzarra eredità 70 cervelli conservati in

mercoledì 08 giugno 2005, 23:11

di PETER EDIDIN

ITHACA (New York) - Nel seminterrato della Uris Hall, l'edificio che ospita il dipartimento di Psicologia della Cornell University, la professoressa Barbara L. Finlay apre una stanza chiusa a chiave, identificata da un foglietto scritto a mano come "La discarica degli svitati".

"Eccoli", dice Finlay, accendendo la luce nell'angusta saletta ingombra di strumenti da laboratorio. Su un lato, c'è un piccolo carrello a rotelle con sopra otto cervelli umani, conservati dentro barattoli di vetro riempiti di formaldeide. Sembrano di gomma. Uno dei cervelli, che appartiene a un criminale tristemente noto, giustiziato nel 1871, è verde.

"Una bella tonalità menta", suggerisce Finlay, che insegna scienze cognitive e del cervello alla Cornell da 30 anni. Fa ricerche sull'evoluzione e lo sviluppo del cervello ed è la curatrice della Wilder Brain Collection dell'università, una collezione di circa 70 cervelli, quasi tutti conservati sugli scaffali di uno stanzino ancora più piccolo di questo, una porta più in là.
I cervelli sul carrello di solito sono esposti in una teca di vetro, al secondo piano della Uris Hall. Non hanno scopi scientifici, dice Finlay, ma sono molto utili dal punto di vista pedagogico: gli studenti che passano vicino alla teca, dice, sono costretti a confrontarsi con il cervello.

"Voglio che si pongano la domanda 'Esiste qualcos'altro oppure no?'"
La maggior parte dei cervelli conservati qui, compresi due che appartenevano a dei bambini, non si sa di chi fossero. Sono quello che resta degli oltre 600 cervelli raccolti da Bert Green Wilder nella convinzione che potessero portare a scoperte rivoluzionarie nella comprensione dell'essere umano. Wilder era un illustre anatomista, ed è stato lui a creare il dipartimento di anatomia della Cornell. Nel 1889, fondò la Cornell Brain Society per raccogliere i cervelli di "persone istruite e ordinate", amici e colleghi compresi. Il suo, senza niente che lo distingua dagli altri, fluttua placidamente in una bottiglia sul carrello, dietro la porta.

Il periodo a cavallo tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, fu l'"epoca d'oro" della raccolta di cervelli, dice Burrell - professore di matematica all'Università del Massachusetts, e autore del libro Postcards from the Brain Museum - un periodo in cui organizzazioni scientifiche, a Philadephia, a Parigi (un'associazione dal simpatico nome di Società di autopsia reciproca), a Tokyo, a Mosca e altrove cominciarono a raccogliere cervelli.

A guidare questi sforzi era in parte il desiderio di ricondurre la religione nell'ambito della scienza. Un'altra ragione era la convinzione, ereditata da Franz Joseph Gall, fondatore della frenologia, nel XVIII secolo, che le diverse parti del cervello svolgevano diverse funzioni.

Anche se gli esperti non erano in grado di classificare le persone in base ai bernoccoli sulla testa, era la teoria, se la scienza avesse condotto un'accurata comparazione dei cervelli alla fine sarebbe stato chiaro perché una persona era diversa dall'altra, perché uno era un genio e un altro un criminale. Il cervello avrebbe rivelato la persona.

I frenologi si sbagliavano. Mettere a confronto le anatomie di diversi cervelli non ha rivelato nulla di significativo. Con il tempo, la maggior parte delle collezioni di cervelli andarono disperse o furono eliminate, dimenticate e trascurate.

Pochi anni dopo il suo arrivo in questa università, Finlay decise di fare qualcosa con quello che rimaneva della Wilder Collection. "I sotterranei della Stimson Hall, l'edificio della facoltà di biologia dall'altra parte della strada, erano pieni di cervelli", dice. "Era il 1978, e l'Università stava pensando di mandarli allo Smithsonian, o da qualche altra parte".
"Dissi che dovevamo tenerli. È una delle prime
collezioni che ha cercato di fisicizzare il cervello, di tracciare la mappa delle capacità umane in strutture e aree specifiche".

L'amministrazione dell'università le ha dato il via libera, chiedendole di prendersi cura di quel sotterraneo di cervelli in via di deterioramento. Finlay ha arruolato alcuni studenti per trasferire quasi 200 cervelli, facendoli passare da una finestra del seminterrato e portandoli dall'altro lato della strada, alla Uris Hall.

Molti cervelli erano rinsecchiti o in cattive condizioni, quando Finlay ha preso in mano la collezione Wilder, e oltre 100 sono stati eliminati. Otto cervelli di cui è stato identificato il proprietario sono stati messi in esposizione. Il resto è stato chiuso nello stanzino.
La scienza in erba che stava dietro a queste collezioni tuttavia la possiamo ritrovare ancora oggi nelle neuroscienze. L'argomento più studiato è la coscienza, che cos'è e come faccia a emergere nel cervello. Gli scienziati "vanno a tentoni nel buio" per cercare la risposta, proprio come i loro colleghi del XIX secolo, dice Christof Koch, professore di biologia cognitiva e comportamentale al California Institute of Technology.

"Non sappiamo come faccia a emergere una mente da questa vasta raccolta di neuroni", dice Koch. "Non abbiamo un'intuizione che ci apra la strada. È come Aladino che sfrega la lampada e appare un genio".
"I cervelli mi aiutano a collocarmi in una linea continua di ricerca scientifica", dice la Finlay che in questi organi vede un primo tentativo di collegare il cervello e la natura intangibile della personalità."Il progresso da allora", dice, "è consistito nell'inserire questi campi di studio in contesti esplicativi più ampi. Le descrizioni fisiche e cognitive diventano più profonde , e questa è la tradizione, continuare ad aprire la finestra della comprensione".

(Tratto dal supplemento New York Times-La Repubblica)

(8 giugno 2005) 

Arrestato a Londra pirata informatico che mise in ginocchio il

mercoledì 08 giugno 2005, 23:10

LONDRA - E' stato arrestato a Londra, su mandato di cattura spiccato dalle autorità statunitensi, un cittadino britannico accusato di essere uno dei più pericolosi pirati informatici in campo militare.

La persona finita in manette è Gary McKinnon, un tecnico informatico di 39 anni contro il quale verrà avviata una procedura di estradizione verso gli Usa, dove dovrà rispondere dell'accusa di essersi infiltrato illegalmente e di aver danneggiato, nel 2001 e 2002, 53 computer delle forze armate statunitensi e della Nasa, l'ente spaziale americano.

Le scorribande telematiche di Gary McKinnon, secondo stime di Washington, sarebbero costate danni per oltre 800.000 euro. Nel novembre 2002, l'uomo era stato incriminato dalla magistratura federale americana per otto capi di imputazione, relativi a reati informatici commessi in 14 stati. Se riconosciuto colpevole, rischia fino a 70 anni di reclusione e 1,75 milioni di dollari (1,4 milioni di euro) di multa.

Eroina o metadone?

mercoledì 08 giugno 2005, 23:09

07.06.2005
Eroina o metadone?
La co-prescrizione di eroina è meno costosa per la società


Uno studio pubblicato sulla rivista "British Medical Journal" rivela che prescrivere insieme metadone ed eroina ai tossicodipendenti cronici che resistono ai trattamenti è meno costoso rispetto al solo metadone, in quanto ne riduce il comportamento criminale.
Lo studio ha preso in esame 430 pazienti dipendenti da eroina e resistenti ai trattamenti, che prendono parte a programmi a base di metadone in sei città in Olanda. Prima di essere arruolati nello studio, i partecipanti erano spesso coinvolti in attività illegali allo scopo di procurarsi denaro o droghe.
I soggetti sono stati divisi in maniera random in due gruppi: uno sottoposto a trattamento con metadone più eroina (gruppo sperimentale), e uno con il solo metadone (gruppo di controllo). Dopo un anno, l'analisi dei dati ha rivelato che la co-prescrizione dell'eroina risultava associata con una miglior qualità della vita. Anche se i costi economici della co-prescrizione erano considerevolmente più elevati, essi erano compensati da esborsi minori relativi all'esecuzione delle leggi e ai crimini contro la proprietà. Il risparmio medio totale ammontava a 12.793 euro per paziente l'anno.
Da un punto di vista sociale, dunque, i ricercatori concludono che la prescrizione di metadone più eroina con supervisione medica ai tossicodipendenti cronici resistenti ai trattamenti è da considerarsi un'alternativa decisamente efficiente.

Marcel G. W. Dijkgraaf, Bart P. van der Zanden, Corianne A. J. M. de Borgie, Peter Blanken, Jan M. van Ree, Wim van den Brink, "Cost utility analysis of co-prescribed heroin compared with methadone maintenance treatment in heroin addicts in two randomised controlled trials". BMJ, Vol. 330, pp. 1297-1300.

Stable Debian Sarge

mercoledì 08 giugno 2005, 23:03

Roma - Dopo circa tre lunghi anni di sviluppo la comunità di volontari stretta intorno al Debian Project ha partorito l'attesa versione 3.1 dell'omonima e anziana distribuzione Linux.

Nota con il "soprannome" Sarge, Debian 3.1 è la nuova release stabile di uno dei sistemi operativi in assoluto più vicini alla filosofia del free software: non a caso il suo codice si trova alla base di decine di altre distribuzioni Linux, tra cui Linspire, Knoppix, Mepis, Ubuntu e Xandros.

Debian 3.1 supporta ben 11 differenti famiglie di processori, da quelli dei palmari a quelli dei supercomputer passando per quasi tutto quello che si trova tra questi due estremi, ed include gli ambienti grafici desktop KDE, GNOME e GNUstep. In linea con la sua filosofia di sviluppo libera e aperta, la nuova release non manca poi di supportare la specifica per l'interoperabilità Linux Standard Base (LSB).

Fra le novità più in vista di Sarge c'è una nuova e modulare procedura d'installazione che migliora il riconoscimento dell'hardware e configura le periferiche in modo automatizzato. L'installazione è disponibile in circa una trentina di lingue e include la configurazione del server X per molti modelli di scheda grafica. Il sistema operativo può essere installato da molti tipi di supporto, tra cui DVD, CD, drive USB, floppy disk o via rete.

Debian 3.1 include poi un migliorato processo di selezione delle attività (task) ed integra il tool Debconf in un maggior numero di pacchetti, che possono così essere configurati in maniera più semplice e intuitiva.

Come ci si può aspettare la nuova release di Debian contiene le versioni aggiornate (anche se non sempre le più recenti) di quasi tutti i pacchetti open source (circa 6.500) di cui è composta, tra cui KDE 3.3, GNOME 2.8 e XFree86 4.3.0. Al cuore del sistema operativo vi è il kernel 2.4.27 o, a scelta, il 2.6.8, corredato dal compilatore GCC nella versione 3.3.5. Tra i software più noti vi sono poi Thunderbird 1.0.2, Firefox 1.0.4, PostgreSQL 7.4.7, MySQL 4.0.24 e 4.1.11a, Apache 1.3.33 e 2.0.54, e Samba 3.0.14. Questa è inoltre la prima release stabile di Debian ad includere OpenOffice, qui presente nella versione 1.1.3: tra gli altri strumenti desktop si citano il client per il groupware Evolution e il programma di instant messaging GAIM.

"Debian GNU/Linux è in questa release più che mai orientata ai desktop", ha affermato il team di sviluppo nelle note di rilascio.

Debian 3.1 comprende anche il software di cifratura OpenSSH e GNU Privacy Guard e integra la cifratura forte nei browser e server web, nei database e in diverse altre applicazioni.

All'ampliamento di Sarge hanno contribuito anche i sottoprogetti Debian-Edu/Skolelinux, Debian-Med e Debian-Accessibility, che hanno incrementato il numero di pacchetti dedicati alla didattica, ai medici e ai disabili.

L'aggiornamento della precedente versione 3.0, conosciuta come Woody, viene gestito automaticamente dallo strumento per la gestione dei pacchetti aptitude e, per una certa parte, anche dal programma apt.

"Come sempre, i sistemi Debian GNU/Linux possono essere aggiornati senza difficoltà, durante l'attività a regime, senza alcuna interruzione del servizio", si legge in un comunicato.

Per ulteriori informazioni è possibile leggere le esaustive note di rilascio, già tradotte anche in italiano. Per scaricare od ordinare Debian 3.1 si veda invece questa pagina.

fonte: www.punto-informatico.it 

maggiori info: www.debianitalia.org


La percezione degli arrotondamenti

mercoledì 08 giugno 2005, 23:02

07.06.2005
La percezione degli arrotondamenti
Un nuovo studio analizza l'effetto dei prezzi che terminano senza cifra tonda


Vi siete mai chiesti come mai la maggior parte dei prezzi non termina semplicemente con una cifra tonda? Sull'argomento si sono incentrati decenni di ricerche, e ora un nuovo studio pubblicato sul numero di giugno 2005 della rivista "Journal of Consumer Research" analizza come i consumatori percepiscono la differenza fra i prezzi che terminano in ",00" e quelli che terminano in ",99". Lo studio, più che sui centesimi, ha preso in considerazione la percezione della cifra più a sinistra, scoprendo che la differenza può essere molto importante per un acquirente.
"Sappiamo - spiegano Manoj Thomas e Vicki Morwitz dell'Università di New York - che i prezzi che terminano con un nove talvolta, ma non sempre, possono essere percepiti più bassi rispetto a quelli superiori di un centesimo. Abbiamo scoperto che questa percezione avviene più facilmente quando l'introduzione di un nove alla fine provoca un cambiamento nella cifra più a sinistra, passando per esempio da 30,00 a 29,99, mentre l'effetto è minore passando da 13,00 a 12,99. Inoltre, questa percezione è favorita se il prezzo che termina in nove è ritenuto più vicino al prezzo di confronto standard".

Manoj Thomas, Vicki Morwitz, "Penny Wise and Pound Foolish: The Left Digit Effect in Price Cognition". Journal of Consumer Research (giugno 2005).

La resistenza alla nevirapina

mercoledì 08 giugno 2005, 22:57

08.06.2005
La resistenza alla nevirapina
L'incidenza è particolarmente elevata nelle donne infette dal sottotipo C dell'HIV-1


L'incidenza della resistenza associata con una singola dose di nevirapina, un farmaco usato per prevenire la trasmissione dell'HIV-1 da madre a figlio, potrebbe essere sostanzialmente più alta di quanto si riteneva in precedenza e rappresentare un rischio particolare per i pazienti infetti dal sottotipo C del virus HIV-1. Lo sostengono tre nuovi studi pubblicati sul numero del primo luglio della rivista "The Journal of Infectious Diseases".
Una singola dose di nevirapina, somministrata durante la gravidanza a una donna incinta infetta da HIV, può ridurre della metà il tasso di trasmissione del virus dalla madre al figlio. La relativa semplicità e la disponibilità del farmaco lo hanno reso molto popolare nella prevenzione della trasmissione verticale dell'HIV in molti paesi in via di sviluppo.
Le nuove ricerche consentono di conoscere meglio i rischi della resistenza al farmaco associata alla nevirapina, anche se le implicazioni cliniche per i pazienti non sono chiare. Saranno necessari altri studi per determinare se la nevirapina usata per impedire la trasmissione verticale del virus alteri le probabilità di successo di trattamenti futuri con inibitori non nucleosidici della transcriptasi inversa (NNTRI), la classe di farmaci cui appartiene la nevirapina.
Due studi (guidati rispettivamente da Jeffrey A. Johnson del Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta e da Susan H. Eshleman della Johns Hopkins University di Baltimora) analizzano l'incidenza della resistenza associata alla nevirapina usando test di laboratorio più sensibili delle normali analisi genotipiche. Il terzo studio, anch'esso di Eshleman e colleghi, ha indagato se i tassi di resistenza alla nevirapina differiscano a seconda del sottotipo di HIV-1, scoprendo che la frequenza di mutazioni associate con i farmaci NNTRI risulta significativamente più elevata nelle donne infette dal sottotipo C del virus (69 per cento) rispetto a quelle con il sottotipo A (19 per cento) o D (36 per cento). Il sottotipo C è quello più comune in molti paesi in via di sviluppo.

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"Via zaini, libri e quaderni" quest'estate è senza compiti

mercoledì 08 giugno 2005, 22:56
ROMA - C'erano una volta i compiti delle vacanze, un intero zaino colmo di libri realizzati ad hoc, letture scelte, esercizi per tutte le materie e un certo numero di "temi liberi" da realizzare, un vero incubo per generazioni di adolescenti costretti a guardare nel vuoto in pieno agosto, in cerca di ispirazione. Ora, in genere, gli scolari di elementari e medie ricevono una "prescrizione estiva" che equivale ad una settimana di studio non particolarmente intenso su circa tre mesi di interruzione.

Tra venerdì 10 e sabato 11 giugno in tutta Italia chiudono i battenti le scuole elementari e medie. Se ne riparla fra tre mesi, un intervallo tra i più lunghi d'Europa. Il livello di aspettative e gli standard di rendimento, con poche eccezioni, si sono abbassati e si è incrinata l'alleanza tra insegnanti e genitori che era alla base del sistema, come ha spiegato Paola Mastrocola nel suo impietoso pamphlet "La scuola raccontata al mio cane".

Ma il problema resta: pochi o tanti che siano, quei compiti delle vacanze appaiono come un'ipoteca su spiagge, gite, viaggi e sport. Disturbano i genitori costretti a controllare e i ragazzi obbligati a non staccare del tutto la mente dagli impegni scolastici. E spesso riescono a rovinare la parte finale dell'estate, quando mancano pochi giorni al ritorno sui banchi e c'è ancora tutto da fare.

Ma l'errore principale, secondo Philippe Meirieu, pedagogo francese, insegnante e padre di quattro figli, è quello di confondere i ruoli: "I genitori non devono trasformarsi in professori, al massimo possono aiutare i figli ad apprendere un metodo, a studiare meglio dedicando più tempo a ciò che lo merita. Una ricerca, ad esempio, non si fa in due ore appiccicando a casaccio le informazioni trovate su Internet, ma prima di tutto cominciando a pensarci, magari anche per diversi giorni e mentre si fanno altre cose, poi scegliendo le fonti (Internet, ma anche libri o giornali) dove cercare, infine riunendo il tutto, dandogli una forma e rileggendo il risultato".

Paradossalmente (come annota lo stesso Meirieu nel suo "I compiti a casa", pubblicato in Italia da Feltrinelli), gli studi più recenti realizzati in Inghilterra e negli Stati Uniti sembrano dimostrare che il tempo dedicato dai genitori a sostenere i figli nei compiti non influisce per nulla o quasi sul risultato scolastico.

Meglio allora dedicare quel tempo all'osservazione comune (scienze, geografia, storia e naturalmente le lingue straniere sono materie che in vacanza possono essere studiate "in presa diretta", così come è possibile disegnare o descrivere ciò che si è visto, se non si lascia passare troppo tempo), alla lettura condivisa, alla progettazione di quante ore serviranno per svolgere i compiti estivi e di quando sarà possibile farlo: non in spiaggia né in un rifugio d'alta quota, e neppure in barca o sull'aereo.

L'estate serve anche ad imparare metodi alternativi (si può studiare senza computer né Internet, basta eventualmente scaricare prima quello che serve) e a leggere per intero libri più impegnativi del solito, come quei London, Conrad, Melville oggi banditi dalla "letteratura per ragazzi". Con alcune istruzioni per l'uso, e un adeguato "patto" sottoscritto fin da giugno.

VERA SCHIAVAZZI
(8 giugno 2005)
fonte: www.repubblica.it

Sottostimati i tassi di estinzione

mercoledì 08 giugno 2005, 22:43

08.06.2005
Sottostimati i tassi di estinzione
I modelli usati ignorano un parametro critico


L'anno scorso, la World Conservation Union ha riferito di un declino della biodiversità senza precedenti, con quasi 16.000 specie in pericolo di estinzione. La minaccia peggiore, per questi animali, è costituita dalla perdita di habitat, un processo che sembra inarrestabile. Anche per questi motivi, c'è una forte necessità di prevedere in modo accurato le dinamiche delle popolazioni e il rischio di estinzione delle specie maggiormente in pericolo. In uno studio pubblicato sulla rivista "PLoS Biology", John Drake dell'Università della California di Santa Barbara ha messo alla prova i modelli tradizionalmente usati per stimare la probabilità di estinzione, scoprendo che essi ignorano un parametro critico e che pertanto sottostimano i rischi.
I modelli standard assumono che la crescita e il declino della popolazione siano governati da variabili casuali o stocastiche. Pochi scienziati, però, hanno provato a verificare l'accuratezza di questi modelli usando dati empirici. Drake ha innanzitutto manipolato le fonti di cibo disponibili in 281 popolazioni di pulci d'acqua, poiché si ritiene generalmente che le alterazioni ambientali possano aumentare le probabilità di estinzione di una specie. Il ricercatore ha poi usato metà dei dati sperimentali per selezionare i modelli e stimare un certo numero di parametri che potrebbero influire sull'estinzione, e l'altra metà per verificare l'affidabilità dei modelli. Dai parametri stimati, Drake ha scritto un programma per simulare tutti i possibili sviluppi della popolazione e prevedere i tassi di estinzione. Tuttavia, un set di simulazioni comprendeva un parametro per le interazioni casuali dipendenti dalla densità (stocasticità demografica), mentre un altro no. L'idea è che se gli organismi interagiscono fra loro nel proprio ambiente - cosa ovviamente vera - allora queste interazioni influiranno sulla sopravvivenza della specie.
Solo quando questo parametro veniva preso in considerazione, i modelli corrispondevano ai tassi di estinzione osservati durante gli esperimenti. Quando non era presente, i tassi risultavano fortemente sottostimati.

J. M. Drake, "Density-dependent demographic variation determines extinction rate of experimental populations ". PLoS Biol 3(7): e222 (2005).

© 1999 - 2005 Le Scienze S.p.A.

Lo studente pi veloce d'Italia si è laureato in tribunale

mercoledì 08 giugno 2005, 22:38

LECCE - Chissà se insieme ai tradizionali ringraziamenti a mamma e papà, Alessandro Gravili, 21 anni da Salice Salentino in provincia di Lecce, nelle prime pagine della sua tesi di laurea ha avuto anche un pensiero speciale per il Tar della Puglia.

Alessandro ce l'ha fatta: se è riuscito a laurearsi in soli due anni, diventando così lo studente più veloce d'Italia, lo deve soprattutto al presidente del Tribunale amministrativo della sua regione che, con una sentenza emessa lo scorso 25 maggio, ha di fatto scongelato quella laurea conquistata in appena due anni accademici. Una precocità che però non è piaciuta alla complessa macchina burocratica dell'Università di Lecce che fino all'ultimo momento ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote al suo studente più intraprendente.

Alessandro Gravili, classe '84, dopo tre mesi di limbo a Giurisprudenza, nel gennaio del 2003 decide di iscriversi alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'ateneo di Lecce. Uno studio matto sui libri, tante ore passate a seguire lezioni su Hegel e Marx, e Alessandro in un batter d'occhio sforna esami su esami, correlati da voti da "primo della classe". Risultato: raggiunge quota 180 crediti con la media del trenta in soli due anni anzichè dei canonici tre come la legge vorrebbe.


Alessandro con la sorella

"Una volta finiti gli esami - dice il ventunenne ragazzo di Salice Salentino - ho presentato regolare domanda di laurea in segreteria per poter sostenere la discussione della mia tesi alla fine di aprile, e così cominciare a seguire i corsi della laurea specialistica".


A dieci giorni dal grande giorno però, arriva la brutta notizia. "Lei è stato troppo veloce, il nostro ordinamento non permette ai ragazzi di laurearsi in così poco tempo" gli fanno sapere dalla segreteria. Apriti cielo. Alessando non ci sta. Lui a quel pezzo di carta non ci rinuncia e lo vuole subito. "Oltre ai professori, anche il rettorato era dalla mia parte - spiega il baby dottore - ma la segreteria non voleva saperne di farmi laureare. A quel punto non mi è rimasto che rivolgermi ad un avvocato". Ecco così che entra in scena il Tar: Alessandro e il suo legale, l'avvocato Vincenzo Greco, fanno ricorso al Tribunale amministrativo della Puglia, che in attesa di pronunciarsi sulla vicenda, permette ad Alessandro di laurearsi ma con "riserva".

Sentenza che arriva il 25 maggio, un mese dopo la discussione della tesi, e che di fatto "scongela" il titolo accademico conquistato da Alessandro, regalandogli così il primato di studente più veloce d'Italia. "Il Tar mi ha dato ragione perché secondo il nuovo ordinamento - conclude soddisfatto Alessandro - per laurearsi non è importante la durata del corso, ma il raggiungimento dei 180 crediti necessari per accedere alla prova finale. Sono felice perché grazie a questa sentenza adesso anche altri ragazzi avranno la possibilità di finire gli studi più velocemente". E poco importa se oltre alle spese per la rilegatura della tesi, al vestito nuovo di zecca e ai tradizionali festeggiamenti, questa laurea ad Alessandro sia costata 3000 euro in più, necessari per coprire le spese del procedimento amministrativo: certe volte la cultura non ha prezzo.


MASSIMILIANO PAPASSO
8 giugno 2005

fonte: www.repubblica.it

Nuovo Statuto della CRI

mercoledì 08 giugno 2005, 22:32

Finalmente dopo anni di estenuante attesa ... oggi e' stato pubblicato sulla GU lo statuto della Croce Rossa Italiana!!

E' ufficiale! Speriamo sia l'inizio di una nuova era dlla Croce Rossa in Italia

 http://tinyurl.com/aamvr

Laurea ad honorem ai volontari anzichè ai VIP

mercoledì 08 giugno 2005, 22:28
Laurea ad honorem ai volontari anzichè ai VIP

A seguito della petizione che la nostra associazione ha presentato il 17/05/2005 al Parlamento Europeo con il seguente oggetto:

"La mortalità stradale in Italia è intollerabile, ma l'obbligo d'insegnamento dell'educazione stradale nelle scuole viene spesso disatteso. Paradossalmente non esistono adeguati controlli sull'assolvimento di tale obbligo ed il Ministero delle Infrastrutture sembra scoraggiare l'attività di numerose associazioni di volontariato che vantano comprovata esperienza".

e con la seguente conclusione": .... chiede, nell'interesse dell'intera collettività e di quelle associazioni che si battono per fermare la strage stradale, un autorevole intervento del Parlamento Europeo affinchè l'educazione stradale assurga al rango di "effettiva" materia di studio (orario predefinito, valutazione dei risultati ecc...), valorizzando nel contempo la dignità ed il ruolo del mondo del volontariato nella sensibilizzazione del valore della vita propria ed altrui".

Per commentare l'iniziativa, abbiamo diffuso un comunicato stampa nel quale si precisa che la petizione trae spunto dalla domanda, senza esito, che l'Associazione PU.RI. ha presentato per il riconoscimento di Associazione con comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale e dall'atteggiamento ben diverso che le Istituzioni Italiane riservano ai campioni della velocità o ad altri personaggi noti che potrebbero indurre gli studenti a comportamenti pericolosi per semplice spirito di emulazione. Nel comunicato si afferma che tante iniziative didattiche ritengono importante creare "gradimento" e ritorno d'immagine con eventi festaioli, nel corso dei quali il personaggio di turno raccomanda più prudenza sulle strade, perchè solo sulla pista esistono certe garanzie per l'incolumità personale. In questi casi gli organi d'informazione commentano con grande enfasi l'avvenimento, raccogliendo i più disparati pareri entusiastici. Tutti si mettono in fila per concedere il patrocinio e l'art. 230 del codice della strada figura perfettamente rispettato e "valorizzato".

Succede poi sempre più spesso che ad un personaggio noto venga conferita la laurea honoris causa per meriti correlati all'attività principale, come è recentemente avvenuto per Valentino Rossi e Vasco Rossi. Quanta differenza di considerazione nei confronti di quei poveri "Calimeri" che da anni promuovono lezioni di educazione stradale nelle scuole su base volontaria.

Ecco perchè, senza alcuna velleità provocatoria, l'Associazione PU.RI. ha proposto di conferire la laurea honoris causa per la pluriennale attività di volontariato svolta in materia di educazione stradale stradale nelle scuole Italiane a:

Nicola Gazza di San Mauro Mare (FC) ed Alessio Tavecchio di Monza (MI) - giovani disabili - Roberto Bartolini di Sant'Arcangelo di Romagna (RN), Andrea Proto di Oria (BR) e Marta Flamigni di Meldola (FC) - amici di giovani vittime della strada - Anna Abbondanza di Savignano s/ Rubicone (FC) e Mimma Zitolo di S. Mauro Pascoli (FC) - genitori di vittime e disabili della strada -

All'occorrenza verrà prodotta una significativa documentazione di sostegno per le candidature.

I nominativi proposti per l'onorificenza costituiscono una sparuta rappresentanza dei tanti volontari impegnati nei più disparati campi della solidarietà civile e sociale. In Italia sono centinaia di migliaia le persone che si mettono a disposizione del prossimo senza nulla chiedere in cambio. Gli studenti devono sudare le proverbiali sette camicie per conseguire la laurea. L'uso propagandistico della laurea ad honorem conferita a personaggi VIP mortifica la credibilità delle nostre Università e del nostro stesso patrimonio culturale.

Sito di riferimento: http://tinyurl.com/bswhc

Beh ... io penso che la laurea honoris causa sia una cosa abbastanza seria ... senno' ne sviliamo il senso ... 

ad ogni modo ... anche queste persone lo meritano ... o no? 

Enzo Biagi: Berlusconi non è il mio giudice

martedì 07 giugno 2005, 23:56
ROMA - «Non lo riconosco come giudice», ha risposto Enzo Biagi, intervistato da Articolo 21, a Silvio Berlusconi il quale ha ripetuto di condannare un «certo uso della tv pubblica» usato a suo tempo dalla firma del Corriere della Sera. «Non sono entrato in politica per fare affari o per raggiungere certe posizioni», ha detto Biagi. «Sono un vecchio cronista che ha fatto i suoi mesi di praticantato e in più di 60 anni non ho mai avuto una querela per diffamazione. Ci provò un prefetto, ma perse».


«C'È UN CORO DI SÌ» - «Mi attaccano perché attorno a Berlusconi c’è un coro di sì e, allora, qualcuno, che ha qualche obiezione e che non crede tanto alla vocazione politica di Berlusconi, ma piuttosto a una soluzione di problemi personali, certamente è contrastato dal coro», spiega Biagi. «Fabrizio Cicchitto, ovvero "l’Italia gente dalle molte vite", come dice il poeta - parte lombardiano, se non sbaglio e approda a Forza Italia. Chissà che tormentato percorso morale e ideologico. Provo per lui una sincera compassione. È difficile reggere molte parti in commedia. Certo da Riccardo Lombardi a Silvio Berlusconi c’è una bella differenza!».

IL CORRIERE - «Il Corriere ha un direttore al quale devo essere grato, per la lealtà e per l’amicizia. E mi scuso pubblicamente per le noie che gli provoco», prosegue Biagi. «Per quanto riguarda poi le manovre intorno al Corriere, credo che il Corriere rappresenti per qualcuno un ambizioso traguardo. Chi ha in mano il Corriere ha in mano il più grande quotidiano italiano e forse la mia lettera di licenziamento!».

07 giugno 2005

Fonte: www.corriere.it 

Sudafrica, il ministro propone aglio e limone contro l'Aids

martedì 07 giugno 2005, 22:06

DURBAN - E' polemica in Sudafrica, dopo la proposta del ministro della Sanità locale, Manto Tshabalala, di una dieta a base di aglio e limone come rimedio contro l'Aids.

Secondo quanto riportato dalla pagina web della BBC, il ministro avrebbe proposto la singolare terapia durante la seconda conferenza nazionale sudafricana dedicata all'Aids, in corso a Durban, sulla costa orientale del Sudafrica. Immediate le reazioni dei sostenitori dei farmaci antiretrovirali, che avrebbero già chiesto le dimissioni del ministro.

La signora Tshabalala, sosterrebbe infatti, che i medicinali considerati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) l'unico rimedio efficace per frenare la malattia, provocherebbero numerosi e indesiderati effetti collaterali.

Il Sudafrica è uno dei paesi al mondo con la più alta percentuale di malati di Aids: 5 milioni le persone sieropositive, pari a uno su cinque adulti. Ma nonostante la larga diffusione della malattia, il governo sudafricano ha iniziato la distribuzione di farmaci antiretrovirali solo da due anni.

Il gruppo 'Treatment Action Campaign' ha chiesto, oltre alle dimissioni del ministro, anche una dichiarazione solenne del governo, in cui si affermi che gli antiretrovirali sono il rimedio più efficace contro la malattia.

Alla conferenza, iniziata questa mattina e in corso per quattro giorni, partecipano più di 3000 persone, tra scienziati, medici, attivisti e politici.

(7 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it

Fecondazione, gli scienziati europei al fianco dei colleghi ita

martedì 07 giugno 2005, 22:05

ROMA - Un documento di solidarietà verso i ricercatori italiani impegnati nel campo delle cellule staminali è stato sottoscritto dai più importanti studiosi europei in materia. Nel documento, che porta la firma anche dei premi Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, si auspica l'esito positivo del referendum del 12 e 13 giugno, ricordando l'importanza della ricerca in questo campo.

"L'Italia - si legge nel manifesto - deve essere in prima linea nella ricerca biomedica, in modo da ricevere pienamente i benefici derivati dalla scoperta di nuovi farmaci e trattamenti". Per questi motivi, sostengono i firmatari del documento, "auspichiamo vivamente che il referendum del 12-13 giugno porti un sì per il diritto dei nostri colleghi a condurre la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. Sosteniamo, quindi, la loro azione decisiva in favore di questo risultato che interessa l'intera comunità scientifica".

Alla luce della legge sulla fecondazione artificiale, rilevano infatti i ricercatori nell'appello diffuso oggi, gli scienziati italiani rischiano di essere tagliati fuori dal circuito scientifico internazionale. "Compito degli scienziati - affermano - è studiare le cellule staminali embrionali e adulte in parallelo, con rigore metodologico e senza pregiudizi".

Di conseguenza, rilevano, "da un punto di vista scientifico non vi è alcuna giustificazione all'affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali e quella sulle cellule staminali adulte si escludano l'una con l'altra. Rifiutiamo quindi completamente l'affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali non sia indispensabile".


Tra i firmatari del documento, oltre ai due premi Nobel italiani, compaiono i nomi di personaggi di primo piano della ricerca mondiale in servizio presso centri scientifici di eccellenza come l'Università americana di Yale, gli atenei europei di Cambridge, Edimburgo, Lund, Bonn, Madrid e Zurigo, l'Istituto Pasteur, il Consiglio Nazionale delle Ricerche francese CNRS e l'Istituto europeo per le ricerche sul cervello (EBRI).

Tra le firme più illustri da citare quella di Ann McLaren, dell'istituto di Biologia dello sviluppo dell'università di Cambridge e membro del comitato europeo di Bioetica, quelle di autorevoli esperti della ricerca sulle cellule staminali e il sostegno dell'ex commissario europeo alla Ricerca Philippe Busquin.

(7 giugno 2005) 

fonte; Repubblica.it

Verita' su Opere d'Arte fiorentine

martedì 07 giugno 2005, 20:32

Oggi ci sono due importanti notize che riguardano opere d'arte fiorentine:

 

una ( http://tinyurl.com/baocb ) riguarda la Pieta' di Michelangelo che, secondo uno studioso USA (Jack Wassermann ) secondo il quele Michelangelo Buonarroti non volle mai distruggere, perchè insoddisfatto, la Pietà custodita oggi nel museo dell'Opera del Duomo di Firenze come invece ci dice il Vasari la "spezzò in questo tempo per queste cagioni: perché quel sasso aveva molti smerigli et era duro e faceva spesso fuoco nello scarpello; o fusse pure che il giudizio di quello uomo fussi tanto grande che non si contentava mai di cosa che è facessi".

Un'altra notiza riguarda l'affresco dalla "Battaglia di Anghiari" di Leonardo che non si sapeva che fine aveva fatto: ebbene e' nel palazzo vecchio ... esattamente dove l'aveva dipinta il genio fiorentino ... solo che Vasari (ancora lui che fa casini :) ) aveva coperto l'affresco di 15 metri con una intercapedine per non rovinarlo. A scoprirlo Maurizio Seracina che ha esaminato la parete. Per conferma introdurranno una sonda endoscopica! 

Armi, Italia settima nel mondo spende pi di Russia e Israele

martedì 07 giugno 2005, 20:25

Pero' ... non si nota ... visto che abbiam ancora gli AR 70/90 ... e solo da due anni gli F16 (che poi non sono nemmeno nostri) e gli EFA  ... e che i nostri militari se vogliono equipaggiameni di qualita' li devono comprare "quelli americani" dicono  i miei amici che vanno in missione ...

 forse spendiamo molto di "stipendi ... non perche' i militari prendono molto (che puttanata) ... solo perche' ci sono troppi militari! :)

 

STOCCOLMA - I primi sono gli Stati Uniti; poi ci sono la Gran Bretagna, la Francia, il Giappone, la Cina e la Germania. Al settimo posto nella classifica degli stati che spendono di più per gli armamenti c'è l'Italia: 27,8 miliardi di dollari. Roma impegna più soldi negli armamenti che la Russia (all'ottavo posto con 19,4 miliardi di dollari); il doppio di Israele (dodicesimo in classifica con un impegno di 10,7 miliardi di dollari).

La classifica l'ha stesa l'Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace, il SIPRI, da tutti riconosciuto come uno dei più autorevoli negli studi socioecomici sulle guerre.

Confrontando i dati dell'anno scorso con quelli del 2003, emerge un aumento del 6% delle spese militari dei quindici stati più industrializzati. Per il sesto anno consecutivo, il budget riservato agli armamenti è aumentato. Nella top fifteen degli armamenti spiccano gli Usa, 455 miliardi di dollari, il 47% dell'intera torta di investimenti dei quindici paesi più ricchi del globo.

E' la prima volta dalla fine della Guerra Fredda che le spese militari superano i mille miliardi di dollari, 1.035 per l'esattezza, vale a dire 162 dollari per ogni abitante del pianeta, 125 euro. Secondo la ricerca del SIPRI, entro il 2010 la spesa globale potrebbe addirittura raddoppiare.

Eppure nel 2004 l'incremento è stato inferiore rispetto a quello registrato nel 2003: l'8% contro l'11. E la spiegazione sta nell'impegno contro il terrorismo internazionale deciso dagli Stati Uniti dopo l'attentato alle Torri Gemelle. La grande impennata nelle spese ci fu allora: dal 2002 l'impegno economico destinato alle Forze armate resta imponente. Le guerre in Afghanistan e Iraq bruciano ogni anno centinaia di milioni di dollari. Basti pensare che le spese militari Usa hanno rappresentato lo scorso anno il 3,9% del prodotto interno lordo.


Un paragone rende più di tante parole: il giro d'affari dei cento principali produttori di armi equivale al prodotto interno lordo dei 61 paesi più poveri del mondo.

(7 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it


Futuro nero per i veterinari

martedì 07 giugno 2005, 20:24


  Tra 10 anni il 30% potrebbe essere disoccupato (ANSA) - ROMA, 7 GIU - In Italia per la professione veterinario il futuro si prospetta nero. Tra 10 anni infatti i disoccupati potrebbero essere il 30%. Fra 15 anni, raddoppiera' il numero di professionisti iscritti all'Ordine, attualmente vicino alle 24.000 unita', e non ci sara' lavoro per tutti. L'allarme, considerando che gia' oggi il 14,3% dei neo-veterinari italiani e' ancora disoccupato a 5 anni dalla laurea, arriva dal 'Libro Bianco della professione veterinaria', curato da Nomisma.  © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati2005-06-07 19:01

Inviare SMS non è molestia

martedì 07 giugno 2005, 01:14

Roma - Inviare SMS indesiderati non è configurabile come reato di molestia. Questo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 18449/2005, a seguito di ricorso presentato da un uomo che era stato condannato in precedenza.

Nei fatti, un uomo invia due messaggi via telefonino ad una donna, il tutto in rapida sequenza, e contenenti ingiurie. La donna si rivolge così all'autorità giudiziaria denunciando l'uomo per il reato di molestia e disturbo alle persone. In sostanza, l'ipotesi di reato lamentata dalla donna è quella di cui all'art. 660 del codice penale, ovvero: "Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a 516 euro."

Nei gradi antecedenti alla Cassazione l'accusato viene condannato a 500 euro di ammenda. Ebbene, una volta in Cassazione la valutazione della Corte ribalta totalmente le conclusioni.

Difatti la Cassazione innanzi tutto prende in considerazione l'aspetto razionale della norma, ovvero che la previsione incriminatrice, formulata in epoca in cui l'impiego del telefono era concepibile soltanto mediante comunicazioni vocali, non può ritenersi estensibile anche all'ipotesi in cui detto mezzo (nella specie telefono cellulare) sia utilizzato esclusivamente per l'invio dei cosiddetti "SMS".

Una volta premesso ciò, occorre considerare altri aspetti caratteristici dell'invio degli SMS.

Primo elemento valutato dalla Corte, il ricorrere della caratteristica della cosiddetta petulanza: questa è considerata in ambito giurisprudenziale come un modo di agire definibile pressante, indiscreto ed impertinente, che in modo sgradevole interferisce nella sfera della libertà e della questi di altri persone. Nel caso specifico la Corte sottolinea come i messaggi siano stati inviati in orari diurni - quindi senza un disturbo connesso all'orario di riposo notturno -, siano stati numericamente esigui - due messaggi da valutarsi essenzialmente come una comunicazione unitaria in considerazione del breve tempo intercorso tra gli invii - e soprattutto la manifestazione dei contenuti è avvenuta per iscritto: forma di comunicazione non riconducibile ad una interferenza paragonabile a quella delle telefonata, non integrante l'aspetto delle reiterazione e serialità che una condotta petulante dovrebbe contemporaneamente avere.

La Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata (ovvero quella di condanna), richiamando un difetto anche circa la qualificazione del reato: i messaggi offensivi inviati ad una persona possono semmai qualificare il reato di cui all'art. 594, recante l'ingiuria: "Chiunque offende l'onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 516 euro. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni diretti alla persona offesa. La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa fino a 1.032 euro, se l'offesa consiste nella attribuzione di un fatto determinato. Le pene sono aumentate qualora l'offesa sia commessa in presenza di più persone."

Insomma gli SMS sono arrivati in Cassazione e di cose da dire, sulla normativa di riferimento penale, sembra che ce ne siano in abbondanza anche per un semplice "messaggino"...

Avvocato Valentina Frediani
www.consulentelegaleinformatico.it


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fonte: www.punto-informatico.it 

L'alba del cervello umano elettronico

martedì 07 giugno 2005, 01:12

Losanna - Entro i prossimi due anni si assisterà alla nascita del più potente calcolatore mai realizzato. Già battezzato Blue Brain, è un ambizioso progetto di ricerca neuroscientifica lanciato dall'Ecole Polytecnique Fà è ale de Lausanne per ottenere una replica software della neocorteccia umana. L'obiettivo è simulare fedelmente la parte del nostro cervello dove, secondo gli studi più attuali, risiedono le più fondamentali funzioni cognitive.

Il progetto Blue Brain, basato sull'architettura Blue Gene IBM, servirà per dare risposta a domande irrisolte che tormentano gli scienziati da generazioni: da dove hanno realmente origine disturbi come autismo, depressione e schizofrenia? Come funzionano esattamente memoria e pensiero? L'incredibile potenza di calcolo offerta da Blue Brain, pari a 22,8 teraflops, garantisce Charles Peck, ricercatore IBM, potrà riuscire a svelare questi misteri.

I tecnici svizzeri ed americani realizzeranno una versione elettronica delle colonne neocorticali, gruppi di neuroni che costituiscono gli ingranaggi fondamentali del nostro organo più importante. Questi veri e propri circuiti, grandi appena qualche millimetro, rappresentano "le unità fondamentali del tessuto connettivo all'interno del cervello". Il direttore dell'Istituto per le Neuroscienze di Losanna, Henry Markram, ha dichiarato in una intervista al Newscientist che utilizzando i supercalcolatori IBM sarà possibile studiare con precsione il modo in cui i neuroni interagiscono, si connettono e vivono facendo nascere la scintilla della coscienza cognitiva.

La simulazione della neocorteccia è soltanto il primo passo verso la creazione di un cervello completamente elettronico: la seconda fase dell'ambizioso progetto Blue Brain è di fornire un sistema per l'evoluzione dinamica e la duplicazione di gruppi di neuroni, fino a "mappare" progressivamente tutte le varie regioni cerebrali.

Tommaso Lombardi

fonte: www.punto-informatico.it

Wow ... come titolo mi sembra un libro di P.K. Dick! :) 

Istat, pi difficile per i giovani il posto fisso dopo la laure

martedì 07 giugno 2005, 00:19
ROMA - Tre anni dopo la laurea ha già un lavoro il 74 per cento dei giovani. Lo attesta l''Indagine Istat sull'inserimento professionale dei laureati', effettuata sul 2004. Mentre il 12,6 per cento è ancora alla ricerca di un'occupazione, e il rimanente 13,4 per cento dichiara di non essere alla ricerca di un lavoro perché ancora impegnato in attività formativa, retribuita quasi nella metà dei casi (6 per cento).

Aumenta la partecipazione dei laureati. L'ultimo triennio, rileva l'Istat, cioè quello che va dal 2001 al 2004, "sembra caratterizzarsi soprattutto per un aumento della partecipazione dei giovani laureati al mercato del lavoro: la quota di persone non attive (che non lavorano e dichiarano di non cercare lavoro) diminuisce infatti dal 16,1 per cento del 2001 al 13,4 per cento del 2004".

Calano gli "occupati continuativi". Però cala la "quota di occupati in lavori continuativi iniziati dopo il conseguimento della laurea": infatti passa dal 63,2 per cento del 2001 al 56,4 del 2004. Mentre aumentano nel triennio i laureati che già durante gli studi svolgevano un'attività lavorativa: passano infatti dal 10,2 per cento del totale degli occupati al 16 per cento.

Penalizzate le donne. Ancora una volta ad essere penalizzate risultano le donne: se il 62,2 per cento degli uomini laureati negli ultimi tre anni nel 2004 risultava occupato in lavori continuativi, la stessa percentuale al femminile raggiunge appena il 51,8 per cento.

Penalizzato il Sud. Differenze ancora più consistenti a livello territoriale: "E' il 64,6 per cento dei laureati residenti al Nord - si legge nel rapporto - ad aver trovato un lavoro stabile dopo la laurea contro appena il 42,3 per cento riscontrato tra i giovani dottori residenti nel mezzogiorno ed il 56,4 per cento nel Centro Italia". E la più ampia facilità di accesso per i giovani del Centro-Sud alla formazione retribuita compensa solo marginalmente le difficoltà a trovare un lavoro. Infatti, rileva ancora l'Istat, "a cercare lavoro è ben il 25,4 per cento dei laureati residenti nel Mezzogiorno contro appena il 5,9 per cento dei residenti nelle regioni del Nord".


Gli ingegneri i più occupati. Ma a fare la differenza sono anche le lauree. I laureati che trovano più facilmente lavoro sono quelli del gruppo ingegneria: l'81,7 per cento è occupato in modo continuativo in un lavoro iniziato dopo il conseguimento del titolo. Seguono i dottori nei settori chimico-farmaceutico (72,7 per cento) ed economico-statistico (68,2 per cento). I laureati che incontrano maggiori difficoltà a 'sistemarsi' sono, invece, quelli del gruppo giuridico (svolge un lavoro continuativo soltanto il 41,7 per cento dei laureati ed è alla ricerca di un lavoro ben il 20,8 per cento) e letterario (rispettivamente 46,2 per cento e 19,2 per cento).

Conta anche l'università. Sono soprattutto gli atenei con sede nel Nord Italia a fare registare le più elevate percentuali di persone che trovano un lavoro continuativo nel triennio successivo alla laurea: tra questi la Bocconi, i Politecnici di Torino e Milano e l'università di Bergamo. Anche al Sud ci sono atenei che offrono buoni sbocchi professionali, ma in genere, si tratta di università come il Politecnico di Bari che offrono attività formative incentrate soprattutto sulle discipline dell'area ingegneria ed economia che offrono più ampie possibilità di impiego.

Retribuzione e soddisfazione. A poco più di tre anni dalla laurea, i 'dottori' occupati guadagnano in media 1.260 euro. Ad avere gli stipendi più alti sono i laureati del gruppo medico (1.850) seguiti da quelli del gruppo ingegneria (1.410). I colleghi del gruppo insegnamento con 1.050 euro al mese si piazzano all'ultimo posto nella graduatoria delle retribuzioni.

Gli uomini guadagnano di più.
Le differenze tra i due sessi appaiono decisamente rilevanti con i maschi che in media guadagnano oltre 200 euro al mese più delle donne. Buste paga leggere possono talvolta essere associate allo svolgimento di professioni non adeguate al titolo di studio conseguito: tra i laureati ben il 32 per cento svolge un lavoro per il quale la laurea non è richiesta. Quanto alla soddisfazione per il lavoro svolto, ci si lamenta soprattutto del trattamento economico (38 per cento), della possibilità di carriera (35 per cento) e della stabilità del posto di lavoro (28,4 per cento).

(1 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it

Istat: Inserimento professionale dei laureati; indagine 2004

Altri miei articoli:  Universita' e Lavoro

Lutto del sapere: Via alla riforma della scuola superiore

martedì 07 giugno 2005, 00:18

Uno dei miei piu' grandi rimorsi sara' quello di non esser riuscito ad oppormi alla moratti ...

Ho fatto di tutto ... ma poi mi son scoraggiato quando una volta eravamo davanti alla sede del concresso degli azzurrini e, sotto la pioggia, arriva la moratti, ci guarda ed entra ,,,
dentro fa un discorso il cui senso e': manifestate pure ... tanto il ministro sono io e faccio quello che voglio ... da allora nonsono sceso piu' in piazza per tutto il liceo ... ho cercato di fare battaglie politiche in federazione provinciale ... ma neache noi siam riusciti a far capire alla gente la grande cattiveria che la moratti ci sta facendo ...

eppure, Signor Ministro, io non mi arrendo ... non voglio tornare in una scuola classisita che pero' chiama tutti liceo perche' cosi' da l'illusione a tutti di esser "liceali" ... quello e' un "titolo" che puo' avere chiunque ,,, ma ci si deve smazzare sui libri per averlo ...

Che Dio ce la mandi buona!! 

ROMA - Dopo ottant'anni cambiano le scuole superiori. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all'ultima tranche di riforma, quella che riguarda appunto le secondarie superiori (leggi il testo completo).

Il doppio canale
. La scuola superiore viene suddivisa, dopo le classi medie, in due tronconi "di pari dignità": quello dei licei e quello dell'istruzione e formazione professionale. Da tutti e due i canali si potrà accedere all'università, fermo restando il fatto che i licei sembrano essere il ciclo di studi più chiaramente propedeutico all'iscrizione ad un ateneo.

I licei.
Durano 5 anni, articolati in 2+2+1, terminano con un esame di Stato e il titolo di studio conclusivo ha valore legale. E' prevista la personalizzazione dei percorsi e la figura del tutor. Perchè l'anno scolastico sia valido è necessaria la frequenza obbligatoria di 3/4 dell'orario annuale e viene valutata anche la condotta. Vengono proposti 4 licei senza indirizzo - classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane - e altrettanti con indirizzi: economico (istituzionale e aziendale), tecnologico (8 indirizzi che assorbono in sostanza gli attuali istituti tecnici e riservano grande spazio a laboratori e 'saper fare'), artistico (3 indirizzi), musicale (2 indirizzi).

Istruzione e formazione professionale.
Il decreto stabilisce i livelli essenziali di prestazione. Essi riguardano, tra l'altro, l'orario minimo annuale (990 ore annue di cui 3/4 a frequenza obbligatoria e percorsi sia triennali sia quadriennali), il profilo educativo, culturale e professionale comune al sistema dei licei, le modalità di prosecuzione degli studi (anno integrativo per accedere a università), i requisiti dei docenti.


Le novità.
Le principali novità nell'insegnamento riguardano le lingue, lo sport, l'informatica e la musica.

Inglese.
Nel quinto anno di tutti i licei l'insegnamento di una disciplina non linguistica è veicolato in lingua inglese; nel linguistico sono previste 33 ore annue di conversazione con docenti di madrelingua; è introdotta una seconda lingua comunitaria obbligatoria; sono previste 2 ore obbligatorie settimanali di educazione fisica alle quali potranno sommarsi eventuali ore aggiuntive ricavate nell'ambito del monte ore obbligatorio rimesso alla scelta delle famiglie.

Sport. E' prevista la possibilità di attribuire crediti formativi agli studenti che svolgano, anche al di fuori del contesto scolastico, attività sportive.

Informatica. L'apprendimento dell'informatica è previsto nelle quote orarie della matematica e al termine del primo biennio dei licei si consegue il 'patentino informatico'.

Musica. Per favorire i 'talenti' sono previsti percorsi fortemente caratterizzati in chiave musicale già dalla secondaria di primo grado assicurando l'insegnamento dello strumento musicale e i percorsi del liceo musicale possono essere avviati in convenzione con Conservatori e Accademie.

Prossime tappe. Il via libera del consiglio dei ministri è solo il calcio d'inizio per la riforma della scuola secondaria. Il provvedimento, dopo il preliminare ok di oggi, arriverà sul tavolo della Stato-Regioni per un parere e poi approderà in Parlamento.

L'inizio.
Per l'avvio della riforma delle secondarie l'anno di riferimento resta il 2006-2007, mentre l'entrata a regime del nuovo sistema è prevista per il 2010-2011.

I fondi.
Per la copertura del decreto sono stati stanziati 44 milioni di euro per il 2006 e 43 milioni a decorrere dal 2007.

Il ministro.
"Il senso di questa riforma - ha spiegato il ministro Moratti - è quello di dare più opportunità ai giovani attraverso un sistema che mantiene la tradizione dei nostri licei storici, ma con una forte innovazione, con licei più moderni che vanno incontro alle esigenze di una società che cambia dal punto di vista culturale, sociale, economico e scientifico". Intendimento della riforma, ha aggiunto il titolare del dicastero dell'Istruzione, anche quello di rafforzare "il canale dell'istruzione e formazione professionale per dare più opportunità di lavoro ai giovani rispettando le loro vocazioni".

L'opposizione. "Un atto classista", così la deputata diessina Alba Sasso, membro della commissione Cultura di Montecitorio, definisce la riforma delle scuole superiori e attacca il doppio canale formativo che "ribadisce la separazione fra il percorso liceale e il percorso professionalizzante, nel quadro di una concezione di stampo evidentemente classista".

(27 maggio 2005)

fonte: www.repubblica.it 

altri pot di Shandy sull'argomento: Le materie della seconda prova 

Laurea ad honorem ....

martedì 07 giugno 2005, 00:09

Per carita' .. .con tutto il rispetto che posso avere per i personaggi pubblici ,...

ma ci sono lauree honoris causa "azzeccate" e quelle un po' meno ...
voglio dire: io mi smazzo per laurearmi ... poi arriva un valentino rossi e si becca una laurea in comunicazione ... cosi' ad occhi chiusi ...
ripeto: con tutto il rispetto che ho ... pero'un pochetto mi sento preso in giro ...

 ovviamente se hanno gli hanno dato una laurea vuol dire che per quella commissione meritava .... spero solo che non venga mia vasco a farmi una lezione di comunicazione con il paziente ....senno' mi insegna che se il pz e' anzioano io faccio "oohh,!!! ...... :)

e lo vedo con la mia universita' ... lo fanno per "elevare il prestigio" ... per pubblicita' ... ma poi?
almeno la SUN la da a persone che mertiano ... :) 

E mentre pensavo queste cose ... eccoti che trovo un bel articolo su "La Repubblica" caduto a fagiolo!

BOLOGNA - Troppo onore può far male, troppo alloro può soffocare. Ogni due giorni il sistema universitario italiano conferisce una laurea honoris causa. Un centinaio negli ultimi due anni, addirittura ventitr�nell'ultimo mese, il mese dei dottor Rossi (Vasco e Valentino). "Forse stiamo esagerando", ammette Roberto Grandi, mediologo della scuola di Eco, prorettore uscente a Bologna. "L'eccesso di lauree ad honorem è un boomerang. Anzichè celebrare il valore del più alto titolo di studio, lo svalutano".

Certo ha sfilato anche lui, e molte volte, in ermellino, nei cortei solenni che portano toga tocco e pergamena al trepidante neo-dottore di turno. Anzi: è stata proprio l'Università di Bologna, nel 1988, a scoprire per prima il valore pubblicitario di una bella cerimonia con laureando-star, telecamere puntate e flash di fotografi come fosse Piedigrotta: per il suo ottavo centenario, l'ateneo più antico d'Occidente si regalò un medagliere di ben quaranta celebrità mondiali, inizio con Dubcek e finale con Mitterrand.

Ora a quell'altezza arrivano centauri, popstar, fumettisti: e qualcuno comincia a farsi domande. Anche perché la caccia alla visibilità ha il suo rovescio nel facile clamore delle contestazioni: a Catania gli studenti di destra hanno bloccato l'alloro per Battiato, a Siena quelli di sinistra hanno "congelato" Montezemolo, e ogni consiglio di facoltà rischia di trasformarsi in un improprio rissoso parlamentino.

"Dovremmo moderarci", insiste Grandi. "E' vero che il novanta per cento delle lauree onorarie vanno tuttora a personaggi d'eccellenza, che spesso hanno già più d'una laurea. Ma proprio per questo dovremmo stare attenti a non inflazionare le attribuzioni, diciamo pure, eclettiche. Un solo eccesso, e ci rimette la credibilità di tutto il sistema. Non sarebbe male se i rettori ne discutessero tra loro, serenamente".


Qualche dubbio dev'essere venuto pure a Giovanni Puglisi, il rettore della Iulm di Milano, che ha laureato Vasco Rossi definendolo "un mito e un brand": dal podio ha difeso la sua scelta, "nessuno avrebbe laureato, ai loro tempi, né Oscar Wilde, nè Pasolini, nè Edith Piaf: l'università deve anticipare i riconoscimenti di valore", poi però in un'intervista ha concesso che "un rischio di inflazione c'è, si può pensare a contingentare il fenomeno".

Una moratoria? Per ora non è aria. Anzi. Con le sue tremila lauree diverse, con i suoi atenei in concorrenza l'uno con l'altro a caccia dell'ultima matricola, l'arcipelago universitario italiano sembra aver trovato nella laurea clamorosa lo strumento ideale di un marketing efficace e poco costoso. Con poche migliaia di euro tra rimborsi viaggio e rinfreschi, se il nome è scelto bene, ci si porta a casa una copertura mediatica di tutto rispetto.

L'importante è "bucare" i titoli dei giornali, e per questo si possono scegliere due strade: premiare un nome già "bucante", di solito pescandolo dal mondo dello spettacolo; oppure assegnare a un luminare già affermato una laurea per lui eccentrica o inattesa. Così Umberto Eco s'è visto offrire un diploma (il suo trentatreesimo) in Architettura; Montezemolo ha scoperto di essere un esperto in Fisica dello stato solido; e donna Allegra Agnelli, vedova di Umberto, s'è ritrovata dottoressa in Veterinaria per aver "costantemente offerto rifugio e protezione a tutti gli animali che necessitavano di cure". Del resto, la Sapienza laureò Giovanni Paolo II, già deca-dottore, in Giurisprudenza, in quanto avvocato degli umili.

Diciamo la verità: la laurea honoris causa non è mai stata quel che tutti ingenuamente abbiamo sempre immaginato: una specie di riparazione delle ingiustizie della storia, il risarcimento accademico a un grande autodidatta assurto a "meritata fama e singolare perizia", come precisano i requisiti di legge. Inventato ad Oxford nel Quattrocento per ingraziarsi il cognato del re, l'alloro onorario ha sempre emanato un profumo di decorosa adulazione, un sentore di nobile convenienza.

Rari i casi di lauree ad honorem che avessero più senso fuori che dentro le aule magne: premiare Dubcek nell'88, quando il Muro di Berlino era ancora saldo, fu atto di coraggio politico; più in piccolo, senza la laurea tempestivamente offerta da Palermo, don Antonio Mazzi avrebbe dovuto abbandonare la guida della sua fondazione Exodus, per la quale la legge esigeva un presidente dottore. Ma per il resto, Grandi ha ragione: nove volte su dieci i diplomi onorifici, per così dire, piovono sul bagnato. Non si spiegherebbero le lauree ai premi Nobel se non fossero più utili a chi le conferisce (per vantare appunto un Nobel nel proprio albo d'oro) che a chi le riceve (che ci guadagna tuttalpiù un week-end di lusso in una bella città, e a volte un generoso gettone).

Scambi di riconoscimenti, propri di tutte le comunità di pari, che neppure i docenti più radicali osano contestare (un mese fa Noam Chomsky s'è lasciato laureare a Bologna, nella stessa aula dove quarant'anni prima Sartre arringava gli studenti alla rivolta). Il più irriverente dei professori non oserebbe imitare il collega Woody Allen, che in Deconstructing Harry si presenta alla cerimonia accompagnato da una prostituta di colore in hot-pants rosa confetto. E nessuno in effetti ha obiettato quando, da affare di cortesia fra docenti, la laurea onoraria è di colpo diventata strumento del marketing d'ateneo, amo per pesci medi e grossi utili alla causa.

Primi nella rete gli imprenditori, che per gratitudine diventano poi generosi sponsor. Basta scegliere i più dignitosi, magari "legati al territorio", ed escogitare una motivazione che regga. Chi mai avrebbe negato una pergamena a Mario Clementoni, laureato il mese scorso a Camerino, imprenditore ramo giocattoli, inventore dell'immortale Sapientino? E pazienza se qualcuno, come Armando Arcangeli, il signor Valleverde, non sa trattenersi dall'infilare nella prolusione di neodottore in Scienze motorie a Bologna uno spot per le sue scarpe. Di fatto tutti accettano ben volentieri, felici di poter ristampare i biglietti da visita dove, a quanto pare, l'antico prestigio di un "cav." è ormai surclassato dall'ostentazione di un "dott.". Almeno è confortante per la reputazione della cultura.

Ma la generosità riconoscente dei premiati serve a poco se l'ateneo non attira studenti. Ed ecco che il casting accademico si ri-orienta sui mattatori dello showbiz, e la lectio doctoralis diventa spettacolo vero e proprio: Lucio Dalla fece acrobazie col clarinetto, Roberto Benigni imperversò sul palco (dopo aver proibito rigorosamente a telecamere e fotografi di riprendere la performance, come si usa in teatro). Solo quell'ingenuo generoso rocker di Luciano Ligabue si sentì tenuto a presentare davvero una lezione, e scrisse dodici pagine citando Kerouac e De Quincey.

Se poi i viventi non bastano, si può perfino ricorrere ai defunti: Salerno medita una laurea in memoriam a Massimo Troisi. Ma ultimamente l'alloro cala di preferenza sulle fronti degli opinion leaders del giovanilismo telediretto, dotati di fan-club dell'età giusta per la scelta dell'indirizzo di studi. "Se si può svecchiare l'immagine di un ateneo cinquecentenario, perché non farlo?", ammette senza imbarazzi Giovanni Bogliolo, rettore a Urbino, che ha laureato il motociclista Valentino Rossi in un'aula magna traboccante ragazzine.

"Pochi giorni prima abbiamo laureato Giorgio Parisi, luminare della fisica teorica: c'erano dodici persone. Giusto farlo, ma non è certo stato un evento simbolico. Con Valentino abbiamo dato agli studenti un modello di giovane intraprendente, di qualità, vincente...". Il modello di come, per avere successo nella vita, e perfino per far contenta mamma con il "pezzo di carta", non sia necessario studiare. Mica un grande esempio, per le matricole.

I blog studenteschi traboccano sarcasmo: "Noi sudiamo per un 18, a lui basta andare ai 180". "Certo, non bisogna esagerare. Ma Valentino s'è meritata la laurea in Comunicazione, scrive lui i testi degli spot che recita... Scienze della comunicazione dieci anni fa non esisteva, queste lauree che fanno scalpore servono anche a riconoscere saperi un tempo banditi dall'università". Dunque continuerà su questa strada? "Certo. Ma non le dico con chi, altrimenti qualche collega mi ruba l'idea".

MICHELE SMARGIASSI
(6 giugno 2005)

ho trovato ...

lunedì 06 giugno 2005, 21:16

ho appena torovato un gattino .. rosso ... troppo bellino ....

mi sa che e' un meticcio persiano ...

bellissimo ...


speriamo che resti a casa ...

me lo son trovato dentro ... mi chiamava!!
ora e' sulla mia scrivania che gioca con i fili della stampante!

ore 09.51: am

ho fatto le foto ... eccole ...

che ne pensate?

Maroni: "Referendum su lira ed euro"

lunedì 06 giugno 2005, 20:40

MILANO - La Lega conferma l'intenzione di proporre un referendum per tornare alla doppia circolazione euro e lira e in particolare studia un progetto per legare quest'ultima all'andamento del dollaro. Un'idea che scatena la reazione negativa dell'Udc e del presidente della Camera, Pierferdinando Casini e quella orgogliosa di Romano Prodi.

"Sarebbe una follia totale, un atto di autolesionismo, un film dell'orrore" taglia corto Casini. Ma Maroni insiste: "La questione lira-euro è una cosa seria sulla quale stiamo lavorando, le iniziative saranno presentate a Pontida".

Ma il leader dell'Udc, Marco Follini è categorico: "Una proposta strampalata, per essere gentili. Non condivido minimamente, l'euro ha dato stabilità all'economia, ce lo dobbiamo tenere stretto. Il ritorno alla lira non è da immaginare, ci costerebbe e ci isolerebbe da un discorso europeo che abbiamo fatto con altri"

Maroni è poi tornato sugli attacchi del Carrocio al capo dello Stato. Lo ha fatto però smentendo che nel mirino ci fosse Ciampi. "La responsabilità politica dell'euro è di chi ha governato prima, cioè Prodi". "Le polemiche di questi giorni - ha sostenuto Maroni - coprono la questione vera, cioè i danni che l'euro porta all'economia italiana".

Attacchi a cui Prodi replica secco: "Sono orgoglioso di aver portato l'Italia nell'euro insieme all'allora ministro del Tesoro Ciampi". "E' stata un'opera - spiega il leader dell'Unione - che ha messo in ordine i conti dello Stato che ha ridato energia al paese, che ha permesso a tanti di farsi un mutuo per la casa, che ha abbassato i tassi di interesse ed il costo del denaro, che ha rimesso l'Italia in linea".


"Se poi successivamente tutto questo patrimonio è stato disperso - ha proseguito Prodi - non è certo responsabilità dell'Euro. Ci sono paesi che crescono nell'euro. La Spagna e la Francia hanno sviluppato un rinnovamento sostanziale delle proprie strutture produttive. La Germania pur avendo una crisi della domanda interna, ha raggiunto il record assoluto della sua storia nelle esportazioni. Il problema dunque non è l'Euro, ma è l'Italia".

Quanto all'ipotesi leghista di una moneta agganciata al dollaro Prodi non ha dubbi: "E' un'ipotesi irrazionale. E' semplicemente un rifiuto della nostra responsabilità in campo internazionale. Solo la rassegnazione a un'Italia che va avanti di svalutazione in svalutazione. Questo non lo accetterò mai. Io voglio un' Italia che progredisce e che avanzi misurandosi con i paesi più avanzati".

(6 giugno 2005) 

fonte. www.repubblica.it
http://tinyurl.com/9zphj

 

E' esattamente come pensavo ... si stanno rincoglionendo ... adesso ci martelleranno tutta la santissima estate su sta cosa ... a meno che qualcuno non ricompili il kernel dei leghisti ... visto che presentano evidenti Bug di Sicurezza!  

Non ci dimentichiamo mai che Maroni nel primo governo berlusconi disse questa farse" poi io mica leggo quello che firmo!" ...

 eh!, ovvio, no? mica si puo' leggere quello che si firma! LOL

Il tumore nega la maternità Che fare?

lunedì 06 giugno 2005, 19:40

I quesiti del 12 giugno visti dall’oncologo Umberto Veronesi. Che spiega perché la vittoria del «sì» non aprirebbe la strada all’eugenetica e alla selezione razziale. Ma porrebbe fine a un’assurdità giuridica

Carissima Oriana, ho letto con molto interesse il tuo lungo articolo pubblicato sul Corriere della Sera di venerdì scorso, che getta un’ombra preoccupata sulla cultura occidentale, sempre più povera di valori e sempre più invasa da istanze materialistiche. Non voglio entrare nel merito di questo dibattito, che è stato anche oggetto del mio ultimo libro, ma, poiché tu inizi l’articolo con i referendum e lo termini con i referendum, vorrei illustrarti le ragioni per cui ho deciso di schierarmi per l’abolizione di alcuni punti della legge 40, in modo che tu non voglia classificarmi fra i seguaci di Mengele. Per inciso, sai che ho partecipato, giovanissimo, alla Resistenza contro l’occupazione nazista e che tutti i miei sette figli sono stati educati alla libertà, alla tolleranza e alla lotta contro ogni forma di razzismo e di fanatismo ideologico o religioso, in linea, tra l’altro, con il tuo pensiero di sempre.

Molti mi chiedono come mai io, che mi occupo di chirurgia di tumori del seno, a cui ho dedicato tutta la mia vita, mi sono attivato nei riguardi di una legge sulla fecondazione assistita, una questione apparentemente lontana dalla mia attività professionale. Invece, pensa, il problema mi si è posto proprio quando ho dovuto comunicare la diagnosi di tumore al seno a giovani donne non ancora madri.
Oggi l’età del primo figlio si è spostata dai 20-25 anni ai 30-35 e anche 40 anni, una fascia in cui questo tumore non è così infrequente. Sai qual è stata costantemente la loro domanda? «Professore, avrò ancora la possibilità di avere figli?». Tu sai che nelle donne giovani le terapie antitumorali (radioterapia, chemioterapia, blocco ormonale) spesso conducono all’infertilità.
Come abbiamo allora pensato di risolvere la dolorosa condizione di una donna che, oltre alla diagnosi di una malattia seria, vede vanificarsi il suo progetto di vita, cioè l’aspirazione ad avere un figlio? Proprio con la fecondazione assistita. Un ovocita della paziente e il seme del marito vengono fatti incontrare in provetta; l’uovo, una volta fecondato, viene congelato e al termine delle terapie oncologiche viene trasferito nell’utero della donna, che potrà quindi soddisfare il suo bisogno più naturale e più umano, quello diventare madre.
Ora questo con la legge 40 non si può più fare. Non ti sembra una crudeltà? A me sembra che si voglia quasi infierire su un essere già in grave disagio esistenziale.
Un secondo aspetto legato al progetto procreativo della donna riguarda le malattie genetiche. Anche in questo caso si tratta di un problema che è diventato importante negli ultimi decenni perché avvenendo le gravidanze in età sempre più matura, sono più a rischio di difetti nel nascituro. Per fare un esempio una gravidanza a 20 anni ha un rischio di un bambino Down di 1 su 2000, a 30 anni di 1 su 300, a 40 anni di 1 su 30. Con la possibilità di diagnosi prenatale (ecografia, esame del liquido amniotico o dei villi coriali) quasi tutte le donne incinte di età più matura si preoccupano di verificare lo stato di salute del feto che cresce nel proprio utero.
Se gli esami dimostrano la presenza della famosa «Trisomia 21» (che significa che il cromosoma 21, invece di essere doppio, è triplo) la donna ne viene informata, lasciandole la scelta se portare a termine la gravidanza o se interromperla. Il 90 per cento delle donne europee chiede l’interruzione. Non si tratta di eugenetica o selezione razziale. Semplicemente queste donne non ritengono di essere in grado, perché sono sole o hanno un lavoro pesante o non hanno i mezzi, di seguire, come si dovrebbe, un bambino in difficoltà gravi. Il prezzo di questa scelta dolorosa è l’aborto, con tutta la sofferenza che lo accompagna.
Proprio per evitare l’aborto, noi pensiamo sarebbe utile poter avere la diagnosi di «Trisomia 21» in anticipo, prima della gravidanza, proprio al momento della fecondazione, in modo che l'embrione, se difettoso, non venga inserito nell’utero, evitando quindi una gravidanza che sfocerebbe nel 90 per cento dei casi in un aborto. Questo è solo un esempio che cito perchéè fra i più comuni, ma ci sono malattie genetiche molto più gravi (la Corea di Huntington, la distrofia muscolare progressiva, la fibrosi cistica e altre ancora) per cui vale lo stesso discorso.
Solo due parole, ancora, sulle cellule staminali. Nessuno vuole creare embrioni per avere cellule staminali, come nessuno scienziato pensa alla clonazione dell’uomo. Vogliamo solo sapere cosa si intende fare degli embrioni «sovrannumerari » già congelati nei frigoriferi o che verranno congelati in futuro.
La legge 40 contempla infatti che in casi particolari sia permesso crioconservare gli embrioni e noi già sappiamo che non saranno pochi ad avere questo destino. Infatti, se dopo la fecondazione, il proprio ovocita non può essere trasferito nell’utero, perché la donna si è ammalata o ha avuto un incidente o semplicemente perché ha cambiato idea, questo viene allora crioconservato. A questo punto (e ciò vale per i 30.000 embrioni congelati presenti oggi nei laboratori italiani) o viene messo in frigorifero e condannato a morire o viene fatto vivere sotto forma di cellule staminali, con una missione terapeutica. Tertium non datur. Non vi sono altre scelte.
Mi pare di capire che tu sei per la prima soluzione: di abbandono nel frigorifero. Io, da medico che vive quotidianamente la sofferenza di tante malattie degenerative, penso sia più umana la seconda strada.
Su un punto importante sono invece d’accordo con te. Quando fai rilevare che il Comitato Nazionale di Bioetica, a impronta cattolica, ha unanimemente espresso parere favorevole all’uso di cellule staminali da feti abortiti. Come possono persone, che certamente si erano opposte alle legge 194 sull’aborto, accettare di utilizzare cellule che provengono proprio da quello che è considerato uno dei più gravi peccati condannati dalla Chiesa? Dove sono finiti, come dici tu, i valori assoluti? Non siamo invece in pieno «utilitarismo» o in pieno «relativismo»?
Questo mi porta al tema centrale della discussione in corso: la legge 40 sulla fecondazione assistita e la legge 194 sull’interruzione di gravidanza sono in palese contrasto. La prima conferisce all’embrione in provetta il diritto a non essere soppresso, la seconda, subito dopo, gli toglie lo stesso diritto quando cresce nell'utero materno. È raro trovare una tale incoerenza in qualsiasi legislazione del mondo. Penso che chi ha votato a favore della legge sull’aborto (anche tu l’hai votata) non possa accettare la legge 40. Viceversa chi è favorevole alla legge 40 deve coerentemente battersi per la immediata soppressione della legge 194 perché le due leggi così come sono non possono coesistere. Non è solo un’assurdità giuridica (che alcuni fra i migliori giuristi italiani hanno ripetutamente fatto rilevare), ma è anche una contraddizione etico-filosofica nei contenuti.
A meno di non correggere alcuni punti della legge 40 per renderla compatibile con la precedente 194, che è proprio quello che chiede questo referendum.
Umberto Veronesi
Direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia

06 giugno 2005

fonte: www.corriere.it 

La stabilità delle staminali

lunedì 06 giugno 2005, 19:38

06.06.2005
La stabilità delle staminali
Il loro stato epigenetico non viene alterato durante la crescita in laboratorio


Una ricerca pubblicata sulla rivista "Nature Genetics" suggerisce che le cellule staminali embrionali umane possano essere molto più stabili di quanto gli scienziati temessero.
Da tempo è noto il grande potenziale di queste cellule per la riparazione dei tessuti danneggiati da traumi o da malattie. C'era preoccupazione però che i geni delle cellule potessero essere suscettibili di cambiamenti che le renderebbero rischiose da usare nei trattamenti terapeutici. Ora i ricercatori dell'Università di Cambridge hanno scoperto che questi timori sono infondati.
Le cellule staminali embrionali si trovano a uno stadio primitivo dello sviluppo, e hanno la capacità di trasformarsi in quasi ogni tipo di tessuto nel corpo. Nonostante l'opposizione di molti gruppi per questioni di natura etica o religiosa, gli scienziati sperano di poterle usare un giorno per curare un vasto numero di malattie, dal diabete al Parkinson.
Molti ricercatori erano preoccupati però di eventuali alterazioni prodotte dai fattori epigenetici, che svolgono un ruolo chiave nel controllo dell'attività genetica durante lo sviluppo. Poiché ereditiamo due copie di ogni gene, uno da ciascun genitore, c'è il pericolo che in combinazione alcuni di questi diventino troppo potenti. in questi casi, i fattori epigenetici inibiscono l'attività di uno dei due geni, un processo normale durante lo sviluppo. Cosa succederebbe però se i fattori epigenetici alterassero in maniera imprevedibile la funzione dei geni delle staminali cresciute in laboratorio?
Roger Pederson e colleghi hanno esaminato sei di questi geni provenienti da quattro linee di cellule staminali embrionali, scoprendo una loro sostanziale stabilità. A differenza di cellule simili dei topi, il loro stato epigenetico non risulta alterato durante la crescita in coltura.

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Quando i medici stanno sulla difensiva

lunedì 06 giugno 2005, 19:34

05.06.2005
Quando i medici stanno sulla difensiva
Negli Stati Uniti c'è forte timore di essere citati in tribunale per colpe professionali


Secondo uno studio pubblicato sul numero del primo giugno della rivista "Journal of the American Medical Association", oltre il 90 per cento dei medici della Pennsylvania ammette di ricorrere a pratiche mediche difensive, come la prescrizione di test diagnostici in eccesso o il rifiuto immotivato di prendere in cura pazienti ad alto rischio. Questo comportamento sarebbe indotto principalmente dal timore di essere denunciati per eventuali responsabilità professionali. La "medicina difensiva" è molto diffusa negli Stati Uniti ma anche oltreoceano, tuttavia la sua prevalenza e le sue caratteristiche sono ancora controverse.
Secondo gli autori dell'articolo, David M. Studdert dell'Harvard School of Public Health di Boston e colleghi, questo comportamento può far crescere l'attenzione verso i pazienti (con trattamenti o esami aggiuntivi), sostituirla (nel caso in cui i medici preferiscono inviare il paziente a un altro medico o a una struttura pubblica), o ridurla (quando c'è il rifiuto di trattare particolari pazienti). Alcune pratiche, descritte come "comportamento assicurativo" (o "medicina difensiva positiva"), implicano la fornitura di servizi ulteriori, di valore medico marginale o nullo, allo scopo di scoraggiare i pazienti dal fare causa al medico o di convincere il sistema legale di aver fatto tutto il possibile per curarlo. Altre pratiche, descritte come "comportamento elusivo" (o "medicina difensiva negativa"), riflettono i tentativi dei medici di prendere le distanze dalle possibili fonti di rischi legali.

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Ma perche' ... solo negli Stati Uniti?

Fino a quando il medico sara' visto come "colui che rompe" e non come "colui che ripara" e fino a quando la gente non capira' che non tutto quello che e' rotto si puo' riparare .. i medici continueranno a afre cosi' ...

Anche loro hanno una famiglia ... anche loro hanno i loro problemi ... 

purtroppo quando una persona e' malata vede solo il suo di male .. i medici lo vedono tutti i gioni per anni ...

 

Stop a uno studio sul bioterrorismo

lunedì 06 giugno 2005, 19:32

04.06.2005
Stop a uno studio sul bioterrorismo
Il governo americano teme che possa fornire spunti e informazioni a malintenzionati


Con un'azione senza precedenti, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli Stati Uniti ha chiesto alla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences" (PNAS) di non stampare un articolo sul bioterrorismo che era in programma per il numero del 27 maggio e che era già stato sottoposto a revisione interna.
L'articolo, scritto dai matematici Lawrence Wein e Yifan Lu dell'Università di Stanford, fornisce esempi di come i bioterroristi potrebbero scatenare il panico introducendo una piccola quantità di tossina del botulino nelle riserve di latte degli Stati Uniti, e ipotizza gli interventi che il governo e l'industria casearia potrebbero prendere per prevenire questo drammatico scenario.
Stewart Simonson, assistente segretario dell'HHS per le emergenze di salute pubblica, riconosce che l'idea di usare il botulino come arma biologica è già stata ampiamente discussa. "Abbiamo chiesto di ritirare l'articolo non per il concetto in sì- spiega Simonson - ma per la precisione dei dettagli forniti".
Wein, per non rinunciare alla possibilità che PNAS pubblichi prima o poi lo studio, ha rifiutato di commentare pubblicamente la richiesta dell'HHS o i suoi rapporti con la rivista. Il 30 maggio, tuttavia, il "New York Times" ha pubblicato un suo editoriale - che il quotidiano aveva accettato prima che PNAS decidesse di ritirare l'articolo - nel quale descrive lo studio in alcuni dettagli.

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Dove si nascondono i ricordi

lunedì 06 giugno 2005, 19:30

04.06.2005
Dove si nascondono i ricordi
Gli eventi autobiografici verrebbero immagazzinati in diverse aree neocorticali


Studiando in dettaglio la capacità di pazienti con danni cerebrali selettivi di ricordare eventi del proprio passato, un team di ricercatori guidato da Larry R. Squire dell'Università della California di San Diego ha contribuito a porre fine a un'annosa controversia su dove vengono immagazzinati i ricordi a lungo termine delle proprie esperienze personali. La ricerca è stata pubblicata sul numero del 2 giugno della rivista "Neuron".
La controversia era incentrata sul fatto se la memoria a lungo termine continuasse o meno a dipendere dalla regione chiamata lobo temporale mediale, che contiene il centro cerebrale di elaborazione dei ricordi, l'ippocampo. Secondo alcuni studiosi, queste memorie "autobiografiche" dipenderebbero da specifiche informazione contestuali che richiederebbero il continuo coinvolgimento delle strutture mnemoniche centrali del cervello. Per altri, invece, i ricordi autobiografici - come altri tipi di ricordi a breve termine - con il passare del tempo diventerebbero gradualmente indipendenti dal lobo temporale mediale.
In passato, gli studi sui ricordi di pazienti con lesioni cerebrali non avevano permesso di chiarire la questione a causa della complessità di queste lesioni e della difficoltà di documentare con precisione la qualità dei ricordi. Ora, Squire e colleghi hanno dimostrato che "la capacità di richiamare alla mente eventi autobiografici remoti non dipende dal lobo temporale mediale, ma da aree neocorticali diffusamente distribuite".

P. J. Bayley, J. J. Gold, R. O. Hopkins, L. R. Squire, "The Neuroanatomy of Remote Memory". DOI 10.1016/j.neuron.2005.04.034. Neuron, Vol. 46, pp. 799–810 (2 giugno 2005).

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L'emoglobina falciforme protegge dalla malaria

lunedì 06 giugno 2005, 19:28


03.06.2005
L'emoglobina
falciforme protegge dalla malaria

La protezione è ereditaria e aumenta nei primi dieci anni di età


In uno studio pubblicato sulla rivista "PLoS Medicine", alcuni ricercatori spiegano come un'anomalia delle cellule del sangue può fornire ai bambini una sostanziale protezione contro la malaria nei loro primi dieci anni di vita. L'anomalia in questione è una deformazione falcemica delle cellule, una caratteristica ereditaria che, nella sua forma peggiore, può provocare l'anemia falciforme o mediterranea. Thomas N. Williams e colleghi del Kenyan Medical Research Istitute hanno scoperto che questa protezione - che coinvolgerebbe il sistema immunitario - aumenta durante l'infanzia fino ai dieci anni, e poi declina.
La malaria causa circa un milione di morti l'anno, in gran parte bambini nell'Africa sub-Sahariana. Da tempo è noto che nelle aree più colpite dalla malattia, il gene per l'emoglobina falcemica (HbS) è molto comune. La protezione contro la malaria si verifica nelle persone che possiedono un gene normale e uno falciforme (eterozigosi), e studi precedenti avevano suggerito che fosse dovuta a un processo immunitario.
Per chiarire se la protezione fornita dall'HbS fosse innata o variasse con l'età, gli autori hanno studiato una forma specifica di malaria dipendente dall'età in un campione di abitanti (bambini e adulti) nel distretto di Kilifi, sulla costa del Kenya. La protezione contro la malattia cresce fino al 60 per cento all'età di dieci anni, per poi calare nei bambini più grandi. Gli autori hanno anche ipotizzato quali possano essere i meccanismi con cui HbS può influenzare l'immunità, per esempio un'acquisizione accelerata di anticorpi alle proteine alterate espresse sulla superficie dei globuli rossi infetti dalla malaria.

T. N. Williams, T. W. Mwangi, D. J. Roberts, N. D. Alexander, D. J. Weatherall, et al., "An immune basis for malaria protection by the sickle cell trait". PLoS Medicine 2(5): e128 (31 maggio 2005).

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Ma e' una cosa che all'uni ci hanno sempre detto .. non so davver dove sia tutta questa novita'!
Alle volte ... si fanno degli studi ... :/

Gli revocano la patente in quanto gay il Tar sospende il provve

lunedì 06 giugno 2005, 19:26

 


CATANIA - Gli avevano ritirato la patente in quanto omosessuale, ma la decisione è stata sospesa dal Tar al quale il giovane ha presentato ricorso. A denunciare la vicenda è stato l'avvocato di M. D. G., 23
anni, commerciante, al quale la Motorizzazione civile di Catania ha ritirato la patente dopo che aveva dichiarato la propria omosessualità nel corso della visita di leva ad Augusta.

Una decisione che M. D. G. ha impugnato davanti al Tribunale amministrativo regionale di Catania che ha accolto la sua richiesta disponendo un'ordinanza di sospensione cautelare in attesa di entrare nel merito del caso. "L'omosessualità - si legge nell'ordinanza della terza sezione del Tar - non può essere considerata un fatto che fa sorgere subbi sull' idoneità psico-fisica del titolare della patente di guida". "E' evidente - scrivono ancora i giudici - che le preferenze sessuali non influiscono in alcun modo sulla capacità del soggetto di condurre con sicurezza veicoli a motori" e inoltre "non può considerarsi una vera e propria malattia psichica, essendo per l'appunto una mero disturbo della personalità" tanto da "giustificare l'esonero dal servizio di leva" ma "non certo l'adozione di ulteriori misure 'sfavorevoli'".

L'accaduto, ha commentato l'avvocato Giuseppe Lipera, è ''talmente scandaloso ed offensivo per tutte le coscienze che ci obbliga a darne la massima divulgazione". Il giovane, oltre a chiedere la revoca della sospensione della patente, con una denuncia al tribunale civile di Catania ha chiesto anche un risarcimento di 500 mila euro ai ministeri dei Trasporti e della Difesa.

(6 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it

 

Sono senza parole! 

Apple-Intel, accordo epocale Apple-Intel, accordo epocale per

lunedì 06 giugno 2005, 19:24

NEW YORK - Chip della Intel per la Apple: un accordo storico. Dopo diversi tentativi andati a vuoto le due società hanno messo a punto i dettagli per una partnership duratura. La società californiana, grazie all'accelerazione delle trattative nel fine settimana, utilizzerà i microprocessori del primo produttore al mondo in sostituzione di quelli della Ibm per i suoi computer Macintosh. Secondo la stampa americana, l'annuncio ufficiale potrebbe essere fatto oggi dal numero uno della compagnia di computer, Steve Jobs, già in occasione della Apple Worldwide Developers Conference in programma a San Francisco, in California.

Finora la compagnia fondata e guidata da Jobs ha contato prima sui chip sviluppati insieme da Ibm e Motorola e ora su quelli venduti in prevalenza da 'Big Blue'. Il motivo che ha portato alla decisione di Apple potrebbe risiedere nel ritmo di aggiornamento dei processori Ibm per mac: troppo lenti per Jobs, che ha così deciso di dare una sterzata.

Interessante sarà scoprire i tempi di applicazione dell'accordo con Intel. Secondo le indiscrezioni, i computer di fascia consumer, ovvero i Mac mini e gli iMac, potrebbero essere equipaggiati con i nuovi processori già entro giugno del 2006, mentre computer di fascia professionale diventerebbero Intel entro la metà del 2007.

Di sicuro siamo dinanzi al più grande cambio nel mondo dei computer, una svolta epocale. Resta da capire quali sono i termini dell'accordo per poter immaginare gli sviluppi di questa intesa. La Apple, in particolare, con i nuovi chip è in grado di aumentare la quota di mercato nel settore dei computer, grazie ai prezzi più bassi dei prodotti Intel, che a sua volta rafforza da un lato il ruolo di leader mondiale e potrebbe guardare con interesse a un settore dallo straordinario potenziale di crescita che è costituito dall'iPod, il lettore multimediale più diffuso al mondo nonché ultima creatura di Jobs.

fonte: www.repubblica.it 

Quel cervello somiglia al computer 24 anni, record-man di matem

lunedì 06 giugno 2005, 19:20

PARIGI - Il suo cervello fa arrossire il software di un computer: è capace di calcolare a mente la radice tredicesima di un numero di 200 cifre. Dietro quegli occhiali di metallo da studente universitario, si nasconde il record-man della matematica. Alexis Lemaire ha 24 anni e studia informatica all'ateneo di Reims, nella regione di Champagne. Non è nuovo a record simili: nel 1988 impiegò appena 13 secondi e 55 per leggere un numero di 100 cifre.



Dicono gli esperti: "La guerra contro il tempo è una sfida che impone ricerche sempre più complesse e sofisticate di memorizzazione, di metodi per organizzare la memoria, proprio come un programma per computer". Alexis fa questo: aggiorna quotidianamente il "software" che nasconde nel cervello e i risultati si vedono, eccome.

L'ultimo tentativo, venerdì scorso, a Parigi, durante il sesto salone della cultura e dei giochi matematici. I numeri di 200 cifre erano stati selezionati da un computer. Non è stato facile neppure per il record-man della matematica calcolare la radice tredicesima; i tentativi a vuoto sono stati tanti ma alla fine, il miracolo si è compiuto. In appena cinque minuti Alexis ha pronunciato il risultato esatto: un numero di 16 cifre.

Un simile esperimento, Alexis l'aveva tentato già in aprile davanti ad una giuria selezionata dalla rivista specializzata Scienze. Le cose allora erano andate peggio: impiegò "addirittura" otto minuti per estrarre la radice matematica. Venerdì il tempo è stato ridotto quasi di un terzo.

"La scienza del calcolo mentale - ha detto lo studente-campione - non è ancora veramente sviluppata e ci sono un sacco di cose da scoprire". Ma le "cose", Alexis sembra averle già scoperte: merito del software cerebrale che nessuno è riuscito finora a copiare.

Vaccino contro Ebola e Marburg funziona sulle scimmie

lunedì 06 giugno 2005, 19:16

WINNIPEG (Canada) - Contro i virus Ebola e Marburg ci si potrebbe presto vaccinare. Un gruppo di scienziati canadesi e statunitensi ha pubblicato i primi risultati ottenuti con un vaccino sulle scimmie e i dati sono confortanti. L'esito della sperimentazione è pubblicato sulla rivista "Nature Medicine" e Steven Jones, uno dei ricercatori autori di questo studio, ammonisce che ci vorranno ancora cinque o sei anni per portare a compimento la sperimentazione, in modo da accertare che i vaccini siano innocui ed efficaci anche sull'uomo.



I morbi di Marburg e di Ebola sono quelli a più elevata mortalità e attualmente imperversano in alcune regioni dell'Africa, con una virulenza dalla quale le popolazioni locali non sanno come proteggersi. Il vaccino sperimentato è in grado di proteggere parzialmente le scimmie infettate con i virus di Ebola e Marburg.

I ricercatori però sono molto cauti, la protezione è ancora solo parziale perché come ha spiegato Jones, "i risultati indicano che invece della probabilità del 100% di morte, si ha una sopravvivenza dell'80%". Si tratta, comunque, del primo successo nella lotta contro le due malattie, che presentano una sintomatologia molto simile: le vittime muoiono dopo giorni di inarrestabile emorragia interna, prevalentemente dalle mucose. Il contagio avviene tramite contatto con i fluidi corporei dei malati.

(5 giugno 2005)

fonte: www.repubblica.it 

SPOT anti AIDS

sabato 04 giugno 2005, 16:03

Troppo bello ... l'ho visto oggi sulla BBC ...

 una cosa che m'e' sempre piaciuta deli anglosassoni e' la loro "pubblicita' progresso" ... ne fanno tanta e la fanno bene ...

 questo era un spot con dei tizi con la maglietta rossa HIV+ e altriragazzi "normali" ... facevano vedere tutti i comportamenti a rischio  ... e dopo anche il "nromale" aveva la maglietta rossa.

 tutta senza parole ... una musica in sottofondo (era una festa) e non molto colorato .. il rosso spiccava moltissimo ... dopo unpo' questi con la maglietta HIV+ si trasformavano in AIDS ... e si polverizzavano ... fino a che si polverizzano tutti ...

 deprimente ... ma davvero molto bella dal mio punto di vista.

che ne pensate? 

La battaglia di Baghdad

sabato 04 giugno 2005, 16:01
La battaglia di Baghdad

di  mazzetta
03 Jun 2005 Baghdad, 03 Giugno 2005. Si prepara una nuova Belfast. Come ad Algeri, come in Palestina, come nel Sudafrica dell'apartheid. E' cominciato il martirio di Baghdad. Posti di blocco ovunque, 40.000 soldati iracheni e altre migliaia della forza multinazionale, rastrellamenti ed arresti di massa; ci sarà battaglia nel cuore della capitale? Questo il menù previsto dalla forza di occupazione per sedare la capitale irachena. Un progetto che nei piani prevede di dividere la capitale in zone impermeabili, una rete di check point e controlli che trasformeranno la metropoli un una enorme prigione divisa in settori, all'interno dei quali solo i membri della sicurezza avranno licenza di movimento e l'ordine di fare qualsiasi cosa per stroncare la resistenza all'interno di Baghdad.

Una nuova, ma molto più grande Falluja se la città dovesse ribellarsi; un enorme galera se la popolazione accetterà le condizioni imposte dagli occupanti; famiglie divise, ore per raggiungere i pochi posti di lavoro, nessun giornalista in giro e mano libera alla repressione nel dissolvimento di qualsiasi tutela legale. Un film già visto, fiumi di sangue versati per piegare un popolo ai desideri di una potenza occupante.

La chiameranno operazione di polizia, e sarà ovviamente intitolata alla caccia dei cattivi; rinunciando però a tutto quanto faccia la differenza tra i cattivi che non rispettano le loro leggi, ed i buoni che le stracciano per fare i comodi loro. Misure che nella storia non sono mai riuscite a piegare nessuno, visto che la loro applicazione è troppo punitiva per le masse innocenti, che a quel punto solidarizzano con i cacciati e prendono ad odiare gli occupanti, anche senza esservi predisposti.

E' naturale, tutta la gente che finora è riuscita ad evitare l'isteria e a mantenere il controllo sperando in una via d'uscita non cruenta, una volta martoriata da tali procedure, umiliata e sottoposta a soprusi, tende a ribellarsi contro chi li applica, specialmente se straniero; gli abitanti di Baghdad non se la prenderanno di certo con chi, almeno secondo la teoria americana, giustifica l'esistenza della repressione praticando la resistenza; questo gli americani lo sanno.

Si va dunque verso un massacro ed una escalation, prevista e prevedibile; ma si sapeva: l'unica maniera di controllare l'Iraq con una forza tanto sottodimensionata (per opinione unanime dei vertici militari i soldati sul campo dovrebbero essere il doppio) è quello di impegnare gli iracheni in conflitti interni e in una strenua lotta per la sopravvivenza quotidiana. L'invasione della capitale da parte di truppe non sunnite, i rastrellamenti e le prime prevedibili carneficine serviranno a questo scopo.

Chi riconosce un dio, preghi per gli abitanti di Baghdad, da oggi ne hanno bisogno...

mazzetta
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Ho sentito parlare Fini

sabato 04 giugno 2005, 15:58

Oggi, per la prima volta ho sentito parlare Fini ... e non posso che confermare, pur avendo ferma le profeonde differenze di colore tra di noi, la stima che nutro verso questo uomo politico ..

 

Leggetevi la biografia di Fini ... uomo nuovo, del rinnovamento .. che ha deciso di dare una svolta epocale al suo partito .. pur perdendo pezzi importanti della "vecchia guardia" ... personaggio alle volte non capito nella sua troppa prudenza ... come e' stato il caso della recente crisi di govero ....

 

Bravo ... se non fossi di AN, caro fini, ti voterei ... :) 

Fecondazione militarmente assistita...

sabato 04 giugno 2005, 15:56
Fecondazione militarmente assistita... di  Bianca Cerri
04 Jun 2005 Brenda Clark, Michelle Pearson e T’nasa Harris sono tre giovani americane accumunate da un’adolescenza turbolenta e, ancora prima di essere arrestate, sapevano che il carcere può essere un posto molto pericoloso. Quello che non immaginavano è che il pericolo sarebbe arrivato dagli uomini cui erano state affidate dall’amministrazione penitenziaria, convinti che ogni violenza ai danni dei reclusi sia lecita, compresa quella sessuale. Ora le tre ragazze sono incinte e il Dipartimento di Giustizia sarà finalmente costretto ad ammettere che la violenza carnale è divenuta ormai un pedaggio obbligatorio nei penitenziari USA, al quale è impossibile sottrarsi.

Il Codice Penale vieta espressamente al personale di custodia ogni genere di rapporto personale con i detenuti ma le gravidanze di Clark, Pearson ed Harris, tutte iniziate durante la detenzione, provano che le guardie carcerarie trasgrediscono spesso a volentieri a quelle regole che impongono anche con la forza ai reclusi.

Nella sola Scott Facility, in Michigan, quasi 200 donne avevano denunciato aggressioni sessuali da parte degli agenti ma altrettanti giudici si erano rifiutati di ascoltare le loro storie, così come molti colleghi degli stupratori, pur essendo a conoscenza dei fatti, erano rimasti in silenzio "per non screditare la categoria".

Sentendosi abbandonate e costrette a subire altra violenza dalle guardie, otto donne incarcerate, Alicia Smith, Sonya Grissom ed altre sei compagne, hanno deliberatamente messo fine alla propria esistenza nella Scott Facility. "Alicia ha tentato con ogni mezzo di sottrarsi ai soprusi prima di uccidersi", dicono i genitori, "ma nessuno ha voluto ascoltarla, a cominciare dal Ministero dell'Interno". Sonya Grissom aveva invece tentato di togliersi la vita per la disperazione ma le violenze degli agenti erano continuate fino a che la donna,30 anni, non ha trovato la morte.

Nessuna indagine è mai stata aperta come pure non risultano inchieste sulla fine di Katherine Finzel, morta suicida in carcere nel 1993 dopo aver denunciato uno stupro. Nonostante la presenza di quattro testimoni, le autorità non hanno mai ritenuto opportuno indagare sul presunto colpevole, Albert Moon, che risulta ancora regolarmente in servizio. Clark, Pearson ed Harris si trovano ora davanti una drammatica realtà: i figli che aspettano sono frutto della violenza ma, anche se lo volessero, non potrebbero liberarsene abortendo perchè le detenute non possono avvalersi della legge sull'aborto, essendo sottoposte alla sospensione dei "diritti civili" fino a quando la pena non è completamente scontata.

Nel caso di Harris, condannata all'ergastolo, questo significa che la donna darà alla luce il figlio in carcere e potrà tenerlo con sè soltanto fino al compimento del sesto anno di età. Gli altri sei figli, rinchiusi attualmente in vari orfanotrofi, potranno invece rivedere la madre soltanto dopo il compimento del 18° anno di età.

Nathleen Mason, un'altra donna stuprata dalle guardie carcerarie dice: "Ora che sono tornata libera sto cercando di dimenticare. Trovare il coraggio di denunciare il mio stupratore è stato difficile, mi ci sono voluti molti mesi. Poi mi sono decisa ed ho scritto una lettera al Ministero dell'Interno. 24 giorni dopo, mi è arrivata la risposta: Il fatto non sussiste e cari saluti ....”.

Bianca Cerri
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fonte: ReporterAssociati.org

Indurre all'astensione è un reato

venerdì 03 giugno 2005, 12:25
Newsgroups: it.politicaFrom: "Sclerotico" <[e-mail omessa]>  Date: Wed, 01 Jun 2005 22:33:48 GMT

 

Indurre all'astensione è un reato
COSA DICE LA LEGGE

Art. 98 del Testo Unico delle leggi elettorali, Titolo VII:
Il pubblico ufficiale, l'incaricato di un pubblico servizio, l'esercente di
un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque
investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle
proprie attribuzioni e nell'esercizio di esse, si adopera
1. a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione
di candidati od
2. a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di
determinate liste o di determinati candidati o
3. ad indurli all'astensione,
è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire
600.000 a lire 4.000.000.

ART. 51. della legge 352/1970 (Norme sui referendum):
Le disposizioni penali, contenute nel titolo vii del testo unico delle leggi
per la elezione della camera dei deputati, si applicano anche con
riferimento alle disposizioni della presente legge. Le sanzioni previste
dagli articoli 96, 97 e 98 del suddetto testo unico si applicano anche
quando i fatti negli articoli stessi contemplati riguardino le firme per
richiesta di referendum o per proposte di leggi, o voti o astensioni di voto
relativamente ai referendum disciplinati nei titoli I, II e III della
presente legge

CHI COMMETTE REATO

- I preti che dal pulpito propagandano astensione come scelta della Chiesa
- Gli insegnanti di religione che lo dicono in classe
- I cappellani militari e quelli negli ospedali e nelle carceri
- Pera e Casini qualora lo dicano in qualità di Presidenti Camere

RATIO DELLA NORMA

L'esistenza di questa norma è conseguenza del riconoscimento dello status di
ministro di culto, cui corrispondono norme speciali. Alcune favorevoli (ad
esempio preti possono ricevere testamento in caso di calamità), alcune
restrittive, quali quelle con la finalità di evitare ingerenza in
determinati campi: (non possono svolgere funzioni di avvocato, notaio,
giudice popolare, sindaco, consigliere comunale nel luogo in cui sono
parroci, etc.).
Si tratta di un divieto in conseguenza del riconoscimento della dimensione
pubblica degli ecclesiastici. E' una norma fondamentalmente di impostazione
fascista, da abrogare anche per quanto riguarda le norme in favore del
Vaticano e del clero. Tuttavia finchéè in vigore deve essere rispettata non
solo quando va a favore degli ecclesiastici, ma anche quando pone dei limiti
alla loro libertà di azione.

CONCORDATO 1984

Non è vero che ha fatto perdere di valore alla norma, anzi: Il Concordato
del 1984 ha rafforzato la ratio di questo divieto.
Infatti, presupposto del Concordato 1984 è proprio il riconoscimento da
parte della Chiesa (con la Gaudium et Spes) della libertà politica dei
cattolici italiani.
È inequivocabile che "la promozione dell'uomo" di cui parla il Concordato la
Chiesa può perseguirla nella sua competenza, che è quella spirituale e non
temporale.
Si potrebbe dire che proprio in virtù di questo impegno da parte della
Chiesa lo Stato Italiano ha, dopo il 1984, ampliato i privilegi a favore
della CHIESA.
Basti pensare che mentre prima del 1984 lo Stato pagava solo 200 milioni di
euro per il sostentamento del clero e 4 milioni di euro per costruire nuove
chiese, oggi lo Stato versa 1 miliardo di euro con 8 per mille e ammette che
i soldi siano spesi per tante finalità che determinano un maggiore controllo
sociale.
O anche quello che accade con gli insegnanti di religione: non si potrebbe
ammettere che i Vescovi possano sceglierli su base di indicazioni morali e
religiose se queste poi influiscono anche sulle dinamiche politiche e
elettorali.

PERCHE C'è INDUZIONE

- Autorevolezza della funzione: Dirlo dal pulpito (della chiesa o della
conferenza episcopale) è in se un fattore di induzione
- Controllo sociale: la CEI spende in Italia 1 miliardo di euro dell'8per
mille in mense, nuove chiese etc. La CEI usa 150 milioni di euro ogni anno
per costruire nuove chiese: molto facile che nel piccolo paese può accadere
che il solo andare al voto possa comportare ritorsioni ad esempioo al
titolare della ditta che fornisce il cemento, le travi, le pulizie etc.
- Dipendenza economica: gli insegnanti di religione, ma anche i cappellani
militari etc, sono revocabili dalla CEI, proprio per ragioni etiche, per cui
è evidente che di fronte a indicazione di astensione c'è conseguenza di
revoca del posto e quindi dello stipendio!
- Dipendenza economica 2: anche i preti sono sotto ricatto, perché tramite l'8
per mille non sono loro a ricevere direttamente i denari dalla comunità dei
fedeli, ma solo se la CEI gli riconosce il titolo.

SENTENZA CASSAZIONE

C'è stata nel 1984 una sentenza della Cassazione sul referendum sull'aborto,
dove in realtà si disse solo che nel caso di specie non c'era reato perché
il prete si era limitato ad esporre volantini senza chiaro riferimento di
voto e senza preannunciare svantaggi, neanche di tipo spirituale, da un
comportamento diverso.
Non è una sentenza dirimente, sia perché datata, sia perché si trattava dell'ipotesi
di vincolare al no gli elettori e non la differente condotta di "indurre"
all'astensione.

fonte: Google Groups

Due giugno, attacco di Calderoli "Non c'è nulla da festeggiare"

giovedì 02 giugno 2005, 19:55

Ma poi nonho ragione quando dico che e' una persoa di scarsa intelligenza?

 

ROMA - Il presidente della Repubblica e le più alte cariche dello Stato celebrano solennemente la festa del due giugno, ma tra gli uomini delle istituzioni c'è anche chi dice "no". E cioè il ministro leghista delle Riforme, Roberto Calderoli, secondo il quale "non c'è nulla da festeggiare".

Nel suo tradizionale discorso, nel giorno in cui a Roma si svolge la parata militare, Carlo Azeglio Ciampi ricorda in primo luogo i caduti italiani: "In questo giorno di festa e di ricordi - dichiara - voglio esprimere un deferente pensiero a coloro che su ogni fronte, durante la guerra di Liberazione e in tempo di pace, hanno donato la propria vita per la rinascita delle istituzioni democratiche nelle quali noi tutti ci riconosciamo".

Qualche ora più tardi, Calderoli affida a una nota la sua contrarietà verso questa celebrazione. Che comincia con un eloquente "non c'è nulla da festeggiare". "Personalmente - prosegue il ministro - non ho mai sentito questa festa del 2 giugno, ma chi dice di sentirla davvero avrebbe dovuto presentarsi con il segno di lutto al braccio, non soltanto per i nostri poveri caduti a Nassiriya, ma perchè un Parlamento, con il suo voto favorevole alla Costituzione europea, ha espropriato il diritto del popolo a potersi esprimere attraverso il referendum e, vilmente e surrettiziamente, ha ceduto la cosa più intangibile di un popolo: la sua sovranità".

Insomma: un attacco indiretto non solo a Ciampi, il più convinto sostenitore dell'importanza del 2 giugno, ma anche al presidente del Consiglio. E infatti, interpellato dalle agenzie di stampa, Calderoli critica apertamente il premier: "Berlusconi - attacca - sulla questione dell'Europa avrebbe avuto la possibilità di mettersi dalla parte del popolo, cui dice di tenere sopra ogni cosa. E il popolo, se si sentisse da lui rappresentato e difeso contro l'euro e contro questa Europa, sarebbe tutto dalla sua parte".


E ancora: "Bossi tempo addietro ha detto che Berlusconi aveva l'opportunità di essere il nuovo Carlo Magno. Oggi ho paura che il premier abbia davanti una duplice scelta: diventare Carlo Magno o fare il Badoglio".

fonte: Repubblica.it

 

Il ricco mercato delle "Libere Università e dei diplomi fasull

giovedì 02 giugno 2005, 15:48

 

Il ricco mercato delle "Libere Università" e dei diplomi fasulli

di  Alessio Marchetti
30 May 2005 dal nostro corrispondente dalla Repubblica Ceca
Praga, 30 Maggio 2005.
Qualche giorno fa ci siamo occupati del caso relativo a una presunta università privata che rilascia titoli accademici e lauree “honoris causa” senza alcun valore legale. Il mercato dei titoli di studio universitari fasulli sembra essere piuttosto diffuso in Italia se è vero che nel solo anno 2004 vi sono stati ben otto provvedimenti da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato diretti verso la “Libera Università degli Studi di Formello”, la “Libera Università Internazionale di Medicina Omeopatica”, l’“Università Europea degli Studi Franco Ranieri”, l’”ISFOA” e la “Guglielmo Marconi”...

Sono tutti colpevoli, secondo il Garante, di pubblicità ingannevole ritenuta in grado di indurre in errore circa la qualifica degli istituti come istituzioni universitarie riconosciute in Italia (cosa che non sono) e circa il valore legale dei diplomi rilasciati (non ne hanno alcuno) e la spendibilità degli stessi in Italia. Abbiamo inoltre fatto notare come una di esse, l’ISFOA, avesse trovato l’appoggio di istituzioni pubbliche, come ambasciate e Istituti di Cultura italiani, nonché di personalità del mondo politico e del governo, primo tra tutti il Ministro degli Italiani all’Estero Mirko Tremaglia, per pubblicizzare le proprie attività.

Tutto ciò è avvenuto quando l’ISFOA era già stata sottoposta a provvedimento del Garante due volte nel marzo e nel luglio 2004 nonché denunciata presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Milano per recidività lo scorso 29 aprile 2005.

Questo perché l’ISFOA, pur avendo oscurato il sito www.isfoa.it ha continuato a mantenere in piedi le pagine interne, facilmente accessibile da qualsiasi motore di ricerca richiamando il termine isfoa, nonché copiando sostanzialmente i contenuti condannati sul sito internet di una sua associata, la Target Business School di Chiavari (www.lineatarget.it) da dove si può facilmente navigare tra le pagine relative a ISFOA. ISFOA si definisce persona giuridica di diritto internazionale secondo la legge 18 giugno 1049, n. 385, e legalmente autorizzata e riconosciuta con decreto numero 3444/05 della Repubblica di San Marino.

Secondo questa definizione ISFOA dice di avere automaticamente legittimità (“ipso iure”) anche in Italia, con pieni diritti e privilegi. Peccato che il trattato di amicizia USA - Italia stipulato nel 1948 più volte citato da ISFOA, in realtà, non dica affatto questo: in pratica non esiste assolutamente un’automatica trasposizione della personalità giuridica, che ISFOA afferma di avere nello Stato del Delaware, in Italia.

Nel caso in cui ISFOA volesse operare legalmente in Italia dovrebbe, infatti, aprire una filiale o succursale nel paese e provvedere alla sua iscrizione come società nel registro delle imprese presso il tribunale competente per territorio. Nel caso, invece, volesse operare in Italia come ISFOA ente morale di San Marino, dovrebbe farsi registrare secondo le procedure previste come associazione. L’ISFOA a San Marino è, infatti, riconosciuta come associazione o ente morale, con relativa riconosciuta personalità giuridica, ma non ha mai avuto alcuna autorizzazione a definirsi “università” né tanto meno a conferire titoli universitari. La personalità giuridica non presuppone, infatti, il riconoscimento come università.

Il decreto del tribunale di San Marino del 31 marzo 2005 accorda il riconoscimento giuridico alla “Associazione ISFOA” come ente morale (in pratica una Onlus), dandole il diritto della persona giuridica nonché ad operare secondo le finalità statutarie, ma non riconoscendola affatto come università. Sembra evidente a tutti che ben diverso è l’uso del termine “università” che è, infatti, vietato nella Repubblica di San Marino senza l’esplicita autorizzazione del Governo. Autorizzazione che ISFOA, appunto, non ha finora mai ottenuto.

Andando ulteriormente avanti nell’indagine si può scoprire anche che ISFOA (“persona giuridica di diritto internazionale, autorizzata ad operare dal Segretario di Stato del Delaware, USA” si legge nel sito) non è riconosciuta come università neanche dal Dipartimento dell’Educazione del Delaware stesso, noto paradiso fiscale degli Stati Uniti. Per aprire una scuola privata, anche solo come “Business school”, bisogna, infatti, avere il cosiddetto "approval" dal Dipartimento Educazione dello Stato. Analogamente, e a maggior ragione, se si vuole conferire titoli accademici occorre "the approval to grant university degree" (l’approvazione a conferire la laurea universitaria).

Le società costituite nello Stato del Delaware sono essenzialmente società estere che non operano nel Delaware stesso ma altrove e che sfruttano la totale esenzione fiscale; infatti, se controllate da soci stranieri e operanti solo all'estero queste società non sono soggette a tasse federali e statali. Esse possono esercitare tutte le attività previste dalle leggi del Delaware salvo, ovviamente, quelle vietate o soggette ad autorizzazioni governative come, appunto, il conferimento di titoli universitari. Non avendo ISFOA alcun tipo di approvazione da parte del Dipartimento dell’Educazione dello Stato americano ne consegue che non abbia neanche alcun diritto a conferire titoli universitari negli USA.

ISFOA, inoltre, afferma che “è legittimamente autorizzata ad operare ed a conferire legalmente titoli universitari privati, tramite comunicazione ufficiale datata 21 ottobre 2004 del Dipartimento dell’Educazione, della Cultura e dello Sport, Divisione della Cultura e degli Studi Universitari della Repubblica e Cantone Ticino, in virtù del diritto della libera attività economica e della libertà di insegnamento previsti dall’articolo 27 della Costituzione Federale Svizzera e dell’articolo 8 della Costituzione del Cantone Ticino”. Ma questo non autorizza affatto ISFOA a usare la definizione di “università”.

Il Dipartimento dell’Educazione del Cantone Ticino, infatti, chiedeva ad ISFOA di indicare chiaramente il suo carattere privato e informare gli studenti che gli eventuali titoli rilasciati non sono da considerarsi titoli accademici del sistema universitario svizzero. Questo allo scopo di evitare confusioni con le istituzioni realmente accreditate ed evitare di trarre in inganno gli studenti con indicazioni incomplete sul valore dei titoli. ISFOA, dunque, anche in Cantone Ticino, non è autorizzata ad usare la definizione “università” in quanto non ha mai ottenuto l’autorizzazione prevista dall’articolo 14 della legge sull’università della Svizzera Italiana dell’ottobre 1995. Dunque il richiamo ai principi costituzionali svizzeri della “libera attività economica e della libertà di insegnamento” presenti sul sito di ISFOA sono fuorvianti, in quanto è ovvio che tali diritti vengono poi regolati dalle disposizioni di legge specifiche, alle quali ISFOA non si conforma.

Al contrario di quanto dichiarato, inoltre, sembra che ISFOA non sia neanche iscritta al registro di commercio della Svizzera, come si può constatare cercando sul sito dell’Ufficio Federale del Registro di Commercio: http://zefix.admin.ch/italian.htm. Lo scorso 19 maggio, infine, è stata presentata in Parlamento una seconda interrogazione parlamentare sul caso ISFOA, dopo quella del luglio 2004, da parte del senatore Formisano.

In conclusione, anche considerando quanto detto sopra, parrebbe quanto meno bizzarra l’idea di registrare ancora due domini internet come www.unisfoa.it e www.unisfoa.com dove il nome sembra veramente voler rimandare all’idea di università.

Alessio Marchetti
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fonte: ReporterAssociati.org

Una riflessione sulla fecondazione

giovedì 02 giugno 2005, 15:38
Una riflessione sulla fecondazione

di  Denise Faticante
29 May 2005 Cagliari, 29 Maggio 2005. Scusate, ma che fine ha fatto la donna? Dove è andata a finire la sua volontà di scelta, la sua voglia di maternità, le difficoltà di una coppia sterile? Accantonata, messa in un angolo come soggetto della legge e oggetto della controversia. Al suo posto è subentrato l'embrione, addirittura in vitro: cioè prima ancora di essere impiantato nell'utero materno. La scienza non stabilisce cosa sia un embrione lasciando la discussione a filosofi e studiosi di etica.

Si è quindi scivolati da un terreno legislativo a uno teologico e ideologico. In questo dibattito pre-referendum non sorprende la posizione dei vertici vaticani e quell'appello all'astensionismo per il prossimo 12 giugno. Ma vale la pena ricordare, che non solo la Chiesa incappò in posizioni nettamente sbagliate come su Galileo, ma che nel Settecento il Sant'Uffizio confermava il divieto del battesimo in utero, dato che il «non nato», finché nell’utero materno, non poteva considerarsi parte dell’«umana società».

Tutto ciò, senza arrivare a conclusioni, per ricordare che le attuali posizioni della Chiesa non possono essere considerate verità di fede ma posizioni passibili di cambiamenti con il mutare del tempo e dei dibattiti teologici. È innegabile che la legge 40 sia stata pensata e portata avanti con un unico obiettivo: quello di intervenire successivamente sulla legge 194 che concede alla donna il potere di richiedere l’interruzione di gravidanza entro 90 giorni dall’ultimo periodo mestruale.

Questo significa che oggi c’è una legge che protegge gli embrioni prima dell’impianto e un’altra che ne permette la loro «soppressione » dopo. Trovare il modo di applicare contemporaneamente due concetti totalmente opposti diventerà un incubo legale. A meno che non si tratti di una teocrazia, in Italia il peccato non coincide con reato.

Tant'è vero che la legge italiana da anni regola con proprie norme l'adulterio e l'aborto. Un gigantesco balzo indietro che ci costringe di nuovo a giocare in difesa di quei diritti che ruotano intorno a un unico principio: la libertà di scelta.

Denise Faticante
[e-mail omessa]

 

 

fonte: ReporterAssociati.org

Costituzione Europea: Dopo la vittoria in Francia e in Olanda, u

giovedì 02 giugno 2005, 15:30
Costituzione Europea: Dopo la vittoria in Francia e in Olanda, unaltra Europa è possibile...

di Marco Bersani
02 Jun 2005 Milano, 02 Giugno 2005. Lo straordinario uno-due offerto dalle vittorie in Francia e in Olanda del NO al referendum sul Trattato Costituzionale europeo rappresenta un punto di svolta fondamentale e imprescindibile. Lo stesso affanno con cui la Commissione Europea, i Governi e i leader politici delle grandi famiglie politiche continentali liberale e socialista- dichiarano che tutto procederà come prima, dimostra quanto il terremoto democratico della mobilitazione dal basso abbia minato alle fondamenta lideologia del pensiero unico del mercato.

Larroganza con cui i medesimi soggetti cercano di accreditare a sentimenti corporativi, xenofobi e legati alla paura la doppia vittoria del NO rivela il sacro terrore di dover ammettere lindicibile: i popoli europei resistono alla distruzione del welfare, i cittadini europei non vogliono vivere nellorizzonte della solitudine competitiva offerto dal libero mercato autoregolantesi. Continuano a pensarsi come comunità ritengono beni comuni e servizi pubblici la vera sostanza del contratto per vivere assieme. E li difendono.

Cinque anni fa a Lisbona, il Consiglio Europeo elabor�la famosa strategia 2000-2010, ovvero un piano dazione continentale che nellarco di questo decennio avrebbe dovuto far diventare lEuropa il territorio pi competitivo a livello di mercati internazionali, pur mantenendo, accanto a questo pilastro, gli obiettivi della piena occupazione, del mantenimento dello stato sociale e dellinnovazione del modello produttivo in direzione della sostenibilità ambientale. Potevano coesistere, nellepoca della crisi strutturale del modello economico neoliberista, la competitività con la difesa del modello sociale europeo? Evidentemente no.

Ma quelli erano gli anni dellillusione clintoniana, della terza via mondiale, dellEuropa quasi totalmente governata da coalizioni di centro-sinistra, e lidea di poter governare la globalizzazione neoliberista temperandone gli effetti pi distruttivi, senza metterne in discussione le cause- rappresentava la scommessa. Non è andata così lo sappiamo tutti. Il modello neoliberista, per rispondere alla propria crisi, ha preso altre strade. Da una parte, scatenando la guerra globale permanente per accaparrarsi le risorse energetiche del pianeta, dallaltra cercando di valorizzare il capitale sullunico terreno rimasto: la deregolamentazione del lavoro,la mercificazione dei beni comuni e dei servizi pubblici.

Ovvero, ha cercato di rispondere al fallimento degli Accordi di Lisbona e alla sconfitta storica dellipotesi politica di terza via- attraverso unuscita a destra: se il modello sociale europeo non è coniugabile con lobiettivo della vittoria economica sui mercati internazionali, non resta che labbandono del primo per tuffarsi, lancia in resta, verso lunico indiscutibile pilastro: la competitività

Questo è il segno della Direttiva Bolkestein e di quella sullorario di lavoro (e quanta insipienza nelle grida di vittoria della sinistra riformista su questultima!). Questo è anche il segno del Trattato Costituzionale europeo, scritto in ermetiche stanze distanti dai popoli daltronde il contrario di pubblico è segreto- e rivolto allunico obiettivo di costituzionalizzare una teoria economica, invece che un complesso di diritti individuali e sociali.

Le vittorie dei NO di Parigi e Amsterdam dicono chiaramente che il tentativo di uscita a destra dal fallimento degli Accordi di Lisbona non può passare. E una vittoria che ha la cifra dei movimenti che hanno segnato la scena politica e sociale di questi stessi cinque anni. E che hanno sempre affermato come unaltra Europa sia possibile solo a partire dal radicale abbandono delle ricette economiche neoliberali e delleconomia della guerra. Per i movimenti nessun ritorno a Lisbona è possibile, altrove è la strada : e se dal fallimento di quegli Accordi non cò uscita a destra, è perché è a sinistra che bisogna direzionare il timone.

Chiedendo con forza e, per quanto riguarda il movimento italiano, con forte capacità autocritica- labbandono del Trattato Costituzionale e lavv� di un processo costituente dal basso. E approfondendo la nostra capacità di mobilitazione a livello europeo per chiedere il controllo dei capitali finanziari, diritti continentali del lavoro, una direttiva sui servizi pubblici che ne segni lindisponibilità alle leggi del mercato, la trasformazione ecologica dei processi produttivi, i diritti di cittadinanza per tutti e un sistema fiscale europeo basato sul principio che i soldi si prendono laddove sono e per decenni sono stati sottratti alla ricchezza sociale.

Un primo appuntamento è già in calendario : su proposta della Campagna Nazionale Stop Bolkestein, fatta propria dai movimenti europei nella riunione FSE tenutasi a Praga, la costruzione per il prossimo ottobre di una giornata di lotta europea, con manifestazioni nazionali in tutte le capitali Per la difesa dei servizi pubblici e per il ritiro della direttiva Bolkestein Perché se per trentanni ci hanno detto che il libero mercato era fondativo della democrazia, oggi sappiamo che è vero esattamente il contrario. Di conseguenza, quello di cui necessita ogni politica che voglia dirsi alternativa, pi che di paletti o di temi, è di una lente attraverso cui giudicare.

La lente in questione è quanta porzione di vita e di società ogni provvedimento proposto sarà capace di sottrarre al mercato per restituirla alla democrazia, al contratto sociale per vivere assieme. Quando, liberati dallossessione di competere, potremo finalmente dedicarci a compatire, ovvero provare comuni passioni.

Marco Bersani
(Attac Italia)

[Grazie a Simone Bruno per la collaborazione]

[e-mail omessa]

fonte: ReporterAssociati.org

"Quegli italiani assediati a Nassiriya"

giovedì 02 giugno 2005, 15:27
"Quegli italiani assediati a Nassiriya"

di Marco Mostallino
02 Jun 2005 Cagliari 02 Giugno 2005. Intervista con Domenico Leggiero, 40 anni, responsabile dell'Ossevatorio Militare. Leggiero, pilota dell'esercito, 2000 ore di volo, è i in congedo dall'aprile di quest'anno, è stato sindacalista al Cocer. L'elicottero era in volo notturno e il comando italiano parla di una possibile tempesta di sabbia. Maresciallo Domenico Leggiero, cosa può essere successo? La tempesta per ora è una supposizione, può essere stato anche un errore normale di pilotaggio in navigazione notturna. Bisogna avere più elementi sulle cause della tragedia.

Allora allarghiamo il campo. Quali rischi corrono gli equipaggi degli elicotteri in Iraq?

I rischi di operare in un contesto al limite della guerra: ognuno può metterla politicamente come gli pare, ma che il contesto sia quello non ci sono dubbi".

Ma questa, scusi, è la posizione della sinistra: lei è anche un consigliere comunale di Alleanza nazionale...

Possiamo dividerci su valori e principi: la verità invece non ha colore.

Chiarito lo scenario, torniamo sul campo. In quali condizioni operano i piloti?

C'è un punto che va rispettato. Capire se l'assistenza logistica e operativa è appropriata e se l'addestramento è adeguato. Se questi punti sono rispettati, possiamo parlare di un incidente tragicamente normale. Altrimenti si deve indagare più a fondo.

Indagare dove, tra chi?

Il comandante del Sesto Roa (il reparto dei militari morti, ndr) è uno dei migliori comandanti operativi che l'aviazione dell'esercito possa esprimere, lo conosco personalmente. Ma non dobbiamo confondere tra il compito di un comandante di catalizzare risorse e uomini per gli obiettivi dati, e i compiti di gestione della difesa di fornire a chi opera risorse sufficienti. Altrimenti diventa comodo dire "il pilota ha sbagliato, il comandante ha sbagliato".

Cosa bisogna fare adesso?

Fare quadrato attorno agli uomini sul campo e a chi li comanda e chiedersi se realmente questi uomini e i loro comandanti hanno la possibilità di lavorare in condizioni che rispondono ai requisiti minimi di sicurezza rispetto agli impegni.

Lei conosceva i quattro militari morti sull'elicottero?

Sì, tutti. L'aviazione dell'esercito è una grande famiglia. Ma l'amico con il quale abbiamo volato insieme era Marco Cirillo, un giovane, uno specialista. Marco era anche uno tra quelli che hanno ricevuto l'abilitazione alla macchina (l'Ab412, ndr) solo a gennaio: e ad aprile è stato fiondato in quell'inferno. Adesso bisogna vedere se i parametri addestrativi sono proporzionati all'impegno.

Parliamo dell'impegno. Fonti militari dicono che i nostri sono assediati a Nassiriya. È vero?

Sì.

Perché

La risposta è nell'analisi di chi è stato coinvolto nell'incidente. Giovani, con poca esperienza sulla macchina ma con tanto entusiasmo e tanta voglia di esprimere la loro professionalità.

Cosa c'è che non va?

Questa condizione fa un po' a botte con la regola generale: sul teatro bellico utilizzare gente con più esperienza, meno entusiasmo e più ossa dure sui terreni.

Perché l'Italia non segue la regola?

Delle due l'una. Formiamo i nuovi sul teatro operativo perché non siamo nella condizione economica di addestrarli in patria. Oppure, ma è un dubbio molto brutto, siamo costretti a utilizzare l'entusiasmo della gioventù per colmare buchi creati da chi ha esperienza ma anche la saggezza dell'anziano che dice "in queste condizioni laggiù non ci vado".

Quante segnalazioni di problemi ricevete dai soldati "laggiù"?

Tantissime. Anzi, ne ricevevamo tantissime.

Perché parla al passato?

Perché l'accesso a www.osservatoriomilitare.it è stato filtrato. Il sito è libero, ma l'accesso dall'Iraq alla rete telefonica internazionale non lo è...

Molto chiaro, maresciallo, Anzi, ex maresciallo, giusto?

Giusto, dopo 25 anni sotto naja, duemila ore di volo e due incidenti di volo sono in congedo dall'11 aprile.

Perché

Perché al mio ritorno dall'incidente avevo una nuova destinazione: reparto logistico dell'esercito, con il compito di contare pedalini.

Marco Mostallino
(Per “Il Giornale di Sardegna” e per “Reporter Associati”)
[e-mail omessa]

fonte: ReporterAssociati.org

Laurea Honoris Causa in Medicina e Chirurgia alloncologo John M

giovedì 02 giugno 2005, 13:25
La Sun conferisce la Laurea Honoris Causa in Medicina e Chirurgia all’oncologo John Mendelson

La Seconda Università degli Studi conferisce la Laurea honoris causa a John Mendelsohn, uno dei più importanti oncologi attualmente viventi, nonché Presidente della più grande istituzione americana di ricerca preclinica e clinica in Oncologia.

La cerimonia si terrà martedì 7 giugno, alle ore 11, nella Chiesa della Croce di Lucca in piazza Miraglia.
Ad aprire la “seduta” sarà il Rettore della Sun, professor Antonio Grella, cui seguirà la motivazione del conferimento del Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, professor Francesco Rossi. La laudatio sarà invece curata dal professor Fortunato Ciardiello, Associato di Oncologia Medica della Seconda Università.

Mendelson terrà quindi una Lectio Magistralis su “Lo sviluppo di anticorpi anti-epidermal grow factor receptor nella terapia delle neoplasie umane”.

Il Senato accademico, a questo punto consegnerà il diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia al Presidente del M.D.Anderson Cancer Center dell’Università del Texas a Houston.


www.unina2.it

01/06/2005

fonte: UniNetwork.it 

Una riprogrammazione dello sviluppo dietro alcuni tumori

mercoledì 01 giugno 2005, 19:38

31.05.2005
Una riprogrammazione dello sviluppo dietro alcuni tumori
Non tutti i pazienti geneticamente predisposti si ammalano


I ricercatori del M.D. Anderson Cancer Center dell’Università del Texas potrebbero aver scoperto la ragione per cui alcune persone geneticamente predisposte verso i tumori dipendenti dagli ormoni sviluppano la malattia da adulti, mentre altre con un’identica suscettibilità rimangono sani. In uno studio di prossima pubblicazione sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, gli scienziati dimostrano per la prima volta che l’esposizione a un estrogeno farmaceutico durante lo sviluppo del feto può “riprogrammare” permanentemente i tessuti in maniera tale da determinare se verranno sviluppati tumori in età adulta.
Anche se lo studio è stato condotto su topi suscettibili di tumori benigni dell’utero, e il composto usato era il dietilstilbestrolo (DES), un estrogeno sintetico oggi non più in commercio, i ricercatori ritengono che le conclusioni abbiano rilevanza anche per gli esseri umani che ereditano geni soppressori di tumori difettosi che li rendono maggiormente predisposti a diversi tipi di cancro. I risultati potrebbero spiegare, per esempio, perché alcune donne che ereditano geni BRCA1/2 difettosi sviluppano un tumore del seno da adulte mentre altre con gli stessi geni restano sane.
“Il tipo di riprogrammazione dello sviluppo che abbiamo osservato - spiega Cheryl Walzer, principale autrice dello studio - potrebbe rappresentare un importante fattore per determinare il rischio di cancro nelle persone geneticamente predisposte a tumori dipendenti dagli ormoni, come quelli dell’utero, del seno e della prostata. Inoltre suggerisce che, nelle interazioni fra geni e ambiente, il momento dell’esposizione può essere fondamentale”.

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Un nuovo attacco alla teoria di Chicxulub

mercoledì 01 giugno 2005, 19:36

30.05.2005
Un nuovo attacco alla teoria di Chicxulub
Secondo alcuni scienziati, i dinosauri sopravvissero all’asteroide


La popolare teoria secondo cui un meteorite caduto in Messico averbbe spazzato via i dinosauri dalla faccia della Terra è nuovamente sotto attacco.
Secondo le prove fornite il 23 maggio alla conferenza dell’American Geophysical Union a New Orleans, l’asteroide che ha creato il cratere di Chicxulub nella penisola dello Yucatan, in Messico, sarebbe caduto troppo presto per aver potuto causare l’estinzione di massa del Cretaceo.
Un gruppo di ricercatori guidato dal paleontologo Gerta Keller dell’Università di Princeton ha spiegato che i campioni di sedimenti scavati nel Texas orientale confermano uno studio pubblicato dagli stessi autori due anni fa. I sedimenti vetrosi diffusi dall’impatto di Chicxulub sarebbero separati da un gap di 300.000 anni dai fossili uccisi durante l’estinzione di massa.
“Credo che questo sia il colpo di grazia per la teoria di Chicxulub”, ha affermato Keller, aggiungendo che gli scienziati dovrebbero cominciare a cercare il cratere lasciato dal meteorite che fu il vero responsabile dell’estinzione di massa.
Molti geofisici, però, non sono convinti. Sean Gulick dell’Università del Texas di Austin ha dubbi sulle conclusioni di Keller perché significherebbe che un altro gigantesco asteroide abbia colpito la Terra nella stessa era, circa 65 milioni di anni fa. “Le probabilità sono molto basse”, spiega Gulick.

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Sensazione bruttissima

mercoledì 01 giugno 2005, 19:19

Incidente in diretta ieri: io passavo sul viadotto e sotto questo http://tinyurl.com/8klta

 sensazione troppo brutta per uno che fa 118: io li sopra a guardare e sotto quello spettacolo .. pou' che attacarmi al cell e mettermi in contatto con la CO che potevo fare? non potevo scendere ... una sensazione di impotenza bruttissima ...

 vox populi dicono che il ragazzo questa mattina e' morto ... spero di no ...

Arrivano i Vescovi

mercoledì 01 giugno 2005, 12:41

Open source per tutti

martedì 31 maggio 2005, 00:21

Bangalore (India) - Come avvicinare all'informatica un miliardo di persone? Semplice: basta regalare il software. Ed è proprio questa la strategia messa a punto da un laboratorio informatico di Bangalore, capitale indiana dell'alta tecnologia. Una iniziativa genuina, basata sulla distribuzione gratuita di CD pieni di programmi open-source.

 

I dischi - spiegano i responsabili - conterranno distribuzioni linux ed applicativi multifunzione, come Mozilla ed OpenOffice. Il dott. Raman, ideatore dell'ambizioso progetto, ha dichiarato che "il software open si adatta molto di più alla nostra cultura: vogliamo poter mettere le mani su ciò che usiamo".

L'iniziativa è stata immediatamente accolta dal governo centrale di New Delhi. Lo stesso presidente Abdul Kalam, da sempre interessato alle potenzialità del software libero nella lotta al digital divide, ha appoggiato personalmente la distribuzione gratuita dei dischi.

Entro questa estate verranno diffusi oltre tre milioni e mezzo di pacchetti, destinati prevalentemente agli abitanti delle zone rurali. I programmi, inizialmente, saranno tutti in lingua Tamil. L'obiettivo è di realizzare versioni localizzate nei 22 idiomi ufficiali del grande stato indiano.

Si tratta di una notizia dolorosa per Microsoft, che in questi mesi sta tentando di ingraziarsi i paesi in via di sviluppo con una versione a basso costo di Windows XP. L'India appare un obiettivo sempre più difficile da conquistare.

Tommaso Lombardi (www.punto-informatico.it)

 

 

Mytob, un worm spara malware

martedì 31 maggio 2005, 00:17

Roma - Il sodalizio tra worm e spyware già visto di recente in Wurmark.J viene riproposto da Mytob.AR, ennesima incarnazione di un worm per Windows che può vantare al suo attivo oltre cento varianti.

Trend Micro, che ha assegnato al nuovo worm un fattore di rischio medio, ha spiegato che il vermicello digitale si propaga in modo tradizionale, inviando una copia di se stesso sotto forma di allegato a un messaggio di posta elettronica che viene spedito ai destinatari mediante un proprio motore SMTP. Dopo l'esecuzione il worm scarica un programma spyware che a sua volta deposita un componente adware (Adw_Medticks.A) sulla macchina infettata. Il worm piazza inoltre in Windows diverse backdoor e controlla un bot IRC collegato a un certo server di chat.

Usando tattiche di social engineering tradizionali, Mytob.AR tenta di attrarre l'interesse degli utenti assumendo l'aspetto di un messaggio importante relativo all'account di posta del destinatario, simile a quello che si potrebbe realmente ricevere dal proprio amministratore di sistema. Il messaggio giunge con argomenti e testi differenti invitando l'utente a effettuare determinate azioni per evitare il blocco o la disattivazione dell'account.

Una volta lanciato in esecuzione, il worm deposita nella cartella di sistema di Windows un file denominato come l'attrice belga Lien Van de Kelder. Il componente spyware (rilevato come Tspy_Agent.H) consente all'aggressore di tracciare i click del mouse su una pagina residente sul sito mediatickets.net per monitorare l'andamento dell'infezione e scoprire le preferenze di ogni utente colpito.

"Non è la prima volta che osserviamo tattiche di social engineering di questo genere utilizzate dagli autori di malware, nè è la prima volta che vengono impiegati i nomi di personaggi famosi. Tuttavia, il crescente utilizzo dello spyware e dell'adware in combinazione con funzionalità di backdoor è allarmante in quanto potrebbe fornire a un aggressore un buon metodo per derubare la vittima", ha afermato David Kopp, responsabile di TrendLabs EMEA.

fonte: www.punto-infomatico.it

Udite, udite: il cellulare rende sordi

martedì 31 maggio 2005, 00:15

Roma - Sull'ultimo numero di Newsweek, la copertina e l'articolo principale sono dedicati all'allarme udito, un argomento verso il quale l'interesse è crescente. Anche nella serie televisiva CSI, in onda in Italia in questo periodo, il calo dell'udito del protagonista Gil Grissom è uno dei fili conduttori delle puntate della serie programmata in questo periodo. Non deve stupire che l'argomento sia di attualità mentre un tempo, ai tempi della cosiddetta "Woodstock generation" la colpa poteva essere attribuita ai concerti live, tra i principali imputati di oggi ci sono i rumori del traffico, la musica delle discoteche ma anche (e, per qualcuno, soprattutto) l'uso-abuso di cuffiette per walkman, lettori mp3 (iPod e cugini) e telefoni cellulari.

Questi dispositivi mobili, oggi diffusissimi, dispongono di molte pi funzionalità- radio FM, riproduzione MP3, memo vocali - dei tradizionali telefoni fissi e pertanto sono utilizzati con maggior frequenza: vengono quindi considerati pi rischiosi per l'udito, in quanto il loro output audio si trova a contatto diretto con il padiglione auricolare.

Un problema che interesserebbe l'iPod generation, dunque. L'allarme era già stato lanciato poche settimane fa dal britannico Royal National Institute for the Deaf: l'abuso di auricolari per l'ascolto di musica può provocare danni irreversibili all'udito.

Da uno studio condotto dall'Istituto è emerso che nella metropolitana di Londra, ad esempio, molti utenti di lettori MP3 alzano al massimo il volume per coprire il rumore dei convogli in movimento, che raggiunge i 90 decibel, un valore che già supera la soglia iniziale di rischio tollerabile (il volume massimo degli iPod venduti in Europa, dal 2002 è limitato a 100 decibel).

Quali sono i rimedi possibili all'incombente "epidemia" di sordità Certamente ci vuole una certa attenzione al volume degli strumenti portatili che utilizziamo, ma a questo dovrebbe essere affiancata un'applicazione pi rigorosa delle direttive europee sull'inquinamento acustico, attualmente al di sopra delle regole che fissano i decibel tollerabili nelle aree urbane (zonizzazione), e abbinata ad uno stile di vita pi sano (con una certa attenzione a fattori già fonti di disagio come stress, alimentazione ricca di grassi, fumo).

In ogni caso, come riferisce in modo abbastanza lapalissiano il dottor Robert Dobie della Università Californiana di Davis, "anche trascorrendo la nostra vita in una biblioteca, il nostro udito all'et�di settant'anni non potrà mai essere pari a quello dei vent'anni".

Dario Bonacina (www.punto-informatico.it)

Una brutta storia di spionaggio telematico

martedì 31 maggio 2005, 00:14

Tel Aviv (Israele) - Ne parlano come di un caso che non ha precedenti in Israele e forse nel mondo: le autorità di Gerusalemme devono ora gestire una clamorosa inchiesta legata allo spionaggio industriale attuato da parte di importanti aziende con l'ausilio di intermediari convenzionali ma anche di virus writer.

Se in passato ha sollevato scalpore la denuncia dell'Unione Europea su Echelon, sistemone di intercettazione che sarebbe spesso usato a fini di spionaggio industriale, in questo caso una maxi-operazione legata al furto di segreti commerciali gira tutta intorno ad un prodotto assai meno complesso: un cavallo di troia.

A realizzare i trojan per conto di alcune società investigative assoldate dalle aziende messe sotto accusa, sarebbe stato il 41enne Michael Haefrati, sviluppatore da tempo noto alle autorità israeliane: avrebbe tentato in passato di vendere loro software di intercettazione. Venerdì scorso Haefrati è stato arrestato a Londra insieme alla moglie dando il "la" alla complessa operazione di polizia internazionale (è intervenuta anche l'Interpol), che ha portato alla ricostruzione degli eventi.

Il virus writer, che avrebbe guadagnato più di 3mila euro per ogni trojan commissionato, secondo gli inquirenti ne avrebbe scritti alcuni, uno per ditta, basati su codici diversi rispetto a quelli di trojan già in circolazione: questo avrebbe consentito di infiltrare i computer delle società vittime con malware non riconoscibile dai sistemi di protezione installati sulle loro macchine. "Non esiste un antivirus capace di fermarli - ha sostenuto uno degli investigatori israeliani impegnati nel caso - perché Michael ha realizzato ogni volta un nuovo programma adattandolo al proprio target".

Ad assumere il virus writer sarebbero stati, secondo la polizia, tre delle maggiori agenzie investigative del paese, i cui dirigenti sono ora in arresto, agenzie "arruolate" da un gruppo di società, in particolare aziende importatrici di automobili europee ed americane. Avrebbero commissionato quei codici che sarebbero stati piazzati nei computer delle società concorrenti sia attraverso email infette, sia spedendo ai dirigenti dei CD di presentazione di offerte e programmi, confezionati per posizionare nei computer il codice malevolo.

Una volta dentro, i trojan per lungo tempo avrebbero consentito agli investigatori di carpire infiniti dettagli delle attività commerciali dei rivali dei propri committenti, a cui avrebbero di volta in volta passato informazioni utili a catturare i clienti dei propri competitor, con danni che potrebbero risultare rilevantissimi.

Il network di intercettazione abusiva non si è fermato però ai competitor senza scrupoli e alle agenzie investigative, ci sono finiti in mezzo anche operatori di telefonia mobile, fornitori di servizi satellitari e, appunto, importatori di automobili. A Cellcom e Pele-phone sono contestati i reati di intercettazione ai danni della Partner, società telefonica del gruppo Orange. Per ciascuno dei coinvolti si dovranno accertare le responsabilità aziendali e personali: fin qui 18 persone sono state arrestate.

Ma non è detto che finisca qui. "A quanto pare - ha spiegato un investigatore israeliano - si parla di una montagna di soldi. Anche compagnie all'estero sono state danneggiate e su questo - ha avvertito - si sta ancora indagando". In realtà non è possibile per ora stabilire l'entità dei danni economici procurati e il materiale sequestrato nelle aziende indagate dovrebbe consentire di stabilirlo nelle prossime settimane. Le società vittime di questo singolare schema di spionaggio hanno spiegato di ritenere che per almeno tre settimane i propri computer siano rimasti preda dei trojan anche se, come ha evidenziato un dirigente, sarebbero bastati una manciata di minuti per causare danni prelevando tutte le informazioni contenute in certi computer.

Da segnalare, poi, come si sia arrivati ad Haephrati: la denuncia è arrivata da uno scrittore, Amnon Jackont, che aveva scoperto su Internet alcuni brani del proprio libro in lavorazione, una situazione che lo ha rapidamente condotto a scoprire che nel proprio computer si trovava un trojan. Da lì a capire che la creatura era stata prodotta dall'ex marito di sua nipote, Haephrati appunto, il passo è stato breve.

fonte: www.punto-informatico.it  

In GB stipendi piu' alti d'Europa

martedì 31 maggio 2005, 00:07

Italia e' solo dodicesima

(ANSA) - BRUXELLES, 30 MAG - Il Regno Unito si conferma il Paese d'Europa con lo stipendio medio piu' alto dell'Unione, mentre l'Italia si piazza al 12/mo posto. E' quanto emerge dal sondaggio annuale di Eurostat pubblicato per il 2002: il valore in Italia si attesta sui 24.740 euro l'anno rispetto alla media Ue-25 di 26.850 euro. In base al potere d'acquisto, invece, l'Italia guadagna 4 posti e sale all'ottavo con uno stipendio medio di 26.340 euro l'anno.

 © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati2005-05-30 18:48

Prosegue l'incendio in Valtellina

martedì 31 maggio 2005, 00:07

Da ieri pomeriggio, distrutti 30 ettari di boschi e pascoli (ANSA) - SONDRIO, 30 MAG - Brucia da ieri pomeriggio un'area a quota 1.400 metri nel comune di Mello, in provincia di Sondrio. Sono andati distrutti circa 30 ettari di boschi e pascoli. Tre elicotteri della Regione Lombardia, tre Canadair giunti da Genova, Pisa e Roma e una task force di pompieri, Forestale e Protezione Civile sono entrati subito in azione. Il sospetto e' che le fiamme siano divampate per la disattenzione di qualche contadino intento a bruciare sterpaglie.  © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati2005-05-30 19:48

 

 

Che rabbia che mi fanno .....

voi non immaginate! 

Spruzza spray in metro', panico

martedì 31 maggio 2005, 00:04

Allarme rientrato a Milano dopo ispezione Vigili del Fuoco (ANSA) MILANO,30 MAG- Momenti di panico nella linea 2 della metropolitana di Milano dopo che un uomo, prima di scendere, ha spruzzato uno spray su alcuni passeggeri. Una dozzina di viaggiatori hanno accusato sintomi di irritazione e prurito e hanno fatto ricorso alla cure ospedaliere. L'allarme e' rientrato dopo che i Vigili del Fuoco hanno accertato che lo spray, del tipo di quelli antirapina, conteneva una sostanza irritante ma non nociva. L'autore del gesto e' ora ricercato.  © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati2005-05-30 19:27

Comportamento antisociale ereditario

martedì 31 maggio 2005, 00:01

30.05.2005
Comportamento antisociale ereditario
I bambini ereditano dai padri alcune tendenze psicopatiche


Uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Child Psychology & Psychiatry” ipotizza che il comportamento antisociale di alcuni bambini possa essere il risultato del loro corredo genetico.
Una ricerca britannica sui gemelli suggerisce che i bambini con tendenze psicopatiche premature, come l’assenza di rimorso, le abbiano ereditate dai propri padri. Questi bambini hanno forti probabilità di esibire un comportamento antisociale, ma i fattori ambientali sono altrettanto importanti e, se favorevoli, possono agire da tampone. Inoltre, il comportamento antisociale dei bambini privi di tendenze psicopatiche sarebbe dovuto con ogni probabilità principalmente ai fattori ambientali.
In passato, gli stessi ricercatori avevano scoperto che i ragazzi dotati di una particolare versione di un gene avevano molte più probabilità di manifestare un comportamento antisociale se da piccoli avevano subito maltrattamenti. Nel nuovo studio, Terrie Moffitt e colleghi del King’s College di Londra hanno seguito 3687 coppie di gemelli di sette anni. I gemelli vengono spesso usati per studiare le caratteristiche ereditarie, in quanto i gemelli identici condividono gli stessi geni e pertanto le stesse influenze ereditate.

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Confermata la registrazione obbligatoria per i nuovi trial

martedì 31 maggio 2005, 00:00

30.05.2005
Confermata la registrazione obbligatoria per i nuovi trial
Il registro sarà accessibile pubblicamente in forma elettronica


I curatori di 11 riviste internazionali di medicina hanno ribadito il proprio invito ai ricercatori a registrare i trial clinici di nuovi farmaci in un apposito registro pubblico. In un editoriale congiunto, i membri dell’International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) hanno dichiarato che prenderanno in considerazione per la pubblicazione soltanto i risultati di quei trial clinici che sono stati iscritti in un registro consultabile elettronicamente e accessibile a tutti prima dell’arruolamento del primo paziente. La disposizione vale per i trial che cominceranno ad arruolare partecipanti dal primo luglio 2005, ma le riviste accetteranno una registrazione retrospettiva per i trial che hanno cominciato l’arruolamento prima di luglio, purché la registrazione venga completata entro il 13 settembre 2005.
L’editoriale, "Is This Trial Fully Registered?: A Statement from the International Committee of Medical Journal Editors" è apparso sul sito http://www.ICMJE.org e su quelli delle singole riviste. Secondo Harold Sox, redattore della rivista “Annals of Internal Medicine”, l’editoriale serve a ribadire un concetto non ancora chiaro a tutti i ricercatori e agli sponsor. In particolare, si intende impedire che vengano nascoste informazioni chiave al momento della registrazione.

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Laurea in "Sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche" (SSR

lunedì 30 maggio 2005, 23:58

Milano - Sarà presentata ufficialmente il 9 giugno la Laurea in "Sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche" (SSRI online) voluta dall'Università di Milano, considerato il primo corso di laurea triennale di questo tipo che può essere seguito a distanza.

Al nuovo corso potranno iscriversi 200 studenti che saranno scelti tra coloro che tra il 18 luglio e il 31 agosto si iscriveranno al test di ammissione che si terrà il 5 settembre a Milano.

"La conferenza stampa del 9 giugno - scrivono in una nota i promotori dell'iniziativa - è un'occasione per incontrare i docenti, i tutor e alcuni studenti della prima edizione 2004, di ascoltare il parere di professionisti della sicurezza informatica sulla domanda di formazione universitaria in questo settore e di capire da vicino cosa significhi studiare online". L'evento potrà essere seguito in diretta sul blog dedicato.

Va detto che già nel 2004 l'Università milanese aveva attivato il suo primo corso "dual-mode", che può cioè essere seguito sia in aula che, parzialmente, in rete. Qui è disponibile in pdf la brochure di SSRI online.

fonte: www.punto-informatico.it 

 

La CIA testa le cyberdifese americane

lunedì 30 maggio 2005, 23:57

Washington (USA) - Il cyberterrorismo non è un gioco: il braccio operativo dell'intelligence americana, la CIA, lancia un avvertimento per ricordare che al-Qaeda potrebbe utilizzare mezzi informatici per mettere a soqquadro gli USA. Gli esperti dell'Information Operations Center dell'intelligence statunitense, hanno così ultimato una maratona di tre giorni dedicata a simulazioni d'attacco telematico. La missione, denominata Silent Horizon, ha coinvolto 75 esperti tra esponenti dei servizi segreti e rappresentanti del mondo dell'industria. L'obiettivo era semplice: progettare, pianificare e testare un piano comune in risposta ad un assalto informatico su larga scala.

Lo scenario affrontato nelle varie simulazioni, ambientate nel 2020, è simile all'immediato caos nato dal crollo delle Twin Tower. Una situazione del tutto possibile, garantiscono le autorità, che non deve essere sottovalutata: i terroristi del futuro potrebbero condurre "atroci assalti combinati", utilizzando armi digitali ed esplosive, biochimiche o persino radioattive. Unite ai metodi tradizionali, le tattiche di guerra informatica sarebbero in grado di distruggere l'infrastruttura socioeconomica di un paese, ponendo seri rischi aggiuntivi per l'incolumità dei cittadini.

"Un vero episodio di cyberterrorismo - dichiarano fonti CIA alla stampa - mette potenzialmente a repentaglio la vita delle persone". La posizione degli USA in materia di cyberterrorismo sembra così aver preso una nuova rotta: nonostante i dubbi sollevati da alcuni esperti di sicurezza e le accuse di chi, malignamente, teme che dopo l'11 Settembre la Casa Bianca soffra di psicosi post traumatica, Washington non intende lasciare scoperto alcun fianco.

Questo perchè, come gli ufficiali della CIA hanno recentemente ribadito, "al-Qaeda attaccherà presto gli Stati Uniti" - e visto il crescente numero di attacchi informatici ai danni di strutture ed aziende americane, escludere la possibilità di cyberterrorismo potrebbe - dicono - rivelarsi fatale. E questo sebbene i dati in possesso dell'intelligence USA, per il momento, non sembrino rintracciare legami tra noti episodi di cracking e gruppi terroristici internazionali.

Paranoia? Pare che nella lotta al terrorismo non ci possa essere spazio per la parola "fantascienza": il prossimo attacco contro gli USA potrebbe arrivare inatteso ed impensabile. E non è un mistero che tra le accuse rivolte alla CIA, vista l'insolita ed imprevista dinamica degli attentati del 2001, ci sia la "mancanza di fantasia". Basterà una simulazione a risolvere?

Tommaso Lombardi (www.punto-informatico.it)

Microsoft: disinstallate Netscape 8

lunedì 30 maggio 2005, 23:54

Redmond (USA) - Ha suscitato una notevole attenzione l'annuncio di un software manager di Microsoft secondo cui l'installazione di Netscape 8 provoca un problema importante nel rendering di Internet Explorer quando si trova a gestire funzionalità XML.

 

In un post pubblicato sul "Microsoft Internet Explorer Weblog", Dave Massy spiega: "Confermiamo un problema che ha iniziato ad essere riportato su forum e newsgroup, che sorge subito dopo aver installato Netscape 8, quando le capacità di rendering XML di IE vengono disabilitate".

"Questo - spiega Massy - significa che se si usa Internet Explorer per aprire un file XML, come ad esempio un feed RSS o un file XML con applicato XLST, anzichè visualizzare i dati richiesti si visualizza una pagina bianca".

Lo stesso Massy ha pubblicato un workaround per aggirare il problema sul quale comunque Microsoft ha sottolineato che sta lavorando con Netscape, alle prese con un nuovo problema del proprio giovane browser, già patchato a poche ore dal debutto:

1. Disinstallare Netscape 8
2. Avvio->Esegui
- inserire "run regedit"
- dare invio
- navigare nel registro alla chiave:
HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Microsoft\Internet Explorer\Plugins\Extension
- selezionare il nodo denominato "xml" e cancellare
- riavviare Internet Explorer

"Purtroppo - conclude Massy - se Netscape 8 rimane installato, la chiave di registro viene continuamente riscritta, quindi è un passaggio essenziale se si vogliono abilitare contenuti XML in IE".

fonte: www.punto-informatico.it 

 

Assegnati i Big Brother Awards Italia

lunedì 30 maggio 2005, 23:52


Firenze - Una giornata particolare quella che nel corso del convegno e-Privacy, tenuto nel capoluogo toscano nei giorni scorsi, ha visto l'assegnazione dei premi Big Brother Awards Italia 2005: era infatti la prima volta che nel nostro paese venivano assegnati "riconoscimenti" a chi è stato ritenuto colpevole di non aver rispettato la privacy degli individui, un evento organizzato da Privacy International e dal Progetto Winston Smith. Lo stesso premio ogni anno viene assegnato in molti paesi. Ma ecco tutti i risultati.

Il Premio "Lamento del Popolo", assegnato sulla base delle segnalazioni ricevute nei mesi scorsi dall'organizzazione dei BBA Italia, se lo è aggiudicato Telecom Italia, seguita a ruota da Silvio Berlusconi, da Microsoft e dall'ex ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani. Telecom ha ritirato il premio, unica tra i nominati ad aver voluto presenziare all'evento.

Per il titolo "Bocca a Stivale" (vedi foto), invece, la giuria del premio, con 5 voti su 9, ha scelto Silvio Berlusconi. La motivazione, spiegano gli organizzatori del Premio, risiede nel fatto che "in occasione delle elezioni europee, la Presidenza del Consiglio ha spedito ad ogni numero mobile italiano un sms in cui invitava a votare, violando così la privacy di circa 40 milioni di italiani, anche di coloro che non possono o vogliono votare. Sulla scia di questa azione senza precedenti, si è gettata anche la protezione civile che ha spedito ripetutamente messaggi durante le giornate del funerale del Papa".
BBA 2005 ha anche ricordato che il Garante per la privacy giustifica l'uso di questi strumenti "solo per ragioni di ordine pubblico, igiene, sanità pubblica o per l'arrivo di calamità naturali".
"Passi la settimana papale, che poteva oggettivamente dare problemi di ordine pubblico - scrivono i giurati di BBA 2005 - questo significa forse che le elezioni sono da considerare una calamità naturale?". La giuria ha quindi ritenuto che questa azione meriti il premio "sia perché rivela leggerezza e paternalismo" sia perché vista la diffusione del messaggino "moltiplicato per 40 milioni" l'SMS "ha creato un disturbo senza precedenti a tutti gli italiani".

Il singolare Premio "Minaccia da una vita" è stato assegnato a Giuseppe Fortunato, scelto quale nuovo membro dell'Autorità garante per la privacy, perché spiegano quelli di BBA 2005, "è uno dei pochi italiani condannato con sentenza definitiva (Cassazione) per gravi reati contro la privacy (Cassazione penale, sez. VI, sent. n. 9331 del 8 marzo 2002) per essersi fatto consegnare ed aver abusato di tabulati telefonici a fini personali". "Il premio - spiegano - è motivato per l'assoluto silenzio che l'avv. Fortunato ha mantenuto sulla questione e per le mancate dimissioni (sempre rarissime peraltro nel nostro paese)".

Laziomatica si è invece aggiudicata il Premio "Peggiore azienda privata" per l'ormai celebre questione giudiziaria legata all'utilizzo dei dati dei computer del Comune di Roma in occasione delle ultime elezioni regionali.

Quale "Peggiore ente pubblico" si è arrivati ad un ex-aequo tra MIUR e ministero dell'Interno.
Per quest'ultimo la motivazione risiede nell'iniziativa della Carta di identità elettronica: "I cittadini che richiedono la CIE sono obbligati a farsi rilevare l'impronta digitale e vengono schedati presso il ministero dell'Interno, il tutto in totale disprezzo di norme chiarissime che stabiliscono il contrario". In particolare iL DM 19 luglio 2000 stabilisce che "solo a richiesta dell'interessato è possibile installare l'impronta digitale nella CIE".
Per il MIUR, invece, sotto accusa il fatto che "tramite l'INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell'Istruzione) il MIUR fa raccogliere e trattare dati sensibili ad aziende sconosciute e non autorizzate al trattamento". Inoltre "i test di valutazione cui l'INVALSI sottopone gli alunni di II e IV elementare e I media per conto del MIUR prevedono una raccolta dati che implica una individuazione univoca dell'alunno (minore) piuttosto singolare ed apparentemente non motivata secondo gli scopi che il test si prefigge". "Praticamente - continua la motivazione del premio - con un sistema di codifica a barre si identifica l'entità scuola + classe + sezione + alunno".

È invece Microsoft ad aver trionfato per il premio "Tecnologia più invasiva" per quella che viene definita "scarsissima attenzione alla privacy" e, in particolare: la gestione della cache, il licensing di XP, l'implementazione delle tecnologie DRM su Windows Media Player. "I prodotti Microsoft - sostiene BBA 2005 - malgrado ripetute affermazioni del contrario, trascurano la riservatezza dei dati dei loro utenti".

Dall'altra parte della barricata, quella dei difensori della privacy, per lo speciale premio "Emmanuel Goldstein" è stato nominato dalla giuria vincitore in modo pressoché unanime il professor Stefano Rodotà, fino a poche settimane fa presidente dell'Autorità garante dei dati personali.

"Stefano Rodotà - scrivono i giurati - è stato, più che il presidente dell'Autorità Garante della Privacy, la sua incarnazione. L'unanimità della nomina è un riconoscimento oltre all'azione svolta, all'assoluta autonomia ed integrità della persona. Nel rinnovare i nostri complimenti e ringraziamenti, auspichiamo che il suo successore ne porti avanti le attività".

 fonte: www.punto-informatico.it

Così Siemens tortura i propri cellulari

lunedì 30 maggio 2005, 22:56

 

fonte: telefonino.net 

Siemens ha pubblicato alcune foto relative ai test che conduce sui propri cellulari: si tratta di vere e proprie "torture". Queste prove prevedono che ogni singolo tasto venga premuto 400.000 volte, che i telefoni vengano sottoposti ad oscillazioni termodinamiche, elevatissimi sbalzi termici, polvere, spruzzi ed urti. Uno dei test più curiosi è quello dei jeans: i telefonini vengono messi in una tasca di tessuto abbastanza abrasivo e devono "sopravvivere" allo sfregamento e ad una mistura di tabacco, polvere, carta e altre particelle. Solo dopo aver ottenuto risultati soddisfacenti in ognuna di queste prove i modelli vengono giudicati idonei all'immissione sul mercato.













Cantoni: un reale pericolo!

lunedì 30 maggio 2005, 14:47

signori ... guardate bene questa immagine ... guardatela ...

vi sembra che una ragazza cosi' .... sia un pericolo? vi sembra che ci sia bisogno di puntarle due mitra alla testa?

VERGONA! a tutti coloro che pensano che sia giustificabile una cosa del genere ...

certo,. vogli anche capire che per taluni le scelte che li postano a queste sono frutto di eventi difficilmente immaginabili ...

voglio anche capire che non tutti, anzi, pochissimi sono cosi' ... ma e' come rubare le caramelle ad un bambino ... .perche' non rapiscono un generale o un rambo qualsiasi?

forse perche' per la loro cultura e' piu' facile prendersela con i deboli?

Onesta' intelletuale dei politici francesi

lunedì 30 maggio 2005, 14:41

e' da registrae, pero', una cosa ... il grande senso di civilta', onesta' intelletuale e il senso di responsabilita' politica che ha la classe dirigente del Paese Francia.

 

Una batosta, che poi non e' neanche tanto "politica", e' bastata perche', AUTONOMAMENTE, abbiano annunacito le dimissioni .... da soli senza che nessuno lo dicesse ...

 

ora, il fatto che i francesi hanno usato il referendum come strumento politico contro il govero e' deprecabile (penso che lo stesso risultato si sarebbe verificato anche se si parlava di palline di gomma) ... ma il govero ha capito e ha OBBEDITO AL VOLERE DELLA GENTE!!

 

BRAVI 

World First C-Pulse Heart Failure Device

lunedì 30 maggio 2005, 13:28

5/8/2005

Source: Sunshine Heart, Inc.     

A 56-year old New Zealand man has become the first person to be implanted with the C-Pulse heart device developed by Australian company Sunshine Heart, Inc.

The world's first operation took place at Auckland City Hospital on 4th May with doctors today releasing details of the successful implantation.

The operation went smoothly, the device is working well, and the patient is recovering quickly with good improvement in heart performance. The implant took 2.5 hours, and was done without using a heart-lung bypass machine or stopping the heart.

"This patient had suffered heart failure for 9 years and had a very limited quality of life. He had been hospitalized on 6 occasions in the last 18 months," said Dr Paget Milsom, Head of Cardiothoracic Surgery at Auckland City Hospital.

"C-Pulse therapy was considered the best option to improve the life of this patient. We are delighted to be able to offer this patient a device that is quite unlike anything previously used for the treatment of heart failure. Following the surgery, the device is working well and the patient is showing augmentation of his native heart function."

The Sunshine Heart C-Pulse is an implantable, non-blood contacting mechanical heart assist device powered by an external driver unit. The C-Pulse works to reduce the load on the heart and to assist the heart to pump blood.

"The successful world-first implantation of the non-blood contacting heart-assist C-Pulse represents a medical milestone and heralds a paradigm shift in the approach to mechanical circulatory support. It is also a key milestone for the company," said CEO of Sunshine Heart, Inc, Mr. Donald Rohrbaugh.

"The treatment options for people in this category of heart failure are limited, so there is a real need for a device such as the C-Pulse. The supply of donor hearts for transplantation is well below the number needed and only about 30% of patients are suitable for heart failure treatment with a pacemaker that can help to correct the pumping rhythm of the failing heart," added Dr William Peters MD, Clinical Research Fellow in Cardiothoracic Surgery at Auckland City Hospital and Medical Director of Sunshine Heart.

"Follow-up measurements of quality of life and heart function will be completed in this patient at 3 and 6 months. Up to 10 patients will be enrolled in the study. Additional study centres are expected to be opened at leading hospitals in Australia in the future," Dr Peters said.

Heart failure is a progressively worsening condition characterized by shortness of breath with mild exercise, fatigue, dizziness and fluid retention. Its cause is the inability of the heart to pump sufficient blood around the body to meet its oxygen requirement.

It has been estimated that 325,000 people in Australia have symptomatic heart failure, and that there are 22,000 admissions to hospital for heart failure each year. Heart failure is believed to contribute to over 1.4 million

days of hospitalization annually at a cost of more than $1B. In excess of 5 million people in the USA have heart failure.

Avoiding blood contact makes C-Pulse implantation less complex and less costly when compared to most other blood-contacting heart pumps, and reduces the risks of bleeding complications. Avoiding blood contact also allows the C-Pulse device to be safely turned on and off.

The C-Pulse has three main components:

* A cuff which consists of a wrap and a balloon. The cuff is secured around the ascending aorta (the main blood vessel carrying blood from the heart to the body). The balloon is inflated and deflated in time with the heart rhythm to improve blood supply to the body and to the heart muscle itself, as well as reducing the work load of the heart.

* A sensing lead which conveys the heart's electrical signals to the driver unit

* A wearable driver unit which is linked by an air tube to the cuff and which causes the balloon in the cuff to inflate and deflate in rhythm with the heart

The C-Pulse is unique as compared with other heart assist devices currently on the market such as the Left Ventricular Assist Devices (LVADs). It is the only device that does not come into direct contact with the blood and it requires a less invasive surgical procedure. It is also non-obligatory, meaning that if its function is interrupted, the situation is not life- threatening and the patient is much less likely to have an adverse reaction than if an LVAD failed.

CONTACT: Australia: Rebecca Christie of Buchan Consulting,+61-2-9237 2800, Mobile: +61-2-417-382-391; or New Zealand: Rachel Hughes ofAuckland District Health Board, +64-9-630-9952, Mobile: +64-21-804-122

 

per la versione in italiano (tradaotta da Google)

I Soliti francesi ...

lunedì 30 maggio 2005, 13:14


hanno ceduto agli estremi ... qualcuno titola questa mattina "il mosochismo di francesi"!

Hanno ceduto all'estrema sinistra alternativa e ai fascisti del FN!!

Insomma ... e' una grave crisi ... piu' di quello che puo' sembrare!

speriamo bene

Stacca a morsi lobo orecchio figlia

lunedì 30 maggio 2005, 13:13


Nella bimba vedeva volto Satana, la donna e' stata arrestata (ANSA)-PADOVA,30 MAG - Colta da un raptus, una donna dominicana di 40 anni ha assalito la figlia di 8 anni a morsi,staccandole parzialmente il lobo di un orecchio. E' avvenuto ieri pomeriggio, a Gazzo Padovano. La madre e' stata arrestata dai carabinieri, mentre la bimba si trova in ospedale a Padova, con una prognosi di 30 giorni. Secondo quanto riportano i quotidiani locali, la donna, che viveva con fanatismo la fede religiosa, avrebbe detto di essersi scagliata contro la figlia dopo avervi visto il volto di Satana.  © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati2005-05-30 10:01

Caldo: piano allerta in 12 citta'

domenica 29 maggio 2005, 18:25

Caldo: piano allerta in 12 citta' Bollettino quotidiano sul sito www.protezionecivile.it (ANSA) - ROMA, 29 MAG - Parte il primo giugno il sistema di allerta della Protezione civile contro le ondate di calore. Quest'anno coinvolge, oltre a Milano, Torino, Bologna e Roma, anche Brescia, Genova e Palermo e, in via sperimentale, Napoli, Bari, Firenze, Catania e Venezia. Sara' emesso un bollettino quotidiano nelle citta' coinvolte, consultabile sul sito www.protezionecivile.it, che incrocia i dati delle previsioni meteo con quelli delle fasi a rischio per la salute.

Cina: in 6 annegano in un pozzo

domenica 29 maggio 2005, 18:22
Cina: in 6 annegano in un pozzo In tragica sequenza di falliti tentativi di soccorso (ANSA)-PECHINO,29 MAG- Sei componenti di una stessa famiglia sono affogati nel sud della Cina, cadendo l'uno dopo l'altro in un pozzo. Si e' trattato di una tragica sequenza di falliti tentativi di soccorso. Il primo uomo a cadere nel pozzo in un villaggio della provincia del Guangdong, venerdi' scorso, stava lavorando all'installazione di una pompa. Un parente e' saltato nel pozzo per cercare di salvarlo, senza successo... altri quattro uomini lo hanno seguito e sono tutti affogati.  © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati2005-05-29 16:33

Tet MUsicale

domenica 29 maggio 2005, 16:45
La catena musicale è passata anche da qui...

Poichè ho ricevuto "il testimone" da Juliette   anche io mi cimento nel test musicale:

Peso dei files musicali nel mio hard-disk:
Pochi MB --- forse un 500MB

Ultimo CD comprato:
Originale? Eh eh eh eh

solo orginali li prendo "The Essantial" del Simon & Garfunkel

Canzone che sto ascoltando ora:
Pacifico con "Fine Fine"

Cinque canzoni che ascolto spesso:
Quello che da la radio

Cinque persone a cui passo il testimone:
nessuno perche' sono uno che le catene di s. antonio le spezza!

 

in ogni caso grazie a chi me l'ha passato 

Il cervello adulto è meno plastico del previsto

domenica 29 maggio 2005, 13:10

25.05.2005
Il cervello adulto è meno plastico del previsto
La riorganizzazione della corteccia visiva primaria è limitata


Secondo uno studio pubblicato sul numero del 19 maggio della rivista "Nature", la corteccia visiva del cervello di un primate adulto esibisce meno flessibilità in risposta a una lesione retinale di quanto si pensava finora. La scoperta potrebbe avere implicazioni anche per altre regioni del cervello, e l'approccio usato dai ricercatori potrebbe essere utile per sviluppare in futuro nuovi interventi neurologici per i pazienti che hanno subito un ictus.
Il medico Stelios M. Smirnakis del Massachusetts General Hospital di Boston e colleghi - fra i quali Nikos K. Logothetis del Max-Planck-Institut di cibernetica biologica - hanno usato immagini di risonanza magnetica funzionale (fMRI) per monitorare l'attività corticale di alcune scimmie adulte per sette mesi e mezzo dopo una lesione alla retina. Hanno scoperto una limitata riorganizzazione nella corteccia visiva primaria.
Secondo molti neuroscienziati, questi risultati contraddicono alcune ipotesi precedenti e indicano che il cervello adulto potrebbe essere meno plastico di quanto si sperava. Nei bambini, la capacità del cervello di compensare eventuali difetti è ben nota. I bambini con gravi problemi di epilessia che perdono un intero emisfero durante un intervento chirurgico, possono riacquistare il controllo motorio sul lato del proprio corpo afflitto dalla malattia e sviluppare abilità linguistiche normali. Ma negli adulti la plasticità cerebrale non era altrettanto chiara. Alcuni studi avevano suggerito che i neuroni potessero "riempire" gli spazi lasciati liberi nella corteccia motoria e visiva in seguito a lesioni, ma la nuova ricerca dimostra che, almeno nelle scimmie, questo non si verifica.

© 1999 - 2005 Le Scienze S.p.A.

Un modello animale della borreliosi cronica

domenica 29 maggio 2005, 13:09

26.05.2005
Un modello animale della borreliosi cronica
Il batterio può rimanere nascosto nel corpo umano per diversi anni


Trasmesso dal morso delle zecche, il batterio Borrelia può nascondersi nel corpo umano per diversi anni nonostante i trattamenti antibiotici. I sintomi del paziente possono risultare così vaghi da rendere estremamente difficile la diagnosi. Un gruppo di ricercatori finlandesi e svedesi, guidato da Matti Viljanen dell'Università di Turku, in Finlandia, ha ora sviluppato un modello di topo che può essere usato per localizzare il batterio e per mettere a punto trattamenti mirati con maggior precisione.
Il modello sviluppato da Viljanen e colleghi riproduce in maniera accurata la borreliosi cronica negli esseri umani. Anche quando il batterio non può più essere individuato negli animali con i mezzi ordinari, i sintomi restano immutati. Se però i topi ricevono un trattamento antibiotico che modifica il loro sistema di difesa immunitaria, il batterio esce dal proprio nascondiglio, dove avrebbe potuto continuare a rimanere per mesi. Questo risultato fornisce nuove prove a sostegno della teoria secondo cui il batterio Borrelia può ritirarsi in un rifugio sconosciuto all'interno del corpo del paziente anche dopo una cura di antibiotici. Il modello potrebbe consentire di individuare questi nascondigli e il meccanismo col quale il batterio si mimetizza. Lo studio fa parte del programma di ricerca MICMAN finanziato dall'Accademia di Finlandia e dalla Fondazione Svedese per la Ricerca Strategica.

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I colori fondamentali sono universali

domenica 29 maggio 2005, 13:08

28.05.2005
I colori fondamentali sono universali
Non è vero che ogni linguaggio determina arbitrariamente le categorie di colori


Una ricerca pubblicata sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences" dimostra che, quando si tratta di dare nomi ai colori, le differenti culture partono dagli stessi colori di base. I risultati del World Color Survey indicano infatti che alcuni colori vengono percepiti all'interno di categorie universali, a prescindere dal linguaggio di chi li percepisce.
Contrariamente ad alcune ipotesi secondo cui ogni linguaggio determina arbitrariamente le proprie categorie di colori, Paul Kay dell'Università della California di Berkeley e colleghi hanno scoperto che un piccolo numero di colori di base è universalmente presente in tutti i linguaggi. I risultati sono il frutto di un'analisi di oltre 100 società non industrializzate: i ricercatori hanno mostrato 330 gettoni colorati a una media di 24 persone per ciascuno di 110 linguaggi non scritti. Hanno chiesto a ogni osservatore di dare un nome ai colori e, su una tavolozza con tutti i gettoni, di indicare e dare un nome al gettone che rappresentava meglio ciascuno dei colori principali.
I risultati mostrano che le risposte si concentravano attorno ai colori che anche nella lingua inglese vengono considerati i migliori esempi di "nero", "bianco", "rosso", "giallo", "verde" e "blu". I ricercatori hanno scoperto che queste categorie di colori si mantengono molto stabili da un linguaggio all'altro.

Paul Kay, Terry Regier, Richard S. Cook, "Focal colors are universal after all". Proceedings of the National Academy of Sciences (2005).

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Gb: incidente nucleare Sellafield

domenica 29 maggio 2005, 12:15
Lo riferisce l'Indipendent on Sunday (ANSA) - LONDRA, 29 MAG - Circa 83.000 litri di liquido molto radioattivo sono fuoriusciti in nove mesi dalla centrale nucleare di Sellafield, in Gb. A riportare la notizia oggi e' l'Independent on Sunday secondo cui si tratta dell'incidente nucleare piu' grave registrato in Gran Bretagna da anni. L'incidente, causato dalla rottura di una condotta, e' la conseguenza di una serie di errori umani e tecnici.  © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati2005-05-29 11:53

Un video inchioda Jackson "Così mi masturbava"

domenica 29 maggio 2005, 10:50
LOS ANGELES - Un video dove un minorenne descrive alla polizia, tra imbarazzi e lunghi silenzi, i dettagli delle molestie sessuali subite da Michael Jackson potrebbe segnare la svolta del processo contro il cantante. Colpo, dunque, dell'accusa che è riuscita a chiudere nel modo migliore la parte del processo dedicata alle testimonianze presentando alla giuria il drammatico filmato nel quale il tredicenne descrive agli agenti della polizia di Santa Barbara le molestie subite nella stanza da letto del cantante al Neverland Ranch.

"Mi voleva mostrare come masturbarmi - racconta il ragazzo ai poliziotti - Ho detto di no. Mi ha detto che l'avrebbe fatto lui per me".

La prima volta sarebbe accaduto al Ranch nel febbraio 2003 dopo che il giovane e la sua famiglia avevano trascorso una vacanza in Florida con il cantante. Durante la vacanza non era accaduto niente.
"Mi ha messo la mano sulle parti intime. Ha cominciato a masturbarmi. Gli ho detto che non volevo ma lui ha continuato", ha raccontato il ragazzo. La scena si sarebbe ripetuta in cinque notti diverse. Alla fine della confessione agli agenti il ragazzo chiede ai poliziotti di "non dire niente a sua madre".

Il video è un colpo magistrale per l'accusa perché riesce a presentare il racconto del ragazzo in modo più efficace e convincente di quanto fatto dallo stesso accusatore in aula durante il processo. Inoltre la richiesta ai poliziotti di non dire niente a sua madre sembra distruggere la tesi centrale della difesa: che le accuse di molestie sono frutto di un copione scritto dalla donna (ed eseguito dai figli) per distruggere il cantante.


La difesa si era opposta alla presentazione del video ma il giudice Rodney Melville aveva dato invece il permesso. I giurati hanno ascoltato quasi ipnotizzati il racconto del ragazzo. Molti prendevano appunti. Una giurata aveva gli occhi rossi e sembrava vicina al pianto. "L'accusa non avrebbe potuto concludere in modo più efficace la sua presentazione dei fatti", ha commentato l'ex- procuratore di Santa Barbara Craig Smith.

Gli avvocati di Jackson avevano minacciato un contro interrogatorio del ragazzo e della madre, se l'accusa avesse proiettato il video in aula, ma hanno rinunciato a sorpresa a questa possibilità informando il giudice che non intendevano chiamare alcun testimone supplementare.

Il processo entrerà così nella fase finale la prossima settimana con la requisitoria e con l'arringa, a partire da mercoledì. Nel frattempo la giuria avrà cinque giorni per assorbire l'impatto del video che, a seconda di molti esperti, potrebbe costituire la svolta del processo, il cui andamento era stato visto finora come favorevole alla difesa. Jackson, se ritenuto colpevole di molestie sessuali, rischia oltre venti anni di carcere.

(28 maggio 2005)

 

fonte: repubblica.it 

Nuova ipotesi su Piano Man sarebbe un musicista rock cec

domenica 29 maggio 2005, 10:48
LONDRA - Nuova puntata del mistero di Piano Man, il pianista scoperto il mese scorso in Gran Bretagna in preda ad un'amnesia: sarebbe un musicista ceco che ha suonato in un gruppo rock. L'ultima ipotesi sulla identità dell'uomo è stata avanzata dal Mail on Sunday sulla base della testimonianza del batterista di questa formazione che vive a Praga.

Klaudis Kryspin ha affermato di aver immediatamente riconosciuto l'uomo, che ha tra i 25 e i 35 anni, come Thomas Strnad, con il quale aveva suonato per molti anni nel gruppo Ropotamo. "Quando ho visto la foto sui giornali ho capito che era Thomas", ha detto.

Quello che ormai la stampa di tutto il mondo ha ribattezzato come 'piano man', è comparso il 7 aprile sull'isola di Sheppey, nel Kent, mentre camminava con i vestiti completamente bagnati su una strada lungo il mare, nel piccolo porto di Sheerness. L'uomo, dai cui abiti sono state tolte le etichette, non ha potuto o voluto parlare, ma quando ha visto un pianoforte si è subito messo a suonare mostrando di essere un musicista professionista.

Nonostante varie piste battute, fino ad ora la sua identità resta un mistero ed è ancora ricoverato in una casa di cura psichiatrica del Kent.

"Maddog": brevetti sul software sono il Male

domenica 29 maggio 2005, 10:45
«Maddog» Jon Hall
MILANO - «Jon, Mister Hall... chiamatemi come volete ma io preferisco "Maddog"». «Cane Pazzo» Hall ha soprannome da capo indiano e faccia da guru: barba bianca incolta, voce calma e suadente, orecchino al lobo destro. È uno dei maître à penser di Linux e dell'open source e, tenendo fede al suo ruolo, è arrabbiato con chi vuole imporre i brevetti al software: «L'Europa deve bloccare quel progetto di legge», ha tuonato a Milano nella conferenza d'apertura del LinuxWorld, la fiera dedicata al mondo del pinguino arrivata alla seconda edizione.
IL PARADOSSO MICHELANGELO - «I brevetti sul software sono il Male assoluto», spiega scandendo bene la parola «E-v-i-l», male. L'Ue discute da tempo l'introduzione dei brevetti all'americana, più «stretti», sui programmi informatici. Attualmente tutelati dal diritti d'autore (che copre interi software, come Word o Powerpoint), in futuro si potranno brevettare anche singole funzioni (come una certa barra dei pulsanti) e perfino righe di codice. «Immaginate - aggiunge "Maddog" - Michelangelo che, dopo aver finito la Cappella Sistina, si fermato ad ammirare il suo capolavoro. Si sente battere sulla spalla, si volta e un tizio gli dice: "Cancelli tutto qui, lei ha usato un tipo di pennellata brevettato". Perché questo è quello che succederà: tanti programmatori si vedranno notificare denunce per aver usato, senza neppure saperlo, linee di codice registrate da grosse società».
SVANTAGGI - Il tema è caldo perché il Parlamento europeo potrebbe respingere la direttiva comunitaria sui brevetti. L'ha già fatto una volta, ma per farlo una seconda dovrà raggiungere la maggioranza degli aventi diritto: 347 votanti, tantissimi per la media di presenza all'Europarlamento. "Maddog" Hall spiega: «I brevetti possono sembrare un vantaggio per chi fa software, ma registrare un brevetto a livello mondiale costa decine di migliaia di euro. Le imprese più grandi hanno già migliaia di brevetti. E sono in arrivo 1,6 miliardi di cinesi, con milioni di nuove idee da brevettare. A quel punto l'Italia e gli altri Paesi europei si renderanno conto che dovranno acquistare a caro prezzo brevetti software dall'estero e che il denaro non arriverà, e anzi andrà nella direzione inversa a quella sperata. Gli unici in Europa che si fregano le mani per questa direttiva comunitaria sono gli avvocati».
MODELLO APERTO - Hall invoca un ritorno agli anni Ottanta, al software "fatto a mano", quando «potevi chiamare l'azienda che aveva fatto il programma in cui avevi trovato un "baco" e parlare con il presidente, che era anche il capo programmatore. Oggi parli con i call center, ascolti musichette irritanti e non hai speranze di venire a capo di alcun problema». L'open source, spiega "Maddog" è un modo per difendere posti di lavoro sul territorio, per creare valore: «Con il modello aperto si difendono le minoranze, si creano programmi in lingue trascurate dai giganti del software proprietario perché non considerate abbastanza profittevoli. Il lavoro locale è futuro locale. In molti Paesi i giovani che studiano informatica sono costretti a lasciare la patria perché non hanno posti di lavoro per il loro livello».

STAGNAZIONE - Il LinuxWorld Expo si è aperto nel segno di un moderato ottimismo, considerata la crisi che i dati macroeconomici via via confermano. Secondo Ezio Viola, vice presidente di Idc Southern Europa, il 32,1% delle aziende ha già un server Linux, lo avrà entro un anno o sta valutando il passaggio. Il tasso di crescita nei ricavi per cliente è ben oltre il 20% annuo. D'altronde, però, tutto il settore dell'IT (Information technology) è in contrazione e la crisi si sente. «Da febbraio-marzo - spiega Gianluigi Ferri, presidente di Wireless che organizza il LinuxWorld -, in tutto il settore IT c'è un po' di affanno. Si sono fermati quei pochi investimenti che c'erano nella piccola e media impresa (Pmi), e a marzo ha rallentato anche il consumer. Tutti sono in attesa del secondo semestre. Sarà comunque un anno stagnante». Il tutto appesantito dalle dimensioni delle Pmi italiane: quelle del settore open source sono in media appena sopra i due dipendenti e si concentrano quindi soprattutto nella consulenza e nei servizi. Gli sviluppatori di software sono ben pochi, e anche in questo settore il Paese sconta uno svantaggio rispetto all'estero, nonostante gli italiani siano quarti al mondo (dopo Francia, Germania e Usa) per numero di persone impegnate nei progetti Open Source.

 

Paolo Ottolina (www.corriere.it)

26 maggio 2005

cercano di fare sesso e si schiantano

mercoledì 25 maggio 2005, 01:19

Hanno cercato di imitare Carlo Verdone (Ivano) e Claudia Gerini (Jessica) la coppia di coatti che nel film Viaggi di nozze si misero a fare sesso sull'auto lanciata a tutta velocità. Soltanto che ai due giovani caleni è andata male perchè per provare l'ebbrezza della trasgressione si sono schiantati e hanno provocalo un incidente in Via Oreste Mancini.

Infatti, erano appena trascorse le 23:00 di ieri quando questi avventurieri caleni L. Z. di 24 anni e mentre lei P. G. di 26 anni entrambi della frazione di Petrulo, sono stati protagonisti di questa stravagante avventura che a bordo della loro auto una Alfa 147 stavano percorrendo Via Oreste Mancini e hanno deciso di fare l'amore. L'uomo però nell’eccitazione della performance ha perso il controllo, e così facendo scontrandosi con un auto che si trovava parcheggiata al lato destro della corsia una Fiat Marea di proprietà di Marco De Nunzio, il quale si trovava a casa della fidanzata che tranquillamente si intratte­neva.

Certamente tutto si aspettava della serata e non certamente di essere coinvolto in un tamponamento così curioso. All’arrivo dei primi soccorritori hanno trovato la coppia trasgressiva quasi nuda ancora in posizione a luci rosse. L'uomo è stato soccorso mentre la compagna è stata accompagnata a casa. Per for­tuna non c’è stata nessuna vittima e nessun ferito, i protagonisti del­l'incidente fortunatamente sono usciti dall'impatto illesi, ma comunque distruggendo entrambe le autovetture, e quindi adesso tocca solo provvedere al risarcimento danni.
 
Insomma, come evi­dente gli sfizi, anzi, le voglie si pagano caro e amaro.

Vito Taffuri (www.calvirisorta.com)

Questo articolo e' uscito sulla pagina di cronaca locale del mio paese lunedi' ...
Signori ... secondo voi e' possibile o no?
A voi e' mai capitata una cosa del genere?

 

il mio desktop

mercoledì 25 maggio 2005, 01:13

Questo e' il mio attuale desktop ... che ve ne pare?

UK: vietato l'e-commerce del porno

mercoledì 25 maggio 2005, 01:07


Londra - L'estate è vicina ma per i britannici impegnati nel commercio di video porno sta per arrivare una bruttissima stagione. Che li costringerà -letteralmente - ad una ritirata strategica dentro i propri negozi. Specialmente se appartengono a quella maggioranza che utilizza Internet per raggiungere il mercato globale.

 

Una sentenza emessa dal Lord Justice Maurice Kay ha stabilito che la vendita di film hard tramite canali indiretti è illegale. Il giudizio della Corte Suprema si abbatte così sulla grande Londra dei sexy-shop, centro nevralgico di una industria nazionale che genera quasi un miliardo e mezzo di euro all'anno. Una batosta per le migliaia di addetti ai lavori in tutto il Regno Unito: niente più vendita per contrassegno e soprattutto niente più vendita online.

Tutto ebbe inizio a Liverpool, quando nel 2004 un pool di magistrati accusò due titolari di sexy-shop di avere venduto DVD pornografici a minorenni. I due, nonostante possedessero tutte le autorizzazioni necessarie per la vendita al pubblico, utilizzavano anche Internet per vendere pellicole porno di ogni genere. "La vendita e la promozione di film per adulti può avvenire soltanto all'interno dei negozi autorizzati, unici luoghi dove il contatto diretto tra rivenditore e cliente permette di eseguire controlli sull'età degli acquirenti", ha tuonato il giudice Kay respingendo il ricorso presentato alla Corte Suprema da parte dei due. Secondo gli osservatori, è conseguente che il divieto valga anche sull'acquisto di contenuti digitali, gettando nello scompiglio i tantissimi produttori pornografici che hanno spesso monetizzato con successo la propria professionalità grazie ad Internet.

La sentenza della più importante autorità giurisdizionale inglese affonda le attese dei rivenditori, costretti a pagare multe che oscillano attorno ai 4000 euro. I legali dei due commercianti hanno tentato inutilmente di salvare i propri clienti, facendo leva sull'articolo 10 della Carta Europea per i Diritti Umani che tutela la libertà d'espressione. La bocciatura dei giudici londinesi è stata immediata: "Non c'è stata alcuna violazione della libertà d'espressione".

La sentenza sembra rispettare esattamente quanto previsto da una legge, datata 1984, che regolamenta le dinamiche di vendita dei film per adulti. Infatti le pellicole hard sono di libera vendita solamente quando è possibile verificare l'età di chi le acquista. Va da sè che il problema messo in luce dal giudice Maurce Kay è ben più grande di quanto possa sembrare: secondo le autorità britanniche, la Rete non è il luogo dove effettuare controlli sull'identità degli utenti. Per quanto sia facile, se non scontato, che un minorenne possa entrare senza troppi problemi nei negozi a luci rosse, la faccenda diventa ancora più semplice se l'unico tipo di ostacolo è la schermata del monitor: basta un numero di carta di credito preso in prestito da qualcuno ed il nostro focoso adolescente si ritrova nel paradiso virtuale dell'erotismo usa e getta.

L'episodio inglese è indubbiamente un primato per l'intera Unione Europea e rischia di avere gravi ripercussioni sull'economia britannica, senza tutelare realmente i minori. Infatti per comprare un DVD senza troppi grattacapi basterà fornirsi tramite siti stranieri, magari dall'altra parte del mondo. Ed è proprio grazie alla diffusione di Internet che l'industria del porno non ha più confini.

Un vero universo parallelo che coinvolge migliaia -se non milioni- di persone, fornendo posti di lavoro a creativi, esperti di marketing e naturalmente ad attori professionisti. Anche l'Italia, nonostante la recessione economica, negli ultimi anni ha registrato incrementi inauditi nel pornobusiness: una crescita del 25% in più rispetto al 2000, pari ad un volume d'affari di 250 milioni di euro annui.

Il "consumo" globale di materiale pornografico ha assunto proporzioni pandemiche da quando Internet è finalmente diventata di massa. Una realtà che allarma gli enti morali di tutto il mondo. In Italia la Chiesa Cattolica ha recentemente inquadrato con precisione la nuova strategia adottata dai magnati dell'industria a luci rosse, lanciando un appello a tutte le famiglie. Come ha ricordato l'ufficio alle comunicazioni sociali del Vaticano, l'industria del porno mira a fornire "un servizio che non lascia mai soli", intrufolandosi sui cellulari, sulle piccole TV private e sopratutto colonizzando Internet a colpi di spam.

Tommaso Lombardi (www.punto-informatico.it)

 

Craccata l'antipirateria di Windows

mercoledì 25 maggio 2005, 01:05

Roma - Il controllo antipirateria recentemente introdotto sul sito web di Microsoft, che impedisce il download di programmi e aggiornamenti agli utenti di copie illegali di Windows, può essere aggirato utilizzando un tool fornito dallo stesso colosso di Redmond.

 

A scoprirlo è stato Debasis Mohanty, un ricercatore che sulla mailing-list di sicurezza Full Disclosure ha descritto una tecnica per superare il check on-line Windows Genuine Advantage (WGA) anche nel caso in cui si disponga di una copia piratata di Windows.

WGA è un'iniziativa annunciata da Microsoft nel settembre del 2004, e messa in pratica a partire dall'inizio dell'anno, che ha visto l'introduzione di tool per la verifica della licenza di Windows e un sistema di bonus e sconti per gli utenti in regola. I tool on-line, seppure non infallibili, sono in grado di capire se una copia di Windows è originale e, in tal caso, forniscono all'utente il necessario lasciapassare per scaricare certi programmi e update.

Dato che i check presenti sul sito di Microsoft sono implementati per mezzo di controlli ActiveX, e girano solo su Internet Explorer, il big del software fornisce anche un programma indipendente dal browser, chiamato GenuineCheck.exe, che verifica l'autenticità di Windows in modalità off-line. In presenza di una licenza valida, il tool genera un codice che l'utente può poi utilizzare per superare i controlli on-line.

Ciò che Mohanty ha scoperto è che la chiave generata da GenuineCheck.exe può essere utilizzata per dare temporanea validità ad una copia piratata di Windows: in altre parole, un utente può utilizzare lo stesso codice creato con una copia regolare di Windows per aggiornare un PC dove gira una copia illegale del sistema operativo di Microsoft.

Il big di Redmond non si è mostrato particolarmente preoccupato dal "trucchetto", e del resto appare improbabile che non ne fosse a conoscenza fin dall'inizio: non è un caso che le chiavi di GenuineCheck.exe abbiano una validità molto breve, apparentemente di pochi minuti. Ciò significa che l'utente "birichino" deve avere un'installazione legale di Windows a portata di mano, o in alternativa un "complice" capace di passargli immediatamente la chiave via Internet, per poter fare il giochetto descritto da Mohanty.

Microsoft ha anche detto che tale tecnica funziona solo per accedere all'area Download Center del proprio sito, mentre a quanto pare non può essere utilizzata per scavalcare i controlli di Windows Update.

fonte: www.punto-informatico.it

 

 

Mi schiero in difesa Mi schiero in difesa di una certa idea di

mercoledì 25 maggio 2005, 01:00
di UMBERTO VERONESI

In realtà non so con sicurezza perché decisi di iscrivermi alla facoltà di Medicina. Ai perché delle grandi scelte di vita, spesso si risponde dopo, con gli occhi di chi ne ha vissuto gran parte delle conseguenze e le può vedere "in playback", attribuendo le giuste motivazioni e spiegazioni.

Se penso onestamente a come ero allora, ricordo tante idee contrastanti e una grande quantità di desideri e interessi. Ero attratto dalla medicina perché in guerra, da ferito, avevo ammirato l'opera dell'ospedale militare, ma anche dalla psicologia e da tutte le discipline umanistiche, soprattutto la filosofia, perché volevo capire l'animo umano e le sue follie. In fondo scelta equivale a "selezione", una parola che porta in sì la radice e il principio di "esclusione" e questo non piace ad un giovane avido di vita. Per questo la scelta dell'università è sempre molto complessa.

Oggi l'orizzonte di possibilità per un giovane è innegabilmente molto diverso e più ricco rispetto a cinquanta anni fa, ma forse i pensieri e le sensazioni non lo sono così tanto. Dunque noi che abbiamo già vissuto questo momento, difficilmente possiamo consigliare, ma certamente possiamo contribuire a rendere questo orizzonte più ampio e più completo. Io temo che oggi sia poco in evidenza la scienza, o meglio la cultura della scienza. Vedo che gli studenti considerano marginalmente le discipline scientifiche, come la fisica e la matematica, a favore delle facoltà più applicative, come l'informatica e l'economia. E' un po' come se il pensiero scientifico lasciasse il passo alla ragione pratica e, in un'ottica più ampia, la tecnologia superasse la scienza. O ancora, per dirla con Giuseppe Longo, il "fare" venisse prima del "dire".

Io non sono contrario alla tecnologia. Anzi, penso che sia un motore imprescindibile del benessere. Tuttavia non deve avere un suo percorso di sviluppo isolato, ma va ricondotta ad un disegno coerente di progresso scientifico. Penso che i nostri giovani devono avvicinarsi, anche attraverso l'Università, al pensiero scientifico puro, inteso come massima espressione della razionalità, se vogliono essere veramente liberi. Intendo liberi dai condizionamenti del mercato, che influenza pesantemente lo sviluppo delle tecnologie, e liberi dagli altri sistemi di governo del progresso, quali il potere politico o l'ideologia religiosa. Io credo che la scienza deve essere indipendente ed avere un suo codice etico condiviso con la società in cui opera. Oggi, purtroppo non è così. Basta pensare a come la società intera è impreparata ad affrontare i dilemmi che le nuove scoperte scientifiche ci pongono: eutanasia, clonazione, Ogm sono solo alcuni esempi. In questi campi il progresso è fermo, o perlomeno rallentato, perché nessuno sa in quale direzione proseguire. Oppure basta pensare a come siamo allibiti e impotenti di fronte al dilagare delle sette di ogni tipo e al loro nefasto potere proprio sui giovani.

Dobbiamo recuperare la forza della nostra razionalità, coltivarla e svilupparla all'interno di un progetto libero e innovativo per il nostro futuro, in cui tutti i giovani alle soglie dell'università possono, se vogliono, giocare un grande ruolo.

(28 giugno 2004)

 

fonte: www.repubblica.it 

Bush probabilmente favorevole al ritorno delle armi spaziali

mercoledì 25 maggio 2005, 00:32
La corsa agli armamenti è sobbalzata riguardo la “stella della morte” e il “martello di dio”..

Bush probabilmente favorevole al ritorno delle armi spaziali
Julian Borger da Washington - 19 maggio, 2005.
Fonte http://www.guardian.co.uk/international/story/0,,1487110,00.html
http://www.guardian.co.uk/international/story/0,,1487110,00.html#article_continue

E’ attesa nella prossima settimana da parte del presidente G. Bush l’emanazione di una direttiva, che dia “luce verde” alle forze aeree americane per lo sviluppo di armi spaziali, cosa che potenzialmente darebbe l’inizio a una nuova corsa globale al riarmo.
Ciò è stato riportato ieri (18 Maggio 2005).
Le nuove armi sono progettate per andare da satelliti “caccia e distruggi” ad armi orbitanti impieganti laser, onde radio, o, persino, consistenti tubi di metallo lanciati dallo spazio su bersagli terrestri da un arma conosciuta come “martello di dio”(1).
La direttiva della sicurezza nazionale sullo spazio era auspicata dalle forze aeree fin dall’anno scorso. Un anziano funzionario dell’amministrazione Bush, citato ieri dal N.Y.T., ha detto che si attendeva una direttiva a riguardo nel giro di poche settimane. Nè le forze aeree, nè la casa bianca hanno voluto smentire queste indiscrezioni.
La direttiva rimpiazzerà quella del 1996, approvata da Bill Clinton, piuttosto vaga nei contenuti, ma che enfatizzava l’uso totalmente pacifico dello spazio, in linea con la quasi totalità dell’opinione pubblica mondiale.
Dunque piani per armi spaziali potenziali erano già stati approvati dalla amministrazione Clinton.
Gli esperti della guerra spaziale hanno detto che si aspettavano una direttiva da parte dell’amministrazione Bush ugualmente vaga, ma che facesse trapelare però un cambiamento nell’approccio riguardo l’esplorazione di nuove strade per l’affermazione militare americana nello spazio..

“Fino ad ora questa era stata una campagna delle forze aeree per ottenere la libertà di fare quello che volevano nello spazio”. Ha detto Teresa Hitchens, vice presidente del centro di informazioni della difesa. “questa decisione, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti,
darà loro il via libera..”
La Sig.ra Hitchens ha dichiarato che la direttiva potrebbe dare il via a una corsa agli armamenti nello spazio: “..pensiamo a un mondo dove gli U.S.A abbiano una “stella della morte” che possa orbitare ovunque nello spazio e passare sopra le nazioni ogni 10 minuti!
Voi pensate che gli altri stati l’accetterebbero?”.
La nuova spinta per lo sviluppo di armi spaziali arriva dal momento che il sistema di difesa anti-missilistico con base sulla terra, concepito per colpire un missile in arrivo con un altro missile, caldeggiato e promosso fortemente dall’amministrazione Bush, è stato rallentato da problemi tecnici e da prove fallite.
Le intenzioni delle forze aeree sono state rese pubbliche a partire dallo
scorso settembre dal generale Lord, capo del comando spaziale, il quale dichiarava che i satelliti, grazie alla loro capacità di spionaggio, comunicazione e acquisizione di bersagli, avevano dato al potere militare U.S.A. un decisivo vantaggio, ma che quel vantaggio doveva essere mantenuto da una “superiorità spaziale”: “..questo può essere il nostro destino se noi lavoriamo duro e continuiamo a perseguirlo in maniera determinata..”

Le potenziali armi spaziali rientrerebbero in un due categorie principali, così come stabilito da un documento del pentagono del 2002:
- quelle per il “controllo” dello spazio (o “guerra anti satellite”)
- quelle per l’”utilizzo” della forza spaziale (o attacco della terra dall’orbita).

Le forze aeree rivelano che questa decisione consentirebbe di progettare satelliti militari in grado di proteggere gli altri satelliti, sia militari e che civili, già in orbita attorno al pianeta.
La maggior parte degli esperti dello spazio, invece, fa notare come tali satelliti puntino sostanzialmente alla distruzione piuttosto dei satelliti degli altri stati..
Le armi di “utilizzo” della forza spaziale includono un programma d’attacco globale, il quale prevede un piano per armare lo spazio con mezza tonnellata di munizionamento.

Il sistema “Il martello di Dio”(1) consentirebbe di lanciare da una posizione di bassa orbita terrestre cilindri di tungsteno, titanio o uranio verso bersagli sulla terra.
Dal momento del lancio questi viaggerebbero intorno alle 7.500 mgl/h (circa 12.000 km/h, NDT) (3) con un impatto simile a una piccola testata nucleare..
Un'altra opzione, descritta dai suoi critici come una “Stella di Morte” userebbe specchi riflettenti per convogliare un intenso raggio laser su bersagli terrestri.
Tuttavia, secondo una stima economica, un laser collocato nello spazio costerebbe 100 milioni di dollari a bersaglio..
“E’ una costosissima via per colpire la terra” ha detto all’”Union Concerned
Scientist” (unione scienziati consapevoli) (2) Laura Greco, un’esperta di armi spaziali, aggiungendo che i satelliti per il controllo dello spazio sarebbero stati molto probabilmente dispiegati, ma che questo avrebbe dato l’avvio a una nuova corsa al riarmo.
“Noi stiamo legittimando l’idea di poter attaccare i satelliti degli altri stati, ma noi abbiamo tutto da perdere. Questa tecnologia si sta diffondendo rapidamente.

Per essere “dominatori dello spazio” voi (americani, NDT) non dovevate permettere che qualche altro effettuasse lanci nello spazio. Ora voi non potete far “saltare in aria” le rampe di lancio di tutti quanti”

NOTE.
(1) RODS FROM GOD: “Martello di Dio” rende bene? Altrimenti “Dardo di Dio” “Lancia di Dio” fate voi..,
(2) UNION CONCERNED SCIENTISTS: unione scienziati consapevoli
(3) 1 miglio terrestre = 1.609,347 m
Bush likely to back weapons in space
Arms race feared over 'death stars' and 'rods from God'
Julian Borger in Washington
Thursday May 19, 2005
The GuardianLa corsa agli armamenti è sobbalzata riguardo la “stella della morte” e il “martello di dio”..

La morfina compie 200 anni

mercoledì 25 maggio 2005, 00:24

23.05.2005
Fu scoperta per caso in Germania da un giovane farmacista dilettante


Il 21 maggio 2005 il mondo della medicina ha celebrato il 200esimo anniversario della cristallizzazione della morfina dall'oppio. Dal 1805 a oggi la morfina e i suoi derivati sono diventati il trattamento più usato contro il dolore: ogni anno vengono usate 230 tonnellate di morfina a scopi medici e analgesici.
La morfina è stata scoperta a Einbeck, in Germania, da Friedrich Wilhelm Adam Serturner (1783-1841), ventunenne assistente di un farmacista. Con pochissimi strumenti e molta curiosità, Serturner si era interessato alle proprietà mediche dell'oppio, all'epoca molto usato dai dottori del 18esimo secolo. In una serie di esperimenti effettuati nel proprio tempo libero e pubblicati nel 1806, Serturner riuscì a isolare un composto alcaloide organico dalla gomma resinosa secreta dal papavero dell'oppio (Papaver somniferum).
Serturner scoprì che l'oppio senza l'alcaloide non aveva effetti sugli animali, ma che l'alcaloide da solo era dieci volte più potente dell'oppio lavorato. Battezzò la sostanza "morfina" da Morpheus, il dio greco dei sogni, per la sua tendenza a provocare il sonno. Trascorse molti anni a sperimentare la morfina, spesso su se stesso, apprendendone effetti terapeutici oltre che i rischi. Anche se inizialmente il suo lavoro venne ignorato, in seguito ne venne riconosciuta tutta l'importanza. Altri ricercatori cominciarono presto a isolare alcaloidi simili da altre sostanze organiche, come la stricnina nel 1817, la caffeina nel 1820, e la nicotina nel 1828.
Nonostante negli ultimi 200 anni siano stati sintetizzati molti nuovi antidolorifici, "la morfina - commenta Jonathan Moss dell'Università di Chicago - rimane la misura standard con la quale tutte le nuove medicazioni contro il dolore post-operazione devono confrontarsi". Eppure, malgrado il suo costante e frequente uso, anche la somministrazione a scopi medici della morfina presenta ancora problemi ed effetti collaterali, come nausea, prurito e costipazione.

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Come si forma il nervo ottico

mercoledì 25 maggio 2005, 00:23

24.05.2005
In assenza di segnali, i neuroni primitivi sono programmati per costruire solo la retina


Quando le cellule nervose primitive dell'embrione del topo cominciano a formare un occhio, sono inizialmente programmate per costruire solo una retina. Ma la capacità di vedere dipende dalla connessione della retina al cervello attraverso il nervo ottico. A meno che queste cellule embrionali non ricevano il segnale giusto al momento giusto, esse formeranno un gigantesco occhio consistente solamente di una retina e privo di nervo ottico.
La scoperta che la retina rappresenta il "setting di default" per lo sviluppo nell'occhio dell'embrione è stata fornita da una ricerca del neurobiologo Greg Lemke e colleghi al Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, in California, pubblicata sulla rivista "Genes & Development". Gli scienziati hanno utilizzato topi in laboratorio come modello della biologia umana.
"I nostri risultati - spiega Lemke - suggeriscono che la retina rappresenti effettivamente il percorso di default per lo sviluppo degli occhi nei mammiferi". Gli autori hanno dimostrato che due segnali chimici (proteine segnalatrici) devono essere presenti al momento giusto e all'istante giusto per arrestare questo processo di default e consentire al nervo ottico di svilupparsi.
La scoperta ha importanti conseguenze, in quanto il controllo del destino delle cellule staminali trapiantate nel cervello è fondamentale se si intende usare queste cellule in maniera sicura ed efficace nelle terapie su esseri umani. "È probabile - commenta Lemke - che ci siano anche altre aree del cervello il cui sviluppo si basa sull'arresto di una tendenza delle staminali a trasformarsi nello stesso tipo di cellula di quelle vicine".

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Embrioni in fuga

mercoledì 25 maggio 2005, 00:17

ROMA - Un videogioco italiano, disponibile gratis in Internet, per protestare contro la legge 40 sulla fecondazione assistita. L'ha ideato il 10 maggio Molle Industria, un gruppo di game designer che in questi mesi è finito spesso sulle pagine dei giornali, noto per avere pubblicato giochi caratterizzati da una forte venatura politica. E ora quest'ultima provocazione con 'Embrioni in Fuga', scaricato già da 5.000 utenti nelle prime 24 ore. Lo scopo è "invitare il pubblico a votare sì al referendum che si terrà tra il 12 e il 13 giugno, in modo da bloccare questa legge oscurantista, che sta ostacolando la ricerca sulle cellule staminali", spiega a Repubblica.it Paolo Pedercini, portavoce di Molle Industria.

'Embrioni in Fuga' ha il valore di un manifesto politico, ma è anche a tutti gli effetti un gioco, dinamico e divertente. È un po' puzzle game e un po' gioco su piattaforme: la protagonista, una ricercatrice, salta, sposta oggetti, muove leve per risolvere gli enigmi che, di livello in livello, diventano via via più difficili. Lo scopo è permettere ad alcuni embrioni che rimbalzano nello schermo di raggiungere sani e salvi la meta (il laboratorio), spianando loro il percorso dagli ostacoli. Il tutto sembra svolgersi in una caverna.

Molle Industria immagina che sarà questo il futuro, se la legge 40 non sarà bloccata: "I ricercatori sono ormai costretti a vivere nelle catacombe braccati da clero e burocrazia. Ma la dottoressa Betty non si dà per vinta...", si legge infatti sul loro sito.

I nemici del giocatore sono un prete, che giunge le mani e biascica "ora pro nobis", cercando di fare del male a Betty; e un burocrate, che saltando mira a schiacciare gli embrioni. Chiaro il riferimento all'alleanza che, nella visione di Molle Industria, ci sarebbe stata tra clero e centro-destra per promuovere la legge sulla fecondazione assistita.

Il gioco segna anche un passo avanti nella produzione di Molle Industria: "E' il nostro primo gioco open source: gli utenti ne possono scaricare il codice sorgente e modificarlo, per creare nuovi livelli o versioni ambientate in scenari diversi", dice Pedercini. E', anche questa, una scelta di parte: a favore della libera circolazione delle idee e dei prodotti dell'ingegno (la cosiddetta filosofia del "copyleft", opposta al copyright).

Anche altri giochi di Molle Industria contengono un messaggio politico. "Tuboflex", per esempio, è una protesta contro il precariato e il lavoro flessibile. I giochi di maggiore successo sono stati scaricati centinaia di migliaia di volte, finora. "Però solo con 'Embrioni in Fuga' abbiamo voluto esprimere il nostro pensiero in modo esplicito. La ragione è che quella legge riguarda tutti, non soltanto una fascia della popolazione. Ha una portata biopolitica: tocca la vita, il ruolo della donna nella società...".

Molle Industria non si identifica con un partito, ma simpatizza per le idee e i filosofi che hanno ispirato buona parte della sinistra antagonista sessantottina: "Foucalt, Toni Negri, Deleuze e Guattari. Questi ultimi sono citati in un gioco dedicato alla pluralità dei sessi. Inoltre ci sentiamo vicini ai movimenti dei precari, alle post femministe. Quest'ultimo gioco è dedicato proprio a un gruppo post femminista e cyber femminista: Contrazione, attivo a Bologna".

 

by Repubblica.it

Giuda ai referendum

mercoledì 25 maggio 2005, 00:01
Guida ai quesiti referendari Di redazione

REFERENDUM PARZIALMENTE ABROGATIVI DELLA LEGGE 40 SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Primo Quesito - Per consentire nuove cure -

Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", limitatamente alle seguenti parti:
Articolo 12, comma 7, limitatamente alle parole: "discendente da un´unica cellula di partenza, eventualmente";
Articolo 13, comma 2, limitatamente alle parole: "ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell´embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative";
Articolo 13, comma 3, lettera c), limitatamente alle parole: "di clonazione mediante trasferimento di nucleo o";
Articolo 14, comma 1, limitatamente alle parole: "la crioconservazione e".

Perchè Sì

SCHEDA CELESTE

Il primo quesito che troviamo nella cabina, abrogando quattro brevi commi, agli articoli 12, 13, 14, consente la ricerca scientifica sulle cellule staminali di origini embrionale. Le staminali hanno la possibilità di rigenerare tutti i tessuti umani. Sono ricerche importantissime per arrivare alla cura di malattie diffusissime come il Parkinson, il diabete, l´Alzeheimer, i tumori. Il Sì a questo quesito restituisce la speranza a milioni di persone consentendo nuove cure. La legge attualmente vieta ai ricercatori di utilizzare cellule staminali prelevate da embrioni non utilizzati. Le cellule staminali sono cellule che, debitamente orientate, sono capaci di moltiplicarsi, consentendo la cura di una serie di organi vitali.

La ricerca sulle staminali è fondamentale per combattere malattie come il cancro, la sclerosi, l´Alzheimer, il Parkinson, il diabete e molte altre ancora.
Si tratta di problemi che, solo in Italia, investono circa 12 milioni di persone a cui la legge 40, così com´è, sottrae una speranza fondata di guarigione.


REFERENDUM PARZIALMENTE ABROGATIVI DELLA LEGGE 40 SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Secondo quesito - Per la tutela della salute della donna -

Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", limitatamente alle seguenti parti:

Articolo 1, comma 1, limitatamente alle parole: "Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana";
Articolo 1, comma 2: "Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.";
Articolo 4, comma 1: "Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l´impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.";
Articolo 4, comma 2, lettera a), limitatamente alle parole: "gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della";
Articolo 5, comma 1, limitatamente alle parole: "Fermo restando quanto stabilito dall´articolo 4, comma 1,";
Articolo 6, comma 3, limitatamente alle parole: "fino al momento della fecondazione dell´ovulo";
Articolo 13, comma 3, lettera b), limitatamente alle parole: ", di cui al comma 2 del presente articolo";
Articolo 14, comma 2, limitatamente alle parole: "ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre";
Articolo 14, comma 3, limitatamente alle parole: "per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione", nonché alle parole: "fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile"

Perchè Sì

SCHEDA ARANCIONE

Il secondo quesito che troviamo nella cabina, abrogando una serie di commi agli articoli 1, 4, 5, 6, 13 e 14, vuole tutelare la salute della donna. In altre parole, elimina il limite dei tre embrioni e l´obbligo di impiantarsi tutti insieme e anche se malati; revoca il divieto di congelamento degli embrioni; elimina infine l´assurdo divieto per la donna di revocare il consenso all´impianto. Grazie a questo referendum, possiamo aiutare i malati anche di talassemia e di altre patologie, ad avere bimbi sani.
Questo quesito è quello che più investe la salute della donna. La donna che, per mettere al mondo un figlio, è costretta a ricorrere alla fecondazione assistita è chiamata ad affrontare un percorso impegnativo, sul piano fisico e psicologico. Attualmente, la legge 40 lo complica ulteriormente.
Prima di tutto, non consente il congelamento degli embrioni e obbliga la fecondazione si un numero massimo di tre ovuli alla volta. Questo obbliga la donna, in caso di insuccesso del trattamento, a sottoporsi a più cicli di cura, con possibili danni per la sua salute.
Inoltre, non permette alle coppie portatrici di malattie genetiche e infettive la cosiddetta "analisi preimpianto", cioè un esame dell´embrione prima del suo trasferimento nell´utero della donna. Si espone così la donna a un doppio trauma: la possibilità di impiantare un embrione malato e la conseguente probabilità di dover ricorrere a un aborto terapeutico.
Infine, la legge impedisce alla donna di cambiare idea, poiché impone il trasferimento dell´ovulo fecondato anche in assenza di un suo rinnovato consenso.


REFERENDUM PARZIALMENTE ABROGATIVI DELLA LEGGE 40 SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Terzo Quesito - Per l'autodeterminazione e la libertà di scelta -

Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", limitatamente alle seguenti parti:
Articolo 1, comma 1: "Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.";
Articolo 1, comma 2: "Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.";
Articolo 4, comma 1: "Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l´impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.";
Articolo 4, comma 2, lettera a), limitatamente alle parole: "gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della";
Articolo 5, comma 1, limitatamente alle parole: "Fermo restando quanto stabilito dall´articolo 4, comma 1".;
Articolo 6, comma 3, limitatamente alle parole: "Fino al momento della fecondazione dell´ovulo";
Articolo 13, comma 3, lettera b), limitatamente alle parole: "e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo";
Articolo 14, comma 2, limitatamente alle parole: "ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre";
Articolo 14, comma 3 limitatamente alle parole: "per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione"; nonché alle parole: "fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile".

Perchè Sì

SCHEDA GRIGIA

Il terzo quesito che troviamo nella cabina, abrogando, tra gli altri, il primo comma del primo articolo, cancella le norma della legge che pretendeno di equiparare i diritti del concepito a quelli dei genitori: nei paesi a ordinamento liberale, non c´è alcuna legge che riconosca l´embrione come persona giuridica.
La norma attuale assicura al "concepito" gli stessi diritti della madre e di ogni persona nata. Per concepito si intende già l´ovulo fecondato, ancor prima che si formi l´embrione. È la prima volta al mondo che questo avviene per legge.
Stabilire che un ovulo fecondato ha gli stessi dritti di una persona nata è un´ affermazione etica e di parte, che però rischia di avere conseguenze pratiche assai rilevanti. Se questa affermazione fosse valida, ad esempio, si rischierebbe di mettere in discussione radicalmente la legge 194 sull´interruzione volontaria di gravidanza, legge che ha prodotto l´esito positivo della riduzione degli aborti in Italia.


REFERENDUM PARZIALMENTE ABROGATIVI DELLA LEGGE 40 SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Quarto quesito - Per la fecondazione eterologa -

Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", limitatamente alle seguenti parti:
Articolo 4, comma 3: "È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.";
Articolo 9, comma 1, limitatamente alle parole: "in violazione del divieto di cui all´articolo 4, comma 3";
Articolo 12, comma 1: "Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall´articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro.";
Articolo 12, comma 8, limitatamente alla parola: "1,"

Perchè Sì

SCHEDA ROSA

Il quarto quesito, abrogando alcuni commi degli articoli 4, 9, 12, consente la ‘fecondazione eterologa´. Esso permette alle coppie non in condizioni di procreare per patologie o condizioni sanitarie incurabili, di avere un figlio da amare, ricorrendo a un donatore di seme.
La fecondazione eterologa è una pratica a cui si ricorre solo in casi di grave sterilità.
Si tratta di una tecnica che consente la fecondazione assistita anche utilizzando gameti di donatori esterni alla coppia. La legge attualmente la vieta categoricamente. Ma impedire a una coppia di ricorrere a un donatore esterno può produrre solo due effetti: vietare per sempre alla donna di quella coppia di partorire o costringerla, se la coppia può permetterselo economicamente, a recarsi in uno dei paesi dove la fecondazione eterologa è consentita.


 

by ReporterAssociati.org

Il Robotdottore

giovedì 19 maggio 2005, 14:39

Londra - La "sorella Mary" che lavora all'istituto Saint Mary di Londra non è la solita infermiera appartenente a qualche ordine monastico, néè solo una caposala e neppure soltanto un medico: "Sister Mary" è il soprannome di un sofisticato RP6 Robot, acronimo di Remote Presence Robot, già in funzione presso il nosocomio londinese: un guscio robotico che prende vita grazie agli ordini di un joystick. Esattamente come accade in un videogioco con visuale in soggettiva, i medici potranno comandare a distanza il robot per tenere d'occhio il check-up dei pazienti in corsia. Grazie ad un sistema di controllo wireless, Sister Mary può muoversi agilmente tra i reparti dell'ospedale. Equipaggiato di uno schermo e di una telecamera, potrà fare molto per avvicinare i pazienti al medico di fiducia - anche se questo si trovasse dall'altra parte del mondo, intento a seguire un convegno. Il dott. Parv Sains, dell'ospedale Saint Mary, è convinto che Sister Mary potrà dare il dono dell'ubiquità a tutti i dottori. "Molti specialisti, specialmente quelli più esperti ed anziani, dovrebbero essere disponibili in più luoghi e nello stesso tempo: adesso abbiamo trovato la soluzione adatta a questo problema". Tramite lo schermo del robot, il medico potrà dare consigli, supervisionare cartelle cliniche e persino fare diagnosi. Senza lasciare il proprio ufficio. Per il momento Sister Mary non è in grado di intervenire direttamente sui pazienti, limitandosi ad essere un efficace strumento di comunicazione. Delegare tutte le attività di un medico in carne ed ossa, anche secondo il dott. Sains, è impossibile - nonchè tremendamente disumanizzante. "I nostri robot non potranno mai sostituire le persone: è semplicemente un metodo per migliorare la qualità del nostro servizio". Tuttavia le speranze degli scienziati dell'Imperial College londinese, creatori di questo ingegnoso apparecchio per la telemedicina, sono altre: convinti che l'introduzione di Sister Mary segni una svolta epocale per il sistema ospedaliero britannico, hanno iniziato la sperimentazione di simili apparecchi anche per condurre operazioni chirurgiche.

 

Tommaso Lombardi (www.punto-informatico.org )

COMANDI LINUX by SuSEItalia.org

giovedì 19 maggio 2005, 00:49


comandi linux

 

Autore: leandro
Pubblicato il: 13/5/2005
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COMANDI LINUX

La struttura di Linux, come di qualsiasi altro Unix, può apparire vagamente minacciosa a chi si accosta per la prima volta a questo sistema operativo. Per chi è abituato all'ambiente Windows, la cruda visione di una semplice linea di comando può essere terrorizzante. Anche se si ricordano vagamente i giorni del Dos, le impressioni e le sensazioni saranno completamente differenti. In questa guida cercheremo di spiegare le basi logiche del sistema e come si possono usare a nostro vantaggio.
Questi comandi funzionano con la maggior parte delle distribuzioni di Linux, se non con tutte, così come su molte delle implementazioni di Unix. Per poter sopravvivere sotto Linux bisogna essere in grado di utilizzarli correttamente. Linux ha una vasta gamma di comandi che permettono di modificare non solo i vostri programmi e i vostri dati, ma anche l'ambiente stesso in cui state operando. Questa sezione mostrerà la sintassi generale dei comandi di Linux che occorrono per iniziare a utilizzare correttamente il sistema.
In generale il comando avrà una forma simile a questa:


comando [-flags opzioni] nome del file o espressione

(es: ls -l Desktop)


REGOLE PER I COMANDI LINUX

1) I comandi Linux sono case sensitive, ma per la maggior parte sono in caratteri minuscoli.


2) I comandi Linux devono terminare con un Invio.


3) Le opzioni sono precedute dal simbolo "-" (segno meno).


4) Per molti comandi è possibile specificare più di un'opzione.


Maiuscolo o minuscolo?


Linux, al contrario del vecchio MsDos di Windows, è un sistema operativo case sensitive. Questo vuoi dire che una lettera minuscola è considerata differente da una maiuscola. Per esempio, i tre file "leggimi", "Leggimi" e "LEGGIMI" verranno considerati come tre file differenti. La maggior parte dei comandi e dei nomi dei file sono tutti in lettere minuscole, quindi in generale potete sempre digitare in lettere minuscole con la ragionevole certezza di non sbagliare. Un consiglio, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al mondo Linux (e più in generale all'universo Unix), è quello di non assegnare a file e cartelle nomi contenenti caratteri maiuscoli e minuscoli insieme. Il rischio è quello di faticare non poco per ritrovare il documento o la directory.

Comandi per accedere all'help in linea

L'help in linea è di norma disponibile in Linux sotto forma di manuale elettronico, le cui pagine sono dette man pages ed è accessibile con il comando man:

man nomecomando
(es: man ls)

Le pagine del manuale contengono un' approfondita descrizione di tutti i comandi, con la spiegazione di tutte le opzioni, esempi e riferimenti a ulteriore materiale disponibile sullo stesso argomento. Le informazioni sono identiche a quelle riportate nel manuale cartaceo. Potete servirvi del comando man per ottenere informazioni su come utilizzare un particolare comando. L'opzione -k permette di fare una ricerca tramite parola chiave


man -k keyword

In alternativa potete usare il comando apropos, che restituisce lo stesso risultato di man -k. Se desiderate ulteriori informazioni su man, potete ottenerle attraverso man stesso:

man man

Inoltre anche altre applicazioni installate sul computer possono avere le loro man pages, e in genere queste pagine si consultano nello stesso modo in cui si sfogliano le man pages riguardanti il sistema operativo. Ciascuna diversa distribuzione Linux, inoltre, prevede un sistema di help e di documentazione in linea.

file Management


mkdir: Crea una directory
cd: Cambia la directory di lavoro
ls: Lista i file; simile al dir del dos
Cp: copia i file
mv: Sposta i file
rmdir:cancella le directory specificate
rm: Rimuove un file o una directory
ln:crea collegamenti a files o directory
chmod: Cambia i permessi di un file (fondamentalmente Read, Write, Execute).
cmp: Compara due file
pwd:stampa a schermo il nome della directory corrente con l'intero percorso
WC: Conta le parole, i caratteri e le righe di un file
compress: Comprime un file.

Informazioni

man: Richiama il manuale in linea. l'utilizzo più elementare e': man nomecomando. Usando l'opzione -k è possibile visualizzare l'elenco dei comandi che contengono una parola chiave.
quota: Dà informazioni sullo spazio su disco a disposizione di un utente, nel caso fossero stati imposti dei limiti.
finger: Consente di cercare informazioni su un utente: fìnger [e-mail omessa] fornisce alcune informazioni sull'utente root, presente sulla macchina enku.edu.
passwd: Serve per cambiare la password di un utente; la sintassi è semplice, basta digitare il comando seguito dal nome. Attenzione, se non specificate alcun nome cambierete la password dell'utente che ha lanciato il comando.
who: Fornisce l'elenco degli utenti collegati al sistema.
date:fornisce data e ora corrente
uname:fornisce informazioni sul sistema operativo e sulla macchina
who:who are you?fornisce informazioni sugli utenti collegati al sistema
find:cerca file nelle directory specificate
grep:cerca la stringa specificata nei file indicati

Processi

ps aux | less:
elenca tutti i processi (ossia i programmi) attivi con l'utente (se esiste) che li ha fatti partire. Per interrompere la visualizzazione premere q.
free:Visualizza le statistiche sull'uso della memoria.
top:Visualizza un grafico in tempo reale dei processi e sul loro utilizzo delle risorse. La lista dei processi è ordinata in maniera decrescente, a partire dal processo che usa di più la CPU. Per uscire premere q.
cat /proc/meminfo:Un altro modo per visualizzare le statistiche della memoria.
cat /porc/cpuinfo:Un altro modo per visualizzare informazione del computer

Stampa

lpr: Stampa.
lprm: Rimuove un lavoro in coda di stampa.
lpstat: Informa sullo stato della coda di stampa.

gestione archivi

gunzip: GNU unzip. espande un file del tipo .gz (decomprime)
gzip: GNU zip. comprime un file in formato .gz
split:divide un file in parti più piccole
tar: il nome deriva da "tape archive". programma per la gestione di archivi di tipo tar
unzip:contrario di zip. espande archivi compressi di tipo zip
zip:crea archivi compressi in formato zip

gestione processi

kil:elimina processi in esecuzione
ps:stampa a schermo un resoconto dei processi attivi in quel momento

informazioni spazio su disco

df:visualizza le statistiche sull'utilizzo degli hard disk (spazio libero...)
du:visualizza la quantità di spazio occupato sul disco da file e directory





Data:  9/5/2005
Sezione: Guide
L'indirizzo di questo articolo: http://www.suseitalia.org/modules/wfsection/article.php?articleid=38

 

 

Lancia Y

martedì 17 maggio 2005, 00:55
Che pubblicita' assurda ... bruttissima ... che ha la particolarissima caratteristica di farmi innervosiire ... ma che cavolo significa "unione contro la bruttezza"? perche' "bello e' libero"!? si deve per forza esser belli, ricchi, simpatici, allegri per esser liberi? io mi offendo ogni volta che la sento o la vedo ... eppure non sono brutto ... anzi ... a detta di alcune ... vi dico che darei una mazzata a chi l'ha ideata ...

Tre, Giusto pagare il call center

mercoledì 11 maggio 2005, 00:16

11/05/05 - Telefonia & C. - Roma - Continua il braccio di ferro tra l'operatore Tre e le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori. Dopo la denuncia presentata dalle due associazioni al Garante per le comunicazioni contro la scelta di Tre di fare pagare il call center agli utenti, Tre ora risponde, giustificandosi e motivando quelle tariffe.

In primo luogo Tre sottolinea che il 133 è gratuito per gli abbonati ed a pagarlo sono dunque "soltanto" quelli con prepagata (che sono la maggioranza). Inoltre si accede al servizio clienti, sostiene l'azienda, dopo aver ricevuto tutta una serie di informazioni gratuite tramite una casella vocale. Gli utenti con prepagata che vogliono parlare con un operatore vengono avvisati che la chiamata sarà trasferita verso un numero a pagamento.

Massima trasparenza, quindi, dice Tre. Si potrebbe obiettare che la trasparenza non è altrettanto "massima" in fase di proposta commerciale: sul sito, nelle offerte di Tre, non è messo in evidenza che il call center è a pagamento. E poiché i call center degli altri operatori mobili sono gratuiti, l'utente può essere indotto a credere che sia lo stesso per Tre. Rischia insomma di acquistare il cellulare, di preferire Tre ad altri operatori senza conoscere in anticipo tutti gli aspetti negativi dell'offerta, tra i quali c'è certo il fatto che il call center sia a pagamento.

Tre però aggiunge che il servizio clienti con operatore sarebbe gratuito per tutti in alcune circostanze: se si segnala il furto o lo smarrimento del cellulare, se si necessita di informazioni sulla rete di appartenenza del chiamato e per procedere all'attivazione o alla disattivazione di alcuni servizi.

E visto che ogni altro servizio di consulenza che prevede l'impiego di un operatore è invece tariffato 60 centesimi di euro, dicono alla Tre, il cliente può anche decidere di reperire le informazioni di cui necessita sfruttando Internet o gli store tradizionali; un altro sistema utile per ottenere informazioni senza spendere altro che il costo per la connessione ad Internet è inviare un'e-mail (dal Pc o dal telefonino) contenente la segnalazione alla quale gli operatori risponderebbero entro sei ore dall'invio, fornendo informazioni dettagliate e aggiornate in tempo reale. Punto Informatico ha fatto una prova: ha mandato una lettera di lamentela lo scorso venerdì all'una e ha ricevuto risposta domenica alle 13.

In ogni caso, la teoria di Tre è che la scelta giusta sia quella di investire più risorse sulle proposte commerciali cercando dunque di aumentare la competitività aziendale e allo stesso tempo di sbloccare e lanciare il mercato rendendolo più flessibile e adatto alle esigenze del singolo utente. La palla però passa ora al Garante che, in base alle motivazioni dell'accusa e della difesa, deve decidere se aprire una indagine e che seguito dare alle richieste delle due parti; sembrano però poche le speranze per le associazioni dei consumatori, dal momento che già nel passato il Garante ritenne il 133, seppur a pagamento, in linea con i dettami legislativi italiani e dunque la società non perseguibile.

 

fonte: Punto Informatico.it 

Nasce il Coordinamento delle Regioni meridionali

venerdì 06 maggio 2005, 00:30
Bassolino riunisce a Napoli i presidenti del Sud e annuncia il nuovo patto politico-istituzionale che avrà come interlocutori il Governo nazionale, l’Europa e i Paesi del Mediterraneo. Sullo politiche socio-sanitarie si chiederà al Governo nazionale di coprire al 50% i costi sostenuti dalle Regioni. Prevista anche una revisione dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale.

“Prendiamo nelle nostre mani il futuro del Sud”. Così Antonio Bassolino ha riassunto le motivazioni di questa iniziativa, “un fatto nuovo da portare avanti con serietà e impegno. Ma non un partito dei presidenti né un partito delle regioni meridionali”, ha sottolineato il presidente riconfermato della Regione Campania.

“Non si tratta – ha aggiunto Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia – di un’operazione speculare a quelle nordiste, ma dell’accoglimento di un sentire diffuso dei cittadini meridionali”.

Il Coordinamento delle Regioni si riunirà una volta al mese o quando ne faccia richiesta uno dei presidenti. Le riunioni si svolgeranno nelle diverse Regioni a rotazione oppure a Roma. I prossimi appuntamenti sono già stati fissati: il mese prossimo i presidenti si riuniranno in Abruzzo per affrontare il tema dello sviluppo dei rapporti nelle aree del Mediterraneo, mentre l’incontro successivo si terrà in Sicilia e avrà come argomento la necessità di coordinare fondi europei e fondi ordinari.

Gli altri temi di intervento del Coordinamento delle Regioni meridionali saranno il welfare, le infrastrutture e i trasporti, la difesa del suolo, la ricerca, l’innovazione e le Università, la cultura e il turismo.

A Napoli erano presenti tutti i presidenti delle Regioni meridionali: Michele Iorio del Molise, Agazio Loiero della Calabria, Vito De Filippo della Basilicata, Nichi Vendola della Puglia, Ottaviano Del Turco dell’Abruzzo, Salvatore Cuffaro della Sicilia e Antonio Bassolino della Campania.

Assente solo Renato Soru, presidente della Sardegna, perché impegnato nella campagna per le elezioni amministrative in programma l’8 e il 9 maggio prossimi.

Sottolineando la volontà di cercare una linea di azione comune, al di là degli schieramenti politici, il presidente Cuffaro ha parafrasato De Gasperi, affermando che “il Mezzogiorno ha subìto per troppi anni la politica, ora deve farla”.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione del Coordinamento non sono state nascoste alcune divergenze. Oltre alle diverse valutazioni sul progetto del Ponte sullo stretto di Messina, i presidenti hanno accolto in modo diverso anche l’ipotesi che a guidare la Conferenza dei presidenti delle Regioni possa essere un presidente del Sud. Mentre Cuffaro si è mostrato entusiasta dell’ipotesi, Bassolino ha manifestato maggiore cautela.

 

by Bisturi.it 

Caso Calipari. La "terza verità del misterioso ingegnere Gianlu

venerdì 06 maggio 2005, 00:26
Roma, 05 Maggio 2005. Ci si interroga - per ora senza risposta - sul significato del probabile depistaggio messo in atto, con l’avallo del suo legale onorevole Carlo Taormina, dall’ingegnere elettronico Gianluca Preite, che, secondo quanto da egli stesso affermato, sarebbe in possesso della traccia di una telefonata in cui si sentirebbe una voce italiana dire “sparate sull’auto di Calipari e uccidete lui e la Sgrena”.

Per i Pm che indagano sulla morte di Nicola Calipari ed il ferimento di Giuliana Sgrena, però, non ci sarebbe nessuna traccia di questo nelle registrazioni acquisite finora dagli inquirenti ed inoltre sono molti i sospetti riguardo quanto dichiarato dal sedicente professionista assistito dall’avvocato Carlo Taormina.

In ogni caso la Procura di Roma ha aperto un’indagine rispetto a quanto detto da Preite, parallelamente però lo stesso è indagato per intromissione abusiva in un sistema di comunicazione informatica e truffa alle procure di Chieti e Lecce.

La complessa ricostruzione delle fasi dell’incidente avvenuto vicino alle porte di Baghdad e che ha portato alla morte di Nicola Calipari potrebbe aver subito un rallentamento. Per questo gli investigatori, diretti dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, hanno già affidato l’incarico agli uomini del Gat della Guardia di finanza guidati dal collonnello Umberto Rapetto, di acclarare quanto è stato affermato da Preite, che getta comunque un’ombra su quella convulsa operazione che portò al rilascio della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena e all’uccisione del funzionario del SISMI.

Parlando della telefonata intercettata, Preite avrebbe detto di aver registrato la comunicazione nella memoria del suo computer. Ma dall’esame del pc, sequestrato dagli inquirenti, non è finora emersa traccia della conversazione citata. I magistrati sospettano un tentativo di disinformazione.

Tra l’altro, nell’abitazione dell’uomo, sono stati trovati divise e tesserini della Guardia di Finanza, nonché porta tessere dei carabinieri. Le ipotesi di truffa ai danni delle procure di Chieti e di Lecce farebbero riferimento ad episodi avvenuti quest’anno. L’uomo, secondo quanto accertato dagli investigatori romani, si sarebbe spesso spacciato per Capitano delle Fiamme Gialle ed in un’occasione, a Chieti, con questo pretesto non avrebbe pagato il conto di un albergo, sostenendo che avrebbe provveduto il Comando locale della Guardia di Finanza.

In altre occasioni Preite avrebbe esibito un falso tesserino del SISMI.

Difficile capire anche perché Preite, nel suo colloquio con i magistrati romani, si sia lasciato andare ad affermazioni facilmente smentibili, come quella che il body guard Fabrizio Quattrocchi - rapito ed ucciso in Iraq lo scorso anno - in realtà sia vivo. L’ingegnere informatico ha sostenuto di aver appreso la circostanza riguardante Quattrocchi nell’ambito delle sue consultazioni di siti web. Va ricordato che sui resti di Quattrocchi ci furono due esami del Dna che non lasciarono dubbi sulla morte del vigilante rapito assieme con Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana: uno disposto dalla Procura di Roma, l’altro eseguito da un’equipe medica scelta dalla famiglia Quattrocchi.

Dal canto suo il presunto ingegnere elettronico ha chiesto un confronto davanti all’autorità giudiziaria, oppure un incontro riservato, con Giuliana Sgrena “per unire le forze a beneficio della verità”.

[Grazie alla redazione di “Misteri d’Italia” e alla preziosa segnalazione di Truman Burbank]

[e-mail omessa]

Cambio Nick ...

venerdì 29 aprile 2005, 11:26

sono sempre io ... :o)

Kheiron --- ho solo cambiato nick! :o) 

Due lati della stessa barricata

giovedì 21 aprile 2005, 15:41
Una cosa molto singolare ho notato martedi'... quando e' stato eletto Benedetto XVI ...

Se Giovanni Paolo II era stato una "vittima" della II Guerra Mondiale ... infatti appartenava ad un popolo, quello polacco, che ha sofferto tantissimo ....

Benedetto XVI faceva parte della gioventu' Hitleriana ... e faceva parte, se non erro, di una unita' antiaerea ...

i due lati della barricata ... significativo ... ed e' un messaggio per il mondo!!!!

Massime di Confucio

lunedì 18 aprile 2005, 15:42

Confucio dice:
1) La vera felicità sta nelle piccole cose: una piccola villa, un piccolo yacht, una piccola fortuna.
2) Se cerchi una mano disposta ad aiutarti, la trovi alla fine del tuo braccio.
3) C'è un mondo migliore... però minchia... è carissimo!
4) L'importante non è vincere. L'importante è competere, senza perdere nè pareggiare.
5) Avere la coscienza pulita è segno di cattiva memoria.
6) Colui che è capace di sorridere quando tutto va male, è perché già ha pensato a chi dare la colpa.
7) Chi ride ultimo, pensa più lentamente.
8) Alcune persone sono vive solo perché l'assassinio è illegale.
9) Se non puoi convincerli, confondili.
10) Il denaro non fa la felicità... figurati la miseria!
11) L'amore eterno dura tre mesi.
12) Chi na sce povero e brutto ha buone possibilità che, crescendo, si sviluppino entrambe le condizioni.
13) Pesce che lotta contro la corrente muore fulminato.
14) Quando il sole si alza iniziano i problemi.
15) Chi se la tira troppo, rischia di strapparsela tutta.
16) Uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno.
17) Non è la misura del trattore che conta, ma quanto tempo trascorri ad arare il campo.
18) Uomo che va a dormire con problemi sessuali si risveglia con la soluzione in mano.
19) Uomo che va a dormire con prurito al culo si sveglia con dito puzzolente.
20) La fine del giorno è vicina quando uomini bassi fanno lunghe ombre.
21) Se la montagna viene verso di te... cooorrriiiii!!! è una fraanaaaa!!!

by www.barzellette.it 

Vari svarioni

lunedì 18 aprile 2005, 15:40

Vari svarioni:

1) Mi può DISINNESCARE la segreteria telefonica?
2) Soffro di vene VORTICOSE.
3) Di fronte a queste cose rimango PUTREFATTO.
4) Quando muoio mi faccio CROMARE.
5) Essere se stessi: io sono sempre SE stesso!
6) Dal Corriere della Sera 14 ott 16:12 - Infezioni: su 10 pazienti, 100 si ammalano in ospedale.
7) "Presto arriva il treno, hai BLATERATO il biglietto"?
8) Ma come faccio a fare tutte queste cose simultaneamente, bisognerebbe avere il dono dell'OBLIQUITA'.
9) Un'onda ANONIMA ha travolto i surfisti
10) Mi raccomando: una supposta alla sera DURANTE I PASTI.
11) Almeno l'Italiano... SALLO!!!
12) Come si sente oggi? Nell'AMPLESSO sto meglio.
13) Basta! Vi state COAGULANDO contro di me!
14) Purtroppo e nel mio carattere: quando c'e qualcosa che non va, io SODOMIZZO.
15) Anche l'occhio VA dalla sua parte.
16) Non so a che santo RIAVVOLGERMI.
17) L'husky nella neve si sente proprio nel suo ABITACOLO.
18) Come mai c'è solo il Vangelo secondo Matteo e non il Vangelo PRIMO Matteo?
19) Avete mica i nuovi telefonini GPL?
20) Il cadavere presentava evidenti segni di DECESSO.
21) Dice che prima di operarmi mi fanno un'AUTOPSIA generale.
22) In farmacia: "Vorrei un pacco di cotone IDRAULICO".
23) Abbiamo mangiato un'ottima trota SALMONELLATA.
24) In farmacia: "Vorrei una confezione di aspirina in SUPPOSTE EFFERVESCENTI!"
25) Scusi, non avrebbe una maglia rossa col collo a VOLPINO?
26) Devo andare dall'OTORINOLALINGUAIATRA.
27) Ho visitato il palazzo degli INFISSI a Firenze, è stato bellissimo!
28) In farmacia: "Buongiorno, scusi, mi da una bottiglia di amaro MICIDIALE Giuliani?"
29) In farmacia: "Buongiorno signorina, vorrei una pomata per l'IRPEF ".
30) Se lo sapevo glielo DIVO!!!
31) Usare il DDT vuol dire far diventare piu grande il buco nell'ORZORO.
32) Non è che tu sia proprio uno STERCO di santo!
33) Tu mi sembra che hai letto il Fu Mattia BAZAR, giusto? E' bello?
34) Visto che in Italia non trovavo occupazione, e andato a lavorare negli EVIRATI ARABI.
35) Sono andata dal dentista e gli ho detto: ma me lo risolve il problema del CALCARE?
36) Lo scontro ha causato cinque feriti e dieci CONFUSI.
37) Mia nonna ha il morbo di PAKISTAN.
38) Io sono in regola con la legge, ho la marmitta PARALITICA.
39) Il mese prossimo arriverà in ufficio una STRAGISTA per fare un tirocinio.
40) Mio marito ha la pressione bassa alta e la normale giusta.
41) Dottore, mi ascolti il cuore con il PERISCOPIO.
42) "Per quella proposta commerciale, restiamo in stand BIKE".
43) Che lingua si parla in Turchia? L'arabo? No, il TURCHESE.
44) A sentire la sua prepotenza sono rimas to ILLIBATO.

 

by www.barzellette.it 

Ehhh .... einstein

lunedì 18 aprile 2005, 15:05

Oggi sono 50 anni da quando uno delle piu' grandi menti dell'umanita' ha smesso di fare sinapsi! :(

E diro' di piu' ... sono 100 anni da quel 18 aprile 1905 in cui pubblico la prima relativita' !!!

Ricordando, inoltre, che le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2005 anno internazionale della Fisica!

Pensate che il Ritalin sia sicuro?

lunedì 11 aprile 2005, 15:14

Pensate che il Ritalin sia sicuro?
Di Joel Bainerman
tratto da Nexus edizione italiana nr. 55 – aprile/maggio 2005

Leggete quello che la Novartis dice del suo stesso prodotto!

Se il pediatra o lo psichiatra di vostro/a figliola gli/le diagnostica ADD-ADHI, e raccomanda che gli/le somministriate Ritalin ogni mattina prima di andare a scuola onde contrastare gli effetti negativi delle suddette patologie, allora dovreste conoscere tutti gli aspetti relativi al Ritalin stesso.
Invece di seguire le indicazioni del vostro medico, o di chiunque altro, in relazione alla sicurezza del Ritalin, limitatevi a leggere il bugiardino che la Novartis inserisce in ogni scatola di Ritalin. lo l'ho fatto, e quanto segue è quello che viene riportato:
Il Ritalin è un blando stimolante del sistema nervoso centrale. La sua modalità di azione sull'uomo non è ancora del tutto compresa, tuttavia per produrre il suo effetto stimolante il Ritalin presumibilmente attiva la corteccia e il sistema di attivazione del tronco encefalico. Non esistono specifici riscontri che determinino chiaramente il meccanismo in base al quale il Ritalin
Produce i suoi effetti sulla mente e il comportamento dei bambini, n° prove conclusive relative a come tali effetti siano in rapporto con la condizione del sistema nervoso centrale.
Non sono ancora disponibili dati sulla sicurezza e l'efficacia dell'uso a lungo termine del Ritalin. Anche se non è stato accertato un rapporto causale, nei bambini si è riscontrata una concomitanza fra limitazione della crescila (vale a dire di aumento di peso corporeo e/o statura) e l'uso a lungo termine di stimolanti.

L'esperienza clinica suggerisce che nei bambini psicotici la somministrazione di Ritalin può esacerbare i sintomi di disturbi comportamentali e disordini mentali. Non è stato accertato che un uso concomitante di Ritalin ed anticonvulsivi sia sicuro.
Usare con cautela in pazienti affetti da ipertensione. In tutti i pazienti che assumono Ritalin, in particolare quelli che soffrono di ipertensione, la pressione sanguigna dovrebbe essere controllata secondo appropriati intervalli di tempo.
Studi farmacologici su esseri umani hanno dimostrato che il Ritalin può inibire il metabolismo di anticoagulanti e cumarina, anticonvulsivi (fenobarbital, difenilidantina, primidone), fenilbutazone e farmaci triciclici (imipramina, clomipramina, desipramina). La sicurezza dell'uso di metilfenidato in combinazione con clonidina od altri agonisti alfa 2 ad azione centrale non è stato verificata sistematicamente.
Le istruzioni per l'uso riportate sulla confezione recitano:
Il Ritalin dovrebbe essere somministralo con cautela a pazienti instabili, come i soggetti con trascorsi di alcolismo o dipendenza da droghe, in quanto costoro potrebbero aumentare di propria iniziativa i dosaggi del farmaco.
Un abuso cronico può determinare marcata tolleranza e dipendenza psichica unita a vari gradi di comportamento anomalo, Possono verificarsi episodi psicotici espliciti. Durante le crisi di astinenza dal farmaco è richiesta un'attenta supervisione, dato che si possono individuare effetti di iperattività cronica e grave depressione. A causa di fondamentali turbe della personalità del paziente, possono rivelarsi necessarie visite di controllo a lungo termine. I pazienti con elementi di agitazione possono presentare reazioni avverse. La prescrizione non dovrebbe basarsi unicamente sulla presenza di una o più caratteristiche comportamentali. Quando questi sintomi sono associati a reazioni acute da stress, in generale la cura a base di Ritalin è sconsigliata

Gli effetti a lungo termine del Ritalin sui bambini non sono stati determinati con precisione.
Seguono gli effetti collaterali noti che, secondo quanto riconosciuto dalla Novartis, possono verificarsi dal primo giorno di assunzione del farmaco:
Le reazioni avverse più comuni sono nervosismo ed insonnia, che però si possono generalmente tenere sotto controllo riducendo il dosaggio ed evitando di assumere il farmaco il pomeriggio o la sera. Altre reazioni includono ipersensibilità (fra cui reazioni cutanee, orticaria, febbre, artralgia, dermatite esfoliativa, eritema multiforme con presenze istopatologiche di vasculite necrotizzante, porpora trombocitopenica); anoressia; nausea; vertigini; palpitazioni; emicrania; discinesia; sonnolenza; variazioni della pressione sanguigna e delle pulsazioni, sia in eccesso che in carenza; tachicardia; angina; aritmia cardiaca; dolori addominali. diminuzione di peso durante la terapia prolungata. Si è riscontrata psicosi tossica. Anche se non è stato determinato un rapporto causale definito, nei pazienti che assumono il farmaco sono stati riportati i seguenti problemi: casi di funzione epatica anomala, che vanno da transaminasi elevata a coma epatico; casi isolati di occlusione e/o arterite cerebrale; leucopenia e/o anemia; umore depresso passeggero; alcuni casi di perdita dì capelli. Nei bambini si possono verificare con maggior frequenza perdita dell'appetito, dolori addominali, diminuzione di peso durante la terapia prolungata, insonnia e tachicardia; si può comunque anche verificare una qualsiasi delle reazioni avverse sopraelencate.
(Fonte: Joel Bainerman, 18 febbraio 2005, [e-mail omessa]. Joel è un genitore che dopo essere venuto a conoscenza dei potenziali pericoli rappresentati dal Ritalin, ha di recente sospeso la somministrazione del farmaco al figlio)


Fonte: www.disinformazione.it

Che belle vacanze!

domenica 03 aprile 2005, 12:25
 Lo so, probabilmente non e' il momento di dire certe cose ... Non mi sono fatto sentire in questi giorni perche' sono stato in Francia ... l'idea era quella di trascorrere una buona Pasqua con la mia sorellina che e' li e che non poteva scendere visto che i francesi non hanno le vacanze di pasqua!! Tant'e': era il sogno di mia madre andare a Parigi, quello che si dice "il viaggio di una vita!" SIamo partiti il sabato delle palme con il treno e siamo arrivati la domenica ... tutto bello, mia madre felicissima me era destinata a durare poco! Il lunedi' pomeriggio mamma cade sulle scale della metro e si SPEZZA LA GAMBA ... letteralmente!! NOn vi raccontero' tutto vi diro' solo che e' stata operata d'urgenza, le hanno messo 4 viti nella caviglia e che l'hanno dimessa sabato santo! :( Il lunedi' siamo tornati ... Quando si dice che piove sempre sul bagnato! Dopo l'ictus di nonno a febbraio (che ora e' costretto a letto senza potersi muovere ... immagninate le consegueza!) anche mia madre che e' inferma perche' NON PUO' APPOGGIARE IL PIEDE IN TERRA PER ALMENO 45 GG ... e poi si vede!| Papa' sta poco bene per problemi di antica data, mia nonna di 85 hanni ha l'influenza ... e ion queste situazioni che cazzo ci vado a fare al policlinico ... ;) In tutto questo ho la febbre a 38 e 1/2 ma non posso dirlo senno' non mi fanno fare nulla ... e le cose qualcuno le deve pur fare, o no? ;) SUVVIA .... poteva andare peggio: e'ì caduta sulla scale, si poteva ropere la testa, poteva avere lesioni alla colonna verteblare, poteva fratturarsi l'anca ... poteva essere in italia, nel mio SUD ed invece era in uno dei migliori ospedali di Parigi ... aho!! Poteva andare peggio o no? ah, grazie a tutti per la "vicinaza" e per gli auguri ... ovviamente ricambio con tutto il cuore!

Ciao Giovanni Paolo II ...

domenica 03 aprile 2005, 12:21
 Ciao Giovanni Paolo II ... sarai sempre nel mio cuore ... cerca di guidare i giovani come hai cercato di farlo quando eri tra noi!